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Scrittura ed editoria, due chiacchiere con Grazia Gironella

Circondata dalle alte e suggestive montagne del Friuli, con le dita sulla tastiera, intenta a creare le sue storie: me la immagino così la protagonista dell'intervista che vi propongo oggi. E' Grazia Gironella, autrice di un manuale di scrittura creativa, numerosi racconti, un romanzo e un bel blog di scrittura dal significativo titolo, ScriverÈVivere. Vi invito a leggere con attenzione le sue parole, perché ha davvero molto da dirci sulla scrittura!

Iniziamo con la più classica delle domande: perché scrivi? E cosa rappresenta quest'attività nella tua vita?

Scrivere per me è prima di tutto un’avventura. Quando ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo, più o meno otto anni fa, non avevo idea di cosa avrei fatto; sapevo soltanto che ero entusiasta della storia e la volevo pubblicare. Un approccio un po’ rozzo, visto con gli occhi di adesso, ma per me la scrittura è sempre stata essenzialmente comunicazione, perciò sento il bisogno di un pubblico – o almeno della speranza di trovarlo – per continuare a scrivere, o mi dedicherei ad altro. Mi sono serviti un bel numero di rifiuti da parte degli editori, e critiche da parte dei colleghi sul forum che frequentavo, per capire quanto sia difficile diventare bravi ed essere pubblicati; ma intanto il meccanismo si era messo in moto, e per fortuna non si è ancora fermato. Poi, scrivere è anche diventata la mia “professione” da quando ho lasciato il mio lavoro di impiegata aeroportuale, se non in termini economici almeno in termini di tempo dedicato. Quanto al perché scrivo, devo darti due risposte separate per la narrativa e la saggistica. Scrivo narrativa per raccontare belle storie che offrano ai lettori emozioni, motivi di interesse e qualche riflessione, e restino con loro per qualche giorno o mese o anno – una lettura intensa, insomma, di quelle che ti trattengono mentre sei con il naso appiccicato alla pagina e dopo svaniscono a fatica. Parlo di un obiettivo difficile da raggiungere, lo so, ma credo sia importante mirare in alto nei propri sogni. Per quanto riguarda la saggistica, invece, scrivo per dare una mano alle persone e diffondere conoscenze che credo possano risultare loro utili.

Che tipo di scrittrice sei, pianifichi in anticipo la tua storia capitolo dopo capitolo o ti affidi all'ispirazione?

Ho sempre sentito l’esigenza di pianificare la storia nei suoi punti fondamentali. È come un viaggio: prima di partire voglio sapere dove sto andando e quali località voglio assolutamente toccare; questo mi lascia più libera di improvvisare il resto, senza il rischio di perdermi per strada. In pratica lavoro così: prima sviluppo l’idea usando il brainstorming e approfondisco i personaggi, senza fretta, poi preparo per ogni capitolo una scheda su cui riassumo in una frase ciò che succede. A questo punto sono pronta per iniziare la prima stesura. Naturalmente durante la revisione alcuni dei punti già decisi verranno modificati, ma intanto mi avranno fatto da ponte verso la versione finale. Non conto sull’ispirazione per scrivere, ma cerco idee nella realtà di tutti i giorni; secondo me è l’unico modo per lavorare con costanza e migliorare. Se poi mi arrivasse la Grande Idea, non la rifiuterei!

Hai scritto un manuale di scrittura intitolato "Per scrivere bisogna sporcarsi le mani" (Edizioni Eremon, 2011). Perché hai scelto questo titolo e in che senso bisogna “sporcarsi le mani”?

Scrivere – qualunque forma di arte, in realtà – non è qualcosa di aereo che si nutre di nettare e ambrosia. Ogni grande artista ha alle spalle una lunga storia di gavetta (spesso a noi sconosciuta), in cui ha appreso gli strumenti di base per poi usarli – oppure non usarli – a modo suo. Mi sembrava importante trasmettere il messaggio che lo studio dei meccanismi narrativi è alla portata di tutti, se solo si ha la voglia di mettere le mani nel motore della storia per capire come funziona. Studiare non è una bacchetta magica capace di garantire il successo, ma di sicuro è uno strumento di miglioramento importante.

Me la concedi una domanda provocatoria? Perché un aspirante scrittore dovrebbe leggere proprio il tuo manuale di scrittura?

Domanda molto giusta. La prima a pormela sono stata io, quando mi è venuta l’idea. Avevo appena scoperto che gran parte dei miei colleghi aspiranti scrittori non solo non credevano che studiare li avrebbe aiutati a migliorare, ma consideravano i manuali un affronto alla loro libertà; ma c’era anche chi non aveva la voglia o il tempo di immergersi in un testo per addetti ai lavori. Ho pensato che se avessi scritto un manuale semplice e sintetico, senza esercizi ed esempi inarrivabili, sarei riuscita a fare arrivare le conoscenze che mi erano state così utili a tante persone che altrimenti se ne sarebbero tenute lontane. Ma chi avrebbe comprato il manuale di scrittura di un’esordiente? Non chi cerca la voce autorevole, mi sono detta, ma chi è interessato a farsi passare gli appunti da un compagno di scuola, forse sì. In fondo è proprio questo l’approccio del libro: racconto al lettore quello che ho imparato, in breve e in termini semplici. Nell’insegnamento delle tecniche narrative non si inventa, né si scopre niente; i concetti di base sono sempre gli stessi. A distinguere un manuale da un altro è il tipo di approccio all’argomento, che può fare una grossa differenza.

Ci dai 3 consigli in pillole per scrivere un buon romanzo?

Non buttarsi a scrivere appena ci si entusiasma per un’idea, ma prendersi il tempo di svilupparla e valutare molte possibili varianti. Spesso le opzioni che ci vengono in mente per prime sono cliché.

Approfondire bene i personaggi principali prima di scrivere. Il protagonista in particolare cambierà nel corso della storia, ma deve essere la sua evoluzione, non l’effetto del nostro andare a tentoni.

Scrivere la prima stesura di slancio, senza soffermarci a modificare ciò che non ci piace. Per quello esiste la revisione. Se lasciamo che il nostro emisfero razionale abbia il controllo anche della prima stesura, ci divertiremo di meno e il testo avrà meno energia.

E invece 3 cose da non fare quando si scrive un romanzo?

Dare a tutti i personaggi la nostra voce. Non è facile, ma bisogna riuscire a renderli persone a sé stanti, con un proprio lessico e proprie idee personali, che possiamo disapprovare anche quando non si tratta dell’antagonista.

Cercare il colpo di scena. Certe volte si pensa di dover sorprendere il lettore, ma c’è sorpresa e sorpresa. Quella che non ha le sue radici nella natura dei personaggi e negli eventi della trama è una sorpresa inefficace.

Annoiare il lettore. Cosa in particolare rende la nostra storia interessante? Almeno noi dobbiamo saperlo. Non necessariamente ciò che piace a noi piace agli altri, soprattutto quando scivoliamo nell’autobiografico.

Cosa diresti a un aspirante scrittore che non riesce a pubblicare le sue opere?

Gli direi quello che dico a me stessa: di coltivare la scrittura con costanza e dedizione, senza perdere di vista il puro piacere di scrivere, con la consapevolezza che i risultati possono essere così limitati da risultare deludenti. Può sembrare un messaggio pessimistico, ma credo che alla lunga scrivere per pubblicare richieda proprio la capacità di convivere con il potenziale fallimento grazie a una passione profonda e incondizionata. Non è una qualità che hanno tutti. Io su questo lotto tutti i giorni.

Qual è il tuo rapporto con le “regole di scrittura creativa”? Quanto peso hanno per te?

Le “regole” non sono vere regole, in realtà, ma osservazioni su come l’animo del lettore reagisce a determinate caratteristiche delle storie. Io continuo a leggere manuali di scrittura perché trovo sempre qualche aspetto interessante, e piano piano vedo che le conoscenze diventano parte del mio istinto. Mi capita di rado di pensare mentre scrivo: “faccio così per ottenere questo effetto”; in linea di massima il processo non è cosciente. Per molte persone questo significa che le regole ci snaturano, ma io non mi sento così perfetta da dovermi proteggere dalle influenze esterne, anzi!

Il tuo romanzo pubblicato lo scorso anno si intitola "Due vite possono bastare" (Io Scrittore). Ce ne parli?

Due vite possono bastare è la storia di Goran, un uomo che ha perso la memoria in un incidente d’auto. Quando riaffiorano immagini e ricordi, Goran scopre che non gli appartengono. Il romanzo racconta il suo viaggio per risolvere il mistero e recuperare una vita degna di tale nome. Non esprimo opinioni personali, perché non è trascorso abbastanza tempo perché io possa vedere la storia con il giusto distacco, ma posso dirti che il romanzo è stato accolto benissimo, oltre le mie aspettative. Spero che possa uscire presto anche in edizione cartacea.

Immagina di avere la sfera di cristallo... come vedi il futuro dell'editoria e del mondo dei libri nel nostro paese? (Per esempio vedi gli ebook dominare il mercato? L'autopubblicazione soppianterà l'editoria tradizionale? Esisterà ancora l'editoria a pagamento?...)

Per come la vedo io, i libri di carta affiancheranno gli e-book per molti anni ancora, se non per sempre; la situazione cambierà quando la maggior parte dei lettori saranno nativi digitali, ma per ora il processo è molto graduale. L’autopubblicazione invece è penalizzata dalla qualità delle opere pubblicate, sempre incerta. Esistono sicuramente autori che ricorrono a questa forma di pubblicazione dopo un buon lavoro di revisione esterna (la revisione da parte dell’autore di solito non basta), ma quanti invece immettono sul mercato opere oggettivamente carenti, che a ragione nessun editore accetterebbe? Nel dubbio, non c’è da meravigliarsi che i lettori siano diffidenti. Per gli autori intraprendenti, che sanno di avere facile accesso a un bacino consistente di lettori, l’autopubblicazione può essere comunque una scelta azzeccata.

L’editoria a pagamento (posso dire purtroppo?) continuerà a esistere fino a quando ci sarà qualcuno disposto a pagare per vedere il proprio nome su una copertina, a prescindere dal valore del testo. Esistono anche persone che fanno questa scelta per convinzione, naturalmente, ma per molti si tratta di disinformazione; ora che le notizie circolano e gli autori si tengono in contatto tra loro, credo che lo spazio per l’editoria a pagamento andrà riducendosi.

A parte questo, spero che qualcosa arrivi a stimolare negli italiani il gusto per la lettura – non soltanto una piccola detrazione fiscale, che pure sarebbe la benvenuta. Le radici del problema sono a monte, tra i genitori non-lettori che chiedono ai figli di leggere e le scuole dove i ragazzi sono obbligati a leggere i classici a costo di annoiarsi a morte e perdersi così testi moderni assolutamente validi. Fare nascere la passione per la lettura viene prima di tutto, secondo me, ma le soluzioni non sono né facili né veloci, e richiedono un progresso culturale della società nel suo insieme. Se dovessi riassumere in una frase il contributo che tutti possiamo dare a questo progresso, direi: leggiamo ai nostri figli, ogni giorno, iniziando quando sono piccolissimi. Molti dicono che non ne hanno il tempo, ma per leggere una pagina ti bastano pochi minuti, e se quella pagina per chi ascolta diventa un rituale e un piacere, può cambiargli la vita. Pensa che regalo fantastico! Sono sicura che tra tanti buoni lettori fiorirebbero anche tanti buoni autori.

Ringrazio molto Grazia per aver risposto alle mie domande e vi lascio con qualche sua nota biografica...

Chi è Grazia Gironella


Nata a Bologna, attualmente vive in un paesino friulano ai piedi delle montagne e si dedica alla famiglia e alla scrittura. Nel tempo libero legge, cammina e pratica yoga e taijiquan. Finalista alla 41ª edizione del Premio Teramo e segnalata alla 24ª edizione del Premio Calvino, è autrice di diversi racconti premiati a concorsi letterari e inseriti in antologie. Ha pubblicato il racconto lungo Tarja dei lupi (Tabula Fati, 2008), il manuale di scrittura Per scrivere bisogna sporcarsi le mani (Eremon, 2011) e il romanzo Due vite possono bastare (IoScrittore, 2013 – ebook - qui il trailer). È presente in rete con il blog ScriverÈVivere e la pagina Facebook Per scrivere bisogna sporcarsi le mani, entrambi dedicati alla scrittura.

Commenti

  1. Ciao Grazia,
    visto che scrivi anche saggi, nel tuo libro sulla scrittura parli solo della narrativa o anche di saggistica?

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    1. "Per scrivere bisogna sporcarsi le mani" ha come argomento la stesura del romanzo, però mi hai dato un'idea. ;)

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  2. Conoscevo già Grazia Gironella (conoscenza virtuale), ma devo dire che questa intervista ha reso più nitido il suo profilo e mi induce a leggere le sue pagine. E' vero, il problema tra un'offerta così abbondante di scritture a volte frastorna e rende forse troppo cauti, e prima di acquistare un libro che non è recensito con fanfare e pifferi ci si fa mille domande. A queste, nell'intervista, Grazia ha risposto in modo molto esauriente. Condivido tutto quello che ha detto. Un solo motivo di invidia: la sua pianificazione della trama.

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    1. Perché invidia? Qual è il tuo metodo personale?

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  3. Io dico che è un buon auspicio per chi si avvicina, no?

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  4. Una bella intervista, che rivela molti aspetti interessanti di Grazia Gironella. Ti seguo da mesi, come sai, leggerti è sempre interessante. Emerge sempre grande accuratezza in ciò che scrivi.
    Belle anche le domande di Maria Teresa.

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