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Intervista a Cristina M. Cavaliere

Lorenzo Lotto
Angelo Annunciante
e Vergine Annunciata, dettaglio 
(1525; Pinacoteca Civica di Jesi)
Come annunciato la settimana scorsa, oggi ho il piacere di pubblicare un'intervista fatta a Cristina M. Cavaliere, autrice del romanzo "Il Pittore degli Angeli" che ho letto e recensito in questo post.
La nostra chiacchierata si è concentrata in particolare sul romanzo e su alcuni suoi aspetti, per conoscere meglio il libro e l'autrice stessa.

1) Vorrei cominciare domandandoti qualcosa sulla genesi de “Il Pittore degli Angeli”. E in particolare ti chiedo: quali aspetti del romanzo si appoggiano su dati storici e quali invece sono un'elaborazione della fantasia?

La genesi de “Il Pittore degli Angeli” risale ad un periodo molto indietro nel tempo – ahimè – addirittura all’epoca in cui frequentavo il liceo, quando seguivo con particolare interesse le lezioni della mia professoressa di storia dell’arte. Un giorno ci stava spiegando la pittura di Tiziano Vecellio e quella di Lorenzo Lotto, e si lasciò sfuggire che il primo aveva fatto in modo di cacciar via il secondo da Venezia, città in cui entrambi operavano nel 1500 con esiti opposti. Questa frase aveva attecchito fortemente in me e avevo incominciato ad immaginare una storia basata sulla rivalità tra due pittori, ma che fosse comunque investita sia da un rapporto di attrazione reciproca sia da una forte spiritualità.

La domanda di approfondimento tocca invece uno degli aspetti più impegnativi nella scrittura di un romanzo storico, cioè quell’amalgama tra dati reali e immaginari che risultano indistinguibili al lettore. Gran parte di quello che, nel romanzo, riguarda Tiziano Vecellio deriva dalla lettura di studi sulla sua pittura, di documenti notarili, della corrispondenza con i re spagnoli e altri personaggi illustri, delle testimonianze di suoi contemporanei relative al suo carattere. Anche tutto il corollario indispensabile ad un romanzo storico – come ad esempio le cerimonie, i banchetti, gli abiti, i concerti, la gastronomia, gli edifici civili e religiosi – deriva dalla lettura di saggi sulla vita quotidiana dell’epoca. In tutte le esistenze, anche le più documentate, esistono tuttavia dei “coni d’ombra” e delle zone di “non detto” e su questo io lavoro creando e facendo evolvere la narrazione vera e propria. Il personaggio più misterioso del romanzo, cioè il giovanissimo pittore Lorenzo, è invece frutto della mia immaginazione, sebbene il suo modo di dipingere sia ispirato ai quadri del Lotto.

Tiziano Vecellio
Auto-ritratto 
(1562)
2) Posso confermare che storico e immaginato si amalgamo benissimo nel tuo romanzo! Entrambi i personaggi sono tratteggiati in modo approfondito e inflessibile. Il giovane Lorenzo, appare soprattutto all'inizio come una figura sfuggente, quasi ambigua, ma anche delicata e spirituale. Tiziano, invece, è quasi una sua controparte, sensuale, materialista e ambizioso, eppure incredibilmente protettivo. Qual è stato il tuo rapporto con loro mentre scrivevi?

Alla risposta occorre premettere una mia personale convinzione, cioè che un autore abbia comunque un rapporto genitoriale con i suoi personaggi o, nella migliore delle ipotesi, alla pari, qualsiasi età essi abbiano. Persino nel caso di Tiziano, che all’inizio del romanzo ha settant’anni ed è quindi al tramonto di una vita ricca di traguardi artistici, ma arida dal punto di vista affettivo, ho avuto con lui un rapporto da genitore a figlio; e non parliamo di Lorenzo che è molto giovane e, come dici giustamente, costituisce un contraltare e quasi uno specchio per il pittore più anziano. C’è un solo personaggio con cui, curiosamente, mi capita di avere un rapporto filiale, ma appartiene alla saga sulla Prima Crociata de “La Colomba e i Leoni”. Inoltre, man mano che lavoravo al romanzo e si precisavano meglio anche i personaggi, Tiziano e Lorenzo prendevano forma non solo nella mia mente, ma anche all’esterno, come se fossero stati delle proiezioni tridimensionali. Qualsiasi personaggio, completo non solo nell’aspetto fisico ma anche psicologico, avrà un’esistenza propria autonoma da quella del suo autore… persino se il romanzo di cui è protagonista dovesse cadere nell’oblio! e questa è un’altra mia intima convinzione, com’è ovvio non suffragata da prove incontrovertibili.

3) E infatti l'amore per i tuoi personaggi traspare in ogni pagina di questo romanzo. Oltre a ciò, è anche palpabile una grande passione per la pittura, che è molto più di un semplice sfondo alla vicenda. In particolare, tale passione viene incarnata dalla figura di Lorenzo, che arriva a sacrificare moltissimo, proprio nel nome di un intenso bisogno interiore di dipingere. L'impressione che ho avuto leggendo è che questa dedizione per l'arte (in tutte le sue forme e non solo quella pittorica, ovviamente) rifletta molto di te. È così?

Sì, è così, e credo che il mio amore per l’arte sia evidente non solo in questo romanzo, ma anche nel mio blog. Se la passione della scrittura non fosse stata in prima posizione, mi sarei cimentata di più in campo artistico. Non padroneggiando in pieno le tecniche, e quindi ottenendo risultati mediocri, alla fine sono sempre ritornata alla scrittura come mezzo espressivo privilegiato. Nella vita arte e scrittura, così interconnesse, obbediscono alla legge dei vasi comunicanti: l’arte arricchisce anche il mondo interiore dello scrittore e accresce la potenza e il raggio della sua visione. Che poi si traduca con efficacia nella scrittura, parlando naturalmente della mia, è tutto da dimostrare!
Quel che più mi affascina nell’arte è comunque la questione dello sguardo. Persino quando gli artisti erano sottoposti a regole ferree in tema di iconografia, riuscivano ad avere uno sguardo particolarissimo sullo stesso, identico soggetto. Del resto, accade così persino con la fotografia, in cui l’occhio dell’obiettivo dovrebbe essere quanto di più asettico esista. Invece avviene il miracolo: oltre il soggetto fotografato, magari umilissimo, oltre le capacità tecniche e la bontà del mezzo utilizzato, c’è l’impronta inconfondibile di chi esegue lo scatto. È il modo che ha l’artista di interpretare il mondo. La sua luce, a volte anche le sue tenebre.

4) La connessione tra arte pittorica e scrittura di cui parli mi riporta a un altro aspetto de “Il Pittore degli Angeli”: la prosa, raffinata e perfettamente adeguata al periodo storico, insomma quello che in termini tecnici si chiama registro stilistico. È un elemento che evoca i quadri dell'epoca e colpisce subito il lettore. E allora ti chiedo di raccontarci i retroscena di questa scelta e del lavoro che ha comportato.

Un lavoro immenso, anche perché si tratta di un romanzo che ha avuto una gestazione piuttosto lunga, e diverse versioni. Sin da subito, comunque, l’idea è stata quella di allestirlo seguendo la legge unitaria di tempo-luogo-azione teatrale o, se vogliamo usare un mezzo espressivo piuttosto giovane, anche cinematografica. Ho immaginato ogni breve capitolo, cioè, come se fosse un quadro vivente o la scena di un film, sia che fosse un ambientato in un interno o un esterno. All’interno del capitolo ho lavorato con la penna, ma anche con un pennello immaginario, provando a figurarmi luci ed ombre di una stanza o di una chiesa, ad esempio, gli oggetti, gli abiti indossati, le espressioni del viso, il colore di un paesaggio, ma in maniera non troppo insistita per non appesantire la narrazione. Dovevo anche considerare l’importanza del luogo dove si svolge gran parte della storia, cioè la Venezia del 1500: una città al culmine del suo splendore e della sua potenza, anche visivamente parlando: una vera festa per gli occhi!
Da tutti questi fattori è nato, in maniera quasi spontanea, anche il registro stilistico, che doveva essere in linea non solo con il periodo storico rinascimentale, e gli ambienti di élite in cui avvengono gli incontri-scontri tra i personaggi, ma anche con la nobiltà intrinseca di alcuni fra loro. Il personaggio di Lorenzo, ad esempio, malgrado sia di umili natali, è il più “aristocratico” di tutti proprio in virtù della levatura del suo spirito e doveva quindi esprimersi in maniera semplice ma raffinata.

5) Ecco, soffermiamoci proprio sulla levatura dello spirito di Lorenzo, che non a caso viene definito il Pittore degli Angeli. La sua spiritualità è intensa, anche commovente in alcuni momenti, anzi si potrebbe dire che sia la fonte della sua forza interiore. Ho notato che per tutto ciò hai inserito in modo armonico elementi derivati dal Cristianesimo e altri più esoterici. Come sei arrivata a questa felice concordanza? Sono elementi che si ritrovano anche in altri tuoi scritti?

Sono convinta che molta cattiva fama dell’esoterismo sia dovuta a una campagna mediatica negativa da parte della Chiesa nel corso dei secoli, e che quindi per certi versi sia immeritata. In fondo, mettersi in comunicazione con una realtà oltremondana e invisibile ai più è anche una questione di potere. Da qui la diffidenza nei confronti dei mistici e dei grandi veggenti da parte dell’istituzione religiosa ufficiale, e la taccia di eretico a chiunque sfidava la Chiesa con le conseguenze che sappiamo. Persino gli angeli, ad esempio, erano considerati con qualche sospetto in quanto la figura dell’angelo si sovrapponeva a quella del daemon pagano (che non è il demone così come lo intendiamo noi); eppure l’angelo è una creatura molto presente nei racconti del Vecchio e nel Nuovo Testamento come intermediario tra terra e cielo, e non solo. In conclusione, io credo che ogni cammino spirituale possa e debba essere composto sia da fede / fiducia che da ricerca / conoscenza, e che le due cose possano procedere in armonia. Questi aspetti, che hai ben colto nel romanzo, si trovano maggiormente sviluppati nella saga sulla Prima Crociata che sto scrivendo ora, dal titolo complessivo de La Colomba e i Leoni.

6) Mi trovi pienamente d'accordo con il tuo punto di vista.
Cambiando radicalmente argomento, pongo una domanda alla Cristina autrice, che ha dimostrato nei suoi scritti una grande maturità e padronanza, e che ha superato brillantemente anche una prova impegnativa come quella della narrativa storica. Ci offriresti tre consigli in breve per migliorare e crescere nella scrittura?


Come prima cosa direi di leggere in continuazione, senza mai stancarsi e senza limitarsi ad un solo genere, in quanto ciascuna tipologia di romanzo aiuta a sviluppare un aspetto della narrativa. In questo senso, leggere non solo i classici, ma anche proposte contemporanee. Certo, se c’è un genere di romanzo o racconto che proprio non piace, inutile soffrire! Ad esempio non ho mai letto romanzi di spionaggio, perché so già che mi perderei nella trama. Mi accade la stessa cosa nei film, dove c’è il supporto dell’immagine, figuriamoci con la parola scritta. Per il resto, ho sempre letto di tutto, dalla fantascienza all’horror, dal giallo al romanzo sentimentale e via dicendo, purché sia di buon livello. Il secondo consiglio è scrivere con costanza, ritagliandosi degli spazi di tempo grandi o piccoli. L’ideale sarebbe scrivere ogni giorno, pur poco, ma ognuno di noi ha i propri impegni familiari e professionali. Però, seguendo il consiglio della grande Virginia Woolf, avere “una stanza tutta per sé”, cioè uno spazio non solo fisico ma temporale dedicato alla scrittura, è indispensabile per migliorare. Ed ecco il terzo consiglio, forse il più difficile da seguire per molti: se si ha la fortuna di trovare una persona disposta a leggere quello che si scrive, e soprattutto a giudicarlo con occhio imparziale, teniamola cara come un tesoro. Le sue critiche ci aiuteranno a crescere in senso letterario, come le medicine amare che prendevamo da bambini.

7) Grazie per questi tuoi suggerimenti. E ora, in ultimo, ti chiedo di raccontarci cosa bolle nel tuo pentolone di scrittrice in questo periodo: progetti in corso, pubblicazioni all'orizzonte, e così via.

Mi piace la parola che hai usato, pentolone, perché fa venire in mente quello delle streghe! Al momento sto portando avanti il progetto della saga La Colomba e i Leoni, una serie di cinque romanzi che prende l’avvio dai tempi della cosiddetta Prima Crociata, quindi attorno al 1099, data della conquista di Gerusalemme, e si muove tra il mondo musulmano e quello cristiano, con vari personaggi i cui destini sono strettamente interconnessi. Il Libro I – La Terra del Tramonto, già comparso come romanzo autopubblicato, uscirà a cura della casa editrice Silele Edizioni nella collana Adventure, nel prossimo autunno e in forma cartacea. Per quanto riguarda i romanzi successivi, sono già tutti scritti, ma necessitano di revisione, anche perché molto corposi e ricchi di rimandi interni. Attualmente sto terminando di rivedere il Libro II – Le Strade dei Pellegrini. Gli altri romanzi saranno Libro III – La Regina di Gerusalemme, Libro IV – Il Tempio di Salomone e Libro V – La Luce della Terra Santa.
Ho già in mente alcuni seguiti storici: uno ambientato tra la fine del 1200 e l’inizio del 1300 in Francia, nel periodo della caduta dell’ordine templare; poi dovrebbe esserci un altro romanzo, ambientato alla corte di Maria de’ Medici e, per finire, un romanzo sulla Rivoluzione Francese. Tengo a dire che tutti i personaggi che animano queste storie migrano nei secoli, rinascendo sotto vari aspetti, ma mantenendo inalterate alcune caratteristiche a seconda della loro evoluzione. Vorrei portare avanti, cioè, il concetto di “rinascite” nei secoli e di famiglia spirituale. Anche Il Pittore degli Angeli appartiene a questa sorta di ciclo. In quanto a progetti e lavori in corso, sono ben sistemata, oserei dire!
A dire la verità ho anche un romanzo nel cassetto, già tutto scritto, dal titolo Gli Immortali, che ha come protagonisti tre personaggi maschili (ma non solo, ovviamente) che attraversano tre secoli di Storia, dalla Francia al Nuovo Mondo; ma non so se avrò mai il coraggio di pubblicarlo o proporlo!

Allora in bocca al lupo per i tuoi progetti e grazie per aver risposto alle mie domande!

A tutti segnalo che un'anteprima del romanzo di cui abbiamo parlato è visibile nella pagina di Lulu dedicata, e vi invito anche a visitare il blog di Cristina Il Manoscritto del Cavaliere, dove troverete i link alle sue opere, articoli su scrittura e arte, recensioni di libri e storie a puntate. Qui il booktrailer.

Commenti

  1. PER CRISTINA
    Questo pensiero di getto mi fa pensare a una cosa. Rivelami 'sta cosa, se ritieni sia inoffensiva. Professoressa, in cosa? Prediligere di scrivere romanzi storici è, di per sé, un notevole impegno preparatorio innanzitutto.
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    PER TERESA
    Le tue domande/provocazioni mettono sempre sulla buona strada.

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  2. Come prima cosa ringrazio anche qui Maria Teresa per la bella intervista, e concordo con Enzo: le sue domande sono impegnative e approfondite, e stimolano la materia grigia.

    Se ho capito bene la domanda che mi rivolgi, invece, no, non insegno! :-) Mi occupo di scuola nella mia professione, ma solo ai margini, come redattrice di corsi di lingua inglese e francese.

    I romanzi storici sono impegnativi, e in questo caso la ricerca è stata doppia, dato che si parla anche di pittura e di artisti ben precisi.

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  3. La tua visione del cammino spirituale mi trova in grande sintonia. Sono interessanti e fondate le tue considerazioni sull'atteggiamento della Chiesa verso mistici e angeli; la tentazione di sfruttare lo sfruttabile come strumento di potere è sempre stata ben presente nella storia. Per il tuo curriculum, tanto di cappello! Ti ammiro molto per il tempo che hai dedicato alle ricerche preparatorie alla scrittura. Non credo che saprei fare altrettanto!

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    1. Ciao, Grazia, riprendendo un vecchio adagio, aggiungerei che "l'informazione è potere" e quindi anche l'informazione in campo spirituale. Del resto in tutte le grandi organizzazioni religiose di struttura monolitica c'è sempre stata grande diffidenza nei confronti dei mistici. Ad esempio nella mia saga sui crociati c'è la figura di un vecchio medico sufi (il sufismo è una corrente mistica islamica affascinante, con moltissimi poeti), e, pur essendo rispettato, ogni tanto interviene qualche commento negativo su di lui. E anche san Francesco era in odore di eresia, alla sua epoca!

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  4. Bravissima Cristina davvero. Un giorno potremmo beccarci in Milano, magari ci siamo già sfiorate altre volte. BACIONE a entrambe.

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    1. Niente di più probabile che ci siamo già incrociate, Sandra! Mi è sembrato di capire che il mio studio è proprio dalle tue parti. Un BACIONE anche a te.

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  5. Avrei una domanda, Cristina, stimolata da un punto dell'intervista. E' stata l'autopubblicazione (su Lulù?) ad attirare la casa editrice o ti sei messa alla ricerca di un editore? Te lo chiedo perché anch'io sto scrivendo un'opera in più parti, e la prima parte la autopubblico senza dubbio.

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    1. Grazie del commento, Ivano. Sono curiosa di sapere qualcosa di più della tua opera in più parti, perché ho incontrato qualche problema sul cosiddetto seguito (Maria Teresa, non sarebbe male scrivere un post sull'argomento).

      Per quanto riguarda la casa editrice, partecipo a delle presentazioni che si tengono in un caffè letterario dove abito, quando posso e soprattutto se il genere mi attira. In questo modo ho conosciuto il direttore di questa casa editrice, e da cosa è nata cosa.

      La strada dell'autopubblicazione è molto dignitosa e senz'altro preferibile all'EAP, ma bisogna fornire un prodotto curato dal punto di vista dell'editing per rispetto del lettore.

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    2. Della mia opera in più parti posso dirti che è dedicata a una stella: Shaula. O per meglio dire al nome della stella e alla ricerca, da parte dei protagonisti, di ciò che si nasconde in realtà dietro questo nome. Per ora ho scritto i primi due volumi. Del secondo che si intitola "Gli occhi di Modì" (Proprio lui: Modigliani) ho scritto soltanto la prima stesura, del primo, intitolato "L'Estate dei Fiori Artici" sto invece ultimando la revisione.

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    3. Stella, ricerca, occhi, un pittore... già ci sono tutti gli elementi del fascino.

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  6. Intervista molto stimolante, che mette in luce la profonda preparazione, la dedizione e la passione. Mi avete donato la giusta energia per iniziare la giornata! Complimenti a entrambe!

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    1. Grazie, cara Stella, per il tuo commento. Maria Teresa è stata molto brava, e ha fatto delle domande che non mi aspettavo... nel senso migliore del termine, ovviamente!
      Un abbraccio.

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  7. Bellissima intervista. Ammiro molto il tuo impegno, Cristina, nello scrivere romanzi storici. So bene che il lavoro di ricerca è immenso e quando si scrive ci si fa un sacco di problemi per dei particolari di cui, magari, si accorgeranno tre lettori!
    Dopo aver finito il thriller ambientato nell'antica Roma avevo pensato "mai più", per ricascarci neppure un anno dopo per l'apocrifo sherlockiano (che, se scritto bene, è un romanzo storico a tutti gli effetti). Adesso sono di nuovo in fase "mai più", ma tanto so che ci ricascherò di nuovo. Tu, invece, ci nuoti con naturalezza e per questo ti meriti un applauso!

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  8. Ciao Tenar, grazie mille per il tuo commento. Sapevo di trovare piena comprensione presso di te! Hai ragione, ci si fa un sacco di problemi non solo sugli anacronismi (quelli sono imperdonabili), ma anche sulla terminologia che magari suona troppo moderna. Ad esempio, nel 1100, "salvietta" sì o "salvietta" no? Certo è che si asciugavano le mani, sebbene raramente, ma il termine? Poi mi faccio anche molte paranoie a livello linguistico, ad esempio non scrivo (sempre nel 1100) "i rumori risuonavano come spari" perché le armi da fuoco non erano state inventate ancora. Insomma, c'è da andare al manicomio. Però, come dicevo a Maria Teresa in separata sede, il romanzo storico è irresistibile! e vedo che accade lo stesso anche per te.

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  9. Vi ringrazio tutti per aver letto e commentato l'intervista. Vero, erano domande impegnative, d'altra parte anche il romanzo meritava secondo me un certo approfondimento e sono contenta di averne avuto l'opportunità e che Cristina sia stata disponibile a rispondere con completezza.
    Indubbiamente quando si legge un romanzo storico non sempre si è consapevoli del grande lavoro che c'è dietro, però la qualità del "prodotto" è poi evidente anche a una profana come me!

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  10. Tanto di cappello! Credo non ci sia nulla di più difficile di un romanzo storico, per le ovvie complicazioni di ambientazione, stile, linguaggio, vita dell'epoca che si sceglie di narrare. L'ultimo che ho letto è Zorro, l'inizio della leggenda di Isabel Allende e ricordo che in un'intervista anche lei disse di avere studiato una mole impressionante di documenti e saggi, e comunque di aver dovuto effettuare delle scelte e dei tagli tra le varie versioni della leggenda stessa (non so se il film con Banderas sia un'altra versione o una libera divagazione di sceneggiatore e regista).
    Non credo avrei pazienza per un lavoro del genere, soprattutto perchè scrivo per divertirmi e staccarmi dopo il mio lavoro "ufficiale".
    Ma indubbiamente il romanzo storico è uno scritto d'alto valore aggiunto.

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  11. Grazie davvero del commento, Barbara. In effetti esiste sempre la tentazione di attingere a piene mani dai saggi e dai documenti, e di trasferirli paro paro nel romanzo. Dalla mia esperienza, è già molto se si riesce a utilizzare il 10% di quello che si è letto.

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  12. Leggo in ritardo per una serie di vicissitudini telematiche e non mi dilungo con commenti che ripeterei a entrambe perché entrambe sapete già quanto grande sia la mia stima per voi.

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