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Come un dio immortale - Estratto #7


Per questo settimo estratto da Come un dio immortale, vi propongo un brano molto breve tratto dal capitolo 13. La brevità è dettata dal fatto che non vorrei fornire troppi dettagli della scena, ma ci tengo comunque a proporvela, perché è un momento che mi piace molto, forse per l'ambiguità della situazione e per il dubbio che pende minaccioso sul protagonista.
Buona domenica!

Fradicio e disilluso, Flavio rimase impalato sotto la pioggia battente a fissare il viale buio, là dove la donna era stata fagocitata dall’oscurità. S’impadronì di lui l’insopportabile pensiero che non avrebbe rivisto Lyra mai più.
Abbassò le palpebre, lasciando che l’oscurità totale per un attimo lo sopraffacesse. Il suo corpo era così intirizzito che gli pareva di aver perso completamente la sensibilità.
Si sentì scuotere per una spalla.

Commenti

  1. È sempre difficile scegliere gli estratti senza svelare troppo. Buona domenica!

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    1. Vero, io sto andando "a naso", sperando di non incappare in qualche anticipazione mostruosa. Forse ha ragione chi dice che non dovrebbe mai essere l'autore a scegliere gli estratti.
      Buon inizio di settimana e grazie mille, Giulia ^_^

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  2. Adattissimo al momento climatico che stiamo vivendo in questi giorni, pare quasi i tuoi protagonisti rivivano il libro in contemporanea.

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    1. Già! E infatti è arrivata anche la neve ^_^ Per come gli ho programmati, gli estratti termineranno in primavera, quindi a un certo punto ci sarà un inevitabile sfasamento...
      Grazie per essere passata, Nadia :)

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  3. E' proprio adeguata alla giornata questa citazione ^^

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    1. Infatti, sono giorni proprio gelidi, tra pioggia e neve! E tutto il romanzo abbraccia più o meno un periodo freddino :)
      Grazie per la visita, Elena ^_^

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  4. Eheheh, ho capito come funziona, così esco dall'anonimato. Dunque, l'estratto è molto breve, però provo a scriverti le mie impressioni. I due aggettivi, fradicio e disilluso, hanno significati dissonanti e mi sembrano ridondanti, e superflui, perché anticipano i sentimenti e lo stato in cui si trova Flavio, entrambi spiegati bene nella continuazione del medesimo periodo. Li eliminerei. Ancora, trovo un po' artefatto quel fagocitata dall'oscurità; perché non adoperare un più semplice, ingoiata dall'oscurità?
    Abbassò le palpebre, cioè chiuse gli occhi. Lasciando che l'oscurità totale per un attimo lo sopraffacesse. Quando chiudiamo gli occhi siamo sopraffatti dall'oscurità? Credo di no. Allora qui forse ti conviene argomentare: E cercò quella stessa oscurità in cui era sparita Lyra, per esempio.
    E ancora, il suo corpo era così intirizzito che gli pareva di aver perso la sensibilità. Questo periodo lo anticiperei alla fine di quello precedente, con cui meglio si raccorda. Cerca poi di evitare le ripetizioni del verbo essere e di che: si trovò bagnato fradicio al punto da (aver l'impressione di) non aver (provare, sentire) più alcuna sensibilità (né caldo né freddo).

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    1. Ciao Alberto, sono contenta di poterti dare un nome!
      Ti ringrazio prima di tutto per aver letto il brano con così grande attenzione e per avermi comunicato le tue osservazioni. In parte quello che dici si sposa con il mio proposito per il futuro di alleggerire un po' la mia scrittura,soprattutto riguardo all'uso di aggettivi e le ripetizioni, su cui mi ripropongo di lavorare. Su alcune cose non sono invece d'accordo, per una questione di gusto personale, per esempio "ingoiata" mi piace meno rispetto a "fagocitata" che è più forte come termine. In alcuni casi non penso che semplificare sia la strada migliore. Ovviamente siamo nel campo del soggettivo, mi rendo conto...

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    2. Grazie per il benvenuto.
      Cerco di scrivere il romanzo della mia vita da anni e so quanto siano preziosi consigli, dritte, ammonimenti e, soprattutto, raccogliere le sensazioni di chi legge; ma capisco anche che ognuno deve fare da sé e quanto sgraditi possano risultare certi commenti. Spero di esser rimasto nella giusta misura.
      Se vorrai spenderò due ulteriori parole su quel fagocitata.
      Un caro saluto

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