Perché scrivo thriller psicologici e noir

Fonte Pexels

Quando ero (più) giovane, quindi parecchi decenni fa, l'etichetta thriller psicologico non era di moda come oggi. Anzi, da quel che ricordo certi romanzi che oggi verrebbero definiti tali facevano parte del grande calderone dei cosiddetti gialli. Tant'è che quando qualcuno di una certa età mi chiede che tipo di storie scrivo, uso questo termine generico (“scrivo gialli”) pur sapendo che è molto impreciso e che in realtà dice molto poco. 

Dai generici gialli alla tensione psicologica

Attingendo al calderone generico dei gialli, fin da piccola ho sempre prediletto un certo tipo di storie che puntano sulla tensione psicologica piuttosto che sul mistero e sulle indagini poliziesche. Tra i miei libri preferiti da giovanissima lettrice c'erano Rebecca, la prima moglie, molti romanzi di Ruth Rendell e quelli di Boileau-Narcejac. Con il passare degli anni mi sono appassionata sempre più a questa tipologia di romanzi che scavano nell'oscurità dell'animo umano e raccontano storie di manipolazione psicologia, senza essere però cosciente del motivo. Con il tempo ho iniziato a cercare più attivamente trame di questo tipo, aiutata anche dal fatto che da qualche anno a questa parte l'etichetta thriller psicologico o romanzo noir è praticamente di moda. 

Accompagnare i personaggi nell'oscurità

Tuttavia, quando ho cominciato a scrivere non ho messo subito a fuoco che tipo di storie volevo raccontare. La consapevolezza è arrivata più tardi ed è stato come l'accendersi della classica lampadina nella testa. Ho capito che ciò che mi attraeva non erano i misteri in sé, ma ciò che rappresentano per chi li vive. O per meglio dire, ho realizzato che ciò che volevo era accompagnare i miei personaggi attraverso un viaggio nell'oscurità di sé stessi.

Ho cominciato più consapevolmente a creare storie di vite apparentemente tranquille che vengono spezzate all'improvviso, come in Sarà il nostro segreto, o incrinate da segreti inconfessabili, come in Dal passato, all'improvviso. O storie che puntano l'attenzione su malattie psicologiche e l'ambiguità della visione della realtà, come in Non fidarti della notte.

Meno sangue, più ambiguità

Le indagini di per sé mi hanno sempre interessata poco, infatti la polizia compare sempre in modo marginale nelle mie trame. Ciò che conta è l'animo dei protagonisti, la loro vulnerabilità, le loro ossessioni, i loro dubbi, le paure profonde, le debolezze.

Anche l'azione o l'aspetto splatter di una storia non mi attrae affatto, ed è per questo che nei miei romanzi questi elementi si trovano ben poco, a favore della suspense e dell'approfondimento psicologico. Certo, non mancano aspetti crudi o momenti di violenza, d'altra parte è impossibile farne a meno in un thriller. Ma ho sempre cercato di non indugiare troppo sul sangue.

Verso il romanzo nero

Di recente, i miei romanzi hanno anche preso una piega molto più noir, con punti di vista incentrati su di chi commette i crimini e non chi li subisce o li risolve. Ma le sfumature di ambiguità sono sempre fondamentali per me, ovvero non tutto nella vita può essere nero o bianco, ed è lo stesso per chi cede al lato oscuro di se stesso. Insomma non mi piace definire in modo netto bontà e cattiveria, secondo me c'è sempre una motivazione dietro ciò che si fa. Credo di aver guardato molto a questi aspetti quando ho scritto Sento i tuoi passi e Finché crimine non ci separi. Anche i criminali hanno un'anima, si potrebbe dire.

L'ossessione è un altro tema che amo molto. Penso che una qualunque ossessione possa generare un vortice inarrestabile, se non una vera caduta negli Inferi. Perciò negli ultimi anni ho usato l'ossessione per l'arte come cuore pulsante di alcune storie, in particolare Sarò il tuo Mecenate e il recente La gatta nel giardino che scotta

Da dove nascono le mie storie?

La scintilla che fa scattare il desiderio di scrivere una storia nasce a volte da notizie di cronaca nera, ma anche da scene quotidiane o dalla semplice atmosfera di un luogo. Se per esempio vedessi una donna di notte che aspetta l'autobus come nell'immagine che ho messo in questo post, subito si scatenerebbe in me la traccia per un romanzo. La scintilla può scoccare anche dalle vite normali che osservo intorno a me e che intuisco nascondano qualcosa di tutt'altro che normale. C'è di dice che ho una fantasia un po' malata, ecco. Io preferisco pensare di riuscire a vedere nelle persone e nelle situazioni sia le luci che le ombre.

Vi piacciono i thriller psicologici e i noir? Cosa cercate in particolare in questo tipo di storie?


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Commenti

  1. Innanzitutto mi segno il libro che hai suggerito, ovvero "La spinta" di Ashley Audrain, la trama mi intriga. Io leggo un pò di tutto, a parte i libri rosa, e tra thriller psicologici e noir preferisco i primi. I noir per me sono ahimè un pò lenti da seguire, anche se devo dire che in realtà non proprio tutti. Amo molto Dulf Dorn, Thilliez e Fitzek. Nelle storie cerco avventura, movimento, intrighi, mistero, ma anche qui dipende anche un pò dal momento che sto passando. Alle volte prediligo anche libri più leggeri e meno incasinati, se così si può dire. Comunque sia, se il libro e quindi l'autore sa catapultarmi fuori dalla realtà ha tutta la mia attenzione. Per me un libro raggiunge il top quando mi posso dimenticare cellulare e social. Personalmente, come ben sai, ho letto di tuo "Come un Dio immortale" e subito mi ha presa tantissimo la trama! -ANTONELLA AEGLOS ASTORI-

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    1. Sono sicura che "La spinta" non ti deluderà. Capisco bene quando dici che un libro raggiunge il top quando ti fa dimenticare social e affini. Di fatto si legge per evadere dalla realtà, a prescindere dal genere. Perciò se l'autore non riesce nel compito di farci immergere nella storia, si può dire che abbia fallito. Negli ultimi mesi ho faticato a trovare un romanzo che mi coinvolgesse davvero, spero che sia solo una fase. Grazie per essere passata di qui e per aver ricordato "Come un dio immortale", ti sono grata per averlo letto e apprezzato!

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  2. scrivere thriller psicologici significa anche cercare di esplorare i lati più oscuri dell’essere umano, quelle zone d’ombra che oggi sentiamo particolarmente vicine e attuali. Basta guardarsi intorno: la cronaca ci offre ogni giorno esempi di quanto la realtà possa essere, a volte, più inquietante della fantasia.

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