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Federico Povoleri presenta “Le ombre”


“Le Ombre è il titolo del romanzo che vi propongo quest'oggi. Della sua nascita ce ne parlerà come sempre direttamente l'autore, Federico Povoleri.


Sinossi

Lucas Moro credeva di avere una vita perfetta; una bella moglie, un lavoro prestigioso e tutti gli inutili feticci della modernità a colmare i vuoti della sua esistenza. Ma dopo un improvviso licenziamento, gli appaiono ombre demoniache e paurose che sembrano scaturire dalle antiche pietre di Venezia. Ombre che seguono le persone e che soltanto lui riesce a vedere. La società lo ha alienato al punto da trasformarlo in uno psicopatico? Sta diventando pazzo o la città dei Dogi custodisce un indicibile segreto? 


Non è stato facile avvicinarsi alla scrittura di un romanzo nonostante le mie competenze e la mia esperienza nel campo della narrativa. Ho lavorato per molti anni come sceneggiatore di fumetti affrontando tutti i generi letterari, ho studiato cinema e ho tenuto lezioni di narrativa presso i licei della mia città; ma il giorno in cui ho deciso di confrontarmi con un romanzo è iniziato un piccolo dramma. La mia esperienza, invece di accorrere in mio soccorso si è improvvisamente rivoltata contro di me; anni di lavoro e di contatto con autori e case editrici ma anche i fiumi di inchiostro versati mi avevano insegnato alcune regole e messo difronte ad alcuni paletti: “È già stato scritto tutto, non si potrà mai essere davvero originali”. È lo stesso assioma della musica: ciò che si poteva dire è stato detto e l’ultima voce in capitolo l’hanno avuta gli anni 60. Tutto ciò che è arrivato dopo è sempre e solo un rimaneggiamento e lo stesso si può dire del cinema e della narrativa. Inoltre, quando sei uno sceneggiatore di professione, conosci tutti i trucchi del mestiere, ma questi trucchi non ti rendono originale né ti assicurano di scrivere una bella storia, rischiano anzi di renderti uguale a molti altri professionisti: efficace magari, ma certamente stereotipato.

Se poi ammiri scrittori di statura immensa come Iosif Aleksandrovič Brodskij, Italo Calvino o Alberto Ongaro, ti viene naturale chiederti se abbia senso mettersi a scrivere un romanzo.

Però sapevo di avere qualcosa da dire e ricordavo le parole di Oscar Wilde quando definiva i due tipi di scrittori esistenti: la maggior parte sono quelli che scrivono per il guadagno e lui li definiva poco più che artigiani; poi c’è una minoranza che scrive perché ha qualcosa da dire e io sentivo di appartenere a questa categoria con il rischio però di trasformarmi in un artigiano. Con tutte queste premesse ho affrontato Lucas, il mio personaggio, e Venezia, la mia città. È stato un lavoro durato alcuni anni perché stavo combattendo una guerra contro me stesso, i miei automatismi, le mie sovrastrutture.

Il risultato è questo libro che a un certo punto ha virato dal percorso che avevo tracciato e sono felice che sia accaduto. Il processo creativo si è messo in moto nel momento in cui la storia ha preso le redini costringendomi a seguirla. Ho dovuto deviare dal sentiero che mi ero prefissato perchè il racconto ha assunto una vita propria e quando capita, è come un segno; devi abbandonare il tuo ego e iniziare a seguire la volontà del libro. È un atto di fiducia.

Lucas è un uomo dei nostri tempi; come la maggior parte dei suoi coetanei non è abituato a porsi domande, vive di automatismi, ha delle convinzioni che non derivano da un’autentica conoscenza ma fanno parte delle sovrastrutture imposte dalla società o dalle credenze popolari. È un alienato che non sa di esserlo, come la maggior parte di noi. È soltanto grazie a un evento traumatico che inizia ad avere paura. Una paura che prima poteva permettersi di nascondere sotto al tappeto, seppellendola tra abiti firmati e gadget del tutto inutili. Una paura che ora lo guarda dritto in faccia costringendolo a porsi per la prima volta, tutta una serie di interrogativi. Lucas vede cose che nessun altro riesce a vedere e non può più nascondersi. È pazzo? È diventato definitivamente uno psicopatico moderno? O forse ha accesso per la prima volta a un mondo più vasto? Dovrà imparare a lottare perché non esistono diritti o risposte acquisiti automaticamente; questa è la prima menzogna della società in cui vive.

Federico Povoleri

Incipit

Tic Tac… Tic Tac… Tic Tac…
“Rumore sgradevole” pensò Lucas Moro, “appena sopra la soglia dell’udibile”. Un ticchettio che in condizioni normali si confonderebbe nell’inascoltata moltitudine di suoni ambientali; tuttavia, in quella piccola stanza, risultava amplificato. Tra le quattro pareti bianche, generava una eco profonda.
Lucas si chiese da dove provenisse quella ritmica molestia che scandiva i secondi, mentre sprofondava sempre più lo sguardo nella volta notturna del quadrante dell’orologio da parete. Una circonferenza perfetta che conteneva un abisso di oscurità delimitato da astri fluorescenti blu cobalto che, invece di fornire coordinate celesti, si limitavano a indicare punti temporali. Due comete dello stesso colore e della medesima intensità, originavano da un punto comune al centro del buco nero per poi divergere leggermente durante il loro cammino, dirigendosi con decisione verso i corpi astrali delle 12:10.

Cartaceo in vendita su: Amazon; IBS e altri store online.
Sito dell'autore: Venice video art

Commenti

  1. Ho idea che questo Luca Moro sia emblematico di un'umanità sempre più sulla soglia della follia. Si prospetta una lettura molto interessante.

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    1. Grazie Nadia, se dopo la lettura vorrai condividere le tue impressioni, ne sarò felice.
      Federico

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  2. Sembra un libro molto interessante! Mi piace quando scrivi "ho affrontato Lucas, il mio personaggio", perchè è molto diretto, coinvolgente. Bello anche il fatto che a mano a mano la svolta creativa è arrivata, bello quando meno che te lo aspetti arriva l'idea, il colpo di genio che ti fa andare avanti in maniera inaspettata! ANTONELLA AEGLOS ASTORI

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    1. Grazie Antonella, ti dirò che c'è stato un momento in cui ho deciso di mollare la presa. Quando mi sono reso conto che l'idea di avere il controllo era ossessiva e forse anche un pò stupida, sono venuto a capo di tutto. :-)
      Federico

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  3. Un evento traumatico, come perdere il lavoro, può far cambiare tutte le prospettive e mostrare le ombre di una società che fa paura...trama interessante, bella la descrizione del percorso creativo dello scrittore, è vero tutto sembra sia già stato scritto , ma c'è sempre un modo diverso di raccontare.

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    1. Il percorso creativo rimane un mistero insondabile, almeno per me. La tecnica e l'esperienza sono certamente importanti e spesso fanno la differenza ma puntare esclusivamente su questo è un errore. Hai ragione nel dire che c'è sempre un modo diverso nel raccontare ma credo che l'elemento cardine del continuare a scrivere (così come comporre o filmare) sia, quando non inteso in senso strettamente commerciale, la volontà di condividere, di trovare anime pronte a recepire o a stabilire un contatto invisibile.
      Federico

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  4. La trama sembra davvero parecchio interessante. Non resta che leggerlo per comprendere al meglio ogni aspetto di questo romanzo

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    1. Ciao Paolo, benvenuto sul blog e grazie per aver lasciato un commento. Penso anche io che questo romanzo abbia una trama interessante.

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