martedì 25 ottobre 2011

Scrivo perché...

Cari autori esordienti e aspiranti scrittori… a tutti voi è dedicata questa iniziativa del blog "Scrivo perché", a cui potete rivolgervi per essere intervistati e parlare della vostra passione e delle vostre opere! Per tutti coloro che vogliono far sentire la propria voce in questo vasto e affollato mondo dei libri!
http://scrivoperche.wordpress.com/
https://www.facebook.com/scrivoperche
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lunedì 24 ottobre 2011

Revisionare un romanzo (parte 2)

Penso che ognuno abbia un suo personale stile di scrittura, così come ha il suo proprio modo di presentarsi e di vestire: uno stile unico. Lo stile nasce con il tempo e con la pratica: a un certo punto ci si accorge che si è creato un proprio modo di comunicare, di raccontare. È un processo naturale, quando si dedica molto tempo a scrivere e a leggere.
Naturalmente non si può dire che uno stile sia migliore di un altro, anche se la forma che diamo al nostro modo di comunicare può essere affinata e migliorata.
Per questa ragione, quando abbiamo concluso la revisione del romanzo da un punto di vista della struttura, dei contenuti e della storia, è molto importante rivederlo e correggerlo anche nella forma. E non ha importanza se la storia è un vero capolavoro, se le emozioni che sapete suscitare raggiungono vette insuperabili, non ha importanza se sapete davvero “dipingere con le parole”: la mancanza di cura della sintassi, la sciatteria nella formattazione, un cattivo uso dei verbi, errori ortografici e grammaticali… tutto questo può essere un pessimo biglietto da visita sia per un lettore che per un editore.
Una volta mi è capitato di girare per una fiera del libro e di soffermarmi su alcuni saggi di una casa editrice perché a prima vista mi erano sembrati interessanti. Leggendo la quarta di copertina ho notato però alcuni gravi errori di battitura e di punteggiatura… La sensazione che ne ho ricavato è stata davvero pessima, tanto da decidere di posare subito quei testi.
Bisogna ricordare che anche l’occhio vuole la sua parte!
Dunque, la prima cosa da fare è lasciar passare un po’ di tempo dalla prima stesura e dalla prima revisione. “Dormirci su” può essere utile per distaccarci un po’ e vedere in modo più obiettivo ciò che abbiamo scritto.
Quando è venuto il momento della revisione, stampiamo il libro in un formato che lasci del margine bianco ai lati del foglio, così che ci sia spazio per le annotazioni. A questo punto cominciamo la lettura prestando attenzione a diverse cose.

  • controlliamo che il testo non sia contorto o ridondante. Se qualcosa può essere detta in modo più semplice, perché non farlo?
  • controlliamo se il testo scorre, se è abbastanza fluido. A tal fine, può essere utile leggerlo ad alta voce. 
  • controlliamo che la punteggiatura sia corretta. Attenzione soprattutto all’uso delle virgole, che devono essere al punto giusto.
  • tagliamo paragrafi o frasi troppo lunghi. Il testo ha bisogno di aria e i lettori hanno bisogno di prendere fiato di tanto in tanto. Il cosiddetto “testo muro” respinge il lettore!
  • colleghiamo insieme frasi troppo corte. A meno che non avete scelto di proposito uno stile “secco”, le frasi eccessivamente brevi rendono meno fluida la lettura.
  • facciamo attenzione agli errori ortografici. Il correttore automatico non fa tutto il lavoro e a volte commette errori di valutazione!
  • facciamo attenzione agli errori grammaticali. Si presume che se abbiamo deciso di scrivere un libro, conosciamo l’uso dei congiuntivi, dei condizionali e così via. Se non è così, sarà meglio dare una ripassata all’argomento o farci aiutare. 
  • facciamo attenzione in particolare alla consecutio temporum, cioè all’uso appropriato dei tempi verbali.
  • facciamo attenzione alle ripetizioni di parole. Controlliamo di non aver ripetuto a breve distanza una stessa parola. Se è il caso, sostituiamola con un sinonimo.
  • facciamo attenzione alla sequenza delle parole in una frase. A volte spostare una parola può fare davvero la differenza. 
  • eliminiamo i doppi spazi. Uno spazio in più non è certo il più grave degli errori, ma visto che ci siamo…
  • eliminiamo l’uso eccessivo degli avverbi e degli aggettivi (meno ce ne sono e meglio è).
  • eliminiamo le metafore abusate o poco comprensibili.

A questo punto, probabilmente state pensando che revisionare è davvero un lavoro impegnativo e che richiede molto tempo. È vero, ma essere uno scrittore non vuol dire solo creare storie e suscitare emozioni, ma anche saper fare un uso appropriato delle parole…

Infine, c‘è da dire che vi sfuggirà sempre qualcosa, anche se avrete letto il testo mille volte. È un po’ come se il cervello a un certo punto non vedesse più gli errori… Per questo motivo è bene che alla fine facciate leggere il vostro libro a un’altra persona: l’esperienza mi fa dire che un secondo occhio critico è un aiuto preziosissimo!

Anima di carta
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Penso che ognuno abbia un suo personale stile di scrittura, così come ha il suo proprio modo di presentarsi e di vestire: uno stile unico. Lo stile nasce con il tempo e con la pratica: a un certo punto ci si accorge che si è creato un proprio modo di comunicare, di raccontare. È un processo naturale, quando si dedica molto tempo a scrivere e a leggere.
Naturalmente non si può dire che uno stile sia migliore di un altro, anche se la forma che diamo al nostro modo di comunicare può essere affinata e migliorata.
Per questa ragione, quando abbiamo concluso la revisione del romanzo da un punto di vista della struttura, dei contenuti e della storia, è molto importante rivederlo e correggerlo anche nella forma. E non ha importanza se la storia è un vero capolavoro, se le emozioni che sapete suscitare raggiungono vette insuperabili, non ha importanza se sapete davvero “dipingere con le parole”: la mancanza di cura della sintassi, la sciatteria nella formattazione, un cattivo uso dei verbi, errori ortografici e grammaticali… tutto questo può essere un pessimo biglietto da visita sia per un lettore che per un editore.
Una volta mi è capitato di girare per una fiera del libro e di soffermarmi su alcuni saggi di una casa editrice perché a prima vista mi erano sembrati interessanti. Leggendo la quarta di copertina ho notato però alcuni gravi errori di battitura e di punteggiatura… La sensazione che ne ho ricavato è stata davvero pessima, tanto da decidere di posare subito quei testi.
Bisogna ricordare che anche l’occhio vuole la sua parte!
Dunque, la prima cosa da fare è lasciar passare un po’ di tempo dalla prima stesura e dalla prima revisione. “Dormirci su” può essere utile per distaccarci un po’ e vedere in modo più obiettivo ciò che abbiamo scritto.
Quando è venuto il momento della revisione, stampiamo il libro in un formato che lasci del margine bianco ai lati del foglio, così che ci sia spazio per le annotazioni. A questo punto cominciamo la lettura prestando attenzione a diverse cose.

  • controlliamo che il testo non sia contorto o ridondante. Se qualcosa può essere detta in modo più semplice, perché non farlo?
  • controlliamo se il testo scorre, se è abbastanza fluido. A tal fine, può essere utile leggerlo ad alta voce. 
  • controlliamo che la punteggiatura sia corretta. Attenzione soprattutto all’uso delle virgole, che devono essere al punto giusto.
  • tagliamo paragrafi o frasi troppo lunghi. Il testo ha bisogno di aria e i lettori hanno bisogno di prendere fiato di tanto in tanto. Il cosiddetto “testo muro” respinge il lettore!
  • colleghiamo insieme frasi troppo corte. A meno che non avete scelto di proposito uno stile “secco”, le frasi eccessivamente brevi rendono meno fluida la lettura.
  • facciamo attenzione agli errori ortografici. Il correttore automatico non fa tutto il lavoro e a volte commette errori di valutazione!
  • facciamo attenzione agli errori grammaticali. Si presume che se abbiamo deciso di scrivere un libro, conosciamo l’uso dei congiuntivi, dei condizionali e così via. Se non è così, sarà meglio dare una ripassata all’argomento o farci aiutare. 
  • facciamo attenzione in particolare alla consecutio temporum, cioè all’uso appropriato dei tempi verbali.
  • facciamo attenzione alle ripetizioni di parole. Controlliamo di non aver ripetuto a breve distanza una stessa parola. Se è il caso, sostituiamola con un sinonimo.
  • facciamo attenzione alla sequenza delle parole in una frase. A volte spostare una parola può fare davvero la differenza. 
  • eliminiamo i doppi spazi. Uno spazio in più non è certo il più grave degli errori, ma visto che ci siamo…
  • eliminiamo l’uso eccessivo degli avverbi e degli aggettivi (meno ce ne sono e meglio è).
  • eliminiamo le metafore abusate o poco comprensibili.

A questo punto, probabilmente state pensando che revisionare è davvero un lavoro impegnativo e che richiede molto tempo. È vero, ma essere uno scrittore non vuol dire solo creare storie e suscitare emozioni, ma anche saper fare un uso appropriato delle parole…

Infine, c‘è da dire che vi sfuggirà sempre qualcosa, anche se avrete letto il testo mille volte. È un po’ come se il cervello a un certo punto non vedesse più gli errori… Per questo motivo è bene che alla fine facciate leggere il vostro libro a un’altra persona: l’esperienza mi fa dire che un secondo occhio critico è un aiuto preziosissimo!

Anima di carta

martedì 11 ottobre 2011

Revisionare un romanzo (parte 1)

Lo so, revisionare quello che avete scritto non è proprio un’operazione divertente. Anzi, il più delle volte è noiosa, complicata e qualche volta persino dolorosa, perché si sa, gli scrittori sono affezionati a tutto quello che scrivono!
Creare personaggi e storie è di gran lunga più interessante, e lasciarsi andare al flusso delle proprie idee deve essere necessariamente una faccenda spontanea. Però dopo aver messo la parola “fine” alla storia, arriva il momento di armarvi di buona volontà ed esaminare con occhio critico il vostro romanzo.
Sì, revisionare è davvero necessario, se volete che qualcun altro legga le vostre creazioni, e più che mai se volete essere pubblicati. Io sono del parere che presentare all’editore un testo non curato è davvero una pessima idea!
Certo, potreste affidarvi a qualcuno che si occupa di revisionare un manoscritto al vostro posto, un editor, ma chi si occupa di questo tipo di correzioni non sa cosa avevate in mente quando vi siete messi all’opera. Nel tentativo di migliorare la struttura o il testo, potrebbe fraintendere o peggio trasformare in modo eccessivo ciò che avete scritto. Ve la sentite di correre questo rischio? Ve la sentite davvero di affidare il vostro prezioso lavoro a qualcun altro?
Vediamo dunque come comportarsi.
La prima cosa da fare è stampare il vostro romanzo. È importante che le correzioni vengano fatte su carta e non a video, sia perché in quest’ultimo caso potrebbero sfuggirvi molte cose, sia perché dovete mettervi nei panni di un lettore estraneo: l’atteggiamento da tenere a questo punto è quello del lettore disinteressato, spassionato e diffidente.
Dunque, cominciate a leggere quello che avete scritto dall’inizio alla fine, prestando attenzione alla storia. Lasciatevi andare come fareste con un qualsiasi altro romanzo che avete acquistato in libreria. In questa prima fase non fate troppa attenzione alla forma e non soffermatevi a fare correzioni del testo (grammatica, ortografia, ecc.). Man mano che leggete, annotatevi se un passaggio è troppo lungo o inutile o se può essere migliorato e come. Prestate attenzione alle “note stonate”, agli avvenimenti che sembrano tirati per i capelli o addirittura fuori posto. Annotatevi anche se ci sono scene su cui non vi siete soffermati abbastanza e che magari un lettore potrebbe essere interessato ad approfondire.
Chiedetevi se avete attirato l’attenzione sui particolari giusti, se la personalità dei personaggi emerge dalle loro azioni o se vi siete dilungati troppo all’inizio per descriverli a parole… La storia scorre? Avete interrotto i capitoli al punto giusto, per invogliare il lettore a proseguire? Avete suscitato sufficiente curiosità su “cosa accadrà dopo”? I dialoghi sembrano spontanei o hanno l’aria del pre-costruito? La fine ha il giusto “sapore”?
Lo so, sono tante le domande che dovete farvi in questa prima fase, ma non è necessario chiedersi davvero tutte queste cose. La migliore prova che potete fare per capire se il vostro romanzo funziona, è leggere più e più volte quello che avete scritto. Riuscite a farlo ancora una volta?  Vi lascia un senso di armonia, come se tutto fosse al posto giusto?
Dovete essere voi i vostri primi e spietati critici. Se c’è qualche parte che annoia voi che l’avete scritta, pensate quanto potrà annoiare un estraneo!
Esiste anche la possibilità che dopo esservi sforzati di tagliare il superfluo senza troppe remore (le prime volte è difficile farlo, poi si diventa più imparziali) ed esservi appuntati cosa va aggiunto o modificato, vi rendiate conto che la storia così com’è non funziona. In tal caso, forse, dovrete ripensare proprio alla struttura stessa del romanzo… e rimettervi all’opera.
Ma se avete fatto un buon lavoro con la prima stesura, questo non accadrà. La verità è che avere un elaboratore di testi, ovvero un programma al computer, ci dà l’illusione di poter cancellare e tornare indietro sui nostri passi quando vogliamo. Ma non è così! Quello che si scrive nella prima stesura in qualche modo rimane attaccato addosso al romanzo. Ci sono cose che si fissano e che restano. Quindi bisogna fare molta attenzione alla prima stesura…
Sappiate, comunque, che non sarà sufficiente una riletta e un’aggiustatina qua e là, né che vi basterà un’unica revisione, perché è davvero impossibile prestare attenzione a tutto, forma e contenuto, in un’unica volta.
Dopo che avete quindi effettuato questa prima lettura, infatti, occorre farne un’altra, per occuparsi della forma… ma di questo ne riparleremo!

Anima di carta
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Lo so, revisionare quello che avete scritto non è proprio un’operazione divertente. Anzi, il più delle volte è noiosa, complicata e qualche volta persino dolorosa, perché si sa, gli scrittori sono affezionati a tutto quello che scrivono!
Creare personaggi e storie è di gran lunga più interessante, e lasciarsi andare al flusso delle proprie idee deve essere necessariamente una faccenda spontanea. Però dopo aver messo la parola “fine” alla storia, arriva il momento di armarvi di buona volontà ed esaminare con occhio critico il vostro romanzo.
Sì, revisionare è davvero necessario, se volete che qualcun altro legga le vostre creazioni, e più che mai se volete essere pubblicati. Io sono del parere che presentare all’editore un testo non curato è davvero una pessima idea!
Certo, potreste affidarvi a qualcuno che si occupa di revisionare un manoscritto al vostro posto, un editor, ma chi si occupa di questo tipo di correzioni non sa cosa avevate in mente quando vi siete messi all’opera. Nel tentativo di migliorare la struttura o il testo, potrebbe fraintendere o peggio trasformare in modo eccessivo ciò che avete scritto. Ve la sentite di correre questo rischio? Ve la sentite davvero di affidare il vostro prezioso lavoro a qualcun altro?
Vediamo dunque come comportarsi.
La prima cosa da fare è stampare il vostro romanzo. È importante che le correzioni vengano fatte su carta e non a video, sia perché in quest’ultimo caso potrebbero sfuggirvi molte cose, sia perché dovete mettervi nei panni di un lettore estraneo: l’atteggiamento da tenere a questo punto è quello del lettore disinteressato, spassionato e diffidente.
Dunque, cominciate a leggere quello che avete scritto dall’inizio alla fine, prestando attenzione alla storia. Lasciatevi andare come fareste con un qualsiasi altro romanzo che avete acquistato in libreria. In questa prima fase non fate troppa attenzione alla forma e non soffermatevi a fare correzioni del testo (grammatica, ortografia, ecc.). Man mano che leggete, annotatevi se un passaggio è troppo lungo o inutile o se può essere migliorato e come. Prestate attenzione alle “note stonate”, agli avvenimenti che sembrano tirati per i capelli o addirittura fuori posto. Annotatevi anche se ci sono scene su cui non vi siete soffermati abbastanza e che magari un lettore potrebbe essere interessato ad approfondire.
Chiedetevi se avete attirato l’attenzione sui particolari giusti, se la personalità dei personaggi emerge dalle loro azioni o se vi siete dilungati troppo all’inizio per descriverli a parole… La storia scorre? Avete interrotto i capitoli al punto giusto, per invogliare il lettore a proseguire? Avete suscitato sufficiente curiosità su “cosa accadrà dopo”? I dialoghi sembrano spontanei o hanno l’aria del pre-costruito? La fine ha il giusto “sapore”?
Lo so, sono tante le domande che dovete farvi in questa prima fase, ma non è necessario chiedersi davvero tutte queste cose. La migliore prova che potete fare per capire se il vostro romanzo funziona, è leggere più e più volte quello che avete scritto. Riuscite a farlo ancora una volta?  Vi lascia un senso di armonia, come se tutto fosse al posto giusto?
Dovete essere voi i vostri primi e spietati critici. Se c’è qualche parte che annoia voi che l’avete scritta, pensate quanto potrà annoiare un estraneo!
Esiste anche la possibilità che dopo esservi sforzati di tagliare il superfluo senza troppe remore (le prime volte è difficile farlo, poi si diventa più imparziali) ed esservi appuntati cosa va aggiunto o modificato, vi rendiate conto che la storia così com’è non funziona. In tal caso, forse, dovrete ripensare proprio alla struttura stessa del romanzo… e rimettervi all’opera.
Ma se avete fatto un buon lavoro con la prima stesura, questo non accadrà. La verità è che avere un elaboratore di testi, ovvero un programma al computer, ci dà l’illusione di poter cancellare e tornare indietro sui nostri passi quando vogliamo. Ma non è così! Quello che si scrive nella prima stesura in qualche modo rimane attaccato addosso al romanzo. Ci sono cose che si fissano e che restano. Quindi bisogna fare molta attenzione alla prima stesura…
Sappiate, comunque, che non sarà sufficiente una riletta e un’aggiustatina qua e là, né che vi basterà un’unica revisione, perché è davvero impossibile prestare attenzione a tutto, forma e contenuto, in un’unica volta.
Dopo che avete quindi effettuato questa prima lettura, infatti, occorre farne un’altra, per occuparsi della forma… ma di questo ne riparleremo!

Anima di carta

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