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Per scrivere ci vuole un pizzico di follia

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La settimana scorsa, in un torrido giorno di luglio, ho finalmente terminato di riscrivere/revisionare il mio terzo romanzo. Caldo e stanchezza mi hanno tenuto costante compagnia, ma nonostante le condizioni avverse, non posso negare di essere parecchio contenta. Ci sono storie che hanno bisogno di tempo, a volte molto, molto tempo per potersi esprimere. Occorre avere pazienza e non arrendersi alle difficoltà. Ho cominciato questo romanzo nel lontano 2002 e da allora l’ho sfasciato tre volte, riscrivendolo ogni volta dall'inizio alla fine. Nel frattempo ho portato a termine altri due romanzi, e solo l’esperienza acquisita con gli anni mi ha permesso di dare a quest’ultima versione la forma che davvero volevo. Ho sempre pensato che fosse nato sotto una cattiva stella, ma no, la verità è che ero troppo immatura per poterlo scrivere prima. È stato un romanzo agognato, sofferto, ma mi ha insegnato davvero moltissimo. In realtà credo che ogni romanzo insegni qualcosa al suo aut...

Siete autori estroversi o introversi?

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Siete più simili all'esuberante zio Fester o allo scorbutico Lerch? La settimana scorsa ho letto una riflessione sul blog di Daniele Imperi, Scrittori o markettari? , che evidenzia quanto per essere scrittori oggi sia necessario andare ben oltre la scrittura, in poche parole come sia obbligatorio ormai diventare oltre che autori anche abili venditori di se stessi e dei propri libri . Per quanto questo possa dare fastidio o lo si possa trovare ingiusto, è una verità con cui bisogna fare i conti. E poca differenza fa se siamo autori supportati da un editore, perché la realtà è che oggigiorno tutte le case editrici richiedono il supporto promozionale dell'autore, anzi lo danno così tanto per scontato che spesso i libri da pubblicare vengono scelti sulla base della capacità di auto promuoversi o del bacino potenziale di lettori che lo scrittore è in grado di procurarsi. Come sottolineava il post di Daniele, la promozione parte già da quando si contatta l'editore : tutto ...

9 motivi per NON leggere i miei romanzi

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Mentre scrivo il capitolo finale del terzo romanzo e gioisco perché finalmente ho trovato anche un titolo che mi soddisfi, ho pensato di darmi da sola la zappa sui piedi e proporvi un elenco di valide ragioni per tenervi alla larga dai miei libri.

Lo sfaccettato mondo dei lettori

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Fortuna che non sono tutti come Annie di Misery non deve morire Prima di tutto vorrei ringraziare Patricia Moll per aver dedicato al mio Bagliori nel buio uno spazio sul suo blog  Myrilla's house . Colgo l'occasione di questa sua recensione per alcune riflessioni che mi frullano in testa da un po', intorno alle diversità che si riscontrato tra i lettori. Senz'altro basta guardarsi un po' di giro per notare quante differenze ci siano nei modi di vedere un libro. Io sono abituata a leggere i commenti che vengono lasciati sui romanzi che voglio acquistare o su quelli che ho letto, prima e dopo la lettura, ma a volte mi capita di andare a sbirciare persino tra le recensioni di storie che non leggerei neppure sotto tortura, perché sono curiosa per natura. Spesso mi capita pure di infastidirmi quando vedo apprezzamenti entusiasti su romanzi che per me valgono poco e mi fa male vedere critiche a libri che ho amato tantissimo. Non credo di essere la prima a prenderl...

“Apoptosis”, intervista all'autore Renato Mite

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Il romanzo di cui vi parlerò oggi getta uno sguardo sul futuro con una storia a metà tra la fantascienza medica e il thriller. Ho l'occasione per approfondire la storia direttamente con l'autore. Questa la trama: Un ricercatore medico, un'innovazione diagnostica rivoluzionaria, una rete digitale per la sanità pubblica e un hacker a mettere tutto in discussione... prima dell'Apoptosis. La società HOB Medicines ha rivoluzionato la medicina con la Patoneuroscopìa, l’indagine diagnostica attraverso il sistema nervoso, e ha creato il PNS, un dispositivo per la diagnosi personale collegato alla P.A. Net, la rete digitale per la sanità pubblica. Tutti indossano un PNS, ma alcuni dubitano della sua efficienza: George Tobell, il ricercatore che ha aperto la strada alla Patoneuroscopìa, affetto da una neuropatia causata da un prototipo del PNS; e Matthew Jaws, un hacker ossessionato dalla HOB che vuole vederci chiaro sulla sorte degli antesignani, leggendari malati oggett...

Ritrovare un romanzo perduto

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In questo periodo di scrittura furiosa, mi sono resa conto più che mai di quanto sia legata al romanzo a cui sto lavorando. Sarà che me lo trascino da anni o che è già stato oggetto di innumerevoli riscritture, fatto è che ormai conosco i personaggi e le loro vicende un po' come se fossero degli amici intimi. Eppure so che prima o poi questo legame così viscerale dovrà necessariamente essere spezzato, per poter  liberare la storia , com'è giusto che sia. E ne sono sempre più (dolorosamente) consapevole quanto più mi avvicino alla fatidica parola fine. In realtà non è però di questo specifico romanzo che voglio parlarvi oggi, ma delle riflessioni nate da un post di alcune settimane fa di Elena Ferro che sul suo blog  ci ha raccontato di come un giorno sia tornata a occuparsi del suo primo romanzo dopo una lunga pausa. La sua esperienza mi ha molto colpita perché ho sentito le sue parole molto mie, soprattutto riguardo all' ambivalenza di sentimenti che provava nei co...

I miei 5 strumenti per trovare la “parola giusta”

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Quando scrivo spesso mi viene in mente la battuta di Snoopy: “Uno scrittore a volte cerca per ore la parola giusta”, perché in effetti a me capita proprio così. Mi soffermo parecchie volte sui singoli termini, per capire come rendere al meglio un concetto, una sensazione, ecc. Ultimamente ho addirittura l'impressione di impantanarmi durante queste ricerche. Sarà che non sono in gran forma, ma mi succede di frequente di avere un vocabolo sulla punta della lingua e di arrovellarmi per interi minuti senza riuscire a tirarlo fuori. In questi casi ti accorgi dell'enorme potere che hanno le parole e che una non vale l'altra. E di quanto in narrativa sia fondamentale usare una terminologia corretta nell'esprimersi, per trasmettere al lettore ciò che si vuole nel modo più preciso possibile.