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12 tipi di scrittori su Facebook

In questo post politicamente scorretto, troverete alcuni esemplari di scrittori che bazzicano Facebook. Se vi riconoscete in uno di questi profili, non prendetevela con la sottoscritta, ricordate che è solo per sorridere un po'.

Alludi, non svelare

Fonte foto: Pixabay

Una delle grandi sfide della scrittura, secondo me, è quella di mantenere alta la tensione lungo le pagine senza far uso a colpi di scena o all'azione. Oggi i lettori, abituati ai ritmi frenetici delle serie tv, dove i fatti si succedono spesso in modo rapido, sono insofferenti al modo di raccontare più pacato e descrittivo della narrativa. Eppure, è necessario tenere il lettore all'erta, tenere viva la sua curiosità anche quando succede poco e niente. In qualsiasi genere narrativo.

Nel romanzo che sto scrivendo, avverto in modo particolare questa sfida. Si tratta infatti di una storia dove i segreti hanno un ruolo preponderante. Mi sono chiesta dunque come gestire le informazioni, cosa nascondere, quanto svelare e quando farlo.

Gli errori da non commettere

Sono del parere che una delle maggiori debolezze nelle storie di esordienti deriva dall'aver sottovalutato o sopravvalutato le capacità di attenzione del lettore.
In questi casi è facile incorrere a questi tipi di errori:
  • Nascondere informazioni al lettore il più possibile e quindi perdere in fretta il suo interesse: se non sa abbastanza, non è motivato a continuare.
  • Raccontare troppo (per esempio sul passato o sui problemi attuali) e lasciare poco spazio alla curiosità.
  • Dare informazioni o spiegazioni al momento sbagliato, rompendo la tensione.
  • Raccontare in modo caotico, finendo per confondere il lettore e infastidirlo perché non si raccapezza.
  • Ripetere informazioni già date per paura che il lettore non vi abbia prestato attenzione e quindi annoiarlo.
  • Eccedere nelle spiegazioni, nel timore che il lettore non capisca, e quindi snervarlo perché si sente preso per stupido. 
Posso dire di aver notato tali sbagli in molti autori principianti. E guardando a posteriori, mi rendo conto di aver commesso io stessa alcuni di questi errori in romanzi diversi. So di essere stata spesso ridondante, nel timore che il lettore non capisse. Oppure ho raccontato molto sul passato dei personaggi, nella convinzione che conoscere gli eventi pregressi portasse sempre un valore aggiunto.

Fidarsi del lettore

La verità è che i lettori sono molto più attenti di quanto crediamo e non hanno bisogno né di essere imboccati con spiegazioni o travolti da informazioni, né vogliono essere presi in giro o confusi intenzionalmente. Hanno bisogno di capire cosa sta succedendo ed essere consapevoli che la prospettiva del personaggio potrebbe essere parziale (o addirittura inaffidabile).

Non c'è una formula magica per fare questo, ma secondo me è particolarmente utile mantenere lungo le pagine un atteggiamento dico e non dico. La strada che ho trovato attualmente è proprio questa e implica una maggiore fiducia nelle capacità di chi legge di cogliere le allusioni, i sottotesti, gli stati d'animo non esplicitati, le informazioni dosate con il contagocce ma fornite con regolarità.

Le prime pagine sono quelle critiche

Spesso si tende ad ammassare molte informazioni sul protagonista nelle prime pagine. C'è chi parte addirittura dal lontano passato raccontando della sua infanzia! Oppure rende volutamente confusa una situazione, credendo così di generare maggiore interesse. O ancora dice già tutto quello che c'è da sapere nel primo capitolo. Peggio ancora è quando nelle prime pagine non c'è il minimo cenno a qualche mistero da svelare o conflitto da risolvere.

Alludere senza svelare (quasi mai)

Aver dosato le informazioni nelle prime pagine, però non basta. La vera sfida è riuscire a tenere la suspense viva fino alle ultime pagine, quando ciò che c'è da sapere verrà alla luce.
Per far questo ho provato immaginare la scrittura come un faretto che illumina porzioni di vita dei personaggi o che cattura momenti di dialoghi.

A questo proposito può essere utile:
  • Disseminare qua e là indizi e allusioni a fatti importanti, rivelando solo nel finale tutti i retroscena.
  • Accennare a eventi accaduti nel passato, senza raccontarli. Per esempio nei dialoghi tra i personaggi.
  • Usare anticipazioni o insinuare che stia per accadere qualcosa di grave.
  • Generare dubbi adottando il punto di vista di chi non conosce tutti i fatti.
  • Lasciare un po' di incertezza alla fine di ogni scena.
  • Non spiegare per filo e per segno cosa pensano o sentono i personaggi.

Finale chiuso, ma con un pizzico di ambiguità

Non mi piacciono i finali aperti, li trovo davvero irritanti, una sorta di tradimento da parte dell'autore. Però credo anche che un po' di incertezza sia stimolante.
Mi è capitato in passato che alcuni beta reader mi contestassero che il destino di alcuni personaggi restasse in ombra nei miei finali. Ebbene, penso che sia doveroso sforzarsi di chiarire tutte le questioni aperte nella storia, tuttavia che sia anche un bene lasciare al lettore elementi per formarsi una propria idea, lasciarlo libero di immaginare ciò che non viene esplicitato del tutto.

In conclusione 

Svelare al 100% una situazione significa appiattirla. La realtà è fatta di chiaroscuri, non dovremmo cercare di riprodurla nel modo più accattivante possibile?

Sono del parere che mantenersi sul filo dell'ambiguità sia più interessante rispetto a far luce su ogni aspetto della narrazione, su ogni scelta e motivazione dei personaggi. L'importante è tenere le redini salde, senza diventare contorti, contraddittori o perdersi pezzi per strada.

Come lettrice mi piace sapere e non sapere. E a voi?

Commenti

  1. È una piccola ma importante arte quella dell'allusione senza però svelare. Credo che Dickens in questo sia stato un maestro. Si riesce a padroneggiarla solo leggendo molto, e leggendo in un certo modo, cercando cioè di comprendere come un autore costruisce la storia.

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    1. Verissimo Marco, trovo anche io utile analizzare gli autori che riescono bene in quest'arte. La lettura resta la scuola numero uno in questo campo!

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  2. Si e no: ho messo indizi sul finale in due punti di "Diario di Sabet" e nessuno dei lettori ha capito come va a finire realmente la storia!
    A questo punto o sono io che non ho capito come disseminare indizi nello scritto oppure...ho sopravvalutato i lettori.

    ciao!

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    1. Caspita! Sono convinta che il finale sia sempre un momento delicato, ovvero si rischia facilmente di essere fraintesi o di deludere. Mi auguro che nel tuo caso qualcuno tra i lettori abbia colto le tue reali intenzioni ^_^

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  3. Il lettore apprezza il fatto di faticare un po' a mettere insieme gli indizi, senza però doverci impazzire o sentirsi preso in giro perché la storia sembra costruita per ingannarlo. L'equilibrio è difficile, soprattutto quando il non detto deve reggere buona parte della trama. Anch'io sono in una situazione simile, con la nuova storia. Credo che in questi casi a salvare l'autore sia la capacità di diventare lettore di se stesso, non solo per finta. Una pausa di decantazione più lunga a fine stesura, per esempio, può fare bene.

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    1. Concordo in pieno, credo infatti che per questa storia avrò bisogno di molto molto tempo! Trasformarsi da scrittori a lettori non è mai facile, senz'altro aiuta una bella pausa, anche a livello psicologico.

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  4. Odio, letteralmente odio i finali aperti. Ho bisogno di sapere come intende chiudere la storia chi l'ha ideata. Detesto quando mi viene ripetuto un concetto troppe volte proprio perché come hai sottolineato mi pare di essere considerata una lettrice sprovveduta, quanto i libri confusi in cui il minestrone prende il posto della storia. Saper dosare, beccare i tempi giusti invece ritengo sia l'esame che rende un autore uno scrittore, quindi la dimostrazione di aver scritto un buon testo.

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    1. Ti capisco bene, Nadia. Ci sono stati romanzi che mi hanno deluso profondamente per un finale che no ho capito. A volte le intenzioni sono le migliori da parte dell'autore, ma bisogna anche mettersi nei panni di chi legge e si aspetta una soluzione conclusiva, più o meno. E sono d'accordo con te che richiede una certa maturità scrittoria riuscire a beccare i tempi giusti nella narrazione.

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  5. Questo è un aspetto fondamentale della scrittura, ma anche quello più difficile da realizzare. Me ne sono resa conto col mio stesso romanzo, nel tempo sfrondato pesantemente. Nei primi capitoli si addensavano troppe spiegazioni, come ricorderai, sembrava che il personaggio principale volesse svelarsi totalmente, invece poi molta parte è stata tagliata. Tenere fede a questo centellinare significa anche alleggerire la materia.

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    1. Penso che sia una tentazione che abbiamo tutti, quella di svelare il protagonista nelle prime pagine, soprattutto se lo conosciamo a fondo. Di certo nel tuo caso hai fatto tante ricerche e avevi le idee chiare, questa è una cosa da apprezzare. Comunque, solo in fase di revisione si può davvero capire cosa tagliare (o spostare in altri punti della storia) e cosa tenere.

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  6. Hai scritto un bellissimo post Maria Teresa, pieno di ottimi suggerimenti. Purtroppo trovare il giusto equilibrio non è semplice, far intravedere senza svelare è il metodo giusto ma non è poi così semplice seguirlo, per esempio nella storia che sto scrivendo sto facendo davvero fatica a non "svelare" certi segreti dei personaggi...
    A questo proposito ho appena finito di leggere un thriller di Angela Marsons, cgd nel complesso ho apprezzato, ma in certi punti ho fatto davvero fatica a seguire alcune vicende, forse ce n'erano troppe.

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    1. Grazie Giulia, mi fa piacere il tuo apprezzamento ^_^
      Come dicevo a Luz, in fase di revisione si fa sempre in tempo a controllare dove abbiamo svelato troppo, ma resta comunque difficile individuare i punti critici. Indubbiamente il confronto con altri autori aiuta tanto, soprattutto di generi simili al nostro.
      Di Angela Marsons ho sentito molto parlare, mi sono proposta di leggerla prima o poi.

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  7. E' un poco il vecchio detto del "mostrare ma non spiegare".

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    1. Sì, abbastanza. Anche se in questo caso andrebbe mostrato poco, giusto quel tanto perché il lettore si faccia qualche domandina ^_^

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  8. Ottimo articolo e pieno di suggerimenti utili. Ma al di là dell'articolo voglio farti i miei complimenti. Il tuo blog è sempre garbato, dove si può commentare senza mai trovarsi in polemiche sterili ed inutili. Cosa invece assai frequente in altri ambienti virtuali che parlano di scrittura. Credimi. è davvero quello che penso ed è detto con tutta sincerità.

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    1. Grazie di cuore Gierre, mi fa davvero piacere quello che hai detto. Spero che sia sempre così, perché odio le polemiche inutili... Il confronto è bello finché c'è rispetto reciproco.

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  9. Bellissimo post! Si tratta di un equilibrio difficilissimo, come quello di un giocoliere. Di recente ho letto un romanzo per il quale si capiva sin dalle prime pagine chi fosse il "cattivo" della situazione. Così si perdeva tutta la parte del giallo, purtroppo un errore del genere è fatale e significa sprecare le proprie carte fin da subito fornendo troppi indizi. Ma è anche pericoloso non mantenere le promesse al lettore tramite le allusioni disseminate nel corso della storia. Il lettore se la lega al dito.
    A me piacciono anche i finali aperti, basta che siano coerenti con il resto della storia. Trovo che i finali aperti stimolino la discussione tra coloro che hanno letto il libro.

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    1. Grazie infinite, Cristina! Mi piace molto il paragone con il giocoliere, penso anche io che sia un difficile gioco di equilibri. E hai fatto un'osservazione interessante, a proposito del non mantenere le promesse, anche questo è un pericolo sempre in agguato. Bisogna stare attenti soprattutto in fase di revisione a controllare che tutto sia collegato.
      Sui finali aperti, sembra che ci siano molte opinioni diverse ^_^

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  10. Penso sia il problema di ogni scrittore (mio compreso). Per fortuna la prima stesura non è mai la definitiva, e se siamo consapevoli dei nostri errori o difficoltà, possiamo intervenire ancora prima di pubblicare :)

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    1. Vero, la revisione aiuta parecchio a correggere il tiro. L'importante come hai detto è essere consapevoli dei nostri limiti. A furia di fare tentativi, magari prima o poi si impara ^_^

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  11. A volte alludiamo e non veniamo compresi dai lettori, altre volte ci sembra di essere chiari e i lettori colgono significati tra le righe che non erano nelle nostre intenzioni.
    Mi spiego: ho appena inviato un raccontino brevissimo a concorso. Non pensavo di farlo, ma alla fine si è scritto da solo e i beta hanno dato l'avallo. Una di loro però mi dice: "Dovresti però scrivere meglio la frase dove la signora X è innamorata del signor Y."
    "No, non lo è..." spiego io. Poi ripenso alla suddetta frase e capisco che può essere intesa in quest'altro modo, in effetti. Ne parliamo per un po', ma alla fine decidiamo di giocarci la carta. Sarà ogni singolo lettore a interpretarla come vorrà (in ogni caso non cambia la storia nella sostanza). Perché è questo il punto: ogni lettore legge in maniera diversa. ;)

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    1. Intanto in bocca al lupo per il concorso!
      Anche a me è capitato molte volte che i lettori notassero aspetti di cui non ero affatto cosciente o che capissero cose che non erano nelle mie intenzioni. Direi che il parere dei lettori è molto variegato! Quindi sì, alla fine vale la pena di lasciare libera interpretazione e non stare sempre a spiegare e puntualizzare tutto.

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