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Luigi Manno presenta “Autore cercasi”


Nell'ambito delle presentazioni qui su Anima di carta, oggi vi propongo un romanzo dal titolo “Autore cercasi”. A parlarcene è l'autore stesso, Luigi Manno.

Sinossi

Uno scrittore alle prese con un successo inaspettato si ritrova di fronte alla sua inettitudine, aggravata da una crisi creativa che rovinerà la sua vita. Ma, quando tutto sembra perso, la comparsa di un personaggio sconosciuto ribalterà la situazione, provocando conseguenze inaspettate.

Ciò che crei, può distruggerti.
Quando inizio a scrivere una storia non parto mai da un morale, ma da un tema da analizzare. Tutti gli scrittori nelle loro prime opere hanno dei temi ricorrenti. La mia tematica preferita – insieme a quella della memoria – è la tangibilità della fantasia. Una tangibilità di riflesso, che intacca la vita reale.
Il mio romanzo Autore cercasi – primo ad essere pubblicato ma non il primo ad essere scritto – nasce da una riflessione: cosa comporta davvero creare una storia, dei personaggi e un mondo in cui muovere il tutto?
Impossibile non si corra alcun pericolo. Se crei qualcosa, anche di invisibile, ci sono delle conseguenze. Hai la responsabilità verso la tua creazione.
Cosa porta chi ha successo e soldi ad essere schiacciato da quella fama che gli ha donato tutto? La risposta che mi sono dato è che l'artista viene logorato dalla sua creazione, no dal successo. Quello che crei sovrasta il tuo nome e prende per sé i riflettori. E la cosa non piace a nessuno. Come potrebbe piacere!
Ma la fantasia è più interessante della realtà.
Il personaggio è più interessante della persona.
La fantasia può uccidere la realtà.
Il personaggio può uccidere l’autore.
Attorno a questa riflessione, ruota la storia di Autore cercasi. Un tema che mi affascina, che mi spaventa e che non capisco appieno.
Ho come l’impressione che quelli che non vengono schiacciati, sono quelli che non prendono troppo sul serio quello che scrivono. Che non gli danno troppa importanza, non gli lasciano troppa corda. Il personaggio del mio romanzo invece fa l’inverso, tanto da distruggere la sua vita in reazione a quello che ha creato. Prima fattore scatenante, poi reazione.
Più si sacrifica all’altare della creatività, più la fantasia ti punisce. Nel romanzo ho cercato di immaginare le estreme conseguenze possibili e, ovviamente, impossibili.
In fondo io non prendo troppo sul serio quello che scrivo. Ho paura a dargli troppa corda. Dargli troppo potere su di me.

Luigi Manno

Incipit

 Tom aveva una caratteristica che non era da tutti e forse proprio da nessun altro. Aveva sempre avuto uno scarso interesse per la lettura e una totale indifferenza per la scrittura. Leggeva vecchi fumetti, più e più volte, nient’altro. Però aveva una vena creativa smisurata. Se ne accorsero gli altri, leggendo i temi affascinanti composti da un tredicenne introverso e indifferente. Ma sono cose che capitano, niente di straordinario, non tutto può essere capito da due pagine scritte in un’ora di grammatica.
Solo in seguito lo avrebbero definito un fiume in piena.
Nel 2000, sui ventitré anni, compose due racconti per il giornalino che dirigeva un amico di suo fratello maggiore, di due anni più grande. Uno di questi fu commentato da responsi positivi con lettere arrivate nel garage-redazione del direttore del giornale artigianale, definito piacevole e leggermente sconvolgente; ma ugualmente tenero. Il passerotto narrava di una comitiva di animaletti domestici parlanti che accudivano un piccolo passero dopo la morte della madre. Idea nata da qualche fumetto che doveva aver letto da qualche parte, sviluppata in ventisei pagine spalmate su sei numeri mensili.

Ebook in vendita su: 
Blog dell'autore: https://luigimanno.blogspot.it/

Commenti

  1. Mi sembra un tema interessante, essere logorati dalla propria creazione, forse è meglio non prendersi troppo sul serio, hai ragione.

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  2. Bè', non è la prima volta che lo scrittore viene schiacciato dal successo (a quanto ho capito) di un suo personaggio e delle vicende da questi vissute. L'esempio più eclatante fu (ed è) Sir Arthur Conan Doyle che fece morire il suo Sherlock Holmes e, a furor di popolo (di lettori), dovette resuscitare in tutta fretta. Vale però anche il contrario, specialmente per i giallisti. Donna Agatha (Chriestie) non soffri mai la soverchia popolarità del suo Poirot o della sua miss Marple (anche se propose altri detective più o meno improvvisati; e non parliamo del teatro...), né Rex Stout col suo Nero Wolfe (noto anche per il suo peso). Di questo tipo potremmo citare anche Erle Stanley Gardner con i suoi Perry Mason (ottantadue romanzi e forse più) e Donald Lam investigatore con i quali ha convissuto benissimo fino alla morte nel 1970. In tempi più recenti, Camilleri non sembra esser affatto schiavo del suo Salvo Montalbano: ha scritto anche altro (ma se lo facesse morire che succederebbe?). Più o meno coevo della Christie , una storia simile a quella di Conan Doyle l'ha vissuta invece Georges Simenon che di romanzi col celebre commissario Maigret ne dovette scrivere ben settantacinque ma non sembra, tuttavia sia tato per lui un problema per scrivere tutti gli altri senza Maigret, pubblicati (e continua a farlo) da Adelphi. "Niente di nuovo sotto il sole", quindi. L'Ecclesiaste aveva (ed ha ) ragione.

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    Risposte
    1. Non capisco bene a cosa ti riferisci dicendo "niente di nuovo sotto il sole". Dagli esempi che fai si dimostra che non sempre si riesce con facilità ad uscire dall’ombra del personaggio che si crea. Proprio la vicenda di Artur Conan Doyle -
      che aveva ucciso il suo personaggio per non doverne più scrivere, per poi essere "obbligato" dai lettori a resuscitare Sherlock - mi fece venire l'idea di "Autore cercasi".
      Poi ovviamente ci sono anche autori che reagiscono con indifferenza, interessandosi solo al guadagno che la fama gli porta.
      Con questo romanzo mi sono interessato a descrivere i primi, ignorando i secondi.

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