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Scrivere in modo più coraggioso


Mentre cercavo l'attacco giusto per questo post, mi è tornata in mente una delle parole-chiave che mi ero ripromessa di usare a inizio anno (accidenti, ma siamo già ad aprile?!): leggerezza. E ho pensato a quanto sia stata finora poco sollecita nel metterla in pratica, ma anche al fatto che l'esigenza di disfarmi di pesi inutili si faccia sentire sempre più dentro di me, soprattutto nell'ambito della scrittura. Posso dire di essere entrata in una fase di ribellione, quasi di intolleranza, verso tutto quanto suona più o meno come “si fa così”.

Non molto tempo fa leggevo I diabolici, romanzo dei due autori francesi Boileau-Narcejac, scoperti per caso, che in questo periodo mi stanno appassionando molto con i loro noir. Di questo romanzo mi ha molto colpito l'uso inconsueto che questa coppia di scrittori fa dei tempi verbali.
Ravinel vuotò il bicchierino in un sorso, si passò la mano sulle palpebre. No, non stava sognando. Il liquore gli scaldava la gola. La pendola suonò le undici. Era ancora al di qua della frontiera. Sapeva cosa aveva visto con i suoi occhi, toccato con le sue dita…
E dopo qualche riga:
Ravinel entra nel primo bar, beve due grappe. Si fa tardi. Tanto peggio. Con un tassì, arriverà in tempo. Ciò che conta, ciò che è di capitale importanza, è fare il punto, subito.
E così avanti per tutto il romanzo, con cambiamenti repentini di tempi verbali, che in un primo momento mi hanno un po' stranita.  Tuttavia, addentrandomi sempre di più nella storia, ho capito il senso di questa scelta. Il tempo presente viene usato come per effettuare uno zoom dentro il personaggio, per dare l'impressione in chi legge di una sorta di sospensione temporale, dove il presente assume quasi una connotazione allucinata.

Ho sempre visto l'alternanza di passato-presente come un modo per creare un forte stacco nel raccontare due archi diversi della storia, non mi era mai capitato questo diverso utilizzo. Non so dire in realtà se si tratti dell'unico esempio nella narrativa, io non ne ricordo altri, ma non ho potuto fare a meno di ammirare l'originalità della scelta, e direi anche il coraggio.

Il punto è proprio questo: a volte osare con delle scelte inusuali, che vanno al di là dei binari di quelle che sono le abituali norme della scrittura creativa, è qualcosa da ammirare, qualcosa a cui dovremmo forse addirittura puntare, per far volare più in alto la nostra scrittura.

Il mio pensiero è che troppo spesso, invece, ci lasciamo ingabbiare da un'osservanza troppo rigorosa delle cosiddette “regole” o dal pensiero rigido di certi editor, che nel nome della pubblicazione suggeriscono tagli e appiattimenti. Con ciò non voglio dire che non vadano rispettate le regole grammaticali o che non si debbano conoscere le tecniche di scrittura, ma che ogni tanto dovremmo provare a seguire di più l'istinto e fare qualche scelta coraggiosa, se sentiamo che possa giovare alla narrazione.

Tornando ai due autori citati, l'uso particolare dei tempi verbali è solo un esempio di una scrittura che a volte va fuori dalle righe. Ci sono interi periodi che probabilmente farebbero sobbalzare un beta-reader e che finirebbero sotto la mannaia di un editor. Eppure, si leggono con piacere, e soprattutto assolvono al compito che si propongono.

Spesso ho sentito scrittori elencare una serie di “questo non si fa” e “sia fa così”. Ma confesso che ne sono stanca. E non posso fare a meno di ripensare al post di qualche giorno fa di Marina, che parlava di come la conoscenza delle regole di scrittura abbia finito per bloccarla nella stesura del suo romanzo. E penso anche a Silvia che si chiedeva se è giusto sempre parlare di errore, quando invece a volte si tratta di stile personale. E a Daniele, che parlava di eccezioni alle regole...

Ovviamente, prima di uscire dai confini, i confini si devono conoscere, individuare, assimilare. Ma arriva il momento in cui devi andare oltre, non lasciarti tarpare le ali, non farti tormentare dagli spauracchi di infodump, punti di vista sbagliati e via dicendo. Devi cominciare a scrivere libero dal timore che il beta-reader o editor di turno arrivi a bacchettarti.

Di esempi di audacia nella scrittura se ne potrebbero fare molti, me ne rendo conto. Nel corso del tempo non sono mancati autori che hanno saputo osare, pur sapendo di andare contro le convenzioni, e che sono stati apprezzati e ricordati per questo. Ciò non dovrebbe darci da pensare?
Non credete anche voi che sperimentare e giocare con le parole sia bello?

Commenti

  1. Anche io sto riflettendo su questi aspetti perché mi rendo conto di essere stata molto penalizzata dalle mie competenze tecniche, più che altro perché vi ho fatto ricorso nel momento sbagliato, non in revisione come si dovrebbe fare, ma in prima stesura, che invece dovrebbe essere il più possibile libera e serena. è stato un peccato passare settimane sullo stesso capitolo e maturare una sensazione di noia e distacco, e ora sto cercando di procedere in modo più allegro. Dopotutto "leggerezza" è anche una delle mie parole. ;)

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    1. Le competenze tecniche possono irrigidirci, vero. Durante la prima stesura bisognerebbe dimenticarsene oppure usarle con serenità, dopo averle fatte nostre. Secondo me anche durante la revisione sarebbe il caso di conservare un pizzico di libertà.

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  2. Nicola Lagioia (vincitore dell'ultimo premio Strega) fa anche un uso misto di presente e passato, e nel farlo fa anche una scelta audace: usa il passato per le parti che si svolgono nel presente narrativo e il presente per i flashback. Lagioia è prima editor che autore, dunque le regole le conosce bene.
    Ho da poco letto la scopa del sistema: Wallace mescola tutto, una sorta di minestrone narrativo, ci sono addirittura parti scritte "male" di proposito con decine di terribili avverbi. Ma Wallace era un genio e come insegnante di scrittura creativa sicuramente le regole le conosceva tutte, questo gli ha permesso di violarle tutte creando una grande opera.
    Secondo me l'importante è attenersi a queste due "regole": coerenza e consapevolezza.
    Coerenza perchè se decidi di "violare" una regola devi farlo sempre, altrimenti apparirà come un "errore", insomma perchè diventi stile deve essere costante nell'opera.
    Consapevolezza perchpè quando violi una regola (con le solite virgolette) devi sapere quel che stai facendo e dei farlo di proposito. La violazione casuale suona pià come un errore.

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    1. Mi permetto di dissentire su La Gioia. Ho avuto la sventura di leggerlo e l'ho trovato brutto, uno dei libri più brutti che abbia mai letto. Penso anche che il fatto di aver vinto lo Strega con un libro così abbia screditato il premio stesso mostrandone i limiti e i favoritismi (La Gioia è stato un ottimo editor ma è un pessimo scrittore: cosa abbastanza comune)
      E questo mi sento di dirlo pur essendo di mio persona che adora le sperimentazioni, l'infrangere le regole, la creatività. Ma quello di La Gioia non è infrangere le regole: è semplicemente non essere adatto a scrivere un libro. Succede, non è un dramma. :-)

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    2. Lagioia tutto attaccato però :P
      Ho idee un po' combattute su quel libro, ho trovato alcune pagine molto belle e altre decisamente noiose, però ha un livello di analisi psicologica dei personaggi davvero notevole ed immagino sia stata quella a conferirgli il premio. Comunque qui si parlava di tempi narrativi e di ifrangere le regole, per questo ho portato l'esempio :P

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    3. E' vero, si scrive Lagioia tutto attaccato.
      Pensa quanto mi è rimasto impresso il suo libro che non ricordavo nemmeno come si scrive il suo cognome :-)

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    4. Coerenza e consapevolezza sono due punti di chiave che condivido in pieno in questo ambito. Mi azzardo a dire che proprio dalla mancanza di questi due aspetti distinguono l'autore creativo e audace da quello che fa semplicemente "come gli pare".
      Lagioia non l'ho mai letto, così a naso mi ispira poco, però l'esempio mi sembra calzante. E Wallace dimostra in pieno che se vuoi creare in modo libero, devi essere prima padrone dell'argomento.

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    5. Ecco, non è un romanzo che mi sentirei di consigliare ad occhi chiusi, per vari motivi, alcuni dei quali già citati sopra. Tuttavia chi vole fare lo scrittore non può limitarsi a leggere solo per diletto, anzi, a volte può essere utile capire i punti di forza e i punti deboli di altri autori.
      Quindi se ti capita magari prendendolo in biblioteca prova a dargli uno sguardo, può sempre tornare utile ;)

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    6. Sai che ultimamente invece ho proprio riscoperto il piacere di leggere per puro diletto? Non facevo altro che leggere in modo critico, non ne potevo più. Però sono d'accordo con te, lo scrittore deve fare anche questo, analizzare e "capire" gli altri autori, nel bene o nel male.

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    7. Guai smettere di leggere per puro diletto ;)

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    8. Anche Costantini ne "Il male non dimentica" utilizza il passato per il presente e il presente nei flaskback. Ne avevo anche parlato in una recensione, tempo fa, sul blog. :)

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    9. Mi incuriosiva, prima o poi lo leggerò ;)

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  3. Che cosa stupenda hai detto Maria Teresa quando dici "prima di oltrepassare i confini si devono conoscere".
    Conoscerli è bene, farsi ingabbiare da regole troppo rigide è male, malissimo secondo me. Giocare con le parole è la cosa più bella che possa esserci, è da lì che nasce la creatività ed è dalla creatività che nasce un buon libro.
    Anche io detesto gli editor che appiattiscono i testi, che frenano il fiume narrativo che necessita per forza di cose una fuoriuscita dagli schemi. Chi scrive in una maniera, personale, non è detto poi che non conosca le regole ma se si attenesse sempre alle regole il suo non sarebbe un libro, sarebbe un compito di scuola.
    Ho visto alcun disegni di Picasso quando era giovane. Sembravano delle foto tanta tecnica egli possedeva ma il successo gli è arrivato disegnando i volti nella maniera surreale che aveva scoperto. E non li disegnava così perchè non sapeva farli uguali a delle foto ma semplicemente perchè gli andava di farlo in quel modo. Di conseguenza sono pienamente daccordo con questo post: non facciamoci ingabbiare dalle regole, dagli schemi, dai binari troppo dritti. La vita è obliqua, storta. Anche i libri che la raccontano, per forza di cose, devono esserlo.

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    1. L'esempio di Picasso è ottimo, basta guardare questo video per comprendere il suo genio:
      https://youtu.be/WdKeoI1jFHM
      La differenza è che Picasso non si è limitato a violare le regole, le ha riscritte.

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    2. Concordo pienamente sul fatto che le ha riscritte

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    3. Piace anche a me l'esempio di Picasso. Arrivare a riscrivere le regole richiede ancora più coraggio e sicurezza di quello che fai.
      Io ho come l'impressione che per molte persone che scrivono, invece, esistono solo due modi di vedere le cose: o si attengono alle regole in modo maniacale, e quindi fanno del romanzo una sorta di compito, come dice Gierre, oppure ignorano completamente tecniche e regole perché non hanno neppure voglia di conoscerle. Non dico che dobbiamo diventare dei Picasso, ma almeno tentare una via di mezzo tra queste due strade...

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    4. Nel dubbio meglio i primi, non tutti diventano grandi artisti, ma almeno seguendo le regole si può essere bravi artigiani ;)

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  4. Personalmente, da sempre ritengo che le regole imbriglino la fantasia e la creatività di tutto ciò che è arte.
    Come lettore, apprezzo le storie "fuori dagli schemi". Del resto, gli "schemi" chi li ha inventati? Forse qualcuno che voleva "serializzare" la produzione e quindi il profitto?
    In un anno di "studio" credo di aver imparato che la STORIA ha la precedenza su tutto; il lettore vuole la STORIA, l'emozione, il divertimento, qualcosa da ricordare, qualcosa che lo tenga incatenato alla pagina.
    I manuali di scrittura creativa li scrive chi li vuole vendere, ma non sempre chi scrive un manuale ha davvero scritto e venduto almeno una STORIA. Oltretutto stanno riportando come regole qualcosa che poi ha funzionato per loro, ma non è detto funzioni per voi.
    Nello scrivere, le uniche regole valide sono quelle del linguaggio (della grammatica), inteso come forma di comunicazione col lettore. E' lui che deve capire cosa state dicendo. Nell'esempio di Maria Teresa, all'inizio è rimasta sconcertata dall'uso dei tempi verbali (perchè stavi leggendo con l'occhio di chi scrive ;) ), poi però ci sei entrata dentro, ed hai finito col goderti la storia. Probabilmente un lettore "normale" non se ne sarebbe accorto, tuffandosi direttamente nella trama senza domande.
    L'importante è che questa "deroga" alla regole sia ferma, una scelta stilistica che viene mantenuta in tutto il testo, non a paragrafi alterni.

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    1. "Il lettore vuole la STORIA": una frase da stampare e attaccare al computer! Mi sono ritrovata a dirla anche io di recente a una persona che insiste nel fare dei suoi romanzi una specie di saggio mascherato.
      Purtroppo oltre ai gramma-nazi esistono anche quelli che usano le loro conoscenze di scrittura creativa per massacrare la creatività dei colleghi.
      Credo che un uso intelligente dei manuali di scrittura sarebbe quello di piegare le tecniche a proprio uso, non il farsene ingabbiare. Speriamo di arrivare a farlo prima o poi... :)

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    2. "Il lettore vuole la STORIA"
      Non tutti, almeno credo: premetto che quella che segue è una teoria tutta da verificare. Possiamo dividere i lettori tra quelli dominati dall'emisfero destro e quelli dominati dall'emisfero sinistro (del cervello). I primi cercheranno la storia (intreccio originale, sviluppo imprevedibile, ecc.), i secondi le emozioni (quindi ad esempio personaggi forti, ben caratterizzati, parti emotive, stile particolare).
      Un autore bravo dovrebbe provare a dare qualcosa ad entrambi.

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    3. Scusa, per STORIA io intendo trama + personaggi. :)
      Li ritengo inscindibili. Un personaggio forte, ma che non si muove, non genera una storia. Una trama fitta ma con personaggi inconsistenti non genera una storia, perchè non è verosimile.

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    4. Sai che non ne sono così convinto? Non per tutti i lettori, ovviamente, ma ci sono storie banali e scontate, ma scritte in modo comunque da attirare alcuni lettori. Ci sono anche romanzi dove la storia è assolutamente secondaria, eppure funzionano.
      Però come dicevo sopra è una mia idea non verificata ;)

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    5. Anche io avevo inteso l'affermazione come trama+personaggi. Comunque, sì, è possibile che esistano lettori che cerchino cose diverse come dici. Io per esempio guardo molto alla trama, deve stimolarmi almeno un po' come intreccio, ci deve essere qualche mistero da risolvere o suspense, o finirò con l'annoiarmi a prescindere dai personaggi e dalle emozioni che suscitano.

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    6. Io invece mi sono allontanato un po' dai romanzi fatti solo o prevalentemente di trama (non che non li legga, eh) perchè alla fine mi lasciavano poco.
      Appunto, lettori diversi ;)

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  5. Sperimentare fa sempre bene, ovviamente tenendo presenti le regole base della scrittura, altrimenti l'esperimento, secondo me, non produrrà niente di buono :)

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    1. Assolutamente d'accordo. Sarebbe anche da definire quali sono le regole base da rispettare a tutti i costi e su quali poter giocare liberamente...

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  6. Per una come me che ha scritto un racconto intitolato Il rispetto delle regole con l'intento di comunicare che le regole spesso è bene infrangerle non posso che essere d'accordo.
    Nella scrittura può essere lo stesso come nella vita. In questo periodo sto leggendo un libro che alterna la prima e la terza persona, all'inizio mi è sembrato strano ma ora più leggo più resto invischiata nella trama del romanzo, non riesco a staccarmi.
    Anche questa scelta è piuttosto originale non trovi?

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    1. Sì, lo è. Tempo fa ho trovato anche io un romanzo che faceva un uso bizzarro dei punti di vista, e anche allora la parte di me "critica" ha sobbalzato. Ma alla fine conta il risultato. E poi vedo che i lettori che non scrivono sono molto permissivi, siamo forse solo noi a farci problemi che non esistono :)

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  7. Avrei difficoltà, non solo a scrivere, ma anche a leggere, testi del tipo che hai citato nell'esempio. Ho bisogno di periodi più lunghi, su cui potermi adagiare. Con una scrittura tutta punteggiata in quel modo ho come la sensazione di viaggiare in auto su una strada accidentata: uno scossone dopo l'altro.

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    1. In generale anche io preferisco una scrittura più fluida, ma devo dire che in questo caso le frasi brevi creavano l'effetto giusto, di ansia e confusione mentale. Tieni presente che il tizio aveva appena ammazzato la moglie...

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  8. Bisogna creare un linguaggio personale, sperimentare, cercare di essere comprensibili ma non prevedibili, originali ma non astrusi. Secondo me è giustissimo. A me piace giocare con le parole, però è inevitabile attendersi che non a tutti i lettori piaccia. Soprattutto certi lettori che, più che lettori, sembrano professori di grammatica con una talebana ossessione per le regole codificate.

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    1. I lettori non sono tutti uguali, certo. C'è chi è più aperto di fronte alle sperimentazioni, chi si comporta come dici tu. Alla fine dovremo accettare di non piacere a tutti, soprattutto se proviamo ad andare controcorrente.

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  9. Io nemmeno ci provo a essere più coraggioso perché conosco bene i miei limiti. Mi limito a scrivere le mie storie, e basta. Ammiro invece gli autori che passano da un genere all'altro, oppure che "osano"; ma non fa per me.

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    1. Eppure io trovo la tua scrittura piuttosto originale o comunque "riconoscibile". Si può essere fuori dai binari pure senza esserne consapevoli ;)

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  10. In scrittura tutto si può fare, a patto di saperlo fare e di averne consapevolezza. Io conosco i miei limiti e quindi oltre a un certo grado di sperimentazione non mi spingo, ma onore al merito a chi ci riesce.

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    1. I limiti ci sono per tutti, l'importante è non crearseli da soli. Voglio dire, è chiaro che ognuno di noi dà il meglio con un certo stile e in un certo ambito, questo va rispettato. Ciò che contesto è il farsi frenare, se abbiamo voglia di andare oltre.

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  11. Va da sé il fatto che un autore debba conoscere le regole della grammatica. :-) Assodato questo, ben vengano quegli autori che infrangono le regole. Succede lo stesso in campo artistico: qualunque scelta controcorrente viene vista con sospetto, sia per una forma di pigrizia mentale insita nell'uomo sia perché, a volte, la cosa avviene troppo in anticipo sui tempi. Difficile che un artista sia apprezzato in vita, come fu Caravaggio, altro grande rivoluzionario!

    La parola d'ordine è comunque "chiarezza", almeno per quanto mi riguarda, sia come lettrice che come autrice. Poi si può fare tutto. Chiarezza nei punti di vista, nei dialoghi, nelle ambientazioni. Sto giusto leggendo un romanzo considerato una pietra miliare (appartenente ai famosi elenchi dei 100 libri da leggere): "La condizione umana" di Malraux. E' un romanzo che narra una storia molto complicata anche a livello politico, cioè l'insurrezione operaia a Shangai nel 1927, e il tutto peggiora con uno stile denso e involuto. Sarà un libro di qualità, ma a me uno stile così non piace per niente.

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    1. Giusto, la chiarezza. E' anche una questione di rispetto per chi legge, farsi capire, al di là delle possibili libertà che possiamo prenderci. D'altra parte io noto spesso che i lettori sono molto più elastici e aperti di quanto li facciamo e di quanto siamo invece noi "addetti ai lavori".

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  12. Sono perfettamente d'accordo con te. Trovare un equilibrio tra l'imparare le "regole" e fare di testa propria non è facile, ma è necessario. Pensa che anche nella pratica delle arti marziali se ne parla: nel tai-chi l'allievo impara le regole, le applica con costanza per anni, ma arriva il momento (un momento che per noi occidentali non arriva quasi mai, purtroppo) in cui le abbandona, e in un certo senso torna alla naturalezza originale, solo con un bagaglio di conoscenze che lo ha cambiato. Anch'io sono arrivata alla nausea per gli aspetti tecnici della scrittura, e sinceramente non so se riuscirò a scrivere più di questo argomento! Anche per questo motivo il mio blog è molto silenzioso in questo periodo.

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    1. Hai fatto un parallelismo molto saggio e rincuorante! Di certo arrivare a un nuovo equilibrio non è facile, può darsi che sia necessario passare per una fase di nausea, cosa che sta capitando anche a me. A volte ho l'impressione di rincorrere una formula magica, senza riuscire mai a catturarla davvero.
      In merito al tuo blog, devo confessare che mi manca. Magari dovrai reinventarti un tuo nuovo modo di bloggare, al di là delle tecniche di scrittura, ma spero che lo farai! :)

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    2. Grazie! Bloggare in un modo nuovo mi piacerebbe molto, anzi, potrei dire che è quello che sto meditando di fare. Mi ostacola un po' il timore di cambiare idea di nuovo in corso d'opera. La libertà è la cosa più importante per me in questo momento, ma non mi piace dire "farò" e poi... non fare. L'ho sempre detestato! Ma forse in questo caso vale la pena di prendermi il rischio. :)

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  13. Ovviamente sono d'accordo, ma continuo a pentirmi delle scelte coraggiose che faccio e finisco per tornare sui miei passi.
    Per esempio, nel mio romanzo ho creato tre isole immaginarie a pochi chilometri di distanza da grandi città reali. Il mio primo beta-reader ha segato subito l'idea, dopo aver letto il primo capitolo, dicendo che non si può e non è il caso, consigliandomi di fare le mie ricerche e utilizzare posti che esistono realmente.
    Io non gli ho dato ascolto, ma se quando manderò il romanzo a tre o quattro beta-reader mi diranno tutti la stessa cosa, probabilmente farò marcia indietro.
    Tu hai mai difeso una tua idea coraggiosa, contro tutto e tutti?

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    1. Lasciami pensare... no, non ho mai provato quest'ebbrezza. Perlomeno non nella scrittura, nella vita sì :) Finora c'è sempre stato chi diceva no a qualcosa, ma venivo poi spalleggiata da qualcun altro. Però ci sono state delle scelte su cui mi sono intestardita e alla fine c'è stato chi mi ha dato ragione.
      Penso che andare controcorrente costi molta fatica, quindi bisogna esserne davvero convinti. Se tu credi nelle tue isole immaginarie, se le hai create per una buona ragione e pensi che siano un valore aggiunto alla storia, allora è giusto non farti condizionare da chi ti boccia l'idea.
      A volte si vacilla perché sotto sotto dubitiamo anche noi della scelta.
      In ogni caso, siamo su un terreno delicato...

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  14. Sai cosa mi dico sempre, che è anche il motivo per cui entro maggiormente in crisi? Qual è il momento giusto per dire addio alle regole conosciute? Cioè, quando posso permettermi di fare di testa mia e di agire secondo un gusto stilistico mio personale senza incorrere nella solenne bocciatura di editor e di pubblico? È facile essere Saramago e scrivere senza usare la punteggiatura, ma se lo fa Marina Guarneri che non è nessuno, quale credibilità mi costruirei? Dunque se l'esordiente per affermarsi non deve "sgarrare", il bel discorso sulle regole che vanno disattese appartiene alla nicchia, quella degli scrittori che hanno già un nome e possono permettersi di fare le capriole in aria mentre scrivono,

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    1. Il tuo dubbio è lecito, probabilmente le grosse "rotture" possono permettersele solo gli autori già affermati. Verrebbe da dire che noi possiamo osare fino a un certo punto. Però un pizzico di sicurezza in più non guasterebbe, secondo me. E poi mi domando... ma un Saramago per esempio ha mai scritto in modo normale? Forse è stato notato proprio per la sua unicità...

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  15. Se non conosci le regole non puoi sperimentare. Il rischio è di aver paura e la scrittura ne risente diventando rigida e poco spontanea. Io personalmente me lo dico continuamente: lasciati andare, sistemerai dopo. Ma non è così facile liberarsi di questa zavorra. .

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    1. Il giusto sarebbe infatti un sano compromesso, ma come hai detto non è facile... Da parte mia mi sto sforzando almeno nella mia stesura di non focalizzarmi troppo su questa zavorra e lasciarmi andare.

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  16. Ciao Maria Teresa, ti seguo sempre anche se non commento per non entrare nel solito circolo vizioso che mi incatena al web. Questa volta farò un'eccezione. Sono d'accordo con te, osare di più nella scrittura è in fondo una ricerca di stile, anche nell'imperfezione può diventare un punto di forza e un carattere distintivo. Non lasciamoci scoraggiare dalle bocciature. Il mio primo romanzo, in cui anch'io ho intervallato i tempi verbli, passando dal passato remoto, più narrativo, al presente, per mettere in evidenza i pensieri dei personaggi , fu stroncato da alcuni lettori severissimi del Torneo "Io scrittore"... naturalmente corsi ai ripari, allora, temendo la bocciatura nella fase finale. Oggi invece non lo farei più, e se non piace pazienza. Alla prossima

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    1. Ciao Rosalia, sono contenta di ritrovarti e ti ringrazio molto per aver lasciato traccia della tua esperienza.
      Sono del parere che con il tempo si acquisti una certa sicurezza e anche la capacità di difendere le proprie scelte, nel caso di bocciature. E' giusto arrivarci, soprattutto perché non è detto che il parere di certi lettori sia insindacabile. Anzi, come ho notato in altre occasioni, spesso chi scrive è molto più rigido, poco aperto alle novità.
      Mi piace quello che hai detto sulla ricerca di uno stile personale, la penso come te :)

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  17. Sono d'accordo che sperimentare e giocare con le parole sia un'ottima cosa. Se tenuta entro certi limiti. No, perchè in giro ho visto sperimentazioni tali da chiedere a Talia, Melpomene e Calliope di intervenire a salvarci!
    Diciamo che per fare esperimenti bisogna averne la capacità e la sensibilità per farlo. Altrimenti si rischia di produrre robe illeggibili e allora meglio rimanere sul classico, che in fondo in fondo non è poi tanto male.
    Io nel mio prossimo libro me ne sono permessa una, ma molto contenuta. :)

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    1. Adesso sono molto curiosa!
      Eh sì, esagerare con le sperimentazioni non è una buona cosa, soprattutto quando diventa una fatica leggere o capirci qualcosa. Poi va sempre fatta una distinzione tra chi è consapevole delle regole ma le ignora volutamente (per una buona ragione, si spera) e chi giustifica la sua ignoranza con una presunta sperimentazione :D

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  18. Esatto è proprio quello il punto. Dipingo ciofeche che maschero con correnti pittoriche innovative, se ti sembrano obbrobbri è perchè sei un buzzurro ignorante. Comodo, vero?
    Sei curiosa, eh? Ne parlerò (anche se non dirò che la uso nel mio prossimo libro) nel tuo guest-post per l'Arcani Tour (te lo invio tra qualche settimana, non me ne sono dimenticato, c'era un po' di fila prima di te...) :)

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    1. Ora sono ancora più impaziente di leggerlo. E non lo dico tanto per dire!

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