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5 comportamenti che NON fanno di te uno scrittore


Vestiti per il lavoro che vorresti fare non per quello che fai, si dice. Si potrebbe applicare questa massima all’essere scrittori? Cosa significa ragionare “come se” fossimo già autori “veri”?
In realtà non ne ho idea. Tuttavia mi pongo la domanda, nel rendermi conto di quanto la realtà di oggi costringa chi vuole farsi un nome come scrittore a essere esposto il più possibile, soprattutto su Internet. In pratica il mondo attuale ci spinge a presentarci come scrittori prima ancora di dimostrare di esserlo con delle opere pubblicate. Non è così?
Questa situazione ha creato bizzarri fenomeni. Per esempio un autore diventa appetibile per un editore quando ha molti fan o contatti, a prescindere dalla validità di quello che produce. O un autore mediocre in grado di vendersi bene acquista più fama di chi non sa o non vuole mettersi in vetrina.

Eppure, al di là di questi discutibili estremi, farsi prendere sul serio come scrittori resta una delle sfide più ardue, soprattutto di fronte a una concorrenza ampia, agguerrita e spietata. Per conquistare autorevolezza in questo campo, però, non c'è solo il problema della visibilità, dell'emergere tra milioni. È anche una questione di fiducia; fiducia che devi conquistarti passo dopo passo, perché troppo spesso non sono solo gli sconosciuti a diffidare di te, ma persino chi dovrebbe darti il suo sostegno e per primo non crede in quello che fai.

È una sfida per tutti. E lo è ancora di più per chi pubblica in proprio o con editore che non ha un nome altisonante. Perché se non hai alle spalle qualcuno che garantisce per te, la credibilità è una battaglia senza fine. E a poco serve discutere di cosa sia uno scrittore, diatriba sempre aperta e alquanto noiosa.

Ma allora cosa possiamo fare? Mentre cerco una risposta, mi saltano spesso all'occhio certi atteggiamenti che, a mio avviso, piuttosto che aiutarci nell'affermazione di noi stessi ci sminuiscono, ci pongono come scrittori di serie B.

1) Non badare alle tracce che lasci in rete

A tutti può scappare un refuso qua e là, ma se tutto quello che scrivi sui social, nei commenti e così via, è scritto tanto male che leggerlo fa venire mal di testa, quanto puoi essere credibile come scrittore? Io so di essere un po’ troppo critica, ma quando vedo post su Facebook con cose come “o bisogno di un caffè”, vorrei tanto commentare: “No, tesoro mio, tu hai bisogno di una grammatica”, e solo la decenza mi impedisce di scriverlo.
Potenziali lettori si annidano ovunque. E anche editori. La rete ha mille occhi e ti giudica.
Tutto questo potrebbe essere visto anche al positivo. Quando pubblicai il mio primo romanzo, le prime persone a darmi fiducia sono state quelle che conoscevano il mio modo di scrivere, benché in altri ambiti; hanno comprato il libro perché si fidavano. Ma per essere scrittori è necessario andare oltre la propria ristretta cerchia. Allora, forse dovremmo chiederci: riesco a dimostrare come scrivo a chi non mi conosce? Oppure lascio qua e là testi illeggibili?

2) Auto-elogiarti

Mi capita qualche volta di navigare su Amazon e leggere sinossi auto-elogiative dell’autore o della storia. Una frase come “Thriller mozzafiato” a me fa scappare a gambe levate, soprattutto se si tratta di romanzi auto-pubblicati. Se lo scrive un editore, forse in parte può essere giustificabile (in parte, eh?), ma un autore che fa tutto da solo dovrebbe avere il buon senso di capire che non è una buona idea. E visto che sei uno scrittore dovresti sapere che così stai raccontando e non mostrando la bontà del tuo libro.
Una trama accattivante deve emergere dalla sinossi, devi far capire in cosa si differenzia da mille altri come il tuo, non tentare di afferrare per il collo chi passa da lì dicendo che è la storia “è originale ed emozionante”.
Allo stesso tempo, per me non ha senso chi pensa di sembrare un autore di valore con una biografia del tipo “scrivo fin da quanto ero piccolo”. Ho una notizia per te: anche io scrivo fin da quando avevo cinque anni. E come me, tanti altri. No, mi dispiace, questo non fa di te uno scrittore.
L’auto-elogio suona arrogante ed è un evidente segno di insicurezza.

3) Elemosinare visibilità

Oggi la parola scrittore su Facebook affiancata a un nome fa soprattutto sorridere, ma dovrebbe far riflettere sul fatto che si tratta solo di un mezzuccio che ci fa ottenere l'effetto contrario a quello voluto, perché denota anche qui insicurezza e scarsa professionalità.
“Sembrare scrittori” non vuol dire imitare gli scrittori veri, vuol dire essere consci di quello che siamo e che possiamo offrire. Di conseguenza, non mandare agli amici e ai conoscenti delle mail a nome del tuo ufficio stampa, quando è ovvio che non ce l'hai. E non elemosinare consensi. Mi fanno sempre una pessima impressione quegli autori che mi scrivono su Linkedin o altri luoghi della rete, per parlarmi di quello che hanno pubblicato. Ce lo vedi uno Stephen King a mandare messaggi sui social dicendo “Ehi, guarda qui, ho scritto un nuovo romanzo”?
Altrettanto sbagliato è atteggiarsi a vittime di presunti attacchi. Di fatto è solo un altro mezzo per attirare l'attenzione, che ad occhi un po' smaliziati vi farà sembrare soprattutto patetici.

4) Sparlare dei tuoi colleghi

Molti autori (self e non, beninteso) sembrano conoscere un solo modo per emergere: affossare i colleghi con recensioni fasulle, pettegolezzi sotto banco, allusioni malevole.
Ma che immagine di voi state lasciando? Ogni volta che scrivere un commento astioso solo per invidia, dovreste riflettere che questo non vi fa acquistare punti, ma vi rende solo meschino nella percezione di chi vi osserva.
Un conto è una recensione obiettiva, motivata, critica ma giusta, e un conto sono le cattiverie gratuite o le balle inventate a scapito degli altri. Prima o poi chi semina vento, raccoglie tempesta.
Sullo stesso piano vanno messi secondo me i gramma-nazi, quelli che si esprimono solo per criticare i colleghi e tentare così di sembrare migliori.

5) Copiare a man bassa

Recentemente io e altri blogger abbiamo parlato di un caso di plagio da parte di una casa editrice. Purtroppo solo pochi giorni fa ne ho scoperto un altro che mi riguarda, da parte di un agente letterario. In entrambe le situazioni si trattava di presunti professionisti che dovrebbero essere in grado di produrre testi e che invece attingono a dilettanti blogger. Spesso poi si sente di autori che più che ispirarsi ad altri, riportano l'intero testo di una storia, a volte solo limitandosi a cambiare qualche dettaglio o i nomi dei protagonisti. Sono casi estremi, d'accordo, ma il copiare anche in misura minore non fa di certo di chi ha l'abitudine di copiare uno scrittore. Vediamo di non prendere troppo alla lettera l'aforisma di Picasso I bravi artisti copiano, i grandi artisti rubano!

Di certo non si può concludere che fare il contrario di tutto questo ci faccia diventare o sembrare scrittori veri, ma magari aiuta a non scivolare in una zona di mediocrità.

Voi cosa ne pensate?

Commenti

  1. Quelle h mancanti sono vere stilettate nello stomaco e smascherano i fasulli. Così anche per i presuntuosi troppo convinti di essere i migliori sul mercato. Sì concordo, il vero scrittore è quello che lascia agli altri lo spazio per i commenti e sa riconoscere le critiche che lo faranno crescere, e nel frattempo ha la testa immersa in altro e sta già scrivendo.

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    1. Trovare il giusto approccio non è facile per nessuno, ma credo anche io che dovremo puntare a un giusto equilibrio tra l'avere la testa immersa nei nostri libri e il rivolgerci al mondo esterno. Gli eccessi sono sempre pericolosi.

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    2. Ehi ma che meraviglia, mi piace molto come hai rinnovato il blog, molto luminoso, molto ordinato e molto deciso, che sia in linea perfetta alla sua padrona di casa? Complimenti, davvero.

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    3. Grazie, Nadia! Ho ancora tantissime cose da sistemare, ma sono contenta di questo cambiamento.
      Ordinata sì, decisa temo di no :)

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  2. Che poi chi sparla, chi si loda, chi si imbroda, chi copia, chi spamma... ottiene proprio l'effetto contrario!
    E chi commette errori, ancora di più, ottiene l'effetto di sparire dalla mia mente XD

    Moz-

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    1. Eh sì, certi atteggiamenti eccessivi portano proprio a ottenere l'effetto opposto. E' incredibile oggigiorno come si assimili subito l'autore con la sua opera... forse sbagliando, ma è un dato di fatto che succeda.

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  3. Sei stata brava ad individuare buona parte delle note dolenti ma hai omesso il problema principale: il sovraffollamento. L'aumento esponenziale di autori, quasi tutti concentrati intorno alle sfumature di grigio in varie rivisitazioni e a certe storie collegate a lupi mannari o vampiri irresistibili, ha comunque ingenerato un fenomeno ovvio, quello dello sfruttamento. Le case editrici hanno sicuramente abbassato le royalty e credo che l'attività di scoutismo si sia ormai ridotta al minimo sindacale. Vogliamo mettere i tempi biblici per vedere un testo finalmente disponibile? Nel caso mio si è arrivati a due anni dal termine della scrittura al libro sugli scaffali, e quel momento non è ancora arrivato. E le valutazioni? talvolta sono così in ritardo che il libro è già in giro da mesi. Difficile da spiegare la difficoltà in cui ci si trova quando arriva un'offerta e si ha un mese per decidere, pena la decadenza. Solo la settimana scorsa un editore mi ha mandato un contratto, scusandosi in anticipo per l'anno che era passato senza un cenno da parte sua. La cosa che mi chiedo, è se la smania di essere tutti scrittori sia arrivata al suo apice o possa aumentare ancora... per ora una buona parte delle case editrici si è trincerata dietro ad un laconico: non valutiamo più manoscritti. Grazie

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    1. Ciao Roberto, benvenuto e grazie per il commento.
      Sul sovraffollamento non ci si può fare nulla, si deve solo prendere atto di essere solo un puntino. Il problema che la situazione porta gli autori ad alzare la voce sempre di più per farsi sentire nel grande frastuono che c'è. E questo non va bene.
      Sei stato fortunato che l'editore alla fine il contratto te l'abbia mandato... di solito il tempo passa e il silenzio perdura.
      Temo che la smania di essere scrittori sia destinata a peggiorare ancora, ma l'editoria sta cambiando e cambierà ulteriormente, è inevitabile.

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    2. Effetto ristorante. Tutti aumentano il volume per sovrastare il rumore, fino a che il rumore non diviene dominante. Purtroppo stiamo attraversando questa fase storica e credo che un bel po' di ispirazione e grandi occasioni se ne sono andate e se ne andranno nel baccano. Io personalmente ho bruciato tre ottimi libri per la smania di autopubblicarmi, e stavo per sbagliare anche con il quarto e il quinto, che per fortuna avranno un destino diverso. In questa confusione, coloro che potrebbero approfittare della grossa affluenza di idee a costo zero, ovvero gli editori self publishing, non lo fanno, o meglio, lo fanno solo se il testo vende oltre la media. Peccato che, molto spesso, i successi editoriali on line sono portati da catene di condivisioni maturate in certi ambienti (scuole superiori o atenei, per esempio) dove tutti si conoscono e si comprano vicendevolmente i libri. Purtroppo quello che ho visto scritto in uno dei commenti è vero, diventi famoso quando lo sei già. Quindi, direi, rimaniamo in attesa che un po' di buon senso aiuti gli editori ad uscire da questa confusione imperante

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  4. Ciao Maria Teresa, grazie per questo bel post nel quale hai affrontato un altro tema cardine, che tocca inevitabilmente la sensibilità di chi prova a farsi conoscere per ciò che scrive (o di chi prova a far conoscere ciò che scrive, senza volersi esporre più di tanto). In effetti, crearsi una buona reputazione non è mai facile, in qualunque ambito. Penso si tratti di un nodoso e progressivo percorso, che prevede il superamento di tappe attraverso l’errore. Per esempio, nonostante tutti i preziosi consigli degli “esperti” temo di essere incappata nei punti 1, 2 e 3: ho sparso in rete commenti scritti di getto dal cellulare (con elevate probabilità di refusi ed errori sparsi qua e là), talvolta sono stata autoreferenziale nella descrizione della trama, ho contattato colleghi su Linkedin per promuovere la pubblicazione del romanzo XD. Di conseguenza ho trascorso una fase nella quale mi sono colpevolizzata senza pietà e ho iniziato a correggermi solo quando ho scelto di superare la stupidità indotta dalla paura (di sbagliare) usando la leggerezza di chi non vuole macigni sul cuore. Insomma, se non credi in te stesso, nemmeno gli altri ti crederanno: è un’esperienza di crescita, un lungo cammino :)

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    1. Grazie a te per la tua riflessione, Clementina. Penso anche io che crearsi una buona reputazione sia un percorso lungo e non sempre i consigli degli esperti sono di supporto in questo. Riguardo ai tuoi "errori", c'è da dire che la maggior parte di noi vive con la paura di sbagliare e nell'incertezza di come sia meglio muoversi. Io fatico moltissimo a capire in che modo promuovermi e a volte il terrore di essere invadente prevale al punto da paralizzarmi. Giustissimo è però quello che dici: dobbiamo credere prima di tutto in noi stessi.

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  5. occorre anche fare attenzione ad un fenomeno piuttosto evidente. Le case editrici delegano praticamente la promozione del libro all'autore e questi, squattrinato, inesperto ed impossibilitato a fare diversamente, cercherà di fare l'uso più possibile proficuo dei social, sbagliandosi. Certo, perché se fino a qualche anno fa il social era un veicolo pubblicitario assai valido, adesso, a causa della sovraesposizione e di un livello di comunicazione che è andato via via a scendere di qualità, risulta essere addirittura deleterio. Ricordo di messaggi spam, di siti autoreferenziali che propongono promozioni a pagamento agli autori sapendo di rivolgersi ad un pubblico di soli autori, di pacchetti di recensioni proposti a partire da cinquanta euro fino all'offertone irrinunciabile di centocinquanta,con la promessa di riempire Amazon e Kobo di lodi. Questa è la realtà, e ne consegue che spesso, un religioso silenzio accompagnato da qualche sporadica iniziativa pubblicitaria, sia davvero il massimo che si possa fare senza partecipare al talk show del sabato sera

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    1. Anche i social sono saturi, al punto che ormai si è diventati ciechi di fronte alle pubblicità martellanti. Se c'è una soluzione a tutto questo, non la conosco :)

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  6. Tutti i punti hanno a che fare con un concetto essenziale: inutile fingersi qualcosa che non si è, perchè in rete il gioco dura pochissimo. Chi non bada alle tracce che lascia in rete dovrebbe quanto meno scrivere la verità. Mi è capitato di leggere a differenza di mesi commenti della stessa persona che citava di lavorare in campi completamente diversi, all'uopo del commento in luogo ovviamente, e con esperienza decennale...qualcosa non torna. Oppure quando per caso pubblicizzano un determinato sito come un gran servizio di cui hanno usufruito, e poi scopri dal whois database che ne sono i proprietari.
    Sullo sparlare male dei colleghi...la prima regola che ho imparato da un'azienda di grande livello, che tiene molto alla formazione perchè i suoi uomini sono l'azienda stessa è: non si parla mai male della concorrenza, anzi, la si elogia; pur evidenziando le differenze di metodo tra noi e loro, noi li stimiamo, che da tutti c'è da imparare qualcosa; e chi passa il suo tempo a disfare la concorrenza, perde un'occasione di costruire il proprio valore. ;)

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    1. E' una giusta osservazione quella che hai fatto: la rete dopo un po' ti smaschera. Nel bene o nel male quello che fai e dici ti torna indietro, eppure molti faticano ancora a capirlo.
      Io davvero non sopporto quelli che parlano male della concorrenza, ma temo sia un fenomeno presente in tutti i settori lavorativi. Il lavoro fatto dagli altri è sempre peggiore...
      Ti hanno insegnato una buona regola, molto lungimirante :)

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  7. Io credo che alla base di tutto ci sia bisogno di grande umiltà, essere consapevoli dei propri limiti e ...... confrontarsi sempre e comunque. Il processo di crescita avviene soltanto attraverso un confronto continuo lasciando da parte l'io'.

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    1. Sono pienamente d'accordo. Abbiamo bisogno di un continuo confronto, anzi ci si dovrebbe sostenere invece di farci la guerra. Grazie per il tuo commento :)

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  8. Silvana Amadeo21 marzo 2017 12:29

    E' una fatica creare un libro e ancor di più riuscire a farlo conoscere, ma
    ricorrere a "mezzucci" come denigrare i lavori altrui o scopiazzare qua e là è poco leale. Ciascuno arriva dove può tenendo conto anche dei gusti del mercato. Io che ho scritto ,per esempio ,un romanzo di formazione con spunti esoterici e non rientra quindi nella fetta di mercato del momento, punto solo a condividere contenuti interessanti sui social senza voler vendere a tutti i costi. Qualcosa prima o poi arriverà. Non servono né autoadulazioni né falsa modestia ma coerenza con se stessi e quello che si è scritto .

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    1. Credo sia l'approccio giusto, Silvana. D'altra parte dovrebbe essere il confronto con i lettori il nostro principale obiettivo, per capire se stiamo andando nella direzione giusta, se quello che scriviamo è d'interesse o meno. Dal mio punto di vista è triste poi scrivere con l'obiettivo mirato di intercettare le mode del momento, quindi capisco benissimo cosa vuoi dire.

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  9. Ciao Maria Teresa, sono un tuo lettore silenzioso e stavolta ho deciso di farmi sentire, perché mi hai smosso una riflessione, come i reumatismi con l’umidità ;-).

    Che dire? Hai ragione su tutti i punti, ma rimane aperta la domanda sulla direzione da intraprendere per l’oggetto-libro.

    Mi sto interrogando e studiando ultimamente su come funzionano i social. C’è una domanda che continua a sbucarmi fuori da tutte le parti.

    DOMANDA: è possibile pensare un piano di promozione social sull’oggetto libro, come se fosse un prodotto come gli altri?

    RISPOSTA: credo di sì, o almeno credo valga la pena provarci.

    Mi sembra che la traslazione della salma libreria in rete non stia funzionando un granché.

    Avete visto i tweet degli editori? Sembrano davvero una specie di pesca a strascico, nella speranza di acchiappare qualsiasi cosa.

    Onesti, su quanti vi fermate veramente?

    A questo punto mi sono messo a studiare la promozioni degli altri oggetti, diversi dal libro, tralascicando i giocattoli erotici, che si vendono da soli :-P

    Basta fare un giro e capire che il marketing si sta spostando nella direzione della promozione attraverso immagini ed emozioni.

    Ci sono pubblicità che quasi sembra che non gliene importi nulla del prodotto eppure sono quelle che rimangono più impresse.

    Non è il caso allora di pensare la promozione, spostandosi dall’oggetto-libro al personaggio-autore, provando ad utilizzare gli strumenti delle campagne social per gli altri prodotti?

    In pratica, la domanda da cui partire, a mio avviso, dovrebbe essere: cosa ti posso regalare, io autore, per farti tornare da me? E cosa c’è nel regalo che ti riporterà a me, perché io sono diverso dagli altri?

    Una volta capito e “regalato”, dovrebbero essere i lettori a cercarti.

    Andrebbe inventata la figura del pusher di letteratura fuori dalle scuole ;-)

    Dopo questo mio sproloquio, ho una domanda da farvi: conoscete qualche autore, o qualche casa editrice che già si sta muovendo in questa direzione?

    Esistono dei casi da studiare?

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    1. Ciao Alessandro, benvenuto e grazie per essere uscito dall'ombra :)
      Non so proprio rispondere alle tue domande, però condivido la tua analisi, sono convinta anche io che per attirare l'attenzione di un lettore occorra puntare sulle emozioni che il libro possa trasmettergli, proprio come si fa nella pubblicità di altri prodotti.
      Il problema è che nella marea di messaggi che ci arrivano sulla rete, riuscire a far emergere il proprio sta diventando sempre più difficile.
      Sullo spostare l'attenzione al personaggio-autore, non so invece che dirti... Come lettrice per me ha poco senso, perché scelgo un libro o se conosco l'autore o se mi interessa la storia/argomento. Non mi faccio di certo attrarre dall'autore come personaggio... ma la mia opinione non fa testo :)

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  10. Penso che questi comportamenti siano diffusi in qualunque ambito professionale, quindi bisognerebbe evitarli a prescindere. :)

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    1. Eh sì, purtroppo le persone sono quello che sono in ogni ambito! Di certo nel mondo editoriale la situazione di sovraffollamento è diventata tale che le persone cominciano a dare il peggio di sé pur di farsi notare.

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  11. Quel che dici è verissimo. In particolar modo mi colpisce l'affermazione che per essere scrittori è necessaria la visibilità, la capacità di auto promozione. E che questa supera di gran lunga la validità dell'opera.
    Per carità, è fuor di dubbio che l'attività editoriale è appunto un tipo di attività e come tale deve generare anche profitto. Però non ci si rende della responsabilità che ha chiunque produca cultura. Se ciò che produce è fatto solo per vendere, l'eredità lasciata a chi ne fruirà sarà una sub-cultura che può causare parecchi danni.
    Non sono comunque del tutto pessimista. Ciò che è bello prima o poi comunque emerge, è quasi una legge fisica. Un corpo immerso in un liquido riceve una spinta dal basso verso l'alto proporzionale alla quantità di liquido spostata (mi sembra di ricordare così ...) E tutto quello che è bello sposta le anime, che gli faranno largo. Per poter appunto emergere.

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    1. Ciao Gierre, non so perché i tuoi commenti ultimamente finiscono sempre nello spam.
      E' bello il tuo pensiero, spero di tutto cuore che sia proprio così. Certo è che un cattivo libro a lungo andare si svela per quello che è, a prescindere da quanto chiasso si faccia attorno e dal numero di vendite. Un buon libro al contrario potrebbe avere una vita più lunga, al di là di mode e tutto il resto. Uso il condizionale perché non è comunque detto che accada in questo mondo non sempre giusto.

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  12. L'h saltata in un commento su un social, scritto magari di fretta per paura di dimenticarsi di rispondere può capitare (oddio, a me capita di sicuro). Il resto no e fa scappare gli aspiranti lettori invece che avvicinarli.

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    1. Sì, per carità, la fretta e la natura stessa del web fanno sì che tutti noi lasciamo in giro refusi di ogni tipo. Io quando mi rileggo mi metto le mani nei capelli! Però chi fa saltare le h in continuazione ti fa venire il dubbio che non conosca proprio la grammatica...

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  13. Posso sottoscrivere ogni singola parola?

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    1. Puoi! Mi fa piacere che ti trovi d'accordo :)

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  14. Io scrivo da quando sono una ragazzina, e mi piace dirlo. Soprattutto per ricordare a me stessa che se mi fossi presa più sul serio, e mi fossi messa a studiare e/o leggere manuali di scrittura, magari sarei riuscita a tirar fuori il coniglio dal cappello. Con questo, non intendo che avrei raggiunto risultati eccezionali, ma solo che avrei potuto produrre qualcosa di… concreto e bello. E non solo “produrre qualcosa”, che è ciò che ho fatto fino a qualche anno fa. Ma lo dico anche per un altro motivo: non mi piace scrivere la mia biografia, le informazioni che lascio mi sembrano tutte inutili e noiose. La devo riempire in qualche modo, e quel "scrivo da quando sono una ragazzina" è una frase molto lunga. Prende un sacco di spazio. :D

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    1. Non c'è nulla di male nel dirlo. Il problema è quando chi lo scrive crede di essere speciale per questo. Il mio voleva essere solo un esempio di un certo modo di porsi :)

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  15. Riprendendo il commento di Tenar, non credo che l' H scappata o l'accento o l'apostrofo, possano in qualche modo fare fuggire il potenziale lettore. Certo, se la cosa fosse sistematica allora sì, il lettore non dovrebbe solo scappare ma venire soccorso da un'intera squadra di marines armati fino ai denti. Il problema nostro è che in questo paese non si legge e che i lettori trovano ogni scusa per fare altro...

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    1. Sì, infatti, è quello che volevo dire. L'errore di tanto in tanto non significa nulla.

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  16. Pienamente d'accordo su ogni punto. Nel mio piccolo cerco di comportarmi secondo i principi che hai elencato, spero di riuscirci sempre.

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    1. Mi sembri un ottimo esempio, Ariano, da quello che posso vedere :)

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  17. Em, speriamo che gli editori non navighino sui social troppo spesso, perché io che spesso commento dallo smartphone ne lascio di refusi a tutto andare... :)
    Per il resto: credo che sia una tentazione per tutti quella di mettersi in mostra o elemosinare attenzione, inversamente proporzionale alla fiducia che abbiamo nel nostro lavoro e alla consapevolezza che potrebbe essere migliorato.
    E su chi scrive e si fa la guerra, che dire? Meglio trovare ciò che di buono c'è nell'altro e sostenere i suoi sforzi che tentare di affossarlo.
    Anche lui o lei è un potenziale lettore, in ogni caso una persona che fatica parecchio per trovare un po' di coraggio e scrivere ciò che ha dentro. Almeno, un po' di rispetto...

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    1. Sì, il rispetto sarebbe una bella cosa. Se ne vede proprio poco in giro, purtroppo. Non ricordo se lo scrivevi proprio tu in un commento, che un autore andrebbe sempre rispettato per quello che ha scritto perché nel bene o nel male ha cercato di fare del proprio meglio. La guerra tra autori è un fenomeno bruttissimo, probabilmente sempre esistito.

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  18. Un altro atteggiamento seccante e secondo me poco funzionale è lo spam, specie se reiterato. Tralasciando che spammare è già visto male di suo, spammare il proprio libro a chi già scrive è visto pure peggio. Ed è anche più brutto fatto sui social, dato che lo fai a x persone contemporaneamente, che quindi non vengono viste come individui singoli ma come gregge di acquirenti.

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    1. La penso anche io così, non sopporto i continui martellamenti di certi autori. La cosa triste però lo sai qual è? Che tutto questo funziona. Vedo su Facebook un sacco di gente che vende molto grazie a questo tartassare, soprattutto sui gruppi. Poi magari arrivo io con un unico post e me lo cancellano... vabbè.

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    2. Non ci credo! Forse è questione di beccare il gruppo giusto, magari dietro c'è un attento lavoro di analisi del mercato, vai a sapere...

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    3. Sì, può darsi che certi autori sappiano come muoversi, dove spammare per ottenere dei risultati. Io non ho né il tempo né la voglia attualmente per mettermi a studiare quali siano i gruppi giusti e cose di questo genere. Ci vuole tanto impegno e anche faccia tosta.

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  19. Tutti punti pienamente condivisibili, spero di non essere mai incappata in nessuno di essi...forse però anch'io ho affermato che scrivo da quando ero ragazzina, in realtà erano prove di scrittura più che scrittura vera e propria ;-) certo che denigrare gli altri lo trovo proprio intollerabile!

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    1. Ma no, come dicevo a Monica su, non è certo questo il problema. Sono gli atteggiamenti da autori superiori che risultano fastidiosi oltre che inutili al fine di farsi prendere sul serio.

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    2. Sono venuta a leggere la tua risposta e ho scoperto la nuova grafica, Wow, aria di cambiamenti radicali, mi piace!

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    3. Grazie, Giulia! ^_^ Avevo voglia già da un po' di rinnovare la grafica.

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  20. Conosco uno scrittore che non appena pubblica il suo romanzo lo promuove spammando le date di presentazioni e gli articoli che lo riguardano su un gruppo culturale di Storia su Facebook, di cui anch'io faccio parte. Una volta può scappare, e non si nota; ma un comportamento reiterato indica pianificazione a tavolino e dà fastidio. Sparlare dei colleghi, poi, è come darsi la zappa sui piedi.

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    1. Io un po' le invidio queste persone che hanno tanta faccia tosta. Però ai nostri occhi sono indubbiamente post fastidiosi. Gente che sparla dei colleghi ce n'è tantissima, anzi esistono interi schieramenti. Meglio tenersene alla larga :)

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  21. Scusandomi per alcuni errori, riposto il commento sperando non me ne siano sfuggiti altri.


    "Ma per essere scrittori è necessario andare oltre la propria ristretta cerchia. Allora, forse dovremmo chiederci: riesco a dimostrare come scrivo a chi non mi conosce?"

    Penso entrino in gioco qui anche i gusti del lettore a cui può non piacere non tanto o soltanto il tuo modo di scrivere ma anche il genere di storie che racconti.

    2) Autoelogiarti

    “Half the harm that is done in this world
    Is due to people who want to feel important.
    They don't mean to do harm — but the harm does not interest them.
    Or they do not see it, or they justify it
    Because they are absorbed in the endless struggle
    To think well of themselves.”
    T.S. Eliot (Nobel per la Letetratura - nel 1948 se non erro - nonché editore per un certo periodo della sua vita)


    Del tuo eventuale valore e talento non se ne accorgerà di certo l'editore il quale, essendo essenzialmente un imprenditore, ti prende in considerazione se e solo se il tuo lavoro può, in quel determinato momento, risultare per lui monetizzabile. L'eventuale valore letterario non lo sancirà lui (non è di sua pertinenza), ma i critici (e non mi riferisco a chi recensirà i tuoi scritti); vero è il paradosso che per farsi conoscere bisogna esser già conosciuti.
    Non bisogna, poi, mai dimenticare che la carta sopravvive alla carne e che quindi potresti esser notata (e diventar famosa) quando a te proprio non importa più.

    "L’autore migliore sarà quello che si vergognerà di diventare scrittore.", diceva Nietzsche. Esagerato, forse, ma gli han pubblicato tutto e qualcosa di vero potrebbe anche esserci in quel che ha detto. Personalmente propendo per Sam Beckett (Nobel nel '69: rifiutato): “Every word is like an unnecessary stain on silence and nothingness.” Anche a lui, credo, han pubblicato tutto.


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    1. Ciao Stefano, allora dopo rimuovo il commento precedente :)
      Hai detto cose giuste. Mi viene da pensare che siamo in un campo molto delicato, dove non è affatto facile fare la cosa giusta. Credo che dopotutto ci si debba sforzare soprattutto di fare del nostro meglio come scrittori, cioè in quello che scriviamo. Dovrebbe essere quello a contare, no? Tutti i giochetti portati avanti per farsi notare sono inutili se il prodotto non vale nulla. "La carta sopravvive alla carne" è il punto :)

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    2. Quel punto, Maria Teresa, lo raggiungeremo se riusciremo a far sì che i nostri lettori si ritrovino (con le loro fantasie, i loro inespressi desideri e rimpianti, con le loro vite, almeno in parte) in ciò che scriviamo. Senza volerlo, il nostro compito è dare loro questa voce. Prova a chiederti, Maria Teresa, perché mi piace questo scrittore? Solo perché sa mettere elegantemente una parola dietro l'altra? E' già un buon motivo ma certi giornalisti san fare di meglio quanto a scioltezza e piacevolezza della loro scrittura ma perché, per esempio, un grande giornalista come Indro Montanelli pur avendo tentato la via letteraria ("I sogni muoiono all'alba", diventato anche un modo di dire, è un suo dramma del '64), e pur non dubitando che sappia scrivere, non può essere considerato uno scrittore vero e proprio? Potrei dirti perché ha interpretato i pensieri di generazioni ma in maniera contingente, da giornalista, limitatamente a un fatto, un evento diventato notizia. Chiediti anche: allora perché un altrettanto grande giornalista che , credo, ha lavorato per anni alla scrivani di fronte a quella del Montanelli al Corriere della Sera, è conosciuto più come scrittore? basta che ti faccia il nome: Dino Buzzati. Di lui si ricordano i romanzi e la miriade di racconti non tanto gli articoli. Potremmo farci la stessa domanda per Poe e per Dickens e, se non ricordo male, anche Balzac, anche loro son stati giornalisti eppure... non li ricordiamo né li dobbiamo studiare nella loro veste di giornalisti... allora cosa fa la differenza? Eh, quel quid indefinito e indefinibile che gli inglesi chiamano "literacy", quel dar voce ai sentimenti, alle gioie, ai dolori che albergano nel cuore dell'uomo e che son poi noiosamente sempre gli stessi ma ogni volta nuovi, inventando situazioni e vicende per esprimerli: questo ha fatto sì che i loro scritti, la loro carta sia sopravvissuta alla loro carne. Si diceva no? E scommetto che ai loro tempi non si parlava tanto di scuole di scrittura creativa.

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    3. Certo, saper scrivere non basta. Neanche dar voce alle emozioni è sufficiente, perché bisogna anche saperle scatenare in chi legge. Gli autori che hai citato forse avevano un talento naturale per questo o forse si sono impegnati a imparare sul campo e leggendo molto. Oggi si sottovaluta molto lo studio, l'impegno, anche la lettura. Si crede di poter essere scrittori solo pubblicando le proprie riflessioni sotto forma di storia.

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  22. Hai completamente cambiato il tema del tuo blog! Super new, wow! Aria nuova neeeee

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    1. Eh sì, avevo davvero bisogno di qualcosa di nuovo :) Ma che faticaccia...

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  23. Mi piace molto la nuova veste grafica del tuo blog, sai? Sui tuoi 5 punti sono più che d'accordo, e mi hai fatta sorridere in una giornata un po' smorta. E' vero, questi comportamenti sono poco "da scrittore vero", e soprattutto dicono qualcosa della nostra personalità. Alcune ingenuità, tipo il dimenarsi a vanvera per trovare un pubblico ancora prima di meritarlo, sono indotte dal mondo in cui viviamo, che non educa all'umiltà e alla pazienza. L'auto-definito "thriller mozzafiato" mozza il fiato davvero... e anche la voglia di leggere. ;)

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    1. Grazie, sono contenta che ti piaccia il nuovo look :)
      E' vero, se portati all'eccesso questi comportamenti ci fanno sorridere, ci sembrano ridicoli e ingenui. In realtà è triste sapere che da molti autori (per lo più esordienti) sono accettati comunemente come l'unico modo possibile per emergere.

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  24. L'articolo è molto calzante. Purtroppo nei social spuntano candidati al Nobel e capolavori come primule a primavera. Salvo poi accorgersi, appena si ha la sventura di leggere anche solo la sinossi di questi sedicenti scrittori, che auto pubblicano solo roba buona ad alimentare il camino. Conosco personalmente un editore (iscritto all'albo degli editori) che pubblica libri suoi pieni di strafalcioni ortografici da far inorridire i bambini di scuola elementare. Ma come si fa?
    Una deriva autoreferenziale che danneggia in primo luogo gli scrittori seri come te che scrivono e pubblicano libri veri, degni di maggiore attenzione. Complimenti per la veste grafica!

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    1. Grazie Rosalia!
      Mamma mia, per un editore davvero non è serio lasciare tanti errori e refusi. A me è capitato una volta in una fiera di prendere in mano dei testi con un sacco di strafalcioni nella quarta di copertina, non oso immaginare come fosse il contenuto.
      Tutta questa mole di pubblicazioni fatte male danneggiano un po' tutti, purtroppo. Peccato che non lo capiscano i diretti interessati.

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  25. Che bella la nuova veste grafica del blog! :)

    Sono molto d'accordo con quello che hai scritto.
    Per l'iniziativa che ho lanciato, quella della segnalazione all'esordiente, sto bene attenta a non incappare in personaggi simili a quelli che descrivi tu.

    Devo dire che da lettrice trovo molto spesso tutti e cinque i comportamenti - o almeno 4 - condensati nella stessa persona. Lo trovo sconfortante. Se poi lo fai notare per il loro bene...
    Uh. Apriti cielo!

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    1. Grazie Stefania, ahimé ho ancora da sistemare un sacco di cose con la grafica nuova, piano piano spero di renderla funzionale al 100%.
      Posso immaginare quanti cattivi esempi tu abbia incontrato... Vero, apriti cielo quando fai notare certi comportamenti, a me è capitato di accennarne a una persona a proposito dell'auto elogio esagerato e mi ha risposto che sono cose necessarie altrimenti non ti nota nessuno. Messa così che vai a dirgli? :(

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