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Visualizzazione dei post da Marzo, 2016

Buona Pasqua

Auguro una felice Pasqua a tutti e vi do appuntamento il 5 aprile da queste parti, perché la settimana prossima sarò fuori dai radar. A presto!

Dimmi che lavoro fai e ti dirò che scrittore sei (meme)

Qualche giorno fa, tra i commenti al post sul finale di un romanzo, si parlava  di come il lavoro “ufficiale”, insomma quello che facciamo per vivere, influenzi il nostro approccio alla scrittura, di come per esempio chi si occupa di questioni tecniche finisca per portare questa forma mentale anche nel suo creare storie. Barbara Businaro ne ha fatto un meme, a cui ho deciso di partecipare.

In realtà, è da parecchio tempo che non ho più un'occupazione “ufficiale”, ma aver lavorato per oltre quindici anni nell'ambito giornalistico ha lasciato senz'altro un'impronta su di me, con conseguenze anche sulla mia scrittura. Rifletterci è stato un esercizio interessante che voglio condividere con voi.

Newsletter, 8 errori che potresti aver commesso

Ma tu che ne sai di newsletter? qualcuno mi potrebbe chiedere. Vero, non ne so molto. E infatti questo post lo sto scrivendo non in qualità di esperta, ma nello spirito di una semplice lettrice che arriva in un sito/blog tanto carino, con articoli così interessanti da far pensare “questo blog lo voglio seguire”, e trova una newsletter che non funziona a dovere oppure non la trova proprio.

Qui per newsletter intendo un servizio che il titolare di un sito/blog usa per mandare e-mail ai propri lettori con i nuovi post.

Vediamo insieme se abbiamo fatto le cose per bene o abbiamo commesso uno di questi errori?

Il finale di un romanzo (secondo Nancy Kress)

Dopo aver parlato dell'inizio e dello sviluppo, in questo terzo e ultimo post dedicato al saggio di scrittura creativa di Nancy Kress Inizio, sviluppo e finale, vorrei dare una panoramica sui consigli della scrittrice riguardo la messa a punto dei capitoli conclusivi di un romanzo.

Da un punto di vista personale, ho sempre avuto difficoltà a digerire i finali mal fatti nei romanzi che leggo. Forse perché considero la conclusione come la parte più importante di una storia, quella che determina se personaggi ed eventi lasceranno un'eco su di me o se, al contrario, me ne dimenticherò una volta passata al libro successivo. Credo che questo abbia molto a che fare con la sensazione che il finale ci lascia, di armonica chiusura o di brusca interruzione.

Domande odiose #1 “Ma è autobiografico?”

Si sa, chi scrive è suscettibile, ipersensibile, facilmente irritabile. E capita che alcune domande, magari poste in buona fede, gli scatenino l'orticaria. A queste apparentemente innocue ma fastidiose curiosità dedico questa nuova serie di post.
Oggi vedremo quella cui difficilmente si sfugge se hai pubblicato un libro o lo stai scrivendo:  “Ma è autobiografico?”.

Nel divertente libro di Giuseppe Culicchia E così vorresti fare lo scrittore, una carrellata amaro-ironica sul mondo dello scrittore, spesso l'autore insiste su questa domanda-tormentone che gli viene posta in merito ai suoi romanzi: “Quanto c'è di autobiografico?”, come una specie di tortura senza mai fine. Io mi ero fatta l'idea, prima di leggerlo, che solo gli autori esordienti o comunque alle prime armi subissero questo interrogatorio, e invece pare di no!