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Lettori beta: la mia esperienza

Nirvana di Roberto Totaro

Beta-reader è il nome moderno e modaiolo della figura che un tempo veniva definita lettore-cavia (termine se non sbaglio coniato da Primo Levi), ovvero la persona alla quale gli scrittori affidano le proprie creature per una valutazione preliminare e spassionata.
Oggi intendo fare qualche considerazione a questo proposito sulla base delle mie esperienze. Saranno quindi tutte riflessioni personali ma mi auguro utili a chi leggerà.

Quando rivolgersi a dei lettori beta?


Fino a questo momento ho avuto due occasioni per confrontarmi dei lettori beta.

La prima è stata l'anno scorso, quando avevo appena finito di scrivere un romanzo, e avevo bisogno di capire cosa “non funzionasse”. Avevo infatti la fastidiosa sensazione che nonostante tutto l'impegno che avevo messo nella revisione, non avessi ancora centrato l'obiettivo che mi ero prefissa raccontando quella storia. In tale circostanza tre diversi lettori beta mi hanno dato il loro parere, confermandomi che c'era qualcosa che non andava, soprattutto nel finale. Ognuno di loro ha individuato problemi differenti. Non contenta, ho consultato anche un editor, che mi ha fornito un quarto, diverso parere. Ho dovuto far passare un anno per lasciar sedimentare tutto, e solo in questi giorni sono tornata a lavorarci, tenendo conto di quanto mi è stato detto. L'esperienza mi è servita in particolare a capire che la trama non metteva abbastanza a fuoco la premessa né evidenziava il filo conduttore che avevo in mente.
Quindi, direi che una buona motivazione per rivolgersi a dei lettori che leggano in anticipo un romanzo è quello di far testare la storia.

La seconda esperienza è stata più approfondita. Quando a luglio scorso ho finito Bagliori nel buio, l'ho affidato a cinque persone. In questo caso non avevo tanto bisogno di un test sulla storia (mi sentivo abbastanza sicura della trama e dei personaggi), quanto di scovare incongruenze, errori, refusi e di avere consigli su possibili miglioramenti. Questa, dunque, può essere una seconda buona motivazione per chiedere il supporto di amici lettori: far analizzare il testo.

In che fase del lavoro affidare il testo ai lettori beta?


Io sono del parere che sia meglio presentare un testo il più possibile definitivo, almeno dal nostro punto di vista. Al di là di una mia fissazione, credo che oggettivamente sia più produttivo fare un editing accurato preliminare (nei limiti delle nostre possibilità), piuttosto che delegare questo ingrato compito a chi ci fa il favore di leggere una nostra creatura. Per lavoro mi è capitato di revisionare articoli scritti malissimo perché l'autore non aveva neppure voglia di rileggerli, quindi mi sembra davvero una mancanza di rispetto fare altrettanto.

Dall'ultima esperienza, inoltre, ho imparato un'altra cosa, che spero di mettere a frutto alla prossima occasione: non dare in contemporanea a tutti lo stesso testo. Per ottimizzare i risultati, penso sia proficuo far seguire un lettore beta all'altro, dopo aver fatto le modifiche che ci vengono chieste man mano. Questo evita di trovarsi – come è capitato a me – alle prese con una tale mole di suggerimenti da non sapere dove mettere le mani, oppure con segnalazioni doppie. Inoltre, penso che così si velocizzino anche le operazioni, sia per chi legge che per chi scrive.

So che molti usano i lettori beta anche in altre fasi della scrittura, ma personalmente ho bisogno di muovermi liberamente quando scrivo e mi sentirei troppo vincolata nel chiedere continuamente pareri.

Quanti devono essere?


In tutto per  Bagliori nel buio ho avuto cinque lettori beta. Devo ammettere di essere stata fortunata perché non mi sono mancati i volontari che gentilmente mi hanno offerto il loro aiuto. Volendo avrei anche potuto allargare la cerchia, però onestamente gestire già cinque persone è stato impegnativo, uno più e mi sarei messa le mani nei capelli!
In ogni caso, non saprei qual è il numero ideale di lettori cavie, ma mi sento abbastanza sicura nel dire che uno solo è poco, sia perché è utile avere una gamma vasta di opinioni, sia perché per esperienza ho visto che non tutti notano le stesse cose, gli stessi errori. Pensate che su cinque persone, ognuno ha individuato refusi diversi: quei dannati si annidano, quindi ben vengano tanti occhi pronti a scovarli.

Anche la varietà di persone ha un suo peso. Nel mio caso specifico, mi è stato utile avere lettori-scrittori e semplici lettori; interessati al genere e non; con conoscenze esoteriche e non; e persone di età diverse.

Come regolarsi con le modifiche?


Come accennavo prima, quando mi sono arrivate le opinioni di cinque persone quasi in contemporanea, sono andata un po' in crisi. C'era una tale mole di modifiche e suggerimenti anche in contrasto tra loro che in un primo momento ho avuto un po' difficoltà a raccapezzarmi. L'esperienza però mi ha insegnato parecchio in proposito:

  • Che si tratti di semplici suggerimenti o critiche, le osservazioni vanno fatte sempre riposare. A meno che non siano correzioni oggettive (refusi o errori), è meglio aspettare qualche giorno prima di precipitarsi a fare cambiamenti. Questa pausa di riflessione permette di capire se ciò che ci è stato detto va a intercettare un dubbio che già avevamo o se ci lascia indifferenti, perché sicuri delle nostre scelte. In linea generale, ho notato che se qualcosa mi rimane come un tarlo a lungo, vuol dire che non ero poi così sicura... In caso contrario, lascio tutto com'è.
  • Se pure così ci rimane il dubbio sulla validità di un consiglio, non ci resta che chiedere a un altro dei lettori beta cosa ne pensa della questione: mettere a confronto le opinioni è sempre d'aiuto.
  • Importante è anche filtrare i pareri o le critiche troppo soggettivi: qualcosa che non piace a un singolo non è necessariamente sbagliato.
  • Non sempre chi legge sa dirti esattamente cos'è che non va, ma può notare che c'è qualcosa di stonato, magari nella trama o in un personaggio. Anche in questo caso è importante prenderne nota. Poi starà a noi andare più a fondo al problema e individuare una soluzione.

La fase posteriore ai lettori beta è stata più lunga di quanto credessi: avevo previsto una-due settimane di correzioni e invece ho impiegato un mese e mezzo, con un testo che in linea di massima non necessitava di grandi cambiamenti. Quindi, va messo in conto un bel po' di tempo, sia per il lavoro in sé che per valutare quali suggerimenti accogliere e quali ignorare.

Una volta fatto tutto questo lavoro, ero esausta. E avevo una tale nausea del romanzo, che ho chiesto a mio marito di ridargli lui (per la terza volta!) una letta finale, per verificare se nel fare le modifiche non avessi aggiunto altri refusi... Per fortuna che ha avuto la pazienza di farlo!

Nel complesso, insomma, è stata un'esperienza più che positiva. Un aiuto simile è senz'altro prezioso per chi scrive.

Commenti

  1. Premetto che non farei mai il lettore beta, semmai alfa :D (ok, scherzo, è che beta tester ma sa tanto da programmatori) direi che un mese e mezzo per la revisione finale non mi pare neanche tanto (se l'avessi dovuta fare per me credo che avrei messo n conto almeno due mesi) ma per curiosità, quanto ti ci è voluto per la prima stesura? Hai sentito la mancanza di un editor professionista (mi pare che tu non ti sia rivolta ad un editor, correggimi se sbaglio)?

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    1. Per la prima stesura ho impiegato due anni, ma poi ho riscritto metà romanzo e revisionato tutto molto a fondo prima di affidarlo ai beta. In tutto direi che ci sono voluti tre anni e mezzo.
      No, in quest'ultimo caso non ho sentito la mancanza di un editor (a parte che uno dei lettori beta è un professionista che mi ha aiutato in via amichevole), mentre per l'altro romanzo di cui mi sto occupando l'ho consultato perché ero consapevole di aver bisogno di un parere approfondito.
      Fare da soli l'editing (inteso come cura del testo) e revisionare i contenuti è impegnativo e porta via molto tempo, ma è possibile. Esistono tanti libri per imparare e comunque io ho dieci anni di esperienza almeno da un punto di vista di revisione di testi (non di narrativa). Poi certo le opinioni esterne servono sempre. Credo che scegliere tra lettori beta e editor sia una questione delicata, da valutare caso per caso.

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  2. Sto scrivendo proprio ora un post su questo argomento! :D
    Anche io parlo della mia (breve) esperienza. Ti linko nel post.

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    1. Bene, sarò felice allora di leggerlo e confrontare le esperienze :)

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  3. Anche per me i lettori beta sono molto importanti. Normalmente mi avvalgo di 4 collaboratori, che, come dici tu, hanno esperienze e sensibilità diverse e possono dare un contributo complementare. Sui tempi secondo cui far leggere i testi, condivido il fatto di non farlo in modo contemporaneo per gestire meglio i suggerimenti. Con il primo dei miei romanzi avevo scelto un lettore beta a cui farlo leggere a puntate, man mano che lo scrivevo. Questo mi ha aiutata ad avere continuità nel lavoro e ha coinvolto molto da un punto di vista emotivo questa persona. E' stato un esperimento molto positivo anche se certamente non può essere fatto con chiunque.

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    1. Quattro mi sembra un buon numero :)
      Hai ragione, sicuramente far leggere man mano la storia può essere uno stimolo e anche un'esperienza interessante. Temo però che non sia molto nelle mie corde, mi sentirei parecchio sotto pressione. Poi sono abituata a fare molti cambiamenti nella trama mentre scrivo, mentre così sarebbe un po' vincolante.
      Tu hai cambiato modalità da quello che ho capito, rispetto alla prima volta? Ora ai beta affidi il testo completo?

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    2. Sì, nel romanzo successivo ho fatto leggere le bozze una volta terminata completamente la prima stesura, ma non per una precisa strategia o perché nel primo caso non mi sia trovata bene. L'avevo scritto in tempi più brevi e preferivo terminarlo prima di farlo leggere.
      Ora sto scrivendo il terzo romanzo e sono tentata di farlo leggere prima di terminarlo. Mi piace condividere i miei progetti. E' una mia caratteristica personale anche se a volte può essere un limite. Nel senso che le cose condivise mi sembrano più importanti, quasi come se un progetto solo mio perdesse valore. Ma queste sono più che altro mie paranoie... :)

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    3. Pensa che per me è proprio il contrario, ho bisogno di sentire solo "mio" il romanzo fino alla fine, per potermi immergere completamente. La verità è che ognuno ha il suo approccio :)

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  4. Penso che per avere una lettura costruttiva non ci si debba affidare a lettori beta-tester che sono però lettori diciamo così "normali". Secondo me è necessario avere il lettore tipico che esisteva una volta nelle case editrici (adesso non esiste più per...riduzione costi)
    In fin dei conti lui sa come fare ed è impietoso (anche perchè il più delle volte erano stagisti malpagati). Però è proprio la sua mancanza di pietà che aiuta a costruire il testo.

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    1. La pietà è l'ultima cosa che passa per la testa ai lettori beta, credimi. Nessuno di loro indora la pillola, casomai gli editor usano più tatto quando ti devono dire che qualcosa non va.

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  5. Valutare chi ci valuterà è essenziale.
    Per come vedo io, i lettori beta vanno scelti con cura e ad ognuno va dato un particolare compito.
    Ho un lettore beta per i racconti. Se mi chiama o mi risponde subito all'email, gli è piaciuto. Mi fido del suo giudizio perchè legge parecchio storie breve ed è difficile da tenere incollato allo schermo.
    Poi ho una serie di lettori beta a piramide per il progetto più lungo. In cima alla piramide c'è chi mi legge il singolo capitolo. Ho scelto appositamente un lettore svogliato per vedere se il capitolo lo intriga. Se fa domande sulla trama ed è incuriosito, so di essere sulla strada giusta. Pur essendo un lettore pigro, i refusi li becca subito.
    Arrivata ad una certa porzione di pagine, ho aggiunto un altro lettore. Quindi ha letto un bel po' della storia e gli è piaciuta. Ed è diventato il mio primo lettore fans, che ogni settimana mi manda una mail chiedendomi: allora? hai scritto? mi mandi?
    A livello psicologico, devo dire che è parecchio spronante! :)
    Per ora mi tengo questi due, perchè sono all'inizio. Ma so già che a tre quarti di produzione, aggiungerò come lettore il mio consulente "tecnico" dell'argomento. Per ora sa solo che gli faccio strane domande e che sto scrivendo qualcosa. Ma devo sentirmi più sicura ed aver più testo, per chiedere il suo parere. Ha bisogno di più "insieme" per la valutazione.
    Alla base della piramide ho già inserito quelli che contatterò alla fine della prima versione. Lettori di varia tipologia, persone di cui mi fido, che so darmi pareri obiettivi e motivati. Finora ho sempre pensato che avrei mandato il testo a tutti in contemporanea, ma leggendo della tua esperienza credo sia proprio meglio attivarli uno ad uno, per non impazzire!
    E dopo questa prima scrematura...chissà in che anno saremo...vedremo se converrà il self publishing o tentare l'investimento di un editor professionale.
    (Vedesi il post di oggi di PennaBlu!)

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    1. Sei super organizzata, complimenti!
      Fai bene secondo me a tenerti anche delle persone che valutino con uno sguardo l'insieme la storia nella sua interezza, perché è importante anche capire che impressione finale lascia un romanzo in un lettore "qualsiasi".
      Un lettore pigro non lo vorrei avere, ma ne riconosco l'utilità: se qualcosa piace a lui sei a posto con chiunque :)

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  6. Penso che lettori beta e editor professionale, ho usato entrambi su testi diversi, non siano intercambiabili. Sono stata molto fortunata con la mia beta lettrice, attenta, capace, precisa e puntuale, non potevo ambire a nulla di meglio e di più, per me è stato importante anche che il legame non fosse così profondo, perché continuo a essere convinta che una relazione tra autore e beta lettore possa inficiare e di parecchio l'oggettività del responso. 5 sono un po' tantini, 5 insieme sono un massacro! Sono d'accordissimo che vada consegnato un prodotto abbastanza finito. Sandra

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    1. Non credo neppure io che le due figure siano intercambiabili, si sceglie in base alle proprie esigenze e alle condizioni del romanzo.
      Sulla relazione tra autore e beta lettore, non mi sembra che sia mai stato condizionante il rapporto stretto. Anzi, forse direi che un amico o familiare tende a essere più sincero e a usare meno tatto rispetto agli estranei, per lo meno nella mia esperienza.
      Mi fa piacere che hai trovato la tua lettrice beta ideale :)

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  7. Terrò a mente queste tue raccomandazioni, soprattutto quella di non assegnare il testo a tutti i lettori beta in una volta, un particolare a cui non avrei certo pensato.

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    1. Avevo pensato che fornendo a tutti lo stesso testo avrei risparmiato tempo, ma a questo punto sono convinta del contrario. Sperimenterò altri metodi, sempre se trovo ancora un buon numero di lettori volontari la prossima volta!

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  8. Io sono molto contenta dei miei lettori cavia, sia quelli conosciuti tramite blog (ciao!!), sia gli amici di vecchia data. Una cosa utile, secondo me, è "triangolare" i giudizi. Che nel mio gergo vuol dire, se tre persone diverse segnalano lo stesso problema non è gusto personale, è proprio un problema. Certo, poi bisogna pensare bene e ragionarci, prima di buttarsi a riscrivere, ma è difficile non uscirne arricchiti.

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    1. Sono completamente d'accordo sulla triangolazione, termine che mi sembra perfetto! Se si ha la fortuna di disporre di più pareri, va da sé che ognuno trarrà conclusioni diverse, sia in base alla propria sensibilità sia per criteri di giudizio soggettivi. Quindi diventa difficile capire a chi dare retta, a un certo punto...

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    2. Già. Due può essere un caso, ma un problema segnalato da tre persone... Beh, è un problema, punto e basta.

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  9. Viste le mie tempistiche, sarei un pessimo beta-reader XD (tra l'altro ho qualche commento in arretrato da queste parti -e non solo- che presto o tardi vedrai spuntare :P)

    Analisi molto interessante che mi ha stimolato qualche curiosità.

    Però prima di tutto punterei l'attenzione su una cosa che non trova il mio consenso: non dare in contemporanea a tutti lo stesso testo. Secondo me, questo sarebbe utile nel momento in cui le teste ragionanti e consiglianti fossero tutte uguali. Anche perché, la precedente correzione potrebbe non aver luogo per qualcuno di successivo, o addirittura potrebbe essere nuovamente contestata. Quindi io preferirei fornire a tutti la stessa base di partenza, e poi, dopo aver avuto indicazioni dai singoli, eventualmente sottoporre il dubbio anche agli altri. Tutto questo, ovviamente, fermo restando che l'ultima parola è e rimane all'autore.

    Anche da questa considerazione nasce la mia curiosità successiva che non è scritta palesemente in queste righe: come scegliere i beta-reader? Hai citato le diverse età, le presunte competenze, le aree di azione e in un caso (il paziente marito, donna fortunata :D) il possibile legame. A questo punto chiedo: c'è stato qualche altro criterio specifico? E nei "patti chiari, amicizia lunga" iniziali hai tenuto a specificare qualcosa in particolare?

    Faccio queste domande perché, immedesimandomi, ho provato a calarmi totalmetne nella parte sfruttando, ovviamente in maniera leggermente ridotta, la mia esperienza con il blog. Personalmente assegnerei la figura del beta-reader a persone di fiducia estremamente schiette, con o senza competenze specifiche (ovviamente averle è un valore aggiunto), che abbiano la mente aperta a tutto e, soprattutto, che abbiano attenzione e tempo da dedicarmi.

    E con quest'ultima specifica, il cerchio del mio commento si chiude :D

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    1. La verità è che io non ho scelto i miei beta lettori, si sono offerti tutti volontari. Ovviamente ho accettato perché mi fido di ognuno di loro (questo è basilare), sia da un punto di vista personale che come lettori. Un criterio importante di scelta però era avere pareri sia da scrittori che da semplici lettori. Ho notato che la maggior parte di chi scrive guarda al testo in modo diverso, tende ad avere "preconcetti" sull'andamento della storia o a usare le regole della scrittura creativa per valutare ciò che legge. Ciò è un bene e un male allo stesso tempo, quindi trovo utile che ci sia varietà di prospettive.
      Hai fatto un'osservazione giusta dicendo che quando si fa una modifica, poi questa potrebbe non essere gradita a una seconda persona, e quindi in teoria sarebbe meglio dare a tutti la stessa versione. Ciò che hai detto mi fa concludere che forse non c'è una via giusta e una sbagliata!
      L'unica cosa importante per me è che se faccio un cambiamento di rilievo, devo esserne convinta fino in fondo, devo essere sicura che sto migliorando realmente le cose. Deve essere chi scrive ad avere la parola finale, insomma :)

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  10. Io invece sono ossessionato dal mantenimento di quelli che ritengo gli elementi base narrativi che ho scelto, quindi non so quanto beneficio potrei ottenere dai lettori-beta. Per aiutare a scoprire refusi o frasi che girano male sono sicuramente di aiuto, ma in genere sono piuttosto ossessivo anche nel correggere errori grammaticali o di battitura.

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    1. Capisco ciò che vuoi dire, perché anche io sono dell'idea che dobbiamo essere noi a decidere gli elementi di base e a fare le correzioni. Però non essendo perfetti c'è bisogno comunque di un occhio esterno. Sapessi quanto ci sono rimasta male vedendo tutti i refusi che avevo lasciato! Non potevo crederci, considerate tutte le volte che avevo letto e riletto.
      Della storia e dei personaggi non ho modificato quasi nulla, ma ci sono state segnalazioni che ho accolto con gratitudine perché non ci sarei mai arrivata da sola. A volte erano incongruenze che non avevo notato, altre volte invece mi sono stati suggeriti approfondimenti, che effettivamente hanno apportato benefici al quadro generale.
      Penso che confrontarsi con dei beta sia sempre un arricchimento, partendo dal presupposto che non è obbligatorio seguire nessun consiglio :)

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  11. Come te, preferisco dare ai beta un testo già rifinito, quello che spedirei a un editore, più o meno. Questo perché mi interessa che le critiche nascano dai veri problemi, e non da un insieme di imperfezioni varie (non è sempre così facile distinguere!). Invece preferisco fare leggere il testo a più persone contemporaneamente, così posso valutare i loro pareri e notare le eventuali differenze prima di mettere mano al testo.

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    1. Già, anche perché se ci sono troppe imperfezioni, secondo me il lettore beta non sa più dove mettere le mani.
      Sul fatto di dare il testo in contemporanea o in sequenza, a questo punto dovrò pensarci su prima di prendere una decisione. Ma tanto c'è tempo :)

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  12. Anch'io penso sia importante dare al lettore beta un testo già finito e revisionato. Io con il mio secondo romanzo ho fatto così, il mio lettore beta è una persona che legge tantissimo e legge romanzi anche di un livello medio alto. Devo dire che ha fatto un lavoro egregio, oltre a darmi preziosi suggerimenti mi ha anche segnalato piccoli errori e refusi che mi erano sfuggiti (lo sappiamo che la revisione è infinita)
    E poi, cosa non trascurabile, mi ha detto cosa pensava della storia e cosa gli era piaciuto e che impatto ne aveva avuto.

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    1. Trovare un buon lettore beta è sempre una grande fortuna. Mi sembra che il tuo abbia fatto una verifica a 360°, non si può chiedere di più :)

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  13. Innanzitutto grazie infinite per l'inserimento nella vetrina del tuo blog. :-)

    Come seconda cosa è difficile fare una cernita tra tutti i giudizi che possono dare dei beta-reader o lettori-cavia- Però a volte vale proprio la regola matematica: se su cinque lettori cavia tre ti dicono la stessa cosa c'è da rifletterci sopra.

    Per quanto riguarda il termine beta-reader... hai ragione, è modaiolo, ma lettore-cavia mi fa un po' impressione... :-(

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    1. Già, non è facile districarsi a volte tra le opinioni. Quello che è certo è che quando l'attenzione di tutti si focalizza su qualcosa di specifico è perché c'è un problema. Dopo tocca capire come risolverlo...
      Vero, il termine beta reader non è male, rende in pieno l'idea di sottoporre il libro a una prova :)

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  14. Anch'io mi sono avvalso di alcuni beta reader, rigorosamente uno alla volta, in modo da proporre al successivo una versione del romanzo più aggiornata.

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    1. Credo che proverò anche io a fare così la prossima volta, almeno per vedere se funziona meglio, anche a costo di allungare un po' i tempi. Tu hai provato anche l'altro metodo, cioè dare a tutti lo stesso testo?

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    2. No, anche perché è vero che allungo i tempi, ma il lavoro finale è molto più accurato.

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  15. Sai che non mi sono mai rivolta a un beta-reader? (a dirla tutta, all'epoca del mio romanzo sconoscevo l'esistenza di una figura del genere, per non dire che ho perseverato nella mia ignoranza prima di cominciare a frequentare i vostri blog). Ho trovato interessante il commento di Pi-greco e ho già letto la tua risposta. Io avrei paura di andare nel pallone trovandomi a gestire tutti i vari appunti raccolti dai diversi beta lettori: cosa correggere, a quel punto, di fronte a opinioni contrastanti? E poi avrei paura a farmi condizionare dalla persona da cui proviene il suggerimento, nel senso che potrei convincermi che la critica di uno abbia un peso diverso rispetto a quella dell'altro. La triangolazione di Tenar mi convince, nella sua coerenza la trovo molto efficace. E poi prossimamente volevo scrivere qualcosa proprio a proposito della diversità di atteggiamento fra lettore/scrittore e lettore e basta, perché la differenza c'è e mi fa piacere trovarne riscontro anche nella tua opinione.
    Invece sto facendo l'esperienza del beta-lettore agendo da "cavia" nella lettura del lavoro di una blogger che ha avuto fiducia in me e che ringrazio, naturalmente, per questo. Nessuna competenza particolare, solo terzo occhio che ha una visione più distaccata e per questo prova a contribuire con un altro punto di vista.

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    1. Di fatto è proprio il "terzo occhio" che conta, secondo me. Anche io nel primo romanzo non ho avuto questo tipo di aiuto, o meglio l'avevo fatto leggere solo a mio marito, che comunque mi aveva segnalato alcune cose (tipo bruschi salti o refusi). Dopo la pubblicazione però ho visto che molti lettori mi davano la loro opinione spontaneamente su come si sarebbe potuto migliorare. E quindi ho pensato: perché non usufruire prima di tutto questo?
      Hai ragione sul fatto che a volte si va un po' nel pallone. Per questo che la fase dei beta-reader va affrontata con calma, prendendosi tutto il tempo che serve per digerire ciò che ci è stato detto. Si deve usare il setaccio, indubbiamente.
      Aspetto con curiosità il tuo post sui diversi atteggiamenti :)

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  16. Leggendo il commento di Marina, mi sorge un dubbio sul modo di intendere il beta-reading. Io chiedo ai beta di segnalarmi se ci sono personaggi poco sviluppati, scene noiose, un finale insoddisfacente, per fare qualche esempio, ma sempre in termini generali. Il tutto si risolve comunque in un bel lavoro da parte del beta, ma per il riscontro ce la caviamo con una telefonata o una mail di media lunghezza. Voi chiedete qualcosa di più dettagliato?

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    1. No, io non ho chiesto nulla di specifico, a parte la prima volta quando volevo solo sapere in generale se il romanzo funzionava o no. Quest'ultima volta invece ho preferito lasciare piena libertà alle persone, sia su cosa segnalarmi che su come e dove. Facendo domande avevo paura di condizionarli troppo.

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    2. Non intendevo di porre o no domande precise, questo non lo faccio nemmeno io; però specifico a monte che cerco non un editing, ma l'opinione di un lettore normale, magari esigente, ma niente di più. Un lettore non mi correggerebbe i refusi, né mi segnalerebbe i paragrafi fiacchi o gli errori nel pdv. Magari mi direbbe "il personaggio X si comporta in modo poco logico", oppure "il finale mi ha un po' deluso", e poi sarei io a sforzarmi di capire perché, anche con il suo aiuto. Avere correzioni nel dettaglio per me non sarebbe solo un "di più", ma un "di troppo". Comunque mi confermi che ci sono tanti tipi di beta-reading, ed è interessante; non ci avevo mai pensato. :)

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    3. Capisco cosa vuoi dire. In qualche modo l'attenzione agli errori (detto in altri termini il fare i cavillosi) non è un atteggiamento da lettori normali. Devo dire che avere ricevuto anche un po' editing non mi è dispiaciuto, ma come per il resto ho valutato cosa accogliere e cosa no.

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  17. Questo post risponde ad alcune domande che mi sono posta spesso, e che in parte rispecchiano il dubbio di Grazia.

    Ho fatto da beta-reader a testi quasi pronti e altri solo abbozzati, alcuni avevano pochi refusi, altri ne erano invasi, alcuni autori mi hanno chiesto specifiche domande e altri mi hanno solo spedito il file, lasciandomi carta bianca.

    Ovviamente ho sempre cercato di fare del mio meglio (leggi: essere cattivissima) ed essere onesta. A me piace scrivere commenti a lato del testo, ma so che altri riassumono le loro impressioni in una mail finale.

    Vorrei chiedere, a Maria Teresa e chiunque altro abbia usato i beta reader: cosa preferite? Che cosa vi aspettate dalla correzione? Che tipo di feedback vi è più o meno utile?

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    1. I feedback sono tutti utili, anche se io preferisco quelli spontanei, come dicevo a Grazia. Se serve, alla fine chiedo chiarimenti o faccio "triangolazioni" come ha detto Tenar.
      Devo dire che un lavoro come il tuo così certosino è sicuramente apprezzabile. Penso che sia utile anche avere un'impressione finale, complessiva.
      Poi credo che le aspettative siano relative anche alla fase in cui si trova il romanzo. Per esempio quando ho usato per la prima volta i beta, non volevo troppe osservazioni dettagliate, che mi avrebbero solo confuso, ma capire se la storia aveva un senso. Mentre quest'ultima volta la trama la consideravo definitiva.

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  18. Siccome i miei beta reader sono persone delle quali ho stima e piena fiducia, esigo che siano il più onesti e cattivi possibile: non sono uno che se la prende per una critica, inoltre so bene quali fare mie e quali scartare. Abbiamo sempre lavorato sul cartaceo e preferisco di gran lunga le annotazioni lasciate direttamente sul testo. Il commento finale è sempre utile, ma solitamente non lo chiedo, oppure me lo faccio dire a voce.

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    1. Sì, le annotazioni sul testo sono preziose, anche se a distanza non sempre è possibile lavorare sul cartaceo. E indubbiamente la fiducia deve esserci, altrimenti si parte già male :)

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    2. Ho risolto il problema della distanza inviando il manoscritto per posta :-)

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  19. Sai che mi ero proprio persa questo post? Me ne sono accorta solo perché Daniele l'ha menzionato. E monitorando costantemente il web mi domando come sia potuto accadere: lo aspettavo, visto che in un certo senso parla un po' anche di me. :-)

    Se fossi più esperta anche io farei leggere solo la versione finale. Ora come ora, però, sento la necessità di un confronto proprio sulle scelte di base. Mi aiuta, e mi fa sentire più sicura. Più che un beta, Marina è la mia psichiatra! :D

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    1. Penso che le esigenze cambino con il tempo, sicuramente arriverai a un punto in cui non sentirai più questo bisogno costante di confronto. In ogni caso poter parlare delle proprie scelte legate a trama, sviluppo, personaggi, ecc. ci fa crescere come scrittori, quindi ben vengano tutte le opportunità di questo tipo ;)
      Più che di uno psichiatra-scrittorio io avrei bisogno di qualcuno che mi motivi, soprattutto in questo periodo...

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  20. Concordo: probabilmente questa necessità è legata alla mia inesperienza. Spero che arrivi presto il momento in cui non avrò più bisogno di rassicurazioni! :)

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