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Gabriele Pavan presenta “Diario di Sabet”


Gabriele Pavan è l'autore che ospito oggi nell'ambito delle presentazioni online. Ci racconterà lui stesso del suo romanzo di fantascienza intitolato “Diario di Sabet”.

Sinossi

Sarà nella neve e nella solitudine che la caccia che lo Stato ha dato a Sabet avrà fine.
Nonostante tutto ha fatto del suo meglio per proteggere l’Ospite venuto da là fuori.
La sua vita e i suoi ricordi affidati al computer portatile che contiene il suo diario, l’unica cosa che potrà dire cos’è accaduto veramente.
E là fuori qualcuno si ricorderà di lei

Diario di Sabet si inserisce in quel filone della fantascienza noto come “ucronia”: la narrazione di un futuro alternativo in cui sono  – o non sono – accaduti i fatti che hanno portato al nostro attuale e unico presente.

Nel caso specifico l’Italia  – e la Padova – di cui di parla nel romanzo derivano da una storia in cui il fascismo non è entrato in guerra e in cui la Repubblica che ne deriva ha caratteri molto diversi da quelli odierni.

O no? L’evoluzione dei mezzi di comunicazione e la consapevolezza che la riservatezza possono essere null’altro che un'illusione rendono lecito il dubbio.
La protagonista – “Sabet” è il diminutivo di “Elisabetta” – è una poliziotta che dopo la perdita dei suoi affetti più cari e consapevole di essere preda di una malattia che non lascia scampo, rimane nonostante tutto fedele ai suoi principi e leale nei confronti di colui che le viene affidato: il rappresentante da un altro mondo.
È inconsapevole del suo effettivo ruolo nelle vicende e allo stesso tempo acutamente consapevole sia della situazione sfavorevole sia della sua malattia:
…Sentendosi un poco stanca, allungò la mano verso il tavolino, prese una busta bianca con su scritto il suo nome e l’aprì; poi si mise comoda sul divano incrociando le gambe e prese a leggere i risultati delle analisi.
Stava lì sopra dal giorno prima, e temeva quel che avrebbe potuto leggere una volta aperta, ma sapeva che avrebbe dovuto farlo, sia pure controvoglia.
Il valore che più le interessava si trovava sulla riga con scritto “CA 19-9”: il valore considerato normale non doveva superare 39, il valore ricavato dal suo sangue era...
Ripiegò lentamente il foglio e lo rimise nella busta.
Chiuse gli occhi sospirando e si appoggiò allo schienale del divano, ascoltando le lente note che provenivano dallo stereo.
Sandokan le saltò in braccio per farsi fare le coccole e Sabet, sempre con gli occhi chiusi, prese a carezzarla dolcemente, assaporando la musica come mai aveva fatto in vita sua, sentendo come fosse la prima volta la morbidezza della pelliccia di Sandokan, avvertendo il suo respiro vicino al viso.
La gatta prese a fare le fusa e, come se le avesse letto nel pensiero, le leccò la guancia, strusciandosi più del solito.
Nonostante questo Sabet è convinta di agire nel modo giusto e riesce a instaurare un buon rapporto con l’Ospite.
…Ulisse non rispose subito, alzò lo sguardo al cielo coperto, poi mormorò qualcosa.
Il suono dell’acqua era forte abbastanza da coprire quasi del tutto le sue parole ma Sabet pensava di aver compreso nonostante il rumore.
‘Sarà triste perderti’.
…al punto di mettersi consapevolmente contro l’ordine costituito, che comprende essere un meccanismo perfettamente messo a punto per mantenere lo status quo, a rischio di perdere inutilmente quel po’ di tempo che ancora le rimane:
… Lui non si mosse: entrambi stavano in piedi puntandosi le armi addosso, quasi fosse una gara a chi cedeva per primo.
“Moretti, non gli farai niente, chiaro? Vai via, lascialo stare! VAI VIA!”
Poteva essere così alterata da fare fuoco? Forse avrebbe dovuto giocare d’anticipo e farla fuori? Ma se erano proprio questi i suoi ordini...
“VATTENE!” più che un grido d’intimidazione pareva il grido di chi vuole far scomparire un incubo...era disperazione.
La situazione – paradossale – è che sebbene Sabet sia benvoluta e perfino amata dai suoi amici e colleghi nessuno, nonostante gli sforzi, può fare alcunché per proteggerla: lo Stato sopra ogni cosa. Sopra ogni interesse. Un po’ come a volte noi stessi pensiamo: la formichina non conta nulla in confronto all’intero formicaio.

Padova e il Parco Nazionale Adamello Brenta sono i luoghi in cui si svolgono i fatti narrati.
La foto di copertina non è scelta a caso: si tratta di un ometto di pietra che si trova nelle vicinanze del Lago Nero (citato nel testo e sulle cui sponde si svolgono le azioni finali del romanzo).
Gli ometti di pietra normalmente si lasciano a beneficio dei viaggiatori in quelle zone in cui non esistono sentieri, per dare la giusta direzione. Il percorso verso il Lago Nero è in realtà eccezionalmente ben segnato e non ci sarebbe – nella pratica – alcun motivo per l’utilizzo di un innukchuk (l’omino di sassi, appunto). Nonostante questo qualcuno li ha costruiti.
Ho scelto quell’immagine di copertina per questo motivo: Sabet aveva il suo sentiero tracciato e deciso da altri che non si curavano né di lei né di nessun altro, ma nonostante tutto il suo sentiero (rappresentato appunto dall’innukchuk) è riuscita a trovarlo.

Sabet sta morendo e affida i suoi ultimi ricordi al suo computer portatile. Nonostante questo si prende le sua piccola rivincita, variando la password di accesso, consapevole che prima o poi lo Stato riuscirà a penetrare in quella memoria che ha lasciato e al tempo stesso rifiutandosi di distruggere quei pochi byte che potrebbero evitare il suo completo oblio:
…Ho perso tutti gli affetti più cari, non mi rimane più nessuno.
Sono stata tradita, forse venduta, dai colleghi, dallo Stato, dai cittadini stessi che dovevo difendere (Irene invece no, mi sono convinta che ha fatto tutto il possibile per proteggermi. Irene, se avrai modo di leggere queste righe, sappi che sono fiera di te! Bacioni! Abbi cura di Sandokan e guarda che ha l’abitudine di farla sul tappeto, a volte. Ma forse lo sai già).
Oh certo, troveranno il modo di craccare la password, mica impossibile, ma siccome è proprio lunghetta ci metteranno del tempo. Dovranno provare un bel po’ di combinazioni.
E quando ci riusciranno avranno una sorpresa. Il mio ultimo regalo.
Per cui dedico questa nuova password a tutti coloro che se lo meritano (compresa la strizzacervelli: scusi dottoressa, ma questa volta voglio indulgere con le parolacce che lei tanto detesta).
La nuova password è...
Ma la password non ve la dico...
A chi dovesse leggere Diario di Sabet: buona lettura!

Gabriele Pavan

Incipit

Dicono che di notte le città siano tutte uguali.
Soprattutto le grandi città: quelle dove abbondano le viuzze, i vicoli più o meno bui, quelli dove non sai mai cosa può nascondersi dietro l’angolo. Dove incroci la gente senza guardarla negli occhi, e non per paura, ma semplicemente perché non te ne frega niente, non ti interessa, e sai perfettamente che per gli altri è lo stesso.
Esisti, e gli altri  - gli “altri”, che parola fantastica: significa tutto e niente – pensano lo stesso, e ti incrociano e ti scansano come se tu fossi una parte del paesaggio poco gradita, una scocciatura da evitare spostandosi solo un pochino più in là.
Una volta scansato l’incomodo si torna sulla traiettoria iniziale, verso non si sa bene dove, a lasciare che il resto del mondo vada dove vuole andare...
Non che per te – o per me, se è per questo – le cose siano molto differenti: vi lascio stare ma lasciate stare me. Se ho bisogno di qualcosa lo chiedo, e se mi trovo nei guai spero che qualcuno mi dia una mano...anche se non ci credo.
Si dice anche che nelle grandi città nessuno si conosca e da nessuno ci si possa aspettare aiuto in caso di pericolo. Se sei fortunato magari da una cerchia ristretta di amici o conoscenti – o perfino parenti! – potrebbe giungere qualche forma di aiuto...ma non c’è da farci troppo affidamento.  Ammesso e non concesso che ci siano parenti.
Appunto.

Ebook in vendita su: 
AmazonIbs.

Blog dell'autore: Storie e fantasia

Commenti

  1. Bell'incipit! L'ambientazione sembra lo scenario perfetto per una storia intrigante. Complimenti Gabriele!

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  2. Sembra intrigante sia l'incipit sia la trama.

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  3. Colgo l'occasione per rispondere sia a Rosalia che a Giulia: ragazze, sono sbalordito!
    Sì, perché sono sempre stato convinto che la fantascienza fosse materia (tranne poche eccezioni) per rappresentanti maschili.
    O forse è perché qui abbiamo UNA protagonista, al posto del solito maschione palestrato/eroico/intelligentissimo/e chi più ne ha più ne metta .
    In più di un senso si è trattato di una sfida, nel senso che - come esperienza insegna - a volte è problematico entrare nella mente del sesso opposto.
    Mi auguro di esserci riuscito e, se qualcuno/a fra di voi dovesse leggerlo, spero che mi faccia sapere se sono riuscito a cogliere qualcosa dell'animo femminile!

    Per gli amanti del libro di carta: pochi giorni fa ho firmato con GDS il contratto per "Diario di Sabet" in cartaceo!

    Grazie a voi Rosalia e Giulia per il vostro intervento.

    Gabriele

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  4. Stavo per chiedere: ma c'è il cartaceo?? Perché invece di regalare le solite guide turistiche della mia città finalmente potrò inviare un romanzo ambientato lì! Vuoi mettere? :)

    RispondiElimina
  5. Ciao Barbara, dal tuo commento deduco che sei nativa di Pd o dintorni...
    Beh, un po' di guida turistica c'è: Piazza delle Erbe, la sua fontana, le vie del centro, il Canton del Gallo, il Bò, la zona Stanga (che tanto turistica non è, ma pazienza).
    Per il cartaceo sarà questione di mesi (spero non molti!) e avrà una copertina differente.
    Al momento non posso dire altro, in particolare perché è davvero da poco che ho firmato.

    Gabriele

    RispondiElimina

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