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7 blog per un autore - Alessio Del Debbio

Ultimo appuntamento prima della pausa estiva per la rubrica 7 blog per un autore, che attraverso sette tappe, ognuna ospitata da un blog diverso, si ripropone di approfondire un libro.
L'ospite di questa settimana è Alessio Del Debbio che propone il suo romanzo La guerra dei lupiIn particolare nella tappa di oggi scopriremo il messaggio della storia.

Perché si smette di scrivere (per sempre)?



Alzi la mano chi, tra voi che amate scrivere, non ha mai pensato di dare un taglio netto: smettere di scrivere. E non sto parlando di prendersi una pausa, ma di una decisione drastica, definitiva. Io ci ho pensato in passato, immagino che anche voi l'abbiate fatto.

Molte persone che conosco e che amavano moltissimo scrivere storie, oggi hanno smesso. Sembrava l'attività più importante della loro vita, eppure a un certo punto è passata in secondo piano fino a scomparire del tutto. Perché succede? Perché ciò che dava grande felicità, che sembrava una fortissima esigenza interiore, a un certo punto si abbandona?

La vita reale ci reclama

Tra le ragioni più frequenti secondo me c'è la vita, semplicemente la vita di tutti i giorni che comincia a prendere il sopravvento fino a soffocare completamente il desiderio di mettersi al PC o anche solo pensare a una storia. Può essere un evento felice, l'arrivo di un figlio o un nuovo lavoro che ci impegna molto, o situazioni gravose come doversi occupare di un familiare. Circostanze che assorbono totalmente il tempo e soprattutto la testa. Prima o poi riprenderemo a scrivere, ci diciamo. Ma forse non succederà mai.

Cambiano le priorità e gli interessi

In generale, nella vita non è detto che la scrittura debba essere sempre al centro dei nostri pensieri. Anche se non sono avvenuti cambiamenti eclatanti, è possibile che si perda l'interesse e lo si dirotti verso altro.

Disillusione

Altra motivazione molto frequente è la delusione. Chi scrive ama anche sognare in grande. Anela al successo, alle vendite straordinarie, alla pubblicazione con editori importanti. Quando ciò non succede, la caduta può essere così dolorosa da spingerci a mollare. Ne ho conosciute diverse di persone che di fronte alla realtà non hanno retto alla disillusione e sono passate ad altro. L'ambizione eccessiva può essere un grande nemico.

Demotivazione per mancanza di meritocrazia

Anche constatare quanto sia marcio il mondo dell'editoria e come a raggiungere la vetta del successo siano persone spesso immeritevoli, può essere talmente dura da mandar giù che si decide di rinunciare. A me è capitato di sentirmi molto depressa vedendo quali autori sono al top delle classifiche su Amazon e ancor peggio è stato venire a sapere con quali mezzi lo hanno fatto (state seguendo i video di Alessandro Girola in proposito?).
Tutto questo può demotivarci a continuare. Il disincanto prende il sopravvento e... addio scrittura.

I risultati non ripagano degli sforzi

Il bilancio tra energie spese, investimento emotivo ed economico da una parte e i risultati dall'altra è spesso negativo. Può accadere a un certo punto che ci si renda conto che scrivere non ci ripaga abbastanza. Sappiamo bene quanto costa in termini di sacrificio, tempo, ecc. E anche la pubblicazione e la promozione, anche quando non sono del tutto a carico nostro, comportano molto impegno. Se i frutti sono scarsi o nulli, può essere una ragione molto seria per lasciar perdere. La sproporzione tra lavoro e risultati ci porta a chiedere: chi me lo fa fare? Finché la risposta diventa: nessuno.

“Basta, ora smetto!”

A volte è una sorta di ribellione, forse un po' infantile. Come se facessimo un dispetto a qualcuno. In verità in questi casi il danno lo facciamo solo a noi stessi, ma a volte lo si capisce solo dopo molti anni. E a quel punto non è detto che si riesca a riprendere. Si smette per ripicca verso la mancanza di soddisfazioni, chiudendo così le porte anche a ciò che un giorno potrebbe arrivare.

Mancanza di energie emotive

Ci sono periodi pesanti della vita. Un lutto. Una malattia. O altre situazioni che ci prosciugano totalmente le energie, sia fisiche che emotive. La creatività viene meno, c'è poco da fare. La sfida è non lasciare che ciò duri per sempre, ma usare la volontà per riprendere.

Il fuoco creativo si è spento

La spinta a scrivere può smorzarsi anche per il semplice motivo che non abbiamo più nulla da dire, da raccontare, nessuna storia che viene a bussare alla porta. La scarsità o l'esaurimento di idee dopotutto è un buon motivo per passare ad altro, piuttosto che continuare a riciclare sempre le stesse storie e personaggi in forme diverse. Per scrivere una storia bisogna esserne innamorati!

Negatività intorno

Pressione psicologica (haters) o di altri a smettere. Il cyber bullismo contro gli autori può essere durissimo da affrontare. Ma anche nella vita reale possiamo avere familiari, amici, compagni che ci remano contro. Se non siamo circondati da persone che ci incoraggiano, dedicarci alla nostra passione diventa arduo. La scrittura non è più un piacere, ma viene caricata di una serie di emozioni negative. La lotta costante per emergere, le falsità e la cattiveria che impregnano il mondo dei libri, possono essere pesanti da sopportare. A un certo punto la pressione può essere tale da portarci davvero a lasciar perdere.

“Mi prendo una pausa”

Le pause sono legittime e auspicabili. Stanchezza o bisogno di dedicarsi ad altro, ci portano lontano dalla scrittura. Ma qualche volta una pausa diventa per sempre. Giorno dopo giorno ci si allontana sempre di più dalla voglia di scrivere. Il solo pensiero non ci sfiora più. E a un certo punto scrivere diventa solo un pezzo della tua vita, un ricordo del passato.

Troppa fatica!

Scrivere non è solo passione, non è solo battere furiosamente sulla tastiera sull'onda di ispirazioni galoppanti. No, è anche impegno, fatica, disciplina, soprattutto quando si tratta di revisionare o pubblicare. Tanta fatica spesso diventa soverchiante, al punto che si decide di lasciar perdere.

Morte per inedia

Scrivere è anche una questione di abitudine. Se non lo si fa in modo regolare (o almeno ci si prova), succede che si perde la mano. La mancanza di tempo è un motivo più che legittimo per rallentare, purché non si finisca per fare morire del tutto la voglia di creare una storia.

Passare ad attività più redditizie

Non tutti fanno soldi scrivendo libri. C'è chi ci riesce, buon per lui, ma la massa è quella di chi guadagna profitti miseri, che si tratti di editoria tradizionale o di self publisher. Alla luce di ciò, è naturale dirottare l'attenzione su altro. Ho visto molti ex scrittori diventare editor o offrire servizi di altro genere, legati all'editoria o al web. Magari sempre di scrittura di tratta, ma di tipo diverso. Giusto o meno che sia, comunque la narrativa viene abbandonata.

* * *

A chi smette di scrivere perché è deluso, vorrei dire che il successo non spetta di diritto a nessuno di noi, neanche ai più bravi, neppure ai geni della scrittura. Né è detto che si riesca a conquistare la fama in una vita. Basti pensare a quanti scrittori, poeti, artisti, musicisti, ecc. sono morti poveri, sconosciuti, senza soddisfazioni. Magari hanno acquistato il successo dopo la morte, o anche no. Forse sono stati dimenticati, pur meritando il contrario.

Forse in molti casi, la verità è che non si ama abbastanza la scrittura. Come dicevo tempo fa, la scrittura è un'amante capricciosa, e non sempre lo si accetta.

Se siete qui a leggere, forse non avete mai smesso di scrivere. Quindi tutto questo potrebbe non riguardarvi, ma penso che il rischio di interrompere definitivamente sia sempre in agguato per tutti noi. E forse conoscere i nostri nemici può essere utile. Personalmente ho avuto la tentazione di appendere la penna al chiodo spesso negli ultimi tempi (per alcune delle ragioni su elencate), ma ho tenuto duro perché una parte di me ne ha un bisogno vitale.

E voi avete mai pensato di mollare? E perché?

Commenti

  1. Io dopo la fine del #progettoIOTA staccherò la spina. Per un motivo piuttosto semplice: non avrò più nulla da scrivere di interessante. Quindi per qualche anno dovrete ancora sopportarmi ;)

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    1. Dai, come fai a sapere che non avrai più nulla di interessante da scrivere? Secondo me dobbiamo "sopportarti" ancora per molto ;) ahah
      Vabbè, scherzi a parte, può succedere di non avere più idee valide, ma non credo sia il tuo caso.

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  2. interessanti considerazioni e ognuno di quelli elencati potrebbe essere un motivo giustificato per smettere. Non forse nei periodi di piena emotiva quelli in cui ti aggrappi alla scrittura come se fosse tutto il tuo mondo possibile. Non quando senti che il mondo dello scrivere è parte integrante di te stesso.
    Ma può arrivare di tutto anche l'inedia e la demotivazione.
    E soprattutto, parlo per me, vedere che libri scritti male e poveri sono venduti e apprezzati, mentre tu fai fatica solo a farti conoscere un po'. Si apprezza solo quello che può vendere a volte banalità,
    non roba seria. I grandi romanzi del passato oggi sarebbero roba da buttare

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    1. I periodi di "piena emotiva" (bel modo di descriverli) sono fantastici, ma c'è da chiedersi se dureranno per sempre. A volte ho l'impressione di non avere il controllo sulla mia scrittura, come se non dipendesse totalmente dalla mia volontà. Quindi i dubbi sul futuro sono leciti.
      Anche per me vedere libri scritti male così apprezzati, mi demotiva moltissimo. E' dura non farsi condizionale e di conseguenza decidere di smettere...

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  3. Se ho mai pensato di smettere di scrivere? A volte è capitato anche a me, ma sono stati brevi momenti di frustrazione. Momenti peraltro che non mi capitano più da tempo: da quando mi sono messo in testa l'obiettivo serio e preciso di fare di questa passione la mia vita, il dubbio non mi ha più sfiorato. Dopotutto, scrivere mi realizza e mi piace più di ogni altra cosa: se poi riuscissi a raggiungere obiettivi più "alti" attraverso i piani precisi che già ho, tanto meglio per me. E nel caso fallissi... beh, sarebbe stata comunque una bella vita, passata a fare quello che mi fa stare meglio ^_^ !

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    1. E' bello vederti così motivato e sicuro. Senz'altro è un approccio invidiabile, che dovremmo adottare tutti. Forse il problema è proprio quando questa passione perde mordente, insomma non ci rende più così felici. E allora ogni scusa è buona per mollare.

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  4. Post interessante, che davvero riassume ogni motivazione possibile.
    Ecco, ma per ognuna di queste, come giustamente poi osservi, c'è sempre che forse la scrittura non la si ama più.
    Nessun problema, magari si amerà qualcos'altro. Magari le cose cambiano (ed è giustissimo che cambino), ma anche se dovesse arrivare un figlio, anche se la vita dovesse essere stravolta, io credo che chi vuol scrivere lo fa pure sul tovagliolino del bar, durante il caffè. È una necessità.

    Moz-

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    1. Esatto, la penso così anche io. Le cose cambiano nella vita e può succedere che altre attività diventino il perno delle nostre giornate, finché la scrittura si dimentica. Se non c'è più passione, forse è giusto che accada. La scrittura che si trascina senza amore, poi si nota.

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  5. Ho smesso di scrivere molti anni fa per negatività della mia famiglia d'origine, avevo appena cominciato, per loro solo una perdita di tempo. Poi la vita che reclamava, tra studio, lavoro, trasferte, ristrutturazioni. Poi ho ripreso dopo un periodo di salute bruttino, era scrittura-terapia. Ogni tanto mi chiedo chi me li fa fare... allora rileggo qualche commento bello dei miei lettori e riparto. Non ci guadagno niente, anzi, ci perdo sui conti espliciti. Ma sui benefici impliciti ci guadagno in entusiasmo! :)

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    1. La negatività dei familiari può condizionarci pesantemente, non è mica uno scherzo affrontarla. Il sostegno delle persone e soprattutto dei lettori è importante, inutile negarlo. Fai bene a rileggerti i commenti positivi, a volte occorre proprio darsi la carica!
      Mentre sul guadagno, dici bene, i benefici sono comunque superiori ;)

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  6. Il tuo articolo capita proprio a fagiolo perché è una domanda che mi faccio spesso ultimamente. Penso che alla base, nel mio caso, ci siano i pochi risultati e la mancanza di quella "miccia" che mi faccia prendere la penna in mano. In ogni caso stringo i denti...

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    1. Ti capisco molto bene, purtroppo. Direi anzi che siamo sulla stessa barca. Forse è fisiologico che a un certo punto ci si domandi quanto ne valga la pena, perché i risultati dovrebbero motivarci nelle fasi di stanchezza, e quando non lo fanno, beh... è un problema. Mi sa che stringere i denti è l'unica cosa da fare, nella speranza che arrivino tempi migliori o che torni un'ondata di entusiasmo. Forza, Emanuela!

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  7. Che posso dirti, MT? Le hai indovinate tutte!
    Attualmente, in effetti, sono fermo...e con poca voglia di riprendere.
    Vediamo se passa.

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    1. Ti auguro di cuore che sia solo una fase passeggera, Gabriele. A volte i motivi per arrendersi sembrano mettersi d'impegno per farci demordere, ma credo sia importante non perdere la fiducia nella scrittura e nel potere che ha di farci sentire bene. Questo credo conti, alla fine.

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  8. Ho letto il tuo post con molto interesse.
    Devo dire che anche a me è capitato tante volte di voler smettere, ma la verità è che sono totalmente drogata di scrittura.
    Per molti anni mi sono occupata di giornalismo. La motivazione per cui ho smesso è che i salari rasentavano lo zero ed era ridicolo lavorare quasi gratis (perché di lavoro si tratta, in quel caso. Considera che scrivevo fino a sei o sette articoli AL GIORNO).
    Quindi, per pochi anni ho smesso davvero e mi sono concentrata su tutt'altro.
    Poi, però, la penna è caduta dalla mensola e ho scelto di scrivere il mio primo racconto per inviarlo ad un concorso letterario. L'ho vinto e l'hanno inserito in un libro.
    Diciamo che è stato un segno, perché il racconto parlava di mio padre e lui adorava il mio scrivere (e quello di mia madre).
    Quindi ho deciso di provare la strada della narrativa e lì ho scoperto un universo a me sconosciuto, ma nel quale bazzico con disinvoltura.
    Allora ho accettato di collaborare con la rivista "Confidenze" e non ho più smesso.
    Ho aperto anche il blog per poter scrivere giornalmente, proprio come amavo fare ai tempi dei giornali.
    Insomma, come dico sempre, non sono io che scelgo di scrivere, ma è la scrittura che sceglie me.
    E seppur mi capiterà ancora di prendermi delle pause, credo che non smetterò mai.

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    1. Mi ritrovo molto nella tua storia, Claudia. Anche io ho lavorato nel giornalismo e purtroppo concordo con te che il lavoro è sottopagato, quando non pagato affatto. L'impegno è sempre stato sproporzionato rispetto al guadagno, e questo alla lunga è davvero demotivante. Come te, anche io ho mi sono poi tuffata nella narrativa, che prima coltivavo in modo più sporadico. Senz'altro dà molta più soddisfazione, soprattutto a livello interiore, perché in fondo scrivi ciò che vuoi davvero scrivere.
      E hai pienamente ragione quando dici che è la scrittura che ti sceglie! Il tuo è l'approccio giusto ^_^

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  9. In effetti io ci penso un giorno sì e pure l'altro. Se dovessi basarmi su ciò che vedo vendere maggiormente nei book store mi sarei dovuto fermare già da diversi anni. Smisi di scrivere tanti anni fa, poi ripresi quando mi dissere che per pubblicare solo gli stolti pagano, poi è arrivata Amazon in Italia con gli e-book e allora ho spinto la passione a diventare una cosa seria.
    Non mi aspetto più riconoscimenti da nessuno, meno che mai da familiari, a cui nego persino il fatto di scrivere. A volte è con loro che devi ingoiare i bocconi più amari. Ma non scrivo per loro, se dovessi farlo allora avrei già smesso da un po'.
    Pubblicare forse continuo, forse no, non lo so, ma scrivere non credo di smettere, almeno per il momento.

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    1. La mancanza di riconoscimenti, soprattutto dalle persone più vicine, è un boccone amaro. Però non scriviamo per nessuno, se non per noi, ovvero perché raccontare storie ci fa sentire bene. Io penso questo, quindi capisco il tuo punto di vista. Se si riuscisse a mantenere questo approccio, scrivere sarebbe sempre fonte di gioia. Invece tutto viene "inquinato" da molte altre cose con la pubblicazione. La sfida è quindi riuscire a conservare la felicità della scrittura, malgrado tutto il resto.

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  10. Ciao Maria Teresa,
    in effetti non ho mai pensato di smettere di scrivere. Ho pensato piuttosto di non pubblicare più le mie storie. Non è certo un dispetto né a chi non apprezza ciò che scrivo e né a me stesso per impormi una maggiore ricerca della storia giusta da pubblicare. La sensazione è che ciò che scrivo non susciti un reale interesse nel lettore e non avendo un confronto per capire cosa c'è che non va meglio non sprecare carta, inchiostro e tempo.
    Al momento non ho ancora deciso se pubblicare una delle tre storie che ho già completato, ma da revisionare , impaginare, comporre la copertina e ... pubblicizzarla. Vedrò...
    Grazie
    Ciao Rosario

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    1. Direi che il confronto a un certo punto diventa necessario, a meno che non si concepisca la scrittura come fine a se stessa. Il che va bene, per carità. Dipende da ciò che vogliamo, che ci riproponiamo. Ma penso che alla fine un feedback sia l'aspirazione di chiunque. Come minimo, abbiamo l'esigenza interiore di condividere con altri ciò che scriviamo. Insomma, ti capisco bene, Rosario. Non ti arrendere!

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  11. Wow, che post Maria Teresa!
    Condivido tutti i tuoi punti. Non mi piace però quel per sempre. Non fa parte di me. Non mi appartiene.
    E' vero che io non scrivo libri ma a volte trovo "pesante" il blog. Troppi casini intorno per potermici dedicare con calma. E' successo pure a me, di sospendere la scrittura per qualche anno (bimba piccola, problemi di salute eccetera) però poi ci sono tornata. FAntasie senza corpo o costrutto mi giravano nella testa e sono finite su carta di quaderni. SCiocchezze però le ho scritte perchè ne avevo necessità.
    Ultimamente ho latiutato parecchio sui blog vostri e mio però smettere per sempre no. La scrittura è ossigeno, è sole, colore, calore.
    Una pausa può servire a ricaricare le famose batterie ma mai ci deve sempre essere la ripresa, la ripartenza.

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    1. Sì, "per sempre" è molto definitivo. Io penso che nessuno arrivi a pensare di smettere per sempre, ma poi di fatto succede. E' molto facile perdere lo stimolo in particolari circostanze della vita. Ed è giusto il tuo paragone con il blog, perché vale proprio lo stesso discorso. Quanti blog si sono persi per strada? Ma ciò che dici è verissimo: la scrittura è ossigeno! E' vita. Quindi non lasciamola andare...

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    2. Lasciamole il temo che le serve per riprendere fiato ma pungoliamola perchè non si abbandoni all'abitudine :)

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  12. Alzo la mano e lo ammetto, ci ho pensato altroché! Eppure così come mi è venuto in mente quel pensiero mi è anche volato via altrettanto velocemente. Se la decisione arriva dall'esterno non riesce di certo a smontare la grande fiamma che arde dentro. Il punto focale secondo me è comprendere perché si scriva, non è detto sia solo per avere successo, ma anche per un certo bisogno di comunicare, di esprimere, di volare... Dunque tu non smettere, mi raccomando.

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    1. Dici una cosa molto vera, Nadia. Se c'è la fiamma dentro di noi, non c'è alcuna circostanza sfavorevole che tenga. Il tempo lo si rosicchia e non si guarda in faccia nessuno. Ricordo che quando lavorato a tempo pieno e dovevo anche fare viaggi belli lunghi, scrivevo durante le pause pranzo o in treno, pure schiacciata come una sardina. Ma c'era appunto la fiamma, il desiderio potente di scrivere. La grande sfida è quando la fiamma è più debole, allora bisogna fare di tutto per non farla spegnere! Dunque, lascia andare i pensieri negativi, eh?

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  13. Ho scritto un post dopo secoli per rispondere ❤

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    1. Wow! Ne sono felice, Serena <3 Tra pochissimo vengo a leggerti!

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  14. Non credo sia così inconsueto, almeno quando non si smette per sempre. Io scrissi vent'anni fa e poi più nulla. Sarà anche che la costruzione del romanzo richiese cinque anni di lavoro ed ero come svuotata, esaurita. Abbandonai la scrittura per moltissimo tempo, poi ripresi a scrivere grazie al blog. Non ho mai ricominciato a scrivere narrativa, piuttosto mi sono rivolta a un genere del tutto nuovo come la drammaturgia. Insomma, la scrittura, se l'hai nel sangue, chiama sempre. Secondo me è sbagliato ritenersi talmente bravi e di talento da sperare la fama. Bisogna scendere a patti coi propri limiti, capire che non siamo dei King o delle Rowling. Essere obiettivi e scrivere pur sapendo che non ci attendono fama né denaro. In questo modo ci si avvicina di più alla vera essenza di cosa sia scrivere.

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    1. La scrittura chiama sempre se ce l'hai nel sangue. Mi piace molto questo concetto che hai espresso, direi che hai centrato il punto. Ed è vero anche che è vitale accettare i propri limiti, molti fanno l'errore di farsi abbattere dai risultati che non sono mai all'altezza delle ambizioni. E' curioso come tanto spesso l'arte vada a braccetto con l'ambizione, perdendo così di vista l'amore stesso per ciò che esprimiamo.
      Sui periodi per ricaricarsi, poi, sono pienamente d'accordo. Bisogna rispettare le proprie esigenze.

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  15. Ci ho pensato seriamente ad abbandonare la scrittura, soprattutto in questo 2019 appena passato, dopo la morte di mio cognato. Mi sono chiesta se non stavo sprecando la mia vita perdendo tutto il mio tempo libero dietro un'attività che mi appassiona, ma comporta una grandissima fatica. Come hai scritto tu, può essere il richiamo della vita che ti porta a rallentare, oltre che la delusione magari di scarse vendite o mancati apprezzamenti. Basta poi davvero poco a smettere, più non scrivi, più ritrovi il piacere di fare altro, meno pensi alla scrittura e passano i mesi. Ho visto il video delle truffe sugli eBook su Amazon e delle recensioni comprate, accidenti, altro motivo per scoraggiarsi. Tuttavia mi tocca ammettere che dopo un po' scrivere mi manca e così, almeno per ora, non ho ancora smesso.

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    1. I lutti e il dolore profondo ci fanno porre questo genere di domande, è vero. Però secondo me, è proprio che questi casi che la scrittura può darci molto. Non è mai una perdita di tempo, anzi, credo che sia un grande arricchimento interiore. Ma come te anche io mi faccio condizionare da certe situazioni esteriori e da ciò che vengo a sapere. In questo periodo fatico molto a scrivere, spero di riuscire a tenere duro e non lasciarmi andare. Tu non lo fare, mi raccomando, Giulia!

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  16. Nella mia esperienza le motivazioni più forti per smettere sono una combinazione tra la vita reale e le persone che ti stanno attorno e che ti remano contro. La scrittura è un'attività faticosa dal punto di vista mentale e, quando si sta in ufficio dall'alba al tramonto, la sera a casa si ha voglia di tutto tranne che di mettersi a scrivere. Poi aggiungerei un punto a se stante sulle persone che ti circondano, per me è essenziale che il marito/la moglie non aggiunga ostacoli alla tua strada, ma contribuisca a rimuoverli. Si tratta di incoraggiamento rispetto alla tua passione, ma anche di rispettare gli spazi dedicati alla scrittura senza sentirsene esclusi. Piccole cose, per esempio poter chiudersi in una stanza a scrivere senza il familiare che continua a fare irruzione con richieste varie, o che ti distrae. Detto questo, non ho mai pensato di smettere sul serio, anche perché sono stata senza scrivere per alcuni anni e ne risentivo moltissimo.

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    1. Hai ragione, Cristina, quando ti remano contro proprio le persone che dovrebbero aiutarti, diventa faticoso ritagliarsi momenti per scrivere. Soprattutto quando lavorando tante ore al giorno, il tempo è già risicato. Si tratta di problemi pratici non di poco conto. Però di certo non spingono a mollare del tutto. Anche io come te ho fatto esperienza di un lungo periodo senza scrittura e ne ho sofferto. A posteriori mi dico: che stupida che sono stata! Un buon motivo per non mollare ora ^_^

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  17. Sono fiducioso che, nel momento in cui la pianterò, sarà perché avrò trovato un'altra forma di espressione creativa più soddisfacente con cui cimentarmi.

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    1. Ciao Bluebabbler. L'importante è mantenere viva la vena creativa, la voglia di esprimersi. Il mezzo dopo tutto non è così importante. Grazie per aver lasciato il commento.

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  18. Ho toccato quasi tutti i punti che citi, ma non ho mai veramente smesso del tutto neppure dopo la recente crisi che è stata la più brutta. Ora ho ripreso con una serenità che mi fa pensare che dovevo davvero toccare il classico fondo per ripartire.

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    1. Forse le crisi servono proprio a questo, a ridarci la serenità, anche mettendo in discussione tutto. Mi sa che prima o poi tocca a tutti toccare il fondo, poi c'è chi riparte e chi no. Ma tu hai dato prova di amare davvero la scrittura, Sandra. Non c'è dubbio ;)

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  19. Ciao Maria Teresa, non ho mai davvero smesso di scrivere se non per qualche mese e per stanchezza. Ma il pensiero di farlo per sempre mi ha sfiorata, almeno una volta. La ragione è la mancanza di fiducia in me stessa. Ho pensato che nessuno avesse davvero voglia di leggermi e ho creduto di dover smettere Ma non l'ho fatto. Forse amo davvero troppo scrivere 🧡

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    1. Ti capisco, Elena. La mancanza di fiducia in noi stessi è davvero deleteria. A volte occorre tirarsi su da coli e rimboccarsi le maniche. Mentre le pause servono, eccome!

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  20. Ho pensato a volte di smettere di scrivere, ma non l'ho mai fatto. Ci penso, perché non voglio scrivere per la paura di non scrivere più, come ho scritto nel mio commento al post di Serena. Vorrei sentire che scrivere è una scelta, non la condizione per avere una vita soddisfacente. Esistono tanti interessi, tante attività possibili! Quando sospendo la scrittura, però, mi accorgo di essere meno vivace, più malinconica, e questa è una realtà. Quindi scrivere è sì una scelta, ma smettere ha delle conseguenze. Forse sarebbe diverso se avessi altri interessi altrettanto coinvolgenti. (L'ambizione eccessiva è una rovina, e nasce dall'ignoranza e dell'inconsapevolezza.)

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    1. Eh sì, smettere di scrivere ha delle conseguenze anche per me. Mi piace però l'idea della scrittura come di una scelta cosciente. Forse nelle prime fase non ci si fa tante domande, si accetta questa attività come qualcosa di impellente, impulsivo, frutto di una spinta interiore. Ma quando la spinta viene meno, allora si deve proprio parlare di scelta.

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  21. Non sono uno scrittore però ammetto di aver avuto la voglia più volte di smetterla di scrivere i miei articoli, per fortuna che tutte le volte che l'ho fatto dopo un poco ho sentito ancora più forte la voglia di riprendere. Suppongo che scrivere sia una cosa che fa parte di me, della mia natura e che rinunciarci sia un poco come tradire me stesso.

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    1. Il paragone con gli articoli del blog è giusto. Anche in questo caso, si può perdere la voglia, ma in certi casi "qualcosa" dentro di noi reclama. Penso sia un bene ;)

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  22. L'idea di abbandonare la scrittura mi ha solo sfiorato, ma si strattava di momenti di stanchezza.
    Poi mi sono reso conto che anche quando non riuscivo a scrivere come volevo, per mille vicissitudini, c'era sempre la volontà di tornare alla scrittura e di fatto non ho mai abbandonato la scrittura.
    Ho capito che la scrittura è una costante per me, è una parte di me a cui non rinuncerò mai. Richiede impegno, fatica e disciplina, certo, ma è una questione di allenamento e, come dici, di abitudine. Devo dire che migliorare la mia organizzazione mi sta portando a instaurare un'abitudine con il risultato che scrivere diventa più facile e riesci a guardare di più agli aspetti positivi, come la soddisfazione di donare una storia ai lettori.
    Secondo me, anche non dovesse essere una fonte di guadagno, la scrittura non viene abbandonata quando è parte dello scrittore o scrittrice che sia.

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    1. E' un bel punto di vista, il tuo Renato. Anche io considero la scrittura una costante, anche se ho avuto lunghissimi periodi di lontananza. Però non so se me la sentirei di dire che sarà "per sempre". Anzi, trovo che sia un'attività molto fragile, come se non dipendesse totalmente da me. Non so se riesco a spiegarmi... Indubbiamente, però l'abitudine di cui parli, la costanza, la dedizione, sono fattori essenziali per mantenerla viva.

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  23. Praticamente ho pensato a tutto quel che hai elencato, prima o dopo. È molto vero e molto triste. Mi sono poi sempre ritrovata con la penna in mano, almeno per scrivere il mio diario segreto. Quello lo faccio da quando avevo dieci o dodici anni, non credo che smetterò mai. Anche quello è scrivere, non per forza si deve pensare alla pubblicazione o ai commenti cattivi che ne deriveranno.
    Sicuramente sono rimasta scottata dall'uscire allo scoperto e rimpiango la bolla in cui potevo scrivere prima di pubblicare il mio primo e unico romanzo, ho ricevuto anche tanti commenti positivi ma ogni volta che mi siedo con un'idea nuova sento troppe voci nella mia testa.
    Sono anche una persona che ama imparare quindi quel che mi dava forza mentre scrivevo il romanzo era l'entusiasmo della prima volta, per questo motivo ho provato a leggere manuali su come scrivere gialli e su come scrivere screenplay per il cinema e il teatro. Finora niente mi ha ridato l'entusiasmo. Mi siedo davanti alla tastiera e sanguino. Dopo cinque minuti chiudo e passo ad altro. Giorno dopo giorno, fino al giorno in cui arriverà l'ispirazione... speriamo.

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    1. Non è scontato ritrovare l'entusiasmo di un tempo, ma è bene non lasciarsi andare e continuare a tentare. Ho provato quello che descrivi, la sensazione di essere condizionata dal giudizio altrui mentre scrivo. L'unica cosa da fare è tentare il più possibile di immergersi nella storia, a quel punto sarà lei a trascinarti e a fartene infischiare di ciò che potrebbe dire o non dire un lettore. Bisogna arrivare a scrivere solo per il gusto di raccontare, di scoprire ciò che hanno da dire i personaggi. Ma dopo il primo libro pubblicato è molto più impegnativo, a volte il blocco è duro da superare. Ti auguro di cuore di ritrovare ispirazione ed entusiasmo!

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