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Domande odiose #2 “Quando lo finisci?”

Secondo post dedicato alle domande da non fare agli scrittori, o quantomeno da fare con cautela. Dopo l'immancabile Ma è autobiografico?, ho scelto una frase che non manca mai di tormentarmi: Quando lo finisci?, riferito al romanzo che mi trascino da mesi, anni, o magari che ho appena iniziato.

Bisogna ammettere che questa domanda contiene in sé una certa ambiguità, perché potrebbe essere interpretata come una manifestazione di interesse verso ciò che scriviamo. Qualche volta lo è. Qualche volta chi ce la pone non vede davvero l'ora di leggere il frutto delle nostre fatiche. Ma più spesso non è così, soprattutto quando la domanda viene accompagnata dall'insopportabile sorella: Ancora quello?

Ebbene, lo ammetto, non sono una campionessa di rapidità quando scrivo. Sono consapevole di trascinarmi romanzi per anni. E spesso mi accade di essere colta da manie distruttive e dall'impulso di riscrivere tutto daccapo. O da fisime perfezioniste, per cui una revisione può durare mesi e mesi. Ammetto anche che avere il fiato sul collo mi innervosisce e che sotto pressione non sono mai stata in grado di dare il meglio di me. Ciò non toglie che la domanda quando lo finisci? mi urta i nervi, mi fa sentire una vera lumaca.

E ciò accade soprattutto in tre casi.

  • Primo caso, a farla è qualcuno che non scrive, e che è convinto che i romanzi vengano portati dalla cicogna, o scritti dagli gnomi durante la notte. Ovvero qualcuno che non ha la minima idea della mole di lavoro che c'è dietro una storia.
  • Secondo caso, a rivolgerci la domanda è qualcuno che scrive, e dunque dovrebbe essere consapevole che un romanzo richiede molta pazienza, sia per creare la trama, che per rivedere il testo. Dovrebbe... perché in realtà lo scrittore che chiede quando lo finisci? è anche quello che sforna un libro ogni due mesi e che non rilegge mai. O che ha fatto un patto con gli gnomi, che gli lasciano il libro sul cuscino la mattina.
  • Terzo caso, lo scrittore in questione non ha la minima idea di cosa significhi essere ossessionati da una storia, non conosce i tormenti a cui ti sottopongono i personaggi, quando vengono a bussarti pure nei sogni per ricordarti che le loro vicende ancora non hanno una conclusione.

Da un paio di anni a questa parte, consapevole della mia lentezza, ho preso a impormi delle scadenze precise, e finora sta funzionando. Ma sono periodi molto lunghi, sto parlando di un anno per romanzo. Infatti, sono convinta che delle storie di ampio respiro (non racconti o romanzi brevi, quindi) abbiano bisogno di un arco lungo diversi mesi per poter lievitare nel modo giusto. E dunque la domanda quando lo finisci? diventa priva di senso.

Ma vedo che non tutti la pensano come me. Sulla spinta di autori famosi, si celebrano tempi rapidi (i tre mesi di King per intenderci) e nascono manuali per scrivere romanzi in dieci giorni. Così come alla fretta ci spingono le necessità di marketing e i guru del settore che invitano a sfornare continuamente testi per non perdere lettori o finire in fondo alle classifiche.

Certo è che le due domandine quando lo finisci? e ancora quello? possono avere la loro ragione se è una vita che ruminiamo lo stesso romanzo. Ma il rispetto per l'autore dove lo mettiamo?

E poi c'è la cuginetta di queste domande, ovvero quando lo pubblichi?, questione sollevata di solito da chi non sa nulla dei tempi biblici dell'editoria e crede che i buoni editori facciano a gara per averti nella loro scuderia.

Ebbene, a volte diventa difficile per chi scrive rispondere nel modo giusto a queste domande. Difficile far comprendere che una storia va coccolata, che la Musa a volte se ne va in vacanza e ti lascia con foglio bianco, che è più facile trovare l'anima gemella che un buon editore, che “a volte uno scrittore cerca la parola giusta per ore”, che a volte ha la meglio il senso di inadeguatezza, e che la quotidianità si mangia tutto il tempo per scrivere. Sempre poi che la scrittura di un romanzo non si trasformi in una tele di Penelope.

La verità è che scrivere un romanzo è un esercizio di volontà, una prova di resistenza, una maratona non una passeggiata. E farlo capire a chi non scrive non è cosa facile.

Però devo ammettere che quando mi dicono che non vedono l'ora di leggere il mio prossimo romanzo è una bella soddisfazione!

Ditemi, anche voi trovate così snervante questa domanda?

Commenti

  1. Hai ragione, domanda pessima che nasconde la totale incompetenza di chi la pone. Spesso mi diverte osservare come gli editori dicono "ma qui tutti scrivono" ... Ma siamo poi sicuri che è davvero così ? Basta leggere ad esempio le pubblicazioni di qualche sito print-on-demand. Molti vengono classificati come libri o romanzi ma se andiamo ad aprirli sono opuscoletti di una ventina di pagine, raccolte di pensieri e riflessioni, diari personali. In altri termini non hanno la qualifica di "libro". Quindi è vero che tutti scrivono ma pochi scrivono libri. Perchè scrivere un libro è difficile, richiede tempo, lavoro, dedizione e per l'appunto "volontà". Quindi a chi mi chiede "ma quando lo finisci" d'impulso mi viene da dire: "ma prova a scrivere tu un libro !"
    Questa incompetenza purtroppo danneggia anche chi scrive per davvero proprio perchè l'intasamento di manoscritti che si crea nelle case editrici è imputabile a questo ovvero ad un'offerta gigantesca che però se scremata contiene davvero una percentuale bassa di materiale pubblicabile.

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    1. E' vero che tutti scrivono, ma pochi scrivono "libri".
      Starebbe bene su un canva e fatta diventare virale, questa frase! ;)

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    2. Sì, vedo anche io in giro stralci di diari spacciati per libri e cose simili. E sono pienamente d'accordo sul fatto che queste manie per la scrittura danneggino chi cerca di fare del proprio meglio in questo campo. Ormai in ogni angolo trovi gente che ti dice "anche io ho scritto un romanzo". Poi vai a vedere e si tratta di una cinquantina di pagine di riflessioni personali senza un briciolo di storia. E loro sono i primi a chiederti "quando finisci?".

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  2. Io odio queste due domande. Il "Quando lo finisci?" alimenta la frustrazione per il mio lavoro, in quanto è il principale ostacolo al completamento del romanzo. I curiosi non si accontentano del "si fa quel che si può": viviamo in un mondo che ti vorrebbe perfetto.

    "Ancora quello?" mi snerva ancora di più, perché chi mi pone questo quesito solitamente non fa riferimento al romanzo a cui sto lavorando da un anno e mezzo a questa parte, bensì al romanzo che avevo iniziato quando frequentavo l'università, e che ho abbandonato da circa un decennio. Questa convinzione rimane nonostante abbia spiegato loro più volte che si tratta di un progetto nuovo. :D

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    1. Mamma mia, è successo anche a me che qualcuno mi chiedesse "ancora quello?" riferito a roba vecchissima :(
      Purtroppo è vero che tutto questo va a colpire là dove ci sentiamo già frustrati di nostro, perché un romanzo è un processo lento ed è fin troppo facile accusare stanchezza strada facendo. Facciamoci coraggio ;)

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  3. Purtroppo anch'io ho una lentezza mostruosa. Mediamente mi ci vanno 5/6 anni a romanzo, anche se devo dire che superato un certo punto di solito mi velocizzo.
    Per avere una spinta ho scelto delle lettrici beta a cui lo faccio leggere capitolo per capitolo, così ho lo sprone ad andare avanti. Per cui la domanda è sostituita da "quando finisci il prossimo capitolo?", che di solito si accompagna a "che voglio sapere come va avanti". Ovviamente tutto ciò è positivo ed è un'iniezione di fiducia e di voglia di continuare.
    Per cui a chi invece mi chiede "quando lo finisci?", rispondo sorridendo e dico "E chi lo sa!" :)

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    1. Anche io faccio come Silvia, e mi preoccupo solo quando non me lo chiedono ;)

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    2. Ho sempre avuto un certo timore di dare a qualcuno da leggere capitolo per capitolo, perché in effetti anche la domanda "quando finisci il prossimo capitolo?" potrebbe farmi sentire sotto pressione. Però questa volta sto provando a farlo, vediamo che succede... :)

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  4. Oddio, non mi hanno mai fatto questa domanda. Sarà che c'è poco interesse intorno ai miei romanzi? O che sono troppo veloce?
    Ai lettori la sentenza. Bacione bentornata Sandra

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    1. Per forza che non te la fanno, tu sei veloce!
      Grazie per il bentornata ^_^

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  5. Avendo fatto "coming out" da poco, io sono ancora alla domanda precedente. "Ma davvero scrivi? Ma scrivi sul serio? Ma quando hai imparato a scrivere?"
    "Alle elementari, come tutti credo..." :/
    Sono solo in due a chiedermi "quando lo finisci?", i due beta reader, quello dei racconti e quello del "progetto grosso". Loro me lo chiedono per entusiasmo e per spronarmi, ma sono ben consci del fatto che a differenza di Stephen King ho un lavoro a tempo più che pieno e non mi drogo (King stesso ha dichiarato di aver scritto un libro completamente fatto, nemmeno si ricorda come!).
    Del resto, come fanno a chiedermi "quando lo finisci?" se i miei stessi amici di vecchia data manco mi leggono il blog, racconti brevi compresi! E' meglio che non se la cercano la risposta: "Se io finisco il libro, poi tu quando lo leggi? Al mio funerale?" :/
    [oggi è acida, meglio se poso la penna, và]

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    1. Eh, sì, c'è anche il fattore "tempo che manca" da considerare, perché dall'esterno le persone pensano che passi tutto il tempo davanti al pc a scrivere!
      Pazzesco, ma anche io ho verificato che gli amici di vecchia data e le persone più vicine non leggono il blog! A volte la vita è parecchio ironica :)

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  6. credo ognuno debba avere i suoi tempi, e credo si debbano rispettare questi tempi... anche perché, almeno per quanto mi concerne, più mi dicono di fare una cosa, meno mi vien voglia di farla

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    1. Anche secondo me è proprio una questione di rispetto.
      E purtroppo mi capita lo stesso: se sento il fiato sul collo mi passa la voglia di fare qualcosa. Per fortuna almeno in quest'ambito non è così.

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  7. Vorrei aver la mail piena di lettori che me lo chiedono^^ Io credo che ricevere domande "fastidiose" sia uno dei mali minori del mestiere di scrivere. A propo, Maria Teresa, ma Stephen King non parlava di 3 mesi solo per la prima stesura?

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    1. Senza dubbio è uno dei mali minori ricevere domande fastidiose :) Forse l'aspetto peggiore non è tanto che ti vengano rivolte, perché nel bene o nel male riflettono interesse, quanto che spesso dietro questo tipo di domande ci sono una montagna di pregiudizi su chi scrive. Come appunto il fatto che un "romanzo di scriva da solo". Per il resto, meglio riderci su :)
      Sai che non ricordo se i tre mesi di King si riferivano alla prima stesura? Mi pare di sì. Ma sempre poco è!

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  8. Quanto mi ritrovo! Anch'io sono lentissima a scrivere e quando mi pongono la fatidica domanda sussulto ogni volta. Peggio ancora se me la pone mio marito che mi vede torturare i tasti del computer per ore e poi deluso mi chiede "hai scritto solo queste quattro pagine?" o "non l'hai ancora finito?".
    Povrri scrittori incompresi!

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    1. Già, poveri scrittori incompresi :)
      Purtroppo capita anche a me, soprattutto perché mi succede di produrre pochissimo ogni giorno. Molto tempo se ne va rileggendo le cose già scritte, correggendo o semplicemente progettando cosa viene dopo. Non è facile farlo capire a chi non scrive :)

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  9. Tutti quelli che hanno e/o mettono fretta (in qualunque ambito) io li faccio ASPETTARE. Devono rodersi, lentamente, di contrappasso e autocorrosione interna hihihi. Il "quando lo finisci?", il "e dopo cosa farai?" (quando non hai ancora finito di fare quel che stai facendo, chiaro), il "sì ma poi?" sono il nostro vero nemico odierno da sconfiggere: in tutte le sue forme. L'ho capito (che è diverso da "saputo")durante i miei ultimi 3 mesi in Bolivia, a mie spese, scoprendo che il nemico era dentro di me. Ora, se mi fanno quella domanda, oltre a far attendere la risposta per una generosa manciata di secondi, credo che mentirei, e risponderei come Kerouak: "Quanto ci hai messo a scrivere On the road?". "3 weeks". https://www.youtube.com/watch?v=3LLpNKo09Xk

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    1. La fretta è una grande nemica, in questo come in altri ambiti. Purtroppo è anche il tipo di società in cui viviamo che ci costringe a fare tutto di corsa, a essere multitasking, spesso con il risultato di non fare bene niente. Penso che nella scrittura in modo particolare sia necessario prendersi tutto il tempo che occorra per far crescere la storia.
      Sono curiosa della tua esperienza in Bolivia... Dicci di più.

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    2. Prima o poi lo farò. Anzi, piano piano lo sto facendo e prima o poi sarà pronto hehehe (e questo non è un modo per farti aspettare per punizione :-)). È proprio che non è così facile da spiegare! Ma, ci arriverò. Coi miei tempi, ecco ;-)

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  10. A me non piace a prescindere, non solo quando riguarda i manoscritti. Quando sto facendo una cosa sul lavoro, una commissione per la famiglia, sentirmi dire "Quando finisci?" mi infastidisce, mi da l'impressione che si abbia poca fiducia in me.

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    1. Idem, però se è il mio capo ammetto che un po' di ragione potrebbe anche averla, ma negli anni ho messo da parte un buon repertorio di risposta ad hoc ;)

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    2. Sul lavoro questa è una domanda insopportabile! Non solo testimonia poca fiducia, ma chi la pone non si rende conto di ottenere spesso l'effetto contrario.
      Davide, le tue risposte ad hoc sono riciclabili anche in altri ambiti o buone solo per il lavoro?

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    3. alcune sono specifiche del mio lavoro, ma altre possono essere universali ;) (poi tutto dipende da quanto ne capisce del tuo lavoro chi ti pone la domanda, meno ne capisce più libertà hai nel rispondere :P)

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    4. La mia risposta standard a questo proposito è "presto e bene non stanno insieme".
      Comunque secondo la mia esperienza, se non ci capiscono niente è pure peggio, perché non hanno la minima idea del tempo che veramente occorre per fare qualcosa. Però sì, almeno puoi dare risposte criptiche e fuorvianti :)

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  11. A me questa domanda non è mai stata fatta, almeno da altri. Sarà perché parlo molto poco della mia attività letteraria, sia nei discorsi normali che online, su social network o sul blog.

    Io in compenso mi faccio questa domanda continuamente, con l'aggiunta di "datti una mossa" :D ! Purtroppo sono una persona che tende a distrarsi facilmente e a non lavorare quanto potrebbe. Un po' è colpa dell'umore, che non sempre è quello giusto: spesso anzi ho intere giornate in cui sono nervoso e non ho voglia di mettermi a scrivere nulla. E' però anche colpa mia, di sicuro quella dell'umore non è una giustificazione così importante. Quindi si, mi da fastidio questa domanda se fatta da me stesso, perché dovrei sbrigarmi di più ma non sempre ce la faccio :) .

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    1. Ti capisco in pieno perché io sono stata per anni come te vittima degli umori e delle distrazioni. Ho anche scritto un post sulle mie "scuse per non scrivere"! Oggi tendo a farmi meno condizionare dall'umore, anche se le distrazioni sono sempre in agguato.
      A spronarsi da soli non c'è nulla di male :)

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  12. A differenza che per la domanda precedente, qui concordo in pieno, insomma, è come chiedere il peso o l'età ad una donna o "quanti megapixel ha la tua macchina?" a un fotografo ;)

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    1. Eheheh! Sì, è una domanda molto indiscreta e quindi da trattare come tale :)

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  13. P.S. l'unico che ha il diritto di fare questa domanda è l'editore (come è il dottore nel caso delle due domande alle donne :P) ma in quel caso tocca sul serio darsi una mossa ;)

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    1. Già! Se me lo chiedesse un editore, correrei a scrivere sul serio :D

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  14. Io ho ricevuto più che altro la cuginetta e l'amica della cuginetta: perchè non pubblichi prima QUELLO di QUELL'ALTRO?
    Quello che succede quando hai avuto un anno di super-produzione e ora ti trovi invaso dal materiale.

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    1. Beato te che hai di questi problemi ;)
      D'altra parte non mancano mai le persone pronte a dare consigli su cosa fare e come farlo :D

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  15. Io il mio primo romanzo lo sto trascinando da oltre otto anni (e non sono nemmeno vicino alla fine), quindi chi prima mi faceva questa domanda adesso si è ampiamente rassegnato :) A mia parziale discolpa, il romanzo in questione occuperà qualche centinaio di pagine, temo.
    La domanda, però, la intendo quasi sempre in senso positivo, non mi infastidisce, anzi forse mi serve proprio a spronarmi e incoraggiarmi a superare la mia leggendaria pigrizia e lentezza.
    Comunque mi sembra un ottimo suggerimento quello di porsi delle scadenze, dovrò decidermi a fare lo stesso.

    Stefano

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    1. Di autori che hanno impiegato anche dieci anni a scrivere il loro libro ce ne sono tanti, quindi sei in buona compagnia. Io sto rivedendo un romanzo che mi trascino da un decennio fa, come una tela di Penelope.
      Avere qualcuno che ti incoraggi è senz'altro positivo, ma non è facile purtroppo!
      Le scadenze aiutano davvero, soprattutto se suddividi il lavoro in piccole tappe, così sei spronato a continuare sulla base dei piccoli obiettivi conseguiti.

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  16. No, mi sembra una domanda più che lecita... anzi, un riscontro positivo che denota interesse!

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    1. Dici che è positiva anche la sorellina "Sempre quello?".

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  17. Questa è una domanda che in generale mi disturba perché non faccio altro che correre nella vita quotidiana e quindi se mi chiedono 'quando finisco' mi irrito a prescindere. Nessuno però mi chiede quando finisco di scrivere un libro perchè sono davvero pochi quelli che sanno che scrivo e continuo a pensare che sia un bene...

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    1. Lo capisco bene. Facendo mille cose in una giornata, ci sembra fuori luogo che qualcuno ci chieda come mai ancora non abbiamo finito il libro che di fatto non abbiamo il tempo di portare avanti! Sembra quasi una cosa ironica :(

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  18. Quasi nessuno ha un'idea dell'abisso che scorre tra il "quando lo finisci?" e il "quando lo pubblichi?", ma tutti sorridono comprensivi quando spieghi che non è così semplice, e intanto pensano "certo, se non hai talento...". :)

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    1. Già, anche questo è un aspetto dell'incomprensione tra chi scrive e chi non ha idea di cosa significhi pubblicare. Se vogliamo, ci fa sentire anche peggio del semplice "quando lo finisci?".

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  19. Eheheh! A me nessuno lo chiede!
    Che sia perché non gliene frega niente? Ma questo non è uno svantaggio: ti dà una libertà che altri possono solo: quella di fare a modo tuo, come vuoi. Niente domande, niente scocciature, niente ricerca di rispostacce velenose. :-)
    E riguardo la lentezza della scrittura di Anima di Carta: ricordi l'immagine del bradipo in uno dei miei articoli? Stessa cosa per me!

    Ciao!

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    1. La libertà è una grande cosa! Parlare dei propri progetti di scrittura ha vantaggi e svantaggi, ma effettivamente mantenere un po' di mistero intorno a ciò che scriviamo aiuterebbe a sentirsi più liberi.
      Devo dire che ormai ho accettato di essere un bradipo. E da quando l'ho accettato, mi sono un po' velocizzata ^_^

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  20. Sono d'accordo con te, domande insulse! A me capita spesso, un po' perché dal primo romanzo sono passati diversi anni (e qui ci può anche stare), un po' perché non si capiscono tanti meccanismi che, poi, a me scoccia pure spiegare. Purtroppo scrivere non è una passeggiata di salute, soprattutto quando si vogliono raggiungere determinati risultati e la cura, la dedizione spesso richiedono mesi, anni di lavoro. Il tempo a disposizione non aiuta ed è tutto un "vorrei ma non posso". Vallo a fare capire! C'è pure chi mi ha incoraggiato con un "dai, su, scrivi che aspetto di leggere ancora qualcosa di tuo" come se bastasse una pacca sulla spalla e il tono amicale per mettermi la penna in mano!

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    1. Dare spiegazioni in questo ambito è una cosa che stanca anche me. Soprattutto quando la gente fa confronti, poniamo, tra chi sforna libri in continuazione e chi, come noi, ha bisogno di un arco di tempo più ampio. Purtroppo le pacche sulle spalle non sono di aiuto concreto, però se sono sincere ben vengano :)

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  21. Sempre premesso che io non ho ancora iniziato a scrivere nulla, quindi non ho esperienze dirette nel campo delle domande odiose, conoscendomi penso che questa sarebbe proprio una delle domande più odiose che mi potrebbero fare.
    Io sono una piccola lumaca in tutte le cose, ho bisogno dei miei tempi, solo per scrivere un misero post di blog mi ci vogliono ore (per questo non riesco a sfornarne più di uno a settimana circa) e a complicare le cose ci si mettono gli impegni quotidiani a cui non ci si può sottrarre. Penso che una domanda del genere mi farebbe venire i nervi a fior di pelle e mi metterebbe in uno stato di profonda ansia, perché odio quando mi si mette fretta, specie riguardo ad una cosa mia, che sto portando avanti da sola.
    Tra le tre categorie di persone penso che mi irriterebbe di più sentirmi pronunciare questa domanda dal secondo gruppo: gli scrittori. Che scrivino un romanzo ogni due mesi o che ne scrivino uno ogni due anni, dovrebbero avere più di ogni altro la sensibilità per capire che non sono domande da fare.
    Ma a quanto mi pare di capire, non è così! ^^'

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    1. Anche io sono un tipo ansioso, sarà per questo motivo che simili domande mi danno tanto fastidio, nella scrittura come in altri ambiti. Il modo di reagire dipende a quanto pare soprattutto dal carattere.
      Sì, ahimè la sensibilità non è il forte di molte persone... che scrivano o meno! Speriamo che non te lo chiedano mai, allora :)

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  22. Già, come se finire fosse semplice, automatico, prassi consueta. Terminare di scrivere un libro, chiuderlo, è un atto di rispetto per la storia narrata e per ciò che doverosamente deve essere il suo finale.

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    1. E' quello che penso anche io. La conclusione di una storia è la fine di un percorso anche per chi lo scrive, in un certo senso.

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  23. Di solito la domanda nasconde interesse e impazienza nella lettura, e naturalmente mi fa piacere. Però mi mette anche in uno stato di ansia, perché mi ricorda i calendari di lavoro, e i miei sono da nodo scorsoio.

    Mi è capitato proprio di recente con mio marito in occasione dell'inizio della stesura del mio nuovo romanzo. Ne parlerò in un post nel mese di aprile, perché la sua reazione è stata: "Ma in questo modo non lo finirai mai!!!" Ad ogni modo la nostra è l'epoca della fretta - e della superficialità - non si concepiscono più i tempi lunghi di una volta. Adottare una via di mezzo è la cosa migliore.

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    1. Anche a me ricorda i calendari di lavoro. Infatti, nel periodo in cui avevo un lavoro a tempo pieno non riuscivo in alcun modo a impormi delle scadenze nella scrittura, anzi facevo di tutto per mantenere quest'attività libera da qualsiasi vincolo. Con il tempo sto imparando a vedere le cose in modo più equilibrato, ma capisco benissimo il tuo punto di vista.

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  24. In meno di un anno sono riuscito a finire la mia prima storia, me ne sono voluti più di due per la revisione, la correzione, la limatura e l'integrazione non sentendomi soddisfatto del risultato finale. Durante tutto questo tempo sono stato, come ben si può comprendere, molti pomeriggi davanti al portatile con la moglie che con 'gentilezze' mi ricordava che questo non è il mio lavoro e che anzi io il lavoro l'ho lasciato da qualche anno. Le altre domande, quelle perniciose che hanno aperto questa discussione sono arrivate quando per diversi mesi ho lasciato che la storia 'sedimentasse' per poterla rileggere quasi da estraneo. Confesso: proprio in questo periodo lo sto rileggendo perché ho sentito il bisogno di aggiungere quattro, cinque pezzi in vari punti che ritengo necessari per una maggiore comprensione.

    Ho sempre pensato a questi scrittori che sfornano un best seller ogni tre o due mesi, con un mini registratore in mano per dettare il loro romanzo e un certo numero di addetti che lo supportano e che scrivono e rileggono per lui il libro di cui non ha digitato una sola lettera... mi sbaglio? Senza contare un accurato editing e per quelli statunitensi una pubblicità martellante e scoppiettante, per esempio 'Le cinquanta sfumature (di vario colore). 'Gli piace vincere facile!' La pubblicità l'ho trovata in ogni rivista giornale o carta stampata che si voglia e finanche per televisione. Se fosse stato un neofita italiano a scriverlo pensate che avrebbe trovato un editore per pubblicarlo? E investire così tanto in pubblicità?
    Grazie

    Rosario

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    1. Eh sì, gli autori di cui parli hanno a disposizione editor, collaboratori e persone che si occupano della promozione. E, come giustamente rilevi, sono anche inseriti in una realtà diversa dalla nostra italiana.
      Sono convinta che se vogliamo puntare a realizzare un'opera di qualità sia necessario fare le cose con calma, anche a costo di non essere capiti da chi ci sta intorno. Nel rileggere il mio primo romanzo a distanza di molti anni, mi sono detta che avrei dovuto dedicargli molto più tempo e rimpiango di non averlo fatto.
      Grazie a te, Rosario, per averci lasciato la tua opinione!

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  25. Cara Maria Teresa, capisco che possa sembrare una domanda snervante, ma quando me la fanno io sono contenta, sia perché in questo modo qualcuno sta dimostrando un reale interesse per quello che scrivo, sia perché mi carica di adrenalina per la voglia di finire!

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    1. Penso anche io che trovare qualcuno che sappia spronarti nel modo giusto sia un dono da apprezzare. Se hai una persona così, sei fortunata ;)

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  26. Il "quando lo finisco"? Non mi preoccupa. Di solito riesco a rispondere, anche perché la mia mente ha bisogno di date di scadenza. Il "Quando lo pubblichi?" già è peggio. Ma il peggio di tutti è
    "Perché non lo pubblichi con Sellerio/Einaudi/Adephi?" come se l'unico problema fosse che io non ci ho pensato...

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    1. Dio mio, che domanda odiosissima! Per fortuna non me l'hanno mai fatta :) Purtroppo quando si tratta di questioni legate al mondo dell'editoria diventa davvero difficile far comprendere ai "profani" tutti i meccanismi che ci sono dietro una pubblicazione e che sfuggono al nostro potere.

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  27. Questa domanda non mi fa né caldo né freddo. Anche perché di solito a pormela è gente che non scrive o, se scrive, gente che preferisce poesie o racconti e che quindi non ha idea di quanto un romanzo sia più complesso. Anzi, credo che sia una domanda talmente idiota da farmi rispondere con noncuranza "l'avrò finito quando sarà finito"
    Mi irrita di più la domanda "Ma quand'è che pubblichi ciò che scrivi?", come fosse scontato che uno che scrive scrive per pubblicare. Molta gente non comprende lo scrivere per sé stessi o per il piacere di farlo, quasi fosse una perdita di tempo e che la scrittura debba essere puramente strumentale.

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    1. Hai ragione, è irritante quest'ultimo aspetto, ovvero quando le persone legano indissolubilmente la scrittura con la pubblicazione. A volte condividere il nostro "mondo di scrittori" con persone che non scrivono è una faccenda delicata. Sono in pochi a rispettare e comprendere tutte le sfumature di quest'attività.

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  28. A me non lo chiedono, sarà perché sono svelto... Nel senso che inizio più scritture insieme e di solito ci metto 4 anni per finire un romanzo, però avendone più insieme che scrivo, vedono una pubblicazione all'anno :D . O sarà perché non mi credono scrittore.
    Ti suggerisco la prossima domanda: "con chi lo hai pubblicato?" È la più infame di tutti, perché se non è un grande editore non sei nessuno. E devi stare a spiegare in 3 secondi come e perché l'editoria italiana funziona in un certo modo.
    Altra domanda: "ma quanto ci guadagni per ogni lilbro?" Questa è micidiale, ma non manca mai!

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    1. Scrivere più romanzi insieme sarebbe l'ideale anche per me, ma tu come ci riesci? Io non so davvero barcamenarmi tra più storie, ho bisogno di immergermi in una alla volta... Forse è una questione di allenamento?
      E' vero, "con chi lo hai pubblicato?" è insidiosa, perché a volte (forse non sempre) implica un certo giudizio. Per noi autori self è poi una coltellata!
      "Quanto ci guadagni?" è sicuramente nella lista di domande odiose di cui parlerò!

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