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Visualizzazione dei post da 2017

Natale, tempo di...

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Non vi parlerò del Natale ormai alle porte, credo che ognuno viva questo evento a modo suo, ma soprattutto ritengo che il solo parlarne svuoti questi giorni di quel senso profondo che dovrebbero avere e che andrebbe essere coltivato esclusivamente nella nostra interiorità. Per me questo periodo è tempo soprattutto di introspezione e riflessioni tese a capire dove sto andando e possibilmente a scoprire nuovi approcci alle solite cose. Insomma, un momento per fermarmi e ritirarmi. Il momento del silenzio.

Storia di una copertina

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Come vi accennavo il giorno dell’uscita, la creazione della copertina del mio ultimo romanzo Come un dio immortale non è stata proprio liscia. Ora vi racconto com’è andata. Ho cominciato a pensare a questa copertina molto tempo fa, mentre ancora stavo scrivendo la storia, come se l’immagine destinata a rappresentarla fosse parte stessa del processo creativo. Così poco prima di mettere la parola fine, avevo già in mente un’idea molto precisa: volevo una figura femminile che evocasse uno dei personaggi più importanti, anche se non protagonista, ovvero la misteriosa Lyra. Quindi doveva avere i capelli rossi, gli occhi chiari e l’aria un po’ malinconica.

4 insegnamenti sulla scrittura da “Il cigno nero”

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Era da parecchio tempo che mi riproponevo di vedere il film “Il cigno nero”, incuriosita dalle tante recensioni lette. Un pomeriggio di qualche giorno fa, complice la stanchezza di una notte insonne, mi sono decisa e non me ne sono affatto pentita. Qui non vorrei però parlarvi di questo splendido e intenso film. Chi non l'ha mai visto troverà con facilità in rete svariate informazioni, sia sulla trama che sul significato psicologico. Vorrei piuttosto condividere con voi le riflessioni che mi ha scatenato e che ho riportato d’istinto alla scrittura. Infatti, anche se “Il cigno nero” è la storia di una ballerina classica, si può ricondurre per alcuni temi trattati a qualsiasi manifestazione artistica.

Nuovi approfondimenti su "Come un dio immortale"

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Sono di nuovo in trasferta questa settimana! Ad accogliermi con un'intervista informale è il blog Scrivere la vita di Rosalia Pucci, che ringrazio per lo spazio che mi ha concesso e per le sue osservazioni sempre precise e profonde. Io e Rosalia abbiamo fatto una piacevole chiacchierata su Come un dio immortale , se volete scoprire cosa ci siamo dette non vi resta che seguirmi su: Scrivere la vita Il mio ultimo romanzo è stato protagonista anche di una interessante recensione di Luana M. Petrucci, padrona di casa del blog Io, la letteratura e Chaplin . Luana ha colto con molta sensibilità gli aspetti principali del romanzo e dei suoi protagonisti, accompagnando le sue impressioni anche con suggestive immagini. Vi invito dunque a leggere il suo articolo qui: Io, la letteratura e Chaplin

“Vita e riavvita”, una chiacchierata con Nadia Banaudi

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Mentre leggevo questa raccolta di racconti, a un certo punto mi è venuta in mente una teoria in base alla quale esistono due tipologie di storie, quelle che vedono persone ordinarie alle prese con situazioni straordinarie e quelle che parlano di persone straordinarie che affrontano situazioni ordinarie. Non so se questa teoria sia vera, ma sicuramente Nadia Banaudi la smentisce. Le sue storie infatti hanno come protagonisti personaggi normali, comuni, persone come noi, alle prese con situazioni che pure potrebbero essere le nostre. Eppure, nonostante questa apparente normalità, c’è qualcosa di straordinario sia nei personaggi che nelle loro vicende. Ma l’autrice non lo grida, ce lo fa scoprire pian piano, coinvolgendoci sempre più, finché ci accorgiamo che sta accadendo qualcosa di magico. Come se ci dicesse che anche nella vita di tutti i giorni, anche nelle situazioni e nei problemi più comuni, c’è un nonsoché di incredibile che rende la nostra esistenza unica.

Voglio essere una scrittrice felice

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In questo post  ho deciso di buttare giù delle riflessioni il più spontanee possibili , aderendo all’iniziativa di Chiara Solerio #imieiprimipensieri . Forse troverete refusi, frasi contorte, ripetizioni e altri orrori, perché è frutto di una scrittura di getto. Alla fine non ho corretto nulla, solo aggiunto qualche grassetto qua e là per agevolare la lettura. Riflettevo in questi giorni su quanta importanza si dia al momento della pubblicazione di un libro, probabilmente sbagliando. Al di là delle circostanze in cui lo si fa, lo si vede quasi sempre come un punto d’arrivo, un traguardo tagliato. Ho visto molti esordienti vivere questa esperienza così, eppure sono sempre più convinta che sia una prospettiva sbagliata. È un po’ come scalare una montagna... okay, non sono una scalatrice di montagne, ma passatemi il paragone. Si fatica tanto per arrivare in cima, si dà un’occhiata al panorama, ci si gode la vista, l’aria pura, la sensazione di libertà, l’altezza e tutto il resto,...

“Come un dio immortale” è ufficialmente nato

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Ci sono stati così tanti ostacoli lungo il cammino di questo romanzo, che poter dire oggi  finalmente è nato mi sembra un vero miracolo. Forse vi sembrerà esagerato, ma l'emozione che accompagna questa pubblicazione è soprattutto di sollievo. Poter dire: ecco, c'è, è in vendita, è incredibile. Dietro questa uscita ci sono state tante stesure, tanta riscrittura, tanti dubbi, tante emozioni contrastanti. Ma ci sono state anche delle persone che mi hanno incoraggiata e sostenuta. Ora non vi farò un elenco, quello è demandato alla pagina ufficiale dei ringraziamenti, però mi premeva dire che il cammino è stato tortuoso ma non solitario.

10 indizi sul mio nuovo romanzo

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Sono passate diverse settimane ormai da quando ho messo la parola fine al mio terzo romanzo, compresa l'ennesima revisione. Come vi ho raccontato , è stato un parto parecchio tormentato, come del resto è stato travagliato l'intero percorso di questo romanzo. Forse proprio a causa del pesante bagaglio che si porta dietro e al sopravvenire di una certa saturazione da parte mia, ho sentito il bisogno di prendermi una pausa prima di affrontare la mole di lavoro pre-pubblicazione. In questi giorni sono tornata a occuparmene, ma a oggi ancora ho dei dubbi sul titolo, non ho fissato una data di uscita e comincia a crescere l'ansia. Accanto a questi piccoli dilemmi c'è però anche la serenità di aver messo moltissimo impegno in questa storia e la speranza che possa incontrare il favore dei lettori. In attesa dunque che la pubblicazione si concretizzi, ho pensato di darvi qualche assaggino del romanzo.

Ha senso parlare di autoeditoria?

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Aspettava l'editore giusto Oggi avevo programmato un altro post, ma leggendo la Lettera all'autoeditore  del blog Dadovestoscrivendo di Helgaldo mi è venuta voglia di fare qualche riflessione in proposito. Solo riflessioni, sia ben chiaro. Ovviamente, prima di tutto, vi invito a leggere l'articolo originale, che pur usando toni sarcastici pone delle questioni su cui vale la pena ragionare.

8 anni. 5 ragioni per andarmene, 5 per restare

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Cari amici, prima di tutto bentrovati! Spero che le vostre vacanze siano state rigeneranti, a prescindere che le abbiate passate a casa o in qualche bella località, lontani dal solito ambiente. Per quanto mi riguarda, è stato un periodo di rilassamento soprattutto mentale ma estremamente stancante dal punto di vista fisico, con lo sgradito ritorno dei problemi di salute che continuano a tormentarmi ormai da mesi. Sono comunque contenta di riprendere le attività consuete con uno spirito più sereno. In fondo dovrebbe essere questo lo scopo di una pausa dal solito tran tran, non è vero? Oggi per questo blog è una giornata speciale perché otto anni fa inauguravo Anima di carta con il primo post.

Per scrivere ci vuole un pizzico di follia

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La settimana scorsa, in un torrido giorno di luglio, ho finalmente terminato di riscrivere/revisionare il mio terzo romanzo. Caldo e stanchezza mi hanno tenuto costante compagnia, ma nonostante le condizioni avverse, non posso negare di essere parecchio contenta. Ci sono storie che hanno bisogno di tempo, a volte molto, molto tempo per potersi esprimere. Occorre avere pazienza e non arrendersi alle difficoltà. Ho cominciato questo romanzo nel lontano 2002 e da allora l’ho sfasciato tre volte, riscrivendolo ogni volta dall'inizio alla fine. Nel frattempo ho portato a termine altri due romanzi, e solo l’esperienza acquisita con gli anni mi ha permesso di dare a quest’ultima versione la forma che davvero volevo. Ho sempre pensato che fosse nato sotto una cattiva stella, ma no, la verità è che ero troppo immatura per poterlo scrivere prima. È stato un romanzo agognato, sofferto, ma mi ha insegnato davvero moltissimo. In realtà credo che ogni romanzo insegni qualcosa al suo aut...

Siete autori estroversi o introversi?

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Siete più simili all'esuberante zio Fester o allo scorbutico Lerch? La settimana scorsa ho letto una riflessione sul blog di Daniele Imperi, Scrittori o markettari? , che evidenzia quanto per essere scrittori oggi sia necessario andare ben oltre la scrittura, in poche parole come sia obbligatorio ormai diventare oltre che autori anche abili venditori di se stessi e dei propri libri . Per quanto questo possa dare fastidio o lo si possa trovare ingiusto, è una verità con cui bisogna fare i conti. E poca differenza fa se siamo autori supportati da un editore, perché la realtà è che oggigiorno tutte le case editrici richiedono il supporto promozionale dell'autore, anzi lo danno così tanto per scontato che spesso i libri da pubblicare vengono scelti sulla base della capacità di auto promuoversi o del bacino potenziale di lettori che lo scrittore è in grado di procurarsi. Come sottolineava il post di Daniele, la promozione parte già da quando si contatta l'editore : tutto ...

9 motivi per NON leggere i miei romanzi

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Mentre scrivo il capitolo finale del terzo romanzo e gioisco perché finalmente ho trovato anche un titolo che mi soddisfi, ho pensato di darmi da sola la zappa sui piedi e proporvi un elenco di valide ragioni per tenervi alla larga dai miei libri.

Lo sfaccettato mondo dei lettori

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Fortuna che non sono tutti come Annie di Misery non deve morire Prima di tutto vorrei ringraziare Patricia Moll per aver dedicato al mio Bagliori nel buio uno spazio sul suo blog  Myrilla's house . Colgo l'occasione di questa sua recensione per alcune riflessioni che mi frullano in testa da un po', intorno alle diversità che si riscontrato tra i lettori. Senz'altro basta guardarsi un po' di giro per notare quante differenze ci siano nei modi di vedere un libro. Io sono abituata a leggere i commenti che vengono lasciati sui romanzi che voglio acquistare o su quelli che ho letto, prima e dopo la lettura, ma a volte mi capita di andare a sbirciare persino tra le recensioni di storie che non leggerei neppure sotto tortura, perché sono curiosa per natura. Spesso mi capita pure di infastidirmi quando vedo apprezzamenti entusiasti su romanzi che per me valgono poco e mi fa male vedere critiche a libri che ho amato tantissimo. Non credo di essere la prima a prenderl...

“Apoptosis”, intervista all'autore Renato Mite

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Il romanzo di cui vi parlerò oggi getta uno sguardo sul futuro con una storia a metà tra la fantascienza medica e il thriller. Ho l'occasione per approfondire la storia direttamente con l'autore. Questa la trama: Un ricercatore medico, un'innovazione diagnostica rivoluzionaria, una rete digitale per la sanità pubblica e un hacker a mettere tutto in discussione... prima dell'Apoptosis. La società HOB Medicines ha rivoluzionato la medicina con la Patoneuroscopìa, l’indagine diagnostica attraverso il sistema nervoso, e ha creato il PNS, un dispositivo per la diagnosi personale collegato alla P.A. Net, la rete digitale per la sanità pubblica. Tutti indossano un PNS, ma alcuni dubitano della sua efficienza: George Tobell, il ricercatore che ha aperto la strada alla Patoneuroscopìa, affetto da una neuropatia causata da un prototipo del PNS; e Matthew Jaws, un hacker ossessionato dalla HOB che vuole vederci chiaro sulla sorte degli antesignani, leggendari malati oggett...

Ritrovare un romanzo perduto

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In questo periodo di scrittura furiosa, mi sono resa conto più che mai di quanto sia legata al romanzo a cui sto lavorando. Sarà che me lo trascino da anni o che è già stato oggetto di innumerevoli riscritture, fatto è che ormai conosco i personaggi e le loro vicende un po' come se fossero degli amici intimi. Eppure so che prima o poi questo legame così viscerale dovrà necessariamente essere spezzato, per poter  liberare la storia , com'è giusto che sia. E ne sono sempre più (dolorosamente) consapevole quanto più mi avvicino alla fatidica parola fine. In realtà non è però di questo specifico romanzo che voglio parlarvi oggi, ma delle riflessioni nate da un post di alcune settimane fa di Elena Ferro che sul suo blog  ci ha raccontato di come un giorno sia tornata a occuparsi del suo primo romanzo dopo una lunga pausa. La sua esperienza mi ha molto colpita perché ho sentito le sue parole molto mie, soprattutto riguardo all' ambivalenza di sentimenti che provava nei co...

I miei 5 strumenti per trovare la “parola giusta”

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Quando scrivo spesso mi viene in mente la battuta di Snoopy: “Uno scrittore a volte cerca per ore la parola giusta”, perché in effetti a me capita proprio così. Mi soffermo parecchie volte sui singoli termini, per capire come rendere al meglio un concetto, una sensazione, ecc. Ultimamente ho addirittura l'impressione di impantanarmi durante queste ricerche. Sarà che non sono in gran forma, ma mi succede di frequente di avere un vocabolo sulla punta della lingua e di arrovellarmi per interi minuti senza riuscire a tirarlo fuori. In questi casi ti accorgi dell'enorme potere che hanno le parole e che una non vale l'altra. E di quanto in narrativa sia fondamentale usare una terminologia corretta nell'esprimersi, per trasmettere al lettore ciò che si vuole nel modo più preciso possibile.

(Faticosi) lavori in corso

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Magari! Prima di Pasqua avevo annunciato una breve pausa per occuparmi a tempo pieno del romanzo, ma le cose non sono andate proprio come avevo progettato. Il ritorno decisamente poco gradito di un problema di salute mi sta togliendo sonno e forze, dunque non sono riuscita a usare il periodo di pausa al meglio. Le poche energie mi hanno portato a disertare completamente mail, messaggi, blog, social e così via, quindi vi chiedo prima di tutto scusa per i ritardi nelle risposte e per la mia totale assenza.

Buona Pasqua

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Cari amici, sto meditando di prendermi una piccola pausa dal blog per concentrarmi qualche giorno sul romanzo, perché la coda è davvero la parte più dura da scorticare. Quindi è probabile che l'aggiornamento della prossima settimana salti e ci rileggeremo, se tutto va bene, venerdì 21 aprile con la presentazione di un autore-ospite. Nel frattempo vi auguro una felice Pasqua.

“The Words”, un film sul mondo della scrittura

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Bradley Cooper interpreta Rory Jansen Prima di tutto vorrei ringraziare un mio lettore e amico di penna (ciao Rosario!) per avermi suggerito qualche tempo fa la visione di questo film. Ho avuto occasione di vederlo in questi giorni e l'ho molto apprezzato. The Words è un film del 2012 (su Wikipedia trovate tutti i dettagli su regista, cast, ecc.) che analizza le molte sfaccettature dell'essere scrittori, soprattutto da un punto di vista psicologico e morale. Il film è costruito con un gioco di specchi:  tre storie si dipanano sotto i nostri occhi , incastrandosi una dentro l'altra come scatole cinesi.

Modi lenti e dolorosi di uccidere la suspense #3

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Scena tratta dal film di Hichcock Rebecca, la prima moglie (1940) Per la mia rubrica dedicata alla suspense, oggi vi parlerò di un thriller psicologico letto qualche mese fa, che secondo me si presta molto bene come esempio per illustrare un errore in cui incappano alcuni autori: la mancanza di coerenza nella trama . Devo dire di essere inciampata in questo romanzo per caso, nel senso che era tra le possibili scelte di ebook gratuiti scaricabili nella newsletter di Amazon. A prima vista si capiva che si trattava di una storia senza grandi pretese, uno di quei thriller con elementi rosa di cui si dice che sono da leggere sotto l'ombrellone. E in questo senso bisogna riconoscere che l'autore ha fatto un buon lavoro, perché le pagine scorrono rapidamente, ci si identifica subito con il protagonista (il libro è scritto in prima persona) e si viene coinvolti nei suoi affari, con la curiosità di sapere come se la caverà.

5 comportamenti che NON fanno di te uno scrittore

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Vestiti per il lavoro che vorresti fare non per quello che fai , si dice. Si potrebbe applicare questa massima all’essere scrittori? Cosa significa ragionare “come se” fossimo già autori “veri”? In realtà non ne ho idea. Tuttavia mi pongo la domanda, nel rendermi conto di quanto la realtà di oggi costringa chi vuole farsi un nome come scrittore a essere esposto il più possibile, soprattutto su Internet. In pratica il mondo attuale ci spinge a presentarci come scrittori prima ancora di dimostrare di esserlo con delle opere pubblicate . Non è così? Questa situazione ha creato bizzarri fenomeni. Per esempio un autore diventa appetibile per un editore quando ha molti fan o contatti, a prescindere dalla validità di quello che produce. O un autore mediocre in grado di vendersi bene acquista più fama di chi non sa o non vuole mettersi in vetrina. Eppure, al di là di questi discutibili estremi, farsi prendere sul serio come scrittori resta una delle sfide più ardue, soprattutto di f...

“La follia del mondo”: ne parlo con l'autore Marco Freccero

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La follia del mondo è la terza raccolta di racconti di Marco Freccero , l’ultimo della serie chiamata dall'autore Trilogia delle Erbacce. Ho ospitato Marco in un’intervista dedicata alla prima di questa serie ( Non hai mai capito niente ) e ho oggi il piacere di porgli qualche altra domanda, in occasione della sua recente pubblicazione. Come per la prima raccolta, anche la lettura di questi ultimi racconti è stata per me particolarmente intensa. Sono storie brevi, che non lasciano indifferenti, tutte a modo loro in grado di segnare in profondità e a lungo. Di alcuni personaggi ho un ricordo tuttora molto vivo, e qui devo riconoscere la bravura dell’autore che è riuscito con pochi tratti e in un arco di pagine limitato a far emergere dei quadretti potenti.

Perché creare se puoi scopiazzare?

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Quando qualcuno ruba il frutto del tuo lavoro è sempre un boccone amaro da mandare giù. In passato spesso mi è capitato di trovare alcuni miei articoli sparsi per la rete, di solito abbinati al mio nome ma senza link alla fonte, o con link così microscopici che occorreva la lente di ingrandimento per notarli. Pochi mesi fa mi è anche arrivata la segnalazione di una persona che usava il mio nickname per commentare in giro, con tanto di rimando ad Anima di carta. Eppure, quando a scopiazzare è un editore, la cosa fa molta più rabbia, perché la professionalità e la creatività dovrebbero far parte del biglietto da visita di chi pubblica libri.

Ebook gratis su Amazon: la mia esperienza

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Cosa ne pensi delle promozioni a prezzo zero? Ho fatto molte volte questa domanda agli autori che conosco, ottenendo risposte molto varie. C'è chi dice che è utile, che serve a diffondere il libro, chi è contrario per principio. Io stessa mi sono chiesta se regalare libri potesse essere una valida strategia di marketing, se avesse degli effetti positivi in termini di visibilità o di vendite.

20 motivi per cui non riesci a finire il tuo romanzo

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Non riesco a finire il romanzo è una delle frasi che più spesso mi è capitato di leggere tra le chiavi di ricerca del blog, tanto che ho il sospetto sia un problema molto comune. Devo ammettere che anche io in questo periodo ho grosse difficoltà con la chiusura della mia storia, per ragioni che ancora non riesco bene a definire. A dirla tutta, gli ultimi capitoli per me sono sempre uno scoglio enorme da superare, la fase più impegnativa e costosa in termini di energie. A volte però c'è più che una semplice difficoltà ad affrontare il finale. E sono convinta che individuare le motivazioni di certi blocchi sia fondamentale per arrivare al tanto sospirato traguardo. L'incapacità di proseguire nella scrittura potrebbe avere ragioni tecniche o ragioni psicologiche. O magari è solo la sgradevole conseguenza di situazioni personali che ci impediscono di concentrarci. Proviamo a fare qualche ipotesi sul perché di solito ci si blocca?

“Joe è tra noi”: intervista all'autore Giovanni Venturi

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I cambiamenti negli ultimi decenni sul fronte tecnologico sono stati così rapidi che non si può fare a meno di chiedersi, non solo quali saranno i prossimi passi del progresso, ma soprattutto quale sarà l’impatto che esso avrà nelle nostre vite, a tutti i livelli. Questo tipo di domanda sembra essere alla base del romanzo che vi presento oggi, Joe è tra noi di Giovanni Venturi . La storia ci proietta in un lontano futuro, il 2358, a Londra, in un’epoca dove la tecnologia è totalmente connaturata all’esistenza delle persone, in particolare grazie a una rete globale chiamata Anika , potente evoluzione del nostro Internet.

#imieiprimipensieri - Senza rete di sicurezza

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Una decina di giorni fa Chiara Solerio  sul suo blog Appunti a margine ha proposto agli altri blogger un esperimento di scrittura di getto, una sorta di gioco in cui ognuno scrive per venti minuti un post  “così come viene”, senza rileggere, modificare, correggere. Ho deciso di partecipare anche io ed è stata durissima! Dopo aver letto i post degli altri partecipanti, la mia impressione è stata di aver ricevuto l'invito a un party del tipo vieni come sei vestito e di presentarmi in tuta e ciabatte, mentre tutti gli altri sono in abito lungo... Ma mettersi in gioco non fa mai male, dunque eccovi qui il mio post in tutta la sua bruttezza.

Modi lenti e dolorosi di uccidere la suspense #2

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Scena tratta dal fim di Hitchcock Notorius (1946) Rieccomi a parlare di suspense e in particolare di quei passi falsi che alcuni autori commettono in questo ambito. Ovviamente sono soprattutto considerazioni da lettrice appassionata del genere, con uno sguardo all'attività di scrittura, perché è inevitabile a volte smontare una storia per capire cosa funziona e cosa no. In particolare oggi vorrei concentrarmi sulla prospettiva che un autore adotta per raccontare e sull'impatto questa che ha sulla suspense.

I miei punti fermi per il 2017

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Ogni anno che passa ho l'impressione di diventare sempre più allergica a resoconti, statistiche, bilanci, calendari editoriali e buoni propositi, insomma tutte quelle cose che si fanno tradizionalmente a cavallo tra un anno e l'altro. Benché avessi messo in conto alcuni post con tali contenuti, a un certo punto mi sono resa conto di non avere nessuna voglia di scriverli, con la complicità forse delle preoccupazioni che mi hanno assillato di questo periodo. Calato un velo sul 2016, si è però anche un po' smorzato l'umore nero da Grinch e ho cominciato a pensare a cosa vorrei realizzare a breve e lungo termine. Benché l'ondata di pessimismo non mi abbia del tutto abbandonata, ho pensato che provare a definire meglio i punti fermi per i mesi a venire mi avrebbe aiutata a raggiungere un po' di serenità. E così eccomi a condividerli con voi.