L'ispirazione non dipende da noi

 


Mi sarebbe piaciuto scrivere un post intitolato “Come ho vinto la crisi del settimo libro” o “Come ho ritrovato la passione per la scrittura” o qualcosa del genere. Ma sarebbe stato un cumulo di fuffa, perché ho constatato che non esistono modi miracolosi per ritrovare un'ispirazione perduta.

Ho terminato di scrivere e revisionare Dal passato, all'improvviso il 23 dicembre scorso. La parte finale era stata piuttosto impegnativa ed ero comprensibilmente stanca, quindi mi sono riproposta di prendermi un periodo di riposo prima di ricominciare a scrivere, anche in vista del lavoro di pubblicazione che mi aspettava. In realtà, non è andata così, perché subito dopo Natale ero già smaniosa di iniziare una nuova storia. Avevo in mente i personaggi e una bozza della trama e non ero in vena di aspettare. Così, verso la fine dell'anno ho iniziato subito a buttare giù i primi capitoli.

Nei mesi a venire però le cose non sono andate così lisce come mi aspettavo. La stesura procedeva a fatica e la storia non avanzava. Sono stanca, ho pensato. Devo solo riposarmi, concentrarmi su altro. E così ho fatto. Ho pubblicato il romanzo pronto, mi sono dedicata ad altre cose. Ma con il passare del tempo la situazione non è cambiata: mi mancava l'entusiasmo per dedicarmi al nuovo romanzo.

Un momento di magra è normale, mi sono detta a quel punto. Facendo delle ricerche, mi è capitato il post di una pittrice che ha stilato un diario dell'ispirazione, segnando ogni giorno a che punto era la sua creatività. Ho provato a fare una cosa simile, per capire se vi fossero anche per me alti e bassi più o meno costanti. E in effetti, ho osservato che l'ispirazione assume una specie di curva ascendente, raggiunge un culmine, per poi tornare a scendere, fino a una fase di calma piatta. Nel mio caso però i picchi nella prima parte dell'anno sono stati rarissimi e per lo più la marea era calante.

Fino all'estate ho provato di tutto nel tentativo di tornare a scrivere con passione. L'amore per la scrittura mi mancava terribilmente. Avevo una gran voglia di immergermi nella storia, entrare nella testa dei personaggi, ritrovare il piacere di scegliere le parole giuste per raccontare. Ma non ci riuscivo. 

Dicevo che ho provato di tutto. Sì, se andate su Google e cercate blocco dello scrittore troverete tantissimi consigli per ritrovare l'ispirazione. Peccato che nulla funzionasse davvero con me. Ho provato a ripensare in modo diverso alla storia, ho pensato a prendermi una lunga pausa, ho fatto mille cose in cerca della Musa. Ho anche pensato che potesse dipendere dalla storia in sé, e quindi ho provato a scrivere altro. Niente da fare.

L'estate poi ha dato il colpo di grazia. Giugno e luglio sono stati mesi infernali per la mia salute, poi ci si è messo il caldo e così via. Ciao, ciao scrittura. Tuttavia, non ho mollato neanche in queste condizioni difficili. Ogni volta che potevo, mi mettevo al computer, rileggevo i capitoli (nell'arco di otto mesi avevo scritto solo cento pagine), e tentavo faticosamente di andare avanti. I risultati erano scarsi. Forse ho esaurito la vena creativa?, mi sono chiesta. In tal caso, dovrò rassegnarmi a non scrivere mai più. Il settimo libro, magari non ci sarà.

E infine, il colpo di scena. L'ispirazione è tornata. Da un giorno all'altro mi sono ritrovata ad avere di nuovo una matta voglia di scrivere. Di colpo, mi sono svegliata innamorata della storia, in sintonia con le due protagoniste, ho capito quali svolte dare alla vicenda, è stato tutto uno scoppiettio di idee nuove. Senza motivo, senza preavviso, senza che avessi fatto nulla di speciale. Il giorno prima guardavo il monitor sconfortata, il giorno dopo digitavo sulla tastiera come una matta.

Perché questo improvviso stravolgimento? Non ne ho idea. La mia impressione è che non sia possibile premere un tasto per acquistare idee o voglia di creare, né esistono espedienti per attirare a noi la Musa. Se non credete in qualcosa di superiore, questa vi suonerà una scemenza. Io invece sono convinta che l'ispirazione sia uno stato di grazia che non dipende (del tutto) da noi, né dalle circostante esterne. Penso che possiamo sforzarci di essere ricettivi, possiamo fare del nostro meglio per sfruttare i momenti da dedicare alla scrittura. Il resto non è in nostro potere. Sono convinta che l'amore per la scrittura sia un dono da accogliere con gratitudine, quando arriva, e soprattutto da non dare mai per scontato.

Avete mai sofferto di una crisi d'ispirazione? E come ne siete usciti?

Commenti

  1. Ciao, Maria Teresa! Non mi ritengo una scrittrice (e forse questo è già il primo errore!), Anche se ho pubblicato un romanzo autobiografico e ne ho scritti altri tre che forse non vedranno mai la luce del sole, come si suol dire. A me capita sempre di attraversare dei periodi di "silenzio assoluto". La voce dell'ispirazione è dispettosa con me, si fa trovare sempre quando non la cerco e si nasconde quando invece la desidero con tutta me stessa. Semplicemente ho imparato a rispettarla e ad amare comune questo dono di, quando vuole palesarsi, approfitto pienamente, trascorrendo intere giornate a scrivere, nonostante la mia vita piuttosto incasinata. Spero e prego soprattutto che la sorgente "sacra" della mia ispirazione non si esaurisca mai e lo auguro anche a te. Buona scrittura, cara, e buona vita soprattutto ❤️

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    1. Ciao! Io penso che la voce dell'ispirazione sia dispettosa con chiunque! A parte questo, condivido pienamente ciò che dici sul rispettare questo dono, sia quando ci travolge (sarebbe davvero un peccato non approfittarne), che quando latita.
      Grazie infinite per il tuo augurio che ricambio di cuore, anche se non ti sei firmata e posso solo provare a intuire la tua identità ;)

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  2. Per il momento non soffro di crisi di ispirazione. Finito il terzo libro della serie, ne inizierò un altro. Sempre romanzo. Ma sono felice che tu sia riuscita a venirne a capo.

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    1. Grazie, Marco. E' bello sapere che sei sull'onda dell'ispirazione e hai già idee per il prossimo romanzo!

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  3. Più che di crisi di ispirazione soffro di crisi di tempo libero da dedicare alla scrittura! Scherzi a parte, qualche volta capita di non essere in vena e di procedere stancamente nella narrazione, come dici tu. Non ponendomi dei tempi da rispettare mi preoccupa poco un calo di energia di questo tipo, consapevole che prima o poi la voglia tornerà. Possono passare anni! L'anno scorso avevo un picco, come descrivi tu, e ho imbastito tre storie! Ero così entusiasta che non sapevo da che parte girarmi per proseguirle tutte. E infatti è durata poco. Sono tutte e tre ferme alle prime sessanta pagine circa (pagina più, pagina meno). Ho lasciato perdere, inutile stressarsi e mi sono lasciata conquistare da un saggio che mi scorre bene nelle vene e nella penna su temi a me molo consoni: sindacato, coaching, evoluzione, cambiamenti. Procedo con ritmi dettati sempre dal tempo tiranno ma procedo. Per dire che hai ragione tu, regole non ce ne sono. Forse l'unica regola che conta è essere pazienti con sé stesse (magari ci scrivo un post anche io)

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    1. Esatto, essere pazienti con se stessi è davvero importante. Forse è l'unica strada possibile. Fai benissimo ad assecondare i temi che ti stanno a cuore in questo momento, inutile forzarsi a scrivere di argomenti o storie che in una determinata fase della vita non ci prendono totalmente. Poi tornerà sicuramente anche la voglia di riprendere le tre storie che hai iniziato in un momento di grazia :)

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  4. Sono d'accordo con te: l'ispirazione è davvero uno stato di grazia da considerare con gratitudine. Si può scrivere anche in condizioni diverse, se si hanno energie interiori e fisiche per farlo, ma non è la stessa cosa, e soprattutto non è detto che ci si riesca. Io ho terminato la prima stesura del nuovo romanzo con piacere, scrivendo senza problemi. A quel punto, di solito, non vedo l'ora di iniziare la revisione, tanto che fatico a rispettare la pausa necessaria. Adesso che potrei/dovrei/vorrei iniziare la benedetta revisione, però, mi sembra che la scrittura sia lontana mille miglia da me. Mi rimboccherò le maniche, sperando di rientrare nel mood giusto, proprio come è successo a te.

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    1. Quando si tratta di revisione, l'ispirazione è sempre un po' latitante! Però è anche vero che quando ci si immerge (o re-immerge) nell'atmosfera della storia, tutto procede in modo più spedito e sono sicura che sarà presto così anche per te.

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  5. Credo che si vada a periodi, ho avuto momenti in cui pensavo continuamente alle storie da scrivere come un fuoco sacro che ardeva dentro, poi quando le ho "concluse" con la pubblicazione, inizialmente mi dedicavo ad altre storie da scrivere, dopo un breve periodo di riposo, ma piano piano ho allungato il riposo post scrittorio. È da alcuni mesi che cerco di scrivere la parte finale di un romanzo (Sorace n. 6) ma sto facendo fatica, salvo poi trovare qualche slancio quando non ho tempo e mi metto a scrivere a mezzanotte o alle sei del mattino prima del lavoro...
    L'ispirazione non arriva a comando questo è chiaro, anche se a me arriva spesso mentre leggo qualche storia che mi piace, o mentre leggo un articolo di cronaca oppure mentre guardo un film. Insomma è necessario aspettare il momento, ma poi non lasciarselo scappare...

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    1. Anche a me capita che l'ispirazione a scrivere scatti mentre sto leggendo qualcosa o guardando delle serie tv. Non so di preciso come funzioni, probabilmente è impossibile dirlo. Di solito sono determinati modi di scrivere o atmosfere originali a scatenarmi qualcosa.
      Per gli altri momenti, come dici, bisogna rispettare gli alti e bassi. Poi il finale di un romanzo è sempre impegnativo, quindi ti capisco benissimo.

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  6. Io sto vivendo una situazione diversa. Non scrivo nulla di nuovo dalla seconda metà del 2020 (ho pubblicato l'ultimo libro a novembre 2020) e sto benissimo così, anche perché era da qualche anno (almeno quattro) che scrivere era diventato una tortura, ma dovevo farlo, perché avevo delle serie da completare. E sono molto contenta di come le ho scritte, nonostante la crescente fatica. D'altronde, quando mi sento troppo "ispirata", finisco per non stare dietro alle mie idee e poi devo fare il doppio del lavoro per dar loro la forma che meritano.
    A questo punto del mio percorso di autrice, posso dire di aver scritto quello che volevo scrivere e al momento non ho altro da comunicare a chi sta dall'altra parte. Piuttosto, voglio impegnarmi a far sì che il mio "messaggio" giunga a più persone, anche per dare più senso a tutto il lavoro fatto e tutta la fatica che mi è costato.
    Nel frattempo, mi guardo intorno in cerca della mia nuova avventura, che forse coinvolgerà la scrittura o forse no. Mi rendo conto di essere nel bel mezzo di un periodo di transizione. Ne ho vissuti diversi nella mia vita e riconosco tutti i segnali. Solo che devo trovare ancora la prossima destinazione.
    Di sicuro ho un controllo marginale sul mio desiderio o meno di scrivere, ma in passato, fintanto che avevo preso un impegno nei confronti di una storia (che fosse un singolo libro o una serie), sono sempre riuscita a portarlo a termine nei tempi previsti, anche se non ero "ispirata". Ho sempre messo il dovere davanti al desiderio, anche perché, se dovessi basarmi su quest'ultimo, non farei proprio nulla. :)
    Adesso, per evitare di mettermi nelle condizioni di dover scrivere qualcosa fino alla fine (e quindi di soffrire!), ho deciso semplicemente di non farlo, anche se ho da parte almeno una decina di trame ben sviluppate (in un caso con tanto di outline completa delle scene) che attendono solo di essere scritte.
    Forse un giorno riterrò di avere di nuovo qualcosa da comunicare e mi imporrò di scrivere, ma fino a quel momento mi godo ogni istante in cui non scrivo. E va bene così. :)

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    1. Quando la scrittura è una sofferenza, è decisamente il momento di una pausa. A parte questo, direi che l'importante è vivere con serenità i periodi in cui non si scrive (per scelta o mancanza di ispirazione) e questa serenità trapela pienamente da quello che racconti. Magari hai dato tantissimo in passato e ora hai bisogno di pensare ad altro, far ricaricare le pile. O come dici tu, trovare la prossima destinazione. In ogni caso, grazie per aver condiviso la tua esperienza :)

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  7. Ciao Maria,
    leggendo quello che scrivi, mi sono rivisto. All'inizio anche io soffrivo molto di questa mancanza di voglia di scrivere, poi ho capito che è una cosa naturale.
    Col tempo ho capito che non puoi forzarti a scrivere ogni giorno, in alcuni giorni non scrivi, alcune volte riesci a scrivere solo poche frasi o rileggendo gli ultimi paragrafi, correggere qualcosa qui e là.
    Sono convinto che restando "vicino" alla storia in questo modo, il nostro cervello continua a lavorarci su anche quando non ci pensiamo, in modo inconscio, anche quando dormiamo.
    Così arrivano le soluzioni e le svolte che ci servono per riprendere la scrittura, un giorno ti svegli con la voglia di scrivere perché sai finalmente cosa devi scrivere e non ti staccheresti più dalla tastiera.
    Per il momento, questo è quanto posso dirti, spero ti sia di ispirazione ;-)
    Ciao,
    Renato

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    1. Sono d'accordo con te, Renato! L'inconscio può lavorare a una storia, anche quando ci sentiamo molto lontani da essa. Grazie per aver sottolineato questo aspetto che mi sembra davvero importante e non dovremo dimenticarcene!

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  8. Io che scrivo poesie ti posso confermare che è così, la scrittura è uno stato di grazia. Hai dato la definizione giusta. È come se una forza superiore ti investisse e iniziasse a parlare attraverso di te. È una forza che viene dal profondo della nostra coscienza, a volte per motivi sconosciuti, tace per lungo tempo. L’importante è non perdere la voglia di ascoltarla questa voce, perché prima o poi, si fa sempre sentire.

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    1. Ciao Caterina, grazie per aver lasciato la tua esperienza, è bello sapere che qualcuno ha la mia stessa visione. E sì, sono d'accordo che è davvero importante non perdere la voglia di essere ricettivi a questa voce, da non dare mai per scontata.
      (Perdona il ritardo nella risposta, ultimamente blogger infila nell'area spam i miei stessi commenti!)

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