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La mia bussola per arrivare (viva) al finale

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A volte ci si riduce proprio male a scrivere... C'è molta saggezza nel detto che sostiene che “la coda è la più dura da scorticare”. Gli ultimi capitoli di un romanzo sono secondo me i più difficili da scrivere, così come la loro revisione. Ma più ti avvicini alla meta, più senti crescere l'eccitazione. A dire il vero non credevo che avrei provato alcuna euforia questa volta, tanto che qualche giorno fa, commentando un post di Sandra , le dicevo di sentire soprattutto stanchezza. Invece ieri ho messo la parola fine con un senso di gioia mista a malinconia. Malinconia perché la storia mi ha talmente assorbita che già ne sento la mancanza.

Viaggio alla scoperta dei generi letterari #2

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Seconda tappa dei post dedicati alle tipologie della narrativa. Oggi  Veronica Possenti ci porta a conoscere attraverso le sue simpatiche slide  i romanzi di fantascienza .

I love writing #5 - Lo scrittore secchione

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Lo scrittore secchione davanti alle “d” eufoniche. ( Sheldon Cooper non è uno scrittore, ma spero renda l'idea). È il più diligente della schiera dei fissati con la scrittura. Tutti vorremmo averlo accanto far farci correggere (gratis) i nostri scritti, se non fosse che lui non ama affatto occuparsi dei testi altrui, anzi di norma guarda con un pizzico di diffidenza ciò che non ha partorito personalmente. Ecco a voi lo scrittore secchione.

Ciò che conta davvero in una storia (secondo la scienza)

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Ci sono tanti motivi che ci portano ad amare la lettura e più in generale le storie, alcuni condivisibili, quasi universali, altri personali che magari affondano le radici nell'infanzia o nel nostro personale modo di essere. Tuttavia, secondo la scienza sembra che la cosa davvero importante abbia a che fare con l'empatia che proviamo nei confronti dei personaggi. Secondo una ricerca (che potete leggere in modo più approfondito in  quest'articolo ), il motivo per cui amiamo le storie è legato alle reazioni che esse scatenano (o in alcuni casi non scatenano) nel nostro cervello. Due fattori, in particolare, sono stati individuati, quando si segue una storia con interesse: l'attenzione e l'empatia.

Viaggio alla scoperta dei generi letterari #1

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Mi ha sempre affascinato il concetto di “genere letterario ” , anzi non molto tempo fa – spinta dalla necessità di inquadrare i miei romanzi  –  ho cercato una mappa di orientamento che ne illustrasse le caratteristiche, senza trovare niente di soddisfacente.  Veronica Possenti , autrice di questo articolo, ha realizzato il mio desiderio creandone una.  Dopo la presentazione che segue dunque vi invito a cliccare sul riquadro di Prezi per scoprire tutto del romanzo storico .  Ma restate sintonizzati, perché questa è solo la prima tappa del viaggio.  Buona lettura!

Questa NON è una casa editrice

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Quella del titolo vi sembra una precisazione inutile? Anche a me lo sembrerebbe se non fosse che qualche giorno fa ho ricevuto la quarta proposta di pubblicazione. Sì, avete capito bene. E non era per uno dei miei romanzi (è più facile che ghiacci l'Inferno...), ma chiedevano proprio a me di pubblicarne uno. Finito di ridere?

Quando usare il discorso indiretto nei dialoghi?

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Diretto o indiretto,  a volte il discorso si fa noioso comunque... Rieccomi dopo una piccola pausa tutt'altro che vacanziera, anzi piuttosto caotica. Tra le brutte notizie c'è che il lettore e-book è in agonia e che si è cancellato tutto il contenuto... una tragedia! Ma bando alle ciance e passiamo al post di oggi. I dialoghi  hanno assunto nella narrativa un posto di primo piano, tanto che nei romanzi se ne fa un uso molto più ampio che in passato. Sbirciare nelle conversazioni tra i personaggi è piacevole e coinvolgente, credo non ci siano dubbi su questo. Ed è proprio per questo motivo che nei manuali di scrittura o affini viene raccomandato l'uso del discorso diretto rispetto a quello indiretto.

Chi scrive legge in modo diverso. Ma è sempre un bene?

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Fonte:  Paperpedia Il cambiamento è avvenuto lentamente. Da lettrice totalmente immersa nella storia e identificata con i protagonisti ho cominciato a diventare più distaccata e disincantata, fino a trasformarmi in una lettrice più consapevole e anche più critica. Un passaggio forse inevitabile per chi scrive, quello di guardare con occhi diversi tutto quanto scorre sotto i suoi occhi. Colpa forse dei manuali di scrittura, ma anche dell'interesse e della curiosità di sapere come altri autori hanno saputo dar vita a bellissimi o bruttissimi romanzi, a seconda del caso.

I love writing #4 - Lo scrittore brontolone

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Per la quarta puntata di questa serie che vede protagoniste le tipologie più estreme di scrittori, ho pensato ai Grinch della situazione, quelli che odiano tutto e tutti. 1) Odia il termine scrittore . 2) Odia gli autopubblicati, afferma che il selfpublishing porterà alla rovina l’editoria. 3) È un grammanazi . Ogni volta che qualcuno scrive "qual è" con l'apostrofo si strappa un capello per il nervoso. 4) Odia i social network. Sputa sul pavimento ogni volta che qualcuno nomina Facebook.

Il noir che sto scrivendo

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In questi giorni ho iniziato due post senza portarne a termine nessuno. Avevo intenzione di sviluppare un paio di idee, ma poi mi sono resa conto che la mia testa era altrove, immersa nella storia che sto scrivendo. E allora invece di cercare a fatica di concentrarmi su altro ho pensato di parlarvi proprio di ciò che mi ossessiona in questo periodo, cioè del “noir” che è nella mia fucina.

Perché dovresti usare Dropbox se scrivi

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Ho deciso di dedicare un post a questo servizio perché dalle lamentele che sento in giro di persone che perdono documenti mi sembra che ancora non sia abbastanza conosciuto, sebbene esista ormai da anni. Io invece lo sto apprezzando sempre di più e sono convinta che sia un alleato prezioso per chi scrive. In due parole, si tratta di un programmino per salvare in cloud tutti i nostri lavori, molto semplice da usare. Ci si registra sul  www.dropbox.com  con account (indirizzo e-mail) e password, poi si scarica il software e lo si installa sul computer. Viene creata una cartella chiamata "dropbox" dove terremo tutti i documenti a cui lavoriamo, oppure in alternativa possiamo scegliere una cartella tra quelle che già abbiamo creato. Quali sono i vantaggi per chi scrive?

I flashback annoiano?

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Qualche giorno fa Helgaldo (autore del blog Da dove sto scrivendo ) affermava in un suo post che i flashback annoiano. In realtà, non ha usato proprio queste parole, ma questo era il succo. Nella mia immaginazione (probabilmente malata) Helgaldo è una sorta di anziano saggio della montagna che ti bastona sulla testa se fai cavolate, e quindi ho cominciato a pormi il problema dei flashback, visto che il romanzo che sto scrivendo abbonda di salti nel passato. “Non è che sto sbagliando tutto?”, mi sono detta. Da un piccolo confronto con l'autore del post poi è venuto fuori che (forse) non tutti i salti all’indietro scatenano sbadigli e che (forse) i miei si salvano perché costituiscono parte integrante della trama. Come stanno quindi le cose? Vorrei provare a rifletterci insieme a voi.