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In questo post politicamente scorretto, troverete alcuni esemplari di scrittori che bazzicano Facebook. Se vi riconoscete in uno di questi profili, non prendetevela con la sottoscritta, ricordate che è solo per sorridere un po'.

Alberto Alessi presenta “Come sciacalli senza cuore”



Tornano le presentazioni di libri dalla voce diretta degli autori. Questa volta vi propongo un romanzo che interessa molto da vicino chi scrive, infatti la storia parla di editoria a pagamento... Per scoprire di cosa si tratta, non resta che leggere cosa ci dice sul suo libro Alberto Alessi.

Sinossi

Il 5 aprile del 1994, il giorno della morte di Kurt Cobain, cinque persone che con la letteratura hanno poco o niente a che fare, decidono di fondare una casa editrice. La loro strategia è semplice: chiedere agli autori di pagare per essere pubblicati. Il sistema funziona, gli scrittori accettano e sembrano pure essere dotati di talento, le vendite vanno a gonfie vele, ogni libro, che sia un saggio, un thriller, un romanzo epistolare, diventa un caso editoriale. Purtroppo, ogni volta che un autore riesce a trasformare il proprio sogno in realtà, ovvero il proprio manoscritto in libro, muore.
Superando la struttura e la narrazione convenzionali, l'autore compone la trama come un mosaico, alternando la classica narrazione a frammenti di opere, articoli di giornale, lettere, recensioni, verbali di polizia ecc.
"Come sciacalli senza cuore" non è soltanto uno spietato atto d'accusa contro il fenomeno dell'editoria a pagamento, ma una critica sociale di ampio respiro.


Ero al declinare dei vent’anni, e avevo scritto un paio di romanzi che sentivo avere qualcosa in comune, li sentivo essere figli delle stesse tematiche, in poche parole: sesso, droga e rock’n’roll. Decisi di contattare alcuni editori per proporre i miei manoscritti, con l’intenzione di farli pubblicare in unico volume in modo che i miei futuri lettori leggessero due romanzi al prezzo di uno. Nel giro di poco tempo mi arrivarono entusiastiche risposte, sperticati elogi del mio talento, auliche promesse di fama, gloria, successo. E relative proposte di contratto. E qui cascava tutto, cioè quando un articolo di quei contratti mi informava che avrei dovuto sborsare di tasca mia, per coprire parte delle spese di pubblicazione, cifre assurde. Ad alcuni risposi gentilmente che, no, non era il caso. Ad altri, più insistenti nel volermi mettere sotto contratto (leggi: ingabbiare) augurai di fallire miseramente e consigliai loro di trovarsi un lavoro onesto, che non prendesse in giro, illudesse, mortificasse aspiranti scrittori che investivano tempo, energie, sogni e passione nella scrittura. Le loro minacce di querela rimasero senza seguito. Per me, da quell’esperienza è nato il mio odio per l’editoria a pagamento e per tutto ciò che rappresenta. Un odio che ho deciso di riversare nella scrittura del mio ultimo romanzo, “Come sciacalli senza cuore”.

La storia si svolge a Castelfranco Veneto, in provincia di Treviso, nella seconda metà degli anni ’90. Cinque persone che con l’editoria non hanno nulla a che fare decidono di fondare una casa editrice con il solo scopo di sfruttare gli aspiranti scrittori. In molti ci cascano, ma a far decollare le vendite di ogni libro pubblicato è la morte di ogni autore dopo l’uscita del proprio lavoro. “Come sciacalli senza cuore” contiene le trame e alcune pagine, o estratti, di otto libri pubblicati da questi sedicenti scopritori di talenti, e ogni libro può essere interpretato come la metafora di un particolare aspetto della letteratura.

La narrazione non è di tipo classico, ma è un continuo alternarsi di stralci di opere, recensioni, interviste, lettere, verbali di polizia, e altro “materiale” che si affianca alla storia dei cinque soci della casa editrice.

Oltre a omaggiare la città in cui sono nato, ambientandovi la storia, in questo romanzo sono presenti numerosi riferimenti, in un modo o nell’altro, ad alcuni scrittori che considero i miei maestri. I nomi dei personaggi, infatti, sono gli anagrammi di: Italo Calvino, Isabella Santacroce, Alberto Moravia, David Foster Wallace, Edgar Allan Poe, e tanti altri. Per quel che riguarda i membri della casa editrice a pagamento, invece, per creare un distacco con il mondo della letteratura, ho scelto di anagrammare i nomi di cinque poeti rock contemporanei che ammiro, ovvero: Manuel Agnelli (Afterhours), Cristiano Godano (Marlene Kuntz), Rachele Bastreghi (Baustelle), Davide Toffolo (Tre Allegri Ragazzi Morti) e Giorgio Canali (Rossofuoco).

La mia passione per i libri e per la letteratura va di pari passo con la mia necessità viscerale di scrivere, di mettere nero su bianco ciò che penso del mondo, della vita, del periodo storico in cui vivo. Questo è il mio quarto romanzo, e negli anni ho maturato un senso di responsabilità nei confronti dei miei lettori, una coscienza che agli inizi non avevo. Ogni giorno in Italia vengono pubblicati più di cento titoli, e mi rendo conto della difficoltà per i lettori di scegliere cosa leggere e se fidarsi o meno di un autore emergente e sconosciuto al grande pubblico. L’unico consiglio che posso dare (oltre a quello che do sempre a tutti, ovvero: leggere, leggere, leggere) è quello di sostenere anche le piccole o medie case editrici indipendenti e, soprattutto, boicottare le case editrici a pagamento.
Alberto Alessi

Incipit

I cinque nuovi soci si alzarono dalle comode e larghe sedie, vispi e agili; come cinque molle cariche di tensione, scattarono in simultanea alle parole del notaio:
«Signori, e signorina, è tutto per ora. Potete andare.»
Ernesto Ruben Voltossi era anche lui, più per solennità che per fretta, già in piedi mentre finiva di chiudere il fascicolo, e si avvicinò alla porta per congedare formalmente i suoi clienti.
Il suo orgoglio, gratificato dalla vista di quelle persone che attendevano in fila, smaniose di stringergli la mano, gli impedì di notare che l’ultimo dei cinque, il più distante dall’uscita, passò svelto dietro agli altri quattro soci; quindi, mentre il notaio fissava il suo sguardo sul visetto apparentemente timido e impacciato, ma ugualmente sorridente, della diciassettenne Alberta Schierghe, Giona Ricaglio si fiondò nel corridoio e poi giù per le scale dopo aver biascicato uno sbrigativo:
«Buongiorno dottore, arrivederci.»
Gene Limalluna si voltò verso la porta, vide Giona di schiena prendere le scale e sparire dalla sua vista, e arrossì tra l’incredulo e il furioso; si ricompose e, facendo finta di niente, ringraziò con un accenno d’inchino il notaio, l’espressione del quale rivelava un certo disagio sotto la maschera di cordialità con cui continuò a stringere mani e salutare…

Ebook o cartaceo in vendita su: Labandadelbook
Sito dell'autore: Alberto Alessi

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