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Ritrovare un romanzo perduto


In questo periodo di scrittura furiosa, mi sono resa conto più che mai di quanto sia legata al romanzo a cui sto lavorando. Sarà che me lo trascino da anni o che è già stato oggetto di innumerevoli riscritture, fatto è che ormai conosco i personaggi e le loro vicende un po' come se fossero degli amici intimi. Eppure so che prima o poi questo legame così viscerale dovrà necessariamente essere spezzato, per poter liberare la storia, com'è giusto che sia. E ne sono sempre più (dolorosamente) consapevole quanto più mi avvicino alla fatidica parola fine.

In realtà non è però di questo specifico romanzo che voglio parlarvi oggi, ma delle riflessioni nate da un post di alcune settimane fa di Elena Ferro che sul suo blog ci ha raccontato di come un giorno sia tornata a occuparsi del suo primo romanzo dopo una lunga pausa. La sua esperienza mi ha molto colpita perché ho sentito le sue parole molto mie, soprattutto riguardo all'ambivalenza di sentimenti che provava nei confronti della storia.

Ho vissuto una situazione molto simile con il mio primo romanzo, I Custodi del Destino. Sono passati ormai molti anni dalla pubblicazione e tante cose sono accadute nel frattempo. Strada facendo, a un certo punto mi sono resa conto che il distacco era andato oltre la fisiologica separazione, divenendo addirittura rifiuto vero e proprio. Un'emozione negativa lo accompagnava, probabilmente legata agli eventi poco felici con l'editore o al fatto che mi ricordava un periodo difficile.

Più passava il tempo, più l'abisso tra me e questo romanzo diventava insormontabile. Ho smesso di promuoverlo, dentro di me non lo riconoscevo più come una cosa mia.

Quando il rapporto con la casa editrice si è chiuso (prematuramente) e i diritti sono tornati in mio possesso, mi sono ripromessa di revisionarlo, rilanciarlo, rimetterlo in circolazione, ma poi non l'ho fatto. Certo, i motivi delle promesse mancate sono stati anche pratici, perché avevo altri due romanzi di cui occuparmi e altri progetti in corso. Il tempo è sempre troppo poco, questa era la scusa ufficiale. Ma un giorno ho scoperto che c'erano anche motivazioni più profonde e che il distacco emotivo e il rifiuto perduravano, a dispetto di tutti i buoni propositi.

Com'è potuto accadere, mi sono chiesta, che una storia che ho tanto amato, che ho scritto con il cuore, sia finita per me nell'oblio? Forse sono stati gli eventi esterni che hanno logorato e avvelenato il nostro rapporto, un po' come accade tra le persone?

La verità è I Custodi del Destino aveva su di sé un carico molto pesante, dovuto al periodo in cui l'ho scritto e pubblicato, e a tutti i contrasti di cui è stato oggetto. Mi sono detta tante volte che avrei voluto rimetterci mano, ma questo peso che si portava dietro mi impediva di farlo.

Ho ritrovato la storia qualche settimana fa, per caso o magari semplicemente perché era arrivato il momento giusto. Tutto ha avuto inizio quando, parlando via e-mail con Nadia della mia difficoltà a portare avanti il romanzo attuale, lei mi ha suggerito di prendermi una pausa e provare a scrivere altro, magari di più personale, per alleggerire la pressione e sciogliere dei nodi più profondi.

Ho deciso di seguire il suo consiglio e ho cominciato a scribacchiare dei pensieri su carta, ma a un certo punto mi sono resa conto che stavo inseguendo qualcosa di molto diverso, lontano, legato proprio al mio primo romanzo. E così, dopo ben otto anni, ho riaperto il file e l'ho guardato con occhi nuovi, disincantati, senza carichi emotivi.

Il primo impatto è stato traumatico: non mi riconoscevo più nello stile, il testo mi è sembrato banale, pieno di ripetizioni, tutto da rifare! Mi sono vergognata di me stessa: ma come ho potuto scrivere questa roba?!

La mia reazione alla rilettura di questo romanzo

Di colpo mi sono resa conto che il mio modo di scrivere e affrontare le storie è cambiato moltissimo in otto anni. Dunque, ho sentito l'esigenza di fare un lavoro più profondo, riservandogli una riscrittura totale.

Mettendo a fuoco il lavoro che vorrei fare in futuro, mi sono riproposta di:
  • Usare una prospettiva diversa per raccontare, la prima persona invece della terza.
  • Usare il tempo presente invece del passato.
  • Approfondire alcuni passaggi psicologici.
  • Dare maggiore risalto alla storia d'amore della protagonista.
  • Chiarire meglio gli elementi esoterici alla base della vicenda.
  • Sto valutando anche di cambiare il titolo, anche perché non è stato scelto da me.
So che sarà una riscrittura impegnativa, ma sono anche convinta che ne varrà la pena. Mi sono detta che se una storia ha ancora il potere di trasmettere qualcosa al suo autore, allora vale la pena di dedicarci del tempo, nella speranza che un giorno dei lettori possano trovarla una piacevole lettura.

Riallacciare questo legame emotivo perduto ha avuto anche degli effetti inaspettati sul terzo romanzo, di cui, come dicevo all'inizio, mi sto occupando in modo massiccio proprio in questi giorni. Riavvicinarmi alla scrittura del passato, dunque, ha avuto soprattutto il merito di darmi una spinta verso il futuro.

In conclusione, sono convinta che sia un passo necessario e quasi fisiologico quello di distaccarsi da una storia, una volta che la si è affidata ai lettori. Credo accada a tutti gli autori di prendere le distanze da quanto si è scritto, forse si potrebbe anche dire che si tratti di un processo salutare. E quando ormai il libro è pubblicato, a volte accade addirittura di lasciarlo andare per la sua strada, quale che sia. Una cosa inevitabile quando il romanzo è collegato a situazioni che vorremmo allontanare emotivamente da noi.

Avete mai ritrovato un romanzo perduto? Credete sia passo naturale prendere le distanze da ciò che viene pubblicato?

Commenti

  1. Più che romanzi perduti, ritrovo spesso idee perdute. Rovisto nei files dove annoto a schema libero gli spunti e trovo idee che all'inizio trovavo sensazionali ma che poi, con il passare del tempo, si sono spente.

    Condivido in pieno quello che racconti. Io stesso provo una sensazione irresistibile di riscrivere le mie prime opere. Ma poi penso che non sia corretto. Si cresce. In stile, preparazione, metodo. E tutto sommato penso che sia naturale che le prime opere siano molto diverse dalle ultime o da quel che si sta scrivendo.

    Ho notato che accade con tutto, anche con i primi post del proprio blog.
    Però ho notato che accade anche nei confronti dei libri altrui: se rileggo un libro che anni fa mi aveva lasciato certe sensazioni, oggi a lettura finita me ne lascia altre.

    E questo mi consola: insomma, non accade solo per ciò che si scrive in prima persona (e poi si rilegge dopo anni), ma accade per qualsiasi lettura fatta nel passato... :-D

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    1. Ciao Darius, non ricordo se ti ho già dato il benvenuto da queste parti, così per evitare figuracce... benvenuto!
      E' vero che si cresce, quindi i nostri testi cambiano con noi. Anche a me prende a volte la smania di riscrivere i primi post, però è vero che in certi casi dobbiamo proprio far pace con noi stessi e guardare avanti.
      Incredibile come anche a me accada di trovare nei libri ri-letti delle sensazioni molto diverse rispetto al primo passaggio, c'è quasi una magia in questo.
      Penso che in definitiva alcune storie e idee vanno lasciate andare, altre si possono recuperare, tutto dipende da quante emozioni sono ancora in grado di trasmettere.

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  2. Comprendo molto bene ciò che stai vivendo perché anch'io vorrei mettere temporaneamente in pausa il mio romanzo per dedicarmi a un progetto nuovo, una storia più semplice e breve, che mi rimbalza in testa da un po'. Questo perché iniziare da una storia "monumentale" forse non è stata una decisione molto saggia. Richiederà ancora molto lavoro, e io ho bisogno di avere qualcosa di pronto al più presto. :)

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    1. Comincio a credere che l'istinto vada ascoltato sempre. Come sai anche io ho messo da parte per tanti anni il romanzo che sto attualmente ri-scrivendo, quindi ti capirei se decidessi di accantonare momentaneamente la tua storia per dedicarti a qualcosa di nuovo e magari più semplice. Non sarà una scelta facile, credo, ma seguire l'ispirazione è sempre la strada più saggia, secondo me.

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  3. A me è capitata più o meno la stessa cosa, vale a dire di rileggere alcuni romanzi ancora in vendita, e averli trovati al di sotto dello standard che mi darei oggi. Questo perché negli anni ho imparato molto di più, mentre loro sono rimasti inevitabilmente fermi. Questo però non vuol dire averli trovati pessimi ma solo diversi.

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    1. Eh sì, è proprio così, la sensazione che si tratti di testi diversi rispetto a quelli che scriverei oggi.
      In questo caso io non mi sentirei a mio agio a riproporre questo romanzo così com'è, quindi spero di trovare il tempo e la voglia per rimetterci mano in futuro, ma mi auguro anche di riuscire a mantenere integro il taglio originale, cioè di non stravolgere tutto.
      Comunque benvenuto e grazie per il tuo feedback :)

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  4. Ritrovare un romanzo finito no...devo "ritrovare" un romanzo da finire. Invece ho riletto racconti vecchissimi e la reazione era come nella vignetta, ma con espressioni più colorite :P

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    1. Eh immagino! Ritrovare un romanzo da finire è una cosa che conosco molto bene purtroppo. Si perdono per strada anche le storie incompiute, ma ti auguro di poter riacquistare presto la voglia e l'ispirazione per dedicartici di nuovo.

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  5. Cara Maria Teresa,
    come ci siamo già dette in passato, le connessioni tra di noi sono ancora una volta molto forti e questo un po' mi sorprende anche nel piacere che mi provoca.
    Non torno sulle sensazioni che tu descrivi in merito ai sentimenti ambivalenti, sono presenti nel post che tu, molto carinamente, hai voluto linkare nel tuo articolo.
    Penso che accettando il suggerimento di Nadia e cominciando a scrivere in libertà, ovvero senza costrizioni, programmi ben definiti e quant'altro, tu abbia liberato le emozioni che ancora giacevano dentro di te in merito a quel primo romanzo. E, guarda caso, solo lasciandoti andare hai ritrovato l'ispirazione per tornare là dove avevi posato la tua creatività, magari per cause esterne, costrizioni e litigi cose capitate anche a me e presto, terminato un piccolo periodo di silenzio, tornerò a raccontarvi sulle Volpi. Sta succedendo anche a me, questa magia ragazzi!
    Felice che tu sia ripartita, davvero. E poi il titolo, cambialo! Ero certa che non lo avessi scelto tu, tu sai fare di meglio.
    Un abbraccio

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    1. La scrittura è una faccenda misteriosa e anche molto fragile, sono tanti gli elementi che possono disturbarla o incoraggiarla. Io tento spesso di razionalizzare e capire perché succede di avere periodi di scrittura intensa, quasi per poterli riprodurre, ma... niente! Non trovo la formula :)
      Lo prendo come un bel complimento quello che hai detto sul titolo. Quant'è difficile però! Un abbraccio anche a te.

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    2. Eh sì, tutto è difficile.. Titolo, copertina, contenuti... In bocca al lupo! PS: certamente, era un complimento!

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  6. Si cresce, si cambia e si migliora, sempre. Siamo in costante evoluzione e, purtroppo, siamo giudici molto severi di noi stessi.
    Scrivere è nell'immediato tirare fuori, elaborare e in somma parte elevarsi. Riscrivere è perfezionismo, capire errori e pecche da limare e soprattutto non rinnegare se stessi. Quindi sia il nuovo romanzo, che il primo in cui rimetterai le mani saranno l'espressione della nuova Maria Teresa, quella in gamba davvero che lascerà piacevolmente soddisfatti i suoi lettori.
    Grazie per la citazione, ma il mio piccolo consiglio è solo la luce accesa verso una direzione che sentivi di prendere, ti è bastato ascoltarti.
    Prendere le distanze da ciò che si scrive è salutare, a mio avviso, per non perdere lucidità, dovrebbe sempre esistere il sano momento della decantazione.

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    1. "Non rinnegare se stessi" è una frase da tener sempre a mente. La tentazione, già lo so, sarà quella di rifare tutto daccapo, ma è doveroso rispettare anche quello che siamo stati e "come" abbiamo espresso certe sensazioni un tempo. Quindi capisco bene quello che dici.
      Il tuo consiglio è stato salutare, lo ribadisco. A volte c'è bisogno di qualcuno che mi dica: rallenta un po', non pretendere troppo da te stessa. Quindi ancora grazie per averlo fatto : )

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  7. Ti capisco benissimo. In questo momento sto cercando di riallacciare emotivamente i legami con una storia scritta una dozzina d'anni fa. Va rivoltata come un calzino e lo stile con cui l'ho scritta mi fa orrore. Ma la storia è mia, era importante allora ed è più importante ora. Per quanto riguarda le storie pubblicate, per certi versi con loro il mio rapporto è chiuso. Sono là, devono volare o cadere, figlie tanto mie quanto dell'editore, come, appunto, figli ormai grandi, voglio loro ancora bene, ma sono fuori dalla mia possibile influenza.

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    1. Sono contenta di questa sintonia, hai espresso esattamente quello che provo anche io. La differenza è che nel mio caso la storia è stata pubblicata, però sento comunque il bisogno di recuperarla. In un certo senso lo devo ai miei personaggi. Non sarei a mio agio nel farli cadere nel dimenticatoio, né tantomeno nel riproporli così come sono.

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  8. In un certo senso è successa una cosa analoga con Fine dell’estate, avevo scritto il mio romanzetto breve senza titolo a 16 anni e poi era rimasto lì abbandonato.
    Dopo aver pubblicato La libertà ha un prezzo altissimo mi era venuta voglia di scriverlo in word (era battuto a macchina!) correggere e pubblicare magari in versione gratuita come romanzo breve, invece nel rileggerlo ho trovato quella parte di me adolescente e lontana nel tempo. Così mi è venuta l’idea di riscriverlo ed è poi diventato Fine dell’estate, è stato un percorso importante perché ho fatto pace con la ragazza introversa e cupa che ero allora.

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    1. Hai detto una cosa molto bella e giusta: anche la riscrittura può essere un percorso di crescita, di recupero di certe sensazioni.
      Io ho un romanzo breve scritto a diciotto anni, ma non credo lo riprenderò mai in mano, perché lo sento davvero troppo distante dal mio modo di vedere la vita. Ma nel tuo caso hai fatto di sicuro bene a recuperare la storia.

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  9. Per un periodo sono stata una fucina di idee: annotavo gli spunti, ma non li ho mai approfonditi. Ogni tanto mi sento chiamata da una di esse e due hanno preso la strada giusta per diventare qualcosa di più. Posso dirti, però, che, pur riconoscendo il migliorabile del mio primo romanzo, non sarei in grado di rimettermelo in mano. Quello, ormai, è libero di andare dove vuole e fare la fine che meriterà di fare. Guardo avanti.

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    1. Guarda, ti capisco bene. Per esempio Bagliori nel buio per me è un discorso completamente chiuso ormai, il massimo che faccio è correggere dei refusi quando i lettori me li segnalano, ma non avrei mai la voglia di modificare il testo. Penso sia lo stesso per quanto riguarda il tuo romanzo. Ci sono casi in cui è giusto guardare avanti :)

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  10. Silvana Amadeo23 maggio 2017 16:46

    Il tempo ci è dato per operare dei cambiamenti su di noi.
    E con noi cambia il modo di vedere la realtà, gli eventi,
    i rapporti con la gente e anche il modo di scrivere.
    Vengono fuori nuove consapevolezze anche proficue.
    Quindi sì prendersi una pausa, un momento di " ferie",
    di revisione anche involontaria per creare qualcosa che sia più vicino a noi. E' li' che riusciamo a dare il meglio.

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    1. Sì, è proprio così. La scrittura riflette noi stessi, la nostra interiorità. E a volte è doveroso prendersi una pausa, diciamo un momento di riflessione per capire in che direzione vogliamo procedere. Devo dire che a me accade spesso di sentire quest'esigenza di raccoglimento pro-scrittura, soprattutto forse a causa del troppo "rumore" dato dalla rete.

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  11. Ti capisco Maria Teresa. Ne ho parlato in questi giorni nel mio blog. Da poco ho terminato il lungo lavoro di restyling di un manoscritto che avevo quasi rinnegato. Penso che ogni progetto meriti di risolversi in modo degno al tempo e alla fatica profusi :)

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    1. Ho letto il tuo post, molto interessante sotto vari punti di vista. Purtroppo continuano a non arrivarmi gli aggiornamenti, quindi mi perdo parecchi dei tuoi articoli... A parte questo, sono d'accordo che, per quanto faticoso possa rivelarsi un progetto, è doveroso portarlo a termine. Almeno per noi stessi.

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  12. E' normale che accada. La scrittura vive di emozioni, le emozioni si evolvono con la persona e la persona non riesce più a incastrare nel tessuto del suo puzzle quella tessera che si ritrova fra le mani dopo molti anni. Sarebbe preoccupante se invece ci riuscisse, dimostrando il limite di una scrittura quadrata, figlia della tecnica magari, ma avulsa da quell'ispirazione che la nutre rendendola unica

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    1. Giustissimo, la scrittura è figlia di certe emozioni del momento. Anche il mio primo romanzo lo è stato. Spero infatti di riuscire a rispettare quanto più possibile questa originaria ispirazione, pur cercando di migliorarlo almeno nella forma. Grazie per la tua visita, Roberto :)

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  13. Mah! Io ho qualcosa su un vecchio disco rigido, ma ce lo lascio. È passato tanto di quel tempo che non ho nemmeno voglia di riprendere quelle storie. Non le rinnego, ma sono istantanee di un periodo ormai distante. Che mi appartiene, ma che non mi dice più molto.

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    1. Ma come, non hai appena recuperato tre racconti?! Beh, comunque ti capisco. Ci sono dei testi che appartengono al passato in modo definitivo e non ci dicono più nulla. In quel caso è bene che restino dove sono.

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  14. Hai sollevato un tema importante, cui molte persone si sentono vicine, così credo, e io tra loro. Oltretutto, hai toccato un aspetto sensibile, quello della trasformazione di ciascuno di noi e aggiungo che, addirittura, ogni giorno ci risvegliamo diversi, perché questo è anche un processo fisiologico, oltre che culturale: le nostre cellule muoiono e si rinnovano tutti i giorni. Inevitabile, dunque, cambiare atteggiamento rispetto a ciò che abbiamo prodotto in passato, fino a non riconoscerlo più, talvolta. Sentiamo che quel qualcosa non ci appartiene piu, perché non è più affine al nostro rinnovato sentire. E allora, se è mutata la nostra prospettiva, si può scegliere di fare tabula rasa e scrivere un nuovo romanzo, oppure intervenire sul vecchio, stravolgendolo. È questione di sensibilità diversa, ognuno ha la propria, ma tutte e due possiedono pari dignità. Personalmente, credo che sceglierei la prima opzione, ma se la seconda prevedesse anche la modifica del titolo, forse, tra le due non cambierebbe poi molto.

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    1. Grazie Clementina :)
      Non è facile infatti capire che strada prendere o come muoversi per intervenire sul vecchio. Forse la tentazione che mi riguarda più da vicino è quella di stravolgere tutto, nel nome dell'esperienza fatta, ecc. Ma spero di riuscire a frenarmi!
      Hai ragione pienamente sul discorso della sensibilità, per ognuno è diverso l'approccio alle storie. Anche il recupero di qualcosa del passato può essere molto soggettivo.

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  15. Ma tu guarda!
    Ritorno a bazzicare la Blogosfera e trovo questa bella chicca di post!

    Per rispondere subito alle tue domande finali:
    - romanzi perduti no, idee tante, ma il mio ottimismo mi spinge a credere che, presto o tardi, tutto verrà alla luce
    - non penso che sia giusto prendere le distanze da quanto fatto in passato, ci caratterizza per quello che siamo stati, e non credo sia il caso di "vergognarsi" o aver qualsivoglia problema con quel che è stato: è una parte di noi ed è traccia della nostra crescita.

    Sono molto contento di leggere sia la dirittura d'arrivo per la tua prossima pubblicazione, sia la "reprise" dell'esordio. Come avevo manifestato in passato, mi interessa, proprio per la "crescita" di cui parlavo prima. Certo, probabilmente non sarà la stessa cosa, si invertiranno un minimo le tempistiche, ma sono curioso :D
    Spero di leggere presto altre novità a riguardo ;)

    PS: visto che stai valutando un nuovo titolo, io butto qui un consiglio/parere a perdere :P io giocherei proprio sulla parola passato" e non aggiungo proposte per non condizionare il processo creativo :D

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    1. Caro PiGreco, colgo l'occasione per darti il bentornato, visto che sono passata da te e ho letto del tuo ritorno, ma poi la fretta ha avuto la meglio e non ho lasciato un commento.
      No, non sarebbe il caso di vergognarsi di quanto si è scritto in passato, eppure forse è umano non sentire più nostro uno stile o un modo di esprimersi, proprio perché si cambia nel tempo come persone e tutto cambia di conseguenza.
      Accolgo il tuo suggerimento sul titolo e ne faccio tesoro, vedrò alla fine di questa revisione profonda se mi sarà utile per accendere una lampadina :)

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    2. Grazie mille, Maria Teresa, sia per il bentornato che per l'accettazione del suggerimento :D

      PS: quando vuoi/puoi, sei sempre la benvenuta, anche su post datati ;)

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  16. Quando mi è accaduto di riprendere in mano qualcosa che avevo scritto molti anni fa, l'impressione è stata soltanto una. Ovvero apprezzare finalmente il lavoro e la fatica di un editor, di quelli veri però. E' indubbiamente un'impresa immane mettersi lì, frase per frase ad aggiustare, ricucire, tagliare e rimettere insieme. Poi mi viene anche in mente che è comodo però, è comodo approfittare di un'idea che già c'è e di migliorarla. Io sono, di mestiere, un programmatore. Ricordo che anni fa buttai di getto un programma, molto bello e complicato. Avevo fretta di finire e lo conclusi. Poi dei miei colleghi apprezzando l'idea lo ripresero in mano e ovviamente, trovando già qualcosa di fatto, lo conclusero meglio. Lo abbellirono, lo misero in forma smagliante. In definitiva è faticoso riscrivere, ma è l'idea secondo me che conta più di tutto. A tale proposito ti suggerirei un argomento per un nuovo post perchè mi incuriosisce saperlo. Ovvero, è meglio un libro con un'idea stupenda ma magari scritto non benissimo oppure un libro scritto benissimo e con un'idea invece banale, scontata. Ho sempre riflettuto su questo ... chissà cosa ne pensano gli altri. Ciao. Un saluto affettuoso.

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    1. Eh sì, un editor fa un lavoro immane! Il problema è proprio che noi siamo troppo immersi in un testo, in una storia, per poterla guardare con la giusta lucidità.
      Dici comunque una cosa che approvo in pieno: è utile e comodo utilizzare un'idea che già c'è. Anzi, perché sprecarla? Io la vedo proprio così, pure se sarà una faticaccia rimettere mano per migliorare il tutto.
      Sul tuo suggerimento di post... perché non provi tu stesso a buttare giù qualcosa? Sai che qui sei sempre il benvenuto :)

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  17. Io penso che sia normale scrivere in un modo a un'età, e in un modo differente in un'altra. Anche Marguerite Yourcenar diceva che non avrebbe mai potuto scrivere Memorie di Adriano a vent'anni. Occorreva esperienza, sia vita sia di scrittura, per scrivere un'opera così profonda e complessa e oltretutto in prima persona.

    Per quanto mi riguarda, non ho romanzi da ritrovare quanto da terminare - e quello è un altro discorso legato al tempo e all'ispirazione del momento. Rispondendo alla tua seconda domanda, non ho alcuna difficoltà a distaccarmi da un romanzo a patto che vi sia di mezzo la pubblicazione, anche in self. Solo in quel momento il romanzo comincia ad appartenere anche ad altri e a camminare con le sue gambe.

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    1. Vero, Cristina, l'età conta molto. Determina il nostro modo di vedere la vita, le persone, le situazioni. Si può avere un'ottica completamente diversa in fasi diverse della vita.
      Riguardo al distacco, penso che ogni libro abbia una sua propria vita in qualche modo, quindi sì, penso anche io che l'autore possa accompagnarlo per un po', ma poi dovrà necessariamente prendere le distanze.

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  18. Non ho che una pubblicazione all'attivo ma ho scritto molti racconti che tengo per me o faccio leggere ad amici e parenti cui so possono interessare, come genere o storia.
    Mi è capitato di rileggerli a distanza di tempo e, sì, mi sono chiesta che cosa avessi in testa in quel momento per scrivere in quel modo! Quasi mi sono vergognata di averli fatti leggere a qualcuno!
    Non mi è mai capitato però di riscrivere qualcosa.

    Il tuo post capita proprio nel momento giusto perché qualche giorno fa ho parlato al mio compagno di un racconto storico a tema artistico di diversi anni fa. Gli ho raccontato la storia e lui mi ha detto che era bella, e mi ha chiesto perché non lo avessi mai preso in considerazione per una pubblicazione, e a me è venuto in mente che è perché, anche se lo ricordo poco, so che è immaturo. Pensavo quindi ad una riscrittura e so già che sarà radicale.
    Immagino che ripenserò al tuo post quando inizierò questo progetto!

    Comunque sia penso sia normale guardare indietro e vedere molte differenze, anzi forse è un bene perché significa che c'è stato un cambiamento (si spera, sempre, in meglio). Deve essere un po' come ritrovare le foto di quando eri adolescente, che ti fanno pensare "Ma perché mi vestivo in quel modo imbarazzante?!".

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    1. La sensazione di immaturità è quella che ho avuto anche io. Se troverai la voglia di riprendere il mano il tuo racconto, magari riuscirai a renderlo più in linea con il tuo sentire attuale e quindi alla fine a pubblicarlo. Secondo me è un peccato lasciare nel cassetto storie che hanno un potenziale. A differenza di cose che non possono essere cambiare (tipo il modo di vestire imbarazzante...) i testi si posso rivedere. Dunque perché non approfittarne?

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  19. Scrivere e poi riscrivere, pensare di avere concluso, dimenticare e poi riprendere e decidere di sovvertire il tutto. Non si fa così anche nella vita?

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    1. Verissimo. Il problema - nel caso di un testo - è capire quando fermarsi, smettere di tornare sulle decisioni e dirsi soddisfatti.

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  20. Prendere le distanze magari no, però non c'è dubbio che rileggendo certe cose vecchie il mio primo pensiero sia "Oddio!"
    La verità è che le cose non cambiano, siamo noi a cambiare e a vederle diversamente, perciò una cosa scritta otto anni prima inevitabilmente ha qualcosa che non ci appartiene più perché nel frattempo siamo cambiati, l'esperienza della vita ci ha modificato. Credo che sia capitato a chiunque scriva un'esperienza del genere, a me sicuramente sì. Ma senza mai rinnegare nulla perché, evidentemente, nell'epoca in cui lo scrissi era coerente con il me stesso di allora.

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    1. Sì, siamo noi a cambiare e di conseguenza vediamo certi testi con occhi completamente diversi. Hai ragione che non si dovrebbe rinnegare nulla, dopo tutto le storie sono figlie di un certo periodo e di come eravamo.

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  21. Il mio primo romanzo è "Come aria che si cambia". E' perduto e credo che rimarrà sempre tale, perché per completarlo dovrei fare una scelta alla Proust che non è nelle mie intenzioni compiere, almeno per il momento.
    Mi sta comunque servendo da grande archivio a cui attingere. Ho presentato il suo incipit nel mio blog; due miei racconti di "Insieme raccontiamo" sono rielaborazioni di alcune sue pagine; in più ho intenzione di realizzare un'iniziativa estiva, sempre nel mio blog, che mi permetterà di utilizzare in modo più sostanzioso altre sue parti. Insomma, alla fine nulla è davvero perduto ;-)

    Chiudo augurandoti un buon lavoro di rielaborazione del tuo romanzo ritrovato :-)

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    1. L'idea di attingere a vecchie storie come fossero archivi è venuta anche a me con un altro vecchio romanzo. Credo che sia giusto farlo in certi casi per recuperare ciò che sarebbe un peccato far finire nell'oblio. Nulla è davvero perduto, hai ragione, soprattutto nella scrittura.
      Grazie per l'augurio e per la visita, Ivano :)

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  22. Capita molto spesso che io mi ritrovi nelle tue parole, anche come tempistica. Nella stessa tua situazione - per quanto posso capire - ho smesso di prendere a testate il muro per iniziare una nuova storia e ho sottoposto a nuova revisione "Due vite possono bastare", di cui nel frattempo ho recuperato i diritti e che sto facendo tradurre in inglese. Credo che sia importante anche questo: imparare a selezionare tra i nostri scritti quelli che meritano ulteriore lavoro, e dedicare tempo a portarli al loro migliore livello. Anche questo è scrivere, non soltanto produrre a testa bassa sempre nuove storie. La scrittura è come il maiale, no? Non si butta via niente. :D (Molto poetico, davvero...)

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    1. Perfettamente d'accordo, non si può sempre produrre roba nuova, voltando le spalle al vecchio. Ma penso tu abbia centrato bene la questione, bisogna affinare l'istinto per capire a cosa dedicarsi per revisionare e cosa lasciar andare.
      Sono contenta di questa convergenza di intenti e che tu abbia ripreso in mano "Due vite possono bastare". Di certo ora che hai riacquistato i diritti avrai anche molta più voglia di prendertene cura come una cosa tua. O almeno questa è la sensazione che ho avuto io.

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    2. La sensazione è anche mia. Ero rimasta molto delusa nello scoprire che il "grande traguardo" di essere arrivata in finale a IoScrittore equivaleva quasi a zero nei fatti. Se ci penso adesso, mi dico che era ovvio fosse così, ma questa esperienza mi ha insegnato che correre dietro alle carote può avere un certo valore solo a patto di essere realistici al cento per cento. Non ci vuole niente a considerare importanti per la scrittura - e quindi degne di tempo, lavoro e aspettative - cose che non lo sono affatto.

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    3. Buon giorno Grazia, ho apprezzato moltissimo l'onestà di questo tuo commento, rara. Sento anche una vecchia sofferenza forse andata via. Sono d'accordo con te sulla metafora del maiale. Bisogna scrivere bene al meglio delle nostre attuali possibilità una storia. Forse perché è quello che sto cercando di fare 😁. Piacere di averti incontrata

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    4. Piacere anche mio! La sofferenza non si è ancora dissipata del tutto, ma la consapevolezza è cresciuta. Cerco di lavorare su questo, ancora prima che sulla nuova storia da scrivere. :)

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