Passa ai contenuti principali

Scrivere fiabe in un mondo tecnologico

Quello che segue è un articolo scritto dall'autrice del blog Le Fiabe di Ramona, che ci conduce nell'affascinante mondo delle favole, proponendo una riflessione su questa particolare forma narrativa ai nostri tempi.

Dentro di me c’è sempre stato il desiderio di scrivere. Questo però è sempre rimasto inespresso, salvo alcuni exploit in cui mi “costringevo” a scrivere qualcosa, qualsiasi cosa. Idealmente avrei voluto scrivere un romanzo. Ciò che ne risultava era sempre banale e ridicolo ai miei occhi e di volta in volta cancellavo tutto ciò che avevo prodotto. Un giorno capii che ciò che scrivevo era banale perché io volevo necessariamente scrivere di qualcosa che effettivamente non apparteneva alla mia fantasia. Così piuttosto che scrivere chiedendo uno sforzo alla mia immaginazione cominciai prima a fantasticare e poi a scrivere. Ne venne fuori una fiaba e, bella o brutta che fu, fu comunque rivelatrice: era ciò che mi piaceva scrivere e finalmente dopo anni il mio desiderio di scrivere trovò un canale di sfogo.

Sull’onda di questo ritrovato entusiasmo decido di aprire un blog su cui riportare le mie storie, ma mi imbatto nel più grande dei problemi: poche letture e nessun feedback.
Perdo l’entusiasmo soprattutto riflettendo sul fatto che: qual è il bambino o il genitore che oggi si dedica alla LETTURA delle fiabe? Sicuramente pochi!

Oggi c’è la tv, ci sono i tablet e come si fa a convincere un bambino che è molto più bello leggere un libro piuttosto che vedere un cartone animato?

Sul mio blog io scrivo le mie fiabe. Fiabe che idealmente immagino essere lette ai bambini la sera prima di andare a dormire. Alle volte è proprio questo pensiero che ispira la mia scrittura: immagino un bambino che si appresta ad addormentarsi, il cui bisogno è quello di sapere che tutto va bene, che come si suol dire può dormire “sogni tranquilli”. E quale miglior mezzo per trasmettere questo messaggio se non una fiaba? Le fiabe hanno sempre un lieto fine ed è proprio questa certezza che garantisce ai più piccoli la consapevolezza che tutto andrà bene. In fondo spesso anche noi grandi avremmo bisogno di sentirci dire lo stesso messaggio e proprio per questo motivo il momento della lettura di una fiaba a un bambino può essere utile non solo al più piccolo, ma anche al genitore che può ritrovare un momento di spensieratezza e di disillusione infantile.

Forte dei miei studi di psicologia so che le fiabe hanno un ruolo importantissimo nello sviluppo cognitivo ed emotivo del bambino. La lettura in tenera età, anche attraverso i soli libri illustrati, aiuta a sviluppare meglio il linguaggio e stimola la fantasia. Certe storie aiutano a elaborare i vissuti emotivi che il bambino vive in modo amplificato e le fiabe hanno anche un ruolo nel trasmettere gli stereotipi e i pregiudizi che il bambino farà poi propri.

A proposito di stereotipi, se ci pensate le classiche fiabe, quelle con cui siamo cresciuti sono piuttosto maschiliste e riflettono l’opinione dell’epoca in cui sono state scritte. Pensate a tutte le fiabe in cui le protagoniste sono delle principesse, Biancaneve, Cenerentola, La Bella Addormentata, tutte propongono un prototipo femminile in cui l’unico desiderio, l’unico motivo di esistere è quello della ricerca del principe azzurro. Non importa studiare, non importa coltivare le proprie passioni, l’importante è trovare questo benedetto principe e sposarsi. E che dire di storie come quella del Brutto Anatroccolo dove il messaggio di fondo è che se sei diverso devi essere allontanato e che ognuno deve stare con la propria “specie”?

Oggi le fiabe sono cambiate, propongono situazioni più veritiere e sicuramente un’immagine femminile più emancipata.

Le fiabe sono anche utili per comunicare ai bambini dei messaggi, attraverso il linguaggio che in queste viene utilizzato e, attraverso i ruoli che si ripropongono nelle diverse storie, i bambini hanno modo di conoscere la realtà e imparare a strutturare le proprie conoscenze, ad esempio ciò che è bene e ciò che è male.

In generale così come i libri sono cibo per le menti adulte allo stesso modo lo sono per le menti dei più piccoli.
Alla luce di questo, la mia allora diventa una sfida.

Sottolineare l’importanza di questo genere letterario, far sì che i bambini re-imparino il piacere della lettura e dell’ascolto di fiabe e per quanto riguarda me stessa, scrivere, scrivere e scrivere!

Consigli agli aspiranti scrittori di fiabe


Per chi volesse cimentarsi nello scrivere fiabe do due grandi consigli:

1) scegliete il vostro messaggio

2) sfruttate il c’era una volta

Tutte le fiabe hanno una morale quindi un aiuto per voi potrebbe essere quello di partire dal messaggio che vorreste trasmettere e su quella base creare la vostra fiaba. In questo modo partirete già con un obiettivo preciso e questo vi servirà da bussola per orientare la vostra fantasia.

Sfruttate il “C’era una volta”! Sono solo tre paroline, ma il loro potere è magico. Poter utilizzare questo incipit non è cosa da poco perché aiuta a superare il famigerato “blocco dello scrittore”. Sembrerà assurdo, ma per quanto mi riguarda il fatto di vedere scritte quelle tre parole mi rassicura mi rende consapevole del fatto che ho iniziato, che ho “messo la prima pietra” e che adesso posso andare avanti perché ho una “base” su cui poter contare. Il “C’era una volta” è come se fosse un ingresso al mondo della nostra fantasia, ci catapulta in un’altra dimensione ed è come se ci dicesse: «Ecco, ora ti è consentito essere te stesso, sei qui dove tutto è permesso, coraggio!».

LaCantafiabe

L'AUTORE DI QUESTO GUEST POST 24 anni, quasi Psicologa, anti-sportiva, siciliana. Non amo le autodescrizioni, preferisco sempre che siano gli altri a descrivermi.
Mi piace fotografare i volti della gente soprattutto nei momenti più emozionanti, secondo me sono quelli i momenti che vale più la pena ricordare.
Mi piace leggere ed ascoltare gli altri, trovo che dedicarsi all’ascolto di chi ha bisogno di essere ascoltato sia un fantastico modo di spendere il proprio tempo.

Il  mio Blog: Le Fiabe di Ramona

Se vuoi scrivere anche tu un post per questo blog, leggi qui le linee guida per inviare il tuo contributo.

Commenti

  1. "Dentro di me c’è sempre stato il desiderio di scrivere. Questo però è sempre rimasto inespresso, salvo alcuni exploit in cui mi “costringevo” a scrivere qualcosa, qualsiasi cosa. Idealmente avrei voluto scrivere un romanzo. Ciò che ne risultava era sempre banale e ridicolo ai miei occhi e di volta in volta cancellavo tutto ciò che avevo prodotto. Un giorno capii che ciò che scrivevo era banale perché io volevo necessariamente scrivere di qualcosa che effettivamente non apparteneva alla mia fantasia. Così piuttosto che scrivere chiedendo uno sforzo alla mia immaginazione cominciai prima a fantasticare e poi a scrivere". – questo passaggio è perfetto, mi identifico parecchio. Anch'io ho fatto lo stesso percorso e, benché non sia ancora giunto a capire quale sia la direzione giusta per la mia fantasia, sono partito dalla tua stessa difficoltà, ho maturato la tua stessa consapevolezza e, adesso, credo di essere un po' più vicino a capire cosa voglio scrivere davvero. Molto più vicino. In effetti ci sto già lavorando. :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Salvatore, credo che soprattutto all'inizio un pò tutti attraversiamo questa difficoltà. Probabilmente perché ci impuntiamo sul "dover" scrivere, piuttosto che sul "piacere" di scrivere. Ti auguro di trovare di trovare la tua strada e ti faccio un grosso in bocca al lupo :)

      Elimina
  2. Mi ha fatto piacere leggere questo post: sembra incredibile, M.Teresa, ma anche questa volta c'è uno strano sesto senso che accomuna le nostre intenzioni. Giusto stamattina ho completato un articolo sulla fiaba di cui volevo parlare la prossima settimana, anche se il punto di vista è un altro. Però sembra quasi un'ideale continuazione di questo!
    Complimenti per l'analisi dell'autrice di questo guest post, il profumo delle favole mi arriva ancora adesso che ho una certa età! :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Marina, è proprio vero, il profumo delle favole non ha età!
      Come ho scritto in questo guest post, a volte anche noi grandi avremmo bisogno di ascoltare storie in cui siamo certi del lieto fine :)
      Grazie per i complimenti, a presto.

      Elimina
    2. Marina, è davvero bella questa telepatia. Tanto più che questa settimana anche Grazia nel suo blog ha parlato di letteratura per ragazzi :)
      Sono ansiosa di leggere il post.

      Elimina
  3. Ciao Ramona. Mi ha fatto piacere leggere il tuo post e non sai quanto! Ho tirato su io i miei ragazzi a fiabe e storie. Devo ancora avere da qualche parte un libro che conteneva storie, dove, in cima ad ognuna di esse, c'era un orologio con l'indicazione del tempo che si impiegava a leggerle. L'ho consumato, con due figli, finché un giorno, stufo di leggere, ho iniziato ad inventarle. Soprattutto mia figlia, che ora ha 16 anni, fino a quando ne aveva 12 mi chiamava in camera perché gliene inventassi un'altra. C'era una volta... ma le fiabe restano, come dici tu, sia in chi le ascolta che in chi le racconta.
    Ti ringrazio, Ramona, per avermi ricordato quei momenti, in cui mi immerge in una vita senza tempo. Bambino che ascoltava le fiabe della nonna, papà che le raccontava. E ringrazio Maria Teresa per averti ospitato.
    In questo Blog trovo sempre commenti intelligenti fatti da persone sensibili, e mi sento meno solo. Grazie a tutti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti ringrazio Enrico, il tuo commento mi ha emozionato.
      Il senso di una fiaba, almeno secondo me, è proprio quello di creare un momento intergenerazionale, in cui i grandi ammaliano i bambini con le fiabe che leggono o che inventano in prima persona, contribuendo così a costruire momenti famigliari speciali e costruendo ricordi che rimangono indelebili tanto nella mente dei più piccoli quanto in quella dei genitori.
      Mi unisco al tuo ringraziamento verso Maria Teresa, ringraziandola anch'io per avermi ospitata in questo suo spazio così ben curato e ricco di spunti di riflessione.

      Elimina
    2. Grazie a entrambi, così mi fate commuovere e mi si scioglie il trucco... :)

      Elimina
  4. Un cordiale saluto a Maria Teresa, l'Anima di questo bellissimo blog, e a Ramona, LaCantaFiabe, l'autore di questo guest post che fa sognare.
    Io ho imparato a "scrivere", scrivendo favole.
    Mio figlio Davide, stufo delle favole tradizionali, un giorno mi disse: "Papà, tu che hai tanta fantasia, perché non scrivi una favola nuova?"
    Io risposi che non ero capace, ma vista la sua insistenza... imparai a scrivere favole.
    Nelle mie favole non compaiono esseri umani, ma solo animali, fiori e alberi (come nelle favole di Esopo). Cito qualche titolo: "la coccinella e la luna", "le due foglie innamorate", "la margherita e la pesca", "il pesce rosso e il gabbiano", "l'orso bianco e la lucciola".
    Iniziano tutte con: "C'era una volta"... ma non tutte hanno un lieto fine.
    I temi sono diversi (anche la morte) e non sempre hanno una morale.
    Però sono piene di dolcezza, di tenerezza, a volte di malinconia, ma fanno sognare... fanno volare... verso il meraviglioso mondo della fantasia.
    Visiterò sicuramente il blog "La Canta Fiabe", sia per leggere le favole di Ramona, sia per far leggere qualche mia favola (se possibile).
    Con simpatia. Tony Apicella


    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Tony, quindi è stato tuo figlio Davide a spingerti a iniziare a scrivere? Che storia tenera :)
      Penso anche io che il lieto fine non sia sempre necessario. Tra l'altro le favole di Andersen, che ho più amato e che mi sono rimaste più impresse, sono ben lontane dal lieto fine. Però, certo, un bel finale ci lascia tutti più dormire sereni, questo è vero :)

      Elimina
    2. Ciao Maria Teresa, è sempre un piacere sentirti.
      Sì, è stato mio figlio Davide (che amo alla follia) a spingermi a scrivere.
      Non so se tu hai figli (spero di sì... perché sono una gioia unica), ma per i figli si fa tutto. Anche l'impossibile.
      Io sono un "gemelli". Ho un lato dolce e romantico, legato alla fantasia. E e un lato "malinconico", legato alla realtà.
      Quindi, anche le mie favole hanno due lati: uno dolce e l'altro malinconico.
      E l'insieme di questi due lati... crea una grande magia che si chiama "emozione".
      Ti do ragione. Un bel finale lascia tutti felici e contenti, ma le mie favole migliori hanno un finale triste (proprio come quelle di Andersen, che io adoro).
      A proposito, hai letto le mie favole? Ti sono piaciute?
      Appena puoi, fammelo sapere.
      Un cordiale saluto, con tanta simpatia.
      Tony Apicella

      Elimina
    3. Ciao Tony, scusami se ti rispondo un po' in ritardo. Per ora ho letto quella della Coccinella, è tenerissima, mi hai fatto anche tanto sorridere :) Presto leggerò anche le altre, ma la mia prima è impressione è che tu sia proprio portato per questo tipo di narrativa.

      Elimina
    4. Ciao Maria Teresa, non devi scusarti. So che hai tanto da fare, per il tuo secondo romanzo. Mi fa piacere, che la favola della Coccinella ti sia piaciuta. E' nata così per caso, una notte d'estate. Mentre guardavo rapito la luna piena, una coccinella s'è posata sulla mia mano. E in un attimo... è scattata la fantasia. Le altre favole sono un
      po' tristi, ma non mancheranno di emozionarti. Leggile con calma quando puoi.
      Un caro saluto e a presto. Tony



      Elimina
  5. Ciao Tony, sarei davvero curiosa di leggere una delle tue favole.
    Io qui ho sottolineato l'importanza del lieto fine ed in prima persona fino ad oggi le poche fiabe che ho scritto hanno tutte un finale positivo, però è vero che le fiabe sono utili per parlare della realtà, e purtroppo della realtà fanno parte anche eventi non positivi come la morte. Sicuramente una fiaba ben scritta può affrontare qualsiasi tema purché secondo me trasmetta sempre un emozione forte, positiva, che fa sognare e che come dici tu faccia volare.
    Grazie per il tuo commento, a presto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Ramona, prossimamente ti farò leggere alcune mie favole... e spero che ti piacciano.
      Non so se sono scritte bene, ma sicuramente sono scritte con il cuore e con tanto sentimento. E se scrivi con il cuore... le emozioni non mancano mai.
      A presto. Tony

      Elimina
  6. Molto interessante,mi ha fatto riflettere il tema sugli stereotipi tipici dell'epoca della fiaba... chissà quali sono quelli attuali che noi contemporanei probabilmente non riusciamo a percepire. Anch'io ho scritto qualche fiaba, e una è disponibile in eBook sul mio blog... ma essendo io incapace di seguire un unico genere, è un po' influenzata da altro. L'hanno definita "fiaba macabra", se è possibile mi piacerebbe conoscere il tuo parere (il titolo è "Il suicidio della ragazza dai bei capelli castani" e la linko al mio nick). Grazie e a presto!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Dal titolo sembra una favola per adulti :) Cmq provo a scaricarla... Grazie per il link

      Elimina
    2. Ciao Ryo, è vero gli stereotipi si insediano nelle nostre menti senza che noi ce ne accorgiamo. Anche le fiabe ahimè non ne sono esenti, ma oggi qualcosa sta cambiando, si propongono quantomeno stereotipi più positivi.
      Comunque il titolo fa pensare anche a me ad una fiaba per adulti, proverò a scaricarla anch'io appena avrò tempo e ti farò sapere :)
      A presto!

      Elimina
    3. Ops! Scusate, il commento con la risata doveva essere in risposta ad un altro commento sopra :p

      Elimina
  7. Credo che per scrivere fiabe sia necessario un animo particolarmente sensibile e gentile per trasmettere efficacemente i messaggi contenuti in esse ai bambini. Con le favole illustrate io a poco più di cinque anni ho imparato a leggere, costringevo mia sorella più grande a rileggermi di continuo le fiabe finché non riuscivo a imprimermi nella mente tutte le parole, che poi ricordavo guardando le illustrazioni. Crescendo mi sono troppo ammalata di realtà, infatti non sarei capace di scrivere delle favole.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Giulia, anch' io quando ero piccola adoravo i libri illustrati! Sono utilissimi nello sviluppo del linguaggio e facilitano l'apprendimento della lettura, perchè così come è successo a te aiutano ad associare la parola all'immagine corrispondente.
      E' vero crescendo purtroppo si diventa troppo realisti, si perde quella capacità di fantasticare che è invece così grande quando si è piccoli, però io penso che ne rimane una piccola parte in ognuno di noi e che se trovassimo il tempo e la serenità mentale per dedicarcici troverebbe sfogo in tutti noi.
      (si forse sono un pò troppo sognatrice eheh :p)

      Elimina
  8. Scrivere fiabe in un mondo tecnologico dovrebbe essere un dovere. Io provo con il più piccolo a inventarne di nuove, ma dallo sguardo attonito del mio Pietro mi rendo conto di non essere bravo. Ben vengano le fiabe scritte da altri, io ne compro spesso. Alle volte rimango io stesso incantato.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. L'importante è provarci :) magari chiedi a tuo figlio Pietro che tipo di fiaba vorrebbe sentire chiedendogli che tipo di personaggi vorrebbe fossero i protagonisti ecc, così avrai il compito più facilitato e indirettamente stimolerai la sua di fantasia :)
      Se vuoi sul mio blog trovi una mia fiaba che si intitola "Gino e il suo nuovo lettino", l'ho scritta pensando di rivolgermi a bambini molto piccoli quindi non so se potrebbe andar bene per il tuo Pietro, magari leggigliela e fammi sapere cosa ne pensa.
      Non c'è miglior giudizio per me se non quello di un bambino.
      Un saluto, a presto.

      Elimina
    2. Ciao Massimiliano..L'hai letta? Che te ne pare? sono alle prime armi quella è stata la seconda favoletta che ho scritto.

      Elimina
    3. Ciao, si io l'ho letta, mi manca solo di leggerla a mio figlio. Molto carina, tra l'altro capita a fagiolo siamo nella fase della paura di dormire da solo. Il letto matrimoniale è diventato un bivacco, giocattoli, pupazzi ecc... Ti ho messo nel mio blogroll così non ti perdo. A presto.

      Elimina
    4. ahah cade a pennello allora! A presto.

      Elimina
  9. Quanto sono importanti le fiabe e quanto è difficile scriverne una! A mio figlio da piccolo leggevo sempre delle fiabe o delle storie, la sera prima di addormentarsi: era il nostro rito serale dopo una lunga giornata in cui lui era all'asilo e io al lavoro. Quello che gli piaceva di più erano le filastrocche in rima, però.

    Personalmente mi piacevano (e mi piacciono) le fiabe classiche, tieni conto però che sono della classe 1963. Ma, come dici tu, sono d'accordo nel dire che propongono personaggi femminili piuttosto stereotipati. Non a caso il personaggio femminile che mi piaceva di più in assoluto era Belle di "La bella e la bestia" perché protagonista attiva e risolutrice della storia.

    RispondiElimina
  10. Ciao Cristina, eh sì scrivere fiabe non è semplicissimo, soprattutto perché si deve far i conti con una asimmetria generazionale che non è facile sempre saper gestire. Io sono ancora alle prime armi, mi sto mettendo alla prova e ciò che mi spinge è il fatto che in primis scriverle fa bene a me :)
    Comunque avevi un animo femminista fin già da piccola :P anche a me piaceva tantissimo la Bella e la Bestia.

    RispondiElimina
  11. Quello che mi piaceva di più in Belle, oltre al suo spirito indipendente, era la sua capacità di andare al di là dell'aspetto della Bestia.

    Mi hai fatto venire in mente un ricordo divertente quando uscì il film Disney: avevo letto che molti bambini erano scoppiati in lacrime quando la Bestia si era trasformata nel Principe. C'erano rimasti male! A riprova di come lo sguardo dei bambini sia diverso dal nostro.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. I bambini hanno una mente pura, purtroppo poi crescendo assimilano i pregiudizi che li circondano ed in questo come ho sottolineato anche qui, hanno un ruolo influente anche le fiabe.
      Spero mi verrai a trovare e mi farei sapere cosa pensi delle mie piccole storie :). A presto.

      Elimina
  12. Le fiabe come ce la ha proposte la Disney sono piene di stereotipi e di principesse che cercano il principe, ma nelle versioni originali non è sempre così. Certo, sposarsi era importante, ma non solo per le donne: quante volte il re protagonista, dopo la morte della moglie, viene spinto a risposarsi perché "il regno deve avere una regina"?
    E poi le fanciulle coraggiose non mancano. Ci sono le principesse che hanno un ruolo marginale nella storia e vengono salvate e basta, ma anche quelle che agiscono e a volte salvano il principe. Magari camminano per anni fino a consumare sette paia di scarpe di ferro per ritrovare il loro amato o rimangono mute per sette anni cucendo camicie di ortiche per salvare i fratelli o ancora si travestono da uomo e diventano capo dei briganti... Le fiabe tradizionali (e non quelle edulcorate della Disney) sono piene di spunti che si possono applicare anche i giorni nostri e di valori da trasmettere alle future generazioni. La gentilezza, la generosità e la determinazione dei protagonisti alla fine sono sempre premiate, mentre i cattivi hanno la loro punizione.
    Scusa per il lungo commento, ma quando si parla di fiabe non mi so trattenere :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ahah non preoccuparti! Mi fa piacere che l'argomento ti prenda così tanto. Scrivi anche tu fiabe?
      Comunque si come dici tu nelle fiabe tradizionali non mancano figure femminili attive e protagoniste delle proprie vite. Il mio accenno riguardava per lo più le versioni Disney ed alcune fiabe quale appunto quella del Brutto Anatroccolo di Andersen e ce ne sarebbero molte altre da citare che condividono gli stessi stereotipi. Poi certo le fiabe hanno una storia così vasta, ne esistono davvero così tante che è impossibile "fare di tutta l'erba un fascio" :p.
      Grazie per il commento, a presto!

      Elimina
    2. Non scrivo fiabe, ma sono una (aspirante) attrice e mi piace molto esercitarmi con le letture animate delle fiabe :)

      Elimina
    3. Ciao Elisa, che cosa intendi con "letture animate"?

      Elimina
    4. Ciao, scusami se rispondo dopo due settimane, ma non ero iscritta ai commenti. Non so se "letture animate" è proprio il termine esatto ma mi esercito a leggere le fiabe interpretandole come se fossero dei testi quasi recitati, anche accompagnandole con qualche gesto e differenziando le voci dei personaggi. E' un modo per renderle più coinvolgenti, sia per i bambini che per gli adulti.

      Elimina
  13. Le fiabe mi piacciono molto, perciò è stato un grande piacere farne scorpacciate anch'io mentre le raccontavo a mio figlio. Forse chi è interessato alle fiabe tende a cercarle sui libri, piuttosto che su un blog? Comunque grazie degli ottimi consigli. In particolare riconosco il valore delle parole "magiche" capaci di mettere in moto la macchina dello scrittore. :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Si sicuramente si tende molto di più a cercarle sui libri piuttosto che sul web e del resto da buona lettrice ammetto che anch'io sceglierei i libri, il cartaceo per me non ha rivali :p
      Io spero che chi abbia bisogno di fiabe del tutto inventate, di piccole storielle "pre-nanna" possa trovare nel mio blog un punto di riferimento :)

      Elimina
    2. Credo influisca molto il fattore "illustrazioni" :-)

      Elimina

Posta un commento

Ogni contributo è prezioso, non dimenticarti di lasciare la tua opinione dopo la lettura.
Se commenti per la prima volta, ti consiglio di:
1) accedere all'account con cui vuoi firmarti
2) ricaricare la pagina
3) solo allora inserire il commento.
Se vuoi ricevere una notifica per e-mail con le risposte, metti la spunta su "inviami notifiche".
(Ti prego di non inserire link o indirizzi e-mail, altrimenti sarò costretta a rimuovere il commento. Grazie!)