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Come allenare i "muscoli della trama" (parte 2)

Come dicevo nella prima parte di queste riflessioni, creare una buona trama dovrebbe essere il primo pensiero di chi scrive un romanzo. Per farlo nella pratica però è necessario esercitarsi moltissimo, fare esperienza di narrativa e sforzarsi di analizzare le storie di bravi autori per individuare gli schemi che adottano.

Accanto a questo, c'è un altro tipo di preparazione, quella che ci vede alle prese con la progettazione pratica della trama.

Perché progettare la trama


Molti di voi nei commenti al post precedente hanno raccontato di avere un modo di procedere che non prevede progettazioni. Da quello che noto in giro, sono davvero in pochi a pianificare in anticipo un'intera trama, dall'inizio alla fine, e che si mettono a scrivere armati di una mappa. Anche io, quando comincio un nuovo romanzo, riesco a concepire solo a grandi linee la storia e per la prima stesura procedo in modo abbastanza spontaneo. Questo approccio poco organizzato, però, ha parecchi limiti.

Prima di tutto, procedere a tentoni avanzando nel buio rappresenta una grande perdita di tempo. Ti costringe a fare spesso avanti e indietro, a verificare la coerenza di quello che hai detto, e devi fare parecchi tentativi prima di trovare la strada più efficace. E può essere logorante dover aspettare che l'ondata creativa faccia la sua comparsa, anzi ci sono dei periodi in cui la voglia di scrivere cala. Inoltre, procedere senza un minimo di traccia significa ritrovarsi quasi sempre impantanati a metà strada.

Dunque, se non vogliamo lasciare romanzi al capolinea o passare tantissimo tempo a riscrivere e revisionare, può essere molto utile buttare giù una bozza che individui i punti chiave della trama, concentrandosi soprattutto sul conflitto principale. Almeno non intraprenderemo il viaggio della prima stesura del tutto impreparati.

Fare scalette, mappe ed elenchi


Anche se non intendete fare a priori una scaletta dettagliata di ciò che accade, il mio consiglio è di farla comunque in due casi:
  • se siete bloccati mentre scrivete la prima stesura;
  • se siete arrivati alla fine della prima stesura.

Nel primo caso, fare il punto su quello che abbiamo già scritto, capitolo per capitolo, serve a radunare le idee e a capire perché non riusciamo a proseguire. Ma soprattutto è utile perché ci permette di cominciare a intravedere un disegno d'insieme. Nel secondo caso, ovvero se abbiamo terminato la prima stesura, ci sarà d'aiuto per controllare la coerenza degli eventi e sapere cosa eliminare o aggiungere.

Scalette
Si possono fare vari tipi di scalette, a seconda delle esigenze. Una scaletta cronologica mette in fila quello che succede nella storia, anche se non necessariamente nell'ordine in cui avete esposto i fatti. Serve per esempio a controllare la coerenza temporale.
Oppure potete fare una scaletta dell'intreccio, mettendo in fila i capitoli abbinati agli eventi importanti trattati in ognuno. Vi sarà molto utile soprattutto per ricapitolare la trama e stabilire quali capitoli sono deboli, forse perché succede poco o niente di significativo.
Io tendo a fidarmi molto della mia memoria, ma ultimamente mi sono resa conto che mettere tutto per iscritto è meglio!


Mappe concettuali
C'è anche la possibilità di fare una specie di specchietto dei nessi tra gli elementi, una sorta di mappa concettuale. Potrebbe rivelarsi utile se la trama è molto complicata e ci sono tanti fatti che devono essere annodati o molti subplot collegati con il plot principale. Oppure nel caso il romanzo presenti diversi livelli, situazioni parallele o intrecci temporali. Dovrete pur raccapezzarvi in qualche modo!

Elenco di domande
Per me creare una trama significa soprattutto dare delle risposte alle domande che nascono nella mente del lettore. Quindi può essere utile scrivere una lista di interrogativi o curiosità che possono sorgere (o che vogliamo far sorgere) nel corso del romanzo, e capire se abbiamo fornito risposte a tutto.

Elenco di obiettivi
Un'altra cosa utile che si può fare è elencare "cosa vuole" ogni personaggio. Forse avete già definito lo scopo del protagonista, ma gli altri? Lo scontro tra volontà e obiettivi dà vita ai conflitti, che come sappiamo sono l'anima della trama.


Esempio di mappa concettuale - La Seconda Guerra di Indipendenza
(L'ho trovata in rete e non ho controllato se è tutto corretto, ma è solo un esempio...)

Scatenare la fantasia


Se vi sentite poco portati per questi sistemi un po' cerebrali fatti di elenchi, schemi e affini, un modo efficace per “allenare i muscoli della trama” può essere quello di puntare sulla fantasia con il brainstorming. "Cosa accadrebbe se...?" Da questa domanda possono nascere molte idee, una dopo l'altra, fino a formare una vera trama.

In questo caso, però, non fermatevi alle prime soluzioni che vi vendono in mente ma puntate più in alto, osate con idee più audaci e soluzioni più coraggiose. Per scrivere una trama bisogna abituarsi a pensare al peggio!

Considerare il senso della storia


Ancora più importante di tutto quello che ho detto finora è avere in mente il senso che vogliamo dare alla nostra storia. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che non è mettere insieme tanti episodi (pure se in collegamento) che fa una trama. Una trama è un treno in corsa verso una meta finale. Ci fermiamo in varie stazioni, ma non dobbiamo mai perdere di vista l'obiettivo. E non sto parlando dello scopo del protagonista, ma del nostro. Ovvero: cosa mi ripropongo di dire con questa storia? Una risposta a questa domanda può essere utile per orientarci.

In conclusione


Se avete fatto un buon lavoro con la trama, vi accorgerete che questa è una costruzione fragilissima: se togliete un pezzo, gli altri crolleranno di conseguenza. In pratica, se avete collegato tutti gli elementi non potrete fare cambiamenti senza dover modificare il resto. Se invece ci sono intere scene ed eventi che possono essere tagliati senza che il resto ne soffra, questo deve farvi riflettere sulla loro utilità.

Avete altri consigli per lavorare alla trama? Vi sentite a vostro agio con scalette e liste o ne fate volentieri a meno?

Commenti

  1. Di recente ho iniziato a usare un'applicazione che permette di creare scene, schede dei personaggi, eccetera eccetera, in maniera da avere buona parte degli aspetti del romanzo sotto controllo.
    Non sono un amante delle mappe. Cerco di riflettere sull'idea che sosterrà l'intera architrave della storia. Credo che ci debba essere una domanda che in maniera carsica scorre attraverso le pagine, e di cui gli stessi personaggi non sono molto consapevoli. E alla fine è bene che non ci sia alcuna risposta. Lo scopo della narrativa è di porre le giuste domande, non indicare le risposte.

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    1. Ciao Marco, piacere di averti qui :)
      Per come la vedo io, le mappe servono solo a orientare il nostro pensiero, di fatto ognuno usa gli strumenti che sente migliori per elaborare le idee. Curiosità: che programma stai usando? Io ho provato ywriter5, ma ancora non mi sono convertita del tutto.
      Sulla risposta finale non so... forse dipende dal tipo di romanzo. In un giallo per esempio non credo si possa non rispondere alla domanda "chi è l'assassino?":)

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  2. Mi sento a disagio con cose troppo cerebrali ma ne riconosco la grande utilità. Molto dipende dal tipo di trama, Frollini a colazione e Ragione e pentimento hanno trame abbastanza lineari, accadono molte cose ma tutto sommato da un punto A si arriva a un punto B, per cui non aver fatto alcuno schema non ha creato problemi di sorta. Con Cene tempestose, trama ben più articolata, sono finita più volte nei guai, aiutata dalle esigenze di un editore problematico, a questo punto una mappa, uno schema, una scaletta sarebbe stata utile, ma non ho pensato di farla! In qualche modo sono arrivata alla fine, ma il risultato poteva essere molto migliore se avessi agito diversamente. Nel romanzo che sto scrivendo ho rischiato di trovarmi nella stessa situazione, ma ho avuto l'accortezza di affidarmi alla editor. Dopo ri-commento - devo chiudere - e concludo. baci sandra

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  3. Concordo con il fatto che un minimo di traccia sia necessaria, perché sennò ci si perde completamente. L'ho sperimentato sulla mia pelle.

    Però non mi troverei bene a parcellizzare l'intera storia nel dettaglio, suddividendola fin da subito in scene e capitoli. Mi sentirei profondamente limitata e mi bloccherei. (già successo anche questo)

    Certo, in questo modo hai meno "casini" in sede di revisione, mentre procedendo con maggiore libertà si devono mettere le mani su un sacco di questioni ... la seconda stesura diventa quasi una tappa obbligata.

    Forse non esiste un ricettario, e come in molte cose, la giusta via di mezzo è la migliore per me. Ho definito i passi principali e sto procedendo abbastanza tranquillamente. Possono esserci diversi punti da chiarire, ma si definiranno strada facendo. Una cosa è certa: prima di un capitolo o di una scena non mi siederò più al pc pensando "adesso vediamo cosa viene fuori" ma cerco di lavorare in modo diverso. Sto scoprendo le potenzialità del brain-storming, che sta facendo venir fuori delle cose abbastanza interessanti. :)

    Credo che impiegherò molto tempo a scrivere questo romanzo, perché sto imparando un sacco di cose. Però non ho fretta: cerco di imparare con umiltà e curiosità, giorno dopo giorno.

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    1. Eccomi. Eravamo alla editor. Il suo intervento è arrivato dopo la seconda revisione alla prima stesura. Ha sottolineato i punti di forza e quelli deboli sui quali occorre intervenire in maniera abbastanza massiccia. Ha suggerito che molti personaggi andavano approfonditi e questo era efficace farlo inserendo diversi conflitti. Ho preso in mano il cartaceo e a penna rossa segnato dove infilare le nuove rogne e addirittura un personaggio del tutto nuovo. E ricominciato a scrivere dilatando. A breve dovrei sapere se questo metodo ha funzionato. Bacio Sandra

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    2. @Chiara, secondo me una scaletta potrebbe esserti utile anche più avanti, quando avrai le idee più chiare sui vari eventi.
      Io mi maledico per non averle fatte in passato, per l'assurda convinzione di riuscire a tenere tutto a mente!
      In ogni caso, mi pare che ormai hai ingranato :)

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    3. @Sandra, quello che ha fatto la tua editor è stato senz'altro un buon lavoro. Sarebbe bello riuscire a individuare punti deboli e punti di forza da soli... ma non è sempre facile.
      Sono curiosa di sapere una cosa, dal lavoro che lei ha fatto hai tratto delle "regole generali" da riapplicare a quello che scriverai in futuro?

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    4. Una grande regola generale, che in realtà già conoscevo ma in questo romanzo avevo applicato male, perché un testo molto difficile emotivamente. La regola è W i conflitti, conflitti qua e là, rogne, altrimenti il lavoro si ammoscia e il lettore scappa. Anche con una trama importante, io l'avevo, occorre condire il tutto con grane varie. Bacio S.

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    5. @Maria Teresa, sì infatti ora l'ho fatta e mi trovo bene. Come hai suggerito tu, ho definito i punti chiave e questo mi aiuta. Man mano la arricchisco e sistemo.

      In generale penso che, più che essere fatta nella fase preliminare, possa essere tenuta sottomano e continuamente aggiornata sulla base delle nuove idee che nascono.

      Io non so assolutamente se sto lavorando bene o meno, ma fortunatamente non mi sono ancora bloccata :)

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  4. Si può dire che io ho portato alle estreme conseguenze l'idea della lista. Il primo volume della trilogia si chiude con il protagonista che compila una lista di tredici domande con tutte le cose rimaste in sospeso, che saranno l'oggetto del secondo volume (del quale ho già completato la prima stesura).
    Chiamala, se vuoi, metaletteratura ;D

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    1. Bellissima idea!! Lo sai che anche io ho fatto una cosa simile, inserendo una piccola lista per riassumere al lettore alcuni punti da risolvere... ovviamente facendoli scrivere dal protagonista sotto forma di appunti :)

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    2. Sì, anch'io, come ho scritto, ho fatto la stessa cosa. Comunque, almeno nel mio caso, non è vera metaletteratura, perché è completamente inserita nella trama del libro, senza nessuno shock per il lettore.

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  5. Mi trovo molto bene programmando in anticipo, perché questo mi permette di "galoppare" più libera dopo, senza dover ricontrollare cosa ho scritto e subire battute d'arresto per mancanza di soluzioni dei problemi che si creano. Siccome progetto tutta la trama, ma quasi nessun dettaglio, durante la prima stesura mi trovo a fantasticare su un capitolo per volta, e non mi sento legata da ciò che ho programmato, che comunque subisce sempre cambiamenti entro la fine. In particolare mi trovo bene con le schede. Una volta fantasticato su cosa succederà, prendo le mie schedine e su ognuna scrivo in poche parole il sunto di un capitolo, numerandole a matita. Successivamente, mentre scrivo, aggiusto le schede con i cambiamenti che ho fatto per la via, e alla fine mi trovo la storia già riassunta e ben visibile stendendo le schede sul tavolo (nel mio caso le spillo alla bacheca di sughero). E' comodissimo, perché quando devo fare la revisione ho una buona visione d'insieme e posso anche simulare spostamenti di capitoli per vedere cosa succede. Con me funziona.

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    1. Menomale che almeno tu programmi!! Questa cosa dei post-it attaccati al sughero l'ho vista tante volte nei film e mi domandavo se qualcuno la usava nella realtà :)
      Si vede che questo è il tuo metodo per pensare. E mi sembra ottimo.

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  6. Considerare il senso della storia, sono d'accordissimo. Una storia la puoi leggere come passatempo e in questo non c'è nulla di male; le storie, però, che ti lasciano un segno hanno qualcosa in più. Credo che questo "qualcosa" abbia proprio a che fare con il senso, con ciò che lo scrittore vuole trasmettere al lettore. Per il mio romanzo ho lavorato quasi un anno intero per sviscerare proprio questa, chiamiamola inopportunamente, morale.

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    1. Sì, la penso come te. Anche nei romanzi di svago puro, però secondo me c'è sempre un messaggio che l'autore vuole trasmettere, che ne sia consapevole o no. E non sempre si può considerare "morale", a volte è solo lo specchio della sua visione del mondo.

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  7. Non c'è niente da fare, sono irrecuperabile! Premesso che riconosco senz'altro l'utilità di lavorare razionalmente per non disperdere energie (e tempo!), io proprio non riesco a lavorare così. Mi spiego meglio: non parto mai da un intreccio ma da un'immagine che mi appare nitida nella mente e che trascrivo. L'immagine naturalmente non è banale, ma promettente e ambigua. Parto da qui. Nascono personaggi attraverso spezzoni di dialogo o situazioni o descrizioni. Dopo di che comincio a pensare alla trama che naturalmente cambia in continuazione perché mi rendo conto che il mio tema di fondo potrebbe essere sostituito o accompagnato da altri temi. E scrivo e riscrivo e la trama ancora è soggetta a svolte, rifiuti, rifacimenti continui. Non fate come me, non finisco mai di cambiare e correggere. Non fate come me. Io, però, continuo a divertirmi molto, come se fossi il lettore, perché non so mai come andrà a finire la mia storia. Non fate come me. Io però mi diverto molto nella mia anarchia dissipatrice. Buon lavoro a tutti. Firmato: un'irriducibile cocciuta autolesionista.

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    1. Io ho fatto come te per tantissimo tempo, per questo conosco bene i limiti e i vantaggi di questo metodo anarchico. Ultimamente sento molto il peso del tempo che mi occorre per scrivere e sto provando a usare più razionalità. Però divertirsi resta prioritario, ti capisco benissimo, cara cocciuta autolesionista :)

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  8. Io sono una pianificatrice. Tendenzialmente per i romanzi parto da uno schema per punti su carta che diventa poi una sinossi di un paio di paginette. Per Sherlock Holmes e il mistero dell'uomo meccanico ho avuto la fortuna di poter presentare all'editore la sinossi prima della scrittura del romanzo, quindi abbiamo analizzato i punti problematici senza dover riscrivere niente. Questa però è quasi utopia.
    Scrivere questa bozza di sinossi mi aiuta a capire se effettivamente ho chiaro in testa quello che voglio raccontare e posso chiedere al marito un primo parere sulla trama.
    Anche per i racconti non parto a scrivere se non conosco tutta la trama, ma di solito lo schema rimane tutto mentale. Ieri, per sfizio, ho mandato alle mie amiche via wa una sinossi del racconto su cui sto lavorando fatta solo emoticon. È una sciocchezza, ma l'ho trovato divertente e, tutto sommato, mi ha anche aiutato a chiarirmi le idee (anche se gli emoticon non si adattavano molto all'ambientazione)

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    1. PS: sul senso, il cuore della storia, ho fatto un post giusto ieri.

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    2. Infatti l'ho visto e mi sono riproposta di leggerlo con calma (il post) perché è un tema che mi preme molto in questo periodo.
      Hai un metodo di lavoro inviabile (e infatti te lo invidio!!). Vorrei arrivare a fare altrettanto, tu ci sei arrivata poco alla volta o ricordo male? Insomma, svelami il tuo segreto :)

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    3. Sì, poco alla volta! Però in generale ho sempre preferito scrivere sapendo dove andavo a parare. E in realtà, avendo di base una buona memoria tendo a non fare schede ad esempio per i personaggi, quindi poi devo dare la caccia alle imprecisioni (gente che cambia colore di occhi, capelli e in quale caso pure nome). Però faccio spesso cartine e mappe dei luoghi o, in casi di luoghi reale, le vado a cercare (una volta stavo per spendere 170 € per uno splendido atlante illustrato della Roma antica con mappe dettagliate quartiere per quartiere, ma mio marito mi ha ricondotto alla ragione)

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    4. Anche io mi fido (troppo nel mio caso) nella memoria, ma a quanto pare questo non evita di incappare in incongruenze, menomale che c'è la revisione.
      L'atlante poteva essere un buon acquisto se intendevi scrivere una vagonata di storie ambientate nella Roma antica, ma direi che tuo marito ha fatto bene a farti ragionare :)

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  9. Esiste un programma di scrittura scaricabile gratuitamente che permette di avere sott'occhio schede, personaggi, addirittura fare le foto di una casa dove si intende ambientare la storia. Insomma pare risolva molti problemi. Ce l'hanno consigliato al corso di tecniche narrative, si chiama CELTX basta scriverlo in Google e salta subito fuori. Io non l'ho scaricato perché sono davvero preistorica in queste cose, ma magari a qualcuno può tornare utile. Sandra

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  10. Direi che non manca niente all'appello... qui ci sono davvero tutti gli elementi necessari e a nostra disposizione per scrivere la trama perfetta. Io ho fatto una lista di domande a cui dovrò dare risposta, ora aspetterò un post che dica come fare a rispondere... perché non ne ho proprio idea ;)

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    1. Ahah se non lo sai tu che hai inventato la storia... ;)
      Ma aver già individuato le domande mica è poco!

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  11. "Se compare una pistola prima o poi sparerà": procedere a tentoni significa far apparire decine di pistole, magari anche cariche, per poi dimenticarsene strada facendo.
    Ci si ritrova pieni di scene inutili, spunti interessanti ma non abbastanza sviluppati e con la tentazione del deus ex machina sempre pronta ad aspettarci dietro l'angolo. Così, in fase di revisione, dopo aver perso ore e ore di tempo a cercare di aggiustare la faccia ad un Picasso, ci si rende conto che è quasi tutto da buttare e che, forse, è il caso di ricominciare da capo.

    Dopo molti tentativi falliti, ho deciso che non avrei mai più iniziato a scrivere senza conoscere già il finale della storia. Che si tratti di un racconto o di un romanzo, la prima cosa che faccio è lavorare sulla trama.
    Prima scrivo tutti gli eventi in ordine cronologico, seguendo il rapporto di causa/effetto e poi, se il quadro generale mi appare abbastanza credibile, mi dedico all'intreccio. Successivamente ai personaggi, di cui traccio a grandi linee la personalità, per non ritrovarmi a metà del romanzo con l'aracnofobico che si getta dentro un buco pieno di vedove nere perché è l'unico del gruppo a non soffrire di aracnofobia :D

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    1. Ciao Jenny, un ottimo proposito! Riconosco che non è facile lavorare in questo modo, ma si tratta di ottimizzare il tempo (che non è mai abbastanza per chi scrive) e di non ritrovarci con una revisione che in pratica si trasforma in una riscrittura. Mi piace l'immagine che hai dato della revisione come "aggiustare la faccia ad un Picasso". Rende bene l'idea :D

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  12. Scrivendo quasi esclusivamente romanzi e racconti storici, per me la pianificazione è indispensabile per non rischiare di "suicidarmi" facendo comparire un personaggio storicamente esistito prima del tempo, o facendo sposare i miei personaggi all'età di due anni! Va bene che siamo nel Medioevo, quindi succedeva di tutto, ma così è un po' troppo... almeno bisogna essere consapevoli delle proprie scelte. Inoltre ho una scarsa memoria per le date.

    Io faccio ogni sorta di schema, specie nel caso di romanzi corposi e complessi come La Colomba e i Leoni, o altrimenti annegherei. Preparo macrostrutture (in Word) e soprattutto elenchi con datazioni storiche, in modo da poter infilare quello che accade ai miei personaggi in rapporto anche alla loro età (in Excel). L'apice del delirio lo tocco però con la mappa di ogni scena, cioè scrivo in due righe che cosa succede, il che mi permette di vedere se per caso non c'è una scena di troppo.

    Questo però non toglie l'importanza di avere un'immagine iniziale che mi chiama, esattamente come accadrebbe se scrivessi romanzi di altro tipo. Nel caso del Pittore degli Angeli, era un pittore povero e perseguitato che mendicava sui gradini di una chiesa, nel caso della Colomba e i Leoni un giovane schiavo cristiano con una maschera d'oro sul volto.

    E la fantasia poi parte a briglia sciolta, e il divertimento è assicurato!

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    1. Insomma, potresti insegnarci nel dettaglio come fare mappe e scalette!
      Se ho ben capito tutto questo lavoro viene fatto in parte prima e in parte durante la scrittura vera e propria. E a quanto pare si concilia comunque con il piacere di scrivere e scatenanre la fantasia :)

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    2. Per usare un termine di paragone, è come essere a bordo di un vascello (per me il tempo storico), ma lo stai timonando (mappe e scalette, all'inizio di massima, poi sempre più dettagliate). Sai che devi andare da un porto a un altro (l'inizio della storia e la fine), ma non sai che cosa ti succederà durante la navigazione! E questa è l'avventura.

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    3. Metafora bella e azzeccata :)

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  13. Diciamo che non sono un'amante delle mappe e degli schemi, ma li utilizzo, anche se non in maniera così precisaa come te. Mi servono per tenere d'occhio cosa devo scrivere e per non dimenticarmi gli eventi importanti ai quali devo arrivare
    :D

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    1. In effetti anche questo è un tipo di scaletta da non sottovalutare. Prima di fare una vera e propria mappa anche io avevo un elenco di eventi da inserire, anche se durante la definizione della trama alcuni li cancellavo perché non trovavano più posto nel contesto.

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  14. Penso sinceramente che scrivere significhi raccontare delle storie. Nel momento che si fa una mappa, un'organizzazione minuziosa e dettagliata, quasi una sorta di "informatizzazione" della storia, la storia semplicemente non esiste più. Esiste un programma che soffoca la storia, la annienta.
    Potrei capirlo nel caso di mettere nero su bianco fatti di cronaca, ovvero in un campo strettamente giornalistico, ma non nel romanzo.
    Gli svarioni, le incongruenze, dipendono da noi. Se vengono compiuti quella storia non ci coinvolgeva, ci annoiava quasi. Meglio allora non iniziare nemmeno a scriverla.

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    1. Fare mappe e organizzare il lavoro di scrittura può inibire la creatività o al contrario aiutare a renderla più vivace. Non credo ci siano regole generali in questo.
      Però sulle incongruenze non sono d'accordo. Si fanno errori anche quando si scrive una storia con passione, soprattutto se è molto lunga e ha una trama complessa. E a quel punto avere il controllo di ciò che si è scritto è molto utile.
      Sarà mica che non vuoi informatizzare il lavoro di scrittura perché ti ricorda troppo l'altro lavoro? :)

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  15. Sì,sono molto d'accordo sul fatto che non ci sono regole generali, ognuno ha il suo metodo del resto.
    In parte forse si, l'informatica mi influenza abbastanza ma non ne farei a meno per la scrittura. Del resto si racconta che Bill Gates quando fu condannato dall'Antitrust americana scrisse in un articolo: "...e magari il giudice la mia sentenza l'ha scritta proprio con Word ..."
    Mi sembra eccessivo però utilizzare addirittura dei software appositi proprio per scrivere un testo, le parole devono correre, poi dopo le si incastra bene.
    Mi trovo d'accordo comunque sull'ultima cosa che dici: se si toglie un pezzo e gli altri crollano allora è una buona costruzione. Inutile inserire cose non utili alla costruzione della storia, ma questo, dipende appunto dal metodo, lo si può fare anche a posteriori. Anche un giallo non è detto che vada rispettata la solita regola "si scrive prima la fine". L'unica regola che va rispettata è che l'assassino non può essere l'investigatore ...

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    1. ... volevo dire ovviamente dei software specialistici buoni solo per scrivere libri, secondo me basta e avanza il classico Word... non carta e penna d'accordo ma nemmeno cose fantascientifiche ad eccezione nella fase di impaginazione per cui è bene utilizzare prodotti adeguati

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    2. Sull'uso dei software specifici io non ho ancora deciso da che parte stare. Ne ho provati un paio, lì per lì mi sono sembrati utili, ma ancora sono ancorata a OpenOffice per scrivere e le varie mappe ed elenchi li faccio su file a parte o su carta.
      "Le parole devono correre": su questo siamo d'accordo. Tutto il lavoro di elaborazione per me va fatto prima o dopo la stesura, di certo non durante, tenendo ben distinte la fase creativa e quella razionale.

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  16. Le storie che scrivo partono sempre da una scintilla. Se qualcosa, più delle altre, nell'arco della giornata o in una particolare occasione, colpisce la mia attenzione io devo parlarne e non solo attraverso uno sfogo da diario personale (lo facevo quando ero più giovane) ma vestendo quel sentire con abiti nuovi. Così nasce l'idea della storia che svilupperò. Non sono mai partita da schemi o scalette, inizio a scrivere e la trama si racconta sul foglio da sola; certo è che, ad un certo punto, devo orientare quella massa di idee, devo dare ad esse un senso compiuto, assegnare un obiettivo alla storia che ho in mente. Allora mi piace il brainstorming e la fantasia, di solito, mi viene molto in aiuto.
    La cosa veramente difficile, secondo me, in un romanzo è mantenere la coerenza del testo: la sua lunghezza espone di più ad errori legati ad incongruenze o mancanza di coesione fra le varie parti. Lì, forse, sottolineare i punti nodali può servire a non perdere mai il bandolo della matassa.

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    1. Secondo me la mancanza di coesione è uno dei problemi principali che incontra chi scrive senza aver definito prima la trama, anche in quelle storie che "si scrivono da sole". Perdere il filo conduttore, disperdersi in vari avvenimenti, ecc. è molto facile. Per uscirne l'unica cosa è proprio fermarci e chiederci dove stiamo andando.

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  17. Se un giorno riuscirò a scrivere qualcosa di mio e per intero questo post mi sarà molto utile ^^ . Io al massimo per ora ho scritto solo qualche piccolo racconto. A me piace molto il Fantasy e spesso mi trovo di avere una miriade di idee, cose buffe sull'ambientazione ecc, ma mi manca un movente forte per continuare la mia storia. Comunque mi piacerebbe applicare lo schema anche per i miei racconti ^^.
    A presto .. Dream Teller ^^

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    1. I racconti sono un buon allenamento. Quando, poi, arriverà un'idea forte e ti catturerà in pieno, il movente per buttarti a scrivere un romanzo verrà di conseguenza :)
      Per ora non dimenticare di prendere appunti, le idee che hai potrebbero servirti in futuro!

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  18. Di solito quando inizio a scrivere lo faccio senza nessun riassunto o scaletta, avendo in mente solo la parte fondamentale della storia: il conflitto principale, i personaggi più importanti e per quale motivo si troveranno al centro dell'azione.
    Dopo un po', tuttavia, dato che comincio ad avere troppe (o troppo poche!) idee, mi scrivo tutto su un quadernino di modo da non avere pensieri volanti per la testa e "fissarli".
    Una cosa molto utile che facevo e che adesso non faccio più (ma dovrò ricominciare) era, mentre scrivevo, fare delle schede in cui mi segnavo schematicamente informazioni come nomi, date, motivazioni base, luoghi e cose del genere. Era molto utile per avere sempre sottomano dei dettagli che magari, dopo un po', diventa difficile ricordare, soprattutto se ci sono molti personaggi e una trama dettagliata. Anche se certe informazioni non le scrivevo direttamente mi era utile averle per contestualizzare la storia.

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    1. Un lavoro come quello di cui parli è sempre utile, proprio per tenere tutto sotto controllo. Poi l'uso che se ne fa è sempre relativo (a livello di informazioni che realmente scriviamo).
      Anche io prendo molti appunti sulle idee che mi vengono, ormai ho capito che se non le fisso si disperdono in un battibaleno :)

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  19. Finalmente sono riuscita a leggere questi due post. Mi capitavano sotto la home di blogger e non aspettavo altro che di avere 5 minuti di lucidità per immergermi in una lettura di questo tipo. E oggi, dopo 10 giorni di antibiotico, la febbre mi ha abbandonata e mi sono lanciata sull'impresa.

    Che dire? Hai già detto tutto.

    Posso solo aggiungere che, in generale, quando 'i muscoli della trama' sono ben allenati, ci viene davvero facile anticipare le trame delle opere che leggiamo (o dei film che guardiamo). Ecco, la capacità di 'predire' gli svolgimenti narrativi di lavori non nostri è una buona cartina tornasole per verificare a che punto siamo con gli allenamenti, almeno credo :)

    PS: la scelta delle immagini di Pippo è spettacolare. Adoravo le sue serie!

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    1. Vero, predire le svolte nelle trame altrui ci fa capire se abbiamo acquisito certi modi di ragionare. A me capita sempre più spesso, più con le serie tv o i film che non con i romanzi. Però devo ammettere che mi piacere essere sorpresa e poter dire: "Ah, questo proprio non me lo aspettavo!".
      In bocca al lupo per la ripresa, dieci giorni di antibiotico non sono uno scherzo... :(

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  20. Dimenticavo la cosa più importante, a proposito della 'trama a domande'.
    Sto rileggendo in questi giorni 20.000 leghe sotto i mari. Tutti i capitoli sono formulati in modo che nella testa del lettore nasca una domanda, che verrà svelata o nel capitolo seguente (all'inizio, quando la trama è ancora poco articolata) o più avanti. Lo trovo un buon modo per procedere, tiene alta la suspense e rende difficoltoso al lettore chiudere il libro. Parti troppo lunghe in cui non nascono domande e dove non si riesce a capire quale sia il punto d'arrivo del narratore, be', ammazzano di certo la voglia di leggere.

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    1. Interessante! In un certo senso è quello che mi sono riproposta di fare, ma non so ancora se il risultato sia abbastanza buono. Di certo è utile analizzare altri romanzi in questo senso, soprattutto quelli con una forte suspense.

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  21. In un mio romanzo, il solito fantasy di cui ogni tanto parlo, sto facendo una trama dettagliata. Per ora è lineare, perché è più facile farla così, poi potrò creare un intreccio.

    La mappa concettuale della II guerra d'indipendenza è interessante e me ne servirò sicuramente. Non ci avevo pensato, ma è molto utile per capire i vari risvolti.

    Nella mia storia non posso scrivere di getto senza una trama, perché ci sono tanti eventi di mezzo.

    Io ho comunque iniziato da un sunto della storia, poi piano piano ne ho sviluppato i vari punti e alla fine ho diviso il romanzo in 3 parti. Devo completare l'ultima, poi renderò più dettagliata la trama, che già ora occupa 3 pagine.

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    1. Tre pagine di trama non sono mica poche! Quando ci sono tanti eventi che rendono la matassa complessa è d'obbligo avere un approccio razionale. Spero che la mappa concettuale ti sia utile :)

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    2. Sì, forse sono troppe 3 pagine, ma l'ho fatta un po' discorsiva e volevo avere sottocontrollo tutto.

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  22. Io tendo a prendere pochi appunti perché in genere non riescono a star dietro ai miei pensieri, diciamo che faccio molto brainstorming. Tengo le idee in testa e le rigiro mentre scrivo. A volte so perfettamente in che direzione portare avanti la storia, altre volte so dove voglio arrivare e la strada è più tortuosa, con il risultato, come dicevi, che la revisione è più impegnativa, così cerco di dare alla storia un percorso meno imposto. Comunque seguo delle regole, come quella di causa-effetto, che mi portano da una scena all'altra. Tuttavia sto cercando di migliorare il mio metodo di scrittura e comincio a prendere più appunti e mi cimenterò anche con scalette e schede personaggi.

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    1. Secondo me lasciare che le idee vengano elaborate senza prendere appunti può avere dei vantaggi. Mettere subito tutto su carta o al pc ci toglie quella possibilità di "rimuginare" che a volte è necessaria. Adesso per esempio mi è venuta un'idea e sarei tentata di provare subito a metterla giù, ma magari la lascio macerare ancora un po'... :)
      Le tue regole, in ogni caso, mi sembrano ottime!

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