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Come risvegliare l'interesse del lettore

Con il tempo e l'esperienza, chi scrive acquista un certo intuito su cosa "suona" noioso e cosa no, probabilmente lo avrete notato. Soprattutto rileggendo ciò che si è scritto, si arriva a capire al volo se il passaggio è avvincente o appare un po' lento e rischia di scoraggiare il lettore o addirittura portarlo sul baratro del sonno.

In alcuni momenti della trama dunque diventa necessario risvegliare l'interesse e la curiosità di chi legge. Nei punti della storia in cui l'intuito vi dice che le cose stanno procedendo in modo troppo fiacco, occorre inserire qualcosa che risvegli l'interesse. Ma cosa può essere questo qualcosa?
Ho provato a raccogliere qui vari modi per catturare l'attenzione di chi legge...


Capovolgere le aspettative


Avete presente film come The Others o Il sesto senso, in cui ad un certo momento si scopre che quello che avevate pensato sui personaggi e le loro vicende era completamente sbagliato? In questo specifico modo di narrare, alla fine della storia vengono ribaltate le prospettive perché la storia stessa è narrata dal punto di vista di chi non conosce tutti i fatti. Al di là di questa specifica tecnica, però, ci sono molti modi in cui si possono rovesciare le aspettative del lettore o dello spettatore, per dagli una “scossa”.
Il concetto di base del capovolgimento è che il cervello umano, quando segue la storia, forma delle associazioni sulla base di eventi e personaggi, in pratica cerca di farsi un'idea di come stanno le cose.
Si tratta dunque di attuare una sorta di gioco di illusionismo, in cui si conduce chi legge verso una determinata direzione, per poi rivelargli che si è trattato di un errore di valutazione. Laddove l'interesse si spegne, perché il lettore pensa di sapere cosa accade dopo, in quanto si è fatto un'idea sul proseguimento, è il momento buono per introdurre un capovolgimento.
Ad esempio possiamo far sì che il protagonista si comporti in modo esattamente opposto a come ci si aspettava. Oppure possiamo stupire i lettori con una svolta radicale nella trama stessa. O farne il cardine dell'intera narrazione, come accade nei film che ho citato.

Rovesciare una situazione


Passare da una condizione di felicità, serenità e comodità ad una diametralmente opposta è un espediente spesso usato da libri e film. La storia o la scena iniziano in un modo, con i personaggi che ridono, scherzano, sono palesemente felici, e finisce con un dramma, una caduta in disgrazia, un crollo totale. Il contrasto delle emozioni è forte e il lettore si identifica subito con chi ha subito questo rovesciamento della sorte.
Altro tipo di rovesciamento è poi quello in cui per esempio si scopre che una persona che si credeva morta è ancora viva o in cui una situazione che sembrava definita viene rimessa in discussione. Naturalmente in questi casi bisogna usare il buon senso ed evitare nel cadere nel cliché o nel ridicolo...

Creare contrasto tra i personaggi


A volte alcune scene risultano noiose senza che ci sia un motivo preciso. Se non possiamo tagliare via il passaggio perché è importante per il progredire per la storia, possiamo comunque migliorarlo aggiungendo un pizzico di pepe, cioè creando un maggiore conflitto tra i personaggi, qualche discussione, contrasto di idee e volontà. Non c'è niente di meglio che un po' di conflitto e di una bella lite per attirare subito di nuovo l'interesse.

Introdurre elementi esterni di disturbo e cambiamento


Il tempo cambia, accade qualcosa che il protagonista non aveva previsto, c'è un'interruzione dovuta a un fattore ambientale o comunque esterno. Il tempo sta per scadere (vedi anche Come il fattore tempo accresce la tensione), il passato ritorna con una nuova sfida, un grosso pericolo si presenta all'orizzonte, il protagonista cade vittima di una trappola, un segreto vergognoso potrebbe essere svelato, un inganno viene scoperto: sono esempi di imprevisti a cui né il protagonista né il lettore (si spera) avevano pensato.

Creare disarmonia del personaggio con l'ambiente


I lettori sono fondamentalmente un po' sadici e provano empatia quando i personaggi sono immersi nei guai fino al collo. Trovate qualche modo per tormentare il vostro protagonista e il gioco è fatto! Fate sì che si senta a disagio nell'ambiente in cui si trova: è stanco, affamato, nervoso, alle prese con una piccola sfida, è spaventato, deve affrontare qualcosa di fastidioso o confrontarsi con persone che lo indispongono o intimidiscono. Sta ricevendo pressioni da più parti a fare o non fare qualcosa. Oppure viene tradito, abbandonato, criticato o deriso. O semplicemente è imbottigliato nel traffico. Insomma, è parecchio inquieto!

Inserire una rivelazione


Uno dei più classici colpi di scena è quello della rivelazione di una qualche verità, della soluzione di un mistero, dell'identità di un assassino, della vera natura di un personaggio e così via. Ma se si è metà strada della storia, forse è meglio non rivelare troppo, no? Allora, è bene che ogni informazione aggiuntiva che si dà al lettore sia accompagnata da nuove domande, nuovi dilemmi o misteri.

Usare un cliffhanger


Questo termine fa riferimento all' espediente narrativo di chiudere un capitolo in modo brusco, sul più bello di una scena. E' una tecnica usata soprattutto in ambito televisivo, quando una puntata o una serie tv (ma anche un film) vengono interrotti e si cattura così l'attenzione degli spettatori. Cliffhanger indica in inglese chi "resta appeso a un precipizio". Una pausa al momento appropriato in cui si interrompe un'azione, un dialogo importante, un momento di suspense o un colpo di scena: tutto questo può essere un buon modo per lasciare i lettori con il fiato sospeso e costringerli a continuare a leggere, spinti dalla curiosità.

E per chi ha deciso di autopubblicare i propri scritti, ho letto che è particolarmente importante inserire un colpo di scena al posto giusto e precisamente là dove termina l'anteprima del vostro ebook. Un modo in più dunque per incuriosire il lettore e convincerlo a comprare il resto della storia!

Ci sono senz'altro molti altri modi per evitare che il lettore "si accomodi troppo" e pensi di sapere già tutto quello che c'è da sapere. Voi che cosa suggerite per allontanare i lettori dalla noia?

Anima di carta

Commenti

  1. la prima è bellissima sarà che citi the others uno tra i miei film preferiti, ma temo molto difficile da tradurre in un romanzo, dove manca totalmente l'effetto visivo. Io personalmente uso la tecnica del conflitto portato all'estremo: + conflitti insieme, se ne risolve uno e ne arriva un altro, il rischio è quello di
    (s)cadere nel "non è possibile che succedano tutte a loro!" Ti abbraccio sandra
    ps. sto pensando a un nuovo post per te se può interessarti.

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    1. Anche a me piace quel film e quella tecnica... In effetti penso anche io che sia difficile da realizzare su carta, sto provando a metterlo in pratica nel romanzo che sto scrivendo (un po' più in piccolo, diciamo così) e anzi pensavo di dedicargli un articolo tutto suo quando avrò messo a fuoco come fare...
      Certo che mi interessano i tuoi post :)
      Un abbraccio

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  2. I suggerimenti che dai sono tutti delle "rotture" di flusso... come se la rottura, la discontinuità, fosse l'elemento capace di superare la prevedibilità e la noia.
    Sì, è così per tutte le storie incentrate soprattutto sull'azione, poiché se le azioni diventano prevedibili l'interesse cala.
    La novità attrae quando questa è diversivo, meno quando questa è impegno.
    Che poi, abusare con queste "rotture" si rischia di cadere nell'osservazione che fa Sandra "tutte a loro capitano".
    Occorre sapere dosare tutti gli ingredienti che si hanno a disposizione, questo è ciò riesce a mantenere viva l'attenzione.

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    1. Ottime osservazioni. Condivido lo stare attenti a non abusare di questi elementi, si può facilmente diventare ridicoli. Di certo non è facile dosare gli ingredienti, come dici, e serve buon senso!

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    2. Sai... è tipo la formula magica della Coca&cola :-D

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  3. Per essere usate bene queste "rotture" di flusso vanno progettate fin dall'inizio in modo che la trama risulti ben architettata e in sintonia con lo stile che si sta usando. Progettare bene sapendo che si hanno tutti questi espedienti a disposizione è spesso il modo migliore per mantenere il lettore incollato alla lettura

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    1. E per questo non ci resta che imparare dagli americani, non ce n'è.

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  4. Hai fatto un bellissimo lavoro di sintesi, poi a me personalmente non piace paragonare la sceneggiatura di un film (che si scrive con regole precise) alla stesura di un romanzo (che segue altre regole): infatti negli ultimi anni troppi libri assomigliano a film, e io provo antipatia per libri di questo genere.
    Io sono della vecchia scuola: lavorare su trama e personaggi. Soprattutto i personaggi, che devono avere un'ampio respiro e devono evolvere nel corso del libro (ma non in maniera artificiosa). Quando scrivo uso le tre "i" (è la mia poetica personale, eh eh): identità, immaginazione, idee.
    Identità è la coerenza con me stessa, immaginazione è la fantasia (così il lettore non si annoia), idee è l'idea originale del romanzo, che deve essere semplice ma molto molto avvincente.
    Un abbraccio a tutti!

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  5. Post interessante. Il tuo accenno all'illusionismo mi riporta ad un mio post in cui parlo proprio di scrittura illusionista. Per i finali, mi capita e mi piace talvolta il finale "secco".

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    1. Grazie. Beh in fondo quando si scrive non si dice mai del tutto la verità e si dirotta l'attenzione su ciò che si vuol mostrare al lettore...
      Dove trovo il post di cui parli?

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    2. Lo trovi qui: scrivereleggerepercorsi.blogspot.com/2012/.../scrittori-illusionisti.htm

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  6. Molto interessante...
    Non conoscevo il termine "cliffhanger" anche se spesso ho usato questa tecnica!

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    1. Grazie Romina. A volte si usano certe tecniche in modo istintivo o magari perché le abbiamo "assorbite" da letture e tv...

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  7. Condivido l’opinione di Elisabetta Modena. Penso anch’io che non si possano paragonare le tecniche di suspance di libri e film.
    Di sicuro non è affatto semplice tenere il lettore incollato al libro, ci sono molti fattori in gioco: non solo la suspance, ma anche il ritmo del linguaggio, i personaggi accattivanti, le descrizioni intense, i punti di vista insoliti, ecc.

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    Risposte
    1. Ho citato quei film solo per rendere più chiaro il concetto, che è applicabile cmq anche ai romanzi. Poi è ovvio che si tratta di due tipi di narrazione diversi, ma i tratti in comune esistono, perché in tutti e due i casi viene raccontata una storia, nel caso dei film visivamente, nel caso dei romanzi attraverso le parole.

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