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“Fragile come il silenzio”: intervista a Giulia Mancini


Oggi torno a intervistare l'autrice Giulia Mancini, che tempo fa è stata mia ospite per una chiacchierata sui suoi libri (qui l'intervista). Avevo avuto modo di apprezzare la sua scrittura soprattutto per i romanzi a tinte rosa, mentre oggi vi parlerò del primo romanzo della serie dedicata alle indagini del commissario Sorace, quindi un genere completamente diverso.

Ero curiosa di scoprire come avesse approcciato questa nuova tipologia narrativa e non sono rimasta delusa dal risultato.
Fragile come il silenzio è un giallo di tipo investigativo, che ha come protagonista il commissario Saverio Sorace, appena trasferitosi a Bologna in piena estate. Al suo arrivo deve  subito affrontare un omicidio brutale, che sembra essere il primo di una serie. Lo affianca nelle indagini la collega poliziotta Sara Castelli, per la quale Sorace sembra avere subito un debole.

La storia è molto scorrevole, complice una scrittura fluida, che non indugia mai troppo su sangue e violenza, ma si sofferma spesso sulla psicologia dei personaggi, per farceli conoscere in varie sfaccettature. Oltre al protagonista, l'autrice adotta anche la prospettiva di Sara e talvolta possiamo entrare nella testa dell'assassino.

Nonostante il tema, non è un giallo cupo, ma molto piacevole da leggere.
Il protagonista mi è piaciuto subito, per la sensibilità e la gentilezza che trapela dai suoi modi di fare e dai suoi pensieri. Un uomo dolce e posato, molto umano, diverso dai soliti cliché del genere.

Trama

Il cadavere di un uomo orrendamente mutilato viene ritrovato in un deposito abbandonato alla periferia di Bologna. L'uomo ha i genitali tagliati ed è irriconoscibile perché ha il volto e le mani bruciati. Chi ha commesso questo atroce delitto? Perché il cadavere è stato così atrocemente deturpato? Il commissario capo Saverio Sorace, appena trasferitosi da Napoli, non avrebbe mai pensato di trovarsi invischiato in un caso simile a due giorni dal suo arrivo a Bologna, lui che si era illuso, lasciando Napoli, di potersi occupare di crimini meno efferati.
Lo affianca nelle indagini la collega Sara Castelli, una donna enigmatica che Saverio non riesce a inquadrare e per la quale non può fare a meno di provare una fortissima attrazione, come non gli era mai accaduto prima. Mentre l’identificazione della vittima porta le indagini in una certa direzione, un secondo omicidio compiuto con lo stesso rituale li porta a pensare che possa trattarsi di un omicida seriale che potrebbe anche essere una donna. Man mano che Saverio procede nelle indagini lo scenario si complica e un indizio sembra stranamente collegarsi all’ispettore Castelli. Qualcosa del passato di Sara emerge all’improvviso e questo lo disorienta e gli fa dubitare di lei. Chi è veramente Sara Castelli, cosa si cela dietro il suo sguardo imperscrutabile? Ma forse è soltanto la sua immaginazione troppo fervida da poliziotto. O forse no, tutti abbiamo qualcosa da nascondere, e Saverio lo sa bene, perché anche lui non è un’anima limpida, anche lui ha un passato, infatti ha lasciato Napoli per un motivo preciso, il cui ricordo torna spesso a tormentarlo.

Fragile come una donna violata, fragile come il cuore umano, fragile come il silenzio. 


Oggi ho il piacere di fare qualche domanda all'autrice per scoprire di più di questa storia ma anche dell'intera serie. Infatti, a Fragile come il silenzio è seguito un secondo romanzo, La sottile linea del male (presentato qui su Anima di carta tempo fa) e presto ne seguirà un terzo.
Vediamo cosa ci racconta Giulia!

Ciao Giulia, benvenuta! In verità sei stata mia ospite tempo fa in un’intervista in cui abbiamo parlato dei tuoi primi romanzi. Nel frattempo hai prodotto diverse altre storie, ma soprattutto ti sei cimentata in romanzi gialli con la serie dedicata al commissario Sorace. Mi viene spontaneo chiederti: come è nata questa passione per il giallo? E in particolare ti chiedo se il passaggio dal rosa è stato naturale o impegnativo?

Cara Maria Teresa, intanto ti ringrazio di ospitarmi, ancora una volta, nel tuo blog con questa intervista. Sì, posso confermare che il passaggio dal rosa al giallo è stato impegnativo, perché nelle storie rosa mi muovevo in un territorio conosciuto e sapevo bene come orientarmi, invece in un giallo ci sono molti elementi da considerare e non si può improvvisare, insomma bisogna avere ben chiaro il percorso che si vuole intraprendere. Scrivere un thriller è molto più complesso. È stata di aiuto la mia passione per questo genere oltre alle numerose letture degli ultimi anni.

Per esprimere la tua vena thriller hai scelto in particolare il genere poliziesco, con un commissario che indaga. Ma allo stesso tempo ho notato che non trascuri l’altro punto di vista, ovvero quello criminale, il che pone un po’ in bilico tra giallo e noir la tua serie. Come mai hai voluto inserire anche quest’altra prospettiva?

Non è stata una scelta consapevole all’inizio, però la mia natura riflessiva ed empatica mi porta a farmi delle domande su cosa muove la mente e il cuore di un assassino. Proprio per questo motivo è stato quasi spontaneo indagare nella mente del criminale per conoscere cosa spinga un uomo a sopprimere un proprio simile. Sono domande che tutti noi, credo, ci poniamo quando ascoltiamo la cronaca nera in un telegiornale, in particolare quando gli omicidi coinvolgono persone apparentemente normali che di punto in bianco fanno una strage oppure scelgono di uccidere o danneggiare qualcuno per una sorta di vendetta esemplare.

Il male mi sembra che faccia da filo conduttore all’intera serie. E i fatti che descrivi purtroppo non sono tanto lontani dalla realtà, dalle situazioni che ci presentano spesso i notiziari. Secondo te qual è la causa di tutta questa violenza a cui assistiamo?

Il mio primo romanzo thriller è nato proprio dalle realtà dei notiziari, nel caso in esame, dai casi di violenza sulle donne. Ogni volta che ascoltavo questi tragici annunci mi sentivo male all’idea che ci fossero uomini che distruggevano la vita della donna che dicevano di amare per la loro totale incapacità di gestire, se non con la violenza, una relazione d’amore. Secondo me assistiamo a un’escalation di violenza in ogni campo perché la gente non è più capace empatia, di mettersi nei panni dell’altro; non è più in grado di sopportare un fallimento, un “no” diventa una sconfitta troppo grande e un attacco alla propria persona, invece che un evento della vita che può normalmente verificarsi ed essere accettato. La nostra società, troppo legata al capitalismo e al consumo sfrenato, è diventata così competitiva e aggressiva che non fa altro che fomentare questo stato di cose.
Pensò che la natura è come l’uomo, capace di azioni straordinarie e di nefandezze altrettanto incredibili. Il bene e il male nella stessa umanità coesistevano e a volte si confondevano.
Sorace mi è piaciuto fin da subito come personaggio. L’ho trovato molto umano, vicino a noi. Anche una persona dolce, con i suoi problemi, le sue incertezze, il suo tatto, un passato tormentoso. Eppure anche un personaggio diverso dal classico poliziotto con storie traumatiche alle spalle che ormai è diventato un cliché. Come hai creato la sua figura?

Sorace è nato dentro di me come una magia, era agosto, in un momento di riposo quando i pensieri vagano liberi nella mente e, all’improvviso, l’ho immaginato, ho visto il suo volto, la sua vita, il suo passato e il suo cuore. Così, seguendo un impulso irrefrenabile, ho buttato giù su un foglio di carta, la sinossi di una storia. Non c’era tempo di accendere il computer, volevo fissare subito quell’idea sulla carta prima che svanisse. Quella sinossi è diventata poi la quarta di copertina definitiva, con qualche aggiustamento. Saverio Sorace è un uomo buono che crede nella giustizia, ma insofferente alle regole, è quindi un’anima inquieta. Si rende conto che la legge non basta a garantire equità, ma cerca di rispettarla perché possiede una profonda integrità morale e sa bene che a seguire troppo l’istinto c’è sempre da farsi male, conosce bene cosa può fare la rabbia e l’odio. Non ha la pretesa di essere un eroe, è un uomo consapevole dei suoi limiti e dei suoi difetti. E anche dei suoi desideri, è un romantico crede nell’amore e nella famiglia, non ha paura di impegnarsi in amore.

Bologna fa da sfondo a questa serie. Tu vivi in questa città quindi immagino sia stata una scelta spontanea. Bologna mi fa venire in mente l’ispettore Coliandro, una serie che io amo molto. Sono curiosa di chiederti: Bologna com’è nella realtà?

Amo molto anch’io la serie dell’ispettore Coliandro, pensa che, un giorno, mentre ero fuori in pausa pranzo in centro storico, mi sono ritrovata a due passi dal set e dall’attore, allora ancora poco conosciuto; stavano girando le prime puntate. Bologna è una città bellissima, ha degli scorci fantastici che si scoprono poco alla volta, è come una donna poco appariscente che mostra la sua bellezza senza ostentarla. Ogni portico è diverso dall’altro, anche se all’inizio possono sembrare tutti uguali, invece alcuni sono essenziali, altri sono affrescati con dipinti antichi meravigliosi. È una città medievale e, per questo, ha una sua aria austera e misteriosa, ben si presta all’ambientazione di un giallo, anche se è una città accogliente che ha una vitalità e un fermento notevoli. È una città dalla vita notturna intensa, puoi trovare locali aperti fino a notte fonda. È tuttavia a misura d’uomo, a Bologna fondamentalmente si vive bene, però non mancano i suoi lati oscuri e su quelli mi è piaciuto giocare nei miei gialli.

In Fragile come il silenzio non c’è solo il punto di vista di Sorace ma anche quello di Sara Castelli. Anche il suo personaggio mi è piaciuto molto, tutto al femminile e ben delineato dal punto di vista psicologico. Posso chiederti perché hai scelto anche di mostrare la sua prospettiva?

Sara Castelli è nata insieme a Sorace. Il commissario arriva da Napoli e doveva interfacciarsi con un suo collaboratore che conoscesse bene Bologna, mi è venuto spontaneo pensare a una donna, ma non una donna qualsiasi, una “tosta” anche se tormentata, che potesse contrapporsi efficacemente al commissario. Ho scelto di mostrare anche la sua prospettiva perché sentivo che era importante per lo sviluppo del romanzo, Saverio Sorace è la figura principale ma il punto di vista di Sara Castelli è importante. Insieme si completano.

Fragile come il silenzio è un titolo davvero molto bello. La fragilità è poi un elemento palpabile nel romanzo. Com’è nata l’idea per la storia?

La fragilità è figlia della nostra epoca, mai come oggi puoi passare dalla felicità alla disperazione in un attimo. Una volta gli equilibri sociali e familiari erano molto più stabili, oggi invece c’è sempre più incertezza nel futuro e siamo sempre più vittime di eventi fuori dal nostro controllo. L’idea per la storia è nata perché volevo parlare delle donne vittime di violenza, lo spunto nasce da alcune da riflessioni sui fatti di cronaca, in particolare sui casi di femminicidio. Mi sono sempre chiesta cosa accade a chi resta, come affrontano la vita quei genitori che perdono una figlia, quel bambino che resta orfano della madre per mano del padre e cosa passa nella mente di un uomo che arriva a tanta violenza nei confronti di chi dice di amare. Forse, anche per questo, il giallo mi è sembrato il genere più adatto per affrontare questa tematica.

La trama molto fluida mi fa sorgere la domanda: pianifichi le storie fin dall’inizio o ti fai guidare dall’ispirazione? Si dice che per i romanzi gialli occorra partire dalla fine, è così che fai? Insomma, raccontaci qualcosa del tuo metodo di lavoro. E soprattutto, è diverso rispetto agli altri romanzi a carattere rosa?

Ti faccio una confessione, quando ho iniziato a scrivere Fragile come il silenzio non avevo un’idea precisa della fine, era ancora nebulosa. Erano chiari, per me, fin da subito, i due personaggi del commissario e dell’ispettore e le vittime del serial killer. Dopo aver scritto i primi capitoli mi sono fermata per qualche tempo per capire dove volevo arrivare con quella storia. Ho anche pensato che non sarei andata avanti e che il genere giallo fosse troppo impegnativo per me. Poi ho avuto un’intuizione sulle ragioni che muovevano la mano del killer e sono andata avanti. Però è vero, con i romanzi gialli bisogna partire dalla fine, nel senso che bisogna avere ben chiaro chi è l’assassino. Infatti con il secondo romanzo della serie La sottile linea del male, sapevo fin dal prologo chi era il colpevole ed è stato molto più semplice sviluppare tutta la trama. L’avevo pianificata a grandi linee, ma, quasi mio malgrado, c’è sempre una parte di indeterminatezza che va oltre la struttura progettuale data al romanzo, oserei dire che sono guidata dalla volontà dei personaggi oppure è semplicemente l’ispirazione che mi porta verso certi percorsi non del tutto prestabiliti.

Immagino che tu abbia anche dovuto lavorare molto per la documentazione. Quanto c’è nelle tue storie di fatti documentati e quanto invece di pura fantasia?

La difficoltà di scrivere questo genere è proprio la documentazione, di solito conservo gli articoli che parlano dei casi di cronaca, leggo dei saggi sugli argomenti trattati, faccio anche molte ricerche in rete, infine ho alcuni amici avvocati e anche un magistrato che ogni tanto tormento con domande sulle procedure. Nel primo romanzo i casi di cronaca mi hanno ispirato parecchio ma ho dovuto opportunamente modificare tanti dettagli.
Per il secondo romanzo documentarmi è stato più semplice perché parlavo di un ambiente che conosco bene attraverso il mio lavoro, per il quale mi capita di aver a che fare con persone che detengono il potere, sia nell’ambiente aziendale che universitario, due mondi strettamente connessi nel territorio emiliano-romagnolo. Conoscere queste persone mi ha spesso fatto riflettere su come la realtà sia diversa dalle apparenze e come certi giochi di potere possano seminare odio e rancore.

Pur traendo spunto dalla realtà e da fatti documentati, nei miei romanzi gialli la fantasia ha comunque la prevalenza, l’importante per me è che ciò che racconto sia verosimile.

Oggi la serie conta due romanzi,  Fragile come il silenzio e La sottile linea del male, ma so che ne hai in cantiere già un terzo. Ci lasci qualche anticipazione?
Ho terminato da poco di scrivere il terzo romanzo della serie ed è in lettura presso i beta reader, qualcuno mi ha già comunicato le sue impressioni e qualcuno sta per terminare. È una storia che affronta il tema delle persone scomparse, e anche in questo caso sembra esserci un serial killer come nel primo episodio. Come raccontavo in un mio post di inizio gennaio, in questo romanzo tratto il tema del lato oscuro, quella parte più nascosta dell’anima che può emergere e fare del male, quella che Jung chiama Ombra, la parte negativa e sconosciuta della personalità che resta al di sotto della coscienza. In questo terzo episodio ci sono anche nuove rivelazioni sul vissuto di Saverio che possono far comprendere meglio la sua personalità. E poi c’è un mistero intorno a Sara che si è allontanata da Bologna e scopriamo il perché solo nel corso del romanzo. Insomma ci sono molti elementi per incuriosire il lettore, spero.
* * *
Ringrazio Giulia per essere stata con noi oggi.
Potete trovare i suoi libri in versione ebook o cartacea:

Commenti

  1. Grazie per questa bella intervista Maria Teresa, mi è piaciuto ripercorrere le tappe iniziali del mio percorso nel giallo.

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    1. E' stato un piacere fare questa chiacchierata con te, Giulia. Ero molto curiosa dei retroscena di questo romanzo :)

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  2. Complimenti all'intervistata e all'intervistatrice :-)
    Indubbiamente certe notizie di cronaca (vedi quella attualissima del ventiquattrenne che ha causato la morte del figlio della compagna) lasciano inorriditi. Scrivere un giallo / thriller che scava nella mente umana è, come dici, anche un tentativo di cercare una risposta a come sia possibile una violenza così assurda e priva di ogni possibile attenuante.

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    1. Grazie Ariano, purtroppo la realtà negli ultimi tempi offre spunti sempre nuovi di storie terribili, anche la vicenda della donna che ha ucciso la moglie dell'ex amante è terrificante. Quando si dice che la realtà supera la fantasia non è per niente un eufemismo...

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    2. Grazie Ariano. Purtroppo i casi di cronaca che possono "ispirare" non mancano. Peccato poi che nella realtà non sempre le indagini portino al colpevole, ma almeno nei romanzi si può assistere a una sorta di giustizia.

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  3. Sono molto indecisa su quale scegliere dei tre romanzi, anche se in cuor mio credo di avere una preferenza. Il fatto è che questa serie è davvero completa e piacevole da leggere e via via che prosegue è sempre più ben costruita.
    Bravissima Giulia e complimenti a Maria Teresa per questa bella intervista.

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    1. Chissà qual è il romanzo che preferisci, mi hai incuriosito, forse ho qualche idea 😉 Grazue Nadia per essere sempre di supporto!

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    2. Ah sono curiosissima! Il commento di Nadia mi invoglia ancora di più a proseguire :) Grazie!

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  4. Complimenti a Maria Teresa per l'intervista e a Giulia per il romanzo. Passare dal rosa al giallo o noir che sia non dev'essere stato facile, cambiano le ambientazioni , i dettagli , aumentano gli intrighi e le cose sottaciute. Ho sempre pensato che per scriverne uno si dovesse avere ben chiara la fine, ma la storia di Giulia mi ha fatto capire che un giallo può essere sorprendente al punto da svelarsi piano piano anche alla sua autrice.
    Complimenti per il titolo, molto bello. Vado a scaricarlo

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    1. Grazie Elena, spero che ti piaccia e che non ti deluda. È vero, un romanzo può svelarsi lentamente, confesso che ogni volta è un'esperienza nuova.

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    2. Grazie Elena, anche io sono rimasta colpita da questo aspetto. Si scoprono sempre cose interessanti quando si è a tu per tu con gli autori ;)

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  5. Bella intervista. Mette in risalto la competenza giornalistica di @Maria Teresa (l'esperienza è tutto nella vita ;) ) e la capacità che ha @Giulia di svariare tra i generi letterari. Altro che zona di comfort, la scrittura di Giulia oramai ha i connotati della tavolozza di Dalì :)
    Complimenti a entrambe.

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    1. Grazie di cuore Calogero, dire che la mia scrittura assomiglia alla tavolozza di Dalì mi fa emozionare! Magari sei troppo buono. Sperimentare generi diversi è stimolante, anche se poi sono i due generi che amo e che leggo di più, quindi forse anche da questo è derivato l'impulso di provarci. Maria Teresa è stata bravissima a porre le domande giuste, la sua esperienza giornalistica emerge molto bene.

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    2. Grazie Calogero! E grazie Giulia :)
      Passare da un genere all'altro secondo me non è per nulla scontato. In questo romanzo ho ritrovato però la voce di Giulia, quella che avevo già sperimentato negli altri suoi romanzi. E questo è stato molto piacevole, oltre a essere il segno che può cambiare il genere ma qualcosa nel modo di raccontare resta intatto.

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    3. @Giulia: Troppo buono io? Si vede che ancora mi conosci poco :D
      Troppo sincero mio malgrado, spesso peccando in diplomazia. Hai fatto bene a cimentarti: se lo fa S. King vuol dire che è lecito ;)

      @Maria Teresa: Concordo. Nella scrittura non c'è mai niente di scontato. Il cambio di genere poi è uno sparo nel buio. Ma è proprio grazie a chi ha il coraggio di sperimentare e cimentarsi in ambiti diversi che la scrittura si evolve.

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  6. Bella intervista, da scrittrice a scrittrice. :)
    Non mi stupisce il passaggio in cui Giulia dice che non sapeva bene "come sarebbe andata a finire" la storia. Una trama può anche svelarsi, o rivelarsi, lentamente. È uno degli aspetti interessanti della creatività in scrittura.

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    1. Grazie Luz, in effetti in questo caso specifico i protagonisti hanno fatto da traino e mi hanno condotto per mano. È stato bello farsi guidare.

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    2. Grazie Luana. Sono d'accordo con te, non è detto che anche in un giallo si debba per forza avere il quadro completo della trama. Anche per me questo scoprire tutti gli aspetti della storia man mano che si procede ha un grande fascino.

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  7. Sorace mi ha covinto subito, così come la la coprotagonista Sara, il cui carattere è tratteggiato con sapienza. Il romanzo è carico di una suspense tesa che mi ha spinto fino a terminarlo in un battibaleno. Ho già nel Kindle anche il secondo romanzo e non vedo l'ora di iniziarlo. Bella intervista Maria Teresa, volta come sempre a sviscerare aspetti per niente scontati nella stesura di una storia complessa come il giallo di Giulia;)

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    1. Grazie Rosalia! Sapere che Sorace ti ha conquistata mi riempie di gioia, è un personaggio a cui mi sono molto affezionata così come a Sara. Sono contenta che "Fragile come il silenzio" ti sia piaciuto spero che riesca ad avvincerti anche "La sottile linea del male".

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    2. Grazie Rosalia, anche io attendo con curiosità di leggere il secondo capitolo della serie. E sono molto curiosa anche di scoprire titolo e copertina del terzo. Giulia è una forza della natura ^_^

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  8. Complimenti per l'intervista, molto rivelatrice.
    Ogni dubbio è scomparso e ahime stravolgerò di nuovo la mia lista di letture per "Fragile come il silenzio", questa profonda caratterizzazione di Sorace e della Castelli mi incuriosisce sempre più.

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    1. Grazie Renato, sono due personaggi che ormai mi sembra di conoscere personalmente, quasi dei vecchi amici. Un po' maledetti ma nel complesso con un approccio positivo verso la vita, spero che possano conquistarti...

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  9. Belle le domande, belle le risposte. :)
    Confesso di non amare il genere letterario e per questo provo una grande ammirazione per Giulia che sa cimentarsi in storie completamente diverse con invidiabile dimestichezza: se anche io volessi misurarmi con un giallo, non saprei da dove cominciare!
    Poi hai scelto anche di mettere in campo una bella tematica: il femminicidio riempie di riflessioni chiunque, scriverne è sicuramente una sfida notevole.

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    1. Grazie Marina, in effetti il tema del femminicidio mi ha girato in testa per un anno, era un argomento che volevo affrontare ma non sapevo bene come. Quando si è accesa la lampadina sul "giallo" ho capito che era la prospettiva giusta. Poi i personaggi mi hanno guidato :)

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  10. Credo che abbia un sapore particolare scrivere degli stessi personaggi per una serie... i lettori si affezionano, ma immagino sia così anche per l'autore. Personaggi come il commissario Sorace e Sara, poi, si sentono vicini per la loro umanità, lontana dai cliché, come è stato detto. In bocca al lupo per la terza creatura, e grazie a tutte e due per questa bella intervista! :)

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  11. Letto il primo, il secondo lì in attesa. :)
    Tutte e due con l'Ispettore Coliandro, eh? Ma non c'è nessuno che gli piaceva il Commissario Manara invece? E il suo Triumph? :D

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    1. Il Commissario Manara a me piaceva tanto, era simpaticissimo! Peccato che queste serie italiane a un certo punto spariscano o le girino con il contagocce... :/

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    2. @Barbara, io adoravo il Commissario Manara! Ho visto anche tutte le repliche, ormai conosco gli episodi a memoria.
      @MariaTeresa, hai ragione, le serie belle della TV a un certo punto spariscono, un peccato. Avrei voluto scoprire come finiva con l'ispettrice Rubino, speravo in un ritorno.

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