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Scrivere un romanzo, 13 cose che ho imparato in questi anni


Nel precedente post ragionavo sul fatto che i consigli relativi al mondo della scrittura sono in realtà da prendere con le pinze, perché ognuno di noi ha un approccio diverso e deve adattare l'attività dello scrivere alle proprie esigenze. Va da sé quindi che ciò che sto per dire può non essere valido per tutti. Sentivo però il bisogno di fare un punto su ciò che ho imparato nel corso degli ultimi anni e di cui parlerò come indicazioni generali o piccoli trucchi, nella speranza che possano tornarvi utili.

All'inizio di quest'anno ho cominciato a scrivere un nuovo romanzo, e nonostante si tratti del quarto (o del quinto se consideriamo un romanzo breve inedito) ho avuto qualche difficoltà all'inizio a capire come procedere. Sarà che era parecchio tempo che non mi dedicavo a una storia completamente nuova, perché ho passato gli ultimi anni a riscrivere/revisionare. Comunque, dopo una fase di incertezza iniziale il romanzo ha cominciato a camminare e giorno dopo giorno sta prendendo corpo, soprattutto grazie a ciò che l'esperienza mi ha insegnato.

1) Focalizzare subito il conflitto narrativo

Quando ho iniziato a scrivere questa storia (un noir senza elementi sovrannaturali), sono partita da un'idea che avevo in testa da diversi anni, sulla quale avevo preso appunti mentre ero impegnata a lavorare su altro. La prima cosa che ho fatto è stata scrivere una breve sinossi (mezza pagina) e farla leggere a mio marito, che mi ha detto: ma è tutto qui quello che sai della storia? Vero, sapevo proprio poco! Però avevo messo a fuoco il conflitto in modo chiaro. Un solido mattone intorno al quale ora sto costruendo la trama, pagina dopo pagina.
Il conflitto dunque è la base di tutto, a mio avviso. Nel mio caso si tratta di una donna che perde il marito in un misterioso incidente e vuole vendicarsi uccidendo il presunto colpevole, che però è una persona a lei cara.

2) Partire da un evento scatenante

Tutte le storie hanno un momento di crisi iniziale, una situazione che scuote il protagonista, rompe gli equilibri, manda in frantumi la sua vita. Questo momento per me è davvero fondamentale, perché dà la colorazione a tutta la trama. Nel caso specifico, l'evento che ho scelto era piuttosto forte (un lutto) e mi ha messa subito nella condizione di capire le conseguenze a livello psicologico e concreto. L'evento di partenza secondo me deve essere sufficientemente incisivo per immergere il protagonista in una situazione conflittuale, senza indugi.

3) Fissare dei confini

Possiamo anche non conoscere l'intera trama, ma a mio avviso è fondamentale fissare almeno dei paletti, un confine che circoscriva i fatti. Per esempio, nel mio caso ho deciso subito che la mia storia era un thriller psicologico senza alcun elemento sovrannaturale. Questo significava che non potevo permettermi virate paranormali, ma dovevo mantenere le vicende confinate nel reale.
Si tratta nel concreto di evitare l'insidia di una storia che a un certo punto comincia a sbandare rispetto al progetto originale, costringendoci a ripensare daccapo tutta la struttura.
Altro confine è quello ambientale: dove si svolge la storia? Anche qui ho visualizzato fin da subito un posto ben preciso, che poi si è concretizzato in un paese che esiste nella realtà.
E ancora: in che anno e in quale arco temporale si svolgono i fatti?
Collocare la storia da un punto di vista spaziale e temporale sono punti fermi molto utili affinché la trama percorra binari precisi.

4) Concentrarsi su una scena alla volta

Non so come funziona per voi quando scrivete, ma io ho bisogno di immergermi nelle atmosfere della storia, di ascoltare i dialoghi e di vedere cosa succede nella mia testa, prima di mettere nero su bianco il testo. Ho notato che concentrarmi a lungo su una scena specifica mi permette di fare un lavoro migliore. Questo significa che non vado avanti finché non ho approfondito la scena in tutti i suoi aspetti: dettagli ambientali, gesti dei personaggi, dialoghi, ecc. Per farlo mi serve di solito molto tempo e molti passaggi, cosa che rende il procedere più lento, ma alla fine ne vale la pena perché posso dedicarmi alla scena successiva senza distrazioni.

5) Usare le paure dei personaggi

Mettere a fuoco le paure dei personaggi più importanti secondo me è un passo fondamentale per costruire una trama coinvolgente. Far sì che i  protagonisti siano costretti a confrontarsi con ciò che più li spaventa a livello profondo, è il modo più immediato per scatenare empatia in chi legge. Dunque, individuare questi motivi di angoscia è uno dei miei primi obiettivi. Dopo si tratterà di agire con una certa spietatezza...

6) Il blocco dello scrittore è segno di idee confuse

A proposito del blocco dello scrittore si dicono in giro tante cose. Per quanto mi riguarda, se si arriva a un impasse nella storia il motivo è uno solo: non si hanno le idee chiare su ciò che abbiamo scritto o dobbiamo scrivere. Probabilmente è il caso di rileggere i capitoli precedenti e provare a cambiare qualcosa, perché se siamo a un punto morto forse abbiamo solo preso una via sbagliata. Il nostro intuito ci dice che la trama va ripensata. A volte basta davvero una piccola modifica per ripartire a ritmo spedito. Me lo ha insegnato l'esperienza, anche in questo caso.

7) Usare dettagli per creare tensione

Sapete che scrivo soprattutto storie di suspense, quindi generare tensione è per me essenziale. Ma so che qualsiasi tipo di racconto o romanzo dovrebbe contenere una buona dose di tensione per mantenere il lettore incollato alla pagine. Comunque sia, nel tempo ho capito che sono proprio i particolari a scatenare più inquietudine.

8) Ascoltare l'istinto (e non incaponirsi)

Di solito ascolto sempre l'intuito quando si tratta di scrittura, ma non è facile farlo sempre. Per esempio, nel romanzo che sto scrivendo, avevo descritto fisicamente uno dei personaggi principali in un certo modo (grassoccio, basso), perché mi sembrava razionalmente il tipo fatto così. Eppure nella mia testa continuavo a visualizzarlo in modo totalmente diverso (alto, ossuto, un po' legnoso) e non c'era verso di cambiare questa idea. Alla fine mi sono arresa e ho cambiato la descrizione, e quasi per incantesimo questo personaggio ha cominciato a sembrarmi più reale anche psicologicamente.

9) Usare il passato per dare spessore ai personaggi

Confesso di avere un debole per storie che si muovono lungo tempi diversi, attraverso flashback o ricordi. Finora in tutti i mie romanzi il passato ha avuto una grande rilevanza, quindi non poteva che essere così anche questa volta. Non ci saranno veri e propri salti all'indietro, ma il passato chiarirà i comportamenti dei protagonisti, come un tappeto che si srotola lentamente.

10) Far progredire la storia a ogni capitolo

I miei romanzi sono notoriamente lunghi e pieni di roba (descrizioni, personaggi, eventi, ecc.). Libro dopo libro però posso dire di aver finalmente imparato a fare economie di pagine, ripromettendomi di aggiungere in ogni scena e capitolo delle informazioni utili a completare il quadro o ad avanzare verso l'obiettivo finale. Va da sé che questo obiettivo bisogna conoscerlo...

11) Ogni piccola conquista ha un suo prezzo

Ancora a proposito di trama, un piccolo segreto che usano molti scrittori (e che sto adottando anche io di recente) è quello di far corrispondere un sacrificio o un prezzo da pagare a ogni conquista da parte del protagonista, piccola o grande che sia. Per esempio, in un giallo ogni volta che viene scoperto un indizio deve esserci un problema in più da decifrare o un costo tangibile al risultato, una perdita, una sofferenza, una conseguenza non piacevole. Ciò vale in misura ancora maggiore quando si arriva al climax. Avete presente quando nei film, qualcuno si sacrifica per salvare il mondo? Ecco, sto parlando di qualcosa del genere.

12) Porsi tante domande

Ho sempre avuto l'abitudine di prendere tantissimi appunti mentre scrivo un romanzo. Annoto ogni idea, ogni dettaglio che mi viene in mente. Ma la stragrande maggioranza di queste annotazioni in realtà riguarda le domande che vengono fuori strada facendo: dubbi che potrebbero sorgere in un lettore, curiosità o conseguenze logiche. Considero tali questioni come delle guide per costruire la trama, perché mi indicano i nodi che devo sciogliere, dal più piccolo al più grande.

13) Bilanciare fornire e nascondere informazioni

Qualche anno fa avevo scritto un post in cui mi chiedevo quanto rivelare al lettore. Nel corso degli ultimi anni ho capito che il lettore ha bisogno di avere informazioni nuove in continuazione, altrimenti si annoia. Allo stesso tempo deve anche capire che c'è di più, ci sono misteri ancora da scoprire. Si può ottenere questo effetto con allusioni, piccole anticipazioni, colpi di scena, rivolgimenti o situazioni ambigue.
* * * 
Questi sono i punti che sto cercando di tenere presente nella scrittura del mio nuovo romanzo. Comunque sia, penso che molto altro ci sia da imparare per me, perché la scrittura è un campo in cui non si finisce mai di migliorare o di scoprire strategie.

E voi, cosa avete appreso dall'esperienza? Raccontatelo nei commenti!

Commenti

  1. Che cosa ho appreso? Che è una faticaccia. Che bisogna pensare e riflettere un sacco (no fretta). Soprattutto, che è necessario buttare via tanto materiale. Perché come dicono i migliori: lo scrittore è quello che cancella ed elimina, non quello che scrive.

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    1. Concordo su tutto! Ultimamente prendo tantissimi appunti, raccogliendo idee varie, ma sono più quelle che scarto che quelle che applico al momento della scrittura. La fretta pure secondo me è una pessima consigliera in questo campo.

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  2. Dalla mia esperienza ho appreso che scrivo in base all'umore. Inizio anche più storie, mi concentro su una e poi dopo un po' di mesi, passo a quella che avevo interrotto.
    Soprattuto ho appreso che se non si ha chiaro il climax e il finale e in parte l'inizio (ma l'inizio puoi sempre cambiarlo) non inizio a parlare di romanzo che vorrei scrivere e meno che mai pubblicare.
    Ho appreso che oggi come oggi scrivere un buon romanzo ed editarlo per bene è una fatica immonda che porta a poco se non si progetta la vendita e, forse, bisogna smettere di scrivere e basta se la cosa non soddisfano molto i risultati (per tanti motivi), ma il demone mi possiede e ogni tanto riprendo a scrivere.

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    1. L'umore è anche per me (purtroppo) un fattore importante, anche se non riuscirei mai a passare da una storia all'altra come dici.
      Ti capisco in pieno quando parli di "demone". E' quello che spinge anche me a scrivere. E' un impulso che prescinde da tutto, anche dai risultati.

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  3. Per quanto mi riguarda, il blocco dello scrittore si impadronisce di me quando subentra la voglia di scrivere altre cento storie. Mi si accavallano tutte e faccio fatica a venirne a capo, per cui butto giù qualche idea, capitolo, parola anche di quelli e vedo di mettere pace al cervello. Se poi continuano a battibeccarsi tra di loro, mi prendo un periodo di pausa. Altre volte, al contrario, insisto sulla storia principale fino a quando non scompaiono le nubi!

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    1. Avere tante idee per delle storie è bello, ma capisco bene cosa vuoi dire. Ci si può sentire sopraffatti da tutto quello che si vorrebbe scrivere e mettere ordine in testa non è per nulla facile!

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  4. Post da salvare e tenere a disposizione. Tutti ottimi consigli che, se mai riprenderò a scrivere, terrò senza dubbio a mente. Grazie mille. :)

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    1. Grazie dell'apprezzamento, Silvia! Spero che tu possa riprendere a scrivere presto ^_^

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  5. Io credo che siano consigli ottimi i tuoi, dati dalla grande esperienza che ti sei fatta e che negli anni hanno portato a pubblicare bellissimi romanzi. Dunque consigli importanti, di quelli che meritano di finire nel manuale di scrittura, nella cassetta degli attrezzi.
    Io seguo l'ispirazione e sto cercando di imparare a progettare di più, ma ahimè trovo che quella della progettazione per me sia una dura strada in salita perché gli elementi che hai sottolineato si incastrino alla perfezione.

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    1. Grazie per le belle e incoraggianti parole, Nadia! Non so se possono essere indicazioni utili a tutti, ma avere dei punti fermi mi sta aiutando parecchio.
      Sulla progettazione, sai come la penso. Non è detto che sia la soluzione giusta per tutti, a volte è meglio lasciarsi guidare dalle intuizioni piuttosto che da una pianificazione a tavolino. Però indubbiamente a un certo punto è necessario "tirare i remi in barca" e capire se ciò che abbiamo scritto ha una sua coerenza.

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  6. Ciao Maria Teresa,
    bellissimo post. Come al solito hai centrato il punto per superare il blocco dello scrittore.
    Cosa ho imparato scrivendo? Hai due, tre settimane di tempo? Credo di no! Tuttavia una cosa importante l'ho imparata dopo la pubblicazione della mia prima storia. L'inizio è molto importante. Anzi, direi estremamente importante. Solleticate con l'inizio la curiosità del lettore nel tentativo di farlo arrivare fino in fondo con la voglia di scoprire pagina dopo pagine cosa succede e quindi prevedere dopo ogni colpo di scena un nuovo colpo da lasciare il lettore senza fiato ma con la voglia di scoprire il seguito.
    Facile? Niente affatto! Non basta la fantasia, concentrazione ed immedesimazione nella storia raccontata, ma anche un certo sapere per accrescere la suspense, di conseguenza un'accurata e profonda ricerca.
    O almeno credo.
    Grazie
    Rosario

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    1. Grazie Rosario! Capisco in pieno quello che dici. Il lettore ha bisogno di essere stuzzicato all'inizio, ma anche dopo, perché l'attenzione cala in fretta. Io me ne rendo conto quando leggo e divento facilmente impaziente se nella storia non succede nulla.
      Indubbiamente scrivere una buona trama richiede una fatica immensa!

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  7. Mi sembrano tutti ottimi consigli, alcuni già messi alla prova, altri meno (ma provvederò). Per quanto mi riguarda, ho imparato che le singole idee da cui si può sviluppare una storia sono spesso banali, ma se si riesce a combinarne due, la storia parte con una qualità diversa.

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    1. Un'osservazione interessante! Hai proprio ragione, quando si combinano due idee è come se scoccasse una scintilla. Forse è proprio questa chimica di elementi a rendere ogni storia unica.

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  8. Dalla mia esperienza ho capito che se scrivi divertendoti, il lettore si divertirà.
    Se nella parole senti tu per primo l'ansia per il divenire dei protagonisti, anche il lettore soffrirà con loro.
    Ugualmente se piangerai per l'emozione del lieto fine. Tutte le emozioni che lo scrittore mette nel testo, trapassano in lettura.
    Se scrivi di fretta, senza passione, tanto per essere pubblicato, il lettore non ti perdonerà facilmente.

    Nei testi brevi puoi lasciarti andare a seguire la storia e vedere dove ti porta nell'immediato.
    In un romanzo lungo e complesso, occorre un minimo di struttura per non perdere di vista la direzione e ritrovarci in una strada chiusa.
    Devo sapere da dove parto, il conflitto, e dove voglio arrivare, il finale, poi posso aggiungerci le tappe intermedie (il viaggio dell'eroe di Vogler).
    Solo nelle tappe intermedie posso lasciarmi guidare dalla storia e dai personaggi, e se li conosco a fondo arriveranno dritti da soli al punto di arrivo.

    Scrivere è difficilissimo. Bisogna essere dei pazzi per mettersi a farlo.
    Noi siamo pazzi, ma in buona compagnia. :D

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    1. Allora io sono a posto! Infatti mi lascio coinvolgere tantissimo dalle emozioni dei personaggi, a volte anche troppo ^_^
      Comunque sì, la struttura serve, non lo nego assolutamente. Diciamo che il punto di partenza e quello di arrivo per me devono essere definiti e ben chiari, mentre quello che sta in mezzo preferisco non stabilirlo a priori. In effetti ho notato che per me è molto importante il piacere della scoperta, di svelare i misteri man mano che procedo nella scrittura.
      E' confortante sapere di essere pazzi in buona compagnia :D

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  9. Dall'esperienza ho imparato soprattutto che il lettore desidera continuare a leggere trame costruite seguendo la solita impostazione narrativa. Dargli qualcosa di diverso, per certi versi nuovo, può rivelarsi un buco nell'acqua. E allora avanti con il cammino dell'eroe, tanto alla fine sempre quello è.

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    1. Dici che i lettori non amano troppo le novità?
      Beh comunque capisco cosa vuoi dire. Non sarà un caso se anche gli sceneggiatori continuano a proporre sempre uno schema narrativo ben preciso. Certe dinamiche si devono conoscere, indubbiamente.

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    2. Il fatto è che comincio a stufarmi di leggere l'Odissea in mille salse. Sempre l'Odissea rimane. E al cinema non va certo meglio. Purtroppo le regole del business impongono l'usato garantito.

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  10. Bellissimo articolo, lo condivido! Io, sarò banale, ma scrivendo ho appreso che bisogna avere costanza, sennò la discontinuità danneggia ciò che stiamo costruendo. Sulla trama ti do ragione, ma in parte, perché ultimamente sto scrivendo dettata dall'ispirazione e senza qualcosa di preciso, però un racconto l'ho portato comunque a termine e mi ha soddisfatto l'averlo fatto senza aver seguito una linea preimpostata ma solo la creatività. Comunque sì, è tutto soggettivo, ma leggere le altrui esperienze è comunque (passami la ripetizione) utile.

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    1. Grazie infinite, Emanuela!
      La discontinuità può essere un problema, è vero. Ci si disaffeziona facilmente a una storia e ai personaggi. Purtroppo come dicevo nel post precedente, poi bisogna fare i conti con la vita che non sempre ci permette di scrivere tutti i giorni, ma indubbiamente bisogna provare a restare sintonizzati in qualche modo su ciò che scriviamo.
      L'ispirazione, quando c'è, è una benedizione, c'è poco da dire ^_^

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  11. Che cosa o ha preso non bisogna solo dire mi piace scrivere e voglio pubblicare una mia storia, ma sapere le regole della grammatica.

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    1. Ciao Mary. Sì, le regole grammaticali sono indubbiamente in cima alle priorità quando si vuole scrivere un racconto o un romanzo. Anche conoscere un minimo le tecniche narrative aiuta.

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    2. Ho scritto tre post, ma non commenta nessuno perché?

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    3. Per costruire una rete di persone che ti seguono, e quindi avere commenti, serve tanto tempo e pazienza. Tre post sono davvero pochini per cominciare a chiedersi perché nessuno lascia commenti. Quando poi si tratta di narrativa è anche peggio, è difficilissimo ottenere recensioni o commenti. Ma tu continua a pubblicare e non arrenderti!

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  12. Ho appreso che è lungo, faticoso e soprattutto si deve avere il coraggio di ridurre, eliminare, limare...

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    1. Ciao Luisa, grazie per essere passata ^_^
      Hai ragione, ci vuole un gran coraggio per passare al setaccio i nostri testi ed eliminare tutto ciò che è superfluo. Credo sia una preziosa lezione da apprendere per tutti!

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  13. Condivido tutti i tuoi punti, sono d'accordo soprattutto sul fatto che quando c'è un blocco è perché non si hanno le idee chiare, cosa che mi è capitata nel corso della scrittura dei miei romanzi, nei thriller soprattutto. Una volta che le idee e gli obiettivi si sono chiariti nella mia testa dopo sono riuscita ad andare avanti come un treno. È molto importante peró immergersi nella storia, qualche volta questa è stata la parte più difficile perché scrivendo nel tempo libero spesso avevo la testa immersa in altri problemi, comunque ho notato che procedendo un passo alla volta l'immersione nella storia avveniva dopo un po' quasi spontaneamente. Per quanto mi riguarda a un certo punto i personaggi prendono il sopravvento e mi guidano, sempre che mi ci dedichi con costanza. All'inizio mi sento spaesata anch'io di fronte a una nuova storia, credo sia fisiologico, però l'importante è avere un'idea forte in testa (anche il mio commissario Sorace è partito con una sinossi, era tutto nella sinossi ciò che sapevo della storia...)

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    1. E' vero, immergersi in una storia è la prima cosa anche per me. Penso che quando si conoscono a fondo i personaggi, questo processo sia più facile, ma il difficile è proprio arrivare a questa comprensione profonda.
      Come per il tuo Sorace, anche io sto sperimentando il curioso approccio di partire da una breve sinossi... vedremo cosa ne viene fuori!

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  14. Essere o non essere… se sia meglio una bella storia scritta male o una brutta storia scritta benissimo. Questo è sempre l’atroce dilemma. Ho inviato un romanzo e la risposta telegrafica è stata: è scritto molto bene, ma non c’è niente di nuovo in quello che lei racconta. Allora ne ho inviato un altro, sempre alla stessa persona che devo dire la verità mi risponde sempre. Altra risposta telegrafica: è una storia che emoziona, ma la scrittura esige ancora molto lavoro. Adesso è probabile che questa persona mi stia prendendo per i fondelli. Oppure che invii le risposte a casaccio giusto per far vedere che le invia. Io un terzo romanzo da inviargli adesso non ce l’ho. Aspetterò ancora: facciamo a chi si stanca prima. Ma a parte tutto. Credo di si, che costruire bene una storia sia importante. Personalmente poi apprezzo molto la tua scelta di eliminare gli elementi soprannaturali. Non so perché, ma vedo che le storie che appassionano in questi ultimi anni sono quelle dove compare poco l’elemento del soprannaturale. Sarà perché le cose che accadono nella vita reale, sono già abbastanza soprannaturali da sole il più delle volte. E poi sì, l’elemento scatenante è tutto. Io parto sempre da quello. Poi vado a ruota libera. E’ come quando hai una traccia e la segui. Se la segui bene, difficilmente puoi sbagliare.

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    1. Pazzesco! Ma tu sei sicuro che i romanzi li legge questa persona? Da certe risposte, il dubbio viene.
      Per il resto, eliminare il soprannaturale non è stata una scelta consapevole ma solo una piccola sfida per me stessa. A me sembra che il paranormale attiri ancora, i lettori ci sono. Però è anche vero che ora come ora vanno per la maggiore i thriller psicologici, mentre il fantasy rimane un po' di nicchia.

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