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L'inizio di un romanzo (secondo Nancy Kress)


Tempo fa vi ho parlato del saggio della scrittrice Nancy Kress  Inizio, sviluppo e finale, che mi è stato di grande utilità. Ho pensato di dedicare a questo libro altri post, con uno sguardo più approfondito sulle tre parti di un romanzo, per mettere in luce alcuni suggerimenti che ho trovato interessanti.

Oggi parlerò dell'inizio, in particolare della scena d’esordio di un romanzo.

Tutti sappiamo, sia come lettori che come scrittori, quanto l’esordio sia importante per catturare l’attenzione. Forse possiamo concedere diverse pagine a un libro per trascinarci nel suo mondo, ma di certo è nella prima scena che si gioca buona parte della partita, perché è lì che vengono presentate le coordinate fondamentali della storia. La funzione principale dell’esordio è dunque, per  N. Kress, quella di rendere chiaro il genere di storia, di far intuire al lettore che tipo di romanzo deve aspettarsi. Con le prime pagine, infatti, si fa una promessa al lettore, la promessa di vivere una determinata esperienza di lettura, che varia a seconda del genere (divertimento, paura, mistero, ecc.).

Affinché ciò avvenga, è importante che la prima scena non sia solo destinata a presentare i personaggi, gli ambienti o le situazioni, ma incorpori quattro elementi: il personaggio, il conflitto, la specificità e la credibilità.

1) Il personaggio
L'esordio deve introdurre un personaggio che catturi l'attenzione del lettore.

Non sempre il protagonista della storia viene inserito nel capitolo iniziale, a volte la trama può richiedere che entri in scena in seguito, ma è fondamentale che nelle prime pagine ci sia almeno un personaggio che susciti un forte interesse, che faccia da gancio. Perché scatti questo interesse, il personaggio deve trasmettere subito la sua unicità, deve farsi notare per i tratti particolari che lo distinguono. Ciò è tanto più importante quando a comparire fin dalla prima scena è uno dei protagonisti.

2) Il conflitto
Il lettore deve capire subito che c'è qualcosa che non va come previsto.

Il motore di una storia, come sappiamo, è il conflitto, ovvero il contrasto tra gli obiettivi del protagonista e l’ostacolo principale alla sua realizzazione. Anche qui N. Kress sottolinea quanto sia importante che fin dalla prima frase dell’incipit (e più in generale nella prima scena) sia contenuta una situazione di potenziale crisi, che si faccia capire al lettore che qualcosa sta per cambiare. Tuttavia, anche qui come per il lettore, non è d’obbligo presentare subito il conflitto su cui si regge l’intera storia: per catturare il lettore basta far trapelare un cambiamento ipotetico nella vita di un personaggio o anche solo mostrare che il personaggio è turbato per qualcosa.

3) La specificità
Per l'efficacia dell'inizio sono fondamentali i dettagli.

Perché un inizio si faccia notare in mezzo a tanti altri (e ciò vale per il semplice lettore come per un addetto ai lavori, editore, agente, ecc.) non può contenere parole generiche. Usare particolari specifici nel brano iniziale significa che lo scrittore sa di cosa sta parlando e dimostra di avere uno sguardo peculiare rispetto alle cose. La precisione nelle parole fa sì che la storia venga ancorata alla realtà concreta. La vaghezza e i termini non specifici, inoltre, hanno un basso potere evocativo, non riescono a far sì che il lettore immagini la scena nella sua testa. I dettagli possono riferirsi a qualsiasi cosa: ambientazione, personaggi, linguaggio, pensieri, emozioni, sensazioni, oggetti.

4) La credibilità
Una prosa credibile trasmette una sensazione di fiducia, che aiuta il lettore a sospendere l’incredulità.

Le pagine iniziali sono delicate, perché il lettore sta entrando in un mondo fittizio, ma deve dimenticarsi della finzione. La prosa è lo strumento di cui chi scrive si serve per incantare e trascinare; se questa è goffa, il lettore perde fiducia e non può immergersi a sufficienza. Una prosa credibile si basa su vari elementi:
  • attenta scelta delle parole
  • concisione (evitare prolissità e dispersione)
  • costruzione della frase elegante e chiara
  • varietà delle frasi (nella lunghezza)
  • parti del discorso equilibrate (per esempio senza sovraccarichi di aggettivi e avverbi)
  • tono non artificioso (evitare gli sfoggi di erudizione, virtuosismi stilistici, troppa enfasi)

Tra tutti i suggerimenti che l'autrice di questo saggio dà, inoltre, ho trovato molto utile questo: la prima scena sarà più interessante se qualche elemento presente all'inizio cambierà prima del finale. Credo possa essere un nodo cardine su cui costruire un inizio efficace.

Commenti

  1. da lettore vorrei spezzare una lancia a favore degli incipit "sbagliati": quando inizi un libro nuovo non ti fermi certo perchè l'inizio non prende subito, anzi, e magari leggendo scopri che nonostante l'incipit si tratta di un bel libro (penso ad esempio alla morte a Venezia di Mann). Credo che l'ansia da incipitabbia più ragioni "commerciali" (dove tra le ragioni commerciali includo anche "vendere" il proprio libro a un editore). Credo che per un lettore invece conti molto più il finale, che è quello che più resta nella memoria.
    In ogni caso mi paiono suggerimenti utili e interessanti, anche se non universali. I più begli incipit che io ricordi non risponderebbero a questi requisiti, anzi.
    Però, siccome sono curioso, sono andato a cercare l'incipit di delitto e castigo:

    "All'inizio di un luglio straordinariamente caldo, verso sera, un giovane scese per strada dallo stanzino che aveva preso in affitto in vicolo S., e lentamente, come indeciso, si diresse verso il ponte K. Sulle scale riuscì a evitare l'incontro con la padrona di casa. Il suo stanzino era situato proprio sotto il tetto di un'alta casa a cinque piani, e ricordava più un armadio che un alloggio vero e proprio. La padrona dell'appartamento, invece, dalla quale egli aveva preso in affitto quello stambugio, vitto e servizi compresi, viveva al piano inferiore, in un appartamento separato, e ogni volta che egli scendeva in strada gli toccava immancabilmente di passare accanto alla cucina della padrona, che quasi sempre teneva la porta spalancata sulle scale. E ogni volta, passandole accanto, il giovane provava una sensazione dolorosa e vile, della quale si vergognava e che lo portava a storcere il viso in una smorfia. Doveva dei soldi alla padrona, e temeva d'incontrarla."

    Ecco, in questo caso l'incipit contiene tutti gli elementi sopra citati, in particolare il conflitto (la povertà e il debito) che, seppur non è il conflitto centrale dell'opera, quello arriverà giustamente più avanti, ma da già gli elementi che porteranno il protagonista a commettere l'atto che lo condurrà al conflitto centrale.

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    1. Sicuramente l'esigenza commerciale c'è, come hai detto tu anche in relazione al catturare l'attenzione di un editore. Io quello che noto è che le persone (anche io per carità) sono diventate più impazienti, anche quando si tratta di leggere un libro. E' vero che Delitto e Castigo ha un incipit molto accattivante (soprattutto una prosa seducente), ma ci sono anche classici con inizi lenti dove è richiesta una certa pazienza per individuare un conflitto. Eppure a quel tipo di libro si perdona tutto. Con i romanzo contemporanei invece non è così, ci aspettiamo subito di essere presi per la gola, altrimenti lasciamo perdere. Secondo me si concede più tempo a romanzi che consideriamo di qualità. Per il resto domina l'impazienza.

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    2. Ho notato questa cosa della velocità anche nel cinema, se guardi un film di oggi e lo confronti con uno un po' datato noti come una volta si dava spazio a scene lente e misurate che contribuivano a creare la tensione, mentre oggi avviene tutto di corsa, come se lo spettatore potesse "annoiarsi" in una scena di suspense. Trovo l'effetto molto meno intenso.

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  2. P.S. il quarto punto dovrebbe valere per tutto il libro ;)

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  3. Davvero interessante questo post, effettivamente scrivere un incipit di effetto dovrebbe catturare l'attenzione del lettore. Non so se nei miei primi libri ho rispettato davvero tutti questi elementi (li vado a rileggere), ma per il terzo romanzo ne terrò conto. ;-)

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    1. Non è facile rispettarli tutti, e parlo soprattutto dei primi due punti. Io per esempio resto molto legata affettivamente ai miei incipit, una volta scritti li "limo" un'infinità di volte, ma avrei difficoltà a riscriverli da zero. Però nel romanzo che sto rivedendo in questo periodo sto cercando di seguire questi principi, perché penso che possano essere delle buone linee guida.

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  4. "qualcosa non va come dovrebbe"... mmmh su questa cosa debbo proprio riflettere!
    grazie per questo ottimo post

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    1. Credo anche io che quella sia una frase chiave ;) Grazie a te per la visita.

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  5. Devo ancora cercare questo libro, come mi ero promessa, e lo farò presto. Anzi: subito! :-D

    Leggere questo post, comunque, mi ha un po'rincuorato: i punti uno e due ci sono in pieno, i punti 3 e 4 direi abbastanza (Marina, Antonella, che ne dite?) ma potrò potenziarli nelle 103934094090095 revisioni che conoscendomi farò! ;)

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    1. In effetti riguardo alla prosa, c'è sempre modo di affinarla, cambiare le parole, ecc. Il resto è più difficile da modificare, come dicevo anche a Giulia, almeno per me. Per fortuna dopo aver scritto l'intero romanzo si riesce ad avere un occhio più critico e si può intervenire sull'inizio con più cognizione di causa :)

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  6. Sono contrario agli schemi, in qualunque attività creativa. Faccio un esempio molto banale. Le statue di marmo che adornavano le strade di Roma antica. Chi le scolpiva ? I "copisti" ovvero persone che avevano appreso uno schema fondamentale e da un modello ne tiravano fuori con gesti sempre identici e calcolati tanti altri. All'epoca infatti non esistevano stampi e macchine per produrre le cose in serie. La scrittura secondo me ha delle similitudini. Si possono imparare i rudimenti di come si costruisce una storia e generare tante altre storie con lo "stampino", obbedendo a schemi prefissati. Ma si resta sempre e comunque dei "copisti". E' vero che gli editor oggi cercano questo, cioè non modelli nuovi ma schemi già prefissati e che funzionano ma credo sia proprio in questo l'errore e la perdita di lettori. Se una storia cattura non dipende dallo schema con cui è stata impostata ma da altri fattori, a volte imponderabili. Come imponderabile è ogni attività creativa.

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    1. Piccola precisazione ... vedo che sono entrato nella top ten commentatori con una foto affianco ... ma quello non sono io però !

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    2. Gli schemi copiati all'infinito, con variazioni sul tema, infastidiscono anche me. Secondo me la bravura di una autore deve manifestarsi proprio trovando un suo modo peculiare di usare queste linee guida e farle sue, senza perdere né la voce né l'originalità delle idee.
      Pensa che per l'ultimo mio libro qualcuno mi ha fatto notare che a un certo punto non avevo seguito certi dettami della scrittura creativa. Siamo arrivati a questo punto quindi? Lo trovo sbagliato, perché la rigidità è nemica della scrittura come di qualsiasi arte. Quindi in parte la penso come te, la libertà deve essere di base. Però sono anche convinta che avere dei principi da seguire possa aiutare a indirizzare la creatività. O almeno a me è utile. Salvo poi fare di testa mia quando lo ritengo giusto ;)

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    3. Ho notato anche io che sei entrato nella top ten commentatori :)
      Non so il perché della foto sbagliata, sarà che il tuo nome non risulta collegato a un link e quindi il gadget ha fatto confusione.
      Sto inserendo tutti quelli della top ten nella vetrina di blog che cambio ogni settimana, e mi chiedevo per l'appunto se inserire anche te. Hai un blog? Mi avevi dato un sito tempo fa, ma se ben ricordo è statico.

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    4. Sì, il mio blog è ormai abbandonato da anni, non riesco più a seguirlo e a postare nuove cose. Resta lì in rete ma quasi mi vergogno di diffonderlo per cui no, non inserirmi. Al limite se riesco metto la mia vera foto nel profilo (sono più vecchio però di quello che appare adesso nella top-ten, di molto più vecchio)

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  7. Sacrosante queste norme sugli inizi. Però il rischio è dì dare tutto nelle prime pagine e poi... Poi la benzina è già finita. Non vi è mai capitato di leggere romanzi così (specie di esordienti/self)? A me sì e mi rendo conto che è un rischio in cui posso incappare anch'io.

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    1. Sì, capisco cosa vuoi dire. Presentare subito il conflitto principale della storia comporta questo rischio. Forse è utile giocare un po' sul dire e non dire, lasciando intendere che c'è qualcosa che non va senza rivelare subito tutti gli elementi del problema.

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  8. Sono d'accordo su tutto. Nell'ultimo romanzo letto (Il bizzarro incidente del tempo rubato di Rachel Joyce) c'erano tutti questi elementi.

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    1. Dalla trama sembra carino. Ti è piaciuto?

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    2. 5 stelle su Goodreads si è beccato :)

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  9. Ho comprato il libro dopo aver letto che ti era stato utile e lo sto proprio leggendo in questi giorni! Finora l'ho trovato semplice da seguire e dritto al punto, grazie del consiglio! Val la pena ricavarne qualche post, avevo già pensato di fare lo stesso!

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    1. Anche a me ha colpito la facilità con cui si seguono i consigli e gli esempi, e il fatto che non si perda dietro troppe teorie. Invece ho provato a leggere altri manuali che in questo senso erano terrificanti, con astrusità di scarsa applicazione. Questi saggi si leggono per metterli in pratica!

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  10. ...reduce dalla messa online di stanotte. E come ogni volta che porti fuori una nave, c'è sempre quel malefico bullone che scappa. Per fortuna eravamo preparati al piano B e con tanti bulloni di scorta. :)

    Comunque, io sono d'accordo con Grilloz sopra. Come lettore sono meno preso dall'incipit, quando in realtà dalla quarta di copertina o dalle alette dove si introduce la trama. Dev'essere la storia ad ispirarmi. Poi in libreria, difficilmente apro sulla prima pagina, apro in mezzo e vedo se mi piace la prosa da lì.
    Da scribacchino, partire col piede giusto alle prime righe è sempre una sfida. E mi rimane sempre il dubbio di averla superata. Sui racconti brevi, piglio il personaggio e lo sparo nel mezzo. Nel libro, mi era venuto un inizio su una scena "terza", un po' lasciata al mistero, anche se i personaggi si scoprirà poi non sono affatto secondari. Ma non quadrava. Poi quest'estate ho rotto una tazzina da caffè. E lì ho avuto l'illuminazione per il prologo. Sembrerebbe perfetto, ma la lascio decantare dall'entusiasmo per un po'.

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    1. Prima di tutto buon compleanno e buon approdo nella blogosfera, anzi buona navigazione ;) Mi sono già iscritta al tuo neonato spazio, complimenti perché promette bene!
      Riguardo all'incipit... in realtà qui per inizio non si intende solo l'incipit (inteso come primo paragrafo o prime righe) ma una porzione più ampia dell'esordio, in particolare le prime due scene. Infatti l'autrice di questo saggio sottolinea che sono queste pagine a dare la colorazione dell'intera storia. Che poi non sia facile trovare il modo giusto per esordire... ahimè sono d'accordo.
      Che dici, se butto a terra qualche tazzina arriva un'illuminazione anche a me ? ;)

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    2. Grazie e grazie!
      Dovessi avere problemi con l'iscrizione, fammi un fischio. Ho visto che su caselle gmail l'invio è veloce (controlla però la cartella Spam), mentre su altre stiamo verificando rallentamenti.
      Le prime due scene...sì, in effetti è lì che si dà una panoramica, mostri al lettore la direzione che intraprende la storia. Nel mio caso mi pare siano le prime tre. Eh, con gennaio riparto anche con quello, facendo pulizia di tutti gli appunti e portando la struttura dentro il software yWriter5. A tal proposito, penso di dedicare un post ai software in generale, e qualcuno dettagliato. Più lo uso e più ne vedo le potenzialità.
      ...mmm, no...se poi non vuoi girare la provincia alla disperata ricerca del ricambio! ;)

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    3. Oggi mi è arrivato un aggiornamento, ma è finito nella cartellina spam. Ho visto che spesso accade, purtroppo, ma con un po' di pazienza gmail "si educa" e fila tutto liscio. A presto :)

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  11. Sono d'accordo, soprattutto con il punto 2) Il conflitto, che in alcuni casi ribattezzerei 2) Il mistero. Non è detto che nella prima scena i personaggi debbano prendersi per i capelli e sbatacchiarsi, ma deve introdursi comunque il granellino che, si suppone, incepperà l'ingranaggio.

    Un'altra cosa su cui sono particolarmente d'accordo è che non è una necessità assoluta introdurre il protagonista/i protagonisti nella prima scena. Una volta avevo consigliato a un'amica, dopo aver letto un suo romanzo manoscritto, di partire con due personaggi secondari (che però tanto secondari non erano) che introducevano il problema e "chiamavano" un terzo personaggio in soccorso; e poi presentare il personaggio-fulcro. In questo caso, secondo me, era meglio così. Aveva seguito il mio consiglio, e mi sembra che si sia trovata bene. Perlomeno, non mi ha ancora tolto l'amicizia!

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    1. Sono d'accordo, il conflitto può essere anche solo un mistero che trapela, non bisogna per forza iniziare con fuoco e scintille, anzi a me personalmente certi esordi troppo movimentati non piacciono.
      Vero anche che non c'è una regola precisa sull'introduzione del protagonista, ogni storia è a sé :)

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  12. Sono consigli molto sensati, anche se le ricerche per il mio recente post sugli incipit mi hanno mostrato che gran parte dei romanzi di mio gusto non li rispetta. Il fatto è che senza almeno qualche criterio in mente si rischia di basarci, nello scrivere l'incipit, sull'impressione complessiva che noi abbiamo della storia, ma che il lettore ancora non può avere; quindi ben venga qualche idea chiarificatrice. :)

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    1. Sull'incipit secondo me ognuno ha i suoi specifici gusti, quindi è difficile dire cosa funziona e cosa no per le singole persone. Tutto quello che possiamo fare alla fine è sperare di incuriosire almeno un po' chi legge, al di là delle attrattive individuali :)

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  13. Considerazione terra terra per chi dubita che l'incipit sia poi così importante, o che non bisogna adeguarsi a degli schemi etc: ma se un giorno avete un colloquio di lavoro, come ci andate vestiti? Con le scarpe che usate per tagliare la legna? Ah, dalla regia mi dicono che l'esempio non calza, perché scrivere un romanzo richiede creatività etc. Infatti, la creatività consiste poi nel saper convincere il nostro datore di lavoro, farlo innamorare di noi, fargli capire che siamo per lui più necessari di un campanile per una chiesa, o di una velina per un calciatore. E per riuscire in questo, appunto, è meglio non andarci vestiti in pigiama. Io sceglierò cravatta e camicia, tu sceglierai pullover, ma comunque ci atterremo a degli schemi base di buon gusto, poiché esistono dei paradigmi di riferimento, in ogni epoca e in ogni società, con cui fare i conti. E sì, questo vale ANCHE per l'arte. O mi sto a sbaglià?

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    1. Io ho smesso da almeno 12 anni di andare ai colloqui in giacca e cravatta :P Ci vado come vado vestito tutti i giorni.
      Comunque come dicevo sopra l'incipit serve più a convincere un eventuale editore che il lettore, il lettore che si è portato a casa il libro lo hai già convinto, non smetterà di leggerti perchè l'incipit non è bellissimo (col lettore conta molto più il finale, perchè con quello puoi coinvolgerlo, lasciargli qualcosa e spingerlo a comprare un altro tuo libro).
      Restando al tuo paragone:
      Al colloqui, con l'addetto del personale (editore) conta come ti presenti, ma sul lavoro, col tuo capo (lettore) conta quello che sai fare, la sostanza insomma.

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    2. Se al colloquio di lavoro ti presenti vestito meglio del tuo selezionatore, fai buca. Mentre invece dovresti proprio scrivere meglio del tuo editor (altrimenti i ruoli sono invertiti).
      Il lettore guarda la copertina, le alette, la pubblicità, lo apre nel mezzo. L'editor legge l'incipit perchè gli mandi solo il file di testo. In realtà, però, gli editor davvero professionisti leggono tutto, prima di stendere una relazione professionale sul testo. Se si fermano all'incipit è quando trovano la qualità grammaticale delle medie inferiori. :)

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    3. Sono d'accordo con Barbara: gli editori non si fermano all'incipit. In realtà di solito leggono prima di tutto la sinossi ed è quella a fare la differenza. Però resta il fatto che scrivere un buon incipit e più in generale un buon inizio (inteso come il primo capitolo) sia fondamentale sia per far colpo su un lettore che per un editore. Personalmente ho abbandonato dei libri dopo un primo capitolo pesante e inconcludente. O magari li ho messi da parte. Comunque, la prima impressione conta moltissimo, proprio come quando si incontra una persona per la prima volta, che si tratti di un colloquio di lavoro o di qualcosa di più informale :)

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  14. @Grilloz. Tu dici che il lettore "che si è portato a casa il libro lo hai già convinto, non smetterà di leggerti perchè l'incipit non è bellissimo". Per me, e non penso di essere il solo, è una considerazione del tutto priva di fondamento. Primo, perché ritengo che, inizialmente, tra autore e lettore sussiste una semplice promessa e nulla più: io, autore, ti prometto che il mio libro ha buone possibilità di intrattenere te, lettore. Per questo, e solo per questo, tu hai scelto me e non un altro autore: la mia promessa, in base ai tuoi gusti, esperienze etc, ti è sembrata più vicina alle tue aspettative. Secondo aspetto: meglio disambiguare il concetto di "incipit non bellissimo". Non bellissimo può voler dire: pessimo, mediocre, discreto. E non penso che nel primo caso (e forse anche nel secondo) il lettore sarà invogliato a proseguire la lettura. Per quale motivo dovrebbe farlo? Se io gli ho promesso qualcosa di valido, e poi già dalle prime trenta pagine mi dimostro totalmente inadeguato allo scopo, perché il lettore dovrebbe perdere altro tempo con me?
    @Barbara. Riguardo l'incipit, ribadisco quanto già detto. Il fatto che il lettore in libreria si limiti a spulciare il libro nel mezzo non ha alcuna rilevanza, dal momento che poi, a casa, il lettore inizierà il libro da pagina 1. E potrebbe abbandonarlo a pagina 30 per i motivi già esposti. E aggiungo: quando comprate un ebook, lo aprite nel mezzo? O leggete l'anteprima gratis (che riguarda sempre e solo l'incipit) che vi offre lo store?
    @Maria Teresi Steri. Giulio Mozzi, Vicki Satlow, e potrei citarne moltissimi altri. Se le prime pagine del manoscritto non li convincono (e non certo per meri errori grammaticali) cestinano tutto, a prescindere dalla bontà della sinossi. E a mio parere hanno ragione di farlo. Satlow, addirittura, non cestina solo l'opera ma anche l'autore (su questo invece non sono d'accordo, un autore può crescere nel tempo). Mi sembrano considerazioni piuttosto convincenti circa l'importanza dell'incipit, sia per editor, sia per lettori. Non parlo del finale o di altro, poiché il tema del post era l'incipit.

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    1. Per evitare malintesi parlo ora esclusivamente a titolo personale. Nella mia vita di lettore credo di aver interrotto la lettura di al massimo due romanzi, e l'ho fatto ben oltre l'incipit, mi è invece capitato diverse volte di trovare libri molto belli che avevano un inizio lento o addirittura noioso, uno fra tutti la morte a Venezia di Mann, quindi io personalmente non mi fermo all'incipit. Nella testa degli altri lettori non ci posso entrare, ma quando hai speso 15 euro o più per un libro secondo me non ti fermi dopo le prime venti pagine (e comunque dopo venti pagine l'incipit l'avresti anche già superato da un pezzo), insomma, qualche possibilità in più gliela dai, o no?

      Come dicevo sopra ha più una valenza "commerciale": ad esempio come dici giustamente tu di un ebook leggi l'estratto, ma lo fai prima di comprarlo, no? quindi serve sì per comqueistare il lettore, ma prima dell'acquisto. Lo stesso vale per una casa editrice, un'agenzia ecc. su questo, per esperienza ti posso assicurare che se un libro non ti convince nelle prime venti pagine non si salva più (ma per "contratto", tra virgolette perchè la mia è unattività comunque volontaria, leggo fino alla fine)

      Con questo non voglio dire che l'incipit non abbia importanza per il lettore, anzi, ma credo che sia un po' sopravvalutato. Ricordo molti romanzi che iniziano bene ma che poi sono deludenti e onestamente non li salverò per un buon inizio.

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    2. Quando compro un ebook, ho già letto sinossi e scheda dell'autore nella piattaforma, ho già dato una letta alle recensioni degli acquirenti sotto o via Google, e solo se fin qui c'è qualcosa di interessante, mi appresto a leggere l'estratto. Che negli ebook professionali non è solo incipit, di solito mettono incipit ed un pezzo più avanti, tagliato ad arte, che dà un'idea dello sviluppo ma non troppo.
      Raramente lascio un romanzo nel mezzo...credo mi sia capitato solo un paio di volte. Più facile che arrivo alla fine, non mi ha lasciato nulla e lo metto nello scatolone dei libri da rivendere usati. :)

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  15. "Ricordo molti romanzi che iniziano bene ma che poi sono deludenti e onestamente non li salverò per un buon inizio."

    Su questo sono perfettamente in sintonia con te. Sul resto, no :)
    Non ritengo che leggere un libro sia un'operazione "commerciale". Aver speso quindici euro non deve "costringermi" a leggere un libro le cui prime venti-trenta pagine (in effetti non proprio incipit, quindi come vedi sono anche di manica larga eheh) non mi hanno convinto. Se quindici euro rappresentano per me una somma considerevole, dovrò chiedermi se vale la pena correre il rischio di ritrovarmi tra le mani qualcosa che non risponde alle mie aspettative. Se mi va male, vorrà dire che in futuro sceglierò con più oculatezza, sperando anche nel C-Factor (fattore culo) che non deve mai mancare. Il fatto che esistano lettori volenterosi come te, che portano a termine una lettura sempre e comunque, non deve spingere nessun autore a dire "vabbè le prime pagine del mio libro non sono il top, ma in seguito il romanzo migliora, e siccome i lettori DOVREBBERO SFORZARSI di leggere un libro dall'inizio alla fine, posso comunque ritenermi soddisfatto".

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    Risposte
    1. "vabbè le prime pagine del mio libro non sono il top, ma in seguito il romanzo migliora, e siccome i lettori DOVREBBERO SFORZARSI di leggere un libro dall'inizio alla fine, posso comunque ritenermi soddisfatto"
      Questo mai, una cosa su cui mi piace insistere è il rispetto per il lettore, dovrebbe averlo ogni autore o aspirante tale.
      Comunque sono cresciuto in una famiglia in cui i soldi non è che abbondassero proprio e ho preso l'abitudine di finire tutto ciò che ho nel piatto, applico lo stesso principio anche ai libri :P

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