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Silvia Pillin presenta “Aria e altri coccodrilli”


Dopo la pausa estiva, tornano le presentazioni di romanzi e racconti. Di scena oggi è l'ultima fatica di Silvia Pillin, “Aria e altri coccodrilli”. Come sempre, sentiremo di cosa si tratta direttamente dall'autrice.


Sinossi

Aria ed Eva hanno diciotto anni, frequentano la stessa scuola e la stessa biblioteca, ma non si conoscono. Eppure hanno molto in comune: entrambe vorrebbero smettere di esistere. Aria ha un quaderno in cui annota i luoghi, i libri, le frasi, i modi del morire, domandandosi se troverà mai il coraggio di passare dalla teoria alla pratica, e intanto cerca di racimolare i soldi per il corso di scrittura che potrebbe essere un motivo per vivere ancora un po'.  Eva si butta dalla finestra e basta, ma sopravvive a se stessa e dopo tutto è quasi peggio. Quando le loro strade si incrociano, grazie a un biglietto non firmato e a un esercizio di scrittura, qualcosa inizia a cambiare. I loro coccodrilli, forse, possono ancora essere addomesticati. 

Nella mia famiglia non è mai morto nessuno, né nessuno si è mai ammalato di tumore. E non perché siamo immuni a questo genere di cose da mortali, semplicemente perché si sono sempre usati eufemismi e giri di parole.
Quando si facevano domande tipo: “Come sta lo zio Giovanni?” la risposta poteva essere: “Eh, non bene, gli è venuto uno di quelli” oppure “Si è spento”.
“Aria e altri coccodrilli” è un romanzo che si ribella a questo modo di usare le parole: non ha paura di chiamare le cose con il loro nome.
Nella mia famiglia direbbero che il mio è un romanzo che tratta un argomento delicato, un tema sensibile.
Io dico che è un romanzo che racconta la depressione, i pensieri suicidari e la vita che c'è dopo, e lo fa senza indulgere o scadere nel sentimentalismo e nello stucchevole ma in modo quasi distaccato. Soprattutto Aria ha un approccio molto scientifico in questo: nel suo “quaderno del morire” annota libri, citazioni, luoghi come a voler fare un inventario, una lista di pro e contro. Di fronte alle difficoltà di vivere, di relazionarsi in famiglia e con i coetanei si chiede: “Ma è davvero così bello stare al mondo? Non sarebbe forse meglio morire, semplicemente smettere di esistere?”
Anche Eva si pone la stessa domanda, ed è dall'incontro tra le due protagoniste che il romanzo cerca di dare una risposta.

Per scrivere questo romanzo ho letto moltissimi libri, tutti i romanzi citati da Aria, ma anche molti saggi e articoli.
Anche se è un libro di finzione ho cercato di essere il più possibile accurata e credibile. È vero che volevo “solo” raccontare una storia, ma ci tenevo a costruire una narrazione che facesse due cose:
  1. permettesse a chi vive la depressione di immedesimarsi e non sentirsi solo
  2. facesse capire a chi non ha sofferto di questa malattia cosa significa e cosa si provi. 
Volevo ribadire che la depressione è una malattia a tutti gli effetti, che si può curare e che non si sceglie più di quanto si scelga di essere miopi o di avere la dermatite.

Mi è stato chiesto come mai non ho autopubblicato questo romanzo come ho fatto con gli altri miei libri. La verità è che vivo una sindrome dell'impostore perenne, e se nei casi precedenti ero riuscita a legittimarmi e dirmi di essere riuscita a fare un buon lavoro, nel caso di Aria sentivo di aver bisogno di una autorizzazione “dall'alto”. Che prima è arrivata dai lettori di Wattpad, poi da Sara Gavioli (editor freelance che mi ha fatto da scout), infine dall'editore che si è preso il rischio di pubblicarlo interamente a sue spese.

Silvia Pillin

Incipit

25 gennaio
Partecipare al funerale di uno sconosciuto è come assistere a uno spettacolo teatrale: tutti sembrano recitare una parte, seguire un copione. Le emozioni appaiono così esagerate, artificiose, plateali da sembrare finte. Era questa l’unica cosa che Aria riusciva a pensare, mentre si sedeva all’ultimo banco della chiesa. Per rintracciare luogo e ora le era bastata una telefonata in canonica. Si sarebbe aspettata la voce secca di un vecchio sacerdote, invece era stata una perpetua squillante a rispondere alla sua timorosa chiamata. «Pronto». «Salve. Potrebbe dirmi quando sarà il funerale di quel ragazzo?». A quel punto Aria si era interrotta: non sapeva come continuare. Conosceva solo le informazioni ricavate dai giornali: le sue iniziali, MC, l’età, la causa della morte, il paese di provenienza. 

Link per leggere il primo capitolo

Cartaceo in vendita su: Augh Edizioni; Amazon; IBS
Blog dell'autrice: azzurropillin

Commenti

  1. Devo dire che la trama non è affatto male, il libro sembra interessante davvero. E poi comunque tratta un argomento molto delicato, che molte volte si sottovaluta, ma assolutamente è da non fare. Dobbiamo stare accanto a queste persone e fargli capire che la vita va vissuta nonostante le brutte cose che possono succedere. Basta un sorriso e attimi in cui si può pensare ad altro e la depressione secondo me svanisce. O forse non è così, forse leggendo questo libro si possono capire molte più cose.
    ANTONELLA AEGLOS ASTORI

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    1. ciao Antonella, grazie per il tuo commento.
      Non dirlo a nessuno che basta un sorriso. Pensa quanti psicologi e psichiatri e case farmaceutiche finirebbero sul lastrico :)

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  2. "Volevo ribadire che la depressione è una malattia a tutti gli effetti, che si può curare e che non si sceglie più di quanto si scelga di essere miopi o di avere la dermatite."
    E su questa frase scatta l'applauso. Bisognerebbe incorniciarla. E ci vorrebbero più libri come questo per farla comprendere appieno.

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    1. Ciao Barbara, grazie per il tuo commento... e per l'applauso :)

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  3. Uno stile che mi piace su un argomento importante. Congratulazioni, Silvia, e un grazie a Maria Teresa. :)

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  4. Sembra proprio un romanzo interessante, uno di quelli che ti fanno riflettere e magari ti lasciano anche un senso di angoscia per il suo tema delicato. Penso però che meriterebbe di essere letto e appena smaltisco le letture in cosa, sarà proprio quello che farò. ��

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    1. Grazie Iaria. Fammi poi sapere che ne pensi, se ti va. Amo molto i libri che lasciano quel senso di inquietudine quando li chiudi, mi piacerebbe che anche il mio facesse lo stesso effetto.

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  5. Il tema di questo romanzo è forte e importante, faccio i miei complimenti a Silvia Pillin per aver trattato un tema così difficile. Io stessa da adolescente, per un certo periodo, ho sentito profondamente l'attrazione del suicidio come soluzione, poi qualcosa mi ha salvato, impulso alla vita o maturità, non so dirlo. Inutile dire che sono curiosa di leggerlo.

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    1. Ciao Giulia, grazie per il tuo messaggio. Credo che i pensieri suicidari accomunino molte più persone di quante siamo portate a credere. Sono contenta che tu abbia superato quella fase e anche che tu abbia condiviso la tua esperienza. Se leggerai il mio romanzo mi farebbe piacere sapere se la storia delle mie due protagoniste è riuscita a risuonare in qualche modo con il tuo vissuto.

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