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Questione di punto di vista

Tempo fa ho letto che tra i più frequenti errori che gli editor devono correggere, ci sono quelli che riguardano il punto di vista.
D’altra parte gli scrittori di rado si preoccupano del punto di vista anzi già mi sembra di sentire qualcuno protestare davanti a questo post: ma devo preoccuparmi anche di questo, ora?!
Quando ho cominciato a scrivere neanche io mi preoccupavo del punto di vista, e solo quando ho iniziato a interessarmi di scrittura creativa e a leggere testi sull’argomento, mi sono resa conto della sua importanza. Il punto di vista, infatti, è qualcosa che può fare davvero la differenza in un romanzo!

Ma facciamo un passo indietro… cos’è il punto di vista?
Il punto di vista risponde alle domande: chi racconta questa storia? A chi appartiene la voce narrante? A chi appartengono gli occhi e le orecchie di chi racconta la storia? Si tratta di uno dei personaggi o di una voce esterna? È il protagonista che narra o i personaggi a turno si alternano del narrare?
Per capire cos'è il punto di vista, bisogna immaginare che chi racconta la storia ha una telecamera e guarda ogni cosa attraverso quella telecamera…
La scelta del punto di vista implica molti altri aspetti del romanzo, come il linguaggio, le informazioni che si danno al lettore, il “modo” di percepire il mondo. Per esempio se il punto di vista è quello di un bambino, si dovrà necessariamente usare un linguaggio e un modo di osservare più infantile. E così via.
Quando si fanno i primi tentativi di scrittura, la scelta cade quasi sempre sulla prima persona, perché è un po’ come scrivere un diario. Parlare in prima persona dà, inoltre, l’impressione di instaurare un dialogo più intimo con il lettore. Ma l’uso della prima persona non sempre è la scelta migliore, anzi secondo me parlare in prima persona limita troppo chi scrive e può addirittura creare fastidio in chi legge.
Il punto di vista è un argomento davvero complesso e la scelta dipende da tanti fattori. Ma conoscere a grandi linee quali sono le possibilità, vi potrà dare almeno un’idea di quale voce narrante fa al caso vostro…
  • Prima persona
    Viene utilizzato quando il protagonista della storia o un altro personaggio racconta personalmente quello che succede usando la prima persona, “io”.
    L’uso della prima persona può essere molto coinvolgente per il lettore, ma può risultare anche pesante; inoltre, come dicevo, limita molto perché si può raccontare solo ciò che il protagonista sperimenta in prima persona. Secondo me, è una buona scelta se si usa un linguaggio colloquiale e un po’ ironico, e se avete in mente una storia spiritosa.
  • Terza persona singola
    In questo caso chi racconta è all’esterno della storia ma si concentra sul protagonista, ovvero ha la “telecamera” puntata sul personaggio principale, indicato come “lui” o “lei”. Di conseguenza, quello che raccontate è limitato a ciò che il protagonista conosce, sperimenta o pensa.
  • Terza persona multipla
    Si parla di terza persona multipla quando la storia viene narrata usando più punti di vista singoli, passando di volta in volta da un personaggio all’altro, come se la “telecamera” si sposasse ogni volta. Questo punto di vista è meno limitato dei precedenti, ma certamente il lettore faticherà di più ad affezionarsi al protagonista.
  • Terza persona onnisciente
    In questo caso, chi racconta la storia è davvero al di sopra delle parti, conosce tutto quello che succede a tutti i personaggi, così come ciò che passa per la testa di ognuno. È una scelta che garantisce molta libertà e dà un ampio respiro alla storia, ma è ovviamente meno coinvolgente delle altre.
All’interno di queste possisbilità ce ne sono molte altre… per esempio, si può scegliere di usare una terza persona onnisciente che però osserva solo da fuori, che non entra mai nella testa dei personaggi per informare il lettore di cosa pensano. Oppure si può usare la prima persona rivolgendosi direttamente al lettore come per raccontare una storia.
Difficile scegliere, vero? Probabilmente dovrete fare molti tentativi prima di imboccare la strada giusta. Personalmente mi è capitato di fare vari esperimenti per capire quale punto di vista si adattava meglio alla storia che avevo in mente. Di solito, comunque, preferisco l’uso della terza persona singola, perché è coinvolgente, ma non stancante.
Qualsiasi via scegliate, però, dovrete prestare molta attenzione a non fare errori sul punto di vista, perché come dicevo all’inizio, sono molto comuni e molto dannosi!

Anima di carta

Commenti

  1. Importantissimo il punto di vista, è vero!!! io sto usando ora la terza persona singola, mentre nel precedente ho usato la terza persona multipla... credo diepnda anche dallo stile che si sceglie, come dici tu!

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  2. Attenzione a usare la parola "multipla", sempre specificare che si tratta di una "soggettiva", altrimenti gli autori non imparano mai (e purtroppo ci sono molto editori che ancora pubblicano nomi noti pieni di questo tipo di errore). La soggettiva può cambiare solo se si stacca il paragrafo (invio/spazio bianco) e si inizia a raccontare una nuova scena dal PdV di un altro personaggio. Ovviamente il protagonista deve avere più paragrafi, quindi il problema dell'immedesimazione del lettore non si pone. Si pone se i soliti vispi infilano i pensieri dell'uno e dell'altro negli incisi di un unico dialogo.

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    1. Concordo in pieno. L'errore di cui parli è davvero fastidioso per chi legge, mi è capitato di riscontrarlo persino in autori di un certo successo...

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    2. Io uso sempre la prima persona. Solo una volta ho usato la terza persona multipla cercando di non fare questo tipo di errori e non sai che faticaccia!

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  3. Io ho sempre usato la terza persona con un unico PDV (il suo), o comunque variavo i PDV a ogni capitolo. Non mi trovo proprio a variare il PDV di ogni personaggio a ogni paragrafo o, peggio, frase. Però è u errore frequente. Può essere passabile se l'autore è davvero bravo, sennò crea troppa confusione!

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    Risposte
    1. Sono d'accordo con te, meglio un unico pdv. Mi è capitato di trovare questo tipo di errore (o forse era cosa voluta, non so) anche in autori affermati, ma direi che non è un bell'effetto e di certo non aiuta il lettore a identificarsi con i personaggi.

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