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Le ferite dei personaggi (2)

Da sinistra: fisico del dipendente, fisico del fuggitivo
Questa è la seconda parte di un articolo di Chiara Solerio sulla creazione dei personaggi basata sulla teoria delle "ferite dell'anima" di Lise Bourbeau. 

Come anticipato, propongo la seconda parte del mio guest-post dedicato alle ferite dell’anima. Nella puntata precedente, che trovate qui, abbiamo esaminato il rifiuto e l’abbandono. Oggi, ci occuperemo di umiliazione, ingiustizia e tradimento.

Non ripeto la premessa, che potete leggere al link sopraccitato. Tuttavia, prima di entrare nel merito, vorrei fare un paio di precisazioni:
  • Quando descrivo un soggetto, tendo per comodità a fare riferimento alla sua maschera. Termini come “il controllore” e “il rigido” vogliono indicare in modo conciso una persona che soffre della ferita corrispondente. 
  • Purtroppo, per ragioni di spazio, non ho potuto descrivere nel dettaglio ogni maschera. Ho selezionato gli elementi più significativi. Lise Bourbeau evidenzia che difficilmente un soggetto ferito presenta contemporaneamente tutte le caratteristiche della maschera, ma ne metterà in campo alcuni, di più o di meno a seconda della profondità della ferita. 
  • Mi piacerebbe che i miei due post, oltre che fornire eventuali spunti narrativi, potessero accendere una lampadina nella testa dei lettori, per far luce su aspetti sconosciuti di se stessi. Personalmente, ritengo che questo libro mi abbia aiutata molto a comprendere i miei limiti e le mie maschere. Rimango dunque a disposizione di chiunque voglia approfondire l’argomento.

Ferita da umiliazione – Maschera del masochista


Fisico del masochista
La ferita di umiliazione nasce nel momento in cui il bambino, nel pieno del proprio sviluppo fisico, si sente rimproverato o vessato per questioni inerenti la gestione del corpo, dell’igiene o del cibo. Egli si sente sminuito dall’eccesso di controllo del genitore, quando non ritiene di avere la libertà di muoversi o di agire sul piano fisico. Ad esempio, se la mamma lo rimprovera e lo mette in castigo perché è andato a giocare nel fango, può pensare di averlo disgustata ed offesa. Non tollera l’idea che gli altri possano vergognarsi di lui.

La maschera corrispondente alla ferita da umiliazione è quella del masochista: il soggetto prova piacere nel soffrire ed inconsciamente attira a sé situazioni che gli causano imbarazzo e disagio. Il suo sentimento dominante è la vergogna, molto diversa dal senso di colpa in quanto il giudizio negativo non investe le azioni compiute, bensì l’essenza stessa della persona, che si crede sporca, senza cuore o comunque molto meno importante delle altre. Proprio per dar voce al proprio senso di disagio, il masochista tende ad ingrassare molto, o comunque ad avere un corpo del quale sentirsi in imbarazzo, e da usare come alibi per mortificare se stesso.

Il masochista non vuole che gli altri si vergognino di lui, pertanto fa il possibile per renderli soddisfatti, si assume molte responsabilità, tende ad essere efficiente e meticoloso. A causa di questo atteggiamento, molti se ne approfitteranno e questo lo umilierà ancora di più.
Ha grossa difficoltà ad esprimere le proprie necessità ed i propri sentimenti, perché fin da bambino aveva paura di far vergognare qualcuno. Magari i genitori gli dicevano spesso che quanto accadeva in famiglia non riguardava gli estranei, abituandolo a tenere tutto per sé. Non si poteva parlare, ad esempio, dello zio in prigione, del fratello tossicodipendente, di tutte quelle situazioni che potevano generare imbarazzo. Questo silenzio imposto, tende a diventare un’abitudine.

Il masochista è ipersensibile e basta pochissimo per ferirlo. Di conseguenza, fa il possibile per non ferire gli altri. Se qualcuno si sente infelice, crede di esserne responsabile. Tende a sminuirsi e ad avere una forte autoironia: ride di se stesso, per far ridere gli altri. Quando parla, utilizza di frequente il suffisso –ino: esempio “hai un minutino per me?” oppure “me ne fai assaggiare un pezzettino?”. Scrive piccolo, fa piccoli passi, gli piacciono le macchine piccole, le case piccole, i piccoli oggetti e così via, proprio perché si sente piccolo nei confronti degli altri.

La paura più grande del masochista è la libertà: decide spontaneamente di dedicarsi al prossimo perché non vuole avere l’impressione di essere inutile.

Ferita da tradimento – maschera del controllore


Fisico del controllore
La ferita di tradimento si attiva quando il bambino sente un affetto molto forte, talvolta eccessivo, nei confronti del genitore di sesso opposto - il classico complesso di Edipo - dunque farà di tutto per piacergli e per ottenere la sua approvazione, facendo anche ricorso a moine e mezzi seduttivi. Ha bisogno di sentirsi speciale ed apprezzato, di essere al primo posto nella sua vita. Pertanto, nel momento in cui il genitore rivolge la propria attenzione altrove, ad esempio al lavoro o al fratellino appena nato, si convince che la fiducia e l’affetto siano stati malriposti, che una promessa è stata infranta.

Il controllore ha un corpo possente, che esibisce forza e che sembra voler dire “io sono responsabile, potete fidarvi di me”. In un uomo, le spalle sono tendenzialmente più larghe delle anche, il fisico tenderà ad essere molto più sviluppato nella parte superiore del corpo. Gli uomini “con la pancia” sono spesso controllori. Per la donna, avviene il contrario: la vita e la spalle sono tendenzialmente sottili, ma i fianchi e il sedere ampi e prominenti. Tendenzialmente, non si può considerare grasso, ma è piuttosto robusto. Quando si crea un problema di sovrappeso, è legato ad un inconscio tentativo di prendere più posto. Lo sguardo è intenso, seducente, finalizzato a lusingare la persona e a farla sentire speciale.

Dal momento che non riesce a sopportare nessuna forma di tradimento, che provenga da sé stesso o dagli altri, il controllore farà di tutto per mostrarsi responsabile ed affidabile. Una sua grande paura è quella dell’impegno, che deriva da una fobia ancora peggiore: quella del disimpegno. Crede che non mantenere la parola, e quindi disimpegnarsi, sia sinonimo di tradimento. Pertanto, preferisce non impegnarsi affatto. Ad esempio, se non è sicuro di poter andare ad un appuntamento, rifiuta l’invito per non rischiare di dover bidonare all’ultimo momento. A livello sentimentale, teme la separazione in quanto testimonia la sua perdita di controllo sulla relazione.

Nutre moltissime aspettative nei confronti degli altri e tende a verificare se fanno ciò che devono, per comprendere se può fidarsi di loro. Sostiene ciò che crede con veemenza, è categorico nel formarsi un’opinione e si aspetta che gli altri aderiscano alle sue convinzioni. Se così non è, cerca in tutti i modi di convincerli. La frase che usa di più è “Hai capito?” perché presuppone che in questo caso l’altro sarà automaticamente d’accordo con lui.

Il controllore non sopporta che gli altri lo rallentino o che arrivino in ritardo perché ha l’impressione che i suoi piani siano scombinati. Odia quando qualcuno impiega troppo tempo a raccontare qualcosa e tende ad interrompere spesso chi parla. Ma, se qualcuno fa altrettanto, insorge. Gli piace avere l’ultima parola ed ha sempre qualcosa da aggiungere, a qualsiasi proposito. In particolare, il suo ego prende il sopravvento quando qualcuno lo rimprovera, in quanto non gli va di essere sorvegliato, soprattutto da un altro controllore. Ha molte difficoltà con le persone autoritarie poiché crede che esse vogliano controllarlo. Fin da piccolo, ripete spesso “sono capace, lasciami fare da solo!”. Vuol fare le cose a modo suo, ma gli piace che gli altri lo riconoscano e si complimentino con lui.

Sembra avere orecchie ed occhi in ogni parte del corpo. Non vuole farsi sfuggire nulla, per non essere colto di sorpresa. Tiene d’occhio gli altri per il timore che facciano qualcosa di inaspettato, ma maschera il proprio tentativo di controllo con la parola “aiuto”. Il suo profondo difetto è di non riuscire a godere del momento presente, perché tende a voler prevedere tutto quello che accadrà. Se è al lavoro pianifica le vacanze, se è in vacanza organizza il rientro, oppure si preoccupa per quello che i colleghi potranno combinare in sua assenza. tutto ciò che non può prevedere lo terrorizza.

Ferita da ingiustizia – Maschera del rigido


Fisico del rigido
Se “giustizia” significa apprezzamento, riconoscimento, rispetto dei diritti e del merito di ognuno, una persona che vive questa ferita non si sente riconosciuta nel proprio valore e crede di avere meno rispetto a quanto gli spetterebbe di diritto. Ho notato che molte persone cresciute in contesti socio-economici degradati ne soffrono, così come persone cresciute in competizione con un fratello o un amico considerato più bello, più bravo ecc. Un altro lato della ferita, tuttavia, si manifesta anche quando la persona crede di avere di più, di avere troppo, e di non esserselo guadagnato.

La ferita di ingiustizia si risveglia nella fase di sviluppo dell’individualità del bambino, nel momento in cui quest’ultimo sente di essere una persona a sé stante, dotata di proprie peculiarità che non trovano, tuttavia, la giusta espressione perché i genitori o il contesto socio-culturale tendono a reprimere tali tendenze. Dal momento che l’aspirazione alla libertà è frustrata, egli rinuncia a mostrare la sua vera natura e decide di tagliare i ponti con le proprie emozioni. Accetta passivamente la realtà delle cose o, addirittura, difendendola a spada tratta, perché se tutti la considerano giusta ed ineluttabile significa che è così. Si crea dunque la maschera del rigido.

Il corpo è dritto, ben proporzionato anche se sovrappeso o sottopeso, con le spalle larghe quanto le anche e la vita molto sottile. La vita corrisponde alla regione del plesso solare, la sede delle emozioni. È per questo motivo che i rigidi cercano di indossare abiti stretti in quel punto o cinture fascianti: credono di riuscire a soffocare ciò che provano. Hanno la pelle chiara e lo sguardo luminoso, la mascella piuttosto serrata e il collo immobile, fiero.

Spesso questo soggetto è condizionato dalle religione, in quanto le idee di bene e male, giusto e sbagliato, sono molto radicate in lui e scandiscono la sua vita, rendendolo sostanzialmente conformista. Anche molti vegetariani e vegani indossano tale maschera, così come la maggior parte di coloro che tendono ad attaccare chi vive serenamente scelte esistenziali che si distaccano dal senso comune. Un’adolescente rigida ed impacciata, ad esempio, tenderà a criticare molto le coetanee che si mostrano molto disinibite pur desiderando avere la medesima scioltezza. Un uomo che reprime le proprie fantasie erotiche (anche se sane) potrebbe scaricare tale frustrazione nell’omofobia. Ne approfitto per sottolineare che il rigido è il soggetto che ha maggiormente difficoltà a lasciarsi andare, sentimentalmente e sessualmente, nonostante sia, fra le cinque tipologie, quella tendenzialmente più sexi.

Come il controllore tiene d’occhio gli altri in modo maniacale, così il rigido fa altrettanto con sé stesso. Siccome è sempre alla ricerca della giustizia, vuole accertarsi di meritare effettivamente quanto riceve. Se ottiene qualcosa che non sente di essersi guadagnato finirà per perderlo. Odia, in generale, l’idea di sbagliarsi e quindi di essere ingiusto: è un eterno indeciso e anche dopo avere fatto una scelta continua a rimuginare e a domandarsi se sia stata la migliore. Quando parla, comincia spesso le frasi con “bene”, “ebbene” o la contrazione “beh”, per accertarsi che ciò che sta per dire sia valido. Termina le frasi con “d’accordo?”, “okay?” per verificare la correttezza delle proprie parole.

Dal momento che tende a tagliare i ponti con le proprie emozioni, il rigido ha difficoltà non solo a rispettare i propri limiti, ma addirittura a conoscerli. Siccome non si concede il tempo di sentire se ciò che fa risponde ad una necessità, spesso esagera e si ferma soltanto quando crolla. Se sta poco bene di salute, sottovaluta il problema e controlla il proprio corpo per far sì che il dolore svanisca il prima possibile. Di solito non chiama il medico e si cura da solo: odia ammettere di aver bisogno d’aiuto.

La sua paura più grande è la freddezza. Anche se sceglie volontariamente l’insensibilità, ha difficoltà ad accettarla e fa del proprio meglio per mostrarsi caloroso. Non si accorge di sembrare insensibile e freddo e, se così fosse, cercherebbe di negarlo: ammettere sta evitando di entrare in contatto con la propria sensibilità per non mostrare la propria vulnerabilità lo farebbe sentire senza cuore e quindi ingiusto.

Per concludere…


Ora che abbiamo visto tutte e cinque le ferite, spero che i miei due articoli possano aiutarvi ad arricchire i vostri personaggi, così come è successo a me. Le maschere dei miei protagonisti non sono strutturate in modo meccanico, ma ogni tanto la ferita di base fa incursione e mi toglie d’impiccio nei momenti di black out. Allo stesso modo, conoscere la mia maschera mi aiuta a comprendere meglio la mia scrittura e quegli elementi narrativi che, a volte, inserisco nella trama quasi inconsciamente.

Ora ditemi... rivedete, nei vostri “figli cartacei” qualcuna di queste tipologie? E voi, quale maschera indossate?

La mia ferita? Non ve la dico, perché poi ho paura che non mi vogliate più bene e smettiate di leggermi. Non voglio ritrovarmi sola, nei meandri della rete! Se siete stati attenti, con questa frase la indovinate. ;)

Chiara Solerio


L'AUTORE DI QUESTO GUEST POSTMi chiamo Chiara Solerio e scrivo da sempre. Ho lavorato come giornalista e come copywriter. Da poco, dopo anni di silenzio, mi sono riavvicinata alla narrativa. Ho in cantiere la partecipazione ad alcuni concorsi e sto scrivendo il mio primo romanzo. Sono appassionata di psicologia e cerco di metterla al servizio delle mie opere.
Il mio blog: http://appuntiamargine.blogspot.it
Profilo Google Plus: Chiara Solerio

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Commenti

  1. Un post sofferto sotto molto punti di vista, ma alla fine ce l'ha fatta a uscire ;)

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  2. Sono piccole sfide che aiutano a crescere come scrittori! Te lo giuro, ieri sera a momenti mi viene un colpo! Avevo salvato la bozza del post in allegato ad una mail, perché l’avevo scritta dal pc di mio marito. Poi ho aperto il file dall’email, ci ho lavorato un po’ e per automatismo ho salvato clickando sull’icona del dischetto, e non facendo “salva con nome”. Di conseguenza, il documento è finito in una cartella di sistema, nascosta, che mio marito è riuscito ad aprire con manovre da hacker, recuperando il file. Sono giunta alla conclusione che qualunque scrittrice dovrebbe avere un compagno programmatore :D

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  3. Ho atteso questo post e la mia attesa è stata ampiamente ripagata.
    Bravissima!

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    1. Ti ringrazio tanto !! :) è sempre un gran piacere vedere che i miei scritti sono apprezzati.

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  4. CHIARA,
    stando alla "fisiognomica-del-corpo" anch'io temo di esser individuato in una categoria così così. Facciamo che non ci credo quindi.
    (Ma un'occhiatina...)
    ____________________________
    TERESA
    Sempre stimolante 'sto guest corner!

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    1. Guarda, non c’è nulla di cui vergognarsi. Non credo esista un essere umano completamente immune da ferite, sebbene alcune siano più visibili (e quindi più profonde) e altre meno. Anche per quanto riguarda il fisico, è possibile che sia presente solo una delle caratteristiche indicate. Diciamo che la descrizione proposta corrisponde alla ferita “pesante”, ma esistono diversi livelli. Capita anche che un individuo abbia più ferite, e quindi presenti ad esempio le “spalle larghe” del controllore e l’ipotonia del dipendente… insomma le combinazioni sono molteplici. Può anche capitare che una ferita guarisca e determinati fatti della vita ne risveglino un'altra...

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  5. Credo proprio di aver riconosciuto tra i miei amici una di queste maschere/ferite. Sono un po' scettica di mio su queste cose, ma sembrava di leggere il suo ritratto...
    Per i miei personaggi, non so, però in effetti, l'idea di differenziare gli intercalari a seconda del carattere potrebbe essere carina.

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    1. Come tutte le fonti di ispirazione, anche questa può fornire un aiuto senza essere un vincolo. Mi rincresce solo di non essere stata più approfondita per ragioni di spazio :)

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  6. Se me lo consenti, farei questo.
    1^ parte_
    "Guarda, non c’è nulla di cui vergognarsi."
    Mi è parso leggere anche della tua titubanza a svelare la categoria alla quale appartieni, quasi una boutade di spirito. Anch'io l'ho presa sull'umoristico. O sbaglio?
    ----------------------
    2^ parte_
    "Anche per quanto riguarda il fisico, è possibile che sia presente solo una delle caratteristiche indicate".
    Certo, presente ma non necessariamente peculiare di un aspetto caratteriale.
    Esempio, io ho un fisico abbastanza ben sviluppato. Ergo, dovrei rientrare in una certa categoria.
    E invece no, è merito di tanto sport se ho le spalle grosse, un torace ben strutturato e due bei quadricipiti (e non passarmi per vanesio!).
    Ti dico come la vedo. Sennò famo notte a botta e risposta.
    Io credo che la verità stia nel mezzo.
    Per quanto attiene a tutto ciò che ruota intorno all'esssere umano, non c'è regola che esista; univoca, ovviamente.
    Spero di essermi spiegato, ciao Chiara.
    Grazie Teresa.
    Buona giornata a voi

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    1. A dire il vero, Enzo, io ho detto qual è la mia ferita, anche se ho voluto giocare un po’ con i lettori e fare in modo che la indovinassero da sé. Nessun problema a ribadirlo: abbandono. Anche se crescendo ho molto ridotto la maschera fino ad annullarla del tutto.
      Per l’aspetto fisico sono d’accordo che la cura del soggetto può modificare la struttura della ferita, ma penso altresì che dietro ogni comportamento umano esista una motivazione psicologica… io credo, dal nostro semplice scambio di battute, di aver individuato il profilo a cui potresti corrispondere. Se vuoi ne parliamo in privato.
      Non penso sia questione di “crederci” o “non crederci”: la psicologia è una scienza, nessuno si permetterebbe di mettere in discussione gli studi di un ingegnere :)
      Buona giornata anche a te, e buon weekend :)

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  7. Post molto interessante, come il n. 1 del resto.

    Io penso che ognuno di noi, come ogni nostro personaggio, è un misto di caratteristiche in diverse percentuali: alcune sono talmente forti che saltano immediatamente all'occhio, e qui siamo di fronte a persone quasi monodimensionali. Altre sono più nascoste o sfumate. La stessa cosa avviene nella morfopsicologia, originata dalla vecchia fisiognomica. Il fascino dell'essere umano deriva proprio da questo, dal non essere etichettabile.

    Con tutto, anch'io ho riconosciuto una mia amica nella maschera del "masochista"!

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    1. Io ho conosciuto persone di ogni ferita, ma di "masochisti" veramente pochi. Tuttavia, proprio in questo periodo mi sto scontrando con una di loro sul lavoro. Ferita da umiliazione come dominante e ferita da ingiustizia come secondaria: un incubo. Ruffiana (scusate il francesismo) servile e zerbina con i potenti o i suoi amici, tende invece a sminuire le persone con cui non va d'accordo, cercando ogni pretesto per farle sentire sporche. Ossessionata dalla pulizia, ora l'ultima novità è che va a controllare il bagno, dopo che gli altri l'hanno utilizzato, per vedere se sia a posto spruzzandolo con il germozero e il deodorante.... ha fatto diventare paranoica anche me! :)

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  8. Ho letto con interesse entrambe le puntate, ma non riesco a localizzare ne mè stessa ne amici in una delle ferite...sembriamo tutti un pout pourri misto di tutto!
    E poi una domanda mi sorge spontanea: la mia corporatura è ereditata da mia madre, mica avrò ereditato anche le sue ferite, no? ;)

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    1. L'autrice non esclude che le ferite abbiano una connotazione ereditaria, se non altro perchè un genitore tende a trasmettere al figlio determinati insegnamenti, nel corso della vita. Ma non è questo il punto. Io ho ereditato la corporatura da mio papà in quanto è alto e secco, mentre mia madre è più piccolina e rotondetta. Le nostre ferite sono differenti ma nonostante questo i corpi, pur somigliandosi, hanno dei piccoli dettagli che richiamano la ferita. Lui ad esempio è molto ben proporzionato, come capita a molti rigidi, nonchè giovanile per la sua età e di bell'aspetto. Io ho la classica schiena del dipendente, un po' curva, al punto che le suore, quando ero piccola (bastarde!) mi facevano stare tutta la mattina con le mani dietro la schiena per farmi stare dritta. Quindi se la base è simile i singoli dettagli possono esprimere questa diversità. Come ho avuto modo di evidenziare anche prima, le tipologie che ho descritto mostrano la ferita "grave" (quella patologica), ma le persone comuni di solito assumono su di sè qualche semplice indicatore.
      Spero di aver chiarito eventuali dubbi: se ti va possiamo parlarne ancora. :)

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  9. Interessante questa analisi delle maschere, qualcosa di questo salterà fuori nella creazione dei miei prossimi personaggi. L'impressione più forte che ho avuto, però, non ha a che vedere con la scrittura: con il masochista faccio reazione chimica! Ne ho conosciuto qualcuno, anche in famiglia, e devo dire che mi suscita reazioni di fastidio poco edificanti.

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    1. A me succede con i controllori! Da prenderli a mazzate! Sono comunque contenta che l'articolo ti sia piaciuto e spero ti torni utile in futuro. A questo punto, ti consiglio il libro... a me è servito veramente tanto :)

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  10. Che razza di sincronicità che capitano.
    Ok, la terapeuta mi ha dato questo libro una settimana fa. Ne abbiamo discusso ed è rimasta interdetta.
    Io sono magro per genteica e problemi di salute, NON per ferite psicologiche.

    OVVERO: se sei magro, non significa che automaticamente sei ferito. Lo sei se sei INNATURALMENTE magro...Se quella non è la tua forma e il comportamento ti porta ad assumerla.
    Altrimenti si torna a concetti quali "se hai i capelli rossi sei un bugiardo". Insomma, non esiste determinare le qualità di una persona dal suo aspetto, senza conoscere la sua storia personale.

    Per i personaggi può essere un ottimo spunto, ma con cognizione di causa: deve essere una condizione INNATURALE. Se uno è grosso, è grosso. Fine. Se poi perde peso allora ha subito una ferita, e il suo comportamento va in quella direzione.
    Spero di essermi chiarito.

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    1. Certo, è chiarissimo e sono d'accordo con te per quel che rigurarda la predisposizione del corpo a "plasmarsi" sulla base della ferita, tradendo la propria natura. è proprio questo il punto, che non tutti sono riusciti a cogliere completamente.

      Non sottovalutare questa sincronicità. Il rifiuto di queste idee può essere connesso proprio alle ferite. C'è una parola chiave, nella mia frase. Dimmi se sbaglio.

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    2. Sbagli, ma tranquilla, non la vedo come "ingiustizia" ;).

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    3. Non sono andata poi così lontana, visto che le due ferite vanno a braccetto. I rigidi hanno sempre un po' di "rifiuto" e i controllori un po' di "abbandono" :) Io di ferite da ingiustizia ne ho una in casa (mio marito) e posso confermare quanto scritto :D

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  11. ma com'è che mi rivedo in ogni descrizione?!? Questo mi fa pensare due cose. Primo, mi servo un bravo terapeuta. Secondo, è più facile creare personaggi seguendo lo stereotipo del carattere di un certo tipo, però in realtà non è tutto bianco o nero e i veri maestri della letteratura creano personaggi con mille sfumature (non di grigio... odio quella trilogia). Il personaggio che mi conquista di più è quello che non riesci a incasellare in alcun stereotipo. Cosa ne pensate?

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    1. Io direi: quello che non riesci a incasellare ma ha alcuni tratti tipici di una di queste maschere, che fa dire al lettore "sicuramente sarà un tipo così... ah, però, invece..."

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    2. Non potrebbe semplicemente essere che non hai alcuna ferita, oppure le hai risolte? :) Mi spiego meglio: ciascun essere umano è a modo proprio urtato da un presunto abbandono/tradimento ecc e reagisce di conseguenza, proteggendosi come meglio crede. La maschera, però, si crea quando il comportamento diventa reiterato e ripetitivo, e la ferita finisce per impedire un sano sviluppo della personalità. Ad esempio, io non sono assolutamente un controllore, però se ho il sospetto (come sta capitando recentemente) che qualcuno stia facendo delle manovre un po' strane lo tengo d'occhio...

      Per quel che riguarda la creazione dei personaggi, il termine stereotipo non mi piace per niente. La cura che metto nel creare soggetti sfaccettati e complessi è quasi maniacale, perchè il mio intento è creare personalità profonde. Per fare ciò, mi servo a volte anche delle maschere, ma lo faccio per arricchire il personaggio. C'è un valore che mi guida, nella definizione dei miei soggetti: la COERENZA. Se essa viene a mancare, non vado da nessuna parte. Ho affrontato questo discorso in modo approfondito già qui: http://appuntiamargine.blogspot.it/2014/06/normal-0-14-false-false-false-it-x-none_11.html ... Magari hai già letto l'articolo, visto che sei mia follower, ma mi piacerebbe, se ti va, avere una tua opinione :)
      Buona domenica!

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    3. Allora ti rispondo sul tuo blog. PS: magari non avessi ferite, figurati poi se le ho risolte!! Il giorno della laurea in Psicologia mi han fatto giurare di tenere il segreto professionale... e di crogiolarmi a vita nelle ferite, mie e altrui! :)

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  12. Utilissimi post, senz'altro da mettere nella "cassetta degli attrezzi" dello scrittore, nella mia almeno, possibilmente di fianco al libro della Bourbeau che devo ricordarmi di cercare e (trovandone il tempo) di leggere. Leggendo i commenti ho visto che già li usi come ho intuito di poterli usare io, cioè per sbloccare un personaggio che si sta arenando.
    Non pensavo poi che mi sarei riconosciuto così bene in una delle maschere, sono sorpreso! No, ci sono proprio rimasto male. A quanto pare ero - sottolineo ero, perché credo di averci lavorato parecchio per cambiare il mio atteggiamento infantile - un masochista!

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    1. è un libro molto semplice, si legge veramente in fretta. Inoltre, coinvolge non poco. Lieta che l'articolo ti sia piaciuto :)

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