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Scrittore, ce la farai a raggiungere il mare?

La tartaruga Caretta Caretta
In questi anni ho incontrato tante persone appassionate di scrittura. Qualche volta mi è capitato di invidiare l'entusiasmo di alcune di loro, un entusiasmo che non sempre provo forse per il mio temperamento un po' pessimista. Spesso però mi è anche successo di assistere allo spegnersi progressivo o repentino della passione. A distanza di anni, molti entusiasti hanno cambiato rotta, smettendo di scrivere.

Tanti blog aperti con grande fervore da autori esordienti sono stati chiusi o sono morti per mancanza di nutrimento. Qualche manoscritto è finito in un angolo del computer in attesa dell'editore giusto che non arrivava. La grande passione per la scrittura è stata soffocata da altri interessi o dalla vita quotidiana. Qualcun altro, deluso dalle scarse vendite o annichilito dalla fatica di lottare contro un mercato ostile, ha gettato la spugna.

Cosa mancava a queste persone? La pazienza? Una determinazione abbastanza forte? O semplicemente si sono arrese di fronte alla dura realtà?

Eppure, per quanti si arrendono, tanti altri ci provano. Il numero degli auto-pubblicati continua a crescere ogni giorno, cifre da non credere. Ormai trovare qualcuno senza velleità scrittorie è diventata una sfida. Qualche giorno fa ho saputo che una persona che conosco di vista ha pubblicato un libro in self-publishing. La notizia mi ha lasciata sconcertata e perplessa, perché mai avrei detto possibile che pensieri buttati giù a mo' di diario in un italiano stentato possano trasformarsi in un romanzo. Ma ormai non c'è limite al peggio.

In tutto questo, mi viene da pensare alle tartarughe marine, alle tante uova che vengono deposte sulle spiagge (leggo su Wikipedia anche 200). Non tutte riescono a schiudersi e pochissime tartarughine appena nate ce la fanno a raggiungere il mare. Alcuni piccoli muoiono strada facendo, altri finiscono nelle mani dei predatori, altri perdono l'orientamento a causa delle luci artificiali, qualcuno muore una volta entrato in acqua. Un numero esiguo riesce a sopravvivere fino all'età adulta, pur avendo raggiunto il mare.

Al di là del triste destino delle tartarughe marine che sono in estinzione, non sarà così anche per i tanti aspiranti scrittori che invadono il mercato ai giorni nostri? Non sarà che dei tantissimi prodotti sfornati, ben pochi sopravvivranno alla prova del tempo?

E questo secondo me ha poco a che vedere con una pubblicazione tradizionale o indipendente, perché ci sono opere meritevoli anche tra gli auto-pubblicati, così come ci sono libri brutti anche tra i prodotti di case editrici blasonate. La sopravvivenza in questo campo è comunque una dura lotta, che parte dal finire il romanzo che stiamo scrivendo e che finisce... no, non finisce mai.

Devo ammettere di aver avuto la tentazione di arrendermi tante volte in questi ultimi anni. Se non l'ho fatto è solo perché scrivere è ancora una passione molto forte e perché strada facendo ho avuto la fortuna di incontrate tante tartarughine che cercano di raggiungere il mare e che mi fanno sentire meno sola mentre arranco sulla sabbia. Siete tutti voi che leggete in questo momento.

Oggi avevo in programma un altro tipo di post, ma queste riflessioni hanno avuto il sopravvento.

A che punto siete con la vostra corsa verso il mare? Vi sentite abbastanza determinati a raggiungerlo?

Commenti

  1. Hai analizzato molto bene le motivazioni che portano all'abbandono della scrittura. Ho letto che l'80% degli scrittori che pubblicano un romanzo, non arrivano mai a pubblicare il secondo. Un dato davvero importante. I momenti di sconforto sono dietro l'angolo, se la motivazione non è forte e non arrivano anche piccoli segnali di incoraggiamento ahimè è dura vedere il mare. Personalmente penso che ce la farò. Ho scritto oggi un post sul self publishing. Bacio Sandra

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    1. A me rattrista un po' vedere questi abbandoni, soprattutto da parte di persone che erano molto motivate e che sanno anche scrivere bene. Penso che pubblicare il primo libro sia relativamente facile, poi diventi più consapevole e a quel punto c'è il giro di boa (oggi ce l'ho con le metafore...).

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  2. Sono ancora chiusa dentro l'ovetto. Si sta bene al caldo qui :)

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    1. Eh, lo so :) Qua fuori fa un gran freddo...!

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  3. Io per 5 anni mi sono arreso. Ho smesso di scrivere, di leggere, e ho gettato via un bel po' di libri. Però sono tornato a scrivere. Non mi aspetto niente, o meglio: scrivo al meglio delle mie possibilità, e continuerò a farlo finché avrò delle storie da raccontare. Forse sono bravo, forse no: intanto continuerò a scrivere.

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    1. Penso che sia proprio nei momenti di pausa che ci si rende conto di cosa significa per noi la scrittura. E indubbiamente il tuo è l'atteggiamento migliore per affrontare tutto ciò. Spero di arrivare anche io presto a questa serenità.

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  4. Non mi ricordo dove l'ho letto, ma gli editori tradizionali puntano di più su scrittori che hanno più di un libro sul cassetto, o comunque gli danno la sensazione di poter sfornare altri "prodotti". Poi però guardo agli ultimi "casi" editoriali e così non è...mah.

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    1. Non saprei, a questo punto cosa conti per gli editori tradizionali... Forse è anche vero quello che dici, ma alla fine l'idea di dover "sfornare" qualcosa a ripetizione mi piace poco!

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  5. Bella riflessione! Un requisito che potrebbe mancare (oltre la pazienza e la determinazione) potrebbe essere il coraggio?
    L'autocensura a volte è più temibile della dura realtà che sta fuori...
    Un caro saluto <3

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    1. Grazie e benvenuta! Hai ragione, il coraggio serve eccome. Sono d'accordo che non dovremo mai auto censurarci, ma essere liberi nella scrittura.

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  6. io ho l'impressione che non si arrivi mai al mare: vinci un piccolo concorso per racconti, ne vinci uno più grosso, ti pubblica un piccolo editore e vendi tre copie, ti pubblica un editore un po' più grosso ma ancora non ti conosce nessuno, ti pubblica un editore grande, vendi abbastanza ma la critica ti stronca, e comunque non sei ancora tradotto all'estero. quando si può dire di essere arrivati al mare?

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    1. Vero, la mia metafora è imperfetta (come tutte le metafore, del resto). Forse in questo campo non esiste un "arrivare al mare". Penso che la meta sia quella che ognuno si prefigge. E, come giustamente sottolinei, non è affatto detto che pubblicare con un editore importante rappresenti una svolta o il successo.

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  7. Bellissimo post e molto veritiero!!! Quando si dice che non ci si deve arrendere è vero, quasi per caso mi sono trovata fuori dal guscio e sto correndo verso il mare...un piccolo mare ma speriamo di arrivarci ;)

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    1. Grazie :)
      Allora in bocca al lupo anche a te per la tua corsa al mare. Tienici aggiornati!

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  8. dimenticavo...in bocca al lupo a te e a tutti ;)

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  9. Si vede che oggi sono cinica. Infatti il mio pensiero è stato "selezione naturale". Al netto dell'intervento umano (che è ciò che porta la tartaruga all'estinzione), la strategia della tartaruga funziona. Su duecento uova una o due tartarughine ce la faranno. Non necessariamente le più forti (non serve a molto la forza quando finisci nel becco del gabbiano), magari le più fortunate.
    La tartarughina non lo sa che le probabilità sono così dannatamente contro di lei, l'esordiente sì. Nessuno ci ha mai garantito che ce la faremo né tanto meno che sarà facile. Siamo noi che con consapevolezza ci siamo messi ad arrancare verso il mare. Per quel che mi riguarda è la strada che ho scelto. Posso attardarmi, deviare, posso anche essere mangiata dal gabbiano, ma l'ho scelto io. Non penso che tornerò indietro.

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    1. Non è essere cinici in questo caso, ma realisti. Sono più che d'accordo sul discorso della selezione naturale, è proprio questo che intendevo.
      Verissimo che almeno gli esordienti sanno quello che li aspetta. Forse non proprio tutti se ne rendono conto, ma di certo noi ne siamo coscienti :)

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  10. Ha ragione Tenar in un certo senso: selezione naturale.Forse la scrittura non faceva per loro.
    Io finché non mi stuferò di scrivere, continuerò a farlo, sconfitte comprese. Non so se arriverò al mare, male che vada ci avrò provato.

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    1. Sulla selezione naturale concordo, come dicevo a Tenar. Non so però dire se c'è una giustizia in questo. Voglio dire, c'è anche chi ha mollato e non avrebbe dovuto, perché aveva (a mio modesto parere, ovviamente) qualcosa da dire e la capacità di dirlo. A quanto pare la selezione naturale non guarda in faccia a nessuno...

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  11. Sai che anche per me questo è un tasto delicato, sempre oggetto di riflessioni, decisioni e ripensamenti. Credo che ne parlerò prossimamente in un post. Di sicuro trovo difficile prendere una posizione stabile, che mi consenta di scrivere senza arrovellarmi senza costrutto.

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    1. Sì, ti capisco. I dubbi sono sempre in agguato, soprattutto quando si mettono sui piatti della bilancia pro e contro di tutto questo. Attendo comunque di conoscere le tue riflessioni :)

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  12. Io continuo a correre verso il mare. In questo momento la direzione è nota e la velocità costante. Certo anche io ogni tanto penso di essermi buttata in un'impresa troppo grossa: le difficoltà, quando si decide di scrivere il primo romanzo dopo tanti anni di silenzio, sono moltissime. Eppure non so quale forza mi spinga a continuare. Non so nemmeno definirla, però c'è, e si rinnova giorno dopo giorno.

    Il futuro? Non so come sarà. Magari non pubblicherò mai. Magari mi auto-pubblicherò. Magari il mio romanzo sarà letto e apprezzato da qualcuno. Non so se sono una tartarughina destinata alla salvezza o a more certa. Però, se il mio cammino si interromperà, non sarà per rinuncia o per mancanza di volontà. Ho già mollato la presa in passato, e ancora oggi lo considerò il più grande errore della mia vita

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    1. Tu sei molto determinata e questo è già molto. Poi se molli ti vengo personalmente a cercare e ti riacciuffo per la collottola riportandoti alla scrivania!! :D

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  13. E' vero, oggi chiunque abbia un'idea vuole raccontarla per iscritto, siamo in tanti, ormai, ad avere la passione per la scrittura e poi il self-publishing rende il gioco più facile; ma c'è molta differenza tra l'auto pubblicarsi ed il trovare una collocazione soddisfacente nel mercato editoriale: lì sono veramente in pochi a farcela davvero (e non è detto che siano i più meritevoli!). È una consapevolezza con cui dobbiamo imparare a convivere e non aspettare il successo come premio per il solo fatto che scrivere è una nostra priorità nella vita. Io ho sperimentato il tuffo in mare, ma sono abbastanza determinata a non affondare!

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    1. Il tuo punto di vista è giusto. Bisogna convivere con la realtà, senza farsi illusioni o aspettarsi nulla in cambio. Credo che già coltivare la passione per la scrittura in modo sereno sia importante. Penso che tanti di quelli che hanno mollato si aspettavano troppo e non guardavano abbastanza al piacere di scrivere di per sé.

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  14. Il mio totale cinismo e disillusione su questi problemi mi regala ogni giorno una grande serenità. E' una questione tra me ed i miei libri. Tutto il resto non mi riguarda, non mi è dato sapere. E' vero che molti smettono di scrivere. Molti di quelli che vedevo scrivere quando ero appena agli inizi di questa mia passione adesso hanno mollato del tutto. Molti libri che giudico belli vengono ignorati da gran parte del mondo. Molti libri che giudico brutti vengono applauditi e premiati. E chissà quanti libri bellissimi ci siamo persi, anche prima dell'avvento del self-publishing, nel corso dei secoli passati, perchè non corrispondevano ai gusti dei loro contemporanei o per puro caso. Questo vortice di vicende umane ha poco a che vedere con la mia responsabilità. Finchè vorrò scrivere, scriverò, e lo farò come decido io. Il resto del mondo può prenderne atto e agire come preferisce ;)

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    1. Trovo bellissimo il tuo approccio e vorrei che diventasse anche il mio. In parte lo è, perché ormai scrivo con molta più tranquillità rispetto al passato, ascoltando un bisogno interiore. Non credo sia una questione di cinismo, quella che dipingi è la realtà. Ci sono libri brutti applauditi e libri meritevoli che forse neppure conosciamo.

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  15. Per me è già un miracolo la schiusa di un piccolo uovo (leggi: scrivere un libro) che ho deciso di non pormi troppi problemi sulla corsa verso il mare. Bisogna poi mettersi d'accordo su che cosa si intende per mare: pubblicazione con grande casa editrice? fama e riconoscimenti? vendite vertiginose? Sono tutti eventi altamente improbabili, almeno per quanto mi riguarda.

    Anche quando leggo delle difficoltà di grandi scrittori come Bulgakov o Kafka (quest'ultimo tra l'altro aveva chiesto che le sue opere venissero distrutte dopo la morte), non mi chiedo come mai ebbero tanti problemi in vita. Mi chiedo piuttosto quanti scrittori del loro calibro siano rimasti ignoti e ignorati.

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    1. Vero che la storia di certi autori dovrebbe aprirci gli occhi e spingerci a coltivare la scrittura come una passione nostra, senza troppi tormenti... Tuttavia, è difficile non desiderare dei lettori. Scrivere per sé è un'idea troppo angusta, almeno per me.

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  16. Ma sì, inutile arrovellarsi. Si ha un'idea? Ci si butta nell'avventura. Io mi accontento di qualche affezionato lettore e tanto mi basta. Il mare è un oceano sterminato, ha ragione azzurropillin: arranchi, arranchi, metro dopo metro, e ti accorgi che il traguardo sognato e poi raggiunto non è altro che un nuovo punto di partenza. E allora? Allora viva le rane che si accontentano dello spazio esiguo di uno stagno e non smettono mai di gracidare.

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    1. Bella l'immagine dello stagno :D
      Sì, un traguardo sognato potrebbe essere solo un nuovo inizio e questo rende il tutto stressante. Spero di raggiungere presto il tuo equilibrio, Nadia :)

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  17. In italiano possiamo raggiungere solo il mare nostrum. Penso che chiunque osi pensare in grande e voglia raggiungere l'oceano debba autoprodursi anche in lingua inglese.

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    1. Penso tu abbia ragione, anche se ora come ora già raggiungere il Lago di Bracciano mi sembrerebbe molto... :)

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  18. Io ho smesso di scrivere, è vero... Ma è solo perché ho cambiato mare!
    Ho capito che il mio habitat preferito in realtà era un altro e questa volta sono ancora più determinata a raggiungere il mio obiettivo. Spero di riuscirci e di non essere mangiata da qualche altro animale!

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    1. Tutto si può dire meno che tu non sia determinata con i tuoi obiettivi! Poi magari un giorno potresti riscoprire la scrittura in un'altra forma, affine alla tua grande passione teatrale, chi lo sa? ;)

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  19. Più che tartarughina, in questo momento mi sento formichina. Al di là del paragone più o meno azzeccato, ho terminato cioè un romanzo e sono andato in questo periodo all'arrembaggio delle agenzie letterarie. In giro c'è di tutto e il contrario di tutto, inutile dilungarmi sulla ricca casistica incontrata (uscirebbe un dossier di svariate pagine). Anzi, volevo chiederti se tu hai avuto esperienza diretta con queste famigerate intermediazioni letterarie che, alla lontana (e con gli opportuni distinguo, ovviamente), spesso mi ricordano quelle intermediazioni immobiliari nelle quali mi sono imbattuto quando cercavo di vendere/acquistare casa.
    Volevo chiudere questo breve commento riprendendo il tuo: "Devo ammettere di aver avuto la tentazione di arrendermi tante volte in questi ultimi anni". Io credo che sia normale la tua sensazione. Anche i grandi scrittori non ne sono stati immuni. Non voglio certo dire che siamo ai loro livelli; voglio semplicemente dire che il dubbio, la sfiducia, etc... etc... fanno parte della nostra indole. Se ci arrendiamo, ok, sappiamo le conseguenze; ma se crediamo in ciò che facciamo, se ci realizziamo in ciò che facciamo, se abbiamo la voglia/tenacia di migliorare ogni nostra virgola... beh... avremo in ogni caso dato un valore aggiunto a noi stessi come persone, prima che come scrittori. Avremo forse imparato a vedere la vita, il mondo, noi stessi sotto un altro aspetto. E questo a prescindere che un nostro racconto/romanzo diventi oppure no commerciabile. Ovviamente la mia considerazione è più che opinabile e mi piacerebbe sapere cosa ne pensano gli altri frequentatori del tuo blog. Un grosso un bocca al lupo, Anima, un più ancora forte ad maiora e come sempre, non arrenderti. Io ti seguo sempre con grande attenzione, anche se lascio pochi commenti.
    Carlo M.

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    1. Ciao Carlo. Non ho avuto ancora grandi esperienze con le agenzie, ne ho contattata una sola che non era interessata al mio romanzo, ma che si è rivelata molto gentile e disponibile, il che mi è sembrato già molto visti i tempi.
      A questo punto sono molto curiosa di conoscere le tue esperienze, anche perché è una strada che ho intenzione di valutare in futuro, una volta che avrò qualcosa di definitivo da inviare. Magari ti andrebbe di parlarne in privato?
      Detto questo, mi piace il tuo modo di vedere le cose e le tue conclusioni, credo che arrendersi a questo punto sarebbe tradire noi stessi, vedendo la scrittura come arricchimento interiore.

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    2. Ciao, Anima. Per la chiacchierata in privato, volentieri. Ti ho mandato la mia mail tramite il profilo Facebook. Ciao. A presto. Carlo M.

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  20. La lotta per la sopravvivenza rende la qualità dei nostri scritti migliore, più elevata. O almeno così dovrebbe essere. Io scrivo perché mi piace farlo, mi aiuta, mi dà uno scopo... e, certo, ci credo. Farò tutto quello che posso per arrivare a l mare e diventare una vecchia rugosa tartarugona! ;)

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    1. Vero, la lotta per la sopravvivenza ci può spronare a fare del nostro meglio. L'importante è che non diventi uno sgomitare tra tartarughine :)

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  21. Secondo me tutto si riconduce a una, anzi due domande.
    La prima: dove voglio arrivare? Perchè in fondo si tratta di questo. Abbiamo scritto uno o più romanzi, possiamo solcare il difficile mare di cercare un editore importante, oppure possiamo autopubblicarci. Mettiamo che prevalga, come per la maggior parte degli scrittori o presunti tali, la seconda soluzione. Soddisfazione, qualcuna. Direi il gusto, quello di vederci fra le mani il nostro libro e magari regalarlo di qua e di là. Possiamo definirci scrittori? Mi lascia perplessa.
    La seconda: quanto effettivamente crediamo o ci sentiamo di essere scrittori? Come tu scrivi, il mare magnum di questa categoria di persone è immenso. E mi piace la metafora della tartaruga e del mare. Perchè quella tartaruga può anche arrivarci e poi scontrarsi con la dura realtà del confronto, del giudizio altrui.
    Credo in definitiva che sia bello pensare di essere scrittori e tentare le tante strade della pubblicazione. Credo che ci sia soddisfazione anche nel semplice vedersi il proprio libro fra gli scaffali di un amico. Va bene così.

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    1. Sì, dove vogliamo arrivare può essere una buona domanda, ma non credo che i risultati dipendano interamente da noi. Anche pubblicando con un grande editore, non è detto che le soddisfazioni siano automatiche. C'è secondo me una buona percentuale di imprevedibilità in questo campo, che va al di là di previsioni, obiettivi e meriti. Sarò fatalista, ma la penso così.
      Con la seconda domanda invece mi trovo d'accordo con te. Insomma, in fin dei conti la soddisfazione è una questione molto personale ed è fondamentale come ci si sente dentro.

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  22. Mah...io scrivo da quando ne ho memoria, mi è sempre piaciuto (molto più che piaciuto, ma se comincio mi perdo) il mio problema è che i miei racconti li ho tutti nella testa, dall'inizio alla fine. Ogni dialogo, ogni dettaglio ce l'ho in mente, ma è come se fossi impaziente di arrivare alla fine....di vederlo pronto e succede la strana cosa che comincio ad andare a rilento. Poi, a metà dell'opera, mi viene in mente qualcosa d'altro, un'immagine, un'idea.
    La nuova idea mi accattiva così tanto che in genere abbandono quello che stavo facendo per inseguire questo nuovo amore e ricomincio da capo.
    Scrivo, scrivo, scrivo e a metà...PUF nuova idea!
    Sono come un amante infedele che ogni due per tre si innamora di un altro progetto.
    Così alla fine mi ritrovo con parecchi racconti già fatti e finiti nella mia testa, ma non finite nella realtà e vado in blocco. Ne consegue che non ho ancora mai pubblicato nulla.
    Aggiungiamoci che di indole sono anche abbastanza pessimista e spesso mi ritrovo a pensare che ormai è troppo tardi...
    Devo andare da uno psicanalista?

    A proposito....bel blog!

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    1. Ci scherzo sempre, ma in realtà questa cosa mi destabilizza....non portare mai a compimento nulla e non sapere perché lo faccio...
      So solo che ho aperto un blog (da pochissimo) per poter scrivere senza innamorarmi troppo...però tutti i miei racconti incompleti ce li ho qui davanti che implorano e mi sento di cacca.

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    2. Ciao e benvenuta!
      Da quello che so, sei in buona compagnia. Sono in tanti a iniziare vari progetti e a non portarne a termine nessuno. Anche io ho alle spalle vari romanzi incompiuti, direi che è una fase iniziale comune, si fanno prove generali, si cerca la propria strada. Può darsi che ancora non hai trovato un'idea forte che ti prenda a tal punto da portarti fino alla fine.
      Invece che andare da uno psicanalista, però, prova a fare una scaletta quando inizi un racconto o un romanzo, dettagliando i punti principali della storia. Di solito aiuta a restare concentrati.
      In bocca al lupo e non arrenderti :)

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    3. Grazie! :D
      Infatti sono contentissima di aver scoperto questo blog! Chissà che non mi dia lo sprint giusto.
      La scaletta purtroppo già la faccio, forse devo solo imparare a non perdermi dietro al ronzio di una mosca o forse acquistare un po' più di fiducia in me stessa e nel mondo dell'editoria ^^
      Di certo ora mi sento un po' meno sola :)

      Ah e crepi il lupo! Beh no, poverino, basta anche una semplice indigestione...XD

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  23. Ahah! La mia corsa è appena iniziata, diciamo che devo ancora uscire del tutto dal guscio! Il paragone è azzeccatissimo.
    In effetti è così, ci sono prodotti pessimi distribuiti da grandi case editrici, e prodotti ottimi che meriterebbero più pubblicità - quella che solo un editore può fornire - i cui autori però ripiegano sul self-publishing in mancanza di qualcuno che li voglia pubblicare. So che il post non parlava di questo, ma mi sono ritrovata a riflettere invece sull'editoria!
    Per tornare al punto, io scrivo da tantissimo (una volta ho provato a scrivere una storia per mia mamma quando avevo otto anni, per il suo compleanno, ti basti sapere che era un racconto illustrato xD) e ho concluso un solo romanzo che, se lo riguardo ora, mi chiedo come ho fatto a scriverlo! Penso però - spero - che la mia passione non si estinguerà così in fretta, perché va di pari passo con l'amore per la lettura, e senza libri so che potrei deprimermi! Quindi ci provo ancora, fosse anche solo per dedicare un racconto illustrato ai miei cari :)

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    1. Secondo me l'amore per la lettura e quello per la scrittura si sostengono a vicenda, in molti casi. Almeno per me è così e mi pare anche per te :)
      Sì, il mondo dell'editoria è un caos, barcamenarsi e soprattutto trovare la propria strada non è affatto facile.

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  24. Immagino che molti aspiranti scrittori non abbiano la vera passione dello scrittore. Mi sembra che molto spesso le persone ambiscano a diventare scrittori pensando di ottenere grande successo (e tanti soldi) con il minimo sforzo. Poi provano e si rendono conto che è ben l'opposto! Chi invece ha la necessità di scrivere, perché mosso da passione, pazzia o chissà che altro, lo fanno a discapito del tempo che ci vuole, del lavoro che ci vuole e della mancanza, ahimè, di risultati.

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    1. Sicuramente molti aspiranti scrittori si fanno illusioni e non hanno una visione realistica della realtà editoriale. E in effetti questo può minare parecchio la passione per la scrittura, se non è abbastanza forte da reggersi senza continue gratifiche esterne.

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  25. Mi piace questa immagine, me la terrò a mente. Ormai in ogni campo artistico la competizione è spaventosa, ma non per questo ci lasceremo spaventare :)

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    1. Dici che è così anche in altri campi artistici? Speriamo che la tendenza sia destinata a invertirsi... nel frattempo facciamoci coraggio! :)

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  26. Io sono ancora acciambellata sulla spiaggia, ma lavoro. Lavoro sodo. Per anni ho scritto senza avere aspettative, o pretese. Mi bastava raccontare, scrivere le storie che nessuno (mi) aveva mai scritto. Poi ho capito che dovevo fare qualcosa di diverso, qualcosa che fosse "serio", non una passione che doveva restare tale, senza sbocchi né aspettative.
    Le cose belle, quelle che amiamo, devono generare aspettativa, essere un traguardo e una meta.
    Così ho deciso che questo sarà il mio primo anno di Scrittura Seria.
    Deadline, lavori di lima e cesellatura, appunti meticolosi di scalette e improbabili personaggi. Ripensamenti e collegamenti vari.
    Leggo di più, o almeno ci provo.
    Mi dedico meno ai blog, ma mi concentro sulla scrittura di storie. Anche se di storie, si finisce anche a parlare sui blog.
    Secondo me, chi è destinato a scrivere, scriverà sempre e non perderà mai la spinta. Ci saranno periodi in cui ci si staccherà per mille ragioni, ma poi... torniamo sempre a quella spiaggia, pronti a salpare di nuovo.
    Prenderemo il mare aperto?
    Non lo so, ma sono intenzionata a esplorare i fondali quest'anno. E tu?

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    1. La spinta ogni tanto si perde, ma sono convinta come te che se "siamo destinati a scrivere" prima o poi riprenderemo. Di certo è importante essere determinati e tu mi sembra lo sia parecchio!
      Anche io spero che questo sia un anno decisivo, comincio a sentire la stanchezza di arrancare sulla sabbia!
      In bocca al lupo per il tuo traguardo :)

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    2. In bocca al lupo a te (^^)
      Ci diamo una spinta di pinna?
      Insieme è sempre più facile: anche solo parlare di dubbi e paure, riesce a farci tirare fuori quello che ci attanaglia e preoccupa. E quando gli diamo forma, spesso, troviamo anche le risposte da soli. E, se non basta, abbiamo un blog di cui parlarne insieme, no?

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    3. Sono assolutamente d'accordo con te. Tutto questo ci fa sentire di non essere soli e ci dà una spinta notevole ad andare avanti. Spesso mi viene da pensare che se non avessi questo tipo di condivisione avrei mollato o mi sarei scoraggiata da tempo!

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