Passa ai contenuti principali

Cristina M. Cavaliere presenta “Le Strade dei Pellegrini”

Sinossi


Dopo la battaglia di Uclès del 1108, lo schiavo cristiano Jamil la Colomba è ritornato in Marocco in compagnia dell’amorevole medico sufi Mandhur, delle donne guerriere e del bambino Karim. E, soprattutto, del principe Ghassan ibn Rashid, il suo signore: un misto di tenebra, luce e segreti inconfessabili. Insieme hanno cominciato a sciogliere il doloroso legame che li tiene avvinti.
È anche tempo per Jamil di rammentare la storia della sua fuga attraverso l’impero musulmano, anni addietro. La magnifica avventura si svolge tra deserti e gole, oasi e palmeti, tempeste di sabbia e piene inattese, vestigia di città romane, leoni e inseguimenti, ed è costellata dagli incontri con un enigmatico giovane che sembra sbucare dal nulla. Con il suo aiuto, il ragazzo attraversa lo stretto di Gibilterra, percorre l’Andalusia musulmana e raggiunge i territori dei Franchi.
Arriva così alle rovine di una fortezza sui Pirenei: Montségur. Là, lo aspetta una compagnia di cavalieri cristiani diretti in Italia allo scopo di reimbarcarsi per la Terra Santa. Tra di loro c’è suo padre, il conte fiammingo Geoffroy de Saint-Omer. All’uomo, però, è stato proibito da volontà superiori di rivelare la sua vera identità al ragazzo. Spetterà a quest’ultimo il compito di dissolvere le nebbie che si addensano sulla sua infanzia e riconquistare i ricordi perduti. Riuscirà nella difficile impresa di riconoscere in Geoffroy il suo vero padre?
Il romanzo è in bilico tra sogno e realtà, passato e presente, mondo terreno e regno celeste, visioni e concretezza, e in esso si snodano i molteplici itinerari dei protagonisti, sia spirituali sia geografici. Essi compiono il viaggio per eccellenza: quello della vita. Viaggio che sfocia per tutti gli esseri umani in un nuovo, enigmatico percorso… e che nel romanzo si traduce nel colpo di scena finale.

Cristina M. Cavaliere è mia ospite oggi con il suo romanzo  “La Colomba e i Leoni – Libro II, Le Strade dei Pellegrini”.

Sono molto contenta di poter parlare in questo spazio virtuale del mio nuovo romanzo storico e ringrazio dell’opportunità la sempre gentile Maria Teresa e voi commentatori per le domande che vorrete pormi. In realtà sono nervosa esattamente come se fossi presente in carne e ossa a una presentazione!

Le strade dei pellegrini è un romanzo storico-avventuroso ambientato attorno all’epoca della Prima Crociata nel 1099. Come ne La terra del tramonto, anche questa storia ha una rosa di personaggi principali fissi, che ruotano attorno a un protagonista-cardine. Si tratta di un giovanissimo schiavo quindicenne, rapito bambino dalle coste della Sicilia, e convertito all’Islam. Il suo nome è Francesco de’ Nardo, chiamato dai musulmani Jamil, e soprannominato al-Hamamat, “la colomba”. Lui è l’apparentemente fragile Colomba che dà il titolo complessivo alla saga, mentre i Leoni sono coloro con cui si confronta di volta in volta. Questo personaggio ha la facoltà di aprire un collegamento con il mondo superiore; una capacità che egli non sollecita, ma che gli viene incontro in maniera spontanea.

Le vicende del libro narrano la fuga di Jamil dal Maghrib – il Marocco, “la terra dove il sole tramonta” – nel 1104. Poiché egli è un essere speciale, tutto il percorso è costellato da incontri fuori dall’ordinario. Può trattarsi di un misterioso giovane che gli fornisce una mappa, o indicazioni salvifiche; l’apparizione di segni nelle foreste o in luoghi impervi; e il bene di avere compagni inconsueti con cui vincere il peso della solitudine. In questi momenti cielo e terra si toccano, e si schiudono portali dove il meraviglioso transita e fluisce.

Nella sua fuga il ragazzo passa lo stretto di Gibilterra e approda in Andalusia, che nel 1104 è ancora parte dell’impero musulmano. Da lì, cavalca lungo la costa e attraversa il confine dei regni cristiani. S’inoltra così in quel mondo che, pur frantumato in contee, ducati e marchesati, domina la parte opposta del Mediterraneo. Là, lo attende un incontro determinante: in una fortezza semidistrutta, Montségur, è accampata una compagnia di ex-crociati, che sta viaggiando alla volta dell’Italia, per imbarcarsi e ritornare in Terra Santa. Tra di loro c’è il conte fiammingo Geoffroy de Saint-Omer, che è il vero padre del ragazzo, e uno dei fondatori del futuro ordine dei cavalieri Templari.

E l’avventura riprende in mezzo alle loro fila, pur se nel viaggio reale di Jamil s’innervano altri percorsi: la sua educazione sentimentale, fatta di sete di conoscenza e curiosità; la riscoperta delle sue origini attraverso la lingua e i ricordi, rimossi a causa del trauma subito; la narrazione letteraria dove les chansons de geste, le leggende e la mitologia consentono una trasvolata fantastica; il cammino spirituale, aiutato in questo dal padre. Le vicende divengono come gemme incastonate nel cerchio d’oro di una corona regale; e la gemma più fulgida, ovvero il cuore del romanzo, narra della giovinezza dello stesso Geoffroy, della casata dei Saint-Omer, del suo addestramento di cavaliere, dei suoi amori e… di una donna che, come la luna, un giorno forse rivelerà la sua faccia oscura.

Lungo la Via Francigena le città e le chiese, gli abati e i feudatari, i contadini e i cavalieri contribuiranno a far rivivere i ricordi e ricostruire l’infanzia del ragazzo fuggiasco, così come ogni confine gli farà mutare pelle. Alla fine, Jamil non sarà più lo stesso, e ugualmente trasformerà tutti coloro che lo accompagnano… fino ad arrivare all’ultima, più sorprendente frontiera.

Cristina M. Cavaliere

Incipit


L’uomo dai lunghi capelli corvini, e dagli occhi colmi di scintille d’oro, afferra la pala che una donna-guerriero gli sta porgendo. La impugna saldamente e la fa roteare nell’aria, come farebbe con una scimitarra, per esercizio o per gioco; quindi conficca la punta dell’attrezzo nella sabbia, vi appoggia sopra la suola dello stivale e preme. La punta metallica entra nel terreno; poi, ad un primo movimento delle braccia, si solleva con il suo carico, lo butta di lato. La sabbia vola, soffice e dispersa; man mano che l’uomo arriva allo strato profondo, diviene più pesante e simile alla terra d’una fossa. L’uomo lavora con tale lena che, poco dopo, il sudore gli gocciola dalla fronte, rotola lungo le ciocche brune come perle dal filo di una collana, gli inzuppa la tunica. La stoffa s’apre sul petto a mostrare tracce di antiche ferite, che paiono incisioni d’un coltello o unghiate d’una fiera.
Ogni tanto s’interrompe e si deterge il sudore dalla fronte, quindi sorride a qualcuno che, a poca distanza, è seduto all’ombra del palmeto e lo osserva. È un ragazzo dalla pelle chiara.

Cartaceo in vendita su: 
L'elenco completo delle librerie è presente sul portale ibuk.
Blog dell'autrice: Il Manoscritto del Cavaliere

Commenti

  1. Io mi chiedevo che tipo di ricerche storiche sono state necessarie per scrivere un romanzo storico, e dove e come le hai effettuate.
    Per quanto riguarda i Templari, il loro attuale gran priore è della mia città (o almeno lo era quand'ero ancora all'università, ora non so se è ancora lui).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Eccomi! Innanzitutto ti ringrazio di questo tuo intervento, Marco. :-) Per rispondere, comincio con il dire che la difficoltà nel reperire il materiale dipende molto anche dal periodo in cui vuoi collocare la vicenda. Paradossalmente si sa molto di più degli antichi Romani e del periodo attorno al 1100 che è a cavallo tra l'Alto e il Basso Medioevo, e che cominciava a uscire da un periodo di fortissima crisi demografica, sociale ed economica. Di conseguenza le fonti sono piuttosto oscure e contraddittorie.

      Se si affronta un romanzo storico l'unico modo è, naturalmente, leggere moltissimi saggi prima. Per il periodo di cui tratto in questo romanzo mi avvalgo dei saggi dei più accreditati studiosi: Franco Cardini in primis, ma anche Alessandro Barbero, Chiara Frugoni e Massimo Montanari tanto per citare quelli di casa nostra. C'è da dire che sono appassionata del periodo, per cui se c'è una conferenza interessante cerco di andare, e sono anche iscritta all'Associazione Italia Medievale. Ho una raccolta di articoli di giornali e riviste raccolte religiosamente nei raccoglitori e divisi per argomenti. L'unico rischio nel leggere molti saggi è che questa prima fase è potenzialmente infinita! A un certo punto devi proprio forzarti, smettere di leggere e cominciare a scrivere.

      Non conosco molto i Templari di oggi, anche se so che ci sono dei circoli e delle associazioni.

      Elimina
  2. Wow, la trama mi sembra piuttosto attuale pur essendo un romanzo storico, mi incuriosisce molto, a maggior ragione perchè conosco l'autrice attraverso il suo blog e so quanto è brava. È prevista anche un'edizione eBook o ti fermi al cartaceo?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao, Giulia! Grazie del tuo commento e dell'apprezzamento. :-) L'editore prevede solamente la pubblicazione cartaceo, ma mi lascia di libera di creare un ebook in autonomia. Magari nei prossimi mesi potrei farci un pensierino, anche grazie ai consigli di Maria Teresa.

      Elimina
  3. Mi pare davvero un lavorone scrivere un libro del genere tra ricerche stesure e tutto il tour della pubblicazione. Quindi innanzitutto complimenti. Sarei curiosa di conoscere proprio i tempi che sono stati necessari .

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao, Nadia! Grazie infinite per il tuo commento. :-) I tempi sono lunghissimi, come ti puoi immaginare. Escludendo i mesi necessari per documentazione che, come rispondevo a Marco, sono potenzialmente infiniti e possono andare avanti anche anche durante la scrittura, ci vogliono da uno a tre anni per la stesura vera e propria. Per la revisione ci vogliono altri sei mesi. C'è da dire che, lavorando, il tutto si dilata enormemente! Però leggevo in un'intervista che anche per Hilary Mantel, la scrittrice a tempo pieno di romanzi storici, i tempi sono all'incirca i medesimi. Tra la prima stesura e la revisione bisognerebbe anche prevedere un periodo che io chiamo di decantazione, un po' come il vino nelle botti. Questo credo che sia necessario indipendentemente dal genere. Bisogna "dimenticarsi" del libro per quanto possibile e riprenderlo in mano a mente serena.

      Elimina
  4. A occhio direi che potrebbe adattarglisi senza forzature anche l'etichetta di catalogazione che ho rinvenuto sull'edizione inglese del libro di Alan Moore (tu sai di quale libro parlo, Cristina): Fantasy storico. Lo dico per pura strategia di marketing: a molti potenziali lettori potrebbe apparire più invitante rispetto a "romanzo storico".
    Un grande saluto anche a MT :-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se lo dici tu mi fido ciecamente, Ivano! :-) Per me le strategie di marketing sono misteriose come le rune celtiche, tuttavia penso anch'io che l'etichetta sarebbe più accattivante. Purtroppo il romanzo storico ha la fama di essere pesante per definizione, proprio come il Medioevo ha la nomea immeritata di periodo buio. Nel primo caso, dipende sempre da come si scrive un romanzo storico; e il Medioevo è stato un crogiolo straordinario di invenzioni e scoperte di cui godiamo ancora oggi.

      Elimina
    2. Pensavo appunto al potere respingente che ha su molti potenziali lettori la dicitura "romanzo storico".

      Elimina
    3. Ahimè, è proprio vero quello che dici!

      Elimina
    4. Bella idea quella di Ivano. Fantasy storico è un'etichetta perfetta anche per il primo della serie, quindi immagino possa esserlo anche per questo secondo. La presenza del soprannaturale lo colloca, penso, su un gradino diverso da quello dello storico puro.
      (Ciao Ivano :D)

      Elimina
    5. Sapete che comunque ci sono persone che storcerebbero il naso di fronte alla parola 'fantasy'? Come dire, non si riesce ad accontentare tutti! :-(

      Elimina
    6. Eh lo so, io sono una di quelle persone! In effetti bisognerebbe trovare la giusta definizione per i tuoi romanzi, "storico sovrannaturale" esiste?! :)

      Elimina
    7. Si potrebbe coniare una serie di generi mai visti prima d'ora, "cose che voi umani..." ;-)

      Elimina
    8. Se posso prendermi a esempio, io sono il primo che storce il naso davanti all'etichetta "Fantasy". Mentre "Fantasy storico" mi ha subito attirato.

      Elimina
    9. E se fosse "storico fantastico"? Una persona che conosco aveva assegnato questa etichetta per il suo romanzo, che ha basi storiche ma personaggi che non si incontrano propriamente nella vita di ogni giorno.

      Elimina
    10. Bello "storico fantastico" :) Ha il doppio vantaggio di mettere l'elemento storico al primo posto e di non evocare il fantasy che a quanto pare non è gradito a tutti. Che problema queste definizioni... :(

      Elimina
  5. Cara Cristina, vedo che hai prediletto una narrazione al presente. Intrigante!
    Come prima esperienza di lettrice di libri di amici blogger sto facendo quella di leggere "Bagliori nel buio" proprio di Maria Teresa, il tuo sarà sicuramente uno dei prossimi di questo anno di letture.
    Condivido il tuo pensiero riguardo all'accuratezza con cui lo scrittore di romanzi storici affronta la propria materia.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Cara Luz, rieccomi dopo una giornata all'insegna del Medioevo tanto per non smentire quello che ho detto più sopra, tra una visita guidata e una conferenza. Entrambe interessantissime: la visita guidata era alla chiesa di Sant'Antonio Abate, dove a Milano c'era l'ordine gli antoniani che curavano i malati affetti dal morbo del fuoco sacro; nel pomeriggio ho assistito a una conferenza sulla straordinaria figura della medichessa salernitana Trotula.

      Per ritornare sul pezzo, solo l'inizio e la fine del romanzo sono al tempo presente, come un cerchio che si chiude. Quando inizia la narrazione all'indietro, cioè il ricordo della fuga, ho usato il tempo all'imperfetto. Con il tempo presente ho voluto marcare nettamente una segmento temporale ben preciso. Sarei onorata se tu volessi leggere il mio libro, Luz!

      Elimina
  6. Non ho letto molti romanzi storici, ma in quei pochi ho apprezzato la capacità di unire la Storia, intesa come complesso di nozioni e avvenimenti del passato, a una storia, cioè alla vita di uno o più personaggi comuni che, pur fossero stati reali, non avrebbero avuto una citazione nei libri didattici.
    Da ciò che leggo nella presentazione, anche il tuo libro fa questo, cioè mostra un aspetto particolare di quella visione generale che chiamiamo Storia con un intreccio molto vicino all'individuo.
    Mi sono sempre chiesto quali vincoli o quali libertà uno scrittore di romanzi storici percepisce nel narrare la Storia in questo modo. Tu percepisci vincoli o ti ritagli delle libertà? Come li affronti?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Come prima cosa ti ringrazio molto del commento, Renato. Molto spesso mi vengono fatte le stesse domande che mi poni, cioè quanta libertà uno scrittore di romanzi storici si può prendere; e ti dico subito che è un quesito di non facile soluzione su cui mi sono arrovellata per un pezzo senza trovare una risposta certa. Quello che dico sempre è che il romanzo storico è un assurdo letterario, in quanto coesistono personaggi realmente vissuti e della cui esistenza si è certi con personaggi scaturiti dall'immaginazione dell'autore. Quello che può fare l'autore di questo genere particolare di narrativa è lavorare sui coni d'ombra della Storia, dove può avere margine di manovra, e lì inserire le parti di fantasia. Si domanda quindi al lettore un atto di fiducia, come se gli si dicesse: "Tu non sai quello che è vero e quello che potrebbe esserlo, ma io ti farò credere che è tutto vero." Qui sta l'abilità dello scrittore, nel rendere credibili personaggi ed eventi di fantasia come fossero dei camaleonti che assumono il colore della foglia dove stanno.

      Per fare un esempio calzante, il personaggio del conte fiammingo Geoffroy de Saint-Omer è realmente esistito e viene citato nei documenti del concilio di Troyes e da testimonianze scritte di suoi contemporanei, tra cui il vescovo Guglielmo di Tiro. Eppure sembra un fantasma, non ha una via dedicata nella cittadina dove nacque e non viene inserito nemmeno nell'unico albero genealogico che avevo trovato tempo fa. Da una parte è rischioso e indeterminato, dall'altra puoi sfruttare questo "non detto" per i tuoi fini narrativi.

      Con il romanzo sulla Rivoluzione Francese sto lavorando in maniera ancora diversa, perché si sa moltissimo del periodo essendo naturalmente più recente. Qui sto lavorando invece nel mostrare quello che accade dietro le quinte dei personaggi.

      Ho scritto una risposta chilometrica, ma ci sarebbe tanto da dire e l'argomento mi appassiona veramente molto!

      Elimina
    2. Non preoccuparti della lunghezza, so cosa significa scrivere per passione. Sei stata molto esaustiva, grazie.
      Ti auguro buon lavoro per il romanzo sulla Rivoluzione Francese.

      Elimina
    3. Grazie a te, Renato. Anche la Rivoluzione è un osso duro. Lì bisogna lavorare a mesi, se non a giorni in quanto tutto è estremamente concentrato a livello temporale.

      Elimina
  7. Molto bene. Brava Maria Teresa per la presentazione, come ho detto nel blog di Cristina il libro è in lista di attesa. Io divoro i romanzi storici. Intanto, Cristina, ti rinnovo gli auguri per una massima diffusione del libro.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie mille della fiducia, Max, e del commento che hai lasciato in contemporanea sul mio blog. Il romanzo storico è impegnativo, ma dà moltissima soddisfazione. A presto!

      Elimina
    2. Grazie Massimiliano, sono contenta che la presentazione di Cristina sia piaciuta, ed è tutto merito suo!

      Elimina
  8. Un lavorone pazzesco, Cristina: ti rinnovo i complimenti, del resto sai bene che il tuo romanzo è già sul mio comodino in attesa di essere iniziato! Ma faccio i complimenti anche a Maria Teresa per la splendida presentazione e per il suo curatissimo blog!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie a te di essere passata anche di qua a leggere e a commentare. Il lavoro per scrivere un romanzo storico è pazzesco, sì. Dietro la scrittura di un romanzo di questo genere ce ne sono almeno due o tre, considerato il lavoro di documentazione e anche di revisione, e taglio conseguente di scene non strettamente necessarie.

      Condivido il fatto che Maria Teresa abbia un bellissimo blog. Vale la pena di visitarlo a fondo!

      Elimina
    2. Grazie a entrambe per i complimenti!

      Elimina
  9. Mi sono trovata a leggere il post... senza leggerlo per non spoilerarmi niente, visto che ho iniziato il romanzo ieri! Ho letto poche pagine, ma l'atmosfera mi ha ripresa subito, fin dalle prime righe. C'è un terzo libro in giro, vero? ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazia, il tuo commento sul fatto di essere ricatturati è una delle frasi migliori che un autore possa ascoltare. Mi hai illuminato la giornata! :-) P.S. Il terzo libro "è", quindi anche se per ipotesi dovessi andare al Creatore... ;-)

      Elimina
    2. Per ipotesi, preferisco parlarne con te per le nostre vie usuali. ;)

      Elimina
  10. Approfitto per ringraziare tutti per i bei commenti e la partecipazione a questa mia prima presentazione virtuale. Buon proseguimento di settimana con tutte le vostre attività professionali e letterarie!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie a te per aver partecipato, Cristina. Ti auguro che questa sia la prima di tante presentazioni (dal vivo!) e di un felice viaggio per il tuo romanzo.

      Elimina
  11. Non potevo mancare, Cristina! Leggendo i primi capitoli avevo intuito che in questo libro Jamil avrebbe avuto un ruolo fondamentale. E ora, dopo questa presentazione, non vedo l'ora di procedere nella lettura per farmi catturare da questo personaggio come è avvenuto nel primo volume con Ghassan e Mandhur. A proposito di definizioni di genere...tu sai che io sono una di quelle che si eccita di fronte a "romanzo storico" e storce il naso di fronte a "fantasy", però anch'io, in passato, per presentare il mio romanzo a un concorso, l'avevo definito di genere "fantastorico". :-)

    RispondiElimina
  12. Grazie di essere passata a lasciare un commento, cara amica. Jamil è un personaggio importantissimo, solo che è meno "appariscente" rispetto a personaggi più complessi e tenebrosi come Ghassan o più amabili come Mandhur. Come tutte le persone speciali, lo si scopre un poco per volta.

    La tua proposta di "fantastorico" mi sembra un'ottima definizione! A proposito, ti ho lasciato un commento su "I delitti della primavera" sul mio blog. A presto.

    RispondiElimina
  13. Ultima per ragioni indipendenti dalla mia volontà, non chiedo nulla perché conosco Cristina e so bene quale sia il suo metodo di lavoro, conosco, anche se mi stupisce sempre, la sua capacità di affrontare e portare a termine progetti a dir poco ponderosi, ammiro la sua lucidità e il suo potenziale lirico: lucidità e lirismo, che sembrano termini contrapposti, sono forse la chiave per definire il suo tipo di romanzo storico. Fantastico mi sta bene, fantasy no. Per adesso complimenti e abbracci.

    RispondiElimina
  14. Non dev'essere facile scrivere un romanzo storico, immagino che la ricerca e il tempo impiegato nei vari approfondimenti non sia poco! Sembra molto intrigante in ogni caso, vi faccio i miei complimenti per il libro e l'articolo :)

    RispondiElimina

Posta un commento

Ogni contributo è prezioso, non dimenticarti di lasciare la tua opinione dopo la lettura.
Se commenti per la prima volta, ti consiglio di:
1) accedere all'account con cui vuoi firmarti
2) ricaricare la pagina
3) solo allora inserire il commento.
Se vuoi ricevere una notifica per e-mail con le risposte, metti la spunta su "inviami notifiche".
(Ti prego di non inserire link, altrimenti sarò costretta a rimuovere il commento. Grazie!)