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Modi lenti e dolorosi di uccidere la suspense #2

Scena tratta dal fim di Hitchcock Notorius (1946)
Rieccomi a parlare di suspense e in particolare di quei passi falsi che alcuni autori commettono in questo ambito. Ovviamente sono soprattutto considerazioni da lettrice appassionata del genere, con uno sguardo all'attività di scrittura, perché è inevitabile a volte smontare una storia per capire cosa funziona e cosa no.

In particolare oggi vorrei concentrarmi sulla prospettiva che un autore adotta per raccontare e sull'impatto questa che ha sulla suspense.

Chiunque mastichi un po' di scrittura creativa sa di certo che il punto di vista che si adotta per raccontare una storia ha un peso molto grande nel coinvolgere il lettore. Quindi è facile capire che scegliere la giusta inquadratura è essenziale quando si vuole creare suspense in chi legge: l'identificazione è indispensabile in questo caso, il lettore si deve preoccupare per il personaggio (o i personaggi), detto in parole semplici.
Per tenerlo in questo stato di ansia la strada più facile è quella di entrare nella testa dello stesso personaggio e mostrarne pensieri, emozioni, paure. Molti scrittori infatti scelgono di farci vivere l'angoscia dentro la pelle di chi la prova, e usano una prima persona o una terza persona. Ma può essere efficace anche usare un'inquadratura più ampia, mostrando ciò che accade all'esterno. Un esempio tipico è quello dell'assassino che si avvicina alla vittima. Anche qui chi assiste alla scena è portato a provare timore, identificandosi con il malcapitato.

Quando il punto di vista è sbagliato o inutile

Ci sono però anche prospettive che non favoriscono affatto la suspense. Adottarle potrebbe, oltre che rovinare l'effetto, scatenare anche noia nel lettore. Mi riferisco in particolare a un punto di vista troppo esterno ai fatti.

L'esempio che voglio fare a questo proposito è tratto da un thriller che ho letto quest'estate, Una Faccenda Privata di Greg Iles. Da premettere che questo autore (piuttosto famoso in America) ha una scrittura molto apprezzabile e accattivante. Scrive trame di tutto rispetto e sa come afferrare il lettore e trascinarlo in una storia.

Questa è la trama:
Quando Laurel torna a casa dal lavoro, suo marito Warren la sta aspettando con una pistola in mano. Accanto a lui c'è una lettera che lei conosce bene. È quella che le ha scritto il suo amante, Danny. Una "faccenda privata" che farà emergere le verità nascoste di un matrimonio e i segreti di una provincia americana perbenista e corrotta.
La storia, che come da titolo riguarda degli intrighi familiari, ha un andamento inizialmente lento, ma coinvolgente. L'autore si concentra sulla protagonista e ci mostra i suoi sotterfugi per mantenere segreta la sua relazione extraconiugale, le sue emozioni nei riguardi di un matrimonio tiepido e pieno di ombre, i suoi sentimenti complicati per l'amante. La crisi è nell'aria e il lettore se l'aspetta. Si pone subito dalla parte di lei, pur intuendo che c'è qualcosa di più da sapere sul marito, in apparenza freddo e un po' antipatico. Quando la trama avanza, l'interesse è abbastanza vivo.

A un certo punto però l'autore comincia a fare delle digressioni che riguardano l'amante, con lunghissimi capitoli sulle sue esperienze di guerra. Scatta inevitabile la noia. In parte potremmo ancora giustificare queste parentisi, fino a quando c'è il totale crollo della suspense.

[Alert spoiler] La prospettiva si sposta completamente al di fuori della scena centrale, quando la polizia è impegnata a organizzare un'irruzione. [Fine spoiler].

Siamo a metà libro e cominciano a entrare in gioco tutta una serie di personaggi con le loro vite e il loro passato, di cui al lettore non interessa minimamente. Mentre ciò che accade tra i protagonisti comincia a diventare ripetitivo (e tifiamo perché tutto finisca il prima possibile), siamo catapultati nelle storie di altre persone che c'entrano solo in modo collaterale.

La prospettiva (o meglio le prospettive) adottata qui distrugge in modo irreparabile la suspense, per la semplice ragione che non aggiunge nulla alla trama.

Dall'altra parte poi c'è da rilevare che l'espediente di spostare l'inquadratura per prolungare la tensione, in questo caso, fallisce proprio perché la prolunga in maniera eccessiva. Non si può far leggere un romanzo di circa 400 pagine in questo modo.

Volete sapere com'è finita la mia lettura? Ho cominciato a saltare degli interi capitoli, stremata da tutte quelle inutili digressioni su personaggi secondari. Non vedevo l'ora che la storia si concludesse, e a quel punto non mi interessava neppure più di cosa sarebbe accaduto. La fine comunque si è rivelata prevedibile e senza fuochi d'artificio.

Una Faccenda Privata era il terzo romanzo che leggevo di Greg Iles, i primi due mi erano piaciuti abbastanza. Per curiosità sono poi andata a leggere delle recensioni in rete e ho trovato parecchi che la pensano come me, salvo alcune entusiaste recensioni a cinque stelline; ma ormai è abbastanza chiaro che in fatto di libri i gusti sono gusti e tutto è molto relativo.

Viene inevitabile chiedersi però perché uno scrittore così abile e navigato faccia errori così disastrosi. Perché nessuno della schiera di editor che sicuramente ha accanto non gli ha fatto notare che tutto quel divagare avrebbe indisposto il lettore?

Questa lettura sicuramente mi ha insegnato che se vogliamo conservare alta la tensione non possiamo permetterci troppi filtri per raccontare una storia. O se lo facciamo, dobbiamo avere una valida ragione per mostrare i fatti da una o più angolazioni.

Voi cosa ne pensate? Vi è mai capitato di leggere storie con punti di vista inutili o addirittura così “sbagliati” da rovinarvi il piacere della suspense?

Commenti

  1. "Viene inevitabile chiedersi però perché uno scrittore così abile e navigato faccia errori così disastrosi. Perché nessuno della schiera di editor che sicuramente ha accanto non gli ha fatto notare che tutto quel divagare avrebbe indisposto il lettore?"

    Perché sanno perfettamente: l'autore, che glielo pubblicano quasi a occhi chiusi; l'editore perché sa che comunque bene o male vende.
    O no?
    Ad ogni modo mi pare di ricordare (correggetemi se sbaglio) che nella tradizione editoriale dei paesi anglosassoni la pubblicazione non viene fatta "a corpo" come in Italia (qualunque sia la lunghezza del testo non importa), ma "a misura" (cioè a numero di pagine), il che potrebbe anche spiegare come mai molti autori anche famosi si perdano in divagazioni inutili.

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    1. Sì, immagino che per autori già consolidati il discorso conti poco.
      Non sapevo poi di una pubblicazione a numero di pagine, spiegherebbe la lunghezza di molti romanzi americani. Non è la prima volta in effetti che leggo simili divagazioni, anche se queste a mio avviso erano veramente insopportabili.

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    2. Questa consuetudine appare anche in campo musicale: negli anni '70 per esempio, non era infrequente trovare brani suddivisi in più parti anche senza necessità (es.: il brano X comprendeva anche Y e Z) in modo da far risultare più canzoni e autori...per un discorso di royalties.
      Metto come esempio un brano dei King Crimson:
      Epitaph (including March for No Reason and Tomorrow and Tomorrow)

      cosa che qui, a casa nostra, non ricordo di avere mai visto.

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    3. Prolissi per soldi, dunque. Brutta cosa.

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  2. Intanto complimenti per aver scritto "suspense" in modo corretto :D

    Sei sicura che non sia solo un fatto soggettivo? Quante digressioni fa Stephen King? Hai mai letto L'ombra dello scorpione? 900 pagine piene zeppe di storie parallele, ma non mi ha annoiato.

    Però non era un thriller. Quindi forse in alcuni generi letterari - come i polizieschi in generale (quindi thriller, gialli, spionaggio) - certe digressioni non sono ammesse per ovvi motivi.

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    1. Eheh grazie :D
      Non ho letto L'ombra dello scorpione, quindi purtroppo non sono in grado di fare un confronto. Però ho letto altri romanzi molto lunghi dove le divagazioni si sprecavano, ma ciò nonostante la lettura non risultava appesantita. Mi viene un po' da pensare che il problema nel caso specifico di questo romanzo sia dove sono collocati i punti di vista alternativi, cioè a metà libro. Quello che voglio dire è che dopo che hai abituato il lettore a una certa prospettiva, non puoi uscirtene con una completamente diversa, tanto per allungare la suspense.
      Con King come funziona, ci sono punti di vista diversi anche dopo metà libro?

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    2. Non mi sembra di aver trovato punti di vista diversi come li descrivi tu. In qualche caso c'erano vari punti di vista secondo il personaggio.

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  3. Carissima, un ottimo articolo il tuo che mi ha fatto pensare parecchio. Recentemente infatti sto leggendo alcuni gialli scritti da amici esordienti. Io non mi ci cimenterei mai, perché la gestione della suspence mi terrorizza, ma ne ho letti molti (a tredici anni avevo già letto tutta Agatha). Non c'è niente di peggio che svelare particolari della trama troppo presto! Spesso non ce ne accorgiamo, ma infiliamo particolari descrittivi che anticipano già la soluzione, se non del chi è l'assassino, almeno del prosieguo della storia.
    Ma c'è un'altra cosa che a mio giudizio uccide la voglia di proseguire nella lettura, anche in altri generi, con conseguenze sulla concentrazione: l'eccesso di complessità nella trama. Per me Zafòn ha questo limite, mi riduce come te con il tomo da 400 pagine... Ma so che è un autore adorato. Per fortuna de gustibus.......

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    1. Grazie Elena. Hai ragione, scrivere gialli non è facile per niente, credo che si debba procedere con molta precisione perché un dettaglio sbagliato può rovinare l'intera trama.
      Di Zafon ho letto solo il gioco dell'Angelo e la penso come te: una trama troppo complessa, anzi ho avuto l'impressione che fosse contorta a tal punto che la fine non risolve nulla e lascia l'amaro in bocca. Di Zafon forse sono da ammirare altri aspetti, ma di certo non mi ha colpito l'intreccio.
      Devo ammettere che io stessa ho spesso la paura di creare trame troppo contorte.

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    2. Devo dire, a difesa di Zafon, che l'idea intorno alla quale crea la sua trama, sostanzialmente il male sotto forma di strano figuro, non è del tutto originale ma assolutamente intrigante. Dimostra che la creazione dei personaggi e della trama non vanno automaticamente di pari passo.

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    3. Ho finito da una decina di giorni Il gioco dell'angelo, non m'è sembrata così complessa la trama. Questo è il secondo romanzo che leggo, e il secondo della serie del Cimitero dei libri dimenticati. Ero scettico su di lui, perché era piaciuto molto a mia madre e mie sorelle e abbiamo gusti spesso diversi :)
      Ma per me scrive da Dio.

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    4. Ah è così, hai pregiudizi sulle signore della tua famiglia? :)
      Scrive bene ma è illeggibile. So che su di lui si scatenano gli inferni, tra chi non lo regge e chi lo adora. A me in ogni caso è rimasto impresso, è pur sempre qualcosa :)

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    5. Più che pregiudizi, sono consapevole dei loro gusti :D
      Illeggibile addirittura? :|
      Io i due libri che ho letto li ho divorati. Ma ognuno ha i suoi gusti.

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    6. Zafon scatena sempre opinioni molto contrastanti :) Che scrive benissimo è fuori di dubbio. Per quanto mi riguarda, Il gioco dell'Angelo mi sia piaciuto si è no, perché la fine non mi ha convinta. Ho sentito parlare molto meglio de L'ombra del vento, voi l'avete letto? Magari prima o poi ci riprovo a leggere qualcosa di suo.

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    7. Eh si.. Scusa Maria Teresa, non l'ho specificato prima, ma facevo riferimento proprio a L'ombra del vento! dunque... Daniele, hai presente "Il maestro e margherita"?. uguale :)

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    8. @Maria Teresa: L'ombra del vento è il primo volume della serie del Cimitero dei libri dimenticati, l'ho letto. M'è piaciuto molto, forse più del secondo.
      La fine de Il gioco dell'angelo non ha convinto neanche me.

      @Elena: Ho "Il maestro e margherita", ma devo ancora leggerlo. Hanno trame simili, intendi?

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    9. Daniele, non proprio trame simili ma diciamo, assonanze. Anche nel capolavoro di Bulgakov uno dei protagonisti è il diavolo, nella ex unione Sovietica.... Mi taccio per evitare spoiler, ma ci sono molte appunto assonanze... sospette? Mah, mi dirai quando l'avrai letto.
      Ma in particolare alludevo all'effetto che entrambi hanno avuto sul mio già fragile sistema digestivo....

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  4. Sto leggendo la saga dei Cazalet, secondo volume, "Il tempo dell'attesa". Trattandosi di cinque opere (il genere potrebbe essere un mainstream storico), il primo è stato un mega-incipit: cinquecento pagine, nelle quali non succede praticamente nulla. Dal secondo le vicende si movimentano un po'. Sto continuando la lettura (ho già comprato il terzo volume, mentre il quarto uscirà in primavera) perché tutto sommato non mi spiace, però penso che rappresenti un ottimo esempio di quanto scrivi. Soprattutto nel primo volume, i punti di vista sono tantissimi, anche quelli di personaggi che non hanno un ruolo effettivo nella storia, e che potrebbero essere tranquillamente evitati. Il secondo, invece, è focalizzato su tre punti di vista principali. Ogni tanto ne compare qualcun altro, ma non così invasivo da disturbare la lettura.

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    1. Se sei spronata ad andare avanti magari è perché in qualche modo il modo di raccontare o le storie ti prendono. In effetti non è mai facile stabilire quando i punti di vista eccedono. A volte però hai proprio la sensazione che l'autore abbia infilato delle storielle secondarie con l'unico obiettivo di allungare le pagine e ne trai solo fastidio. Penso poi che nel caso di un thriller questo sia proprio imperdonabile, perché ti rovina tutto il gusto di leggere.

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    2. Sono andata avanti per tre motivi:
      1) il romanzo è scritto bene
      2) c'è un'ottima ricostruzione storica
      3) il primo volume mi sembrava più "di presentazione" che altro, e avevo la sensazione che poi la storia si sarebbe movimentata.
      Così è stato.
      Nel secondo volume, ci si focalizza su tre personaggi. E ci si rende conto, quindi, che aver compreso la loro rete familiare è stato utile. Quindi tale prolissità, in fondo, aveva un senso.
      Chi ha recensito il terzo parla di una trama molto più viva, e ricca di colpi di scena. Vedremo. :)

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    3. Io sono al termine del primo volume della saga e non nascondo che faccio fatica a finirlo. La sensazione è quella da te descritta, Chiara, sembra tutto un enorme prologo, i punti di vista si moltiplicano, si accavallano, mi irritano in alcuni punti. E accade poco, troppo poco per più di 600 pagine di romanzo.
      Confido nel seguito, ho già acquistato i volumi successivi, sob...

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  5. Non ricordo di aver letto libri così "difficili", ma ho notato in diversi best seller americani la tendenza a inserire più di quanto attiene alla storia. Ho sempre il sospetto che questo succede quando l'autore deve riempire una storia e accrescere la paginatura. Un romanzo di 400 pagine colpisce, se poi l'autore ha venduto bene con i libri precedenti, allora forse si vuole sfruttare il momento e l'onda di popolarità, che sia su indicazione dell'editore o di propria iniziativa non credo cambi la sostanza: il libro ne risente.
    Io preferisco scrivere senza badare alla lunghezza e anzi mi piace vedere la storia dal punto di vista cinematografico, in termini di scene e inquadrature. Secondo me in questo modo non si scrivono scene lunghe e si dovrebbe anche evitare la noia al lettore. Se poi le pagine nono sono 400, pazienza.

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    1. Si, pare anche a me che a volte siano troppo prolissi per necessità. Personalmente, ne sono infastidita

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    2. Purtroppo potrebbe essere proprio così, si allunga per fare volume. Peccato soltanto che una trama che poteva essere abbastanza coinvolgente ne risenta troppo.
      Devo dire che mi sono capitate storie in cui l'autore mostrava i fatti da più angolazioni e che mi hanno appassionato comunque, ma dubito che una storia di suspense possa avvantaggiarsene.

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  6. Ricordo di aver letto due gialli norvegesi tempo fa, e in entrambi i casi avevo azzeccato il colpevole. Continuai a leggere solo perché mi pareva impossibile che fosse così "semplice". E invece... Era davvero così semplice! :)
    Non mi è mai successo niente del genere con Simenon, però.

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    1. Non sono in grado di giudicare i gialli norvegesi, visto che non me ho mai letti, ma Simenon sicuramente sapeva come scrivere un giallo. Le sue atmosfere sono indimenticabili e già questo basterebbe. Quando si intuisce subito il colpevole non è un buon segno...

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  7. Secondo me la gestione del punto di vista è tra le cose più importanti e difficili da tenere sotto controllo e si sbaglia spesso. Sbagliano anche i grandi. Poi, secondo me, su un autore affermato c'è meno controllo, se un esordiente manda a quel paese l'editor non esordisce, se un autore affermato è affezionato a una parte di storia che non funziona, ma ha venduto tanto e sai che comunque venderà abbastanza gliela dai anche vinta.

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    1. Eh sì, è un aspetto molto difficile per tutti e capisco il tuo ragionamento. Come lettrice, io mi limito a pensare che la noia sia il sintomo di qualcosa che non va nella narrazione. Posso perdonare delle digressioni di punti di vista ma quando è troppo, è troppo!

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  8. Riflessione interessante, sicuramente mi è capitato di essere più presa da una subplot che dalla storia principale, o identificarmi con un personaggio secondario e desiderare che fosse protagonista.

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    1. E' capitato anche a me a volte. Sarà che con i personaggi minori gli autori si lasciano andare molto e quindi li rendono più audaci e sopra le righe. Nel caso di questo romanzo, però i subplot e i personaggi secondari erano una vera barba!

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    2. Io trovo assolutamente affascinante quando un autore riesce a farci innamorare di un personaggio che non è protagonista. La storia secondo me se ne avvantaggia... Pensate a La dama e L'unicorno... Sinceramente Lisa il mio sforzo come autrice va proprio in questa direzione....

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    3. Anch'io ci punto molto. Sto leggendo proprio in questi giorni il nuovo romanzo della Chevalier... l'inizio promette una storia emotivamente potente!

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  9. Questo tuo post mi ha fatto pensare al giallo che sto scrivendo, ci sono delle disgressioni e dei personaggi secondari ma sono funzionali alla storia, anche se il mio romanzo sarà molto, ma molto più corto...
    Forse il problema del libro che hai letto è che si dilunga troppo, 400 pagine mi sembrano tante, anche se ho letto "Io uccido" di Giorgio Faletti che era di oltre 600 pagine e l'ho letto molto bene (e non avrei creduto).

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    1. I thriller americani sono tutti più o meno di quella lunghezza, sulle 300-400 pagine. Un altro che ho letto da poco (e di cui parlerò in futuro) ne aveva 500 e anche lì secondo me c'era "troppo" rispetto all'esiguità della trama. Forse non è facile dopotutto stabilire il numero "giusto" di pagine per un romanzo...

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  10. Ci sarebbe il decimo capitolo de La Ruota del Tempo (una saga fantasy in 14 volumi) che è totalmente inutile: a parte poche manciate di pagine, sono 800 pagine di digressione dalla storia principale in cui nessuno dei personaggi fa il benché minimo passo avanti nella storia. Per cui se sei appassionato lo leggi, ma sei conscio che non ti piacerà.
    Per lo stesso motivo ho abbandonato la serie della Torre Nera di Stephen King. Nel quinto volume troppe digressioni, su personaggi secondari e troppe riproposizioni di cose già viste nei volumi precedenti.

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    1. Santo cielo, 800 pagine di digressioni?! Certo, pure pensare a 14 volumi per una saga fa venire i giramenti di testa.
      Eppure, ci sono casi di prolissità che non disturbano. Di certo non è facile definire perché a volte le sottotrame risultano insopportabili e altre ancora si accettano di buon grado.

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    2. La Ruota del Tempo l'ho abbandonata al primo volume. Neanche più ricordo la storia, ma quando ho saputo che erano 10 volumi (ora lievitati a 14?), m'è passata la fantasia.

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  11. Non mi è mai capitato di saltare capitoli, proprio non ho memoria di ciò. Ho sempre trovato che le digressioni, anche di personaggi secondari, aggiungevano significato alle loro azioni nel presente, li delineavano meglio. E come per Lisa qualche volta ho fatto il tifo per una trama parallela, che per la principale!

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    1. Di saltare capitoli interi non era mai capitato neppure a me, anzi neanche di saltare pagine. Di solito ho pazienza, soprattutto se sono già a metà storia. In questo caso mi sono sentita tradita quando l'autore se n'è uscito con storielle che non c'entravano nulla, tutte poi sulla guerra o l'ambiente militare. Non ti dico che spasso!

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  12. A volte gli scrittori sono colti da una specie di logorrea scritturale che francamente non riesco a spiegarmi. Approfondirò prima o poi... Mah.

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    1. Eh Luz, mi sa che hai proprio ragione. Puoi anche togliere "a volte"... :)

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    2. Non accade sempre ma non temo di dire che ci sono dei libri davvero "faticosi" da leggere, e magari si tratta di grande letteratura.

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  13. Bisogna vedere se lo scopo dell'autore è davvero creare suspense o se la scena iniziale è solo una scusa per parlare d'altro. Distinguerei i thriller veri e propri (per i quali "uccidere" la suspense equivale al fallimento totale) rispetto ai romanzi mainstream in cui l'autore vuole raccontare una storia o più storie che in qualche modo si intrecciano.

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    1. Sì, nei mailstream o in altri generi è giustificato un certo divagare, per fornire un quadro più ampio. Nei thriller non lo trovo utile, a meno che i subplot non servano ad approfondire la psicologia dei personaggi.

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  14. A me piace molto quando in una storia ci sono varie sottotrame e digressioni che sembrano slegate fra loro e dalla trama principale ma a un certo punto confluiscono tutte verso un'unica direzione, come un puzzle che si ricompone dando senso a ogni dettaglio sparso qua e là. Vado pazzo per le storie strutturate così. Sto leggendo Denti Bianchi di Zadie Smith, è stracolmo di sottotrame e flashback su un'infinità di personaggi, anzi oserei dire che l'intero libro è un'unica grande sottotrama e non si capisce dove vada a parare, ma mi è stato detto che, nel finale, tutto confluisce in un unico punto e ogni singolo dettaglio o personaggio secondario rivela la sua funzione, e non c'è niente di casuale.... Questo mi incuriosisce molto e mi sta spingendo a continuare la lettura. Le digressioni fini a se stesse, invece, non le concepisco proprio. Queste sulla guerra poi... brrr! Ero tentato di leggere questo romanzo finché non le hai nominate :) C'è solo un'eccezione, per quanto mi riguarda, ed è Il Nome della Rosa. Di fatto è un mattone infarcito di interminabili digressioni teologiche, eppure non mi ha annoiato neanche per un istante, anzi ho avvertito un senso di suspense dalla prima all'ultima pagina, anche nelle parti esterne al giallo. Ma deve essere una specie di magia creata dallo stile di Eco. Stefano

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    1. Ciao Stefano :) Anche a me piace molto quando si crea un'armonia tra le sottotrame, è il genere di romanzo che preferisco. E' fastidioso invece quando arrivi a capire che alcuni elementi sono stati inseriti e poi dimenticati. Questo secondo me non è ammissibile in generi dove la tensione si deve mantenere alta. Credo che ne Il Nome della Rosa si perdonino le digressioni anche perché si tratta di un romanzo storico (oltre che giallo): certi dettagli contribuiscono a creare lo scenario, a fornire le coordinate.
      Mi dispiace di averti dissuaso per questo romanzo! Per me l'unica cosa buona è la parte riguardante la protagonista, che si legge in modo piacevole, il resto tutto fumo negli occhi.

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  15. Come sai, con i cambi dei punti di vista e le digressioni sono piuttosto indulgente. Invece, ho letto nei commenti che avete molto parlato di Zafón, e quindi mi limito a dire la mia su di lui. Ancor prima di leggerlo, una mia amica mi aveva rivelato che lo detestava. Volendo andare in ordine, lessi per primo "L'ombra del vento" e lo trovai eccellente al punto da scriverne una recensione sul blog. Mi piacque non solo per la trama ma soprattutto per le atmosfere di Barcellona al tempo del franchismo. Poi ebbi modo di leggere "Il gioco dell'angelo" e, dopo una partenza brillante, ebbi la netta sensazione che a un certo punto lo stesso autore non riuscisse più a districarsi. Poi, francamente, il losco figuro che simboleggia il male è fin troppo scontato per come lo presenta lui, e dopo le prime trenta pagine avevo già capito chi era. Il finale per me è ai limiti dell'assurdo. Infatti ne avevo scritto una stroncatura sul blog, cosa che mi capita di rado. Ebbene, avevo poi scoperto che la mia amica aveva letto proprio questo libro, ed era per quello che non le piaceva!

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    1. Dovrò ricredermi, allora, e provare L'ombra del vento. In effetti anche a me avevano consigliato quello, poi non so perché ho letto l'altro. Mi ricordo della tua stroncatura e ho avuto la stessa percezione sulla trama: che l'autore a un certo punto non sapesse più come uscirne :)

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  16. In effetti qualunque elemento si voglia inserire nella storia, bisogna essere ragionevolmente certi che non la danneggi. Probabilmente bisogna passare dalla generica domanda "è interessante?" alla domanda "è interessante in questa specifica storia, in questo momento, per un lettore che apprezza il genere?".

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    1. Hai ragione, il contesto è fondamentale per queste scelte. Così come avere sempre un occhio di riguardo per chi dovrà leggere. Mamma mia, a volte è così complicato scrivere...

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