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L’incipit... ovvero quando la prima impressione è quella che conta

snoopy scrittore incipit

L'idea che l’incipit è fondamentale perché dà la prima impressione di una storia forse vi potrà sembrare un po’ eccessiva e soprattutto superficiale. Eppure, a me sembra che sia proprio grazie all’incipit (ovvero alla frase iniziale) che noi comunemente scegliamo i nostri libri.
A chi non capita di andare in libreria, aprire la prima pagina e leggere le prime righe “per farsi un’idea”? A me moltissime volte.


Infatti, nell’inizio c’è molto di un libro. L’incipit ci dice tante cose, ci trasmette il tono dell’intera storia, lo stile... ci catapulta istantaneamente in un altro mondo. Tante volte mi è successo di leggere poche righe e sentirmi subito respinta da un libro. A volte mi bastano poche righe per dirmi: questo è un Romanzo con la “R” maiuscola, oppure: questo è un romanzo scritto da chi non ha la minima idea di dove sta andando. 
L’inizio è tanto più importante per il lettore quanto per lo scrittore. A volte uno scrittore ha solo in mente l’inizio, e niente più. Ma in quelle poche righe c’è già tutto, ci sono infinite possibilità di sviluppo, c’è un universo tutto da esplorare. È tramite quelle poche righe che possiamo catturare il lettore, incuriosirlo e spingerlo ad andare avanti. 
Ci sono, quindi, modi migliori di altri per iniziare una storia?

Direi di sì, per esempio, ci sono cose da evitare, come queste:
  • Iniziare con delle descrizioni, non importa se di luogo o di tempo (del tipo "era una notte buia e tempestosa…").
  • Riassumere subito tutto quello che c’è da sapere sul protagonista o sulla situazione.
  • Raccontare invece che mostrare.
  • Iniziare con riflessioni personali o del protagonista.
  • Partire da troppo lontano nel tempo.
Buone idee per un inizio? Potrebbero essere queste:
  • Iniziare con una frase breve e “forte”.
  • Usare un dialogo, possibilmente contenente un contrasto.
  • Iniziare in "media res", ovvero nel bel mezzo della storia.
  • Creare una situazione di empatia con il protagonista.
  • Mostrare con una scena il conflitto del protagonista (il suo problema o il suo desiderio).
In definitiva, un buon incipit crea delle domande nel lettore e trasmette tensione.
Ma fate attenzione: un incipit è soprattutto una promessa che lo scrittore fa al lettore. Dunque varrebbe la pena di chiedersi: che promessa sto facendo? Sarò in grado di mantenerla? Se l’incipit catapulta il lettore in mezzo a una sparatoria, sarò poi in grado di mantenere lo stesso livello di azione? Se l’incipit è una battuta, sono sicuro di voler lasciare un’impressione di spiritosaggine al lettore? 

Se tutto questo vi sembra troppo astratto, provate a lasciarvi ispirare dagli incipit di romanzi famosi.
Ho preso a caso un romanzo dalla mia libreria, “I pilastri della Terra” di Ken Follet. 
L’incipit suona così: 

I bambini vennero presto per assistere all’impiccagione. 

Un incipit forte, vero? Colpisce subito, perché di certo un’impiccagione non è uno spettacolo per bambini... Inoltre, incuriosisce, invita a continuare e dà il sapore dell’intera storia.

Attualmente sto leggendo “Il gioco dell’Angelo” di Carlos Riuz Zafon”. Questo è l’incipit: 

Uno scrittore non dimentica mai la prima volta che accetta qualche moneta o un elogio in cambio di una storia. 

Come potevo non andare avanti con un incipit così?!

Leggi anche:
• 5 fattori che mi influenzano in un incipit

Commenti

  1. Sto lavorando molto sull'incipit, proprio le motivazioni che descrivi qui. :-)

    RispondiElimina
  2. Quanto hai ragione sull'importanza dell'incipit! Tanti libri meravigliosi finiscono male proprio a causa di un inizio poco convincente o poco coinvolgente e finiscono per morire prematuri! Oppure spesso, anche se si prosegue nella lettura, si è fondamentalmente sempre un po' scettici poi!
    Bel post!! :)
    A presto!
    Laura
    P.s. Sarei felice di avere un tuo commento sul mio nuovo post! :)

    RispondiElimina
  3. è bruttissimo quando uno ha la capacità di fare qualcosa ma poi non può dimostrarlo al mondo.

    RispondiElimina

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