Personaggi secondari... ma non troppo


Avete presente quel tipico personaggio dei film o più spesso delle serie tv, l’amico innamorato segretamente della protagonista? Quello che che pende completamente dalle sue labbra, quello il cui unico ruolo è far brillare di più la stessa protagonista?
Ecco, quello secondo me è un esempio di pessimo uso dei personaggi secondari.

Ma chi sono esattamente costoro? Sono quei personaggi che hanno il compito di accompagnare il protagonista nel corso della storia, di sostenerlo e di aiutare uno scrittore a comunicare al lettore alcune informazioni nel modo più accattivante possibile. Ciò avviene in modo particolare attraverso i dialoghi che il protagonista ha con loro, rivelando così qualcosa di sé o i suoi pensieri o dando spiegazioni, senza che uno scrittore debba ricorrere ad altre forme di espressione più pesanti e noiose.
In realtà il ruolo di un personaggio secondario è molto più ampio e ricco di potenzialità per una storia: anche se non avrà mai tutto l’approfondimento e l’attenzione che riserviamo al protagonista, perderemo molto se limitiamo il suo ruolo a quello di una marionetta o una spalla a servizio della star principale. Una storia vola molto più in alto se facciamo sì che ogni personaggio nel suo piccolo abbia una sua personalità, un suo scopo, una sua ossessione, e non una semplice funzione di appoggio.

Leggevo una frase che mi ha colpito a questo proposito (riferita alle sceneggiature, ma che si adatta molto bene anche ai romanzi): “Ogni personaggio è il personaggio centrale della sua propria storia e si comporta di conseguenza”.

In pratica, quello che i personaggi dicono o fanno non può essere solo funzionale rispetto al protagonista, deve rispecchiare la loro particolare realtà. Come il protagonista, anche i “minori” inseguono i loro obiettivi e nel farlo si intromettono negli affari del protagonista, creando conflitto.
Insomma i personaggi di contorno sono preziosissimi per la trama, così come per dare vivacità all’intero mondo che stiamo creando, per renderlo più credibile e brillante.

Ma in pratica come trattare questi personaggi all’interno di un romanzo?
Ovviamente non siamo tenuti a “conoscere” i personaggi secondari come i protagonisti, né è necessario che abbiano una grande complessità, quindi ne tracceremo a grandi linee caratteristiche, passato e vita presente, senza tanti dettagli.
Purtroppo il lettore tende a dimenticare questi personaggi. È nostro compito quindi attribuire loro tratti ancora più spiccati rispetto ai protagonisti, così che non si faccia confusione…

Il miglior modo per renderli memorabili e riconoscibili è che siano un po’ “sopra le righe”, magari divertenti, esagerati, bizzarri. La personalità di un personaggio secondario deve necessariamente essere più definita ed esaltata, perché il lettore non lo ha sempre sott’occhio e ha bisogno di qualcosa da memorizzare. Non a caso i personaggi secondari sono quelli che brillano di più in una qualsiasi storia, dal romanzo impegnato al cartone animato, e vanno differenziati tra loro ed "etichettati" il più possibile.
Per far ciò gli scrittori ricorrono a vari espedienti, caricandoli molto, sottolineando particolarità fisiche e caratteriali, modi di fare o manie, e riproponendole spesso al lettore.
Anche per questi personaggi vale ovviamente la regola di evitare stereotipi e cliché, come quello di cui parlavo all’inizio. E perché ciò non accada la cosa migliore resta quella di ispirarsi a persone vere…

Anima di carta

Commenti

  1. Ma che brava che sei, a trovare sempre nuovi argomenti da sviscerare e approfondire: è davvero un piacere leggerti!!! :-)

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  2. Grazie di cuore, Donatella!!! La mia passione per la scrittura è nata molto presto (ci sono ancora quaderni che lo provano!), mentre è più recente la scoperta di quanto mi piaccia la scrittura creativa, cioè tutto ciò che riguarda l'arte dello scrivere...

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