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Ho letto... "A volte la magia funziona" di Terry Brooks

Torno a parlarvi delle mie letture recenti, anche se non ho potuto dedicare nel mese di settembre molto tempo a quest'attività. Sperando che ottobre sia più proficuo, vi do il mio parere su due libri in cui mi sono imbattuta...


A volte la magia funziona - Lezioni da una vita di scrittura
di Terry Brooks

Descrizione
Uno scrittore deve avere due grandi doti: saper sognare, credendo fino in fondo ai propri sogni, e saper condurre con pazienza il lavoro più faticoso e razionale della ricerca e della costruzione del romanzo. Solo allora, quando si raggiunge il punto di equilibrio tra ispirazione e tecnica, tra fantasia e concentrazione, "la magia funziona", e il romanzo cattura il lettore. Questo, in sintesi, il segreto che ha spinto Brooks ai vertici delle classifiche di tutto il mondo e che adesso lo stesso autore vuole insegnare. "Qualche volta la magia funziona" è soprattutto la storia di un sogno divenuto realtà, quella di un avvocato che ha deciso di lasciare la professione legale per inseguire la propria vocazione.

Questo libro ha sostato parecchio tempo nella mia libreria prima che mi decidessi a leggerlo, ma alla fine è stata una bella scoperta. La resistenza era forse dovuta al fatto che non ho mai letto nulla di Brooks, però questa sorta di saggio autobiografico si è poi rivelato una lettura piacevole e utile.
In un centinaio di pagine Terry Brooks alterna capitoli con la sua storia personale di scrittore di successo a capitoli con consigli di scrittura.
Sarebbe spontaneo fare un paragone con On Writing di King, visto che entrambi sono una via di mezzo tra il manuale di scrittura e l'autobiografia, ma in realtà sono moltissime le differenze di contenuti e stile tra i due libri e non credo abbia davvero senso metterli a confronto.
La prima cosa che colpisce è secondo me il tono colloquiale e spensierato di Brooks che dà l'impressione di rivolgersi al lettore come a un amico, stabilendo con lui un contatto familiare e annullando da subito la distanza tra l'autore di fama, qual è lui, e noi poveri mortali aspiranti scrittori. Anche se le vicende della sua carriera sono molto distanti da quelle che potremmo trovarci a vivere qui in Italia - anche perché di fatto la realtà editoriale è completamente diversa - il racconto è piacevole e interessante.
I "consigli d'autore" sulla scrittura sono la parte più utile, soprattutto in quanto non vengono presentati come aride regole da manuale di scrittura creativa, ma fanno trapelare una notevole esperienza e vengono esposti in modo chiarissimo e convincente, mai pedante come spesso accade in questi casi.
Distribuite tra aneddoti personali ed esempi pratici, Brooks dà dieci "regole di scrittura": niente di nuovo forse, ma sicuramente tutte considerazioni validissime e sopratutto motivate.
Devo dire che ci sono state parti di questo libro che mi hanno dato davvero da riflettere, per esempio tutte le considerazioni sul processo della scrittura che va al di là della semplice stesura di un testo, o il capitolo che Brook dedica alla gestazione e alla pianificazione di una storia. In quest'ultimo aspetto lui stesso afferma di essere in contrasto con quanto dice Stephen King in On Writing, e personalmente comincio a dargli ragione.
In conclusione, si tratta di un libretto molto più profondo di quello che può sembrare a prima vista e ricchissimo di spunti per chi scrive. Davvero delle lezioni da non perdere, secondo la mia opinione.

Leggi anche:
12 regole di scrittura di Terry Brooks




Buona apocalisse a tutti!
di Terry Pratchett e Neil Gaiman

Trama
Sulla base delle Profezie di Agnes Nutter, Strega (messe per iscritto nel 1655 prima che Agnes facesse saltare in aria tutto il villaggio riunito per godersi il suo rogo), il mondo finirà di sabato. Sabato prossimo, per essere proprio precisi. È per questo motivo che le temibili armate del Bene e del Male si stanno ammassando, che i Quattro Motociclisti dell'Apocalisse stanno scaldando i loro poderosissimi motori e sono pronti a lanciarsi per strada, e che gli ultimi due scopritori di streghe si preparano a combattere la battaglia finale, armati di istruzioni clamorosamente antiquate e di innocue spillette. Atlantide sta emergendo, piovono rane dal cielo. Gli animi si surriscaldano... Bene bene. Tutto sembra proprio andare secondo il Piano Divino. Non fosse che un angelo un filo pignolo (ma giusto un filo, per carità) e un demone che apprezza la bella vita - ciascuno dei quali ha passato tra i mortali sulla Terra parecchi millenni e si è, come dire?, affezionato a usi e costumi umani - non fanno esattamente salti di gioia davanti alla prospettiva dell'incombente catastrofe cosmica. E allora, se quei due (Crowley e Azraphel) vogliono che quanto profetizzato non si compia, devono mettersi al lavoro subito per scovare e uccidere l'Anticristo (mica una bella cosa, visto che è un ragazzino simpaticissimo). Ma c'è un piccolo problema: sembra proprio che qualcuno lo abbia scambiato con qualcun altro...

Come vi avevo accenato giorni fa, non sono riuscita a finire questo romanzo.
Terry Pratchett e Neil Gaiman insieme? Mi sono detta che il connubio non poteva che far nascere un libro geniale! E invece no, Buona Apocalisse a tutti! mi ha deluso parecchio, anzi ho dovuto abbandonarlo per noia dopo sessanta pagine.
Ho seguito a fatica la trama, comunque molto esile, e l'ho trovato per lo più sconclusionato, a volte confuso, intasato di personaggi secondari e di episodi senza una reale affinità con il filone principale. E troppe anche le note a piè di pagina, che per quanto carine interrompevano troppo il flusso.
In difesa posso dire che trattandosi di un libro umoristico non necessitava di una trama particolamente avvincente, ma avendo letto e apprezzato molti altri romanzi di entrambi gli autori, mi aspettavo decisamente di meglio.
C'è anche da diire che le battute divertenti non mancano e i personaggi di Crowley e Azraphel, rispettivamente un diavolo e un angelo, intorno ai quali si snoda la storia, vengono tratteggiati in modo simpatico. Ma francamente non è bastato a farmi prendere dalla storia e a farmi superare pagina 60...

Anima di carta

Commenti

  1. Do non vuole accenti, te lo dico pur sapendo che di refuso da errore di battitura frettolosa trattasi, ma sai com'è... se non ci si mette in difficoltà tra noi gente che scrive... ;)

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  2. Il credere fino in fondo ai propri sogni dà modo a cocenti disillusioni di essere, quando quel credere ha dimenticato che di sogni si trattava. Le aspirazioni non devono essere sogni, ma obiettivi da raggiungere. Quando sono assimilabili ai sogni hanno perso la loro consistenza nel mondo dove l'attuazione è una necessità ineludibile. Il fine del sognare è quello di dar forma a ciò che troverà grandi difficoltà ad attuarsi, anche se questo non significa che pure il sogno ha il suo specifico grado di realtà nel dominio che gli è proprio, allo stesso modo delle allucinazioni, queste ultime su un piano ancora più distante dal vero.

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  3. Do non vuole accenti, te lo dico pur sapendo che di refuso da errore di battitura frettolosa trattasi, ma sai com'è... se non ci si mette in difficoltà tra noi gente che scrive... ;)

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