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Fondamenti di marketing editoriale (parte 2)


Benvenuti al secondo appuntamento con i suggerimenti di Marco Amato sul marketing editoriale. Come spiegavo nella prima parte, in questi post raccoglierò sotto forma di domande e risposte alcune considerazioni di Marco sulla promozione del mio romanzo. Quindi, si tratterà spesso di osservazioni personali, riferite al mio caso specifico, ma si spera anche utili a chiunque voglia farsi conoscere come scrittore.
La scorsa settimana abbiamo parlato di come un autore possa sfruttare al meglio la sua casetta virtuale (che si tratti di blog o di sito statico), oggi invece ci concentreremo soprattutto su altri strumenti a nostra disposizione, come i social e la newsletter.

Uno dei problemi principali nella promozione, a mio avviso, è che è difficile far emergere un libro tra i tanti che vengono pubblicati ogni giorno. Cosa si può fare a questo proposito, secondo te?


Sì, uno dei mali dei libri (così come di ogni prodotto) è l’invisibilità. Troppi libri pubblicati, il nostro è una goccia nel mare. Io credo che per poter emergere la comunicazione di un libro deve mirare a far emergere l’unicità del romanzo, far capire ai potenziali lettori: è vero, ci sono tanti libri in giro, però il mio romanzo ha caratteriste peculiari uniche. Ecco, occorre far risaltare la forza intrinseca del libro. Le emozioni che è in grado di trasmettere al lettore.

Io dico che il libro che pubblichiamo deve essere riconoscibile fra mille. Sia nella storia, sia nella copertina. Roba difficile da attuare lo so. Però questa deve essere la nostra direttrice, l’unicità. Avere o comunicare una storia consueta, realizzare una copertina anonima, normalizza il rischio invisibilità.

Inoltre, la promozione di un autore self è potenzialmente di gran lunga superiore di un autore pubblicato, anche di un grande editore. Nel ragionamento chiaramente escludo gli scrittori che hanno un brand: King, Baricco, Camilleri. Loro ormai vendono a prescindere dalla promozione. L’editoria è una catena di montaggio. Non ha la pazienza e il tempo di supportare un romanzo nel lungo periodo.
Noi Indie invece abbiamo la potenzialità di poter promuovere (o tenere caldi) i nostri romanzi per anni. E non è poco. Anche al quinto romanzo avremo ancora l’opportunità di vendere il primo.

Questo è possibile grazie alla promozione circolare. Cosa intendo? Ogni nuovo libro pubblicato deve aiutare i precedenti. I precedenti devono aiutare i successivi. In pratica dobbiamo essere bravi ad avvicinare i nostri potenziali lettori.

Lo sforzo dell’autore Indie, deve essere teso a questo: a entrare in contatto con i lettori per poter comunicare loro le prossime uscite. Questa azione è vitale perché da perfetti sconosciuti, col primo libro apriamo la strada. Ma col secondo o il terzo, se avremo costruito un legame con il lettore, la nuova opera partirà da una base disposta a seguirci, piccola o grande che sia. Non entrare in contatto con il lettore significa dover ripartire da zero ogni volta. Una fatica immensa. Invece, il nostro brand di scrittore libro dopo libro deve crescere. Ma non solo. La bellezza del sistema circolare, comporta che ogni nuova uscita per sua natura acquisirà nuovi lettori. Se avremo fatto le cose per bene, i nuovi lettori potranno conoscere i nostri romanzi precedenti.
Ecco, se l’editore promuove i libri con presentazioni, recensioni sui giornali, il self publishing, crea un suo nuovo modello peculiare di crescita e interazione con i lettori.

E come si fa in pratica a catturare il lettore in questo sistema circolare?


Come abbiamo visto nel precedente post, è importante costruire una piattaforma autore che in qualche modo deve permettere ai singoli elementi di vivere in maniera autonoma, ma nel contempo deve far interagire gli elementi l’uno con l’altro come in un ecosistema.

L’ecosistema dell’autore si fonda su tre elementi:
  • Il Sito/blog dell’autore
  • I social network dello scrittore
  • I libri pubblicati
Questi tre elementi non devono essere considerati come unità autonome, ma come punti vitale dove far circolare il lettore.

Quindi il blog deve avere i riferimenti corretti ai libri e ai social. Sui social i link al sito autore e ai libri. Sui libri i riferimenti su come poter seguire l’autore.

Fra questi l’elemento più trascurato è il libro. È importante creare un legame con il lettore già a partire dal libro. E’ il libro che suscita l’emozione della storia. E’ concluso il libro che il lettore pensa sì, voglio saperne di più di questo scrittore.

Tu ad esempio, sul tuo romanzo Bagliori nel Buio, indichi a fine libro il tuo blog e la mail per contattarti. Però hai scordato le pagine social. Ma soprattutto il lettore giunto sul blog, trovando articoli a tema scrittura creativa, non trova un legame per fidelizzarsi e seguirti.

SUGGERIMENTO:
Sarebbe importante che tu permettessi al lettore di iscriversi a una tua newsletter così da poterlo informare quando uscirà il tuo prossimo libro. E questo elemento diventa ancora più importante se il romanzo appartiene a una serie.

Perché altrimenti, se non vengono creati questi legami, con punti di appoggio, il rischio è che il lettore, finito di leggere il libro, anche se gli è piaciuto, non sa cosa fare, come approfondire, come legarsi a te, e ha un’altissima probabilità di scivolare via. La conseguenza è che quando pubblicherai il tuo prossimo romanzo, non hai alcuna possibilità di contattare il potenziale lettore che già ti ha apprezzato. Ogni volta si riparte da zero. Un vero peccato.

Come fare praticamente? 
  1. Prima cosa, come detto, abilitare nel sito: la newsletter. Dare l’opportunità ai lettori che finiscono nel nostro sito di potersi iscrivere per ricevere informazioni di eventi, promozioni o l’uscita di un nuovo libro. Su questo punto Serena Bianca De Matteis si è prodigata molto. [Perché non puoi fare a meno della tua lista email e 21 idee per la newsletter di un autore di narrativa (e per il suo blog)]
  2. Puntare con una presenza attiva sui social. E per social al momento io mi riferisco soprattutto a Facebook dove già esiste una fitta rete di relazioni tra scrittori e lettori.
  3. I libri pubblicati. Mettere alla fine del libro pubblicato, l’invito ai lettori ad iscriversi nei tuoi social e alla newsletter del sito. Per i self americani questa è una pratica basilare.

Concentriamoci in particolare su Facebook. In quale modo può aiutare un autore?


In questo momento Facebook è lo strumento più importante per promuoversi.
Quando ci si approccia a Facebook esistono due modalità per l’autore: Il profilo (come quello tuo) e la pagina scrittore. Rimando a questo post di Alessia Savi, dove sono presenti anche due miei commenti dove spiego la differenza sostanziale fra profilo e pagina: Personal branding per autori significa personalità forte e autenticità.

Per me lo scrittore deve avere la pagina scrittore. La pagina scrittore ci fornisce una serie di statistiche preziose. Dall’andamento dei mi piace e dei non mi piace più. Già, perché se i “mi piace” non crescono o i “non mi piace più” aumentano, ci permette di comprendere che forse l’approccio che stiamo utilizzando non è corretto. Sempre dalle statistiche della pagina possiamo comprendere quali post hanno avuto maggiore successo, così da poter affinare la nostra voce. E in ultimo l’elemento più importante, chi sono i nostri potenziali lettori? Le statistiche ci forniscono la percentuale di uomini e donne, con relative fasce d’età. Oppure le città con maggior numero di lettori. Se abbiamo un boom di lettori nella città X perché non coinvolgerli con una presentazione o un evento? Marketing fuori dall’ordinario? Ben venga.

Costruire una pagina con 500, 1,000, 5 mila o 10 mila possibili lettori che ci seguono (accumulati nel tempo) rappresenta la nostra garanzia per i romanzi futuri.

Nel contempo la pagina dovrebbe essere sfruttata cercando di indurre chi ci segue a generare condivisioni, il passaparola. Questo non è semplice. Occorre trovare un linguaggio adatto.

Altra soluzione è la pagina Facebook del libro. Tu l’hai creata, ma probabilmente non hai saputo cosa farci. È evidente che la pagina del libro è ancora più difficile da gestire rispetto alla pagina scrittore. Secondo me esistono libri in cui la pagina dedicata al romanzo è funzionale, nella maggior parte dei casi no. Io vedrei molto bene una pagina dedicata a romanzi seriali: polizieschi, fantasy, altri generi. In cui creare la fidelizzazione con i lettori è più facile.
Però occorre crederci, avendo idee chiare, una strategia non vincolante, capace di modellarsi nel tempo a seconda dei riscontri e perseverare, sempre.
* * *

E con questo è tutto anche per la seconda parte. Colgo l'occasione per ringraziare ancora Marco per aver messo a disposizione le sue conoscenze e vi do appuntamento con la terza parte dell'articolo tra due settimane.

CHI E' MARCO AMATOMi chiamo Marco Amato e nonostante da giovane sognassi di far l’artista mi son ritrovato a sviluppare competenze commerciali.
Sono stato commerciante, ho creato un’azienda web basata su blog e portali. Attualmente con l’ausilio dei social network mi occupo della progettazione e vendita in tutto il mondo di prodotti dal design personalizzato.
Sogno di diventare uno scrittore, una cosa così, nulla di esagerato. ;)
Questo è il mio blog appena nato: http://marcoamato.me

Commenti

  1. Mi piace la concretezza dei suggerimenti, persino una pigra come me riuscirebbe a metterli in pratica! Grazie!

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    1. Grazie Nadia, sono contento che i suggerimenti possano esserti utili. ;)

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  2. "Costruire una pagina con 500, 1,000, 5 mila o 10 mila possibili lettori che ci seguono (accumulati nel tempo) rappresenta la nostra garanzia per i romanzi futuri."

    Già, mica facile arrivare a quelle cifre però, probabilmente anche in questo ci vuole la strategia giusta.
    Ho ereditato la pagina del forum che va sui 3500 (ereditati anche quelli, quelli arrivati dopo di me compensano a malapena i fuoriusciti) e nonostante questi numeri le intereazioni mi sembrano pittosto scarse, magari ne dovremmo parlare :P

    P.S. perchè nell'ecosistema autore i libri li metti solo al terzo posto?

    P.P.S. A parte le indicazioni a fine libro, lì si è più vincolati dalla linea editoriale, ma tutte le altre iniziative possono essere praticate anche da un autore pubblicato da una piccola casa editrice, no? Nell'era di internet il fatto che un libro non sia iù disponibile il libreira è un limite ben minore di un tempo, visto che lo stesso lo si può sempre ordinare online o (si spera) acquistare in ebook. (tutto a patto però di avere alle spalle un editore serio, e sottolineo serio).

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    1. Hai ragione, costruire pagine di quel tipo non è facile.
      Però l'errore di base di molti aspiranti scrittori o scrittori emergenti come ben oggi accomuna Daniele sul suo post, è che pensano che i riscontri debbano arrivare subito.
      Quando io dico nel tempo, intendo anche tanto tempo.
      Io che voglio fare lo scrittore devo pensare a tre tipi di strategie. E credo che di questo non ne ho parlato con Maria Teresa, quindi non vi tocca subirne il post :D
      Occorre pensare a una strategia a breve, una a medio e una a lungo termine.
      E' evidente che la pagina Facebook o la newsletter vanno concepiti come passi a medio lungo termine. E per breve intendo almeno un anno. Medio fino a 2 anni e mezzo. Lungo fino a 5 anni.
      Chi vorrebbe avere risultati subito di certo rischia di non andare da nessuna parte.
      Non perché i risultati a breve siano impossibili, ma perché è obiettivamente difficile.
      Quando vuoi sulla interazione ne parliamo, le nostre chat ormai hanno il solco e sono interessanti ;)

      Sull'ecosistema in realtà secondo me i tre aspetti sono sullo stesso piano. L'elemento libro in genere è il più trascurato di tutti. Mi capita spesso di trovare libri self, ma anche di editori, in cui alla fine del romanzo non c'è più nulla.

      Ed hai ragione, questi consigli che sembrano rivolti agli autori self, secondo me sono validi sia per gli scrittori pubblicati da editore, sia per le piccole case editrici.
      Se io scegliessi di pubblicare con un editore, non cambierei nulla di tutto questo.
      Anzi, ti posso dire che su Facebook i più bravi nel promuoversi non sono gli scrittori self, ma proprio gli scrittori pubblicati.

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    2. Ricordo i vecchi urania che alla fine portavano sempre la pubblicità delle prossime uscite e di qualche libro precedente :D
      Però su alcuni libri ho visto comparire almeno l'indirizzo del blog dell'autore, è già qualcosa.
      Gli scrittori che seguo io non è che facciano particolare promozione, a parte forse Morozzi, che si fa un c*** così :D
      Il problema temo sia che no scrittore non dovrebbe fare il marketing da solo, ma coi soldi che girano non si può pagare qualcuno per farlo :P

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    3. P.S. anche sui tempi lunghi credo ci voglia una strategia e un metodo, i "mipiace" non arrivano da soli. Comunque poi ti chatto che ho anche un diagrammino da mostrarti ;)

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    4. Infatti la soluzione degli Urania era intelligentissima. Suggerire a un appassionato di fantascienza le nuove uscite.
      Io penso che la promozione da parte dell'autore sia un qualcosa, ad esempio nel mio caso, di estremamente noioso e per certi versi fastidioso.
      Io vorrei starmene tranquillo a scrivere per i fatti miei.
      Però purtroppo sono troppo realista per comprendere che viviamo in un mondo difficile. Dove nulla ci viene regalato e tutto va conquistato a lacrime, sudore e sangue.
      A me non è stato mai regalato nulla, tutto me lo sono dovuto conquistare lottando. Per questo non vedo altra alternativa se non quella sì, di farsi un c*** a studiare e a imparare anche robe insulse come il marketing.

      Se vogliamo fare a meno di questo, l'unica speranza è che l'illuminazione del fato piombi sulle nostre teste. Che il migliore dei mondi possibili sia stato creato per noi. Che un editore importante ci scopra. Che l'editore applichi il maggior sforzo possibile e creda nel nostro libro. Che i lettori si accorgano della nostra esistenza e in massa vengano a comprarci. Che tutti siano lieti dello scoprire della nostra esistenza nel mondo.
      Di questi casi, appunto, da botta di c***, ne sono accaduti. Ma appunto, sono troppo realista per sognare che questo accada a me.
      Alla maggior parte di noi non accadrà nulla di tutto questo. Scriveremo un libro e pochi pochissimi verranno a sapere della sua esistenza.
      Io credo che l'unico modo per realizzare i sogni non sia aspettare invano che accadano, ma fare di tutto, con ogni atomo del proprio corpo, perché possano accadere.

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    5. Risposta al p.s.
      Anche se oggi sono serioso per pensieri che mi frullano in testa (me ne accorgo leggendo i miei commenti parecchio tetri), se ci sei nel tardo pomeriggio sono libero. Non vedo l'ora, io adoro i diagrammi. ;)

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    6. vada per il tardo pomeriggio ;)

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  3. Io penso che sovente l'equivoco che si crea con i social è che l'avere di per sé una pagina sia sufficiente a ottenere consensi o like.
    Come amo dire anche ai miei clienti nel mio lavoro, i social non sono nient'altro che un mezzo. E' come se io pretendessi che l'automobile mi dicesse dove devo andare. L'automobile mi ci porta, anche velocemente, ma io devo sapere a priori dove andare e chi/che cosa trasportare. Per questo condivido ciò che dici sulla necessità di rispettare i tempi necessari a costruire consensi e di pubblicare contenuti di qualità. L'unicità di cui parli credo sia proprio il centro del bersaglio in ogni settore. I mezzi sono scatole vuote, il contenuto più è prezioso, più ha valore, più avrà successo.

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  4. Il mio profilo Facebook è ancora un ibrido.All'inizio, era personale, poi ho iniziato a integrarvi il materiale relativo al blog e alla scrittura. Pur non essendo pensato come uno strumento di marketing, mi rendo conto che è piuttosto caotico.
    La pagina di "Appunti a Margine" ha diversi follower, sebbene possa gestirla molto meglio di quanto non stia facendo. Quando sarò in zona pubblicazione, forse rispolvererò i suoi contenuti e ci lavorerò con maggior solerzia.

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    1. Certo, io credo che sia importante darsi il giusto tempo. La fretta porta solo ansia e stress, puoi benissimo cominciare quando sei in prossimità del tuo romanzo.

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  5. Confermo, condivido e sottoscrivo ogni parola. :D
    Questi ragionamenti me li ha già fatti Simona di Up360.it (dacci un occhio Marco, è lei l'ufficiale di bussola). Mi ha fatto attivare Google+ e Twitter, mi ha fatto "aprire" parzialmente il mio profilo privato di Facebook (ragazzi, le usate le liste per il controllo del pubblico di ogni post?), insiste perchè attivi Instagram o Pinterest (al momento resisto stoicamente).
    Ho scelto di "aprire" il profilo piuttosto che creare la pagina come soluzione intermedia a minor impatto (gestire 3 social è già un lavoraccio). C'è da dire che potendo gestire in autonomia un wordpress su mio dominio, ho già tutte le statistiche sia di Google Analytics, sia degli Insights di Facebook (il post marchiato "webnautablog" arriva in automatico tramite app, e quella registra tutto).
    Però si, è un lavoro a lungo termine. Se piantate oggi un albero da frutto, scordatevi il raccolto per un paio d'estati. Ma dovete accudire la piantina, se non volete sia danneggiata dalle intemperie.

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    1. Ho dato un'occhiata ad up360, davvero interessante, mi annoto i servizi perché un giorno potranno essere utili anche a me.
      L'unico dubbio sui troppi social è appunto, si è in grado di gestirli tutti?
      Perché alla fin fine non conta esserci, ma gestirli al meglio.
      Io fra tutti in principio sceglierò Facebook. E' l'unico che conosco bene e ho la certezza che vi siano i lettori.

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    2. @Barbara
      Cosa sono le "liste per il controllo del pubblico di ogni post"?? Credevo che questi strumenti si potessero usare solo per le pagine, sono disponibili anche per i profili?

      Sui social, direi che averne tanti è solo controproducente. Rischi di passare tutto il tempo lì. Forse è meglio, come dice Marco, concentrare le energie su un unico punto.

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    3. @Maria Teresa Le liste di controllo della privacy ci sono anche per il profilo. Puoi usare quelle standard o crearne di personalizzate ed ogni volta che posti qualcosa scegli quale lista vede o no il post.
      I post di webnauta e molti altri sono completamente pubblici (sennò come faccio a farmi trovare?), ma altri post più "scemi" sono privati ai soli amici o ai soli parenti. L'utilità maggiore è quando vuoi postare qualcosa, ma vuoi escludere dai fatti tuoi..il luogo di lavoro ;) Ce siamo capiti...
      Trovi informazioni qui: https://www.facebook.com/help/200538509990389
      e qui: https://www.facebook.com/help/190416214359937

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    4. @Marco Anche la mia "casa" principale è Facebook, però ci sono molte community di lettori su Google+ da non sottovalutare. Twitter mi serviva per un ambito più "anglofono", oltre a essere più immediato e con un miglior uso degli hashtag. Ecco perchè alla fine li porto avanti tutti e tre. Tenendo conto che io sono "limitata" negli orari extra lavoro :/ (che se anche imposto gli automatici, c'è sempre qualcuno che non capisce...).

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    5. Ah ok, sì quelle già le uso. Ho frainteso, perché pensavo intendessi un modo per monitorare chi legge un post, quanti click, ecc, come è nei post delle pagine. Grazie, cmq :)

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  6. Allora corro a seguire la tua Simona. ;)

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  7. Sono convinta che l'elemento tempo mescolato all'elemento pazienza producano frutti buoni. L'ho sperimentato con il romanzo (che sta vivendo una seconda vita adesso, da quando grazie al blog ho cominciato a farmi conoscere) e con il blog che, nel tempo, ha incrementato presenze e lettori.
    Il mio profilo su Fb credo serva poco a farmi conoscere come potenziale scrittrice, però mi presenta come persona interessata a un certo tipo di notizie e a un certo tipo di pubblico. Condivido solo se ciò che leggo è attinente alle motivazioni che mi hanno spinto ad avere un account, ma resta fondamentalmente una pagina di cazzeggio semiserio. Un domani, forse, potrei usarlo in modo diverso, quando avrò nuovo materiale sul quale spendere energie. :)

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    1. Sì, tempo e pazienza sono componenti essenziali. E spesso fanno la differenza tra chi rassegnato cede e chi continua.
      Non bisogna mollare mai. Anche perché a volte la vita ci sorprende. ;)

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  8. Oh ma buongiorno! Grazie per link, intanto, sia alla padrona di casa che a Marco. Non serve che io dica che sono d'accordo su tutto, vero? Poi per carità, fate come dico e non fate come faccio. Ho piantato lì tutto il carrozzone della promozione per dedicare la mia mezz'ora al giorno solo a finire della roba, e non è che abbia avuto molta scelta, dovevo fare così. Ma appena ricompaio, è mia intenzione rileggere e applicare. E dall'ombra vi seguo sempre con affetto! :D

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    1. Ecco, il tuo blog era uno dei pochi posti in Italia dove potevo apprendere qualcosa. Ma... sei perdonata :P

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    2. Per fortuna ci hai lasciato molto materiale da studiare, Serena! Ma prima o poi tornerai, spero :)

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  9. Ho letto questo post con molto interesse e ho scoperto che molti consigli li applico già, alla fine dei miei libri c'è il link al blog e alla pagina autore e una breve descrizione dei romanzi pubblicati. Raggiungere 10.000 like non è semplice e così pure tutto il resto. Comunque la promozione può diventare un lavoro a tempo pieno perché richiede parecchio impegno, per esempio anche solo postare una frase del libro con un'immagine azzeccata richiede tempo e dedizione, io cerco di farlo ma ogni tanto mi manca il tempo materiale (lavorando devo rubare scampoli di tempo libero, che spesso libero non è...)

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    1. Sì, vedo che sei molto attiva. Sul tempo in più da dedicare c'è poco da fare.
      L'unica cosa che magari potresti valutare è il costo/opportunità.
      Quando si comincia si è sempre in perdita. Col tempo invece si può valutare di puntare maggiormente alle azioni che rendono risultati migliori.
      Oppure per ottimizzare il tempo, potresti crearti dei brifing dove pianifichi l'attività di un mese intero. Ad esempio un giorno lo dedichi solo a selezionare le frasi e scegliere le immagini. Su Facebook si possono creare i post temporizzati. Quindi in un'unica sessione puoi creare la cadenza di pubblicazione per più giorni.

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    2. Davvero mi trovi molto attiva? Io pensavo di fare poco :-)
      Comunque quando ho tempo di solito programmo i post per una settimana, di solito almeno tre post, in effetti programmare un mese intero potrebbe servire, adesso ci provo *_* Confesso che, tutto sommato, postare frasi e immagini mi piace e mi diverte, anche se ogni tanto mi stupisco dei risultati, a volte posto frasi e immagini senza a starci troppo a pensare e ho tante visualizzazioni, poi mi impegno a fondo, ci penso mille volte prima di scegliere una frase o un immagine e ottengo poche visualizzazioni...mah

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  10. Sono d'accordo sul mettere le info dei contatti in ogni libro (questo si può fare anche se pubblichi con un editore). Io aggiungo anche, per gli autori autopubblicati, creare pagine pubblicitarie a fine ebook per segnalare le varie opere dell'autore.
    Capisco l'importanza di Facebook, ma io non ci torno più :)

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    1. Secondo me potresti rivalutare Facebook, nell'ultimo anno è molto migliorato. Il social è un mezzo, la discriminante sono le persone. La crisi di twitter ha creato una migrazione verso Facebook di scrittori, addetti ai lavori, persone interessanti legate ai libri.
      Poi si ha l'opportunità di seguire al meglio le case editrici o i gruppi di lettura.
      Il problema di Facebook è spesso il dare l'amicizia indiscriminata a parenti e amici con cui non si condivide nulla. Col rischio di intasare la propria bacheca con contenuti frivoli e di scarso interesse.

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    2. Magari fossero gli amici e i parenti il problema... Quello che io non sopporto più sono proprio i martellamenti continui degli scrittori...

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  11. Grazie anche per questa seconda interessantissima parte.

    Ho la pagina Facebook, ma non per il libro o i libri, mi sembrerebbe una cosa in più da gestire o un doppione del blog. Una cosa non ho capito: se una persona ha vari romanzi pubblicati, dovrebbe aprire un profilo Facebook per ogni libro? Oppure un'unica pagina Facebook dove pubblicizzare di volta in volta la novità?
    Comunque ha ragione Giulia, promuoversi è un lavoro a tempo pieno. Non per niente le case editrici hanno l'ufficio marketing & sviluppo dedicato! :-)

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    1. Conviene avere una pagina Facebook autore dove dentro possono starci tutti i romanzi. Aprirne una per ciascun romanzo diventerebbe ingestibile.
      E' vero che le case editrici hanno gli uffici marketing, ma non per il singolo autore, ma per tutti, quindi il beneficio spesso si riduce solo al breve periodo del lancio del libro.

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    2. La mia idea infatti è di convertire la pagina del romanzo in una più generica. Così avrei anche più materiale da inserire.

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  12. Presi a caso per capire che tipo di scrittore devi essere per fare certi numeri su Facebook: Paolo Di Paolo piace a 5600 persone; Luisa Carrada a 10.000; Enrico Brizzi a 7500; Bianca Pitzorno a 3800; Margaret Mazzantini a 3333; Francesco Piccolo a 5500; Sandro Veronesi a 3200. Delle due l'una: o loro non sanno gestirsi i social o uno sconosciuto non ha nessuna possibilità di fare questi numeri neppure nel lungo periodo.
    Helgaldo

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    1. oserei dire la prima ;)

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    2. Anch'io dico la prima. E' la solita differenza che si accenna tra fare una cosa tanto per farla e crederci.
      Il caso singolare in tal senso è la Mazzantini.
      La pagina di default che Facebook crea per un personaggio pubblico, quindi solo un breve testo descrittivo ha quasi 40 mila mi piace.
      La pagina gestita da un privato, magari un fan: le più belle frasi di Margaret Mazzantini (abbandonata nel 2011) ha 21 mila mi piace e lei nella sua pagina poco più di 3 mila.
      Ecco io contatterei il vecchio fan chiedendogli di gestire anche la sua pagina ufficiale. :D

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    3. Anche alla luce dei dati postati da Hel, mi chiedo comunque quanti lettori nel medio periodo (2 anni) può muovere fb e a fronte di quante ore di lavoro? È possibile stilare una media? Cioè, se in media gli autori che hanno ben gestito la pagina hanno avuto un incremento di vendite di 1500 o più unità a fronte di un serio investimento di tempo può avere un senso, anche economico, provare. Ma se per un numero minore di incremento medio io devo rinunciare a ore di attività retribuita per gestire il marketing del mio libro, non se valga la pena.
      Il mio è un mero e gretto discorso economico, però io per dedicarmi di più ai miei scritti, specie al merketing dovrei rinunciare giocoforza a qualche collaborazione retribuita e ho il sospetto che andrei in perdita.

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    4. In effetti qualsiasi azione di marketing seria deve tener conto, come dice Tenar, dei costi-benefici rispetto anche al tempo investito. Se gli autori citati, ripeto a caso, perché Fabio Volo fa 1.500.000 di mi piace, Gramellini 400.000 e Saviano altri milioni ma stanno su un altro pianeta (Murgia invece è a 40.000 in questo pianeta), non hanno investito del tempo sui social allora i loro numeri "bassi" possono essere comunque giustificati da non aver sottratto tempo alle loro occupazioni più redditizie.
      Il fatto che un autore in self non consideri che il tempo "costa", perché gli preclude altre possibilità, sarebbe un auto-sfruttamento, oltre che auto-pubblicazione.
      La realtà di questo periodo è che molti blogger stanno diradando l'attività nel proprio blog perché ruba loro tempo: diventa difficile in queste condizioni essere presenti in tutti i social per averne forse un ritorno tra cinque anni. Il tempo è una risorsa scarsa e va impiegato al meglio. Insomma, la motivazione deve essere ben superiore alla prospettive razionali di successo per darti la forza di perseverare.
      Helgaldo

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    5. Sono d'accordo con voi, dietro a queste cose c'è da perderci un sacco di tempo ed energie. Provando varie cose poi ci si rende anche conto di ciò che funziona (anche in minima parte) e di ciò che invece porta via solo tempo. E quest'ultimo è davvero un bene preziosissimo per chi vuole scrivere.

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  13. Giusto per completare il quadro, e fare dei confronti, visto che Marco l'ha citata come autrice di successo nel self-publishing, Rita Carla Francesca Monticelli ha 5000 like sulla sua pagina Facebook. Quindi 5000 like potrebbe essere il valore di uno scrittore che può dirsi la punta di diamante per il self.
    Helgaldo

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  15. @Tenar @Helgaldo, io però non capisco quale sia il vostro punto. Cioè lo capisco, ma non lo comprendo nella sua effettiva consistenza.
    Garanzie di risultato, tempo speso, autosfruttamento, prospettive razionali di successo per perseverare?

    Se mio nipote mi dicesse, sai zio, vorrei iscrivermi alla facoltà di fisica nucleare perché il mio sogno è di lavorare al CERN, tu cosa ne pensi?
    Io risponderei accorato: quel che tu sogni è bellissimo. Ma già laurearsi in fisica nucleare è un bell'impegno, addirittura lavorare al CERN è difficilissimo.
    Però se questo è il tuo sogno, fallo. Vai. Credici con ogni cellula del tuo corpo. Io ti posso dire con assoluta certezza che sarà un percorso a ostacoli, che i demoni dell'incertezza verranno a morderti i calcagni a ogni passo, che il fallimento potrà diventare la tua più evidente realtà. Ma se ci credi sul serio al tuo sogno, impara oltre il dovuto, lotta, resisti e persevera anche oltre ogni buon senso.
    Abbiamo una vita sola, un unico game a disposizione. Tutto quel che abbiamo nella nostra esistenza è un'unica mano da poker le cui carte ci sono state assegnate dalla sorte.
    Possiamo mollare all'ennesimo rilancio o giocarcela fino alla fine. Questa è la vita.
    Se qualcuno tiene al suo sogno, deve proteggerlo, deve perseverare. E' l'unica soluzione che conosco
    Io frequento amici che hanno la passione per la bicicletta. Percorsi lunghissimi, allenamenti a perdifiato. Roba che io non farei mai, richiede parecchio tempo a perdere. Eppure loro sono felici. Non è tempo sprecato. E' passione, è vita. Lo stesso chi ha la passione per la fotografia. Lo stesso fra chi come noi, scrive romanzi che probabilmente non saranno letti da più di cento persone.
    Le passioni sono tempo a perdere, sempre, ma sono passioni, posseggono la fiamma dei sogni e dei desideri.
    Non capisco di cosa stiamo parlando per Facebook. Il mio è un discorso ampio che parla di ecosistema dell'autore. Un ecosistema è qualcosa le cui singole parti sono interdipendenti l'una dall'altra. Gli esempi di risultati su Facebook, sono esempi incongrui. Perché tutto va rapportato ai dovuti criteri. I 10 mila mi piace accennati possono semplicemente essere uno stadio del percorso, perché in realtà se ne possono ambire 50 mila. Sono numeri sparati a caso perché non hanno nessun valore di causa.
    Io posso garantire che per uno scrittore è molto meglio avere 1.000 mi piace di lettori vogliosi di leggere gli scritti successivi, che 10 mila mi piace di lettori cui non fregherà nulla dei romanzi successi.
    Numeri... discriminanti... Non ci sono regole. Non ci sono manuali per il successo.
    Al massimo possiamo darci dei criteri di buon senso, delle strategie da adottare caso per caso.
    Partire da basi solide, da delle fondamenta e poi lì costruire e sperimentare. Ciascuno a suo modo.

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    1. Tutto quello che dici è molto bello, ma il mio problema è pratico.
      Un editore mi da il 7%, se va bene il 10%, se va molto, molto bene qualche centinaia di euro di anticipo. Intanto si smazza un po' di lavoro e io prendo qualche decina di euro l'ora con i miei mezzi lavori che vanno a tamponare i due mesi di disoccupazione a cui mi relega il mio status di insegnante precaria. Così mi pago i libri, i manuali, i corsi di scrittura, la benzina per andare alle fiere dei libri e quant'altro. Non posso permettermi che la scrittura pesi sulla mia economia famigliare e così sono in pari. Lo so che il mio discorso non è di alti ideali e a volte ho proprio la sensazione di essere l'unica a dover anche mangiare, quando bazzico nei blog. Il self mi piace per la libertà creativa che mi consentirebbe e ci sto facendo più di un pensiero. Ma me lo posso permettere?
      La mia domanda è brutale, gretta e banale, me ne rendo conto, però è difficile per me pensare senza i conti della serva e a volte mi chiedo se gli altri campino d'aria. Io, purtroppo, no.
      Scusa lo sfogo.

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    2. Antonella io comprendo pienamente il tuo sfogo.
      Tu hai la fortuna di lavorare con un editore che in qualche modo soddisfa le tue aspettative. L'editoria ha i suoi pro e i suoi contro. Il self publishing ha i suoi pro e i suoi contro.
      Maria Teresa ha scelto la strada del self publishing. Questo comporta doversi sbracciare. Lei non ha l'editore che la supporta, deve costruire da zero una sua struttura che le permetta di crescere. Quindi questi consigli, ripeto, privati, sono volti al suo caso. E' chiaro che se Maria Teresa nel computo del suo tempo, se non riesce a dedicarsi anche alla fase promozionale, avrà un avvio lento e difficile.
      La strada diventerà molto più facile quando inizierà ad acquisire lettori disposti a seguirla nel suo percorso di scrittrice. Più lettori avrà, più possibilità avrà di suscitare il passaparola naturale.
      E' un percorso. Non è detto che sia l'unico.

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  16. Uhm. 5000 like di Rita Carla Francesca Monticelli, che se li è raccimolati uno ad uno, quasi porta a porta, valgono quasi di più del milione di like di Fabio Volo che da 20 anni lavora in radio, televisione e cinema.
    E' vero che il tempo sui social "sembra" tempo perso, soprattutto sul breve termine, soprattutto quando c'è da "studiare" per usare il social stesso. Ma i lettori al giorno d'oggi sono più numerosi sui social che in libreria. E se un autore non è sui social, come pensa di venderlo un libro?
    E' più facile che un lettore (soprattutto i lettori deboli, che sono deboli, ma fanno massa sonante) trovi un link o una citazione via social, magari con un'immagine (questa è il secolo delle immagini) e sia spinto a chiedersi chi l'ha scritta, piuttosto che vada in giro a leggersi di sua spontanea volontà le recensioni in blog di nicchia (dove ci va solo la nicchia, per definizione).
    Se invece un autore ha già deciso di rimanere un autore di nicchia, beh allora è inutile disquisire sugli angoli del cerchio...

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  17. Scusa, Marco. Tu offri dei numeri per Facebook che misurano il successo o no di un'azione di marketing. Io li prendo seriamente e vado a vedere rispetto a quelli qual è l'ordine di grandezza di un finalista dello Strega o il self di punta. Questo dovrebbe aiutare a orientarsi. Intitoli il post "fondamenti" che per me è una parola seria. Nessuna azione economica può eludere la risorsa tempo. I blogger che conosco sono passati nel tempo da 5 post a settimana a 4 al mese. Perché faticano a gestire scrittura e social. Per entrare al CERN c'è una selezione seria e tu mi parli di sogni nel cassetto. Mi dispiace, ma i sogni non sono il fondamento del marketing, che invece si basa su risorse disponibili e limitate, come insegna qualsiasi studioso della materia. 1000 lettori vogliosi stanno nei 10000. Come in 1000 ne stanno solo 100. Io ho 140 iscritti al mio blog, ma vengono in 20 a leggermi. Un mi piace non è un acquisto automatico, e credo che molti blogger si rendono conto che di tanti che li seguono solo una percentuale ridotta arriva all'acquisto. La mia è di 1 a 7. Mi pare già alta, ma io non vendo nulla. Se vendessi scenderei ulteriormente. Ti dico anche che se avessi 5000 iscritti non riuscirei a gestire il blog, diventerebbe anonimo e dovrei cambiare approccio. Smetterei di occuparmi di Marco perché dovrei cambiare organizzazione, mi servirebbero dei collaboratori o non potrei fare altro che occuparmi del blog. Credo che tutte queste questioni siano interessanti, se cresci devi cambiare mentalità. La tua Monticelli dice di avere contatti con la Nasa, non è che basta una pacca sulla spalla e dire ce la puoi fare anche tu. Servono competenze, non sogni o desideri.
    Sempre io, Helgaldo :)

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    1. Mah Helgaldo, rileggendo il post io non trovo d'aver scritto alcuna misura del successo.
      Il passo al quale ti riferisci è questo?:
      "Costruire una pagina con 500, 1,000, 5 mila o 10 mila possibili lettori che ci seguono (accumulati nel tempo) rappresenta la nostra garanzia per i romanzi futuri.
      Nel contempo la pagina dovrebbe essere sfruttata cercando di indurre chi ci segue a generare condivisioni, il passaparola. Questo non è semplice. Occorre trovare un linguaggio adatto."

      In quel che ho scritto non potrei indicare alcuna misura del successo, perché come ha spiegato Maria Teresa questo è un estratto da un documento di 10 pagine che io ho creato appositamente e unicamente per lei. In quel documento, ho analizzato la sua situazione e ho provato a darle dei consigli pratici sulle azioni che lei poteva intraprendere.

      Poi Maria Teresa mi ha detto, ma se pubblico degli estratti del documento per farci dei guest cosa ne pensi?
      E da parte mia ho detto, beh se i miei suggerimenti possono essere utili anche ad altri perché no?

      Il post è un patchwork di estratti anche a saltare di quel che le ho scritto.
      Non c'è nessuna misurazione del successo. Non le dico questo è il traguardo ambito che devi raggiungere.
      Le sto indicando di come organizzare la sua struttura che col blog, il romanzo pubblicato, i social network possano aiutarla a costruire un seguito di lettori.
      Ripeto nessuna misura di successo. I miei erano dei dati indicativi sugli step, degli obiettivi da raggiungere nel tempo.
      Converrai come me che se Maria Teresa riesce ad a far crescere una pagina Facebook con 500 potenziali lettori è molto meglio di zero. E se lei sa interagire e questi poi le diventano 1.000 è meglio di 500.

      Io lo so perfettamente che il tasso di engagement (brutta parola, ma tecnicamente è questa) è basso.
      Ieri ne parlavo anche con Grilloz mostrandogli i due volti di un mio prodotto venduto in Spagna. Il post su Facebook che ha sponsorizzato il prodotto ha ricevuto in un mese 37 mila mi piace, 15 mila condivisioni e 900 commenti.
      Grilloz pensava che fosse un risultato straordinario, invece gli ho detto di no.
      Perché quel post è stato visto da 1 milione e mezzo di spagnoli. Su 1 milione e mezzo di persone ricevere un engagement di meno di 50 mila, non è un risultato straordinario.

      Quindi il fatto che la Mazzantini faccia cilecca o meno, che la Murgia sia in gamba, non serve a niente nel mio discorso per Maria Teresa, perché io devo dare delle indicazioni pratiche per lei sul cosa fare, sul come organizzare al meglio la sua piattaforma autore self. La Murgia ha un editore top alle spalle, interviste su giornali nazionali, presentazioni dei libri in ogni dove, per lei è facile comunicare ed espandere la sua pagina Facebook. Per Maria Teresa no. E' una blogger con un romanzo potenziale buono, da grande editore, ma che sostanzialmente per farsi conoscere parte quasi da zero. E' difficile il cammino. Gliel'ho detto più volte. Ma le dico anche di non abbattersi, di crescere e i risultati pian piano arriveranno.

      Il titolo del post è proprio esatto. Fondamenti. Ovvero gli elementi fondamentali perché lei scrittrice sia ottimizzata nel farsi trovare dai lettori e per proporsi ai lettori.

      Che poi i suggerimenti che ho espresso possano essere opinabili, sbagliati, inefficaci, questo è indubbiamente possibile.
      Ma una cosa la so per certezza. Chi si impegna con passione, chi mira un obiettivo, chi ci crede sul serio, ha delle probabilità doppie, triple e quintuple di farcela rispetto a chi ancora prima di partire dice: ma i costi opportunità mi dicono di lasciare perdere. No, se ci credi, appena crolli al suolo, alzati e combatti.
      E io, io credo di saperne qualcosa. ;)

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  18. Salve Marco, e salve a tutti :)
    Siccome ho avuto il piacere di leggere la discussione, anticipatami da Barbara, ho pensato di inserirmi nel discorso per fare alcune precisazioni che spero possano aprire il discorso a nuove vedute.
    In primis, una strategia di marketing è un piano di intervento preciso e studiato, e come affermava anche Helgaldo va verificata nei risultati perchè "solo ciò che è misurabile, è migliorabile". Non si può concepire FB come presenza a se stante, il blog come strumento e la newsletter come altro mezzo ancora, nè muoverci a tastoni nella speranza di fare centro. E' necessario integrare presenza online e offline e misurare i risultati, per migliorare la propria strategia in base alla risposta che riscontriamo, o non riscontriamo. Inoltre, la quantità non è sinonimo di conversione.. una pagina FB con 10mila fan potrebbe convertire meno di una pagina FB con 100 fan ma interessati al prodotto\servizio venduto. Identico discorso per il funnel che possiamo creare attraverso il sito\blog.. come si crea il contatto con il cliente (lettore nel vostro caso)? Scrivere non basta.. perchè io che seguo un autore potrei leggere l'eventuale articolo e poi lasciare il sito senza che lo scrittore sia stato in grado di ottenere un mio contatto (e-mail in primis). Viene da se che se non ottengo un contatto, cade a seguire anche la possibile strategia di e-mail marketing che potrei mettere in atto.
    Dobbiamo uscire dall'ottica del numero, ed entrare in quella che io chiamo ottica del risultato. M I S U R A R E e valutare se la strategia che stiamo adottando funziona, tramite gli insight per quanto riguarda FB ed i vari altri strumenti che gratuitamente possiamo sfruttare, su FB come su Google o anche attraverso i tanti plugin che possiamo (gratuitamente) integrare sul nostro sito.
    Anche la storia del "Social a tutti i costi" poi, non mi piace e non funziona. Ogni Social nasce con una mission, è frequentato da un certo tipo di utenti e prevede un'interazione adeguata a quel determinato Social Network. Se dobbiamo iscriverci su un Social dobbiamo essere presenti e partecipare; un account fantasma, aperto tanto per dire "sono su Facebook \ Google \ LinkedIn \ Instagram etc." è un boomerang che ci si ritorcerà contro molto presto.
    Con i Social ci vuole metodo, progettualità, dedizione.
    Vorrei dire ancora tante cose, ma faccio un po' fatica a scrivere in questa finestrina senza poter rileggere e fare il punto.. sono abituata a scrivere papiri io :P
    Ad ogni modo, se vi va passate a trovarmi su UP360.iT e se avete bisogno scrivetemi pure, quando posso sono sempre felice di poter dare il mio contributo.
    A presto, Simona F.
    www.up360.it

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    1. Ciao Simona,
      Quel che dici è esatto. Ma fuori portata per essere gestito in autonomia dagli autori, in questo caso in self publishing. A meno che si rivolgano a un'agenzia.
      Io vendo in tutto il mondo in una forma simile al dropshipping, ma in realtà in una modalità molto più evoluta.
      Attualmente gestisco 29 pagine Facebook distribuite fra italiano, francese, spagnolo, tedesco, portoghese e ovviamente inglese. E sappiamo bene che quando parliamo di francese in realtà ci riferiamo a Francia, parte del Canada, metà Belgio e un terzo della Svizzera. Sorvoliamo sui mercati poco rilevanti in termini web dell'Africa. Più note ad esempio sono le aree di riferimento geografiche per lo spagnolo e l'inglese. E distinguere le aree geografiche dalle lingue è essenziale perché qualsiasi mercato su internet si raggiunge allo stesso modo con pochi click. Io nelle mie pagine ho più di 100 mila mi piace sparsi per il mondo e ti posso dire che per me se i mi piace fossero zero sarebbe la stessa identica cosa. Come ben sai il traffico, quello veramente utile, è a pagamento. Ma io tratto prodotti freddi, di moda.
      I libri sono un prodotto caldo, che scalda l'anima. Che ha una sua forma di interazione molto particolare fra scrittori, editori, lettori. E' molto più consistente un passaparola su di un libro, che su di un modello di scarpe.

      Questo post nasce come suggerimenti privati. I numeri dati, sono dei punti di riferimento di crescita successiva. E per me ad una scrittrice che dovrà camminare sulle sue gambe, è inutile parlare di funnel, misure (e per far capire agli scrittori cosa si intende per misure provate a comprendere termini come: ctr engagement, ctr link, cpm, conversion rate e simili) o di strumenti essenziali come il retargeting o i look a like. Questa è una lingua ignota, tecnica, e priva di significato per gli scrittori. Andrei soltanto a confondere e far venire l'effetto fuffa che si legge in giro. Tante chiacchiere, ma concretamente, cosa occorre fare?
      Per me, è più corretto dare nozioni fondamentali perché lo scrittore possa costruire una sua struttura di base. E da qui, passo dopo passo, vedere come ci si riesce ad evolvere.
      Ma questa è solo la mia opinione. ;)

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    2. *clap clap clap clap clap*

      Elimina
  19. Io mi vedo come una che ha appena aperto una botteguccia. Vendo oggettini di legno che intaglio personalmente in una cittadina dove tutti quanti si occupano di artigianato e pochi comprano questi prodotti. Intorno a me ho grandi magazzini che vendono oggettini di legno, hanno maxi cartelloni pubblicitari e grandi esperti che gestiscono le vendite e la pubblicità. Io cerco di fare del mio meglio, dalla mia ho solo l'amore per il legno intagliato e alcune persone che amano i miei oggettini. Le parole "marketing" e "promozione" bastano a darmi i brividi. Oltre tutto non mi piace urlare alla gente "venite a comprare i miei oggettini", come fanno in tanti nella mia stessa via di bottegucce.
    Un giorno Marco è passato davanti al negozio e mi ha chiesto come va. “Eh, insomma, mi sembra di non fare grandi progressi. E allora si è fermato e mi ha raccontato con parole semplici alcuni principi che potrebbero essermi utili nella mia attività. Mi ha mostrato alcuni errori e ha aggiunto come rimediare.
    E' un gesto che ho molto apprezzato, anzi che mi ha commossa, sia perché ha speso del tempo e dell'impegno per me, sia perché ha parlato in un modo che non mi ha annoiato, senza gettare fumo negli occhi come fanno in tanti, ma dicendomi in termini concreti cosa avrei potuto fare.
    Alcune cose non sono alla mia portata, perché ricordiamocelo che ho solo una botteguccia e che la gente che compra gli oggettini intagliati preferisce i grandi magazzini e i venditori starnazzanti. Però sono i principi che contano, le idee di base.
    Inoltre, fare confronti con i grandi magazzini non ha senso in questo ambito, perché per me attualmente questo piccolo commercio significa entrare in contatto con tutti quelli che si fermano alla mia bottega, lavorando passo passo per costruirmi con pazienza il mio giro. Un giro microscopico ma comunque mio.
    Da tutto questo è nata l'idea di presentare questi post, con la speranza che siano utili a qualcun altro.
    In soli due giorni il blog è stato visitato oltre tremila volte. Se almeno una delle persone che sono passate da qui ha trovato questi suggerimenti utili, allora non è stato tempo sprecato.

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    1. Standing ovation. L'esempio del negozietto mi piace molto.
      Di solito la differenza tra i grandi magazzini e il negozietto è la qualità e l'unicità degli oggetti in legno, nonchè il rapporto umano col negoziante che non rimane fermo alla cassa a battere solo scontrini :)

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    2. Sicuramente tu, Teresa, stai facendo un percorso molto interessante come autrice, sopratutto perché scrivi bene. Saresti interessante per un editore, saresti interessante in libreria e sei interessante in self. Le mie perplessità non sono dovute alle tue scelte ponderate, quando ad alcune riflessioni che sono legate a me (c'è un romanzo che vedrei bene per il self, ma mi sa che non ho le forze per selfarlo) e ad altro, su cui credo scriverò un post. Non vorrei che le perplessità su un modello di marketing venissero prese come perplessità su Maria Teresa

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    3. No, non le avevo intese così, assolutamente. Tanto più che le tue perplessità sono lecite e c'è da considerare che il self non è affatto una strada facile, anzi. C'è anche da dire che personalmente avendo pubblicato anche con un piccolo editore, ora come ora trovo l'autopubblicazione di gran lunga più gratificante.

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  20. Io per adesso dico solo questo: che non vedo l'ora di tornare. Nel frattempo sappi che l'esempio del negozietto mi piace, però tu non mettere limiti alla Provvidenza ;-)

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    1. Ecco, e io l'aspetto la tua provvidenza :P

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  21. "è vero, ci sono tanti libri in giro, però il mio romanzo ha caratteriste peculiari uniche. Ecco, occorre far risaltare la forza intrinseca del libro. Le emozioni che è in grado di trasmettere al lettore. Io dico che il libro che pubblichiamo deve essere riconoscibile fra mille. Sia nella storia, sia nella copertina."
    Questo è proprio il contrario di ciò che lancia il marketing degli ultimi anni: prodotti fotocopia per assecondare le mode momentanee (sfumature, vampiri sexy...)

    "Ogni nuovo libro pubblicato deve aiutare i precedenti. I precedenti devono aiutare i successivi."
    Questo concetto mi è piaciuto molto!

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    1. Interessante Marco, ti soffermi su due punti che non sono stati rilevati da altri.
      Nel primo punto, sull'unicità, tu dici che funziona al contrario, ovvero lanciare prodotti fotocopia per assecondare il mercato. In realtà esistono due piani di lettura.
      Tu ti riferisci al prodotto fotocopia che però se fai attenzione, abilmente viene sempre riciclato come originale.
      Nella presentazione del romanzo fotocopia non troverai mai slogan tipo: l'ennesimo romanzo fantasy, o il romanzo rosa che avete già letto. Bensì troverai il romanzo che vi terrà incollati alla pagina, che susciterà emozioni intense.
      E poi l'associazione al brand affermato: Il nuovo Stephen King, o il nuovo Codice da Vinci.
      E' proprio così, prendono qualcosa di consueto per riciclarlo come nuovo.
      La caratterizzazione del prodotto è la tecnica di base del marketing. L'esempio più lampante è la pubblicità dell'acqua. E' sempre e soltanto acqua, con variazioni organolettiche minime. L'acqua è quasi tutta la stessa, eppure ciascuno di noi, martellato dalla pubblicità sa che esiste: l'acqua della salute, l'acqua che fa fare plin plin, l'acqua che rende giovani sin da giovani eccetera.
      Discriminano un prodotto uguale associandolo a immagini relative al benessere.

      Nel mio caso dico a Maria Teresa altro. Dal tuo libro, devi trovare delle caratteristiche e delle peculiarità che lo facciano risaltare rispetto agli altri romanzi. Degli eventi, dei personaggi, degli agganci nella storia che la facciano apparire unica.
      Se io chiedessi a te: perché devo leggere il tuo romanzo? Tu di certo ti soffermerai su caratteristiche interessanti della tua storia che non saranno il già detto.

      Ma io vado anche oltre. A me non piace per natura la fuffa e il prodotto fotocopia. Ovvero, nella mia teoria del romanzo la storia deve essere già unica. Perché se è difficile trovare agganci artificiali su una storia consueta e banale, diventa molto più bello ed entusiasmante per lo scrittore e il lettore avere fra le mani una storia che appassioni anche per la sua originalità.

      A me piace un marketing che io definisco biologico. Ovvero che sia il prodotto stesso che esalti le sue caratteristiche e non le studiate e odiose strategie di marketing che tendono a vendere prodotti omologati.

      Sappiamo benissimo quanto sia difficile scrivere storie originali, tutto è già stato detto. Questo non toglie la possibilità di sforzarci e di amare quel che scriviamo più dei limiti che la natura stessa dello scrivere ci impone.

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    2. Direi che la pensiamo uguale. :)
      Nel mio commento intendevo dire che "i ragazzi del marketing", per come viene fatto oggi, sono essenzialmente svogliati: nel senso che guardano il caso editoriale oppure il film che ha incassato molto e da lì decidono che quello è l'interesse del momento oppure stabiliscono a tavolino quale debba essere la moda del momento. Per fare questo non ti serve una laurea in strategie d'impresa, lo posso benissimo fare anch'io leggendomi due robe su internet.
      Quello che insegnano davvero i corsi di marketing è che la pubblicità migliore per un prodotto è quella che ti mette in evidenza un bisogno o una necessità di cui non eri nemmeno al corrente. Cioè ti pone in una situazione di svantaggio che puoi colmare solo con l'acquisto di quel determinato prodotto. Allora lì sì che puoi giocare con le caratteristiche del prodotto (il marketing biologico, come lo definivi tu) e non sulle tendenze modaiole.
      Purtroppo ti posso dire (lo so da persone che me lo hanno raccontato) che le grosse CE invece ragionano su ciò che tira in quel momento.

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  22. Ancora ottimi consigli e ancora tanto lavoro da fare (almeno per me)!
    Io mi sono creata una pagina FB come scrittrice e all'inizio mi ha dato belle soddisfazioni, ma ora smuore un po' perché non so cosa pubblicarvi...

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  23. Ciao Kinsy, gestire la pagina nel lungo periodo è difficile, perché le idee si esauriscono e si rischia di essere ripetitivi.
    Io ti consiglio di seguire le pagine di altri scrittori, affermati o meno. Così da vedere come pubblicano gli altri, che argomenti e strategie adottano per tenerla viva.
    Non occorre copiare, ma trarre ispirazione e valutare quali temi possano collimare con la tua persona.

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    1. Ti dirò: ho provato a dare un'occhiata ad altre pagine di scrittori, ma non ne ho trovata una che mi attirasse (e si che sono una lettrice forte). So quindi cosa NON pubblicare, ma non so bene come attirare potenziali lettori. Non voglio che la pagina diventi uno spot ripetitivo della mia ultima pubblicazione, ma vorrei, invece, diventasse un posto dove i lettori possano trovare il loro salotto letterario.

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    2. Sapere cosa non vuoi è già un passo avanti. Purtroppo ho i tuoi stessi dubbi, credo che gestire una pagina fb sia più difficile che gestire un blog! Cmq mi sono appena iscritta alla tua e già un piccolo consiglio posso dartelo, cioè di mettere il link alla home del blog. Cosa che in effetti dovrò fare anche io... Cercando la tua pagina mi sono resa conto che è meglio mettere le cose a portata di click :)

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    3. Sono perplessa... È una delle prime cose che ho messo... Forse FB lo relega in un angolino nascosto?

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    4. Scusami Kinsy, rileggendomi mi accorgo di essermi spiegata davvero male. Volevo dire che non trovavo sul tuo blog il link alla pagina facebook, il contrario l'ho visto.

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  24. Buoni consigli in entrambi i post ma mi permetto un appunto, anzi due: tempo e soldi. Pubblicizzare un prodotto (specialmente sui social) o anche solo una persona richiede una spropositata quantità di tempo, tra l'essere costantemente attivi e interattivi per non ''annoiare'' i followers.

    Anche per le pagine di Facebook, alla fine i like sono importanti quasi più delle recensioni, ma non è facile farli aumentare. O si offre un prodotto/servizio immediato e accessibile a tutti (es. un blog di cucina) oppure bisogna pubblicizzarsi e perderci molta pazienza. Anche la piattaforma del blog e il sito sono fondamentali e bisogna scegliere il più adatto secondo i propri propositi: c’è blogger che secondo me è migliore per interagire con i lettori o wordpress e altri che sono pessimi per costruire un dialogo ma ottimi per quanto riguarda la struttura e l’immediatezza.

    Personalmente se vuoi crescere e pubblicizzarti ti consiglio una strategia studiata, equilibrata. Però io ti parlo per mia esperienza, che forse è un po' differente dal tuo caso. Ho notato per esempio vendendo i miei animali, che è molto importante la persona, conoscere i clienti perché rimarranno affezionati e faranno un'ottima pubblicità il che porta il tuo nome sulla bocca di clienti e interessati in positivo. Faccio più pubblicità in fiera, dal vivo, parlando con possibili acquirenti piuttosto che dietro a uno schermo su siti, pagine e profili vari e questo è molto importante! E da incontri, fiere e congressi si costruiscono anche i follower sui social, ma quelli veri, che ti seguono con costanza e interesse, non quelli che costituiscono invisibili like.
    In ogni caso una cosa serve sempre: determinazione.

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  25. Ciao Anna, nel tuo ragionamento hai pienamente ragione.
    Riguardo al tempo per gestire il tutto posso dire soltanto che il tempo è relativo. Lo so, sono un fan sfegatato di Einstein. :D
    Il tempo è relativo perché più che al tempo bisognerebbe guardare alla produttività del tempo speso.
    C'è chi in un pomeriggio riesce a pianificare un mese. E c'è chi non riesce a far metà del lavoro nemmeno dedicandosi tutti i giorni.
    E comunque penso in maniera molto spicciola che se uno ha voglia il tempo lo trova sempre.
    Io ho passato periodi della mia vita con tempo uguale a zero. Ma lo trovavo lo stesso andandolo a rubare alla notte.

    Riguardo alla presenza dal vivo o sui social, anche qui dipende molto dalle propensioni di ciascuno. Se ci fossero entrambe sarebbe l'ideale. Ma conosco persone che dal vivo sono impacciate. Altre sanno comunicare solo guardando negli occhi.
    Il bello è che non esiste una regola, ma ciascuno può procedere per ordine sparso assecondando le personali propensioni.

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    Risposte
    1. Verissimo! Ma a volte ci sono anche impegni imprevisti che ti portano via tempo a palate purtroppo, quindi è fondamentale una buona pianificazione e un ''piano B''.
      In fatto di presenza parlo assolutamente su base personale, ovviamente poi c'è chi è un leone magari dietro la tastiera ed è un mago nella comunicazione ma che magari dal vivo è talmente timido da non riuscire a intrattenere una conversazione. Dipende dalle proprie qualità e obbiettivi :)

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    2. Ciao Anna, mi sembra che con la tua esperienza hai sottolineato soprattutto l'importanza del lato umano della promozione, del contatto personale. E su questo sono perfettamente d'accordo. Penso anzi che uno dei lati positivi di autoprodursi come autori sia proprio quello di entrare in relazione in modo diretto con i lettori, quindi anche con i possibili lettori futuri. Certo che il problema tempo non è una cosa da poco, né quello delle energie che occorrono per tutto questo. Per quanto mi riguarda devo ancora apprendere come usare questi strumenti al meglio. Di sicuro la rete offre delle opportunità da non sottovalutare.

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    3. Si esatto ma questo vale per mia esperienza, ho sempre fatto più ''affari'' di persona, parlando anche solo per curiosità e interesse con sconosciuti piuttosto che sul web. È vero però che internet è uno strumento molto utile che apre a possibilità increbidibili ma bisogna sapere come destreggiarsi in questo mondo virtuale in modo da sfruttarlo al meglio senza però rimanerne intrappolati e danneggiati, il che non è facile.

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