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La fragilità dell'io che scrive

Foto di Antonio Poveda, fonte Unsplash.com

Sì, sono di nuovo qui. Pare che nonostante i propositi di staccare proprio non riesca a lasciare andare il blog, eh?
Sarà che la (ri)scrittura in questo periodo mi assorbe parecchio, portando con sé anche tante riflessioni.

Per esempio sono sempre più consapevole di quanto l'esperienza della scrittura sia qualcosa di estremamente delicato, da proteggere a ogni costo.

Tempo fa leggevo di un'autrice americana che confidava nella sua newsletter di aver smesso di leggere le recensioni ai suoi libri durante la stesura di una nuova storia. Affermava di sentirsi troppo vulnerabile rispetto alle critiche, al punto che le toglievano la voglia di scrivere. Questo pensiero mi aveva colpito molto perché anche a me basta molto poco per incrinare il mio desiderio di scrivere.

Spesso non si tratta solo di critiche, ma è sufficiente che parli di una storia con qualcuno per rompere l'incantesimo che circonda la scrittura. Di questo mi ero accorta già tempo fa, quando ho capito che avere dei beta reader lungo la fase della stesura mi deconcentra o peggio mi distoglie del tutto dalla storia stessa. Come se in qualche modo questo confronto (per quanto intellettualmente stimolante) allentasse il legame tra me e i personaggi, violasse un tacito patto.

Ma c'è di più. Proprio di recente mi sono resa conto di quanto sia importante mantenere ben separate le due fasi, quella relativa alla sfera intima della scrittura, della creazione, e quella che invece ci vede impegnati come autori nel mondo. 

L'io che scrive è fragile. Basta pochissimo per distrarlo, distoglierlo, riportarlo bruscamente alla realtà. E non è quello il suo posto. Non so se vale per tutti, però di certo vale per me: per scrivere narrativa ho bisogno di isolarmi. E non parlo solo in senso fisico (come raccoglimento necessario per nutrire la scrittura), ma a un livello anche psicologico.

L'io che pubblica, promuove, entra in contatto con lettori, ecc. deve essere forte e proteggere da intrusioni l'altro che scrive.

La mia voglia di scrivere ha subito molte battute d'arresto durante i mesi intercorsi dopo la pubblicazione dell'ultimo romanzo. Dicevo a me stessa che ero troppo occupata a prendermi cura del nuovo nato, rimandavo la scrittura, e nel frattempo coltivavo dentro me mille dubbi. La domanda principe era Chi me lo fa fare?
Tutto il lavoro che sta dietro a un romanzo è sproporzionato rispetto ai risultati, diceva una vocina che non riuscivo a scacciare. E così il mio io che scrive era schiacciato giorno dopo giorno finché non si è ribellato e si è rimesso a creare, zittendo tutto il resto.
Eppure, sono ben consapevole di quanto sia vulnerabile la mia creatività, perché basta un nonnulla a incrinarla.

Di recente ho letto per caso questa frase di Patrick Mcgrath in uno dei suoi romanzi, che rende bene ciò che intendo:
Raggiunto solo a prezzo di sforzi enormi, l'equilibrio psichico di un artista è così delicato che ogni distrazione, ogni interferenza della cruda realtà esterna possono distruggerlo in un attimo.
La creatività a mio avviso necessità di uno stato emotivo particolare, non necessariamente tranquillo, ma di certo privo di interferenze. E queste ultime possono arrivare da qualsiasi parte.

Con queste mie riflessioni mi ritrovo anche in sintonia con la serie di video sui 10 ladri di energia che disturbano la tua scrittura di Elena Ferro sul suo blog Volpi che camminano sul ghiaccio.

E voi cosa ne pensate, vi ritrovate in questi miei pensieri? Quanto è forte il vostro io che scrive?

Commenti

  1. Questo post è quanto mai pertinente col periodo che sto vivendo. Mi rendo sempre più conto di quanto la mia scrittura sia sì fragile ma anche importante, e tutte le volte in cui la abbandono mi manca da matti. Il mio Io che scrive è quindi forte e debole insieme in un alternarsi sfiancante per la sottoscritta. Tocca trovare un rimedio.

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    1. Ti capisco benissimo perché provo la stessa curiosa alternanza. Da una parte sento la scrittura come qualcosa di solido, di fondamentale dentro di me, dall'altra però capisco quanto sia vulnerabile. Il fatto poi che quando la abbandoni ti manca da morire è ancora più il segno che il legame va preservato a tutti i costi.
      Rimedi non ne ho, ma di sicuro proverò a costruire una corazza più forte intorno al mio "spazio scrittura", penso che tu lo abbia già fatto o no?

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  2. Credo che tu abbia centrato il punto. Appena il libro si conclude e si dà in pasto ai lettori si diventa fragili ed esposti. Mentre si scrive per lo meno si resta protetti nel proprio guscio e si riesce a tirare fuori la creatività necessaria per fare un buon lavoro. Mescolare le due fasi è sempre rischioso perché il bombardamento delle emozioni interferisce con la creatività. Però senza i beta si rischia di credere di aver fatto un buon lavoro, quando palesemente si è ancora lontani. L'ideale è contornarsi di persone intelligenti che sappiano interferire il meno possibile o meglio solo a lavoro concluso. Ma l'equilibrio è sempre molto difficile.

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    1. Esatto, è quando si dà il pasto ai lettori che tutto cambia. Siamo costretti a gestire entrambi i ruoli, quello che scrive e quello che promuove, e questo non è facile. Per quanto riguarda i beta reader, ormai sono convinta che possano subentrare solo alla fine, non solo della prima stesura ma anche dopo la revisione. Rispetto chi riesce a confrontarsi senza problemi anche in fase creativa, ma non è una cosa che fa per me.

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  3. Se devo essere sincero, io non mi ritrovo nelle tue parole. L'unica lotta che faccio io per scrivere è contro la mancanza di voglia e le distrazioni - e in questo periodo, il caldo. Più che altro, è una lotta contro la pigrizia e contro i miei malanni fisici: per quanto riguarda invece l'ispirazione, quella non mi manca mai. Ed è per questo che riesco a scrivere tutti i giorni senza grandi problemi.

    Probabilmente, a questo contribuisce anche il mio forte io, da scrittore ma non solo. Il corso che ho fatto - e di cui ho parlato molto sul mio blog - mi ha insegnato ad avere autostima, ad amare me stesso, a non vacillare mai, a non dare credito agli altri per quanto riguarda i miei desideri personali. E non è un caso che ho cominciato a scrivere al triplo della velocità, da quando ho frequentato quel corso.

    Può sembrarti che io voglia vantarmi, ma in realtà non penso che sia qualcosa di speciale: ho lavorato tanto per raggiungere questo obiettivo, ma credo che chiunque con lo stesso impegno può arrivarci o addirittura fare di meglio. Perciò, secondo me dovresti lavorare su te stessa - anche con l'aiuto di qualcuno, come ho fatto io - per riuscire a vincere queste fragilità e fortificare il tuo io da scrittore. Non è facile ed è un percorso lungo, ma per esperienza personale ti dico che ne vale assolutamente la pena. Se non altro, vale la pena per la tua scrittura, non solo per la qualità (scriveresti in maniera più spontanea e libera da ansie) ma anche per la quantità e la costanza ^^ .

    (Ovviamente, questo è giusto un consiglio così, amichevole - e di sicuro io non sono nessuno per dirti cosa devi fare o non fare :) )

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    1. Di certo fortificarmi è un passo necessario, sono d'accordo. In realtà è qualcosa su cui sto già lavorando da tempo, infatti tante situazioni ormai non mi toccano più e i dubbi che un tempo avevo neppure mi sfiorano. Però non sono d'accordo completamente con te, perché come diceva anche Nadia, è dopo la pubblicazione che tutto si complica, perché esci dalla bolla della scrittura e devi gestire cose che ti allontanano dalla creatività. Quest'ultima è sempre un'attività delicata e intima, a prescindere da quanto sia forte la persona e da quanto si faccia condizionare o distrarre. Ciò comunque non toglie nulla all'ottimo lavoro che hai fatto su te stesso, sia chiaro.

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  4. Non ho un libro in vendita, dunque il mio è sicuramente un paragone zoppo... però le distrazioni che ho sulla scrittura non sono valutazioni, commenti negativi, offese di carattere personale (alle quali assegno valore nullo, si discute sul merito, mai sulla persona), nemmeno i problemi casalinghi (tipo che da sabato la caldaia gocciola e stiamo aspettando il pezzo da sostituire, e tocca accendere-spegnere solo per le docce), di lavoro (chi non ne ha?) o di famiglia (e qui si aprirebbe una crepa che pure Freud rinuncerebbe per la sua sanità mentale!)
    Il mio problema sono le occasioni imperdibili. E quest'anno pare si stiano concentrando in maniera assurda. Potevo rinunciare io a vedere Diana Gabaldon a Parigi, che viene raramente in Europa? E secondo te ero sufficientemente tranquilla per scrivere all'idea di incontrarla? :D Poi si sono susseguite una serie di opportunità che non potevo perdere, sono investimenti per il futuro, però ahimè richiedono tempo... E quello è il mio tallone d'Achille.

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    1. Nell'ottica di isolarsi psicologicamente per scrivere, le tue distrazioni sono piuttosto forti e comprensibili. E' chiaro che se uno vive emozioni di quel tipo non ha la giusta concentrazione per dedicarsi alla scrittura, ma in fondo che male c'è? Sono occasioni imperdibili, appunto!
      Per il resto, è vero che tutti siamo immersi nella quotidianità, nei problemi di tutti i giorni, però certo non è questo che ci può impedire la giusta immersione nelle storie.
      Appena ci sarà un momento di calma, riprenderai sicuramente a scrivere come un treno!

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  5. Ciao Marie Teresa,
    mi riconosco nelle tue parole. Il momento della creazione è estremamente delicato, per me. Mi vieni, così, su due piedi, paragonarlo all'innamoramento. Il primo approccio con la persona con cui ci si è scambiato giusto qualche occhiata di sfuggita, spiare se lei/lui ci guarda. Quando non sai ancora il suo nome (e per la storia che stai scrivendo vuol dire non hai deciso ancora il titolo e/o il finale) ma brami di parlarci insieme e ti da fastidio se qualcuno lo fa al posto tuo e nasce quel timore di non essere all'altezza della situazione. Ti disturba se qualcuno se ne accorge e vuole darti consigli per avvicinarti a quello che al momento sembra un sogno, un'avventura tutta da scoprire, da vivere, da realizzare. Finalmente ti avvicini (inizi a scrivere le prime pagine) corteggi con mille attenzioni, non pensi che al prossimo appuntamento. La mente è sempre lì a fare mille congetture, mille domande, a costruire mille castelli in aria sulla durata e bellezza dell'avventura.

    Sì, forse mi sono spinto troppo in là. Tuttavia la creazione della mia creatura, che rimane tale fino al suo completamento, rimane un momento intimamente profondo che vivo in solitudine, un qualsiasi intruso potrebbe far svanire l'incantesimo dell'amore per la mia storia e interrompere definitivamente la creazione con l'abbandono della storia stessa. Drastico? Forse! C'è una netta distinzione di quello che è mio intimamente e quello che voglio mostrare.
    Grazie
    Rosario

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    1. E' un bellissimo paragone, molto calzante. E condivido pienamente il tuo approccio. Forse non è per tutti così, c'è anche chi riesce a imbastire storie senza questo "ritirarsi", ma di certo è fondamentale rispettare la creatività e non forzarla o sottoporla a situazioni che la "sciupano". Penso che con il tempo si possa imparare anche questo.

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  6. Mi riconosco moltissimo in quello che affermi! Io sono sensibilissima alle critiche nella fase creativa, infatti non ne parlo con nessuno, vado avanti chiusa nel mio mondo finché non arrivo all'ultima pagina o quasi. Mantengo un rapporto esclusivo con i miei personaggi, solo dopo sono disposta a condividere la storia con altri (beta, amici o altri...) lo faccio anche perché mentre scrivo spesso la storia mi porta in luoghi in cui io stessa non credevo di andare e quindi non avrebbe senso discutere prima di qualcosa di cui io stessa non ho il controllo. Ha ragione Rosario, è un po' come L'innamoramento nella sua prima fase, non si accettano interferenze che romperebbero l'incanto.

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    1. Esatto, "chiusa nel mio mondo" è una frase che rende bene l'idea. Ogni interferenza è dannosa e quando ci si accorge di ciò di solito è troppo tardi e recuperare quello stato d'incanto è molto faticoso. Anche per questo non si dovrebbe smettere di scrivere per troppo tempo.

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    2. Verissimo, però talvolta è inevitabile. Io non scrivo da alcuni mesi, tra la revisione-correzione-ricerca cover ecc ecc del secondo giallo e la rev...ecc del romance non è rimasto troppo tempo e neanche voglia di poter fare altro...in testa tante idee che frullano sul terzo episodio di Sorace, ma per ora restano solo lì, forse ci penserò a settembre, vedremo...

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  7. Cara Maria Teresa, intanto grazie per aver ripreso e valorizzato quel percorso sui ladri di energia sul mio blog. Trovo le tue considerazioni molto pertinenti e affascinanti L'idea che ci sia un io forte capace di promuovere e valorizzare il lavoro quando è terminato che abbia ola compito di proteggere invece quella fragilità dalla quale invece provengono i vostri scritti è molto centrata, la condivido . Mentre ti leggevo immaginavo le tue parole due anime che siamo sovrapponevano al testo danzare insieme a comporre questo post . Di te mi sono sempre fatta l'idea di una donna dalla sensibilità spiccata capace di uscire dal guscio proporsi e promuoversi moto efficacemente . Detesto ripetermi mamma 🌊 la sensazione che dobbiamo guardarci da distante
    Sono convinta che in questo modo siamo in grado di percepire i nostri punti di forza . Quanto alle critiche che riceviamo anche io ne sono colpita specie quando sono particolarmente cattive
    Ne ho ricevuta una di recente e sai cosa ho deciso ? Di irriderla.. Magari anche sulle blog . Buona scrittura e buona estate cara

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    1. Io penso che con i tuoi video (ma anche con altri post) tu abbia proprio dato le giuste direttive in questo senso. La convivenza tra i vari ruoli di chi scrive è faticosa nel migliore dei casi, ma necessaria. Dunque, dobbiamo mettercela tutta. Mi piace poi l'idea di distaccarsi per percepire i punti di forza.
      Io mi sento solo all'inizio di questo lavoro di integrazione, ma soprattutto mi riesce ancora faticosa la promozione. Spero davvero che con il tempo tante cose riescano più naturali!
      Grazie di cuore, Elena, buona estate e buona scrittura anche a te!

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    2. Buona estate Maria Teresa, rigenerati

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  8. Sono d'accordo al 100%. L'impatto della pubblicazione ha influito negativamente sulla mia scrittura perché penso a quel che la gente vuol leggere anziché a ciò che ho voglia di dire. Spero che tra qualche settimana riuscirò a recuperare l'equilibrio, la notorietà è lusinghiera ma non fa per me.

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    1. Forse anche questa è una trappola da cui stare alla larga, quella di pensare troppo in fase di scrittura a ciò che i lettori vorrebbero. Ci si può cadere facilmente dopo aver pubblicato qualcosa, in positivo e in negativo. Non è facile restare fedeli a ciò che vogliamo scrivere!
      Vedrai comunque che l'euforia pian piano passa e torna anche la voglia di scrivere per se stessi. Forse non è del tutto rincuorante, però è un dato di fatto :)

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  9. La protezione deve essere radicale ed essere per l'io in generale, non per la scrittura. Anche quella, per quanto importante, viene dopo . Un io protetto da una fortezza d'amore se ne strafotte dei commenti malevoli, che siano sulla scrittura, su come è venuto il sugo o sul colore delle tende di casa.

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    1. Verissimo, è importante creare la corazza di cui parlavo su. Sia la scrittura che la promozione rendono necessario un io ben protetto. Si potesse comprare questa corazza... :)

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  10. Hai ragione, l'io che scrive non si identifica nell'io esposto al pubblico durante la fase creativa. In qualche modo i due entrano in conflitto. Posso dirti che il mio difetto è la distrazione. Correggendo un vecchio romanzo non riesco a essere costante, sono distolta non solo dalle mille cose da fare ma proprio dalla mia incostanza. Mi pento, poi ritorno, poi di nuovo... Forse è proprio il non crederci abbastanza che gusta il tutto.

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    1. Distrarsi è facilissimo, lo so anche io per esperienza. Abbiamo sempre mille scuse, poi figuriamoci nella fase di revisione che ci prende molto meno della creazione vera e propria.
      A me aiuta molto darmi delle scadenze, ripromettermi di finire la revisione entro una tale data. Forse quello che ti manca è proprio un obiettivo definito di questo tipo, no?

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  11. Io credo che non esista una fragilità soltanto. Non fai in tempo a passarla che subito ti ritrovi investito da un'altra, quasi fossero le onde di un mare di debolezza che in qualche modo ti attraversano e ti sospingono indietro. Ho avvertito la fragilità dell'esordio. Quel puntare la prua dritta contro il mare sconfinato e non sapere se da marinaio inesperto affonderai al primo periglio. Solo che il mare è grande e allora vedi che giungono le fragilità per un libro un po' più intimo degli altri. Scopri la fragilità di fronte a un seguito che i lettori si aspettano e che non sei stato in grado di rispettare. Una delle fragilità maggiori, ad esempio, e che non ho quasi confessato, è stato il messaggio di una lettrice malata di cancro. Mi spronava a scrivere perché avrebbe avuto il desiderio di poter leggere l'intera serie. Mi sono messo a piangere nello scontro della dolorosa realtà. Pensavo che scrivere fosse solo una roba mia, una lotta con i miei demoni, e invece l'andar per mare provoca delle conseguenze inaspettate. Allora come in un caleidoscopio, la fragilità si proietta nella scomposizione dei colori. E questo smarrisce. Scrivere è difficile. E' una prova contro te stesso e il giudizio e l'aspettativa altrui. Per questo a ogni fragilità che incontro provo a contrapporre l'unica arma che mi spinge in avanti: il coraggio. Per scrivere, pubblicare, incassare i giudizi benevoli o meno, occorre coraggio.
    Prima di pubblicare tutto questo lo ignoravo. Eppure, fra le volte che cado e le volte che mi rialzo, scopro che c'è qualcosa che mi sostiene, l'affetto degli altri, una fede nelle storie, un istinto che alla fine mi spinge alla lotta, nonostante le difficoltà, nonostante il tutto che prova ad azzannare al collo.

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    1. Quanto hai ragione, Marco. Si scoprono sempre nuove sfide e nuove debolezze, se vogliamo chiamarle così. Quando si pubblica si apre un nuovo mondo, nel bene e nel male, e ti rendi conto che la scrittura non sarà mai più la stessa. In un certo senso si perde qualcosa, ma è comunque un confronto necessario che ci fa crescere.
      Però è bello anche quello che dici, su cosa ti sostiene e ti spinge a lottare. Esserne coscienti non è cosa da poco! Per il resto c'è bisogno soprattutto di coraggio, sì.
      E' comunque bellissimo avere qualcuno che ti sprona a scrivere e che attende con ansia i tuoi scritti. Capisco il tuo stato d'animo rispetto alla pressione, ma spero che questo non ti abbia in alcun modo frenato. Grazie per la tua testimonianza :)

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  12. Quanto sono vere le tue parole! Ogni giorno mi devo scontrare con la dura realtà. C'è una sorta di schizofrenia nella mia vita: da una parte sono colei che vive il rapporto con gli altri in modo sereno, dall'altra quella che scrive nel distacco completo da tutto e da tutti. Appena le due dimensioni si sfiorano, la scrittura ne risente sempre e recuperare il feeling perduto è molto faticoso. Nella fase creativa non parlo mai del mio progetto con nessuno, neanche con mio marito che mi è sempre accanto e che ogni tanto vuole sapere. Basterebbe una sua espressione di perplessità per mandare a monte il proposito di scrittura di un'intera giornata. E' un lavoro in solitaria, dove ogni giorno ci si deve confrontare con le proprie fragilità e i propri limiti, ahimè. Un abbraccio

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    1. Eh sì, a un certo punto ci si scopre un po' schizofrenici. Io sto cercando di impormi una separazione netta tra le due parti, perché ho riscontrato troppe volte che mescolarle è deleterio. E' vero, a volte basta una piccola perplessità a rovinare i propositi di scrittura. Per me le storie devono essere una cosa mia fino a quando non sono pronte a uscire alla luce.
      Un abbraccio anche a te :)

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  13. Quanto è vero ciò che dici. L’impressione che ho di te, da quando seguo il tuo blog, è proprio quella classica di chi scrive. Ovvero una persona che lo fa con passione, con dedizione. Credo sia dunque normale dover scindere le due cose e magari, terminato il lavoro creativo, immedesimarsi in quello delle pubbliche relazioni, che è comunque componente fondamentale in tutte le attività. Anche se il vero scrittore, come appunto lo immagino io, preferisce sempre la fase creativa. E tu, per l’appunto, rappresenti proprio l’idea che ho sempre avuto di chi scrive storie.
    Io ho conosciuto una volta uno scrittore di professione, uno dei pochi che riescono a fare solo il lavoro della scrittura. L’ho conosciuto per un motivo molto banale, cioè stavo vendendo una casa e lui rispose all’annuncio. Prima di incontrarlo non sapevo che faccia avesse, ma ho visto subito il nome, che per chi è appassionato è comunque noto. Ebbene lui non era esattamente come me l’aspettavo. Sembrava più un affarista, una persona abituata a trattare gli affari e del resto nel contesto in cui ci siamo incontrati era proprio un affare che si doveva trattare. Però faticavo ad immaginarlo nella veste creativa e ti dirò, tutto mi sembrava tranne che un artista. Era persona concreta, forse troppo. Per la cronaca poi la mia casa l’ho venduta ad un altro e non a lui (non ci si è accordati sul prezzo). Ma ecco, lui secondo me non era uno scrittore vero.

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    1. Grazie Gierre, lo prendo come un grande complimento quello che dici!
      Forse essere concreti non è un male assoluto, di certo ci sono delle fasi in cui è necessario usare un po' di praticità. Penso per esempio che l'idea dell'artista chiuso nel suo mondo oggi non sia così praticabile fino in fondo, i tempi non ce lo consentono. Insomma, forse non sarebbe neppure così bello restare rintanati. E d'altra parte se siamo qui a confrontarci è perché abbiamo voglia di farlo. Però quello che so per certo è che c'è una fase che è troppo delicata per essere condivisa, almeno per alcuni di noi. Poi, chissà, magari ci sono anche scrittori in grado di essere totalmente immersi nel mondo e al contempo nella storia che stanno creando... Io di certo non sono tra questi ;)

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  14. Dici: «Di questo mi ero accorta già tempo fa, quando ho capito che avere dei beta reader lungo la fase della stesura mi deconcentra o peggio mi distoglie del tutto dalla storia stessa». Questi non sono beta lettori, ma alfa lettori. Credo che possa essere utile se vuoi scrivere la storia che piaccia a loro e non quella che piace a te. La bozza devi farla tu. Puoi consigliarti su piccole cose con chi hai un legame buono e molto stretto, ma non puoi pensare di scrivere un intero romanzo dietro approvazione di una persona o modificando la trama come dice. Almeno io, personalmente, non ci riuscirei. Per quanto riguarda i beta lettori, devi fare una rigida selezione. Ho avuto alti e bassi con varie persone e alla fine mi ritengo fortunato ad avere un beta lettore che in realtà è meglio di un editor. È meglio di un editor perché è davvero così. Io mi avvilisco per le cose che trova nel testo che non vanno bene. Non perché non voglio che le trovi, solo perché mi rendo conto di quanto lo scrittore da solo può ben poco. Ci posso mettere tutta l'anima e la concentrazione, ma se non hai una persona così precisa e che sa anche ben consigliare che è estranea al testo, passare dalla bozza alla pubblicazione sarebbe impossibile. Mi avvilisco al punto che penso di mollare la scrittura. Vorrei evitare tante cose che vanno invece corrette, ricorrette.
    La soluzione sarebbe avere un editor bravissimo per un grande editore, visto che un editor bravissimo che lavora per te, personalmente e non presso una casa editrice, ti può chiedere anche 2000 euro base che io non posso permettermi, soprattutto perché ben so quale ... è promuoversi. Ma pubblicare per un editore non è banale e nemmeno rende realizzati se poi in 3 mesi il tuo libro sparisce dalla faccia della terra mentre gli hai ceduto un attimo i tuoi diritti sul testo per 10 anni.
    Io passo da tanto entusiasmo al desiderio di smettere con uno schiocco di dita. Spesso perché lo sforzo non viene notato in quanto il numero di pubblicazioni è fuori controllo. Non viene notato perché non so come si fa. Lessi di grandi autori indie americani che spendono 200 dollari al giorno in pubblicità e che poi riescono a recuperare. Ma noi siamo in Italia, il discorso cambia completamente.

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    1. Ah vedi, non sapevo che esistevano anche i lettori alfa.
      Comunque, capisco molto bene il tuo stato d'animo. Anche io provo certe emozioni nel confrontarmi con i miei limiti, quando scopro che davvero è impossibile fare tutto da sola. I buoni beta reader sono una benedizione, un tesoro da tenersi stretto, anche se per forza di cose hanno il potere di farci sentire imperfetti, a volte perfino ciechi di fronte agli errori.
      Penso che anche trovare un editor valido sia parecchio difficile, nonché molto costoso. Quindi alla fine si fa ciò che si può.
      E come te anche oscillo con facilità dall'entusiasmo alla demoralizzazione. Comincio a pensare che non ci sia rimedio a quest'alternanza. In fondo chi scrive è tormentato per natura ;)

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  15. Post meraviglioso. Sul serio. E incredibilmente attinente con ciò che sto vivendo in questo periodo.
    Dopo aver terminato la revisione del mio primo romanzo, e aver gestito tutta la parte "burocratica", che in realtà è ancora in piena fase, mi sono messa di buzzo buono a buttare giù la prima stesura di un altro libro, uno che sento profondamente mio e che mi si muove dentro da anni.
    Ebbene, è andato tutto liscio fino a pagina 300. Ero felice, 300 pagine in un solo mese... mai successa una cosa del genere. Credevo di aver preso il via.
    Poi, il tracollo.
    Mi sono accorta che un elemento non modificabile non stava in piedi. Ed era nelle fondamenta. Quindi, è crollato tutto. Ho provato a riscrivere il libro più volte, modificando le fondamenta, anche alcuni personaggi, la trama, ma niente. Ogni volta è crollato e ora, dopo mesi, sono paralizzata. Ho il terrore di scrivere, mi sembra di non essere più capace. Non produco nulla e non riesco a scrivere nemmeno storie diverse. Sono spaventata, non so quando finirà questo orrendo periodo e non so come uscirne. Ho cercato di prendermi una pausa, di staccare, di obbligarmi a scrivere... niente, nulla sembra funzionare. Ho i contenuti del libro, ma non riesco a decidermi su come scriverlo. Ho provato con vari punti di vista, vari prologhi, vari inizi, ma nulla mi soddisfa, vedo difetti in ogni stesura. E difetti gravi, tali da inchiodarmi.
    Non so veramente come fare, perciò ogni consiglio, compreso leggere questo splendido post, è più che ben accetto.
    Colgo l'occasione anche per dirti che ti inserisco nella mia blogroll, che puoi trovare qui: http://perasperaadastra19.blogspot.it/
    E' da un po' che seguo il tuo blog, ma non ho mai commentato... sono contenta di aver trovato le parole per farlo, e spero, se ti farà piacere, che ti andrà di fare un giro anche sulle mie squinternate pagine.
    Un saluto affettuoso da

    Alice del blog Capricci d'Inchiostro

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    1. Benvenuta Alice! E grazie di cuore per il tuoi complimenti :) Verrò volentieri a trovare il vostro blog.
      Bruttissimo accorgersi di una debolezza grave nella trama, davvero può mandare in fumo tantissimo lavoro. E' capitato anche a me di trovarmi tra le mani una trama traballante e di essere costretta a rivederla da zero. In effetti ho scoperto che rinforzare una struttura debole non è molto utile. A volte va proprio ripensato tutto, mettendo in discussione molto più che i singoli elementi. Però a me pare che questo lavoro tu l'abbia già fatto, visto che dici di avere "i contenuti". Allora penso che forse ciò che ti serve è solo prendere una bella distanza dalla storia, magari scrivendo tutt'altro. Di solito una lontananza consistente è utilissima per ritrovare lo slancio e l'ispirazione. Vedrai che immergendoti in altro, i personaggi torneranno a bussare alla porta.
      Altra soluzione potrebbe essere far leggere a qualcuno il testo o almeno un sunto. Un occhio esterno vede molto più di quanto possiamo fare noi.
      Fammi sapere, comunque!

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  16. ...permesso? E' la prima volta che intervengo, ma l'argomento è ... irresistibile!
    L'io che scrive è fragile, perchè dà corpo a pensieri, emozioni e sentimenti autentici, si denuda e si rende vulnerabile . La mia storia è però un po' diversa. Scrivere per me è stata una conquista: pur avendo sempre usato la scrittura come mezzo espressivo, mi ero autocensurata. Il lavoro, la famiglia, gli impegni... e poi, da lettrice forte, ritenevo non fosse il caso di mettermi in gioco. Invece, a un certo punto ho cambiato idea, e ho deciso di cominciare a scrivere in modo diverso, sistematico, soprattutto di uscire dal guscio e di proporre ciò che scrivo, facendo uscire allo scoperto... il mio io fragile !
    Nonostante le difficoltà, vivo la scrittura come un dono e un privilegio. Piano piano sembra che qualcosa si stia muovendo...
    Ho deciso di darmi una possibilità, soprattutto in termini creativi, sono serena e anche curiosa rispetto a quello che potrò ottenere.
    Grazie per aver affrontato questo argomento, e un grande in bocca al lupo a tutte le anime di carta : fragili ma non troppo!

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    1. Ciao Brunilde, benvenuta!
      Trovo la tua storia oltre che interessante anche piena di coraggio, perché mettersi a nudo non è mai facile. Però sai cosa penso? Che il tuo approccio, il tuo modo di vivere la scrittura siano forse i migliori che ci siano. Anche io ambisco a vivere la scrittura con più serenità e libertà. In fondo ciò che dovrebbe contare è proprio l'esprimere ciò che abbiamo dentro senza condizionamenti. E probabilmente il bisogno di creatività non può essere censurato a lungo, prima o poi si ribella come è successo a te ;)
      Grazie per il tuo commento!

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  17. Ciao MT,
    mi pare di avere affrontato a suo tempo questo argomento in un mio articolo sulla "solitudine dello scrittore", e in effetti ci sono due aspetti che a mio parere vanno tenuti ben distinti: primo, il guscio nel quale bisogna necessariamente rinchiudersi nella fase di scrittura; il secondo ha a che fare col "mondo esterno" per la necessaria promozione e feedback sul tuo scritto (che di solito è la parte meno piacevole).
    Tu dici "...L'io che pubblica, promuove, entra in contatto con lettori, ecc. deve essere forte e proteggere da intrusioni l'altro che scrive."
    E' del tutto esatto!
    E non solo perché nessuno può vedere appieno le visioni che hai nella testa quando scrivi e che - imperfettamente - cerchi di far vedere anche agli altri; ma perché di solito ben pochi - e men che meno i lettori a te più vicini (parenti o persone con cui hai legami stretti) - riescono a tacere sulle loro fisime mentali (io avrei fatto così, io avrei fatto cosà, come se lo facessero loro) e tentano di comprendere quel che volevi dire.
    La corazza è necessaria, ma non "purtroppo" , ma "per fortuna": la tua scrittura non dico sia la tua coperta di Linus, ma è il TUO mondo privato, e quel che pensa chi non l'ha capito...beh, lascia perdere!
    NON avere beta Readers durante la stesura, ma solo e soltanto quanto tu sai di aver finito, altrimenti...sei finita! (scusa il terribile gioco di parole).
    Ah, quando dici "...Tutto il lavoro che sta dietro a un romanzo è sproporzionato rispetto ai risultati..." è del tutto esatto. Ma allora perché scriviamo? ;-)
    ciao!

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    1. La vediamo allo stesso modo! Aggiungo che anche il parere dei beta reader a volte deve essere filtrato e valutato con attenzione, ma anche quello degli editor professionisti in realtà. Ciò che vogliamo dire, il mondo o le emozioni che vogliamo esprimere sono un fatto. L'altro è la capacità di esprimerle nel modo migliore. Ecco, io credo che sia giusto contestare il secondo aspetto, ma non il primo. Anche su questo poi ci sarebbe molto da dire.
      Riguardo alla tua ultima domanda... beh, di solito la forza che ci spinge a scrivere è potente, molto più di tante altre che ci direbbero di smettere :)
      Ciao!

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  18. Hai espresso con precisione e delicatezza quello che è anche il mio sentire, senza una virgola di differenza. E' facile dire, come alcuni sostengono, "scrivi se ne hai voglia, se non ti va smetti". Non funziona affatto così, almeno non per me. La persona che inventa e scrive è la stessa che va a vedere se ha venduto qualche copia, e si rende conto - salvo rare eccezioni - di avere lavorato mesi o anni, e investito tante energie, per scrivere una storia che pochissime persone leggeranno. E' vero, quelle persone hanno un grande valore, ma la disparità tra impegno e risultati è impossibile da ignorare. L'equilibrio, forse, è impossibile. Quanto alla vulnerabilità dell'io-creativo, hai proprio ragione: basta un niente a far sentire che l'idea si sgonfia, perde forza. Di solito ci sto attenta, ma lo stesso dico troppo. Un abbraccio. :)

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