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Guida al Self-publishing professionale (quarta puntata)

L'articolo che segue è scritto da Elisabetta Modena. E' il quarto e ultimo di una serie di interventi in cui l'autrice presenta molti utili suggerimenti per chi vuole autoprodursi in modo professionale. La prima puntata la trovate qui, la seconda qui, la terza qui. Alla fine del post c'è una presentazione dell'autrice.



Quarta puntata: capire tutto ciò che riguarda il marketing


Come faccio, dunque, a vendere a gente sconosciuta?
Occorre considerare due cose essenziali: il lettore deve sentire la necessità di leggere il nostro libro, al punto da volerlo comprare (perché è un bel romanzo rosa, un bel giallo, ha una bella copertina, una trama intrigante ecc.); e poiché non ci conosce, occorre dargli delle credenziali che gli generino fiducia nei nostri confronti (ecco dunque le recensioni, i passaggi banner, il sito, il blog ecc.).
Quando si compra un libro di un autore sconosciuto pubblicato da una casa editrice conosciuta, è come se si “partecipasse”, per proprietà transitiva, alla fiducia che poniamo nell’editore: non conosco il tale, ma mi fido dell’editore. Pensiamo: se gliel’ha pubblicato, il romanzo sarà bello! E lo compriamo!
L’autore emergente non può contare su questo ragionamento inconscio del pubblico. Deve arrangiarsi.

C’è un principio d’oro: il simile cerca il simile. Occorre che l’autore che si autopubblica cerchi lettori che prediligono il genere che lui scrive. Meglio concentrarsi quindi su siti di lettori/autori con cui si sente feeling e domandare se vogliono leggere il proprio libro, lasciare feedback, recensioni, pubblicità e quant’altro. Basta anche solo che il blogger citi il romanzo (con copertina) nel post: l’importante è che nella rete ci sia quanto più visibilità possibile.
Nel mio sito sto elencando, man mano che li trovo, i siti che fanno recensioni agli autori emergenti (attenzione al genere: io mi occupo di narrativa rosa e linko quelli).

Ammiro molto gli autori che hanno bei siti, frequentati da fan che movimentano forum, chat… io non sono ancora a questi livelli, ma è bello vedere che qualcuno ce la fa, come la mia amica Paola (M.P. Black). È proprio in questo modo che ci si crea lo “zoccolo duro” di lettori, in inglese la propria costituency, quel gruppo di lettori che ti segue e ti legge ogni volta che pubblichi un romanzo.
I social network immagino siano utili, ma non credo più di tanto. Io non sono su FB, sia per mancanza di tempo (quattro figli in età scolare mi assorbono tantissimo!), sia per principio: non mi va di dare foto, pensieri, materiale mio a un sito che se ne approprierebbe. So di amici che si sono tolti da FB perché a parte scrivere: “Il giorno xy c’è il reading nel tal posto” non serviva ad altro.
Io mi trovo bene con aNobii e con alcuni gruppi di lettura lì presenti: più volte mi sono proposta, hanno letto il mio libro e ho conosciuto lettori e lettrici che mi si sono affezionati. Ci sono altre community come aNobii, ma non ne ho ancora trovata un’altra in cui sto bene come su aNobii.
Postilla: secondo me è inutile frequentare blog, social network o community antipatici.

Avendo la possibilità di acquistare molte copie del proprio romanzo (so che Lulu fa dei grossi sconti a volte), sarebbe utile proporsi alle fiere/sagre/mostre dei propri paesi: lì capita di vendere anche parecchie copie; lo stesso si può dire alle presentazioni del proprio libro; però, appunto, occorre “investire” prima (io, purtroppo, non ho mai potuto farlo).

Nel mio caso m’incoraggia molto un pensiero del cardinal Newman (a proposito del farsi conoscere e leggere da gente nuova): lui afferma che è inutile farsi pubblicità smuovendo mari e monti. Meglio la via dei piccoli passi a cominciare dalla cerchia delle proprie amicizie, del proprio paese, della propria città.

Detto questo, la normalità è vendere poco. L’importante comunque è non scoraggiarsi e andare avanti lo stesso. Prima o poi, i risultati arrivano (sempre cose piccole, ma meglio essere se stessi che scrivere quello che ci impongono i direttori editoriali, perché è quel che succede nella stragrande maggioranza dei casi).

Questo è un post che meriterebbe di essere ampliato ulteriormente. Se metteremo in comune idee, esperienze e suggerimenti, questi potrebbero motivarmi a svolgere ricerche più approfondite. Per ora, concludo condensando qualche ultimo consiglio:

  • Nel caso si decidano di portare i propri libri nelle librerie in conto vendita, assicurarsi che i librai indipendenti versino il corrispettivo dei libri venduti. Mi è capitato varie volte di non essere pagata, o che i libri sono andati persi o che non ho più saputo nulla.
  • Riguardo ai forum, secondo me sono un po’ tramontati (ci si aggiorna sui social network), comunque lasciare un post con pubblicizzato il proprio romanzo non nuoce. Ci sono per esempio il gruppo di lettura su Donna Moderna e un sacco di siti al femminile con simpatiche informazioni librarie (idem vedere il mio blog). Però attenzione: di solito questi siti si fanno pagare per rilasciare recensioni e postare banner (si va dai 35 euro per una recensione, ai 75-100-150 euro per il banner sulla home page).
  • Una cosa che mi è stata utile è elencare fisicamente su carta (o sulla rubrica delle mail) i propri lettori: così si può inviare loro una newsletter con le novità su ciò che si sta scrivendo, frasi, pensieri, opinioni, articoli e via dicendo. Ovviamente più libri si scrivono, più il cerchio dei propri lettori aumenta, quindi mai scoraggiarsi e continuare a scrivere!
  • Poi c’è l’advertising professionale: pubblicità su Aruba (in questo momento Aruba offre 50.000 impressions a 6,50 euro), l’advertising con google, con google analitics e simili.

In conclusione


Sono convinta che la vera “arma” degli autori siano i lettori. Non gli editori. L’editore può non rinnovare il contratto, fare pressioni… di solito ha il coltello dalla parte del manico. Quindi è bene che l’autore coltivi i propri lettori. D’altro canto, l’autore (specie quello indipendente) ha bisogno del sostegno dei suoi lettori. Non tiriamoci indietro: autori e lettori si aiutino reciprocamente.
Certo, i lettori possono sentirsi “traditi” dallo scrittore che amano e decidere di non leggere più nulla di suo per un certo tempo, ma di solito succede con le firme importanti, quelle che vanno in tv, sui giornali… Se un piccolo autore si crea un proprio giro di lettori, a meno che non faccia fesserie, questi dovrebbero seguirlo, dargli credito e fiducia.

Voi cosa ne pensate?

Elisabetta Modena


L'AUTORE DI QUESTO GUEST POSTQuesto articolo è stato scritto da Elisabetta Modena, scrittrice e blogger.
"I lettori dicono di me che scrivo storie romantiche e che faccio sognare adulti e ragazzi. Nelle mie storie ci sono amore, avventura, caratteri decisi e scelte forti, ma anche profonda umanità, realismo e fede.
Molti dei miei libri sono autopubblicati e liberi da condizionamenti editoriali.
Fin da bambina amavo creare storie, ma rimanevano nella mia immaginazione.
Dopo la laurea in Filosofia e la nascita dei miei figli, ho iniziato a scriverle e a farle conoscere attraverso blog, siti e soprattutto grazie al passaparola di lettrici e lettori.
Dal 2010 sono autrice di racconti e romanzi rosa a puntate per importanti testate femminili, a diffusione nazionale.
In questi anni ho anche collaborato con il portale di editoria religiosa Rebecca Libri, recensendo le ultime uscite editoriali e intervistando i relativi scrittori .
Sono tuttora redattrice della Fanzine di fantascienza umanistica Future Shock su cui pubblico saggi, articoli e racconti e collaboro con la redazione dell’Associazione Nazionale Famiglie Numerose."

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Commenti

  1. sul promuoversi ti ho già scritto nel tuo blog Elisabetta, sul fatto di far leva sui propri lettori e la tua ultima conclusione non posso che essere d'accordo. I lettori del mio blog, e chi ha comprato il mio primo romanzo non fa che chiedermi il secondo. Tuttavia credo anche che, salvo casi eccezionali e qui direi che parliamo sulle generali tralasciando eventuali botte di fortuna, casi particolari o svolte epocali, questo genere di autopromozione non possa smuovere grossi numeri, per cui magari grande soddisfazione personale, ma difficilmente arriveremo alla fama. Buonissime feste a chi passa di qui, approfitto dello spazio.

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  2. Anni fa anche io ero molto convinta delle tesi del self-publishing e avevo messo in atto alcune delle cose che Elisabetta suggerisce. La conclusione, però, è stata questa: tanta fatica e pochissimi risultati. Sicuramente avrò avuto i miei limiti in termini di numero di relazioni/conoscenze, in termini di tema/argomento e soprattutto in termini di multufunzionalità.
    Infatti, per fare tutto quello che viene suggerito occorre essere multitasking, cosa che io non sono; ho bisogno di concentrarmi su una cosa per farla bene fino in fondo, altrimenti finisce che mi disperdo in mille rivoli esaurendo tutte le energie, perché non ne ho una fonte infinita.
    Tant'è che i romanzi che ho scritto si aggiravano attorno alle 100 pagine. Certo, è una questione di stile, ma anche di energie e tempo che si dedica ad un'opera.
    Attualmente ho impostato due romanzi e prevedo per entrambi una mole di almeno 300 pagine. Per scrivere un testo di 300 pp. che abbia un certo valore occorre dedicare un sacco di tempo non solo alla scrittura in sé, ma ancor prima di questa al lavoro di ricerca,di documentazione e di impostazione. Fare questo è molto impegnativo e non avrei proprio il tempo e la forza di curare blog, seguire forum, discussioni e rendermi presente in rete più di tanto.
    La mia ambizione è arrivare a pubblicare con un grande editore, ma per arrivare a questo senza esser qualcuno non è facile; sono convinta che occorra presentare un prodotto veramente "forte" che non passi inosservato.

    Poi ognuno sceglie la strada che più gli si confà e che può permettersi tenendo conto di tutti gli impegni e gli obiettivi personali.

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  3. Mi piace molto e condivido l'idea che la forza dell'autore sono i lettori. L'editore al massimo è un mezzo per arrivare a loro, non certo il fine.

    Auguro a tutti un sereno Natale e un buon inizio anno!

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  4. Mi sembra una visione ottimistica della cosa.
    Speriamo.

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  5. Con tutto il rispetto per chi si impegna nel self-publishing, ho ancora parecchie riserve.
    Questo perchè - forse troppo banalmente - resto convinto che ognuno debba fare il proprio mestiere. Lo scrittore deve scrivere, l'editore dovrebbe pubblicare.
    Con tutta onestà, molto raramente ho letto prodotti autopubblicati validi e credo che nel momento in cui dovessi decidere di pubblicare qualcosa a mie spese... vorrà dire che ho smesso di credere che quell'opera valga davvero qualcosa.

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  6. Grazie dei vostri commenti! Approfitto anch'io per augurarvi Buon Natale e Buone Feste!

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  7. Segnalo questo articolo sul "successo del self-publishing"
    http://www.scribd.com/doc/121775423/I-best-seller-fatti-in-casa

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