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Visualizzazione dei post da Marzo, 2014

Dopo aver scritto la parola "fine"

Anni fa sono stata a Parigi e durante il soggiorno io e mio marito siamo stati a visitare la Torre Eiffel. Lungo il tragitto per arrivare al monumento, man mano che ci avvicinavamo alla meta, avevamo la bizzarra sensazione di vedere la torre sempre più lontana. Forse per effetto della conformazione delle stradine della zona, era netta l'impressione di essere continuamente sul punto di raggiungere il monumento, mentre vedevamo la struttura emergere maestosa tra i palazzi. Allo stesso tempo, più andavamo avanti, più ci sfuggiva e la strada pareva non aver mai termine.

La stessa impressione l'ho avuta scrivendo il romanzo che ho appena terminato. Ho pensato per molto tempo che non sarei mai arrivata alla conclusione, come se il finale si sottraesse man mano che mi ci avvicinavo. Eppure, poi l'ho raggiunto, a un certo punto ho visto con gli occhi della mente l'ultima scena e non ho dovuto fare altro che descriverla. Ancora quasi non riesco a crederci.

10 cose da evitare nei dialoghi

Saper scrivere un dialogo efficace vuol dire essere già un grande passo avanti nella stesura di un buon romanzo. I dialoghi infatti rappresentano la parte più vivace e coinvolgente della storia: chi non ama assistere alle conversazioni tra i personaggi? Naturalmente a patto che queste siano interessanti, accattivanti, realistiche e funzionali. Tutte cose più facili nella teoria che nella pratica!

Nella prima stesura della storia io non mi preoccupo troppo dei dialoghi e li butto giù così come vengono. Quando poi rileggo, mi accorgo delle mille cose che non vanno e devo fare moltissimi cambiamenti, tagli, aggiunte e così via. Tra queste mille cose che non vanno ne ho scelte dieci alle quali secondo me andrebbe prestata attenzione...

Cosa ruberei dalle serie tv

Sono vera una maniaca seriale, e voi?
Anche se negli ultimi anni tendo a non vedere più tutto quello che mi capita sotto gli occhi, le serie tv restano una vera fissa. E al piacere e allo svago si abbina ormai quasi sempre l'occhio dell'aspirante scrittrice che tenta di analizzare trame e personaggi, lo sguardo critico che nota con fastidio le soluzioni facili e resta affascinato dalle trovate geniali.

Anche se narrativa e storie televisive restano due mondi diversi, non mancano gli aspetti che mi piacerebbe riprodurre. Ho scelto 7 serie tra quelle che sto vedendo in questo periodo o ho appena visto (altrimenti il post non finiva più!) per analizzare quali elementi mi piacerebbe "rubare" da ognuna.

Boomstick: le mie nominations!

Sarà che sono timida per natura, ma i premi e le catene di Sant'Antonio virtuali di solito mi mettono un po' a disagio. Questa volta però, visto che si tratta di una cosa originale e che prima di assegnare il premio non ci sono venti cose da raccontare su di sé, sono felice di accettare il Boomstick Award che è stato gentilmente assegnato al mio blog da Ivano Landi.

Ringrazio molto Ivano per il pensiero e per le parole con le quali ha motivato la scelta (i curiosi le trovano nel suo post sul premio) e prima di assegnare a mia volta il Boomstick ad altri sette fortunati, vi riporto il regolamento, che spiega un po' anche di cosa si tratta per chi non lo sapesse.

Scrivere per il web: come aumentare la produttività

Creatività e produttività sono conciliabili? Ce ne parla Riccardo Esposito in questo guest post, con suggerimenti preziosi per chi vuole rendere al meglio nella sua attività di scrittura, in modo particolare per il web, ma anche in generale. 
Chi lavora con le parole, chi lavora ogni santo giorno nel settore del blogging e del webwriting, conosce bene questo problema: è possibile unire creatività e produttività?

La mia risposta: sì, certo. È possibile ed è auspicabile, ma non è un obiettivo facile da raggiungere. Creatività e produttività sono due elementi della scrittura che tendono ad allontanarsi: si oppongono, si fronteggiano con ostilità.

Chiedere una recensione online

Quando si pubblica un libro l'invisibilità non è di certo un super potere. Avere recensioni positive (ma non solo) in questo caso è di estrema importanza se vogliamo far circolare il nostro nome e scatenare un passaparola. Ai tempi di Internet la caccia alla recensione è facilitata dalla presenza in rete di tanti blog e siti dedicati ai libri, che a dispetto della crisi della lettura sembrano sorgere come funghi. Ma se è facile ottenere una recensione, altrettanto non si può dire di una recensione di qualità.

A questo proposito non intendo fare un elenco di blog o siti a cui è possibile chiedere una recensione (anche se sarebbe interessante), ma solo fare qualche riflessione.

Quanto pensiamo ai futuri lettori?

Qualche giorno fa in un commento a un post (Inserire sogni e visioni in un romanzo) una lettrice, Nadia, ha scritto a proposito di un suo finale:
Ho detto più volte a me stessa che rincorrere troppo i lettori fa perdere il fiato...

Le sue parole mi hanno fatto pensare. Spesso nelle mie riflessioni sulla scrittura mi ritrovo a fare riferimento ai futuri lettori a proposito di ciò che scriviamo, dicendo cose come "questo annoia i lettori". Ma fino a che punto è giusto farci condizionare da ciò che potrebbe o non potrebbe piacere? In che misura dobbiamo tener conto di ciò che comunemente viene trovato interessante o accattivante? Così facendo non rischiamo di uniformarci al comune pensare e ingabbiare la fantasia?

Narratore, punto di vista e distanza emotiva dai personaggi

Ho sempre trovato un po' noiosi gli argomenti "narratore" e "punto di vista", o piuttosto trovo noiosi gli astratti elenchi destinati a spiegare questi due concetti, in un modo che forse dice poco a chi vuole concretamente scrivere un romanzo.

La verità è che raramente chi si getta nella scrittura di una storia si interroga sul narratore (cioè chi racconta i fatti) o sul punto di vista (cioè la prospettiva con cui vengono raccontati). Sono questi due elementi che per un autore, soprattutto se alle prime armi, restano inconsci. Si sceglie il narratore e il punto di vista in modo per lo più spontaneo, senza porsi troppi problemi. Quasi mai ci si fa queste due domande: Chi racconta la storia? E da che punto di vista guarda?