Il bello di scrivere un racconto

Fonte Pexels

Non ho mai amato leggere i racconti, in genere preferisco di gran lunga i romanzi, forse soprattutto perché li trovo più coinvolgenti da un punto di vista emotivo. Tranne casi molto rari, la lettura della narrativa breve mi lascia per lo più indifferente, a volte anche un po' insoddisfatta e desiderosa di sapere di più. Di conseguenza non ne scrivo quasi mai, tanto che l'ultimo che ricordo risale a oltre quindici anni fa, creato solo per fare uno scherzo. L'idea di scrivere un racconto per partecipare al contest estivo organizzato da WebNauta, dunque, è nata in un momento in cui avevo voglia di allargare gli orizzonti, provare qualcosa di nuovo, insomma sfidare me stessa. Essere risultata poi tra i vincitori con Come Bonnie e Clyde mi è reso ovviamente felicissima, sarebbe ipocrita non ammetterlo, però l'intento era soprattutto tentare un tipo di scrittura al di là del solito.

L'esperienza si è rivelata stimolante per diversi motivi, ma soprattutto mi ha dato modo di apprezzare alcuni aspetti dello scrivere racconti brevi su cui vorrei soffermarmi oggi con queste riflessioni.

Scrivere racconti è rilassante

Un romanzo è un vero e proprio viaggio, lungo mesi per non dire anni. Un percorso lungo e di solito faticoso, perché la trama e le sottotrame richiedono attenzione e impegno. Tutto deve essere intrecciato in modo coerente, i personaggi vanno approfonditi, l'ambientazione richiede descrizioni, servono ricerche, e così via. Per non parlare della revisione che comporta sempre tanto tempo e stress, confronto con beta lettori ed editor, riletture, ecc. Tutto questo nei racconti resta circoscritto, soprattutto se l'arco temporale in cui si svolgono i fatti è molto breve.
In questo senso, la mia pur limitata esperienza di scrivere il racconto per il contest è stato un momento di relax rispetto al lavoro che sto facendo sul romanzo. In altre parole, mi ha permesso di vivere la scrittura in maniera più leggera, nonostante la difficoltà di dover inserire delle parole obbligatorie.

Massima attenzione alle parole

Quando hai un limite preciso, ogni parola, ogni frase va soppesata con attenzione estrema. In questo caso la limitazione cui dovevo attenermi era di 10.000 caratteri. Tuttavia, anche quando non abbiamo regole precise da seguire, dovremmo evitare di dilungarci. Leggo su questo interessante articolo di Libroza infatti che nella definizione di racconto rientrano testi di massimo di 20.000 parole.
La brevità dunque ci costringe a vagliare tutte le parole, non solo riducendo all'osso il testo, ma soprattutto cercando di sfruttare al meglio il poco spazio.
Durante quest'esperienza di scrittura mi sono accorta di essere entrata in una modalità a me sconosciuta: quella di ricercare l'essenzialità. Mi piacerebbe poter fare lo stesso in altri ambiti, anche senza la pressione di un limite obbligatorio.

Niente ansie sul dire troppo o troppo poco

Trovo che scrivere una storia sia tutto un gioco di dire e non dire. E penso che ciò sia valido tanto per i racconti quanto per i romanzi. Tuttavia, quando si tratta di creare un intreccio vero e proprio, con trame secondarie e svariati personaggi, allora diventa prioritario capire cosa rivelare al lettore e in quale preciso momento. Altrettanto impegnativo è valutare quanto spazio dedicare a un personaggio, a un'ambientazione, a uno stato d'animo. Per un racconto semplicemente non c'è abbastanza spazio per descrizioni elaborate o per soffermarsi su altro che non sia la linea principale. E per me che ancora cerco un equilibrio nella scrittura (un tempo ero troppo stringata, ora troppo prolissa), questa è davvero un'ottima scuola.

Ritmo rapido

Le fasi di una storia in un romanzo e in un racconto non cambiano. C'è sempre un inizio, uno sviluppo e un finale. Tutto però in un racconto deve svolgersi senza digressioni, andando subito al sodo, in modo che la lettura si riveli una sorta di corsa verso la conclusione. Mi piace questa velocità, anche se non la si può adottare ovviamente per tutti i tipi di storie.

Avere tutta la storia in testa

Suppongo che non sia necessario cominciare a scrivere un racconto avendo già in mente l'intero svolgimento, però per me è stato così e mi è sembrato un aspetto positivo. Di solito impiego moltissimo tempo a progettare una trama, operazione che va di pari passo con la scrittura vera e propria. In questo caso mi è stato utile invece partire con le idee chiare per non perdermi per strada e arrivare diritta alla meta. Ciò nonostante scrivere questo racconto è stata un'esperienza in qualche modo sorprendente. Segno che pianificare a monte non toglie proprio nulla al piacere di scrivere.

Il giusto distacco rispetto ai personaggi

Il coinvolgimento emotivo di cui parlavo può far pendere la bilancia a favore dei romanzi lunghi, perché questi ultimi danno il tempo al lettore e allo scrittore di affezionarsi, conoscere a fondo chi vive la storia, tifare per lui/lei. D'altra parte però questa identificazione non garantisce l'appropriata distanza. Quanto spesso nei romanzi l'autore si fa prendere la mano per amore dei suoi personaggi? Nei racconti il rischio è decisamente minore.
Quando ho cominciato a scrivere il racconto in questione, conoscevo il (triste) finale e sapevo che per la protagonista non c'era spazio per la pietà. Scrivere un intero romanzo noir è molto dura, ma grazie al ristretto spazio a disposizione sono riuscita a conservare una visione obiettiva.

Un ottimo allenamento per chi scrive

Dal mio punto di vista scrivere racconti è molto più difficile rispetto a un romanzo. Una storia breve è un po' come aprire una finestra e abbracciare con lo sguardo il panorama. I pochi fatti che raccontiamo devono avere un senso compiuto. E ciò rende la narrativa breve più impegnativa da scrivere, così come non è affatto facile trovare un'idea che possa essere sviluppata in uno spazio contenuto. E dunque proprio per queste difficoltà, scrivere un racconto può essere una palestra efficace per prepararci a gestire una trama più complessa e un numero più alto di pagine.

* * *

Concludo segnalandovi che proprio in questi giorni si è aperta un'altra interessante opportunità per chi vuole sfidare se stesso con un racconto e nel contempo partecipare anche a un gesto di solidarietà. Si tratta della nuova raccolta solidale promossa da Serena Bianca De Matteis. Come per le precedenti antologie, il ricavato dalle vendite sarà devoluto alla Croce Rossa Italiana a favore dei progetti di sostegno alla ricostruzione post sisma 2016. Trovate sul suo blog il bando di concorso.

E ora ditemi, vi piace scrivere racconti?

Commenti

  1. Mi piacciono molto i racconti. Mi piace scriverli, o meglio scribacchiarli, più sono brevi e più mi diverte. Si può scrivere una storia in sole dieci righe

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    1. Vero, si può trasmettere molto anche in poche righe. Dal mio punto di vista è parecchio più difficile concentrare tutto in uno spazio ristretto, però hai proprio ragione, sicuramente è più divertente!

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  2. No, non mi piace scrivere racconti! :D :D :D
    (per i lettori: è ironia, al momento scrivo solo racconti)

    Sono contenta che tu abbia partecipato al contest, sono contenta che ti sia piaciuta l'esperienza di scrivere un racconto, ma sono anche contenta di questo post perché tracciando la differenza tra romanzo e racconto confermi che il romanzo si scrive con più fatica, oltre che con più tempo. Poi è chiaro che ci sono storie "leggere" che si scrivono in poco tempo e lasciandosi guidare dai personaggi stessi, ma ci sono anche storie (pensiamo ad un giallo, un fantasy, un fantascienza) che richiedono studio, ricerca, progettazione per lunghi mesi. Un libro della serie Outlander viene scritto in un anno, ma si sente in ogni singola parola che non c'è improvvisazione.

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    1. Io trovo divertentissimi i tuoi racconti!
      Eh sì, i romanzi sono comunque più faticosi, da più punti di vista, non ultimo quello emotivo, mentre una storia breve la lasci andare senza pensarci troppo. Forse è giusto non concentrarsi su un unica forma di scrittura, anche solo per non fossilizzarsi.
      Ancora grazie per tutto <3

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  3. Io adoro scrivere racconti. Condivido buona parte dei tuoi ragionamenti, a parte che sia più difficile scrivere un racconto che un romanzo. Forse sarà perché scrivo racconti da una vita e romanzi da poco, ma a me la narrativa breve viene più facile.

    Non è solo per la quantità di lavoro, ma anche per il fatto che con minore complessità è più facile tenere insieme tutti i fili, e non lasciarsi sfuggire nulla, in fase di revisione. Ma anche in fase di stesura mi viene più facile: non so perché, ma con un romanzo mi devo impegnare di più a essere concentrato e ad avere le idee chiare a sufficienza - anche se alla fine ci riesco. Sarà perché se hai una trama programmata, comunque i minimi dettagli devi inventarli al momento in un romanzo, e non puoi farlo a caso; in un racconto invece hai meno spazio di manovra, quindi puoi andare più spedito :) .

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    1. Certo, sono difficoltà diverse e forse c'è anche molto di soggettivo. Di certo un romanzo resta un'impresa soprattutto se le pagine sono tante. Di fatto per me è stata una scoperta sapere che posso divertirmi anche a scrivere storie più brevi ^_^

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  4. Con me sfondi una porta aperta.
    E hai ragione: scrivere racconti è più difficile che scrivere romanzi. Ma qualcuno lo deve pur fare ;)

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    1. Di certo i tuoi racconti sono l'esempio lampante che anche in poco spazio si può essere molto incisivi, non a caso leggendoli mi è capitato spesso di emozionarmi moltissimo. E sta proprio in questo l'abilità dell'autore. Per nulla facile!

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  5. Scrivere racconti è innamorarsi. Scrivere romanzi è contrarre un matrimonio.

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    1. Ecco, in questa frase potrei ritrovarmici. Ed è probabilmente la spiegazione del fatto che mi vengano più facili i racconti dei romanzi. Si sbaglia una volta sola! :D

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    2. Davvero una bellissima definizione! Segno che basta una frase a colpire dritto al cuore ;)

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  6. Su Libroza parla di 20.000 parole massime per un racconto, non battute, altrimenti io ho già scritto un bel po' di romanzi brevi :D

    Comunque, sì, a me piace scriverne e lo faccio più o meno con continuità. Sono un po' allergico ai limiti imposti dai concorsi, perché trovo difficile raccontare tutto in 10.000 caratteri, che sono veramente pochi.

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    1. Perbacco, hai ragione! Adesso correggo subito. Decisamente non sono abituata a considerare le parole, preferisco le battute :)
      Comunque, è vero, avere un limite non è una bella sensazione, diciamo che ogni tanto si può prendere come sfida, ma la libertà di esprimersi senza confini è un'altra cosa.

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  7. Ops...contrariamente a quanto appare dai commenti visti finora, a me non piace scrivere racconti e - sebbene in passato abbia ne letto alcuni buoni volumi - in generale non acquisto raccolte di racconti o romanzi brevi. Mi danno quasi l'impressione di qualcosa di incompiuto...
    ...ma confesso di averne scritti alcuni pure io in passato: adesso non lo faccio più!

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    1. Bello sentire anche un'opinione contraria!
      In passato ho letto diversi racconti di fantascienza (strano, eh?) e ho provato la tua stessa sensazione di incompiutezza. Forse è proprio un genere dove è difficilissimo riuscire a creare storielle brevi soddisfacenti.

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    2. Non ci credo: non è da te! :-D

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    3. Questo però mi dà il pretesto per ripescare a un raccontino servito come "biglietto da visita" per partecipare alla trasmissione di una TV locale (te ne ho accennato tempo fa). Magari potrebbe essere il tema prossimo articolo!

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    4. Eh sì, un tempo leggevo le antologie di racconti di fantascienza, si può dire che abbia passato un periodo di sperimentazione di tutti i generi.
      Allora aspetto il tuo raccontino/post!

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  8. Vorrei dire la mia sulla difficoltà maggiore che scrivere romanzi comporta rispetto a scrivere racconti. E' vero che nel racconto per la sua brevità ogni errore è amplificato mentre nella mole di 300 pagine di romanzo eventuali sbavature vengono mimetizzate, ma la scrittura è come la navigazione, più lungo è il percorso e più facile sarà incontrare inside, poi oh basta 1 metro per incontrare la tempesta. Ma la faccenda che i racconti siano più difficili, no, non è così. Un racconto indovinato può anche capitare eh, non dico che sia fortuna, ma cimentarsi con tante tante pagine in cui occorre mantenere almeno una coerenza narrativa e il lettore inchiodato. Detto ciò no, ormai racconti ne scrivo sempre meno, sono un tipo da romanzo assolutamente.

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    1. Su questo proprio non posso darti torto. Più sono le pagine, più è complicato gestire il tutto, a cominciare dai semplici refusi che si disseminano in ogni angolo.
      Quello che noto in giro è che c'è tanta gente che ama leggere romanzi non troppo lunghi, ma poi critica le storie corte. O almeno è questo che vedo dalle recensioni spulciate qua e là. Segno forse che ogni forma narrativa ha le sue complicazioni e che alla fine la sfida è sempre la stessa: avvincere il lettore e lasciarlo soddisfatto.

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  9. Scrivere racconti mi è più congeniale. Veloce come una pennellata sulla tela. Scrivere un romanzo invece è decisamente un lavoro lungo e impegnativo. Richiede tutto quello che hai scritto e forse ancora altre difficoltà. La necessità di concentrare di più le informazioni e i dettagli offre l'opportunità di un lavoro piu di cesello.

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    1. Trovo molto calzante l'idea delle pennellate sulla tela. Magari cimentarsi con forme narrative di varie lunghezze è comunque utile per scoprire i propri limiti o trovare nuove sfide. Resta però vero che ognuno di noi ha le sue predilezioni.

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  10. Adoro leggere i racconti, in molti casi (ad esempio nella fantascienza) la narrativa breve rappresenta il meglio della produzione di un genere.

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    1. Mi fa piacere sentire che a qualcuno piace leggere i racconti! Dicevo proprio su a Gabriele che anche a me è capitato di leggere racconti di fantascienza, qualcuno di certo perfetto nel suo genere, eppure quasi mi hanno sempre lasciato con il desiderio di approfondire. E mi sono detta: ma perché un'idea così interessante non è stata sviluppata di più?

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  11. Ciao Maria Teresa, l'esperienza del contest è piaciuta molto anche a me. MI ha sfidata su un terreno a me non molto congeniale facendomi fare enormi balzi in avanti in tema di scrittura. La necessità di sintesi mi ha allenata all'essenziale, cosa che mi servirà molto per la revisione del mio secondo romanzo, e la fantasia ha potuto volare senza freni nello spazio di 8 e passa battute. A dimostrazione che si può comunicare qualcosa di buono (mi piace il tuo racconto e adoravo anche il mio :D) in poche battute. Ma da qui a dire che preferisco i racconti ai romanzi... No, per me non è ancora così. Ma chissà :)

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    1. Anche io ho apprezzato molto questa necessità di sintesi. Sono queste le esperienze che ci fanno crescere e capire molto della nostra scrittura. Ma anche io la penso come te, non preferirò mai scrivere (o leggere) racconti rispetto ai romanzi. Tuttavia, è stato bello addentrarmi in un territorio sconosciuto.

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  12. Io amo leggere soprattutto i romanzi, anche se ogni tanto non mi dispiace leggere racconti. Riguardo alla scrittura per molto tempo ho scritto racconti per esercitarmi...era anche un modo per farli leggere ogni tanto a qualcuno senza troppo impegno, di sicuro però trovo molto più faticoso scrivere un romanzo.

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    1. Come esercizio è di sicuro ottimo. Anche io ho iniziato così, ma è stata una fase molto rapida, a essere sincera, perché mi piaceva troppo l'idea di gettarmi in una storia lunga come quelle che leggevo. Comunque è vero che per avere un feedback niente è meglio di poche pagine ^_^

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  13. Ciao Maria Teresa, innanzitutto complimenti per il secondo posto meritatissimo! Io ho iniziato con i racconti, da lì si dovrebbe partire, anche se come hai detto, non è facile confezionarli al meglio. La brevità non è sinonimo di facile, anzi condensare in poche battute un mondo narrativo credo sia una della cose più complicate in assoluto. Il racconto ha un fascino particolare, tutto nasce e muore nello spazio di una pagina o poco più, e uno bravo, lascia il segno. Pensiamo al grande scrittore americano Carver che scriveva solo racconti. ma anche a Benni in Italia. Ora come ora, non mi interessa scrivere racconti e ho fatto fatica a partecipare, non per le parole obbligate, difficilissime e astruse, quanto perché il racconto non mi rappresenta appieno. In ogni caso è stata una bella esperienza. Un abbraccio ;)

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    1. Grazie di cuore, Rosalia! I racconti partecipanti a me piacevano tutti, ora ho recuperato anche gli ultimi e posso dire che hanno dato tutti il meglio.
      Secondo me per un racconto serve innanzi tutto un'idea di base che possa nascere e morire in poco spazio e risultare al contempo d'effetto. Quindi non è per nulla facile. Poi forse molto dipende anche dai gusti. Anche a me alla fine, insomma, resterà più congeniale la forma del romanzo.

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  14. Penso che la principale differenza tra lo scrivere (ma anche leggere) un romanzo o un racconto sia proprio la distanza emotiva che si interpone tra l'opera e se stessi. Un racconto rappresenta più un esercizio intellettuale, dove si incontra il gusto della parola scritta, della narrativa, dell'artificio letterario, ma dove non si ha tempo di affezionarsi ai personaggi, di rimanere emotivamente coinvolti nella storia, di cadere nel meccanismo della sospensione dell'incredulità: in altre parole, leggiamo e siamo consapevoli tutto il tempo che stiamo leggendo un racconto. Con i romanzi (quelli belli) ci si abbandona alla storia, ci dimentichiamo che si tratti di fiction, di narrativa, di arte insomma, e viaggiamo in un altro mondo parallelo.

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    1. Ciao Michele! Mi piace molto quello che dici, trovo che sia molto vero. Per me è importante questo coinvolgimento emotivo che mi fa dimenticare che sto leggendo un libro e forse proprio per questa ragione continuerò a preferire i romanzi, possibilmente lunghi. Proprio di recente ne ho finito uno di 800 pagine e già mi manca. I racconti hanno comunque un loro fascino, proprio per il breve impatto.

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  15. Ciao Maria,
    mi ero ripromesso di leggere il tuo racconto e ora ci sono riuscito.

    Il racconto è coinvolgente e particolare, il tuo stile risuona in ogni parola e il tutto tende al finale in maniera sorprendente. Complimenti.

    Condivido le riflessioni in questo articolo e so cosa significa ricercare l'essenzialità ed avere tutta la storia in mente, sono aspetti dello scrivere racconti in cui mi rispecchio e che apprezzo.
    Del resto lo sai che a me piace scrivere racconti :-) Non l'avevo mai considerata una palestra, ma devo dire che hai ragione.

    Ciao,
    Renato

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    1. Grazie Renato! Mi fa molto piacere che ti sia piaciuto. E' stata un'esperienza interessante proprio per la ricerca dell'essenzialità. Come sai, tendo parecchio alla prolissità, quindi è stata una sfida significativa che mi ha messo davanti ai miei limiti. Poi è da vedere se qualcosa cambierà :D

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  16. Penso a volte che un romanzo dovrebbe essere scritto come un racconto e viceversa. Ovvero, cerco di spiegarmi meglio, anche nel romanzo bisogna mettere quell'eleganza stilistica, quell'armonia della parola che ho riscontrato nei racconti brevi e che è più facile trattarla lì proprio perchè storie brevi. Allo stesso modo un racconto, seppur breve, può avere il suo intreccio, la sua storia densa e ricca di avvenimenti. Un bellissimo racconto che ho letto si chiama La panne di Friedrich Dürrenmatt (inteso con il termine francese di essere in panne, ed infatti la storia si sviluppa proprio da una macchina che resta in panne, in avaria). Ecco, è un racconto molto breve ma un vero e proprio capolavoro (dal quale fu tratto anche un bellissimo film di Ettore Scola). Adelphi lo vende come romanzo ma non lo è. E' un racconto. Ed è scritto come fosse un romanzo.

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    1. Sì, ti sei spiegato molto bene e condivido quello che dici. Anche un racconto dovrebbe avere un suo intreccio e una trama, non limitarsi a essere una visione più o meno rapida su una situazione. In questo senso mi hai fatto pensare che i racconti che mi sono rimasti più in mente tra quelli letti, sono proprio quelli che condensavano in modo intenso una storia.
      Anche il contrario ha il suo perché, ovvero portare il buono dei racconti in un romanzo. Ed è proprio quello che mi piacerebbe fare :)

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  17. Scrivere racconti è davvero un buon addestramento e un piacevole diversivo rispetto alle fatiche del romanzo. Con questo non voglio dire che scrivere un buon racconto sia facile, ma solo che puoi farlo in serena letizia, sapendo che non ti aspettano mesi - se non anni - di peripezie. Anch'io, però, come te ho una preferenza per le storie lunghe.

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    1. Esatto, può essere un piacevole diversivo rispetto dalle fatiche di un romanzo.
      Mi rendo conto che trovare l'ispirazione per "piccole storie" non è cosa facile, ma intanto è stata una piacevole scoperta :)

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  18. Mi ritrovo molto in quello che scrivi. A dire il vero a me piace anche leggerli, i racconti, e mi spiace che in Italia siano così sottovalutati. Infine, nei racconti si può tornare. Tornare a quei personaggi, a quelle ambientazioni. Molto più che i romanzi si prestano a saghe e sequel.

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    1. Giusta osservazione, in un certo senso un racconto ti permette anche delle esplorazioni intorno a dei personaggi, con sequel, prequel e quanto altro ci può venire in mente. Un po' come dei telefilm rispetto a un film vero e proprio.
      E' vero anche che in Italia si leggono poco, chissà perché. Magari è solo una tendenza passeggera.

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  19. Mi piace scrivere racconti, ed anche leggerli. Mi piacciono proprio per la loro brevità, perché inducono a riflessioni che possono essere riprese in un secondo momento.
    Scrivere un libro è tutt'altra questione, e posso capire che chi si cimenta in questa impresa possa poi reputare i racconti scialbi o da "scribacchini". In realtà, una buona scrittura merita sempre un applauso indipendentemente dalla lunghezza dello scritto. Io la vedo così.
    Ciao
    Marina

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    1. Ciao Marina, non penso proprio che i racconti possano essere scialbi, anzi. Le difficoltà ci sono tutte, anzi è sicuramente impegnativo colpire il lettore in poco spazio. E questa forse è un'arma a doppio taglio, in un certo senso. Però è bello sapere che c'è chi li apprezza, considerata la tendenza tutta italiana a sottovalutare la narrativa breve, come dicevamo sopra.

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