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Molti parlano, pochi ascoltano

Avete presente quei film in cui un grande chef va al mercato la mattina presto per scegliere personalmente gli ingredienti migliori per i piatti che cucinerà? Credo che gli scrittori dovrebbero fare altrettanto: scegliere personalmente gli elementi delle loro storie ispirandosi al grande mercato dei libri. In parole semplici dovrebbero leggere, leggere e leggere ancora per trovare il proprio personale modo di scrivere, per affinarlo e renderlo unico.


Eppure, lo strano fenomeno di questi anni è che ci sono molti più scrittori che lettori. È come se tutti oggi volessero esprimere qualcosa di sé e ambissero a “essere letti”, in una corsa spasmodica alla manifestazione di ciò che si ha dentro. Ma nello stesso tempo sono pochi coloro che hanno voglia di dare un’occhiata a ciò che gli altri hanno da dire.

Andando in libreria resto sempre colpita dall’enorme quantità di libri che vengono scritti (persino dai personaggi più improbabili…) e pubblicati. A questa mole andrebbero aggiunti tutti i libri delle piccole case editrici - quelli che non vengono distribuiti nelle grandi librerie - i libri auto-pubblicati e anche tutti i testi che vengono distribuiti solo su Internet… e vogliamo aggiungere pure tutte quelle opere che restano chiuse nel cassetto dei loro autori? A giudicare da questa quantità di materiale dovrebbero esserci altrettanti lettori… e invece no.

Il fiorire degli affari nel mondo dell’editoria ormai non si basa più su chi legge ma su chi scrive… ovvero si specula su chi brama di pubblicare. Questo oltre che essere vergognoso e triste, è anche un fenomeno che rischia di mettere in giro molta spazzatura e di conseguenza generare sempre meno voglia di leggere.

Inoltre, non posso proprio fare a meno di chiedermi perché tra i tanti autori esordienti che ci sono in giro nessuno tra loro è disposto a leggere qualcosa dei loro colleghi altrettanto esordienti?
E mi domando: perché tutti hanno tanta premura di mettere nero su bianco il loro mondo interiore, ma non si preoccupano quasi mai di migliorare il proprio modo di esprimersi leggendo?

Su questo fenomeno dovrebbero riflettere tutti coloro che amano scrivere...

Anima di carta

Commenti

  1. Come darti torto. Quando andavo a scuola, ormai molto tempo fa, sia i mei genitori, sia la maestra prima e i professori poi, mi invitavano sempre a leggere, leggere, leggere; mai a scrivere, scrivere, scrivere. Mi spiegavano: per imparare a scrivere devi PRIMA leggere molto e di tutto. Apprenderai, così, concetti nuovi e un più vasto vocabolario che ti consentirà di esprimere in maniera corretta e compiuta quello che vuoi dire. Oggi, invece, tutti scrivono ma nessuno legge. Perché? Fondamentale è la colpa degli editori: basta avere un nome appena noto che ti pubblicano tutto, pure cose che definire spazzatura è oltraggiare la spazzatura stessa. Ma c'è anche la complicità di noi lettori: dovremmo fare una selezione molto più accurata ed evitare di leggere qualunque cosa solo perche scritta dal nome appena noto. Faremo un doppio servizio alla natura: eviteremo l'inutile taglio di alberi e ridurremo l'inquinamento per lo smaltimento della molta carta prodotta, passata, senza aver lasciato traccia, da albero a carta da macero.

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  2. Che buffo, a me capita il contrario! A forza di leggere gli altri ho perso la mia voce... a volte faccio fatica perfino a mettere insieme una frase di senso compiuto!!!! Il vero problema è che nella nostra società c'è troppa voglia di protagonismo, troppo egocentrismo, troppo esibizionismo...leggere è un'affare intimo, privato, solitario...

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  3. Sono gli stessi pensieri che mi sovvengono ogni volta che entro in qualche libreria. Bisogna saper leggere, ed ascoltare, prima di tutto.
    Anche a rischio di perdere (o meglio cambiare) la proprio voce.
    Perchè, secondo me, ciascuno ha un proprio mondo da esprimere, ma spesso è un mondo condiviso, che qualcun altro ha già espresso, ed è confortante ritrovarsi in qualche pagina. Espande la mente.

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  4. Hai ragione da vendere!
    Hai una pagina su aNobii per curiosità?
    Elisabetta

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  5. Vivo accanto ad una persona "speciale" che arde dalla voglia di scrivere e se non lo fa "soffre". Ha letto testi importanti e qualitativamente nobili,ma la forza che lo guida in questo difficile mondo della scrittura "buona" credo sia un dono. Di sicuro leggere molto e bene aiuta ad affinare il tiro, ma se quella fiamma che "brucia" non si spegne ed anzi continua ad alimentarsi,non sarà difficile catturare l'attenzione di un "lettore" alla ricerca di un messaggio "diverso". Magari non sarà il numero a fare la differenza, ma meglio essere "ascoltati" da pochi ed ignorati dalla massa, visto le banalità e le volgarità che dilagano.Complimenti per la cura che hai del tuo blog e spero di trovare presto tue preziose riflessioni! Buona ispirazione a tutti! :)

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