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Il “metodo del non scrivere” (parte I)


Questo post è stato scritto da Pietro Luciano Placanico e nasce da un commento che l'autore ha lasciato su un mio vecchio post Gli errori di chi inizia. Dal momento che le sue riflessioni mi sembravano degne di ampliamento, gli ho proposto un articolo vero e proprio. 
Ringrazio Pietro per il suo contributo e vi invito tutti a leggere l'articolo e in modo particolare il suo annuncio finale. Questa è la prima parte del metodo che vi propone. 

Ringrazio Maria Teresa per avermi permesso di scrivere sopra gli errori di chi inizia. Perché lo reputo un argomento molto utile e di primaria importanza per uno Scrittore/trice.

Gli errori di chi inizia a scrivere un romanzo sono di varia natura. E di solito si commettono per seguire varie motivazioni. Può essere la fretta di voler completare la storia pensata. O l’ansia di dimenticare le idee che avevamo in testa. Oppure tutte le varie e articolate informazioni che pensiamo di dovere inserire obbligatoriamente scrivendo anticipatamente montagne di appunti. Pensieri soggettivi che reputano ciò che pensiamo “bellissimo” o “utilissimo” per il romanzo. Altre motivazioni sono legate a cattive informazioni non professionali che ci vengono propinate da chi “non è addetto ai lavori”. Queste ultime “ci aiutano”, lo uso in senso ironico, solo ad aumentare la nostra confusione e le nostre indecisioni e basta. E mi fermo qui. Anche se l’elenco potrebbe continuare.

Convinzioni

Sono convinto che scrivere un romanzo e completarlo in ogni sua parte sia, per uno Scrittore/trice che lo desidera, una meta molto motivata e ricercata con molta passione e convinzione. E questa è una cosa eccellente. Ma sono anche convinto che, lo Scrittore/trice dovrebbe sempre ricordarlo, scrivere e completare un romanzo è anche “una grande faticata”. Si, davvero, è un enorme lavoro, sia fisico che mentale. E su questo aspetto, sulla stanchezza fisica e mentale di uno Scrittore/trice c’è da prestare la massima attenzione.

Perché bisogna stare attenti? Perché spesso uno dei più grossi problemi dello Scrittore/trice non è la scrittura di per sé, e tutte le sue parti per renderla completa, ma il problema più debilitante è la stanchezza fisica e mentale. E questo pericolo è talmente “infido” o “nascosto” che spesso neanche lo Scrittore/trice riesce a rendersi conto che esso esiste, e lo ignora totalmente.

A mio parere questo aspetto della stanchezza fisica e mentale di chi scrive, non si deve assolutamente ignorare. Per non andare incontro a forti delusioni. Come quello di scrivere svogliatamente, con lentezza, facendo sforzi enormi o riprendere a scrivere dopo un necessario riposo, a volte che si prolunga anche troppo. E tutto questo ci fa perdere tempo e anche ci passa la voglia di cercare di esprimersi con una buona scrittura, preferendo una scrittura meno impegnativa, meno faticosa, più leggera o generica, e comunque sempre poco corretta, per non dire sbagliata.

Per questo motivo, riuscire a capire gli errori di chi inizia a scrivere un romanzo, e a porvi rimedio in anticipo, ci permetterà di non stancarci troppo né fisicamente né mentalmente, così da poter conservare le nostre energie fisiche e mentali per la narrazione futura. E così esprimersi nella narrativa al meglio delle nostre possibilità letterarie.

Suggerimento

Ora vi suggerirò un metodo che, a mio parere, reputo “ottimo”. Tale metodo è semplice, sicuro, e affidabile. Lo reputo anche il più produttivo e il meno faticoso di qualsiasi altro metodo. Se lo metterete in pratica, vi accorgerete che risparmierete molta energia fisica e mentale, e potrete scrivere, almeno tecnicamente, dei buoni romanzi, in breve tempo e senza stancarvi troppo. Credo che sarà utile per voi perché scriverete in modo semplice, piacevole e veloce. Favorendo anche, allo stesso tempo, una buona qualità di scrittura.

Questo metodo, sia chiaro che non può fare evitare allo Scrittore/trice la fatica dello scrivere, in senso totale. Ma di certo la può dimezzare o ridurre anche di più. Su questo non ci sono dubbi.
Si tratta di quello che non si deve fare quando si inizia a scrivere un romanzo. Vale a dire che non si deve iniziare a scrivere per nessun motivo. E lo chiameremo il “Metodo del non scrivere

Il metodo

Abbiamo detto che attueremo il “Metodo del non scrivere”. E ribadiamo in cosa consiste. Vuole dire che lo Scrittore/trice non deve mettersi a narrare la storia subito, e non deve fare proprio nulla di tutto quello che serve per il romanzo. Proprio nulla. Chiaro?
Nella scala de “Gli errori di chi inizia” quello di scrivere subito lo metto in cima alla lista. Considerandolo un errore tanto ingenuo quanto a volte diventa disastroso. Un errore, a mio parere, che lo Scrittore/trice dovrebbe evitare ad ogni costo, così come la paglia evita il fuoco per non essere bruciata e finire in fumo.

Per capire bene perché non si deve scrivere subito, ve lo spiegherò con un esempio. Paragoneremo lo scrivere un romanzo come al tagliare il traguardo dopo una lunga marcia di molti chilometri da parte di un atleta. E tale chilometrica camminata tutti sappiamo che è parecchio faticosa e stancante. E questo traguardo potrebbe diventare irraggiungibile.

Abbiamo paragonato lo scrivere un romanzo come a una lunghissima camminata. Quindi ci sarà molto lavoro da fare, e ci vorranno sforzo e perseveranza per completarlo. Inoltre c’è da fare attenzione alla direzione giusta da prendere per espandere, collegare e completare il romanzo.

Ma se ci stanchiamo troppo già all’inizio del romanzo potremmo sbagliare la direzione giusta per proseguire la narrazione, o non sapere come proseguire a causa di un errore causato dalla fretta. Così potremmo stufarci, per lo sconforto smettere di scrivere, demoralizzati a tal punto da pensare che non siamo capaci di scrivere, sino a smettere.

Per questi motivi il “Metodo del non scrivere”è un valido suggerimento per evitare tutto questo fastidio. Quindi aspettare a scrivere ci sarà utilissimo. Eviteremo così di rischiare di scrivere 300 o 400 pagine di un romanzo per poi renderci conto che tutto il duro lavoro fatto è da eliminare perché non appropriato, o c’è troppo materiale in eccesso o perché abbiamo sbagliato la trama o altro.

Invece facendo attenzione a non scrivere subito, eviteremo tutti questi disastri. E non solo. E penseremo soltanto a quello che è utile per il nostro romanzo. Di conseguenza la nostra scrittura sarà più serena e piacevole perché si scriverà soltanto ciò che è essenziale e utile per il romanzo. E lo si farà in poco tempo e con poca fatica.

Per quale motivo non dobbiamo scrivere subito? Perché, ripetiamolo più chiaramente, in questo modo si evitano, con totale sicurezza, di scrivere cose inutili e non adatte al romanzo che stiamo scrivendo.

Infatti, per principio, uno Scrittore/trice non dovrebbe mai scrivere a ruota libera o senza freno. O quando è infervorato dal seguire la sua ispirazione del momento. O per paura di dimenticare la Trama, i Personaggi, o altro. Se ha tali timori, prenda solo degli appunti brevi e li conservi per poi.

Chi decide di scrivere un romanzo deve frenare il suo impeto narrativo. Ora vedremo come mettere in pratica questi suggerimenti.

Il “metodo del non scrivere” messo in pratica

Abbiamo deciso nella nostra mente di scrivere un romanzo. Bene. Ora nella mente ci frullano mille idee o mille dubbi e altro ancora. Anche tutto questo caos è normale.  Ma noi “non scriviamo nulla” di tutto quello che ci viene in mente. Teniamo a freno i nostri bollori narrativi e la nostra foga narrativa. Ora, con calma e serenità facciamo questo: pensiamo soltanto a che cosa sia meglio e più facile per noi scrivere. Pensiamoci bene e a lungo. Così decidiamo di scrivere un genere letterario che ci piace anche leggere. O che ci piace vedere in televisione. O che abbiamo visto al cinema. O che ci piace e basta. E poi “decidiamo”.

Abbiamo deciso di scrivere un romanzo di avventura. E questa nostra decisione deve essere definitiva. Ora prendiamo un foglio A4 ,o usiamo il PC, e in cima, per promemoria scriviamo “Romanzo di avventura”. E basta.

Ora ci chiederemo. “Che genere di avventura voglio raccontare?”. E ci pensiamo bene. E poi ancora: “Ambientato al tempo dei pirati o nei nostri giorni?”. E decidiamo nei nostri giorni, vale a dire in chiave moderna. E poi scriviamo: “Ritrovamento di un tesoro nascosto, ai nostri giorni, in chiave moderna”. E scriveremo questa traccia sotto la scritta “Romanzo di avventura”. Sarà definitiva e senza ripensamenti.

Continuiamo a pensare, senza scrivere nulla di narrativo. Ora per completare la seconda traccia ci chiediamo: “Che tipo di tesoro nascosto è?”. E ci penseremo con molta calma. E poi rispondiamo. “Il tesoro è il bottino di una rapina in banca avvenuta a Parigi”. E poi di seguito. “Che tipo di bottino è?”. E risponderemo. “In lingotti d’oro. Per un valore di 100 milioni di euro”. Molto bene. E dopo averci pensato ancora concludiamo che “Viene nascosto a Roma dalla banda dei rapinatori. In una Catacomba segreta”. E scriviamo quello che abbiamo deciso: “Il tesoro è il bottino di una rapina in banca avvenuta a Parigi. E' in lingotti d'oro. Per un valore di 100 milioni di euro. Ed è stato nascosto, dalla banda dei ladri, a Roma, in una catacomba segreta”. E mettiamo quanto scritto sotto la scritta: “Ritrovamento di un tesoro …”.

Ci pensiamo ancora un poco e ci chiediamo: “Chi e come verrà scoperto il tesoro?”. E decidiamo. “Il protagonista, uomo o donna che sia, da solo o in compagnia, verrà in possesso di una  mappa che gli/le indicherà la strada per raggiungere il luogo preciso dove è nascosto il tesoro”. E scriviamo quanto deciso sotto la scritta: “Il tesoro è il bottino…”.

Valutazione del lavoro svolto

Ora vediamo quanto abbiamo scritto sul foglio.
Romanzo di avventura.
Ritrovamento di un tesoro nascosto, ai nostri giorni, in chiave moderna.
Il tesoro è il bottino di una rapina in banca avvenuta a Parigi. E' in lingotti d'oro. Per un valore di 100 milioni di euro. Ed è stato nascosto, dalla banda dei ladri, a Roma, in una catacomba segreta.
Il protagonista, uomo o donna che sia, da solo o in compagnia, verrà in possesso di una  mappa che gli/le indicherà la strada per raggiungere il luogo preciso dove è nascosto il tesoro.

Siamo a buon punto. E non scriviamo ancora nulla della narrazione.

Ora abbiamo davanti a noi “le radici” del futuro romanzo che scriveremo. E in esse abbiamo “ristretto” tutta l’essenza primaria del nostro romanzo. Tutto è stato semplice e abbiamo impostato le tracce della base del romanzo. Senza perdere tempo inutile e senza commettere errori. E senza stancarci troppo.

Pensate che forse fino ad ora abbiamo fatto poco? Dato che ancora non abbiamo scritto nulla? Vi sbagliate. Usando poco tempo e poco lavoro abbiamo fatto delle scelte importanti e precise che non sono di poco valore. Ve ne renderete conto in seguito.

Abbiamo usato un metodo troppo semplice? Tutto diventa “semplice” quando poi lo si conosce. E lo capirete in seguito.
Nella prossima puntata il tema sarà: “Come espandere senza commettere errori le tracce che abbiamo definito sul nostro foglio A4”.

Consigli

Per ricevere altri consigli immediati, e sempre gratuitamente, su gli errori di chi inizia o su qualsiasi altro argomento che riguarda la scrittura di un romanzo potete scrivermi a questo indirizzo e-mail: art57gior28fi5@gmail.com

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Pietro Luciano Placanico

L'AUTORE DI QUESTO GUEST POSTMi chiamo Placanico Pietro Luciano, sono originario della Basilicata, ma dopo gli studi mi sono trasferito al nord dove ho svolto vari lavori.
Sono una persona per natura molto produttiva, per questo anche in campo letterario ho una vasta produzione. Ho scritto di tutto. Fiabe, racconti, poesie, canzoni, una commedia teatrale, e romanzi di vario genere. Amo l’Arte e la Letteratura a trecentosessanta gradi. In un arco di tempo che abbraccia un periodo di più di 40 anni, ho continuato a interessarmi  di tutte queste mie passioni, nel tempo libero che il lavoro mi permetteva di avere. E per questo, pur non avendo frequentato degli studi scolastici regolari e universitari, ho studiato da me stesso sia la lingua italiana, sia la scrittura creativa, sia a suo tempo il romanzo e infine anche la critica letteraria. E ho fatto tutto questo da “autodidatta”.
Tra le altre cose, dopo avere a suo tempo esaminato, studiato e meditato sulle componenti della scuola di scrittura creativa, in 20 anni circa di tali esami e ricerche ho elaborato un sistema di scrittura creativa di un romanzo che si basa non su consigli accademici a volte troppo generici, ma su consigli molto più specifici. Che poggiano su ciò che è utile per un dato romanzo e ciò che non lo è. In modo pratico, semplice e diretto.

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Commenti

  1. Concordo con il nucleo tematico di questo post: scrivere comporta fatica, e tanta. Mi è capitato in questi anni di imbattermi in scrittori o pseudotali che credono di aver scritto dei capolavori, invece difettano proprio in quell'accuratezza che è la base essenziale della scrittura.
    C'è molto autocompiacimento. Si è naturalmente convinti di aver fatto bene, ma bisognerebbe partire dal presupposto di dubitare a riguardo.
    La scrittura comporta un rigore e una capacità tali da essere una delle operazioni più difficili in assoluto, che oltretutto non è un pensiero mio, ma di scrittori di fama mondiale.
    Questo mi fa dubitare di potermi definire "scrittrice" adesso e quando - e se - pubblicherò il romanzo.
    Giuste riflessioni queste del tuo ospite.

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    1. E' una fatica immane, sono d'accordo, soprattutto quando si vogliono fare le cose per bene. La fretta è sempre una nemica per chi scrive e comporta tanta tanta dedizione. Personalmente, più vado avanti e più sento addosso questa fatica.
      Grazie per il tuo commento, Luz.

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    2. Ciao Luz, Ho letto con interesse il tuo commento e concordo con tutto quello che hai scritto.

      Vorrei solo esortarti "a non dubitare mai del tuo talento di scrittrice". Per un semplice fatto, anche se tu reputi che forse non sarai mai ai livelli dei grandi autori, non è detto che non potrà mai accadere il contrario. Una buona speranza su quello che facciamo, e anche nello scrivere, ci darà sempre la gioia che ci serve per fare le cose, anche nella narrazione, in modo che ci incoraggino a proseguire il nostro cammino di scrittrice/ore. Essere positivi ci aiuterà inoltre a migliorare sempre di più.

      Auguri per il tuo futuro di scrittrice. E grazie ancora per le tue parole.

      Un saluto.

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  2. Faccio bene a seguire questo blog. Questo contributo lo reputo di una efficacia estrema. Provero' a fare lo stesso con la mia storia, dove son bloccato da un paio d'anni, riscrivendola da zero, usando questo approccio.
    Grazie davvero!

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    1. Ahah grazie a te, almeno questo blog serve a qualcosa :D
      Seriamente, spero davvero che tu possa sbloccarti. A volte riscrivere una storia può essere l'unica soluzione, te lo dico per esperienza vissuta. Si riparte da zero ma con un nuovo entusiasmo e nuove prospettive.

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    2. Ciao, ho apprezzato molto quanto hai detto, grazie.

      Aggiungo solo un piccolo pensiero su come agire "quando si riscrive un romanzo", che sia stato già completato una prima volta, lasciato a metà come è capitato a te, o lasciato in qualsiasi altro punto della storia.

      Riscrivere un romanzo vuole dire "fare un nuovo romanzo". Se si copia pari pari quello che si è scritto già, cambiando qua e là qualche aggettivo o qualche verbo o qualche nome ai personaggi o dei loro caratteri, si sta solo "ricopiando o al massimo correggendo" e basta.
      Allora è meglio dire "che si sta ricopiando o che lo si sta correggendo", perché più di questo non si sta facendo.

      Se ci siamo bloccati nello scrivere un romanzo a metà strada, a tre quarti o giù di lì, e non sappiamo più andare avanti, possiamo fare un esame veloce del romanzo. E vedere se possiamo usare gli stessi personaggi e la trama nel suo insieme. Fatto questo valutiamo cosa eliminare e cosa no e poi possiamo "riscrivere" con calma un nuovo romanzo usando questa volta solo quello che ci necessita.

      Ma se vediamo che riscrivere un romanza ci causa molte difficoltà che non riusciamo a superare, allora sarà meglio non perderci più tempo, e scrivere un nuovo romanzo dal suo inizio, magari usando in qualche modo gli stessi personaggi e parte della sua trama o dei suoi capitoli, se il materiale citato si può adattare al nuovo romanzo, per non perdere il lavoro fatto. Altrimenti si fa tutto nuovo.

      Spero di esserti stato di aiuto. Ti saluto.

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  3. Aspetto impaziente la seconda parte per concludere il discorso e proverò a mettere in pratica il metodo curioso del non scrivere, facendo ulteriore chiarezza in me. Credo sia davvero una buona idea.

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    1. Grazie per l'apprezzamento Nadia. E' un metodo da provare, in effetti.

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    2. Ciao Nadia, a breve consegnerò a Maria Teresa la seconda parte dell'articolo. Spero sia di tuo gradimento come la prima.

      Grazie del tuo commento.

      Ti saluto.

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  4. Un guest post autorevole ed efficace. Sono attratta dalla pratica più che dalla teoria e questo articolo è molto pragmatico. Proverò a seguire il metodo con il nuovo progetto

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    1. Anche io mi trovo in una fase in cui preferisco la pratica alla teoria e penso che avere un metodo di lavoro definito che non faccia perdere tempo sia una cosa molto positiva. Grazie Rosalia :)

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    2. Ciao Rosalia, grazie del commento. Il metodo da me proposto è soprattutto pratico. Chi lo usa si renderà molto più leggera e anche piacevole la costruzione del romanzo. Ti saluto.

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  5. Ho letto con estremo interesse la prima parte dell'articolo. Mi ha molto colpito anche il tono sereno con cui è stato scritto... segno che la tecnica funziona. :) Di solito sono abituata a leggere articoli sulla scrittura creativa come un elenco di veri e propri "comandamenti" da cui non si può assolutamente derogare.

    Aspetto con altrettanto interesse la seconda parte.

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    1. Ciao Cristina, grazie per l'interesse. La serenità che una scrittrice/ore deve avere mentre scrive è davvero molto ma molto importante. Hai toccato un punto veramente utile. E facendo poca fatica nella costruzione di un romanzo prima, si avrà poi molta più serenità quando si scrive la narrazione, perché le energie risparmiate prima potranno essere usate dopo.

      La seconda parte arriverà a breve.

      Ti saluto.

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  6. Ho trovato l'articolo molto interessante. Sul metodo in sé non mi pronuncio, credo che ognuno alla fine lavori a modo suo. Io ho il mio metodo di "non scrivere" nel senso che devo tenere a bada e mettere in ordine le storie e i personaggi molesti che si affacciano nella mia testa, distribuendo loro i numerini come in sala d'aspetto. Quindi mi fa un po' strana l'idea che uno prima decida di scrivere un romanzo e poi ragioni da zero sulla trama. Io scrivo quando so che non potrò liberarmi in altro modo di quella trama e di quei personaggi.

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    1. Ciao Tenar, grazie del tuo interesse. Vorrei solo aggiungere, se ho capito bene i tuoi commenti, che può capitare benissimo di scrivere un romanzo, completarlo e poi accorgersi di avere commesso vari errori, che lo possono addirittura rendere inservibile, o totalmente da riscrivere di nuovo. E poi ci si può accorgere anche di avere sbagliato la trama o i personaggi eccetera. Se tu, scrivendo i tuoi romanzi, non hai mai sbagliato nulla, complimenti, vuol dire che hai delle buone capacità di scrittura innate o molto accentuate. Tali da non farti commettere questi errori. Ma molte altre scrittrici/ori tali qualità non le possiedono in modo molto marcato, e quindi cadono spesso in tali errori. Il mio articolo voleva aiutare queste persone. E rendere più leggero e sereno il loro lavoro narrativo.

      Auguri per la tua narrativa. Ti saluto.

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    2. Ne ho capito perfettamente in senso e l'ho trovato molto interessante. Infatti, come scrivevo, ognuno trova, nel confronto con gli altri, il proprio modus operandi. Dato che io a volte vivo come una maledizione la necessità di scrivere un romanzo "oddio, qui mi tocca scrivere un romanzo, perché questa idea in qualcosa di più breve non ci sta" trovo strana (non sbagliata o altro, solo al di fuori dalla mia esperienza) l'idea che si possa prima decidere di scrivere un romanzo e poi trovarne la trama.

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    3. Non è strano, tra gli scrittori/trici, che a volte qualche elemento che compone il romanzo, come i "Personaggi", o "I luoghi dello svolgimento", o "Le azioni che accadono", e altro, vengano scritte non in ordine cronologico o logico o in modo ragionato o ordinato. Capita spesso che per la smania di scrivere parole e frasi sulla carta o sul pc o altrove, la scrittrice/ore preferisca scrivere prima una cosa invece che un'altra. A volte in modo confuso o poco ordinato. Per poi andare a posizionare con calma i dati elementi cercando di ordinarli in modo logico e ragionevole. E a questo punto ci si può accorgere di avere sbagliato qualcosa o scritto di troppo o scritto inutilmente.

      Lo stesso discorso vale per l'elemento "Trama" di un romanzo. Si pensa inizialmente a una trama ben definita. E sino a qui nulla di male. Ma poi subentra il disordine creativo citato sopra e gli altri elementi del romanzo si scrivono come capita. In questo modo, alla fine della scrittura ci si può rendere conto di avere sbagliato "la prima trama" che inizialmente ci eravamo proposti di eseguire, e al suo posto ci troviamo di fronte a un'altra trama, seppure in parte identica in certi aspetti, ma ora del tutto diversa alla trama iniziale.

      E così capiamo di "aver sbagliato trama" e di dover riscrivere tutto o in parte il nostro romanzo, oppure abbandonarlo perché non ci piace più.

      Ti faccio un esempio pratico. Stiamo scrivendo un romanzo la cui trama è questa: "Anna, una donna di 35 anni, fa una vacanza in Brasile dove conosce un giovane brasiliano, i due si innamorano e si sposano, felici e contenti".
      Andiamo a sviluppare i vari elementi del romanzo in modo disordinato. Poi li ordiniamo. E ci accorgiamo che la donna "ha cambiato nome tre volte". Poi invece del Brasile la storia si svolge in Norvegia. Inoltre alla fine del romanzo il marito muore annegato e sbranato dai coccodrilli.

      Così la scrittrice/ore disordinata si rende conto "che ha sbagliato la trama" che prima le piaceva tanto, sbagliando i vari componenti che formano la trama col loro insieme.

      Ecco come si può sbagliare una trama e rendersi conto dell'errore solo dopo avere scritto 300 o 400 pagine.

      Per altri dubbi, resto in attesa.

      Ti saluto.

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  7. In sostanza il metodo del non scrivere corrisponde a passare da una scrittura "pantser" a una scrittura "plotter", come si dice nel mondo anglosassone, o più semplicemente dallo scrivere di getto allo scrivere pianificando e strutturando. Su questi diversi metodi di procedere si aprono spesso diatribe incandescenti (quasi quanto le discussioni self-publishing contro editoria tradizionale) e entrambe hanno i loro fautori famosi (Stephen King che si dice pantser per esempio e nel suo OnWriting insegna di partire da una "situazione" come la chiama lui e vedere come si evolve). D'altro canto una scrittrice da me amatissima, Diana Gabaldon, in un suo bell'intervento sui giochi mentali della scrittura dice che non esiste un modo corretto per scrivere (d'ispirazione, di pianificazione, di pensiero, di struttura, improvvisato) e qualsiasi cosa faccia mettere parole in fila sulla pagina va bene (lei si definisce network thinker, nonostante scriva romanzi storici che richiedono struttura e ricerca).

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    1. Ciao Barbara, ho apprezzato il tuo commento.

      Però devo specificare che il mio metodo in parte citato sopra "non corrisponde per nulla" a quello che dici tu.

      Tu parli "di una scrittura di getto" e "di una scrittura pianificando". E in entrambi i casi si tratta sempre "di scrittura". Mentre il metodo che propongo io è quello "del non scrivere" cioè "della non scrittura". E su questo mi pareva di essere stato chiaro. Anche se poi, infine, si dovrà pure iniziare a scrivere, ma lo si farà solo quando il mio metodo dirà di farlo e nella maniera più appropriata.

      Inoltre "lo scrivere di getto", e "lo scrivere pianificando" sono "due modi di scrivere". E tutti e due questi modi "non escludono che si possano commettere degli errori, anche grossolani a volte, e anche delle perdite di tempo notevoli. E tutti e due sono "molto pesanti per il fisico e per la mente".

      La scrittura di getto la possono applicare, a mio parere, solamente le scrittrici/ori che "sono molti esperto nello scrivere, e che hanno dei nervi molto saldi. E dato che è un raccontare senza avere quasi programmato nulla, allora ecco che sorgono dei problemi molto seri. Riuscirà lo scrittore che scrive di getto a ricordare tutto quello che ha già scritto dopo 150 pagine, e quello che ancora deve scrivere nelle restanti 300 pagine? Io dico di no. O perlomeno lo reputo difficilissimo e parecchio stressante, quasi paranoico per uno scrittore che non ha almeno già scritto tanto, vale a dire parecchie decine di libri. Si dice che uno di questi fosse stato, almeno per una volta, Simenon, lo scrittore del commissario Maigret. E si dice che un pomeriggio, stando seduto in un bar a bere qualcosa, scrivesse un romanzo su Maigret di circa 150 pagine nel tempo di 2 ore soltanto. E sapete perché io dico che non deve essere stata una invenzione ma una realtà? Perché Simenon era uno scrittore molto prolifico, e scriveva ogni giorno le sue 80 pagine per contratto. E un libro di 150 0 200 pagine lo terminava in una settimana e anche meno. Vi ricordo che Simenon ha scritto qualcosa come 500/700 libri e una marea di racconti. Ecco, uno scrittore di tale taratura potrebbe scrivere anche di getto, e potrebbe farcela.

      Poi come ognuno vuole pensarla, la può pensare. Ma a me non risulta che vi sia in circolazione nessuno scrittore, anche famoso, che scriva di getto, a meno che il romanzo non sia breve, di 100 o di 120 pagine come di solito li scriveva anche Simenon. E neanche King scrive di getto, anche se lui e chiunque altro si possano benissimo definire tali. Perché come tu hai specificato "parte da una situazione" e poi "per vedere come si evolve". Ma Per "partire da una situazione" vuole dire che l'hai pianificata. E quindi non è scrivere di getto.

      Stampo la prima parte. Poi passo alla seconda.

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    3. Mi spiace di averti fatto scrivere due così lunghe risposte, ma mi rendo conto ora di aver dato per scontato un altro dato. Tu scrivi: "E in entrambi i casi si tratta sempre "di scrittura". Mentre il metodo che propongo io è quello "del non scrivere" cioè "della non scrittura". "
      Nel momento in cui "pensi" al genere che vorresti scrivere, all'ambientazione fisica e temporale, e inizi ad abbozzare solo nella tua testa un'ipotetica traccia della storia, tu stai già scrivendo. La scrittura non è l'atto fisico di afferrare una penna e dare forma alle parole su un foglio, né iniziare a battere ferocemente i tasti del computer. In quel momento la scrittura già sta fluendo dalla mente alla carta, ma si comincia a scrivere quando si "pensa" di scrivere.
      Quello che tu chiami il "metodo del non scrivere" per me è il metodo di lasciare decantare di più le idee nella mente, così che quando fluiscano siano più chiare e precise (il subconscio lavora meglio del conscio e si dice che si scrive anche mentre si dorme e soprattutto si sogna).
      Poi sono d'accordo che ci sono persone che si fermano a "pensare" di scrivere e non concretizzano mai sulla carta il loro pensiero, ma in genere non è la stanchezza a frenarli. Di solito entrano in campo vari alibi, che mascherano altrettante paure.

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  8. Wow! davvero interessante! Come tanti alle prime armi, anche io avevo iniziato buttando giu tutto quello che mi passava per la testa, arrivando solo in seguito a definire la struttura. E a distanza di un paio d'anni, ancora continuo a lavorarci per capire cos'è che non funziona. Vorrei evitare di riscriverlo da capo, perchè credo che la tentazione sarebbe comunque sempre quella di prendere spunto dall'esistente. Quello che sto cercando di fare è avere le idee chiare sulla traccia di fondo e sui punti di svolta, e devo dire che forse per la prima volta, con questo semplice esercizio indicato nel post ho esplicitato un elemento che finora avevo trascurato. E quindi non posso che ringraziarvi! ^_^

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    1. Ciao Aina, ti ringrazio per l'apprezzamento. Mi permetto di darti un consiglio. Prima di riscrivere il tuo romanzo pensaci bene, perché potrebbe essere solo una perdita di tempo. Mi spiego. Se di quello che hai scritto ricordi chiaramente tutta la trama, come agiscono i personaggi, se il racconto fila liscio e la chiarezza è evidente come è facile per un lettore futuro ricordare il racconto con chiarezza, e mi fermo qui, allora forse può essere utile fare la riscrittura. Altrimenti la cosa più semplice è questa. Usando gli stessi personaggi i luoghi e parte della trama del vecchio romanzo, ne puoi fare uno del tutto nuovo e totalmente diverso dal vecchio. Così non ricadi negli stessi errori. Oppure abbandona per il momento il vecchio romanzo e consideralo come una forma di allenamento che ti aiuterà a scrivere meglio i tuoi prossimi romanzi. E ne scrivi uno nuovo.

      Se vuoi posso darti una mano nel valutare il tuo scritto e darti qualche consiglio.

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      Il mio aiuto Letterario è gratuito. E avviene esclusivamente via internet, per e-mail.

      Se sei interessata ti ripeto il mio indirizzo:
      art57gior28fi5@

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    2. Scusa Aina, completo il mio indirizzo e-mail:
      art57gior28fi5@gmail.com, se vuoi puoi scrivermi ne parleremo via mail.

      Saluti da Pietro.

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    3. Grazie Pietro! Sì, meglio continuare in privato, Grazie davvero per ogni consiglio.

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    4. Ciao Aina, mi scuso per il ritardo nel risponderti, ma vorrei ringraziarti per il tuo commento. Spero che l'articolo di Pietro ti abbia dato gli spunti giusti per riprendere in mano il tuo romanzo. Purtroppo so bene per esperienza cosa significa riscrivere un romanzo, l'ho già fatto due volte e ora mi accingo a recuperare anche il primo romanzo per rivederlo completamente. Senz'altro è fondamentale in quest'operazione mettersi a tavolino e fare chiarezza sugli elementi della storia, per capire se possono essere sviluppati meglio. Purtroppo quando si butta giù la prima stesura, non sempre si sono messi a fuoco gli aspetti principali delle vicende che intendiamo raccontare. A volte serve tempo. L'ideale sarebbe appunto seguire il metodo qui proposto, partendo già da punti fermi. Se non si è fatto prima, si perde molto tempo e occorre molto lavoro, ma non c'è nulla di irrimediabile. L'importante è che la storia continui ancora a dirti qualcosa... in questo caso vale la pena tornare a lavorarci, secondo me. In bocca al lupo!

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