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A qualcuno piace self

Ovvero qualche riflessione sul mio primo anno da selfpublisher.

I vecchietti dei Muppets sono qui per esorcizzare la mia ansia da criticoni

Comincio con il confessare che sono diverse settimane che mi ripropongo di scrivere questo post. Dentro di me ho incontrato una certa resistenza e anche difficoltà a tirare le somme. Resistenza perché parlare di questo argomento in modo teorico mi ha stancata e soprattutto mi hanno stancato i giudizi della gente, le opinioni parziali, soprattutto quelle sussurrate alle spalle. Ma parlavo anche di difficoltà, perché trarre delle conclusioni da quest’esperienza richiede una lucidità che non ho in questa specifica fase della mia vita. Ma voglio comunque provare a farlo.

Una cosa che ho osservato è che gli autori self si dividono in due categorie, quelli super entusiasti e quelli delusi. I primi non perdono occasione per sbandierare la loro gioia, raccontare di come l'autopubblicazione abbia cambiato la loro vita e di quanto siano soddisfatti delle vendite, giurando e spergiurando che non tornerebbero mai sui loro passi. I secondi, invece, sono quelli che hanno fatto i conti con la realtà e, a fronte di un pugno di mosche di copie vendute, appaiono disincantati e demotivati, a volte persino sul punto di mollare la scrittura.
Ecco, io non sento di appartenere a nessuna delle due categorie. L'entusiasmo travolgente non l'ho sperimentato neppure un anno fa, anche perché difficilmente qualcosa mi scatena simili reazioni. E comunque i risultati non mi hanno indotto a fare salti di gioia. Ma non mi sento neppure delusa: ho ricevuto nel corso di questo anno soddisfazioni inaspettate e frutti che mi fanno ben sperare anche per il futuro. Al momento dunque sono collocata in una fase di cauto realismo.

Comunque, un anno fa esordiva Bagliori nel buio su Amazon, senza un editore. Scommetto che a questo proposito la prima cosa che volete chiedermi è:

Ti sei pentita di questa scelta?

No, sono contenta di aver compiuto questo passo. Tornando indietro, lo rifarei senza indugio.
Una parte di me era molto spaventata al solo pensiero di buttarsi in questa impresa. Mi facevo mille domande e mille ansie, ma a posteriori mi rendo conto di non aver mai dubitato della mia decisione di pubblicare senza un editore. Volevo fare quest'esperienza e soprattutto uscire dall'impasse in cui mi trovavo.

Ricordaci un attimo... perché l'hai fatto?

I motivi li ho analizzati in due post (Perché ho scelto il self-publishing (parte 1) e Perché ho scelto il self-publishing (parte 2)) e si possono riassumere semplicemente dicendo che in questa impresa ho sposato l'idea del meglio sola che male accompagnata. Dopo anni di ricerca dell'editore giusto e una batosta di cui porto ancora le cicatrici, era venuto il momento di capire se aveva senso continuare a credere nella scrittura, se le storie che scrivevo potevano trovare un pubblico o se era meglio darmi al lavoro all'uncinetto (in realtà non so lavorare all'uncinetto...).

Cosa ti ha portato di buono quest'esperienza?

Come ho scritto in un commento a questo post di Marco Freccero, il self publishing mi ha restituito la voglia di scrivere, che negli ultimi anni era sfumata a causa delle esperienze negative e dei silenzi degli editori. Forse qualcuno malignerà che non c'è l'obbligo di pubblicare, tuttavia che senso ha scrivere se nessuno legge? Non credo nello scrivere per se stessi, io voglio condividere le mie storie con dei lettori. In questo senso, avere avuto numerosi riscontri positivi mi ha invogliato ad andare avanti, a scrivere ancora.
Dunque, continuo a considerare il self publishing un'opportunità per tutti quei libri che non trovano una via d'accesso all'editoria tradizionale, e non perché non lo meritino ma perché la realtà attuale non lo consente.

Non era meglio un editore, anche piccolo?

No. Sono dell'idea che se non trovi un buon editore – e per buono intendo uno che paga le royalties, che porta il tuo libro sugli scaffali delle librerie fisiche e che fa una promozione su vasta scala – allora è meglio che te la sbrighi per proprio conto piuttosto che legarti a doppio filo con contratti capestro a qualcuno che manterrebbe vincolata la tua opera per un lungo periodo.
Meglio essere single che intrappolati in un matrimonio senza amore, fatto di litigi e travasi di bile.

Quali sono i vantaggi che hai riscontrato rispetto all'editoria tradizionale?

Il confronto con l'editoria tradizionale è stato inevitabile. Premesso che ovviamente la mia esperienza con l'editoria tradizionale è limitata e di certo non esemplificativa, ho apprezzato queste cose:
  • Piena trasparenza nelle vendite
  • Possibilità di monitorare le vendite
  • Royalties più alte
  • Royalties pagate con puntualità e senza fare storie (per lo meno da Amazon)
  • Conservazione del diritto di disporre del libro come si crede
  • Pieno controllo sulle scelte editoriali o di marketing
  • Piena libertà sul tipo promozione
Su ognuno di questi aspetti ci sarebbe molto da dire, ma non sono qui per convincere nessuno, solo per constatare alcuni fatti.

Tuttavia, la cosa che ho apprezzato di più di quest'esperienza finora è stato il confronto con i lettori, e soprattutto l'immediatezza di questo confronto. Se pubblichi con un editore (grande o piccolo che sia), non sempre hai la possibilità di entrare in contatto i tuoi lettori. A volte arrivano delle mail, ma sempre con il filtro dell'editore.
Spesso capita poi che le persone non sappiano neppure dove o come fare arrivare un commento, perché non sempre i piccoli editori hanno un sito o sono collegati con Amazon. Come autrice self ho potuto confrontarmi dentro e fuori la rete con molte persone. Un autore può trarne tanti frutti per le storie che scrive, comprendendo meglio cosa vuole la gente, quali sono i suoi punti deboli o i punti di forza della sua scrittura. Non è cosa da poco.

E gli svantaggi rispetto a un editore?

Prima di tutto, esiste un solido muro di pregiudizi sugli autori self e farci i conti è stato faticoso e frustrante. Pur essendo preparata a questo aspetto, ne avrei fatto volentieri a meno. C'è sempre chi ti considera uno scrittore di serie C, anzi a volte neanche uno scrittore. C'è chi per partito preso non comprerebbe mai il tuo libro in quanto autoprodotto e chi ti discrimina chiedendoti soldi per promuoverlo. Se cerchi il prestigio, il riconoscimento sociale da parte degli addetti ai lavori, il self non fa per te. Per non parlare del fatto tra i tuoi colleghi c'è sempre chi ti guarda come un perdente.

La cosa che ha trovato più faticosa dunque è stata dover convincere le persone a darmi una chance, avere l'impressione di dovermi guadagnare la fiducia di chi non crede nel self. Ma forse concentrarsi su questo di pubblico non ha neppure senso. Esistono per fortuna anche lettori che non fanno distinzioni.

Inoltre, il sostegno psicologico di un editore ha un suo peso. Sentirsi approvati da un addetto ai lavori, sentirlo parlare del tuo romanzo come di un ottimo prodotto sono cose che danno soddisfazione, è inutile negarlo. Io ricordo molto bene questo tipo di emozione e confesso che un po' mi è mancata.

Da un punto di vista pratico, invece ho sentito poco la mancanza dell'editore per quanto riguarda cose come la creazione della quarta di copertina, copertina, preparazione del materiale per l'ebook o la stampa, editing e correzione di bozze. Diciamo che quando questi compiti vengono svolti da professionisti del settore il vantaggio è enorme, ma nel caso della piccola editoria, troppo spesso vengono eseguiti con molta approssimazione e risparmio economico, quindi tanto vale fare tutto da soli. Non voglio generalizzare, sia ben inteso, queste sono opinioni soggettive.

Resta invece il fatto che un (buon) editore avrebbe rappresentato un vantaggio per la parte marketing. La distribuzione e la promozione indubbiamente sono stati i punti deboli più grandi del self publishing che ho riscontrato e anche gli aspetti più sofferti per me. Un self può arrivare agli store online fino a un certo punto. E non arriva alle librerie fisiche. C'è chi non legge sui supporti digitali e non tutti ordinano tramite Amazon.

Inoltre, la difficoltà di farsi conoscere per un autore self alle prime armi è tanta. Sapevo già di non essere portata per la promozione e ovviamente l'esperienza non ha fa fatto che confermarlo. Tuttavia, quello che ho capito io a questo proposito è che una ricetta universale non esiste, perché ognuno di noi ha un modo diverso di porsi e proporsi. Diventa inutile quindi copiare gli altri. Io non sarò mai una di quelle autrici che spammano a destra e a manca, che si svegliano la mattina e postano su Facebook un link al proprio libro. Mi sentirei a disagio nel fare altrettanto, dunque devo trovare un’altra strada, qualcosa che si adatti a me.

Hai commesso degli errori?

Sì, svariati errori. Sento di poter dire con certezza che quest'esperienza mi ha insegnato moltissimo sotto questo punto di vista, perché nessuna teoria si può sostituire alla pratica. Ovvero, se vuoi capire cos'è il self publishing devi provarlo sulla pelle e devi fare prove, esperimenti. Detto tra parentesi esiste una grande quantità di fuffa sull'argomento, soprattutto a pagamento, da parte di persone che pretendono di insegnarti come essere un autore self.
In ogni caso, dagli sbagli fatti, dall'esperienza maturata e dall'osservazione di varie cose, ho tratto molti spunti per fare meglio la prossima volta. Ho in mente parecchi cambiamenti. Parlare nei dettagli di questo sarebbe ora troppo lungo, magari ci sarà modo in altre occasioni.

Se potessi tornare indietro, cosa diresti a te stessa alla luce dell’esperienza fatta?

Prima di tutto di vivere la cosa con maggiore leggerezza. Non fraintendetemi, credo che per essere autori self occorra il massimo della serietà e dell’impegno, bisogna lavorare tanto su molti aspetti, ma non devi prenderti troppo sul serio come autore (e questo secondo me vale anche per gli autori pubblicati con un editore tradizionale). E magari provare anche a divertirti, perché no? Scrivere ci diverte, perché pubblicare non dovrebbe essere un momento gioioso?

Sei soddisfatta dei risultati?

Sì e no. Non ho raggiunto una quantità di libri venduti tale da dire wow! Tuttavia, rispetto alle vendite del precedente libro sono soddisfatta perché il numero delle vendite in un anno è stato più del doppio rispetto a sette anni con editore. E grazie al fatto che le royalties sono notevolmente più alte e che Amazon paga con puntualità, la soddisfazione sotto questo aspetto è stata buona.

Le recensioni poi sono state in massima parte positive. Alcune mi hanno fatto un enorme piacere perché sono venute da sconosciuti, è stato davvero bello sentir parlare del mio romanzo in termini lusinghieri. Sto raccogliendo tutti i commenti in questa pagina.
Purtroppo non tutti amano scrivere recensioni e a me non piace insistere. Comunque, anche solo parlarne a voce è importante, per il discorso del confronto di cui parlavo prima.

In conclusione, lo rifaresti?

Finché le condizioni resteranno quelle che sono, sì. Con ciò voglio dire che se un giorno dovesse bussare alla mia porta l'editore dei miei sogni, sarei pronta a rivedere la mia posizione di autrice self. Ma se così non fosse, il mio prossimo romanzo uscirà anch'esso in autoproduzione.

In definitiva, la maggior parte degli scrittori è come una donna romantica perennemente alla ricerca dell'anima gemella che la completi e la renda felice. C'è chi ha avuto la fortuna di incontrare l'altra metà della mela e chi no. Ma ha senso appoggiare la tua felicità su un incontro che potresti non fare mai? Quello che voglio dire è che si può essere autori felici anche senza un editore.
In conclusione, liberare il mio romanzo dal cassetto è stata la cosa migliore che potessi fare.

P.S. Ho preparato una nuova copertina, qualcuno ha voglia di darmi un parere in anteprima?

Commenti

  1. Alla fine credo che pure nell’editoria tradizionale ci siano gli entusiasti e i delusi. Ho sempre tifato per te, anche se nell’ombra (in fondo parliamo di Bagliori nel buio, no?), e sono contento che la tua si sia rivelata un’esperienza positiva. :)

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    1. Sì, forse la tendenza all'entusiasmo o all'abbattimento dipendono anche dal carattere e non sono tipici del self.
      Grazie per il tuo tifo, ha un grande valore per me, soprattutto sapendo che non sei pro-self :)

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    2. Non sono pro-self solo quando il self è scritto male, magari pensando pure di essere geniali. ;)

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  2. Io sono una persona molto relativista, a differenza di chi è abituato a dividere tutto ciò che esiste in "bene" e "male". Ogni esperienza ha un valore, e ogni scelta nasce dalle esperienze, dalle circostanze, dalle aspettative individuali. Ciò che decidiamo oggi potrebbe essere diverso da ciò che decideremo domani, ma ciò non significa che esista una scelta giusta e una sbagliata, perché tutto dipende dal momento. Quindi, sono sicura che questa decisione, a prescindere dai risultati che comunque sono stati buoni) sia stata la migliore che potessi prendere nella fase della vita in cui ti trovavi. In futuro, se accadrà qualcosa di diverso, andrà bene lo stesso. :)

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    1. Hai centrato pienamente. La mia scelta è stata il risultato di una serie di eventi e riflessioni, è maturata nel tempo. Non posso sapere cosa succederà in futuro, so solo che se non avessi pubblicato un anno fa, probabilmente avrei smesso di scrivere e starei ancora a tormentarmi su cosa è meglio fare.

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  3. Io farò il bilancio al terzo libro. Per il momento mi godo la felicità e basta!
    Buon compleanno, tesoro. Se ti va mandami la nuova cover, la vedo proprio volentieri 😍

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    1. Fai bene a goderti la felicità, per i bilanci c'è sempre tempo. E in realtà anche io ho l'impressione che un anno sia poco per tirare le somme.
      Grazie per la disponibilità, dopo ti mando la cover :)

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  4. Hai colto in pieno lo spirito del self-publishing in questa affermazione:
    "Forse qualcuno malignerà che non c'è l'obbligo di pubblicare, tuttavia che senso ha scrivere se nessuno legge? Non credo nello scrivere per se stessi, io voglio condividere le mie storie con dei lettori. In questo senso, avere avuto numerosi riscontri positivi mi ha invogliato ad andare avanti, a scrivere ancora".
    Il punto è proprio che aver pubblicato un libro con un piccolo editore, aver venduto duecento copie ed essere stato verosimilmente apprezzato da duecento lettori non è poi così diverso dall'aver autopubblicato il proprio romanzo e aver venduto duecento copie su amazon. Non è che il primo caso cambia la tua vita (certo non ti trasforma in scrittore professionista) solo perché eri pubblicato da un editore mentre nel secondo caso sei solo un dilettante a prescindere... Le cifre sono quelle, la soddisfazione è fondamentalmente la stessa, gli stimoli a insistere si equivalgono.
    Se poi i numeri salgono, ancora meglio ;-)

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    1. Esatto, la pensiamo nello stesso modo. Un piccolo editore non ti cambia la vita, così come non te la cambia il self. Se uno volesse fare il vero salto di qualità avrebbe bisogno di un editore importante, ma anche in quel caso il successo non è scontato, si sa. Ci sono molti fattori a determinarlo.

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  5. Puoi mandare anche a me la cover. Essendo di base un grafico penso di poterti dare un parere abbastanza competente.

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    1. Grazie mille Ivano, allora dopo te la invio :)

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  6. Grazie.
    Grazie che hai fatto uscire questo articolo dalle bozze. Un contributo serio, pensato, ragionato, vero. Come dici tu, ci sono troppi entusiasti nel self. Ma anche tanti delusi. E non riesco a credere a nessuno delle due schiere.
    Certo che avere con un anno di self vendite doppie rispetto a sette anni con un editore tradizionale è qualcosa su cui riflettere. Come dici tu, meglio soli che male accompagnati o "accontentarsi" di qualcosa che non è.
    Una nuova copertina per Bagliori nel buio o per qualcosa di nuovo? :)

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    1. La copertina è per Bagliori, per il nuovo romanzo c'è ancora tempo purtroppo!
      Neanche io riesco a credere ai facili entusiasmi e ora meno che mai. Quello che mi è chiaro è che nel self si deve lavorare tanto per ottenere poco, quindi chi fa grandi numeri probabilmente spende l'intera giornata nella promozione o in attività collaterali. Io so che potrei fare di più ma a costo di sacrifici che ora non mi sento di fare. In ogni caso, quello che si ottiene - per quanto risicato - almeno lo si è fatto in piena consapevolezza.

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  7. Io che sono un sentimentale, tu che scrivi articoli col cuore in mano, insomma, mi hai lucidano gli occhi.
    Hai compiuto il primo anno, sei uscita dallo svezzamento per cominciare la lunga stagione della crescita. La maturità e la consapevolezza, anche in un argomento così tanto contrastato come il self publishing, sono esperienze essenziali.
    Io ad esempio in quest’ultimo anno, anche di diatribe, ho modificato di parecchio la mia visione sull’auto-editoria.
    Resto sempre un duro e puro. Non per fanatismo, ma perché la mia storia di vita, la mia visione del mondo (anche editoriale), mi spingono verso questo percorso. Non potrei mai allacciare amicizie postulanti con chi conta nell’editoria, affidare al trotterellare di un agente il credo del mio libro da piazzare, inviare mail di presentazione con risposte fissate alle calende greche. Io sono un uomo d’azione, come un cane sciolto ho la necessità di dovermela cavare sempre da solo, di autodeterminarmi nel successo o nel fallimento. Per me l’auto-pubblicazione è una scelta ovvia.

    Eppure nel mio pensiero sul self pusblishing ho ammorbidito alcuni spigoli e ne ho cesellati altri.
    Anch’io nelle pubblicazioni self che ho seguito, per amici o incarichi a pagamento di agenzie, ho maturato una esperienza essenziale che mi servirà parecchio per quando verrà il mio turno.
    Ad esempio mi sono convinto che il self per prova è meglio lasciarlo perdere. A chi mi dice, sai pubblico un libro in self e vediamo cosa succede, io ormai rispondo lascia perdere. Tanto non succede niente. Il self publishing non è una ruota della fortuna che genera il jackpot. A qualcuno è accaduto, ma la casistica è rara. La pubblicazione self richiede lucidità, una scansione di cose da compiere nel medio lungo periodo. Come ogni impresa difficile, richiede abnegazione, capacità di assorbire la frustrazione del non riuscire e capacità di generare le conseguenti contromosse. Io sono fatto così, sono in grado di affrontare le fiamme dell’inferno se c’è da combattere. Ma ho visto altri che non sono in grado di resistere nemmeno a una scottatura. E a poco vale il mio senso di protezione e la voglia di aiuto, se chi affronta il percorso non è convinto di proseguire anche negli anfratti incandescenti.
    Qualche volta penso di scriverci un post sulla vera differenza che ho maturato fra editoria tradizionale e self publishing. Ma ci penso solo qualche volta, non vorrei stancare troppo i lettori del mio blog. :D

    P.s. La copertina inviamela pure se vuoi. A prescindere mi raccomando, per il self occorre il titolo grande e leggibile (le miniature di Amazon sono piccole). In caso son qui, e buon compleanno. ;)

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    1. Grazie Marco, dopo ti mando la copertina allora :)
      L'esperienza è sempre utile, in questo senso io intendo anche il fare delle prove o degli esperimenti sulla strada del self. Ma come hai sottolineato tu, bisogna esserne convinti altrimenti le delusioni o la mancanza di risultati ti atterra e non ti rialzi più.
      Io so di non essere portata per certe cose, ma in compenso sono convinta che a essere indipendenti in certi casi ci si guadagni molto.

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  8. Riporto la frase di un articolo che mi ha colpito particolarmente:
    "Il sospetto più grave è che, in questo momento, gli editori stiano collaborando con la tecnologia nel rendere superflui sé stessi.
    Se l’editore rinuncia alla sua funzione di primo lettore e primo interprete dell’opera, non si vede perché l’opera dovrebbe accettare di entrare nel quadro di una casa editrice."
    In pratica mi trovo pienamente daccordo. Ovvero la funzione dell'editore è quella di valutare l'opera, sdoganarla, eleggerla tra le altre. Se però l'editore si affida alle agenzie, agli autori esteri (e ai contributi che gli danno i ministeri dei vari paesi per lo sviluppo culturale dell'immagine del loro paese...) a cosa serve l'editore ? Ecco il senso della frse che ho riportato: gli editori si stanno suicidando da soli. Non dico che non servano più ma come diceva Hawking nel finale del suo libro: "mai detto che non esista un creatore; dico semplicemente che non è indispensabile"
    Lui si riferiva a Dio ... tornando in terra il paragone si può adattare lo stesso :-)

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    1. Ti ringrazio per il tuo intervento Gierre, hai perfettamente ragione. E' una cosa triste, comunque. Come lettrice io posso dire di non percepire più l'editoria come un filtro adeguato, ovvero non mi fido più del giudizio di un editore. Vedo osannate delle cose terrificanti e scartate altre potenzialmente di qualità...

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  9. Mi trovo come sempre d'accordo con te anche se io propendo un po' di più per la schiera dei delusi, ma la colpa è del mio credere anacronistico che un libro si faccia strada da solo e solo per i suoi meriti, cosa che non è, ovviamente, in quanto troppo semplicistica. Spero che il tuo percorso si faccia sempre più agevole... E la copertina? Meglio se ricevi qualche parere dai "grafici".

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    1. Anche io coltivavo questa speranza (ma forse sarebbe meglio chiamarla illusione) che un libro dovrebbe farsi strada da solo. Ora non ci credo più, soprattutto perché ci sono davvero troppi libri in pista. Per noi stessi lettori diventa difficile orientarsi, decidere cosa leggere, a cosa dare la priorità.
      Grazie per il tuo augurio, che ricambio pienamente!

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  10. Approfitto di questo tuo articolo per rispondere alla domanda fatta su quello del 7 ottobre (presenta il tuo libro su anima di carta). Il mio tentativo di auto pubblicazione non ha dato frutti perché non sono un editore e per essere editori di se stessi ci vogliono capacità che non ho. Avevo rinunciato a pubblicare quando ho incontrato quel piccolo editore che mi ha dato una nuova opportunità, l'anno scorso; in quanto piccolo e con diversi autori da seguire ammetto che a volte si "perde", ma è sempre presente per ogni "problema". Inoltre ha fatto il lavoro di editing, la copertina, gli aspetti burocratici... E, soprattutto, porta il libro alle fiere, organizza presentazioni, si accorda con le librerie. Anche per lui non è facile, non é nessuno e viene anche ignorato. Quello che sta bene a me é avere qualcuno che faccia questo tipo di lavoro, perché io ho il mio lavoro personale che occupa l'80-90% della giornata e mi serve anche il tempo necessario per scrivere. Certo non rinuncio a cercare un grande o, perché no, a collaborare perché il mio diventi più grande.
    Ammiro chi riesce ad auto pubblicarsi e procedere bene su quel percorso, bisogna avere delle buone capacità.

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    1. Capisco la tua prospettiva. Dovremmo preoccuparci di scrivere e basta, e già così il tempo sarebbe poco. Penso che se hai avuto la fortuna di trovare un editore con cui sei in sintonia, devi tenertelo stretto. Oggigiorno sono perle rare. Ed è vero che non è facile per nessuno, neanche per quei professionisti che devono combattere per restare a galla.

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  11. Credo che l'importante sia la consapevolezza delle proprie scelte.
    Per la copertina volentieri ;) anche se non sono un grafico. Al massimo posso darti un'opinione da lettore.

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    1. Grazie, il parere di un lettore è più che benvenuto!

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  12. Non posso esserti d'aiuto con la cover, di grafica ci capisco poco.
    Sul post, molto interessante la tua esperienza vista a posteriori... la terrò a mente :)

    Moz-

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    1. Grazie Moz, penso di avere ancora moltissimo da imparare e spero di poterlo fare in modo proficuo in futuro :)

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  13. Non capisco perché, se pubblichi con un editore, le email arrivano solo a volte e con il filtro dell'editore. Se uno ti cerca online, ti trova qui e ti scrive, sia che autopubblichi sia che pubblichi con una casa editrice.
    Mandami pure la nuova copertina.

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    1. Hai ragione, i tempi sono cambiati, la mia esperienza in proposito ormai è "datata", magari oggi sarebbe diverso.
      Grazie per la disponibilità sulla cover :)

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  14. Per quel che vale, nel mio piccolo ti ho supportato sul mio blogghetto, posso dirti che hai fatto bene. Hai scritto un bel romanzo e tanto basta.

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    1. Grazie Max. Infatti sono in debito con te, spero prima o poi di sdebitarmi :)

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    2. Te lo dissi a suo tempo, non devi e non voglio. A me ha fatto piacere perché il tuo libro merita. Non dire più certe cose. Sei brava, fattene una ragione :D

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  15. Un post pieno di buon senso. Grazie. Sandra

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  16. Mi piacerebbe vedere in anteprima la tua copertina, ti offro un parere spassionato molto volentieri anche se non sono un grafico (ho fatto da sola le mie ultime cover ma solo grazie alle funzioni dell'ipad). Condivido molto ciò che scrivi sul self, è un post molto equilibrato che espone davvero tutti i pro e i contro e mi trova assolutamente d'accordo. Io credo che lo scoglio maggiore in Italia, parlo di Italia perché mi manca l'esperienza fuori, sia proprio il pregiudizio, oltre al fatto che non arrivi il libro di carta in libreria e quello diventa un ostacolo abbastanza insormontabile, però ci sono grandi vantaggi. A proposito vorrei cambiare anch'io la cover del mio primo romanzo, ci sto pensando da un po'...

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    1. Già, ci sono degli ostacoli insormontabili, ma comunque il self resta un'opportunità enorme, soprattutto grazie agli ebook e a Internet. Il pregiudizio resta, ma ho fiducia che prima o poi la mentalità si modificherà.
      Grazie per la disponibilità sulla cover, ovviamente se hai bisogno anche tu di un parere non farti scrupoli a chiedermelo :) Dopo ti mando una mail.

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  17. Sono assolutamente d'accordo, MT! LA cosa più difficile è superare i pregiudizi degli altri. Oggi le piattaforme di self publishing offrono trasparenza e professionalità. E persino la possibilità di stampare i libri. Io sto revisionando il mio manuale per parlare in pubblico in vendita on line proprio con l'intento di ripubblicarlo anche in cartaceo. Insomma, giudizio positivo per il self e pessimo per i piccoli e medi editori (che sullo scaffale non ti ci portano mai, le royalties poi...) A noi autori solo la cura (solo?) e il tempo nel promuoverli..... Ed è una bella fatica, specie se come nel mio caso non è il nostro mestiere.

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    1. Eh non è il mestiere di nessuno di noi! Vorremmo scrivere e basta, ma di fatto i tempi ci portano a fare mille altre cose.
      Vero, il print on demand è una grande cosa. Per la mia esperienza posso dirti che vale sicuramente la pena di creare una copia cartacea.

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  18. Ciao Maria Teresa,

    innanzitutto complimenti (per la scelta e i risultati).

    Ti dico quello che penso su alcuni argomenti che hai toccato:

    1) Piccolo Editore/Grande Editore: a mio parere il problema non è tanto la grandezza dell'editore, ma se punta o meno su di te. Io sconsiglierei un autore di pubblicare con un editore, anche se l'offerta venisse da Mondadori, se non punta su di te (quindi niente promozione, niente marketing, distribuzione vicina allo zero).

    2) Il Self Publishing è una possibilità anche per l'editoria (di qualità) perché avrebbe la possibilità di valutare i risultati di un autore, e lo stesso autore avrebbe più forza commerciale nei confronti dell'editore

    3) Hai fatto benissimo a non spammare su Facebook... anche perché è completamente inutile e controproducente. Sui Social non si sta per "vendere" in maniera diretta il proprio libro, ma per comunicare con i propri futuri lettori. Se interessa l'argomento consiglio a tutti il libro di Veronica Gentili sull'argomento :)

    4) Non tutti gli autori di corsi sul self publishing sono dei "fuffaroli". Come in tutti i mondi ci sono i cialtroni e chi si comporta con correttezza. Ma...detto questo... dopo aver acquistato anche il corso più bello del mondo... devi metterlo in pratica... e "sporcarti le mani"

    5) Su chi ti guarda dall'alto in basso perché hai pubblicato da Self Publisher...va beh ... si potrebbe fare i nomi di Joanna Penn oppure di John Locke (oggi pubblicato da Simon&Schuster... va beh il solito provincialismo all'italiana

    6) Infine, anche per chi pubblica come Self Publisher, io dico che però non sempre il "fai da te" è sempre bello. Anche se pubblichi come un Self Publisher devi creare un libro professionale uguale, se non meglio, di un libro pubblicato con una casa editrice. Quindi se non si sanno fare certe cose, affidarsi a un professionista. Per evitare che si possa pensare che lo dico per interesse personale... parlo di un settore diverso dal mio...la grafica. Per una copertina non fatela "alla bella e meglio" come viene (anche perché è essenziale nella comunicazione di un libro) ma a) affidatevi a un grafico; b) cercate un grafico su Fiverr che per pochi dollari vi fa una copertina di qualità c) Acquistate software che vi possa aiutare a realizzarla (non parlo di Photoshop, ma di software specifici per la realizzazione di copertine).

    Ciao e ancora complimenti.

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    1. Grazie per il tuo intervento Rodolfo. Su questa strada c'è molto da imparare per me e sono consapevole ormai che non è mai una passeggiata, per fortuna ci sono anche le soddisfazioni.
      Riguardo alla fuffa, per carità, ci sono ottimi consigli in giro. Io mi riferivo ad alcuni testi che ho letto prima di buttarmi in questa impresa e che a posteriori mi sembrano aria fritta. E' come dici tu, diventa tutto inutile se non ci si sporca le mani, si percepisce quando non c'è la pratica dietro un suggerimento.

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  19. PS: Ovviamente mandami la cover ;)

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    1. Si, a proposito... come facciamo a decidere per la cover... farai un poll sul blog? :)

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    2. Elena, dopo ti mando la cover in privato :)

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  20. Credo che tu abbia lavorato con coerenza e realismo. Ognuno deve valutare le proprie aspettative, ma anche il proprio stile di vita. Povera la mia antologia, se fosse uscita in self, con l'arrivo della pupattola. Invece posso serenamente lasciarla in mano a chi se ne è occupato, che la farà circolare un po' (e mi ha anche fatto un regalone, del tipo, sì, lascerai tua figlia per mezza giornata e ti sentirai una madre degenere, ma realizzerai un sogno nel cassetto, di più non dico perché ancora temo che non vada in porto). Insomma, bisogna essere consapevoli di quello che si può dare e di quello che non si può dare alla propria opera e di cosa ci si aspetta (se da questa antologia mi aspetto un grande balzo sono una povera illusa).
    Mi pare che tu abbia proprio il giusto grado di consapevolezza per seguire con coerenza la tua strada.
    PS: attendo di vedere la tua nuova copertina

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    1. Certo, bisogna essere realistici e scegliere anche in base alle aspettative. Vanno messi sui piatti della bilancia i vari fattori in gioco. Poi in realtà quest'anno ho avuto persino meno tempo ed energie di quanti ne avevo preventivati, ma si sa che gli imprevisti (belli o brutti che siano) possono sempre capitare e tutti i piani saltare in un attimo!

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  21. Be', anche io voglio la nuova copertina :)
    Tornando all'argomento del tuo post. Non farei molta strada, senza l'autopubblicazione. Già ho spiegato che per l'idea che ho della narrativa, temo di non avere molto spazio nell'editoria di oggi. Quindi continuerò a autopubblicarmi. Qualcuno potrebbe notare: perché, hai fatto molta strada? Ah sì? E dove saresti arrivato?
    Be', sin qui ci sono arrivato. Di asfalto da mordere ce n'è un bel pezzo ancora, quindi avanti tutta... :)

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    1. Sì, la penso come te. Personalmente non credo di aver fatto molta strada ma già essermi mossa dalla palude in cui mi trovavo è moltissimo. Onestamente non so poi quale tipo di narrativa oggi abbia vita facile.
      Dopo mando anche a te la cover, grazie :)

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  22. L'autopubblicazione non ha cambiato la mia vita ma non mi ha nemmeno delusa, anzi, mi rendo conto che scegliendo come fare la promozione ho avuto la possibilità di arrivare più lontano e di far leggere il mio libro a tante persone. Al momento posso dirmi contenta delle vendite, contenta dei risultati ma… non appieno. Manca qualcosa. E quel qualcosa potrebbe essere la casa editrice alle spalle. Tipo quella che ti manda sull’Olimpo delle classifiche e ti fa rimanere lì per un po’, tanto per chiarirci. ;)
    Dunque, direi che esiste una terza categoria. O no? :)

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    1. A quanto pare una terza categoria esiste, allora!
      Penso che il tipo di mancanza che senti sia comune a molti di noi, però io non vedo tanto entusiasmo neppure tra gli autori che poggiano sull'editoria tradizionale. Non credo che restare a lungo sugli scaffali sia facile neppure per loro.
      In ogni caso, tu sei sicuramente su un'ottima strada e avresti molto da insegnare, perlomeno a me :)

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    2. Oh. Oh. Che bella cosa hai detto. Mmm. *_*
      Diciamo che vado a tentativi e vedo come va. Il self in questo offre grande libertà e permette di provare a capire quali sono le cose migliori da fare e non.
      Per la cover: se ti va sarei felicissima di vederla! :)

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    3. Grazie Monica, allora adesso ti contatto :)

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  23. Grazie per questo articolo in cui hai parlato con grande serenità della tua esperienza. La parola d'ordine secondo me è "leggerezza" che non vuol dire mancanza di serietà, ma gioia e divertimento. Mandami la copertina se ti fa piacere:anche se non sono un grafico un po' di occhio mi è venuto con il tempo.

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    1. Affrontare tutto in modo tranquillo non è facile, non per me almeno, lo sai che sono un tipo ansioso! Però intendo provarci, soprattutto perché vorrei che la scrittura fosse sempre fonte di gioia e non di grattacapi.
      Grazie per la questione cover Cristina, più tardi ti scrivo :)

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  24. un post, questo, che per un'aspirante scrittrice come la sottoscritta, decisamente è a dire poco interessante

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    1. Ne sono contenta, soprattutto perché come dicevo all'inizio non è stato facile far emergere questi punti per me. Un anno fa cercavo a destra e a manca articoli che parlassero di self publishing e mi sono stati tutti utili per farmene un'idea, ma resto comunque convinta dell'importanza di testare personalmente questa strada per poterla capire.

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  25. Per il mio terzo libro ho deciso il self. Le motivazioni sono esattamente le stesse che indicavi nel paragrafo "Non era meglio un editore, anche piccolo?"

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    1. Deduco che tu non sia molto contento delle tue esperienze con l'editoria tradizionale. Comunque sia, sono certa che la strada fatta ti sarà utilissima se deciderai di buttarti sul self.

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  26. Cara Maria Teresa, purtroppo io ho avuto a che fare con moltissimi scrittori che sono stati pubblicati da case editrici piccole, non a pagamento, e hanno perso più tempo ad arrabbiarsi per quello che non veniva fatto (promozione, presentazioni, distribuzione...) da indurmi nel tempo a credere davvero che l'auto-pubblicazione sia la strada più consona rispetto a queste realtà.
    Certo, quando un autore trova invece un editore in grado di rispettare le promesse fatte in partenza... allora la musica cambia.
    Ma finora non ne ho conosciuti molti.
    Il tuo mi sembra un bilancio onesto, e non mi aspettavo nulla di diverso vista la piena onestà con cui ti presenti nel tuo blog.

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    1. E' esattamente come dici, Stefania

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    2. Grazie Stefania! Anche io sono arrivata alle stesse conclusioni, penso che il self vada considerato in questo senso come una grande opportunità, pure con tutti i suoi evidenti difetti. Senza togliere nulla all'editoria tradizionale, perché c'è chi fa bene il suo lavoro, non lo metto in dubbio.

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  27. Per il momento sto seguendo a distanza questo tuo percorso, ma leggerò il libro, promesso. Riflessioni che rivelano la cura e la passione con cui hai affrontato l'esperienza di Bagliori nel buio, bilanci che oggi ti rendono un'autrice sempre più consapevole.
    Volentieri partecipo nel darti consigli riguardo alla copertina. Sono certissima che Bagliori ne meriti una più accattivante.

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    1. Ti ringrazio Luz! I bilanci sono utili soprattutto per capire come affrontare il domani, per ora sono soprattutto consapevole di avere molto da imparare su questa strada.
      Grazie per la tua disponibilità a darmi un feedback sulla cover. Per il momento però sono in fase di rielaborazione, perché le impressioni raccolte mi hanno spinto a ripensarla da zero. Ti terrò presente appena sarà pronta :)

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  28. Hai detto cose ragionevoli sul selfpublishing, molto condivisibili. Tu sai che io non ne sono una fan, però provo sempre a sfatare il mio forte pregiudizio e nella gran parte delle volte ho trovato prodotti davvero meritevoli (è superfluo sottolineare che il tuo è fra questi).
    Sono convinta anch'io, del resto, che chi scrive lo faccia per essere letto e che l'autopubblicazione possa avere questa importante funzione: di rendere più accessibile un mondo che riserva a pochi il privilegio di trovare aperte le porte.

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    1. Anche io sono vittima di questo pregiudizio, nonostante tutto. Devo però ammettere che quest'anno mi ha offerto tra l'altro l'occasione per conoscere altri autori self che non hanno nulla da invidiare ai loro colleghi editi in modo tradizionale, anzi. Dunque, penso sempre più che le cose siano destinate a cambiare in positivo.
      Grazie per quello che hai detto su di me, non è affatto superfluo ^_^

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  29. Notevole il tuo post, non ho modo di apportare un contributo utile, perché sono un semplice lettore!
    Però... la questione degli autoprodotti, il puntare su se stessi anche se manca un supporto editoriale tradizionale, rimanere con i piedi per terra con una buona dose di leggerezza, secondo me sono punti vincenti.
    Sai che mi capita di leggere esordienti, sia self che pubblicati da piccole realtà, e francamente non posso che avere una buonissima opinione del tutto: ovviamente le quantità di libri pubblicati oggi devono farci pensare... ma siamo sicuri che l'essere pubblicati da CE affermate segni veramente la qualità di uno scritto? Non ne sono affatto sicura :D
    Ciao e alla prossima ^^

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    1. Grazie Glò per il tuo contributo. La questione della qualità è complessa, non si può generalizzare in effetti. Spesso mi sono ritrovata negli ultimi anni a domandarmi se gli editori possano ancora garantire una produzione di qualità, alla luce di svariati libri letti che secondo me non meritavano una pubblicazione. Mi sembra che i confini ormai siano molto sfumati e quindi sta a noi lettori cercare di fare da filtro, che si tratti di self o di editoria tradizionale.

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